Riprogettarsi dopo i 50 – Corriere.it

Sei storie di straordinario cambiamento

Isabella ha fatto sempre la magistrata ma quando ha capito che non avrebbe potuto farlo tutta la vita, ha cominciato a studiare da vignaiola e ora riceve ospiti in un agriturismo e guida il trattore. Paola faceva l’impiegata con poca passione e a 46 anni ha svoltato, i figli erano (quasi) autonomi e lei ha messo a frutto l’amore per i cani, ora è dog sitter per 12 esemplari che ama molto. Annalisa faceva la signora e l’arredatrice di interni poi la vita le ha portato via il marito e ora è “maggiordoma”. Cristina lavorava nella moda, poi ha deciso di concedersi il lusso di imparare a fare l’attrice. Maria Teresa ha ribaltato in positivo il dramma di un cancro, ora ha una start up di cappellini, “per coprire i cattivi pensieri”. Monica era manager di successo, ma è stata licenziata, uno shock che l’ha fatta diventare “imprenditrice di se stessa”.

Sei donne che dopo i 50 anni hanno deciso di andare dove le portava il cuore: le vedrete in Triennale, ma le potete vedere anche online su corriere.it, dove raccontano le loro storie. Tutte hanno un’idea elastica della vita e dell’età, pensano che il cambiamento può arrivare in ogni momento, basta saperlo cogliere, scegliendo nel mazzo delle infinite possibilità della vita una seconda chance.

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Imprese a caccia di 117.560 tecnici. “Mancano però le competenze specifiche” – La Stampa

Gli imprenditori sono a caccia di 32.570 diplomati in meccatronica ed energia e di 13.350 in elettronica ed elettrotecnica. Sono poi previste 34.940 assunzioni per la qualifica o il diploma professionale in meccanica, 9.840 nuovi posti per ingegneri elettronici e 8.550 per gli ingegneri industriali. Numeri che ispirano fiducia, certo, ma il problema è che quei nuovi posti fanno fatica a essere riempiti.  Tra le professioni più richieste e con maggiore difficoltà di reperimento ci sono gli addetti all’installazione di macchine utensili (introvabili per il 64% delle assunzioni previste) e gli addetti alla gestione di macchinari a controllo numerico (manca all’appello il 58% del personale necessario). Ci sono poi problemi a reperire 14.990 operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche (pari al 43% del totale) e 14.430 tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione (39%). È quindi anche per la mancanza delle abilità più richieste che la disoccupazione giovanile, intorno al 35%, è ancora a livelli molto alti, soprattutto rispetto alla media europea, dove è circa la metà.

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Svezia a corto di lavoratori: ora le aziende assumono anche chi non parla svedese – Repubblica.it

Alcune industrie del Paese non riescono a trovare manodopera e pur di mantenere i livelli di produzione hanno abbassato gli standard linguistici richiesti.

mancano le braccia nel paese di circa 10 milioni di abitanti. Per cui in alcune aziende vengono assunti anche migranti che non parlano svedese, oppure hanno iniziato da poco a studiarlo e ne posseggono una conoscenza al massimo al livello dei primi anni delle elementari. Quando in fabbrica non ci si capisce parlando, ci si aiuta a vicenda col linguaggio dei segni delle mani o meglio ancora con disegni improvvisati su foglietti di carta.

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I giovani Usa non cercano lavoro? Colpa dei videogiochi – Repubblica.it

Uno studio di economisti di tre prestigiosi atenei mostra che negli Stati Uniti una fetta crescente di ragazzi preferisce restare casa davanti a pc e consolle invece di mettersi in cerca di un impiego. Il risultato: il 70 % dei Neet vive ancora con un genitoredi MAURIZIO RICCILo leggo dopoTAG videogiochi, neet, lavoro, occupazioneUn segno sicuro che la  società occidentale gira a vuoto, che i meccanismi tradizionali di sviluppo e progresso si sono inceppati? L’inesorabile aumento dei Neet, gli inattivi, cioè i milioni di giovani che non lavorano, ma neanche studiano. Ma cosa fanno i Neet, visto che non studiano e non lavorano? Per l’Europa non abbiamo risposte o dati, ma quelli che vengono da oltre Atlantico lasciano a bocca aperta. A tenere i ventenni lontani dal mercato del lavoro sarebbero i videogame, talmente luccicanti e travolgenti da creare una sorta di dipendenza. Infatti, gli stessi giovani sono contentissimi così, senza stipendio, ma a carico di mamma, papà o nonna.

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All’università  con Ferrari e Lamborghini – Repubblica.it

Fra pochi giorni scadono le iscrizioni alla Motorvehicle University of Emilia-Romagna (MUNER), viaggio nella fabbrica dei migliori talenti motoristici del pianeta Fotodi VINCENZO BORGOMEO19 luglio 2017Ultimi giorni – c’è tempo fino al 28 luglio – per iscriversi ai famosi corsi della Motorvehicle University of Emilia-Romagna (MUNER), l’associazione voluta dalla Regione che vede protagoniste le università di Modena e Reggio Emilia, Bologna, Ferrara e Parma e i miti italiani, ovviamente della zona: Ferrari, Lamborghini ma anche Dallara, Ducati, Haas F1 Team, HPE Coxa, Magneti Marelli, Maserati e Toro Rosso.

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Un commento alle nuove Linee guida per le prestazioni psicologiche via internet e a distanza

Un commento alle nuove Linee guida per le prestazioni psicologiche via internet e a distanza

Questo articolo riporta, con poche modifiche, un commento che ho inviato agli organizzatori del convegno ‘Psicologia innovativa. La tecnologia al servizio della psicologia’, organizzato a Firenze il 23 Giugno 2017 dall’Ordine Psicologi della Toscana. Nel Convegno sono state presentate le nuove ‘Linee guida per le prestazioni psicologiche via internet e a distanza’, disponibili all’interno della pubblicazione ‘Digitalizzazione della professione e dell’intervento psicologico mediato dal web’.

In linea generale, non capisco la preoccupazione per l’erogazione di prestazioni psicologiche attraverso internet, che poi significa principalmente via Skype/ WhatsApp. Come mai finora nessuno ha avuto da ridire o proposto linee guida sulla prestazione di servizi psicologici via telefono? Le prestazioni via Skype sono assai più simili all’interazione fisica che avviene in studio rispetto a quella solo uditiva via telefono, perciò ci sono meno problemi potenziali. Dunque perché questa preoccupazione e necessità di regolare?

Nello specifico, la realizzazione di linee guida ha un valore aggiunto se le indicazioni delle linee guida sono aggiuntive e specifiche rispetto a quelle più generali già esistenti (nel nostro caso il Codice deontologico degli psicologi). Da questo punto di vista le nuove Linee guida presentate nel convegno mi sembrano insoddisfacenti, in quanto la gran parte degli articoli ripete quanto già affermato nel codice deontologico (vedi art.2, 3, 5, 6, 8, 9, etc.).

In generale fra i due approcci: uno che prescrive e descrive in dettaglio ogni aspetto di un’attività e l’altro che elenca solo i comportamenti espressamente vietati, il secondo è da preferire.

Mettendo assieme le due cose, la regolamentazione delle attività psicologiche online sarebbe affrontata assai meglio aggiungendo solo un paio di articoli al Codice deontologico: 1. le prestazioni psicologiche online sono legittime e sono soggette agli stessi principi delle prestazioni svolte in studio 2. lo psicologo che svolge attività online deve darne comunicazione all’ordine territoriale, indicare sul proprio sito il numero di iscrizione all’ordine e lincare il Codice deontologico. STOP.

Alcuni contenuti delle nuove Linee guida presentate al Convegno sono criticabili:

art. 5: ‘Lo psicologo deve (…) dichiarare la propria esperienza nella fornitura di servizi online’. Poiché è un settore nuovo, gran parte degli psicologi che si avvicina a questo ambito di attività dovrebbe scrivere sul proprio sito: ‘Secondo quanto richiesto dalle linee guida, dichiaro di non avere alcuna esperienza nell’erogazione di servizi a distanza’. Che effetto pensate farà sui potenziali clienti? Provate ad applicare lo stesso approccio alla pubblicità dei neopsicologi che aprono studio: ‘Dichiaro di non avere alcuna esperienza nell’erogazione di servizi psicologici in studio’. E se per chi apre studio questa dichiarazione non è richiesta, perché deve essere richiesta per chi eroga servizi online?

art. 10: ‘Lo psicologo deve esplicitare all’utenza che la propria abilitazione consente la prestazione di servizi online’. Come mai questa precisazione? Esistono abilitazioni che non lo consentono?

art. 4: qual è il senso del riferimento al ‘possesso di particolari competenze nel loro uso’? Tutte le attività dello psicologo richiedo il possesso di particolari competenze, acquisite durante il percorso di studi, il tirocinio, la pratica professionale. Non basta quanto già detto all’art. 3 col riferimento all’erogazione di servizi entro i limiti della propria competenza? Gli estensori delle nuove Linee guida stanno pensando a percorsi formativi obbligatori per chi vuole fornire prestazioni con le nuove tecnologie della comunicazione, cioè via Skype? E se sì, come già detto all’inizio, se non ci sono problemi col telefono, perché dovrebbero esserci con Skype?

Riguardo a prestazioni psicologiche non fornite da operatori, ma da app e siti attraverso siti e algoritmi (si tratta di una percentuale minima rispetto al totale delle prestazioni psicologiche via web, che sono basate su email o Skype) basta stabilire che tali app e software, se proposti da psicologi (negli altri casi il problema per i singoli psicologi non si pone, anche se si pone a livello più generale, però il tema esula dalle linee guida di cui stiamo parlando), devono essere validate su base scientifica (del resto, questo vale anche per le gli interventi e le terapie psicologiche).

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

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