Tre strategie per la ricerca di lavoro su LinkedIn

Su LinkedIn sono possibili tre strategie di ricerca.

  1. Farsi trovare da datori di lavoro e recruiter

Per seguire questa strategia è necessario:

  • Compilare bene tutte le sezioni del profilo personale
  • Compilare la sezione lavoro / interessi professionali
  • Impostare i livelli di privacy in modo permissivo

2. Farsi notare da datori di lavoro e recruiter

Per seguire questa strategia è necessario:

  • Seguire le aziende che interessano.
  • Iscriversi a Gruppi e partecipare alla discussione
  • Commentare post pubblicati da altri, in particolare quelli pubblicati da imprese e recruiter
  • Pubblicare post.

3. Contattare attivamente possibili datori di lavoro e recruiter

Per seguire questa strategia è necessario:

  • individuare possibili datori di lavoro e recruiter utilizzando la funzione di ricerca  di LinkedIn e poi:
  • Inviare richieste di collegamento accompagnate da un messaggio
  • Inviare messaggi personali
  • Consultare e rispondere alle offerte di lavoro.

Su questi temi vedi il mio

Se sei un operatore di orientamento, il tema dell’utilizzo di LinkedIn per la ricerca di lavoro è trattato anche nei miei corsi:

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

L’effetto menù nel primo colloquio di orientamento

Alla domanda: Che lavoro sta cercando? Una parte dei nostri utenti risponde dicendo Qualunque lavoro. Questa risposta sconcerta alcuni operatori e rende più difficile mettere a punto un piano d’azione efficace per la ricerca di lavoro.

Nei miei corsi di formazione chiamo questa risposta effetto menù perché capita anche al ristorante. Il cameriere viene e ci dice Che cosa desidera? Come piatto del giorno abbiamo penne all’arrabbiata, straccetti al pesto e vellutata di asparagi. Molti di noi a questo punto rispondono: No aspetti, mi faccia vedere il menù. Questo perché prima di scegliere vogliamo vedere tutto quello che c’è disponibile.

Alcuni dei nostri utenti ci rispondono Qualunque lavoro perché hanno un atteggiamento di questo tipo, prima di scegliere vogliono conoscere tutte le offerte di lavoro che il nostro sportello ha disponibili. Ce ne rendiamo conto perché quando andiamo a proporgli offerte specifiche ci rispondono di no.

Ad esempio, possiamo dirgli: Abbiamo un’offerta di lavoro per autista; si tratta di guidare un furgone tutto il giorno per fare consegne fino a 100 chilometri. E l’utente: Ah, no. A me guidare proprio non va bene oppure addirittura No io non ho la patente. E l’operatore: Dunque un lavoro che richiede di guidare non le va bene.

Allora l’operatore segnala un’altra possibilità: C’è una offerta per un lavoro nel controllo di qualità di una fabbrica, è un lavoro in piedi a un nastro trasportatore. E l’utente: Ah, no. Io lavori in piedi non ne posso fare.  E l’operatore: Che tipo di attività non può svolgere per problemi di salute?

E ancora: Un’altra offerta che abbiamo è per fare pulizie, si entra al lavoro alle 6. E l’utente: Ah no, io la mattina alle 7,30 devo portare i figli a scuola. E l’operatore: Qual è allora l’orario in cui è disponibile per lavorare?

Dunque non è vero che il nostro utente sta cercando Qualunque lavoro. In realtà sta cercando un’occupazione che ha delle caratteristiche precise. La nostra abilità di operatori è presentare una serie di occupazioni che di solito sono disponibili nel nostro territorio (non importa se effettivamente disponibili in quel preciso momento) e chiedere alla persona se potrebbero andar bene.

In questo modo riusciamo a definire un profilo del lavoro desiderato, arrivando a individuare 3-4 occupazioni per cui l’utente è effettivamente disponibile. Questa strategia ci permette di ridurre le perdite di tempo e di supportare il nostro utente in una ricerca verso occupazioni verosimili.

Nei casi in cui l’utente è effettivamente confuso, prossimo aiutarlo a definire una o più professioni che potrebbero andare bene attraverso una ricostruzione del suo percorso formativo e professionale o con un bilancio di competenze.

I temi della consulenza a persone in cerca di lavoro e del bilancio di competenze sono descritti nei miei corsi a distanza e in aula elencati a questa pagina.

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Herbert Kleber e le Bussole Professionali

Herbert Kleber, oggi omaggiato da Google, è stato uno psichiatra americano specializzato nel trattamento delle tossicodipendenze. La sua storia professionale ci fornisce un buon esempio di bussola professionale.

La bussola professionale è un elemento che ha avuto una influenza preponderante nell’indirizzare lo sviluppo di carriera.

Può trattarsi di una caratteristica personale (ad esempio un interesse professionale o una capacità tecnica molto sviluppate), di un vincolo personale (l’esito di una malattia che impedisce di svolgere determinate attività), un elemento di contesto (ad esempio la professione già svolta da uno dei genitori).

Nel caso di Kleber la bussola è stata l’aver svolto casualmente il servizio militare a Lexington, come ufficiale medico, presso il più grande centro di detenzione per tossicodipendenti degli Stati Uniti.

Kleber racconta che all’epoca non erano state ancora sviluppate terapie contro le tossicodipendenze, che i detenuti passavano il tempo in attività di bricolage e cucina, e che il tasso di ricaduta, una volta fuori, era del 90%.

Kleber racconta: Così, terminato il militare e tornato al dipartimento di psichiatria dell’Università di Yale, l’ultima cosa al mondo di cui volevo occuparmi erano le dipendenze. Ma una volta che eri stato a Lexington eri marchiato, perché tutti pensavano che avevi imparato a trattare le dipendenze. Le associazioni di genitori e di insegnanti mi invitavano a parlare nelle scuole, i genitori mi portavano i loro figli che usavano droghe, ex internati di Lexington mi chiedevano di prenderli in terapia. Alla fine, dopo un anno in questo modo mi dissi: ‘Va bene, vuol dire che il mio destino è occuparmi di tossicodipendenti’’. A questo punto feci la richiesta di un assegno di ricerca sul trattamento delle dipendenze, e così è iniziata la mia carriera di ricercatore e terapeuta nel settore.

Nel caso di Kleber, la bussola è stata creata da un evento inaspettato e indesiderato: il servizio militare a Lexington. Questo evento ha poi creato nelle persone vicino a lui la convinzione (sbagliata) che Kleber avesse imparato a trattare le dipendenze. E’ solo con la richiesta dell’assegno di ricerca che Kleber inizia a sviluppare metodi per la cura delle dipendenze.

Il tema delle bussole professionali è trattato in dettaglio nei miei corsi dedicati al bilancio di competenze.

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Ma le persone che si rivolgono a te il lavoro lo trovano davvero?

‘Cosa fai nella vita?’ ‘Sono un medico.’ ‘Ma i malati li salvi?’

Dipende da qual è il loro problema: qualcuno, anche se si rivolge a me, non ha bisogno di me. Alcune malattie (ad esempio il raffreddore) passano in genere da sole.

In altri casi il mio intervento salva la vita alla persona, ad esempio quando prescrivo antibiotici a pazienti immunodepressi; altre volte i farmaci che prescrivo e le indicazioni che do non risolvono il problema, però migliorano e allungano la vita, come ad esempio in caso di malattie croniche come il diabete.

In altri casi purtroppo, come ad esempio nei tumori metastatici, il mio intervento non salva il paziente dalla morte; posso solo rendere meno doloroso il tempo che gli rimane da vivere.

…………………………

‘Cosa fai nella vita?’ ‘Sono un consulente di orientamento. Aiuto le persone a trovare lavoro.’ ‘Ma le persone che si rivolgono a te il lavoro lo trovano davvero?’

Dipende dalla loro impiegabilità per la professione che desiderano svolgere. Le persone ben impiegabili, ad esempio giovani di sesso maschile con una laurea o una formazione di buona qualità in discipline tecniche sono in grado di trovare un lavoro in area tecnica anche senza il mio aiuto.

Persone che hanno un’impiegabilità più bassa riescono a trovare lavoro perché grazie al mio aiuto conducono una ricerca di lavoro più efficace, migliorano le loro competenze partecipando a corsi di formazione, tirocini o studiando da sole e rivedono alcune delle loro rigidità lavorative.

In altri casi purtroppo, quando l’impiegabilità è molto bassa (ad esempio donne con più di 50 anni con esperienze di lavoro remote) e la persona non è in grado o non vuole riqualificarsi il mio aiuto non è sufficiente a far ritrovare lavoro. In questi casi il mio intervento ha un carattere soprattutto consolatorio, anche se posso citarti alcuni utenti che nonostante le difficoltà ce l’hanno fatta.

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

A cosa servono le domande aperte

Arrivo a Riccione per tenere un seminario. C’è un bel sole, ma tira parecchio vento freddo. Cammino dalla stazione all’hotel contento di aver portato il mio piumino pesante. La sera a cena alcuni corsisti mi chiedono se la mattina alle 7 voglio andare a camminare sulla spiaggia con loro. Io li ringrazio ma dico di no: non sono particolarmente salutista, tira vento e soprattutto quando faccio aula non devo avere distrazioni.

 

Vado a dormire, ho una camera vista mare e tutta la notte sento il vento fischiare. La mattina incontro a colazione Miriam, una delle camminatrici.

 

  1. Se le chiedo: ‘Allora siete andate a camminare? Vi ha fatto freddo?’ Miriam mi risponderà: ‘Sì, c’era vento, ma ci siamo coperte bene’.

 

  1. Se invece le chiedo: ‘Allora siete andate a camminare? Com’è stata la camminata?’ Miriam mi risponderà: ‘Splendida, c’era una luce bellissima’. (è vero, l’ho notato anch’io, ma nella realtà le ho fatto la domanda 1 perché avevo sentito il freddo del vento camminando verso l’hotel e perché il vento non mi aveva fatto dormire).

 

Dunque, se voglio conoscere l’esperienza di Miriam su un aspetto che IO ritengo rilevante (in questo caso il vento) farò una domanda chiusa su quello (la n.1). Se invece voglio conoscere l’aspetto più rilevante della passeggiata PER MIRIAM dovrò usare una domanda aperta (la n.2).

 

A cosa servono e come formulare e esercitarsi nelle domande aperte è uno dei temi del mio corso La Cassetta degli Attrezzi per l’orientamento che tengo a Milano nei giorni 22-23-24 Marzo.

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista.  Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

Gesù e il biglietto della lotteria

Un disoccupato inizia ad andare in chiesa tutte le mattine e rivolto all’altare col Crocifisso prega Gesù di fargli vincere la lotteria. ‘Gesù, Ti prego, Tu che sei tanto buono e che tutto puoi, fammi vincere la lotteria’ ‘Gesù, ho bisogno di vincere la lotteria perché non ho i soldi per tirare avanti. Tu, nella tua infinità bontà, volgi il Tuo sguardo verso di me e dammi il Tuo aiuto’ e così via.

Va avanti così per giorni, finché una mattina, nella chiesa vuota, sente una voce profonda venire dalla direzione dell’altare: ‘MA COME FACCIO A FARTI VINCERE LA LOTTERIA SE NON COMPRI IL BIGLIETTO?’

Nella tua ricerca di lavoro, a cosa corrisponde comprare il biglietto della lotteria?

La storia può essere utilizzata durante la consulenza con persone in cerca di lavoro particolarmente sfiduciate e/o che non hanno idea di quali azioni favoriscono il reperimento di un lavoro.

 

Vedi tutti i corsi e incontri informativi previsti per il primo semestre 2019:

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

Cuore o testa nelle scelte professionali?

 

Il cuore come sappiamo rappresenta le emozioni, la testa la razionalità. Quale dei due dobbiamo usare nelle nostre scelte professionali o, meglio, come integrarli?

Il rischio di scegliere solo in base a considerazioni razionali è trovarci poi al lavoro in ruoli che non ci interessano, con tutti i problemi conseguenti: mancanza di motivazione, scarso rendimento, desiderio di far altro, mancata espressione delle nostre capacità.

Le emozioni sono espressione della parte più profonda di noi, perciò sono loro che devono indicarci la strada. Un senso di repulsione, fastidio o noia verso una determinata professione (sia nel caso in cui la svolgiamo veramente sia se pensiamo a svolgerla) oppure, al contrario, un senso di soddisfazione e gioia ci indicano la strada da seguire.

Tuttavia le emozioni hanno alcune caratteristiche che rendono pericoloso seguirle senza basare le nostre scelte anche sul ragionamento. Le emozioni:

  • possono basarsi su una conoscenza incompleta o errata delle mansioni e sul contesto che caratterizzano una determinata professione, oppure su elementi ininfluenti (ad esempio, sul nostro atteggiamento verso l’unica persona che conosciamo che svolge quella determinata professione)
  • possono essere di breve durata. E’ noto che le emozioni possono essere volubili
  • possono avere una intensità spropositata rispetto al fattore che le ha scatenate (ad esempio forti reazioni emotive possono essere provocate anche da piccolo insuccessi o delusioni in ambito lavorativo o formativo)
  • possono spingerci verso mete irrealistiche e irraggiungibili, proprio perché non ‘temperate’ da un’analisi razionale del contesto
  • spingono all’azione immediata.

Per questi motivi è pericoloso scegliere solo sulla base di un’emozione immediata, si rischiano quelli che impropriamente sono chiamati ‘colpi di testa’, ma in realtà sono ‘colpi di cuore’.

Solo se l’emozione è continua nel tempo allora va ascoltata, ma anche le decisioni verso cui l’emozione ci spinge devono essere ponderate per evitare di danneggiarci. Tornando a quanto detto all’inizio di questo articolo, le emozioni (quelle costanti nel tempo), devono indicarci la strada, ma poi sta alla testa definire con precisione la meta (scartando quelle irrealistiche) e scegliere come arrivarci.

Il tema delle scelte formative e professionali è trattato nei miei corsi a distanza:

Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Su quali criteri possiamo basare le scelte relative alla nostra vita personale e professionale?

Ci sono momenti della nostra vita personale e professionale in cui ci sentiamo confusi e non sappiamo in che direzione dirigerci. E ugualmente, come consulenti, facciamo fatica ad accompagnare nella presa di decisioni alcuni dei nostri clienti.

Prendiamo il caso di Marta, marchigiana, 26 anni. Dopo la laurea in gestione del personale, e un periodo di 6 mesi passato viaggiando in America Latina, da 3 mesi ha trovato un buon lavoro a Milano fino a dicembre nel settore risorse umane di una grande azienda, ma non è contenta. Non è particolarmente contenta del lavoro che svolge (si occupa della selezione di neolaureati e neodiplomati) che pure è coerente coi suoi studi, né di abitare a Milano dove fa fatica a crearsi una rete di amici a causa dei lunghi orari lavorativi e del rimpianto per gli amici che ha lasciato nella sua cittadina di origine. Alla fine del lavoro a termine, Marta dice che tornerà per un mese in America Latina a insegnare l’inglese a dei bambini poveri. Dice che adesso le sue priorità sono cambiate, che non le interessa ‘crescere’ sul lavoro, e che dopo il prossimo soggiorno in America Latina si cercherà un lavoro di scarso impegno nelle Marche, in modo da stare vicina a amici e genitori. Fra 1 mese rientrerà a Milano un ragazzo con ci ha avuto una storia in America Latina e con cui ha continuato a sentirsi spesso da quando è tornata in Italia.

Quali temi possiamo individuare nella storia di Marta? E quali indicazioni possiamo darle? I principali temi:

-la fatica di passare dal tempo dello studio (in genere piacevole, con molto tempo dedicato alle relazioni, senza rapporti gerarchici) a quello del lavoro (rapporti gerarchici, tempo libero limitato)

-la difficoltà di adattamento al lavoro è aumentata dalla precedente esperienza in America Latina, che, per un giovane europeo, è una specie di Paese dei Balocchi. C’è il rischio (da un punto di vista professionale) che una volta tornata in America Latina Marta decida di prolungare ulteriormente il suo soggiorno, impegnandosi in lavori dequalificati lontani dal settore dove ha sviluppato finora la propria impiegabilità

-la necessità che prima dei 29-30 anni Marta abbia acquisito una professionalità significativa attraverso esperienze lavorative qualificanti. A 26 anni è relativamente facile trovare imprese che  decidono di investire su giovani neolaureati, assai più difficile a 29-30 anni

-la possibilità che Marta abbia scelto un corso di laurea che le interessava poco o di cui conosceva poco gli sbocchi professionali. Se ha un interesse di lungo periodo per lavorare coi bambini (Marta ha già svolto volontariato in una scuola materna e in un orfanatrofio) avrebbe dovuto laurearsi in scienze dell’Educazione primaria.

In generale, quali possono essere i criteri per le nostre scelte in ambito personale e professionale? Ne indico tre:

1. Migliorare costantemente la propria impiegabilità, la propria posizione gerarchica e/o il proprio reddito in ambito lavorativo. Le persone per cui questo criterio è predominante accettano trasferimenti geografici e adattano la propria vita personale alle necessità lavorative. Il loro obiettivo è avere un’occupazione che assicuri l’indipendenza economica e la soddisfazione sul lavoro. Nella nostra società individualizzata questo criterio è diventato sempre più importante, ed è quello che compare più spesso nelle storie professionali che leggiamo sui giornali. Questo criterio è utilizzato anche da chi abita in zone particolarmente povere e sceglie di emigrare per avere un reddito e condizioni di vita migliori.

2. Risiedere in luogo specifico. Si basano su questo criterio quelle persone che scelgono innanzitutto una città o regione dove vorrebbero vivere, e solo successivamente un lavoro fra quelli disponibili nella zona prescelta. La scelta di una determinata città può dipendere da specifiche caratteristiche climatiche, artistiche, culturali, o dalla presenza di persone significative (amici, parenti o genitori), o di un’abitazione di proprietà. Può trattarsi della città dove si è cresciuti o di un luogo diverso, come ad esempio per Marta potrebbe essere l’America Latina. La gran parte delle persone sceglie di rimanere nella città o nella regione dove è cresciuta, in alcuni casi perché non ha gli strumenti (ad esempio la buona conoscenza di una lingua straniera) per spostarsi all’estero.

3. Abitare con una persona specifica, nell’ambito di un rapporto di coppia. Si basano su questo criterio le persone che fanno scelte di vita (dove abitare, lavorare o no, che tipo di lavoro) e professionali (che tipo di lavoro) subordinate alla convivenza col proprio compagno o compagna. E’ una scelta rischiosa perché oggi la maggioranza delle unioni finisce in un divorzio.

Questi tre criteri si si influenzano a vicenda, tuttavia per ogni persona è possibile individuare qual è il criterio predominante e come si combina con gli altri.  Il peso relativo dei diversi criteri può cambiare nel tempo, ad esempio il peggioramento della salute di un familiare o la presenza di figli piccoli può bloccare o ridurre fortemente la mobilità geografica.

Tornando al caso specifico, come potremmo accompagnare Marta nella sua scelta?

Una variabile importante è la relazione col ragazzo conosciuto in America Latina, che, se prosegue, potrebbe spingere Marta a rimanere a Milano, perciò è necessario aspettare un paio di mesi, del resto il suo contratto scade a dicembre (in ogni caso se crede che il contratto non le sarà prolungato, Marta dovrà iniziare la ricerca di un nuovo posto di lavoro verso ottobre). Al di là di questo, la consulenza con Marta  la inviterà a riflettere su:

  • quali sono i motivi dell’avvenuto passaggio dal criterio 1 al criterio 2
  • vantaggi e svantaggi di una scelta sulla base dei criteri 1 e 2
  • che tipi di lavoro potrebbe trovare seguendo il criterio 2 e quanto le sembrano desiderabili
  • cosa pensa della sua scelta universitaria e del lavoro nel settore delle risorse umane, quali altri settori lavorativi le sembrano desiderabili, quanto tempo e risorse economiche sono necessarie per riqualificarsi in altri settori
  • sui rischi di trasferirsi stabilmente in America Latina svolgendo lavori dequalificati. Se desidera stabilirsi in America Latina, Marta potrebbe cercare lavori nel settore delle risorse umane.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Semplice semplice: come impostare la tua ricerca di lavoro e perché

I venditori sanno che il volume delle vendite dipende dal numero di possibili clienti contattati. Nell’ambiente delle vendite si dice che ‘Più contatti più contratti’. Questo come puoi immaginare vale anche nella ricerca di lavoro: se tutti i datori di lavoro che cercano dipendenti si rivolgessero al Centro per l’impiego (CPI), una volta che hai inserito il tuo curriculum (CV) nel database del CPI non ci sarebbe bisogno di metterti a cercare lavoro, perché se un datore di lavoro cerca uno con le tue caratteristiche esce fuori il tuo CV, il CPI dà i tuoi dati al datore di lavoro e lui ti chiama per un colloquio. Purtroppo varie ricerche ci dicono che i CPI nel settore privato intermediano mediamente solo il 5% delle assunzioni, perciò, oltre a guardare tutte le settimane se sul sito del CPI ci sono offerte di lavoro interessanti devi utilizzare anche altri canali.

Un altro 15% delle persone trova lavoro tramite le agenzie per il lavoro (APL) (quelle che si chiamavano agenzie di lavoro interinale) trovi un elenco di quelle della tu zona chiedendo al CPI o con una ricerca su internet. Compito n.1: procurati un elenco delle APL della tua zona e mandagli il tuo CV, senti anche se si accontentano di un invio via email oppure preferiscono vederti di persona, in questo caso vai a fare un colloquio.

Il canale più utilizzato per le assunzioni è il passaparola (cioè un datore di lavoro sparge la voce che sta cercando un dipendente / collaboratore o una persona in cerca di lavoro sparge la voce che sta cercando un lavoro di un certo tipo, circa il 50%) e poi un altro 20%  delle persone trova lavoro tramite autocandidature, contattando cioè di persona (via email o andando direttamente presso la ditta/negozio) del possibile datore di lavoro. Perché il passaparola è il canale più utilizzato? Per lo stesso motivo per cui se cerchi un gommista chiedi prima ai tuoi amici se ne conoscono qualcuno: ci fidiamo di più di qualcuno conosciuto, anche se per interposta persona. Se poi nessuno dei nostri amici conosce un gommista useremo altri metodi.

Dunque riassumendo: se vuoi trovare lavoro in tempi più rapidi devi far sapere a più datori di lavoro possibile che ci sei e che stai cercando lavoro. Per questo motivo devi utilizzare tutti i canali disponibili (CPI, APL, autocandidature, passaparola) e contattare un elevato numero di datori di lavoro.

  • Domanda 1: quali canali hai utilizzato nell’ultimo mese?
  • Domanda 2: quanti possibili datori di lavoro sanno che stai cercando lavoro?

Scusa l’esempio, ma è come a 18 anni cercare una ragazza (o un ragazzo). Se non vai in discoteca e non metti la voce in giro è difficile che qualcuna si accorga di te. Ci sono alcuni luoghi pensati per far incontrare ragazzi e ragazze (le discoteche, che per chi cerca lavoro sono il CPI e le APL), ma la gran parte delle ragazze trova ragazzi con altri sistemi (ad esempio perché qualcuno attacca bottone alla fermata dell’autobus (questo corrisponde alle nostre autocandidature) oppure perché un’amica gli segnala un ragazzo interessante e libero (questo corrisponde al nostro passaparola). Fra l’altro il CPI è come una discoteca in cui vanno poche ragazze e poco interessanti, perciò anche se può valer la pena di farci un giro ogni tanto (ogni tanto ci capita anche qualche ragazza interessante), conviene non limitarsi al CPI e utilizzare anche gli altri canali. All’interno di molti CPI è attivo un servizio di consulenza sulle tecniche di ricerca di lavoro, spesso di buon livello, che è utile utilizzare.

La tua ricerca è più facile se sai che tipo di ragazza (di lavoro) cerchi. Se ad esempio ti interessano solo quelle brune dai 16 ai 18 anni risparmi tempo ed energia se ti dedichi solo a queste, lasciando perdere i luoghi che le ragazze 16-18 non frequentano; e inoltre ti aiuta vestirti e chiacchierare in modo che possa interessare alle ragazze 16-18 (questo nel nostro caso corrisponde a preparare CV e messaggi di autocandidatura mirati al lavoro specifico per cui ti candidi). Devi perciò scegliere 2-3 lavori che ti piacerebbe svolgere e che sei già adesso in grado di fare (se ti piace un lavoro che non sei in grado di fare perché ad esempio ti mancano le conoscenze o l’esperienza i tempi si allungano perché prima devi acquisire quello che ti manca, se cerchi lavoro subito devi scegliere qualcos’altro; compito numero 2: scegliere 2-3 professioni adatte a te). Perciò quello che devi fare (se ancora non l’hai fatto) è individuare chi sono i tuoi possibili datori di lavoro  (se ad esempio vuoi fare l’autista di pulmino immagino siano alberghi e tour operator che si occupano di incoming, aziende di trasporti; per individuare possibili datori di lavoro, oltre che passaparola, prova a usare il sito www.infoimprese.it. Compito n.3: fare un elenco di almeno 20 datori di lavoro da contattare (se vuoi posso aiutarti a trovarle). Compito n. 4: scrivi un CV e un  messaggio di autocandidatura mirato per il lavoro per cui ti candidi (vedi gli esempi in questa pagina).

Molte offerte di lavoro sono pubblicizzate su internet. Ci sono dei motori di ricerca specializzati in offerte di lavoro, per esempio:

Compito n.5: iscriviti a tutti i motori di ricerca elencati.

Un modo per contattare un possibile datore di lavoro è inviare via email un CV con un messaggio di accompagnamento. Entrambi si possono compilare in vari modi, trovi degli esempi sul mio sito https://www.orientamento.it/indice/curriculum-vitae-cv-europeo-perche-non-piace-alle-imprese/ Compito n.6: se non l’hai già fatto, prepara il tuo CV  e il tuo messaggio di accompagnamento (se vuoi posso aiutarti a compilarli).

Dunque a questo punto dovresti avere chiare le regole del gioco, e in 2-3 giorni mettere a punto un elenco di APL, di possibili datori di lavoro da contattare e il CV e il messaggio di accompagnamento per contattarli, perciò questa settimana puoi già metterti a giocare. Altre cose le aggiungiamo /perfezioniamo poi. Anche qui un esempio ‘leggero’: come nelle partite di calcio, anche nella ricerca di lavoro la gran parte delle azioni non va a goal, ottiene cioè risposte negative. Per ottenere risultati è necessario essere costanti e contattare molti datori di lavoro. Prima cominci più breve sarà il tempo per trovare lavoro.

Stai già facendo ricerca di lavoro e non hai ottenuto risultati? Vedi il mio articolo Ho inviato 1000 curricula e non mi ha risposto nessuno. Lista di controllo e direzioni di lavoro

NOTA: la consulenza sui vari compiti da 1 a 6  è anche un servizio a pagamento, vedi questa pagina.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

L’orientamento spiegato semplice semplice (1)

Cos’è l’orientamento formativo?

Ho un bambino di 5 anni e, adesso che è inverno, porta giacche a vento e giubbotti con la cerniera. Ancora non ha la manualità di un adulto, così a mettere assieme i due lati della cerniera e poi a tirarla su fa fatica. A volte abbiamo fretta, e ho la tentazione di tiragliela su io.

Allora: se gliela tiro su io faccio l’equivalente di una consulenza orientativa, gli rendo cioè un servizio personalizzato (tiro su io la sua cerniera). Nell’orientamento questa impostazione potrebbe corrispondere a fare io il curriculum di un utente, chiedendogli i dati necessari. Se invece gli  faccio vedere come si fa, lo invito a tirarla su da solo, e intervengo solo quando non gli riesce (gli insegno cioè a cavarsela da solo, finché gliela tiro su io non impara) anche se tutto questo mi richiede più tempo, allora faccio l’equivalente di un orientamento formativo. Nell’orientamento questa impostazione potrebbe corrispondere a spiegare a un utente come si fa un CV, fargli vedere degli esempi, invitare a farlo da solo intervenendo solo quando fa qualche errore.