Disoccupati per scelta.”Tanto, ho la Naspi…” | La nuvola del lavoro

Ne arrivano a pioggia segnalazioni d’imprenditori che vogliono assumere e che ricevono un rifiuto: “No…tanto ho l’indennità di disoccupazione…”Qualche mese fa, era stato Bachisio Ledda titolare della ‘Mail Express Posta & Finanza’ di Teramo a lanciare una specie di allarme: “Su 100 persone selezionate per il ruolo di portalettere, 90 hanno rinunciato. Il nodo è che riescono a mantenersi con la Naspi. E dei controlli, meglio non parlare…

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ASSEGNO DI RICOLLOCAZIONE: SPUNTI PER UNA NUOVA PROGETTAZIONE | Sviluppo Lavoro Organizzazione

Stanno arrivando i primi risultati relativi all’assegno di ricollocazione, sulle 30mila lettere inviate nella sperimentazione dell’assegno ben poche sono le risposte da parte dei destinatari. Inevitabile l’avvio dei ragionamenti sull’efficacia del dispositivo. Claudio Negro – profondo conoscitore delle politiche del lavoro lombarde – segnala alcuni punti di attenzione che sarebbe utile introdurre in tempi molto brevi. E lo stesso fa Luigi Olivieri, che ragiona tra l’altro sulla modalità di gestione della co

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Agenzie del lavoro come TripAdvisor Voti più alti se trovano collocamento

Dal prossimo mese di novembre saranno mappati i centri più efficienti per il rilancio del collocamento: la cartina online indicherà quelli più vicini e per ogni ufficio un punteggio mostrerà quante volte è riuscito a trovare un lavoro a chi lo cercava

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Semplice semplice: come impostare la propria ricerca di lavoro e perché

Semplice semplice: come impostare la propria ricerca di lavoro e perché

I venditori sanno che il volume delle vendite dipende dal numero di possibili clienti contattai. Nell’ambiente delle vendite si dice che ‘Più contatti più contratti’. Questo come puoi immaginare vale anche nella ricerca di lavoro: se tutti i datori di lavoro che cercano dipendenti si rivolgessero al Centro per l’impiego (CPI), una volta che hai inserito il tuo curriculum (CV) nel database del CPI non ci sarebbe bisogno di metterti a cercare lavoro, perché se un datore di lavoro cerca uno con le tue caratteristiche esce fuori il tuo CV, il CPI dài tuoi dati al datore di lavoro e lui ti chiama per un colloquio. Purtroppo varie ricerche ci dicono che i CPI nel settore privato intermediano mediamente solo il 5% delle assunzioni, perciò, oltre a guardare tutte le settimane se sul sito del CPI ci sono offerte di lavoro interessanti devi utilizzare anche altri canali.

Un altro 15% delle persone trova lavoro tramite le agenzie per il lavoro (APL) (quelle che si chiamavano agenzie di lavoro interinale) trovi un elenco di quelle della tu zona chiedendo al CPI o con una ricerca su internet. Compito n.1: procurati un elenco delle APL della tua zona e mandagli il tuo CV, senti anche se si accontentano di un invio via email oppure preferiscono vederti di persona, in questo caso vai a fare un colloquio. Se vuoi posso aiutarti a trovare le APL della tua zona). Il canale più utilizzato per le assunzioni è il passaparola (cioè un datore di lavoro sparge la voce che sta cercando un dipendente / collaboratore o una persona in cerca di lavoro sparge la voce che sta cercando un lavoro di un certo tipo) e poi un altro 20%  delle persone trova lavoro tramite autocandidature, contattando cioè di persona (via email o andando direttamente presso la ditta/negozio) del possibile datore di lavoro.

Dunque riassumendo: se vuoi trovare lavoro in tempi più rapidi devi far sapere a più datori di lavoro possibile che ci sei e che stai cercando lavoro. Per questo motivo devi utilizzare tutti i canali disponibili (CPI, APL, autocandidature, passaparola) e contattare un elevato numero di datori di lavoro.

  • Domanda 1: quali canali hai utilizzato nell’ultimo mese?
  • Domanda 2: quanti possibili datori di lavoro sanno che stai cercando lavoro?

Scusa l’esempio, ma è come a 18 anni cercare una ragazza (o un ragazzo). Se non vai in discoteca e non metti la voce in giro è difficile che qualcuna si accorga di te. Ci sono alcuni luoghi pensati per far incontrare ragazzi e ragazze (le discoteche, che per chi cerca lavoro sono il CPI e le APL), ma la gran parte delle ragazze trova ragazzi con altri sistemi (ad esempio perché qualcuno attacca bottone alla fermata dell’autobus (questo corrisponde alle nostre autocandidature) oppure perché un’amica gli segnala un ragazzo interessante e libero (questo corrisponde al nostro passaparola). Fra l’altro il CPI è come una discoteca in cui vanno poche ragazze e bruttarelle, perciò anche se può valer la pena di farci un giro ogni tanto (ogni tanto ci capita anche qualche ragazza carina), conviene non limitarsi al CPI e utilizzare anche gli altri canali. All’interno di molti CPI è attivo un servizio di consulenza sulle tecniche di ricerca di lavoro, spesso di buon livello, che è utile utilizzare.

La tua ricerca è più facile se sai che tipo di ragazza (di lavoro) cerchi. Se ad esempio ti interessano solo quelle bionde dai 16 ai 18 anni risparmi tempo ed energia se ti dedichi solo a queste, lasciando perdere i luoghi che le ragazze 16-18 non frequentano; e inoltre ti aiuta vestirti e chiacchierare in modo che possa interessare alle ragazze 16-18 (questo nel nostro caso corrisponde a preparare CV e messaggi di autocandidatura mirati al lavoro specifico per cui ti candidi). Devi perciò scegliere 2-3 lavori che ti piacerebbe svolgere e che sei già adesso in grado di fare (se ti piace un lavoro che non sei in grado di fare perché ad esempio ti mancano le conoscenze o l’esperienza i tempi si allungano perché prima devi acquisire quello che ti manca, se cerchi lavoro subito devi scegliere qualcos’altro; compito numero 2: scegliere 2-3 professioni adatte a te). Perciò quello che devi fare (se ancora non l’hai fatto) è individuare chi sono i tuoi possibili datori di lavoro  (se ad esempio vuoi fare l’autista di pulmino immagino siano alberghi e tour operator che si occupano di incoming, aziende di trasporti; per individuare possibili datori di lavoro, oltre che passaparola, prova a usare il sito www.infoimprese.it. Compito n.3: fare un elenco di almeno 20 datori di lavoro da contattare (se vuoi posso aiutarti a trovarle). Compito n. 4: scrivi un CV e un  messaggio di autocandidatura mirato per il lavoro per cui ti candidi (vedi gli esempi in questa pagina).

Molte offerte di lavoro sono pubblicizzate su internet. Ci sono dei motori di ricerca specializzati in offerte di lavoro, per esempio:

Compito n.5: iscriviti a tutti i motori di ricerca elencati.

Un modo per contattare un possibile datore di lavoro è inviare via email un CV con un messaggio di accompagnamento. Entrambi si possono compilare in vari modi, trovi degli esempi sul mio sito http://www.orientamento.it/indice/curriculum-vitae-cv-europeo-perche-non-piace-alle-imprese/ Compito n.6: se non l’hai già fatto, prepara il tuo CV  e il tuo messaggio di accompagnamento (se vuoi posso aiutarti a compilarli).

Dunque a questo punto dovresti avere chiare le regole del gioco, e in 2-3 giorni mettere a punto un elenco di APL, di possibili datori di lavoro da contattare e il CV e il messaggio di accompagnamento per contattarli, perciò questa settimana puoi già metterti a giocare. Altre cose le aggiungiamo /perfezioniamo poi. Anche qui un esempio ‘leggero’: come nelle partite di calcio, anche nella ricerca di lavoro la gran parte delle azioni non va a goal, ottiene cioè risposte negative. Per ottenere risultati è necessario essere costanti e contattare molti datori di lavoro. Prima cominci più breve sarà il tempo per trovare lavoro.

Stai già facendo ricerca di lavoro e non hai ottenuto risultati? Vedi il mio articolo Ho inviato 1000 curricula e non mi ha risposto nessuno. Lista di controllo e direzioni di lavoro

NOTA: la consulenza sui vari compiti da 1 a 6  è un servizio a pagamento, per informazioni è possibile scrivermi utilizzando il modulo qui in basso.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Quale ecosistema per i servizi per l’impiego (e per i servizi di istruzione)

Quale ecosistema per i servizi per l’impiego (e per i servizi di istruzione)

Questo articolo descrive una possibile strutturazione dei servizi per l’impiego (e dei servizi di istruzione).

Un ecosistema è un ambiente in cui un insieme di soggetti interagiscono fra loro. L’ecosistema che ci interessa è quello dei servizi per il lavoro, costituito da disoccupati e imprese, dai soggetti che erogano servizi per il lavoro e dai decisori pubblici che si occupano del settore. La sfida per i decisori pubblici è promuovere, attraverso una normativa adeguata, un ecosistema ‘servizi per il lavoro’ che assicuri, a parità di altre condizioni, un tasso di occupazione più elevato con una spesa pubblica contenuta.

In genere gli ecosistemi basati sulla competizione di mercato, opportunamente regolata, sono da preferire rispetto a sistemi non concorrenziali, perché assicurano una migliore allocazione delle risorse.

Molti anni fa in Italia i corsi di formazione gratuiti per disoccupati (quelli finanziati col Fondo sociale europeo) venivano organizzati presso strutture pubbliche, i centri di formazione professionale (CFP). Possiamo chiamare questa modalità organizzativa sistema 1: servizi di interesse pubblico erogati solo da operatori pubblici.

Poi la Commissione europea ha chiesto agli stati membri di liberalizzare il settore, e così le regioni hanno privatizzato i CFP e iniziato a mettere a bando l’organizzazione dei corsi, che veniva  assegnata ad agenzie formative private. Così le agenzie formative vincitrici dei bandi organizzavano corsi gratuiti rivolti a disoccupati. Sistema 2: servizi  di interesse pubblico erogati da una rosa ristretta di operatori privati che agiscono su appalto di soggetti pubblici.

Adesso in molte regioni italiane è stato fatto un passo ulteriore: ogni disoccupato ha una ‘dote’ cioè una somma che può spendere pagandosi l’iscrizione a corsi a pagamento che le agenzie formative private organizzano già per proprio conto. Una parte del costo del corso viene riconosciuta solo se successivamente il corsista trova un lavoro coerente col tema del corso. Sistema 3: le risorse pubbliche vengono utilizzate per pagare l’acquisto di servizi privati offerti da operatori privati.  Il sistema 3 è migliore dei precedenti perché la gamma dei corsi offerti è più ampia, i corsi offerti rispondono maggiormente alle richieste del sistema produttivo, la qualità dei corsi è maggiore.

Nei servizi di orientamento si è verificato un processo simile. Inizialmente i servizi di orientamento erano erogati direttamente dai centri per l’impiego. Poi in molte regioni i disoccupati sono stati forniti di una ‘dote’ per acquistare consulenza di orientamento presso organizzazioni private  accreditate (sistema 3). Un elemento importante è che nei servizi di orientamento una parte della dote viene concessa solo se il disoccupato preso in carico dall’organizzazione privata riesce a ottenere un lavoro.

Questa modalità ha favorito in tutta Italia lo svolgimento di attività di orientamento da parte di agenzie per il lavoro, che già sono sul mercato per incrociare domanda e offerta di lavoro e la creazione di organizzazioni o reti di organizzazioni che adesso offrono in maniera integrata orientamento, formazione, incrocio domanda e offerta, somministrazione di lavoro interinale.

Questa modalità assicura risultati migliori (cioè, a parità di altre condizioni, un tasso di occupazione più elevato) perché un elemento fondamentale per il successo delle attività di orientamento è appunto l’integrazione coi servizi di incrocio domanda e offerta e somministrazione lavoro e un marketing  efficace verso le imprese dei disoccupati presi in carico. Inoltre un sistema di questo tipo assicura un miglioramento di efficacia generale del sistema: le organizzazioni incapaci di pubblicizzare i propri servizi e di ‘collocare’ disoccupati e quelle i cui costi sono eccessivi rispetto alla mole dei ricavi sono costrette a chiudere.

A questo punto posso spiegare quale secondo me potrebbe essere una articolazione ottimale dei servizi per il lavoro.

  1. A. Tutti i disoccupati destinatari di politiche attive per il lavoro hanno una dote da spendere in servizi di orientamento e ricollocazione lavorativa (adesso il sistema dote è attivo solo in alcune regioni). B. L’importo della dote è differenziato sulla base dell’impiegabilità della persona. C. Una parte della dote è condizionata all’ottenimento di un lavoro. D. Una parte della dote viene riconosciuta anche alle imprese che assumono.
  2. I compiti di natura amministrativa adesso in carico ai centri per l’impiego vengono ulteriormente semplificati e svolti tramite portali su internet e/o assegnati in via esclusiva ad altri soggetti (ad esempio INPS e/o anagrafi dei comuni) oppure assegnati anche alle agenzie per il lavoro private.
  3. I servizi di orientamento pubblici (i centri per l’impiego) vengono finanziati, al pari dei soggetti privati, solo con le doti che raccolgono erogando servizi ai disoccupati (l’importo della dote può prevedere anche lo svolgimento di alcune attività di natura amministrativa) . In questo modo i centri per l’impiego i cui costi sono maggiori dei ricavi (cioè che hanno troppo personale rispetto all’efficacia della propria attività) vengono chiusi.

Un sistema di questo tipo porterebbe benefici anche nel settore dell’istruzione. Proviamo a metterci nei panni di quei genitori i cui figli frequentano scuole pubbliche ‘sgarrupate’ (continue assemblee sindacali, scioperi, personale poco preparato, risultati del test PISA sotto la media).

Al momento se voglio mandare mio figlio a una scuola privata devo pagare la retta della scuola privata e in più continuare a pagare, con le tasse, anche il servizio offerto dalla scuola pubblica che pure non utilizzo perché di bassa qualità. Un sistema migliore è assegnare a tutti i genitori con figli in età scolare una ‘dote’ che possano spendere liberamente in scuole pubbliche o private. Con questo sistema le scuole pubbliche i cui costi di personale sono superiori ai ricavi (cioè quelle scuole pubbliche che i genitori non scelgono perché non assicurano una educazione di buon livello, trattano male gli alunni o perché hanno troppo personale rispetto agli alunni che riescono ad attrarre) vengono chiuse.

PS1: Il punto di partenza di molta parte del dibattito sui servizi per l’impiego è: ‘Come salvare i centri per l’impiego?’ e ‘Che cosa gli facciamo fare?’ Io credo che questo non sia un punto di partenza valido, perché la sua preoccupazione primaria è salvaguardare l’esistenza dei centri e l’occupazione dei loro operatori. Il punto di partenza del dibattito dovrebbe invece essere ‘In che modo rendere i servizi per l’impiego più efficienti ed efficaci?’  I centri per l’impiego pubblici devono continuare a esistere solo se hanno costi e efficacia pari alle agenzie per il lavoro private.

PS2: Possibili obiezioni, fra le tante: ‘Ma in Val Sperduta non ci sono agenzie private che erogano servizi per l’impiego, come facciamo a chiudere il centro per l’impiego esistente? ‘ Oppure: ‘Mio zio non sa usare internet, come fa a registrarsi come disoccupato su un portale?’ etc. etc. Rispondo che questo articolo parla di principi generali. Una volta riconosciuta la validità di un principio generale le soluzioni ai singoli problemi operativi conseguenti si trovano.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

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Buongiorno Leonardo,

sono assolutamente d’accordo con te quando dici che tutti i ragionamenti relativi alla riorganizzazione in atto dei servizi per l’impiego  partono dall’interrogativo “Come salvaguardare i CpI”. Nessuno sembra essere interessato ad una valutazione dell’efficacia di questi servizi. Eppure sarebbe interessante farlo perché emergerebbero molte sorprese dal momento che abbiamo dati scoraggianti al Sud e imprevedibili picchi di efficienza in alcuni CpI del Nord (Parma e Vercelli) e in genere in tutto il Friuli che ha dati di inserimento lavorativo particolarmente significativi. E so di trascurare molte realtà. Cosa funziona in quei centri? Non lo sapremo mai perché non c’è la voglia di conoscere le buone pratiche. E’un vecchio vizio del nostro paese da cui dobbiamo evolverci se ci interessa sviluppare i nostri servizi.

Circa la proposta che fai la condivido in senso generale. Però penso sia importante entrare nel merito dei particolari, anche perché abbiamo ormai alcune esperienze di utilizzo dei voucher che vale la pena esaminare attentamente per capire cosa funziona e cosa no. Se per esempio si prende in considerazione il modello lombardo che si avvicina molto alla tua idea (importo di un voucher differenziato sulle diverse esigenze dell’utente, premio all’ente che colloca le persone) sembra garantire buoni risultati in termini occupazionali, ma penso che poi questi dati visti da vicino presentino molte opacità che è utile tenere presente. Se infatti ci si accorge che

  • gli enti accreditati (che possono utilizzare i voucher) accettano utenti che hanno già un’azienda interessata all’assunzione
  • oppure accettano utenti facilmente “ricollocabili”
  • o emerge che tendono a scoraggiare o più semplicemente ad “abbandonare” gli utenti con caratteristiche più difficili (over 45, bassa scolarità, bassa professionalità, disoccupati di lunga durata)

è immediatamente chiaro che il sistema presenta delle criticità forti cui è necessario porre rimedio. Perché in sostanza l’esito di questo approccio è simile a quello di molti CpI che prendevano in carico tutti gli utenti anche quelli con situazioni più difficili senza però trovare soluzioni efficaci e lasciandoli “nel fondo del data base” senza opportunità di lavoro.

E quindi è necessario trovare una soluzione anche se formalmente i numeri del “sistema lombardo” relativi agli utenti che trovano un’occupazione sono elevati. E’ il caso di chiedersi se gli utenti che presi in carico trovano un’occupazione non avrebbero trovato comunque lavoro autonomamente senza impegnare le risorse della dote.

A questa domanda si accompagna poi una riflessione relativa all’azione di presa in carico da parte delle società interinali (società di intermediazione) che  intercettano una quota significativa del valore della “dote unica lavoro”il modo con cui si chiama il voucher in Lombardia. E’ utile chiedersi se la possibilità da parte di queste società di ottenere un’ulteriore remunerazione da parte dell’azienda cliente non obblighi ad un’ulteriore riflessione. Perché pagare due volte l’azione di scouting? Inoltre è necessario tenere presente che questo impegno di risorse è rivolto soprattutto verso utenti che avrebbe avuto molte autonomie nella ricerca del lavoro.

Rimane infine aperto il tema del rapporto tra orientamento e inserimento lavorativo. Siamo d’accordo che l’efficacia dell’orientamento aumenta se il servizio è integrato con servizi che promuovono l’inserimento lavorativo. Ma allora è più funzionale un percorso che tiene insieme i due servizi riconoscendo ad entrambi pari dignità. Mentre quello che avviene attualmente è un approccio adempitivo nei confronti dell’orientamento (lo si fa perché è remunerato nei voucher) ma il servizio determinante è quello di scouting e matching fra domanda e offerta, perché è quello che genera la redditività per l’agenzia che eroga i servizi. Ancora una volta non abbiamo risolto il problema, avremo persone ricollocate nel mercato del lavoro che non hanno acquisito un’autonomia progettuale e quindi potrebbero ritrovarsi in futuro in situazioni analoghe. Non è quindi evidentemente una soluzione efficace.

Forse si potrebbe pensare ad un approccio nuovo in cui la Regione non entra nel merito prevedendo per ogni fase un determinato numero di servizi ed il relativo valore, lasciandoli gestire indistintamente ad enti che provengono dalla formazione professionale o dal sistema degli interinali. Potrebbe aver più senso definire le caratteristiche del processo di presa in carico dell’utenza prevedendo che per ogni fase del processo se ne facciano carico agenzie con caratteristiche diverse:

  • accoglienza e valutazione della situazione e dei bisogno è utile che venga gestita da chi ha gli strumenti per approfondire la conoscenza dell’utente e non da operatori che si stancano perché l’utente non risponde nel merito e non considerano che possa essere disorientato
  • orientamento allo stesso modo dovrebbe essere gestito da chi ha gli strumenti professionali per supportare l’utente ad elaborare un proprio progetto professionale.

Ognuna di queste fasi dovrebbe avere un valore economico minimo non remunerato in relazione allo sbocco occupazionale. L’integrazione con lo scouting aziendale e l’incontro fra domanda e offerta di lavoro, pagata a parte, potrebbe essere garantita dall’obbligo di integrazione fra le diverse agenzie che gestiscono le diverse fasi di presa in carico. Il finanziamento generale potrebbe avere quindi una quota minima di garanzia delle spese e poi una quota legata all’esito occupazionale

Penso che le riflessioni siano tante perché il tema è decisamente complesso. Quello che mi sembra sia assolutamente necessario garantire è un approccio attento, rigoroso e orientato alla valutazione delle esperienze, evitando approcci ideologici come si è visto spesso accadere troppe volte nel dibattito sulla riorganizzazione dei servizi per il lavoro.

Sergio Bevilacqua (partner di SLO Sviluppo Lavoro Organizzazione), 20 Giugno 2016

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Riorganizzazione dei servizi per l’impiego: una proposta di senso

di Sergio Bevilacqua * e  Alida Franceschina **

Chess and employment concept

Il Jobs Act è diventato legge, uno dei decreti legislativi approvati di recente dal Governo riguarda i servizi per l’impiego pubblici e privati rivolti alle persone senza lavoro.

Il tema è molto complesso e induce gli operatori dei  servizi sociali a chiedersi cosa ne sarà del collocamento mirato disabili, quale sarà il ruolo delle regioni nella gestione dei servizi, la destinazione delle funzioni demandate alle province, i diritti e doveri delle persone disoccupate.
I decreti approvati costituiscono una svolta storica per le politiche del lavoro che ha riflessi anche sulle politiche sociali, per esempio nell’operato dei servizi che gestiscono l’inclusione lavorativa.  In particolare per quanto riguarda l’utenza svantaggiata che costituisce la vera emergenza con cui i servizi devono fare i conti tutti i giorni.

A proposito di valutazione dei servizi per l’inserimento lavorativo
E’ interessante vedere come si presenta questo appuntamento partendo innanzitutto dal modo in cui si è arrivati alla scadenza.  Ci arriviamo senza un’accurata valutazione, valutare non è mai semplice tanto più nel nostro paese dove ogni regione e provincia si è mossa per conto proprio. Sarebbe stato opportuno farlo ma l’operazione si sarebbe rivelata molto complessa. La soluzione è stata non fare niente.
Si sarebbe potuto promuovere almeno un’autovalutazione da parte dei diretti interessati. Così è stato per le agenzie private di somministrazione di manodopera che sulla base dell’esperienza nell’erogazione dei servizi di politiche attive del lavoro (orientamento, formazione, supporto alla ricerca attiva del lavoro) hanno proposto un criterio di valutazione molto chiaro: il numero delle persone collocate al lavoro.

continua la lettura cliccando sul link qui sotto

 

Sorgente: Pagina non trovata – Scambi di Prospettive

Una bussola per i nuovi servizi per l’impiego: una proposta di metodo | SLO

Il Jobs Act è in dirittura di arrivo, uno dei decreti legislativi in discussione riguarda i servizi per l’impiego pubblici e privati, il ruolo delle regioni nella gestione dei servizi, la destinazione delle funzioni in passato demandate alle province, il collocamento mirato delle persone disabili e i diritti/doveri delle persone disoccupate. Finalmente tante novità che ci dicono di una rinnovata attenzione dello Stato e delle regioni verso i servizi per il lavoro. Dopo una lunga stagione di abbandono ripartono i lavori e pensiamo che chi opera nei servizi pubblici avrà finalmente indicazioni, per ora di massima, che conferiscono un senso di orientamento dopo un lunghissimo periodo di incertezza. Diversa invece la situazione di chi opera in quelli privati, soprattutto in Lombardia dove ferve il dibattito sui rischi della qualità dei servizi

Come sempre quando partono i lavori di un nuovo edificio, in questo caso l’avvio dell’Agenzia Nazionale delle Politiche Attive del Lavoro (ANPAL), si deve far fronte a tanti temi da gestire in contemporanea: le convenzioni tra Ministero e regioni ed il loro livello di autonomia, la definizione dei livelli essenziali di prestazione, il nuovo sistema informativo.

A noi sembra fondamentale considerare nelle future politiche dell’ANPAL la presa in carico delle persone senza lavoro perché costituisce il centro del problema. Perché in questo momento, con tutti i problemi organizzativi, gestionali,di definizione del sistema delle relazioni è così importante parlare di presa in carico della persona disoccupata?

Perché la letteratura dice che una persona senza lavoro soffre un trauma doloroso che indebolisce e a volte annulla, le capacità di ricerca attiva del lavoro . Ne abbiamo parlato varie volte in questo blog analizzando da vicino casi concreti. Se la persona ha un supporto che le permette di rileggere l’esperienza della perdita del lavro, di definire un proprio progetto professionale alternativo potrà farcela a rimettersi in pista, a cercare un lavoro, ad avere un atteggiamento “attivo”.  Se poi alle condizioni di fragilità personali si aggiungono obsolescenza del profilo ricoperto, età, bassa scolarità, il sostegno per il nuovo inserimento al lavoro diventa strategico.

In Lombardia fra operatori privati, enti accreditati della formazione professionale, organizzazioni sindacali è molto diffuso il giudizio positivo sull’efficacia dei servizi per il lavoro, ritenendo l’indicatore del numero di occupati creato dai servizi un elemento fondamentale. Sembrerebbe logico ovviamente, ma forse è il caso di approfondire la questione con un po’ di pazienza. Proviamo a farlo analizzando due casi.

Un articolo di Sergio Bevilacqua e Alida Franceschina. Continua a leggere su: Una bussola per i nuovi servizi per l’impiego: una proposta di metodo | Sviluppo Lavoro Organizzazione