Il bello e il brutto del passaparola

Fare passaparola vuol dire far sapere che stai cercando lavoro a persone che non sono datori di lavoro né recruiter. Puoi fare passaparola ad esempio con parenti, vicini di casa, vecchi compagni di università, barista, parrucchiera, il tuo medico, il tuo commercialista, etc.

Quando fai passaparola, la persona a cui hai detto che stai cercando lavoro può segnalati un’offerta di lavoro che ha visto o vedrà su internet, sulla vetrina di un negozio o di cui ha sentito o sentirà parlare da un amico o un datore di lavoro, oppure può chiedere a un datore di lavoro se ha necessità di personale, oppure ancora dare i tuoi contatti e eventualmente parlare bene di te con un datore di lavoro che sta cercando un dipendente.

Anche il datore di lavoro può fare passaparola, ad esempio dicendo a dipendenti e conoscenti che sta cercando qualcuno da assumere e chiedendo segnalazioni di persone che possono avere i requisiti richiesti.

Possiamo distinguere fra un passaparola generico, rivolto a persone che non lavorano all’interno del settore economico in cui stai cercando lavoro, e un passaparola che possiamo chiamare ‘di settore’, rivolto a persone che sono ben inserite all’interno del settore di tuo interesse, ad esempio perché svolgono attività di servizio o supporto che li mettono a contatto con molti candidati e imprese interessanti. Può essere il caso di un fotografo di moda che ha contatti con molti giornalisti specializzati sulla moda e molti giornali e siti web del settore. Può essere anche il caso di un formatore specializzato nell’orientamento / politiche attive che, grazie alla sua attività, conosce molti operatori di orientamento e molte agenzie formative e agenzie per il lavoro.

Il passaparola di settore è assai più efficace del passaparola generico, che in genere è utile solo per trovare profili poco qualificati.

Il passaparola generico è tipico di piccole comunità in cui le informazioni su datori di lavoro, offerte di lavoro e candidati circolano con fatica, in cui le assunzioni per ciascuna singola impresa sono rare e la vita sociale è basata su legami di fiducia. E’ un mondo che ancora esiste in molte zone d’Italia poco sviluppate e/o basate sull’impresa artigiana; in questi mercati del lavoro il passaparola è ancora il canale maggiormente utilizzato per le assunzioni.

A ben vedere, il passaparola risponde a due esigenze fondamentali.

La prima è mettere in contatto chi cerca e chi offre lavoro. Questa funzione è utile se i datori di lavoro non sono in grado di utilizzare, non si fidano o non vogliono pagare i servizi di agenzie per il lavoro e centri per l’impiego, gli intermediari che si occupano professionalmente di incontro domanda e offerta (i servizi dei centri per l’impiego sono gratuiti). Va evidenziato come il passaparola generico, dal punto di vista del datore di lavoro, risulti spesso nell’individuazione di pochi candidati, e non sempre con profili adatti.

L’altra funzione del passaparola è rassicurare il datore di lavoro sulla affidabilità della persona da assumere. In Italia può essere molto difficile e/o molto costoso licenziare un dipendente. L’assunzione in prova, a termine e il licenziamento sono condizionati a una serie minuziosa di adempimenti il cui mancato rispetto comporta la trasformazione dell’assunzione in un tempo indeterminato, l’annullamento del licenziamento, il pagamento di varie mensilità di stipendio. Tutto questo porta i datori di lavoro a cercare di assumere dipendenti volenterosi e non conflittuali, e molti datori di lavoro credono che la presentazione del candidato da parte di una persona a cui sono legati da un rapporto di amicizia o comunque di conoscenza riduca la probabilità di imprevisti. L’importanza di una rassicurazione si riduce quando l’imprenditore cerca profili specializzati, non facili da trovare, ed è abituato a fare assunzioni (ha imparato cioè a gestire correttamente tutte le procedure per assunzioni in prova e licenziamenti).

Per il datore di lavoro, il ricorso al passaparola generico può anche dipendere dal desiderio di assumere in maniera irregolare: il non fare un torto a chi ha fatto da tramite rende meno probabile l’avvio di una causa di lavoro da parte del dipendente irregolare.

Quali indicazioni operative possiamo ricavare dalla descrizione del funzionamento del passaparola?

Innanzitutto, che conviene sempre fare passaparola in maniera intensiva.

In secondo luogo, per quanto possibile conviene sempre fare passaparola di settore.

Il passaparola è trattato nei miei corsi:

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Conviene fare passaparola su LinkedIn?

 

Conviene fare passaparola su LinkedIn? La mia risposta è no.

Conviene ancora fare passaparola, ma non su LinkedIn. Ti spiego perché.

Innanzitutto, vediamo quali sono le differenze fra passaparola e autocandidature.

Il passaparola consiste nel far sapere che stai cercando lavoro a persone che non hanno il potere di assumerti o che non lavorano nella selezione del personale. Puoi fare passaparola ad esempio con parenti, vicini di casa, vecchi compagni di scuola, genitori di compagni di scuola dei tuoi figli, il tuo medico, il tuo commercialista, etc. Le autocandidature invece si fanno con datori di lavoro o recruiter.

Quando fai passaparola, la persona a cui hai detto che stai cercando lavoro può segnalati un’offerta di lavoro che ha visto o vedrà su internet, su una vetrina o di cui ha sentito o sentirà parlare da un amico o un datore di lavoro, oppure può chiedere a un datore di lavoro se ha necessità di personale, oppure ancora dare i tuoi contatti e eventualmente parlare bene di te con un datore di lavoro che sta cercando un dipendente.

Il passaparola è una tecnica di ricerca che si utilizza soprattutto quando:

  1. ci sono molti datori di lavoro di cui non conosci l’esistenza o, anche se la conosci,
  2. non sei in grado di contattarli direttamente (perché non hai il loro numero di telefono o la loro e-mail) o, anche se li contatti
  3. non ti prendono in considerazione.

Col passaparola utilizzi le reti di familiari, amici e conoscenti per raggiungere un numero maggiore di datori di lavoro (casi A e B) e per rendere le tue candidature più incisive (caso C, se la persona a cui hai detto che stai cercando lavoro fa il tuo nome e dà i tuoi contatti a un datore di lavoro. Se la conoscenza di te è superficiale, la persona si limiterà solo a segnalarti che quel determinato datore di lavoro sta cercando dipendenti, perciò torniamo ai casi A o B).

In che modo LinkedIn sta cambiando le modalità di ricerca di lavoro, e quali nuove opportunità ti offre?

Su LinkedIn trovi i profili di tutti i recruiter che lavorano per le agenzie per il lavoro (società che stipulano contratti di lavoro interinale e che cercano dipendenti per imprese) e di moltissimi responsabili e addetti alla gestione del personale, in genere di imprese medie e grandi. Ad esempio, una ricerca dei profili LinkedIn italiani che hanno al proprio interno la parola ‘recruiter’ restituisce oltre 15.000 profili. Una ricerca dei profili italiani che hanno al proprio interno il termine ‘HR’ (gestione risorse umane) restituisce oltre 100.000 profili. LinkedIn ti permette di contattare direttamente tutte queste persone, facendo autocandidature. Inoltre, se hai settato bene il tuo profilo queste persone possono venire a conoscenza del fatto che stai cercando lavoro, e visionare il tuo profilo e contattarti direttamente. Infine, queste persone pubblicano regolarmente offerte di lavoro, di cui puoi essere informato se setti correttamente la sezione lavoro.

Su LinkedIn, il numero dei tuoi messaggi che arriva direttamente a chi ha il potere di assumerti o è impegnato in processi di selezione è maggiore: la gran parte dei datori di lavoro e tutti i recruiter ricevono direttamente i messaggi che gli spedisci, mentre invece i messaggi che spedisci agli indirizzi email trovati su siti di imprese vanno a finire alla segreteria. Inoltre, almeno per ora i messaggi che arrivano via LinkedIn ricevono un’attenzione maggiore perché sono pochi rispetto a quelli che arrivano via email (ad esempio su LinkedIn mancano quasi del tutto i messaggi di spam che invece intasano le caselle email).

Se puoi contattare e farti trovare direttamente da datori di lavoro e recruiter, non c’è bisogno di ricorrere al passaparola; LinkedIn ha reso obsoleto il passaparola per quel che riguarda gli obiettivi A e B.

Relativamente al punto C, è difficile che qualcuno segnali il tuo profilo a un datore di lavoro o a un recruiter solo perché siete collegati su LinkedIn. Per ottenere una segnalazione è necessaria una conoscenza personale, non episodica, che in genere si sviluppa fuori da LinkedIn. Per ottenere segnalazioni LinkedIn non è in genere sufficiente.

In sintesi, se sei in cerca di lavoro utilizza LinkedIn per fare autocandidature (cioè contatta datori di lavoro o recruiter, che hanno il potere di assumerti o stanno comunque facendo selezione) piuttosto che passaparola (contatti con persone che potrebbero conoscere qualcuno che ha il potere di assumerti o sta facendo selezione).

Questo non significa non fare passaparola: il passaparola va fatto intensamente perché è ancora il canale principale per le assunzioni (soprattutto per mansioni poco qualificate e in piccole imprese), ma non conviene farlo su LinkedIn.

Puoi scoprire come utilizzare LinkedIn per la tua ricerca di lavoro dal mio

Se sei un operatore di orientamento, il tema dell’utilizzo di LinkedIn per la ricerca di lavoro è trattato anche nei miei corsi:

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Trovare lavoro: in che modo LinkedIn ti può aiutare

Per trovare lavoro utilizzando LinkedIn devi innanzitutto sapere che cos’è LinkedIn.

LinkedIn è un social media (indirizzo www.linkedin.it). All’interno del sito LinkedIn:

  • le persone creano profili che descrivono le loro esperienze formative e professionali e, spesso, i loro desideri professionali
  • le imprese creano pagine che pubblicizzano le proprie attività e pubblicano le proprie offerte di lavoro
  • i recruiter (di imprese o di società di selezione) creano profili che usano per cercare candidati e pubblicano offerte di lavoro.

Gli iscritti a LinkedIn (persone e imprese) in Italia sono circa 13 milioni. Sul sito LinkedIn Italia sono iscritte circa 140.000 imprese e vengono pubblicate 17.000 offerte di lavoro al mese (questi dati sono relativi al 2014 adesso probabilmente i numeri sono aumentati ulteriormente).

Per questo motivo se stai cercando lavoro può essere molto utile utilizzare LinkedIn.

In che modo un utilizzo efficace di LinkedIn può aiutarti a trovare lavoro?

Ovviamente il primo requisito per trovare lavoro, con o senza LinkedIn, è avere tutte o quasi tutte le caratteristiche richieste per il lavoro che stai cercando; se ti mancano i requisiti richiesti dai datori di lavoro c’è poco da fare. In questo caso è meglio se indirizzi la tua ricerca verso un lavoro più rispondente alle tue caratteristiche oppure cerchi di acquisire le caratteristiche che ti mancano frequentando dei corsi o facendo dei tirocini.

Ma se le caratteristiche giuste ce l’hai, in che modo LinkedIn ti può aiutare a trovare il lavoro desiderato? LinkedIn, se usato bene, ti aiuta a trovare lavoro in due modi:

  1. LinkedIn ti permette di farti trovare da un numero maggiore di datori di lavoro. Se strutturi bene il tuo profilo, la sezione dedicata alla ricerca di lavoro e le impostazioni privacy, se ti fai notare seguendo le imprese che ti interessano e interagendo coi loro post, se contatti direttamente i responsabili del personale aziendale e gli operatori delle società che si occupano di ricerca del personale un numero più alto di datori di lavoro verrà a conoscenza che stai cercando lavoro, e sarà più facile trovare quelli che possono aver bisogno di te e sono disponibili ad assumerti.

2. Spesso accade che i candidati per una determinata offerta di lavoro siano decine (a volte centinaia) e per questo chi si occupa della selezione ne convoca a colloquio solo 5 o 6. Se il tuo profilo e la tua presenza su LinkedIn sono efficaci è più probabile, rispetto a candidati che hanno le tue stesse caratteristiche ma profili e attività LinkedIn scadenti, che tu rientri fra i pochi convocati per un colloquio.

 

Per questi motivi è utile che, se non lo hai ancora fatto, ti iscrivi a LinkedIn e anche se sei già iscritto, che impari a usare LinkedIn al meglio, ad esempio frequentando il mio corso a distanza LinkedIn facile e efficace per la tua ricerca di lavoro.

Se invece sei un operatore di politiche attive, sai che le modalità di pagamento della consulenza a persone in cerca di lavoro, legate al risultato, impongono agli operatori di favorire la ricerca autonoma degli utenti e di istruirli all’utilizzo di tecniche di ricerca efficaci.

Finora, in che modo hai supportato i tuoi utenti a utilizzare LinkedIn e a utilizzarlo in maniera efficace?

Per gli operatori come te sto mettendo a punto il corso a distanza Linkedin per potenziare la ricerca di lavoro dei tuoi utenti. 

Il tema dell’utilizzo di LinkedIn per la ricerca di lavoro è trattato nei miei corsi:

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Tre strategie per la ricerca di lavoro su LinkedIn

Su LinkedIn sono possibili tre strategie di ricerca.

  1. Farsi trovare da datori di lavoro e recruiter

Per seguire questa strategia è necessario:

  • Compilare bene tutte le sezioni del profilo personale
  • Compilare la sezione lavoro / interessi professionali
  • Impostare i livelli di privacy in modo permissivo

2. Farsi notare da datori di lavoro e recruiter

Per seguire questa strategia è necessario:

  • Seguire le aziende che interessano.
  • Iscriversi a Gruppi e partecipare alla discussione
  • Commentare post pubblicati da altri, in particolare quelli pubblicati da imprese e recruiter
  • Pubblicare post.

3. Contattare attivamente possibili datori di lavoro e recruiter

Per seguire questa strategia è necessario:

  • individuare possibili datori di lavoro e recruiter utilizzando la funzione di ricerca  di LinkedIn e poi:
  • Inviare richieste di collegamento accompagnate da un messaggio
  • Inviare messaggi personali
  • Consultare e rispondere alle offerte di lavoro.

Su questi temi vedi il mio

Se sei un operatore di orientamento, il tema dell’utilizzo di LinkedIn per la ricerca di lavoro è trattato anche nei miei corsi:

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Come funzionano le autocandidature

Attraverso le autocandidature comunichiamo a possibili datori di lavoro la nostra disponibilità. Le autocandidature possono essere fatte attraverso vari canali: mail, telefonate, LinkedIn, porta a porta. Varie ricerche ci dicono che su 100 persone assunte nel settore privato circa 15 hanno contattato il datore di lavoro grazie ad autocandidature.

Ma qual è la logica sottostante alle autocandidature?

La gran parte delle imprese non ha bisogno di personale perché un’impresa che ha bisogno di personale non lavora bene, e dunque tutte le imprese cercano di avere sempre personale al completo. Per questo motivo la mancanza di personale per la gran parte delle imprese è un fatto episodico.

Con le autocandidature i nostri utenti cercano di trovare quell’impresa che al momento ha una necessità di personale (ammettiamo 1 su 100) oppure che avrà necessità di personale nei prossimi due o tre mesi (ammettiamo 5 su 100). Ovviamente i nostri utenti non sanno quali sono queste imprese, però la probabilità di trovarle aumenta col numero delle imprese contattate.

Quando si fanno autocandidature se nei due tre mesi successivi si apre una posizione di lavoro e la persona è stata individuata come adatta a ricoprire quel ruolo è probabile che quella persona sarà chiamata per un colloquio, perché le autocandidature permettono di fare una selezione del personale immediata: chiamo qualcuno di cui ho già un curriculum o che addirittura che ho già brevemente colloquiato; un altro vantaggio è che si tratta di una modalità di ricerca del personale gratuita, il datore di lavoro non deve pagare niente.

Un elemento che aumenta le possibilità di successo delle autocandidature è che in alcuni settori (informatica, meccanica, e, in determinate zone d’Italia, anche turismo e ristorazione) molte imprese sono costantemente sotto organico e in cerca di personale.

Per tutti questi motivi vale la pena di supportare i nostri utenti nell’utiloizzo delle autocandidature.

L’utilizzo delle autocandidature è descritto nel mio corso a distanza La consulenza per la ricerca attiva di lavoro e nel corso La Cassetta degli attrezzi del consulente di orientamento in aula e a distanza.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

 

In cerca di lavoro ma invisibili su LinkedIn

Nel valutare come strutturare al meglio il proprio profilo LinkedIn, partiamo dal presupposto che, come nella maggioranza dei processi di selezione, ci sono molti candidati e i recruiter (o i possibili datori di lavoro) hanno fretta. Per questo motivo evitano di considerare quei candidati i cui profili non sono esaurienti o di immediata lettura. Informazioni incomplete riducono anche le richieste di contatti.

Un primo elemento a ci prestare attenzione è la lunghezza del nome. Per il nome sono disponibili solo 17 caratteri. Nel caso di nomi composti e cognomi lunghi il cognome viene tagliato, vedi i due esempi qui sotto. Non è una buona soluzione. Piuttosto che far tagliare il cognome conviene abbreviare il nome.

L’altro elemento importante è il sommario. Per il sommario sono disponibili circa 150 caratteri, ma quando il profilo è mostrato assieme ad altri, i caratteri visibili sono solo 50 (il numero può variare, dipende dal tipo di lettere, alcune sono più larghe, ad esempio la ‘C’, mentre la ‘i’ e la ‘l’ prendono meno posto).

Nel sommario è fondamentale indicare il proprio ruolo professionale (ad esempio ingegnere, psicologo, manutentore meccanico). Se non si indica il proprio ruolo professionale il profilo, quando è mostrato assieme ad altri, risulta anonimo.  Per questo motivo è fondamentale essere sicuri che i nostri utenti disoccupati in cerca di lavoro indichino nel sommario il proprio ruolo professionale.

E’ vero che è possibile cercare i profili per parole chiave, perciò a una ricerca condotta in modalità avanzata usciranno fuori anche quei profili dove il ruolo professionale è indicato fra le esperienze di lavoro, ma non tutti i recruiter / datori di lavoro fanno sempre o immediatamente ricerche avanzate.

Se il nostro utente è disoccupato, è fondamentale che nel sommario inserisca l’indicazione che sta cercando lavoro, ad esempio con la frase in cerca di nuove opportunità, in cerca di lavoro, o simili.

Anche in questo caso l’essere in cerca di lavoro risulta anche dal settaggio di un campo in lavoro (voce del menù in alto) / interessi di carriera

Tuttavia questo dato risulta solo a chi fa una ricerca approfondita, non a chi si limita a esaminare profili con una ricerca basica.

In sintesi, nel sommario devono esserci entrambe le informazioni: ruolo professionale e frase che indica la ricerca di lavoro.

Qui vediamo la differenza: i profili 1 e 4 sono immediatamente interessanti per un recruiter o datore di lavoro che sta cercando quelle determinate figure. I profili 2 e 3 sono invece troppo generici per creare interesse. Il profilo 3 è un neolaureato, perciò immagino non abbia ancora ricoperto uno specifico ruolo professionale. avrebbe però dovuto indicare il settore in cui sta cercando lavoro o il tipo di laurea.

Quello che voglio dire, in sintesi, è che il cattivo settaggio del sommario rischia di rendere pressoché invisibili su LinkedIn i disoccupati in cerca di lavoro a cui facciamo consulenza, perciò il sommario è uno degli elementi del profilo LinkedIn da revisionare sempre.

Su questi temi vedi il mio

Se sei un operatore di orientamento, il tema dell’utilizzo di LinkedIn per la ricerca di lavoro è trattato anche nei miei corsi:

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

No, il gatto no! Errori con le foto del profilo LinkedIn

Come è noto, LinkedIn è un social media dove i partecipanti descrivono le proprie esperienze formative e professionali, per questo motivo è molto utilizzato da recruiter e datori di lavoro in cerca di dipendenti / collaboratori.

Sembra scontato dire che su LinkedIn le proprie caratteristiche vanno descritte in modo professionale, ma purtroppo gli esempi qui sotto dimostrano che la cosa non è chiara a tutti.

E’ utile spiegare ai nostri utenti, disoccupati e non, che su LinkedIn la foto migliore è quella che riprende solo la testa, con una espressione sorridente o comunque non ostile, su uno sfondo neutro, come in questo esempio:

La foto secondo me va bene, ma questo profilo c’è un errore grossolano: non è stata indicata la città di residenza.

Qui di seguito un paio di esempi di profili LinkedIn con foto secondo me discutibili.

Foto col gatto:

Foto di scarponi sulla neve:

Anche il profilo senza foto è criticabile. Per essere assunti è necessario creare un rapporto positivo con chi ha il potere di assumerci, un profilo senza foto non aiuta ad accorciare le distanze.

Nel profilo LinkedIn è anche possibile mettere uno sfondo. Lo sfondo deve essere neutro o rimandare alla propria mansione o settore di attività. Contenuti di altro tipo, come nel caso qui sotto, possono sembrare poco professionali e hanno un effetto negativo (a meno di non trovare, in questo caso, un datore di lavoro o un recruiter ugualmente appassionati di moto).

Qual è l’impatto di questo tipo di errori sull’efficacia della ricerca di lavoro? Dipende. Se le imprese fanno fatica a trovare quel determinato profilo (ad esempio il manutentore meccanico, il profilo degli esempi in questa pagina) allora contatteranno per un colloquio anche chi ha la foto col gatto. L’impatto sarà inoltre ridotto per profili molto qualificati. L’impatto negativo sarà invece maggiore per profili assai comuni (ad esempio impiegato amministrativo), in particolare quando la persona è poco qualificata. Se ho 20 profili generici e equivalenti fra cui scegliere, comincerò a colloquiare quelli che hanno foto accattivanti e tutte le informazioni presenti e scritte in modo convincente.

Su questi temi vedi il mio

Se sei un operatore di orientamento, il tema dell’utilizzo di LinkedIn per la ricerca di lavoro è trattato anche nei miei corsi:

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

L’importanza di rispondere velocemente alle offerte di lavoro

Parlavo qualche giorno fa con una  recruiter e mi diceva che alcuni annunci ricevono molte candidature, a  volte più di 100. In questi casi comincia a esaminare gli annunci partendo da quelli che sono arrivati per primi, e va avanti finché non ha trovato una rosa di 3-4 candidati da intervistare. Di solito per trovare 3-4 candidati da intervistare basta consultare circa 30 candidature. Dunque le 70 rimanenti candidature non le legge nemmeno.

Questa modalità operativa evidenzia l’importanza di rispondere agli annunci il prima possibile, in modo da rientrare fra le 30 candidature che vengono esaminate.

Il tema della consulenza a persona in cerca di lavoro è trattato nei miei corsi

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

I risultati dell’Assegno per il lavoro in Veneto

La Regione Veneto ha pubblicato pochi giorni un nuovo Report relativo all’Assegno per il lavoro in Veneto.

Come è noto, l’Assegno per il lavoro consiste in un bonus, fino a un valore massimo di 5.796 euro, che i cittadini possono spendere presso i servizi per l’impiego accreditati in cambio di servizi personalizzati di assistenza alla ricollocazione, quali orientamento, counseling, formazione, rafforzamento delle competenze, supporto all’inserimento o reinserimento lavorativo tramite l’incrocio domanda-offerta di lavoro.

In Veneto, l’Assegno per il lavoro può essere richiesto da disoccupati di età superiore ai 30 anni, residenti o domiciliati in Veneto, beneficiari e non di prestazioni di sostegno al reddito (Naspi) e indipendentemente dall’anzianità della disoccupazione.

I dati del Report indicano che alla data del 30 settembre 2019 sono stati conclusi circa 17.000 Assegni e circa 16.000 persone hanno stipulato un contratto di lavoro. Il 35% delle occupazioni trovate sono di durata superiore a 6 mesi.

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

NUOVO: Google inizia a segnalare e offrire offerte di lavoro

Da ieri Google Italia raccoglie e elenca offerte di lavoro. Ad esempio digitando nella barra di ricerca ‘contabile a Milano’, la pagina dei risultati restituisce una serie di offerte (raccolte da Google direttamente o di altre società).

 

 

E’ possibile salvare le offerte che interessano e settare avvisi per profili di interesse. E’ possibile anche pubblicare offerte direttamente da questa pagina (la pagina al momento è in inglese).

La ricerca di offerte di lavoro raccolte da terze parti era già disponibile su siti di motori di ricerca specializzati, quali ad esempio Indeed, e ugualmente esistono molti siti che permettono di pubblicare gratuitamente offerte di lavoro (ad esempio Subito.it), tuttavia il nuovo servizio di Google potrebbe essere migliore di quanto già esistente.

Il nuovo servizio di Google ha provocato la protesta dei motori di ricerca già esistenti e l’apertura di una indagine da parte della Commissione Europea.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.