Centri per l’impiego: è una questione di efficacia ed efficienza? | Sviluppo Lavoro Organizzazione

Lo scorso anno in parallelo alla discussione sullo scioglimento delle province è esplosa la questione dei Centri per l’impiego (CpI). La discussione ha subito assunto toni accesi legata al costo dei servizi offerti dal pubblico. Sergio Rizzo  sul Corriere della Sera si chiedeva se il costo unitario di ogni posto di lavoro, più di 13 mila euro, valesse la pena. “I numeri rappresentano una sentenza inappellabile. Negli ultimi sette anni hanno trovato occupazione attraverso i CpI non più di 35.183 persone ogni dodici mesi”. La sentenza che Rizzo riporta è molto chiara, i CpI sono “uno strumento che esce bocciato dall’esame dei dati, perché errare è umano ma perseverare diabolico. Piuttosto, destiniamo le risorse (…) ai giovani che vanno in azienda a fare tirocini o stage, anziché impiegarle per creare altri posti inutili in quegli uffici pubblici”.

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Assunzioni intermediate dai vari canali di ricerca (WORK MAGAZINE)

Dati ripresi da un articolo dal titolo I servizi per l’impiego servono realmente ? apparso sulla rivista online WORK MAGAZINE (adesso non più visibile)

In questo articolo vengono forniti fra le altre cose una serie di dati interessanti sulla percentuale di assunzioni intermediata dai servizi per l’impiego pubblici e privati:

-Sistema pubblico per l’impiego a livello nazionale, nel 2013: 3% delle assunzioni, pari a 50.000 (nel 2008, prima della crisi, era 6%)
-sistema pubblico Umbria: 10%
-sistema pubblico Toscana: 12%
-sistema pubblico Piemonte e Trentino: 18% ciascuno

Sistema privato per l’impiego (APL, agenzie per il lavoro), nel 2013, escludendo gli avviamenti al lavoro interinale: 30.000, pari a circa il 2% (nel 2008, prima della crisi, le APL intermediavano il 5%)

Michele Scarrone, Direttore della Direzione Politiche Formative e del Lavoro della Provincia di Genova, fornisce dati diversi (articolo non più visibile):

«Innanzitutto si tratta di dati che vengono raccolti in maniera errata o quantomeno contestabile. Sono stime desunte da domande rivolte ai lavoratori, spesso attraverso un’indagine telefonica, ai quali si chiede se hanno trovato lavoro o meno, mediante i servizi pubblici. Su un campione di 100 persone intervistate, è facile che solo 4 di queste si ricordino di essere, in qualche maniera, transitate dai CPI. Un lavoratore potrebbe aver visto un annuncio sulla bacheca del CPI ed aver stabilito un contatto personale andato a buon fine, quindi una mediazione vera e propria, ma gli strumenti utilizzati non riescono ad intercettarla. Il sistema di monitoraggio, insomma, non è statisticamente valido».

Per quanto riguarda la Provincia di Genova «Il 30% delle persone prese in carico dai CPI trova lavoro dopo aver seguito un percorso fatto di colloqui, orientamenti, avviamenti con il servizio Match, tirocini o seminari promossi dai CPI – afferma Scarrone – Questo 30% è un dato attendibile perché rilevato tramite l’incrocio delle nostre banche dati sui servizi erogati e le attivazioni eseguite. In base alla Legge, infatti, tutte le aziende che applicano un qualsiasi contratto di lavoro sono tenute a comunicarlo alla Provincia». Secondo il dirigente non si può fare di tutta l’erba un fascio «C’è una forte disomogeneità a livello nazionale. Al sud la situazione è indubbiamente difficile ma anche al nord ci sono differenze tra una provincia e l’altra anche. La media del 4%, però, è grossolana. Soprattutto al settentrione, ma non solo, ci sono CPI con esperienze di eccellenza».