3.2. Il curriculum

Il curriculum (o curriculum vitae o CV) è una pagina dove in maniera sintetica fornisci i tuoi dati anagrafici e elenchi le tue principali esperienze di studio e lavoro. Grazie alla diffusione di LinkedIn, che come sai permette di descrivere online il proprio profilo, l’importanza del CV sta calando.

Dal tuo punto di vista, il CV serve per rispondere alle inserzioni su giornali o siti web, per presentare autocandidature per posta elettronica, per farti ricordare meglio quando fai porta a porta di persona.

Dal punto di vista del selezionatore, il CV serve a fare un primo screening dei candidati che non hanno le caratteristiche giuste, evita perciò di inserire, per quanto possibile, qualunque cosa che tolga forza alla tua candidatura.

Per trovare lavoro purtroppo non è sufficiente scrivere un CV impeccabile. La forma è importante (errori di grammatica possono ad esempio far scartare la tua candidatura, soprattutto per mansioni dove è richiesto un ottimo italiano) ma quello che è essenziale è la sostanza, cioè che il CV riporti esperienze di lavoro e di studio significative e coerenti con il lavoro per cui ti candidi.

Lo dico perché ogni tanto incontro persone che si lamentano di aver spedito centinaia (qualcuno migliaia) di CV impeccabili senza risultati. Se il contenuto del tuo CV ti sembra poco significativo, e vuoi aumentare il tuo valore sul mercato vedi quanto detto nel capitolo 1.6. Cosa offri quando cerchi lavoro?

Se invii il CV per posta elettronica devi aggiungere un messaggio di accompagnamento. Vedi il capitolo 3.5. Il messaggio di autocandidatura. Se hai poche esperienze di studio e lavoro e il CV non è espressamente richiesto è opportuno inviare un semplice messaggio senza CV allegato.

Il CV può essere scritto in molti modi diversi (vari formati sono ad esempio disponibili in word seguendo il percorso file/nuovo/modelli/curriculum). Qui ne presento tre:

  1. Formato cronologico sintetico. Le esperienze formative e professionali sono scritte in ordine cronologico indicando gli anni di svolgimento, iniziando dalla più recente. Tutte le informazioni sono condensate in una pagina. È la forma più comune. Ha lo svantaggio di evidenziare eventuali periodi di inattività.
  2. Formato funzionale sintetico: le esperienze formative e professionali vengono indicate in ordine di importanza, senza indicare gli anni in cui sono state svolte. Tutte le informazioni sono condensate in una pagina. Utile per chi ha periodi di inattività o è disoccupato da tempo, anche se quando si usa questo formato i selezionatori ipotizzano periodi di inattività.
  3. CV europeo. E’ un tipo particolare di CV cronologico, la cui veste grafica è stata messa a punto dalla Commissione Europea (vedi CV europass). I dati sono scritti solo sui 2/3 (in verticale) della pagina. In questo modo il CV si distribuisce su più di una pagina e questo allunga i tempi di lettura. Per questo motivo questo formato non piace alle imprese (vedi l’articolo CV Europeo. Perché non piace alle imprese), mentre al contrario è spesso richiesto da agenzie formative e soggetti pubblici. Un altro elemento di difficoltà è che nel CV europeo viene richiesto di indicare le proprie competenze, senza però fornire un elenco da cui scegliere, così si rischia di scrivere cose scontate o che fanno sorridere. In generale, questo formato è utile soprattutto se si hanno poche esperienze formative e professionali.

Per scaricare i tre modelli di CV devi compilare il modulo a questo link https://forms.gle/RiZpGT1jC16Y3b9N7

Alcune indicazioni generali relative a tutti i formati:

  • Devi indicare tutte le tue esperienze di lavoro e di studio; se ne hai molte, puoi eliminare quelle più brevi che non sono coerenti con l’annuncio a cui rispondi; puoi riportare anche eventuali interessi o attività extralavorative, con moderazione e se credi che illustrino meglio la tua capacità.
  • Vanno elencati anche i lavori ‘al nero’, senza indicarli come tali; quello che interessa al datore di lavoro è che sai fare qualcosa, non se ti hanno pagato regolarmente e versato i contributi.

Per ogni dubbio nella compilazione del CV cerca su internet, chiedi consiglio ai Centri per l’impiego pubblici o chiedimi una consulenza.

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3.8. I Centri per l’impiego e le Agenzie per il lavoro

I Centri per l’impiego sono strutture pubbliche che gestiscono banche dati per mettere in contatto domanda e offerta di lavoro.

  • Ci sono vari sistemi: in alcuni casi le richieste delle imprese vengono pubblicate sul sito del Centro (e all’interno del Centro); gli interessati segnalano la loro disponibilità al Centro che trasmette poi i loro nomi alle imprese. Altre volte il nome dell’impresa è indicato in chiaro, e sta a te telefonare. Tutti i sistemi sono gratuiti; in ogni caso sono poi le imprese che decidono chi convocare per i colloqui di selezione.
  • L’iscrizione al Centro è anche un requisito necessario per la partecipazione a molti corsi pubblici di formazione non universitari; inoltre dopo un certo numero di mesi di iscrizione continuativa, l’imprenditore privato che ti assume ha diritto a consistenti sgravi contributivi, perciò è opportuno iscriversi.

Presso la maggior parte dei Centri, oltre al tradizionale servizio di incontro fra domanda e offerta di lavoro, è possibile trovare anche servizi di orientamento e offerte di tirocini.

Se hai bisogno di informazioni o consulenza su corsi di istruzione e formazione, su come scegliere una professionale obiettivo e condurre la tua ricerca di lavoro, oppure desideri svolgere un tirocinio o ottenere un voucher formativo (cioè un finanziamento a fondo perduto per frequentare un corso di formazione) i Centri per l’impiego pubblici sono le prime strutture a cui devi rivolgerti.

Trovi il centro per l’impiego più vicino utilizzando un motore di ricerca (digita “centro impiego” seguito dal nome della tua città oppure, se non esce fuori nulla, “elenco centri per l’impiego” seguito dal nome della tua provincia). Un’altra possibilità è fare una ricerca sul sito Click Lavoro.

Le Agenzie per il lavoro sono strutture private, autorizzate dal Ministero del Lavoro. Possono svolgere varie attività: favorire l’incontro fra domanda e offerta di lavoro pubblicando sul proprio sito le offerte di lavoro che raccolgono, svolgere attività di selezione per conto delle imprese, promuovere progetti per la ricollocazione di persone licenziate, “somministrare” lavoro, vale a dire assumere direttamente personale e mandarlo a lavorare presso imprese (“lavoro interinale” o “lavoro in affitto”). In alcuni casi queste strutture possono svolgere anche attività di orientamento e promozione tirocini, a volte in collaborazione con i servizi pubblici.

Attività per favorire l’incontro fra domanda e offerta di lavoro possono essere svolte anche da università, comuni, camere di commercio, istituti di scuola secondaria superiore, associazioni di datori di lavoro, sindacati, consulenti del lavoro, se autorizzati dal Ministero.

Puoi trovare l’elenco di tutte le Agenzie per il lavoro della tua zona utilizzando un motore di ricerca (digita “elenco agenzie per il lavoro” seguito dal nome della tua città) oppure consultando l’elenco ufficiale sul sito di ANPAL.

La legge prevede che i sevizi delle Agenzie per il lavoro e degli altri intermediari autorizzati (università, comuni, etc.) siano gratuiti. Se uno di questi soggetti ti dovesse chiedere dei soldi per i propri servizi di incontro domanda e offerta di lavoro, selezione, somministrazione o orientamento segnala immediatamente la cosa al Centro per l’impiego della tua zona.

Se stai cercando lavoro, è opportuno che visiti i siti di Centri per l’impiego e Agenzie per il lavoro, inserendo il tuo CV nei loro database e consultando le offerte di lavoro disponibili, e utilizzando i loro servizi di altro tipo che possono andar bene per te.

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3.1 Quali sono gli strumenti più efficaci per la tua ricerca di lavoro?

Questa sezione della Guida spiega come puoi impostare al meglio la tua ricerca di lavoro.

Mi riferisco qui soprattutto al lavoro dipendente, o comunque a un lavoro svolto, anche se in forma di collaborazione, per non più di uno o due datori di lavoro diversi. Avviare e svolgere un’attività imprenditoriale (con dipendenti, macchinari, molti clienti diversi), di vendita o libero professionale richiede infatti strategie diverse. Qui di seguito parlo soprattutto di ricerca di lavoro dipendente o di collaborazione perché statisticamente queste attività sono le più diffuse.

I principali strumenti per la ricerca di lavoro dipendente o di collaborazione nel settore privato sono:

  • le banche dati gestite da Centri per l’impiego e Agenzie per il lavoro
  • il passaparola
  • le autocandidature per posta elettronica, LinkedIn, telefono o porta a porta
  • i tirocini e il lavoro internale
  • le inserzioni su siti web (messe da te o da agenzie per il lavoro, centri impiego o datori di lavoro)
  • i motori di ricerca di offerte di lavoro
  • LinkedIn e Facebook
  • i volantini diffusi in luoghi pubblici.

Qual è lo strumento più efficace?

  • Secondo varie indagini lo strumento più utilizzato per le assunzioni nel settore privato è il passaparola, che ‘pesa’ almeno per il 40%. Seguono poi tirocini e lavoro interinale, autocandidature e Agenzie per il lavoro (circa il 15% ciascuno). Ovviamente questi dati variano col variare delle dimensioni dell’impresa e del tipo di lavoro.
  • Non importa se nel momento in cui la contatti (direttamente con una autocandidatura o tramite passaparola) la ditta non sta cercando personale; il tuo obiettivo è farti individuare come “una persona giusta”, in modo che quando ci sarà bisogno di un dipendente la ricerca di altri candidati non venga avviata, o che comunque tu sia fra i primi presi in considerazione.
  • Poiché nessuno ti assume sulla base di un messaggio di posta elettronica o di una telefonata, per poter essere considerato una persona giusta devi interagire direttamente col possibile datore di lavoro o il selezionatore, in modo che si ricordino di te quando avranno necessità di personale, oppure farti vedere all’opera attraverso un tirocinio o un lavoro interinale. Se ti limiti solo ad inviare email o messaggi LinkedIn rischi di essere poco incisivo.

Poiché la gran parte delle assunzioni viene fatta attraverso canali informali (passaparola e autocandidature) la maggioranza delle offerte di lavoro non viene resa nota, e quelle disponibili presso gli intermediari (Centri per l’impiego e Agenzie per il lavoro) sono solo una minoranza. Per questo motivo si dice che il mercato del lavoro è come un iceberg (negli iceberg la maggior parte del ghiaccio sta sotto la superficie e non è visibile). Di conseguenza nella tua ricerca di lavoro non limitarti agli intermediari.

Un altro elemento da considerare è che le offerte raccolte e pubblicizzate dagli intermediari o rese pubbliche direttamente dai datori di lavoro su LinkedIn e siti web raccolgono in genere molte risposte, perciò quando utilizzi questi canali hai più concorrenti.

Attenzione: non ti sto dicendo di non rivolgerti ai Centri per l’impiego e alle Agenzie per il lavoro. Quello che voglio dire è che oltre a rivolgerti a questi soggetti devi basare la tua ricerca di lavoro soprattutto su autocandidature, passaparola e, in alcuni casi, tirocini.

Il problema del tirocinio è che non sempre è facile trovare un’impresa che ti prende (per trovare un tirocinio spesso è necessario avviare una vera e propria ricerca, ma allora proponiti direttamente per un lavoro) e che devi lavorare quasi gratis per alcuni mesi, senza la garanzia di un’assunzione (i tirocini che si trasformano in una assunzione o collaborazione sono comunque circa il 30%). Si tratta perciò di uno strumento da usare con parsimonia. Un certo numero di tirocini è attivato direttamente dai Centri per l’impiego, perciò se sei disponibile a svolgere un tirocinio prova a rivolgerti anche al centro per l’impiego della tua zona.

In conclusione, quando cerchi lavoro non limitarti a rivolgerti agli intermediari.

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Tempo perso: autocandidature in bottiglia nel grande oceano di LinkedIn

Scrivere una richiesta di aiuto e lanciarla in mare dentro una bottiglia era l’ultimo gesto, disperato, dei naufraghi. Gesto disperato perché non c’era alcuna certezza che la bottiglia sarebbe arrivata su una spiaggia di un luogo abitato, né che sarebbe stata notata da qualcuno, né, infine, che l’eventuale lettore del messaggio sarebbe stato in grado di attivarsi per salvare i naufraghi. La gran parte dei messaggi in bottiglia andava persa, e i pochi che venivano trovati in genere non permettevano il salvataggio, ad esempio una richiesta di aiuto lanciata nel 1784 è stata letta nel 1935.

L’analogia mi viene in mente quando su LinkedIn vedo postati messaggi del tipo: ‘Sono affidabile e motivato, cerco lavoro come magazziniere’. Quello che mi chiedo è: DOVE cerchi lavoro? E QUANTE SONO le probabilità che il tuo messaggio venga letto da un datore di lavoro o un recruiter della zona dove abiti? E che quel recruiter stia effettivamente cercando un magazziniere? Secondo me minime.

Lo stesso discorso vale anche per i vari gruppi per raccolta e scambio CV attivati su LinkedIn.

Invece di scrivere messaggi in bottiglia, puoi impiegare il tuo tempo in modo più produttivo inviando autocandidature mirate via LinkedIn o email ad aziende alla tua zona. Puoi individuarle utilizzando il piano a pagamento Sales Navigator di LinkedIn, oppure siti come www.imprese.it o www.paginegialle.it.

 

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2.2. Le professioni maggiormente richieste dal mercato

Ovviamente se cerchi una professione per cui c’è molta richiesta da parte delle imprese trovare lavoro sarà più facile. Tieni presente che la richiesta di una determinata professione può essere diversa a seconda delle zone d’Italia (ad esempio in tutte le località turistiche c’è una richiesta elevata di personale nel settore alberghiero), a seconda dei periodi dell’anno (ad esempio nelle località marine la richiesta di personale nel settore alberghiero cresce nel periodo primavera-estate) o a seconda dell’andamento dell’economia (nei mesi in cui tutti gli hotel sono stati chiusi a causa del Coronavirus la richiesta di personale nel settore alberghiero è stata probabilmente pari a zero).

Parlando in generale, prima della crisi del Coronavirus, le professioni più richieste erano queste:

  • Lavori manuali: operaio, magazziniere, addetto pulizie
  • Lavori manuali a contenuto tecnico: addetto falegnameria, addetto elettrotecnico, addetto meccanico, addetto manutenzione, elettricista, saldatore, tornitore, fresatore, macchine CN, montatore meccanico (anche trasfertista)
  • Cucina e ristorazione: cuoco, aiuto cuoco, pasticcere, fornaio, pizzaiolo, macellaio, cameriere, barista, lavapiatti
  • Area medico sociale: badante, operatore socioassistenziale, medico, infermiere, terapista riabilitazione, assistente sociale
  • Area informatica: programmatore, tecnico di reti, elettronica, meccatronica, etc.
  • Professioni che richiedono una laurea scientifica: ingegnere, chimico, farmacista, ingegnere gestionale, ingegnere biomedico, etc.
  • Vendite e contabilità: venditori, customer care estero, contabile esperto.

Il mio suggerimento è: fra tutte le professioni maggiormente richieste dal mercato, scegli quella maggiormente coerente con le tue capacità e aspirazioni.

Scegli una professione in cui è difficile trovare lavoro (giornalista, professioni in ambito danza, sport, recitazione, musica, etc.) solo se:

  • ti piace veramente molto,
  • sei eccezionalmente portato e
  • c’è qualcuno che può mantenerti per lunghi periodi di lavoro volontario o precario in genere necessari prima di affermarsi in professioni in cui è difficile trovare lavoro.

Per essere informato sui cambiamenti nella richiesta di professioni ci sono varie fonti, anche se purtroppo sono rivolte a specialisti e non sono facili da capire. Comunque ecco un elenco:

La ricerca di lavoro è un continuo bussare a porte diverse, e durante la ricerca a volte ci si rende conto che con la preparazione acquisita è possibile svolgere anche professioni diverse da quelle inizialmente desiderate.

  • La professione obiettivo iniziale può anche essere cambiata,ma in ogni devi avere una professione obiettivo, perché senza professione obiettivo non puoi fare autovalorizzazione né impostare una ricerca di lavoro efficace.

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2.1. Trovare lavoro: devi avere un obiettivo

Se non ti accontenti di un lavoro qualsiasi, e vuoi fare una ricerca di lavoro e una autovalorizzazione efficace, devi sapere quale lavoro vorresti svolgere, cioè avere in mente una professione obiettivo.

  • Può trattarsi di una professione obiettivo ben definita (“Voglio fare la guida turistica”) o ancora generica (“Voglio lavorare nel turismo”), ma devi averla.

Perché devi avere in mente una professione obiettivo?

  • Perché arrivare a un livello di conoscenze teoriche o pratiche significative (che ti faccia cioè preferire agli altri candidati)richiede un impegno continuato nel tempo in una direzione precisa. Non basta di solito leggersi un solo libro, o per esempio praticare inglese per 1 mese.
  • Perché per condurre una ricerca di lavoro efficace devi sapere quali sono i datori di lavoro da contattare e personalizzare i tuoi strumenti di ricerca (curriculum, messaggio di accompagnamento al curriculum).

Se non sai esattamente che lavoro vorresti svolgere, rischi di fare una ricerca e una autovalorizzazione dispersiva, e non ottenere alcun risultato. È lo stesso nello sport. Ogni disciplina richiede tecniche e modalità di allenamento specifiche. Se non scegli uno sport, come fai ad allenarti? Ogni sport richiede tecniche di allenamento diverse.

Se ce l’hai ancora, come scegliere una professione obiettivo?

  • Devi scegliere una professione richiesta dal mercato e coerente con le tue capacità e aspirazioni, e in cui puoi acquisire, anche in autonomia, una preparazione migliore di quella degli altri candidati.

In genere puoi imparare e riuscire meglio nelle professioni che sono:

  1. Coerenti con i tuoi valori e i tuoi interessi professionali (cioè nelle professioni che ti attirano)
  2. Coerenti con le tue conoscenze e capacità tecniche. Puoi anche decidere di cercare un lavoro diverso da quello in cui hai già acquisito conoscenze e capacità tecniche significative, ma in questo caso devi essere cosciente che il tempo necessario per diventare competitivo sarà più lungo.
  3. Coerenti con le tue capacità trasferibili maggiorenne sviluppate. Le capacità trasferibili sono quelle caratteristiche personali che non hanno contenuto tecnico, ad esempio facilità di interazione con gli altri (utile ad esempio per vendere, insegnare, consigliare, recitare, gestire collaboratori, etc.), facilità nell’acquisizione, manipolazione e comunicazione di informazioni, dati, idee (utile ad esempio per imparare cose complesse, lavorare con i numeri, programmare, scrivere, fare ricerche, fare diagnosi, prendere decisioni, creare opere d’arte), caratteristiche fisiche (sensi acuti, corpo forte o agile, buona presenza, rapidità e destrezza manuale, etc,)
  4. Compatibili con i tuoi vincoli personali e professionali.

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1.6. Come migliorare la tua preparazione in un ambiente ostile

Una delle strategie migliori per trovare più facilmente lavoro è acquisire conoscenze e capacità tecniche per il lavoro che vorresti svolgere superiori a quelle degli altri candidati.

La gran parte delle persone in cerca di lavoro non si preoccupa di migliorare costantemente le proprie conoscenze e capacità tecniche. Una volta ottenuto un diploma o una laurea smettono di imparare.

  • Quanti diplomati del tecnico commerciale o dei professionali per il commercio alla ricerca di lavoro pensi siano informati sulle novità fiscali introdotte dall’ultima Legge Finanziaria? Quanti neolaureati pensi parlino correttamente inglese?

A questo punto c’è sempre qualcuno che esce fuori dicendo: “Io ho già finito la scuola/l’università. Come faccio a continuare a imparare?” Oppure: “Ma come faccio a imparare se nessuno mi fa lavorare?” Ma queste obiezioni, molto comuni, si basano sul pregiudizio che gli unici modi per imparare siano andare a scuola/ all’università o farsi assumere.

Perché è un pregiudizio? Perché se ti guardi intorno ti rendi conto che sei circondato da decine persone che hanno imparato le cose più diverse al di fuori dalla scuola o da un rapporto di lavoro dipendente.

  • Quanti dei tuoi amici sanno suonare uno strumento musicale senza aver frequentato il conservatorio? Quanti conoscono programmi di informatica che non hanno studiato a scuola? Quanti hanno imparato in autonomia, per volontà o necessità personale, a riparare elettrodomestici, fare lavori in muratura, parlare una lingua, assistere un malato, praticare uno sport?

Se non trovi datori di lavoro che ti insegnano, e se non hai più l’età, il tempo o la voglia per andare a scuola o all’università, devi imparare in autonomia.

Chiamo autovalorizzazione imparare qualcosa per scelta personale, al di fuori di un rapporto di lavoro o di un corso di studi regolare.

  • L’autovalorizzazione è importante per tutti: per chi è alla ricerca del primo lavoro, per chi manca dal lavoro da molto tempo, ma anche per chi vuole farsi assumere con contratti stabili e continuativi (le imprese assumono a tempo indeterminato solo i collaboratori di cui non possono fare a meno).
  • Per chi è alla ricerca del primo impiego, l’autovalorizzazione permette di riempire il curriculum.
  • In alcuni casi l’autovalorizzazione permette di ridurre l’importanza di alcune caratteristiche personali che non puoi modificare e che il datore di lavoro valuta come un handicap (genere maschile o femminile, età, determinate caratteristiche fisiche…). Esempio: ti presenti per un lavoro per cui preferiscono una persona più giovane di te (oppure: sei una donna e ti presenti per un lavoro per cui preferiscono un uomo) ma ti assumono lo stesso perché la tua preparazione supera di molto quella degli altri candidati.

Mentre impostare bene la tua ricerca di lavoro richiede solo qualche giorno (capitolo 1.2. Quanti contatti ogni mese?), migliorare le tue conoscenze e capacità tecniche richiede tempi più lunghi, da qualche mese a più di un anno.

  • E tuttavia per trovare facilmente lavoro devi agire in tutte e due le direzioni: è inutile cercare correttamente lavoro se non hai la preparazione richiesta per la professione che stai cercando, ed è inutile avere la preparazione richiesta se non lo fai sapere a tutti i possibili datori di lavoro.

In quali modi è possibile fare autovalorizzazione? Provo a elencare alcune possibilità:

  • Tirocinio presso artigiani, imprese o studi professionali.Se il tuo valore sul mercato è scarso, e la tua ricerca di lavoro non ha dato risultati, puoi proporti alle aziende per lo svolgimento di un tirocinio. In alcuni casi, pur di imparare, puoi decidere anche di lavorare al nero, senza retribuzione o con una retribuzione simbolica, a patto, naturalmente, che impari effettivamente qualcosa; se decidi di lavorare al nero, evita i lavori pericolosi. Per maggiori informazioni sui tirocini puoi rivolgerti al Centro per l’impiego della tua zona.
  • Volontariato. Esistono associazioni di volontariato nei settori più diversi (bambini, anziani, ammalati, immigrati, ambiente, cultura, sessualità, tossicodipendenza, religione, attività ricreative, etc.) che cercano volontari per attività di tutti i tipi. Scegli un’attività che è coerente col tuo obiettivo professionale. Se vuoi per esempio diventare contabile, alla Croce Rossa non fare il barelliere, tieni piuttosto l’amministrazione. Se vuoi lavorare come formatore, cerca un’associazione che organizza corsi di formazione. Se vuoi migliorare una lingua, fai volontariato all’estero, etc. In tutte le Regioni esiste un albo a cui devono essere iscritte tutte le associazioni che fanno volontariato, cercalo su internet. Puoi anche chiedere in Parrocchia o in Comune.
  • Hobbies. Se per esempio sei appassionato di motocross, puoi acquisire una preparazione adatta per lavorare in una concessionaria o presso un autoriparatore. Se sei un appassionato d’arte, puoi trovare lavoro presso un antiquario o una casa d’aste; se pratichi uno sport a buon livello, puoi lavorare come animatore turistico o istruttore in palestra. Su internet esistono anche molte comunità professionali, cioè gruppi di persone che si scambiano informazioni e consigli su temi di loro interesse utilizzando siti web, forum di discussione, mailing list. Li trovi utilizzando i motori di ricerca.
  • Contenuti su Internet. Internet contiene tantissime informazioni, sui temi più diversi. Utilizzando i motori di ricerca puoi trovare informazioni e contenuti sui temi che desideri imparare. Su Youtube, oltre a video informativi, trovi un gran numero di video che ti mostrano come fare qualcosa in pratica.
  • Corsi di formazione in aula o a distanza.Permettono di acquisire una preparazione sia teorica che pratica; quelli in aula spesso prevedono tirocini in azienda. Purtroppo non tutti sono di buona qualità. Per maggiori informazioni sui corsi di formazione in aula finanziati con fondi pubblici (e perciò gratuiti) puoi rivolgerti al Centro per l’impiego della tua zona e/o cercare su internet. Ci sono molti siti che offrono corsi di formazione a distanza, ad esempio Progetto Trio della Regione Toscana. Trovi corsi universitari gratuiti sui siti di molte università, ad esempio in Italia vedi quelli dell’Università Federico II. Trovi quelli delle università straniere utilizzando come chiave di ricerca MOOC corses.

Se decidi di fare autovalorizzazione, stai attento alle vitamine.

  • Tu infatti hai bisogno di imparare non cose “che forse ti possono servire a migliorare il tuo valore sul mercato”, ma cose che, una volta imparate“migliorano effettivamente, in maniera determinante, il tuo valore sul mercato”. Ti servono perciò non vitamine (si prendono perché “tanto non fanno male”, ma il loro effetto non è evidente), ma antibiotici (fanno la differenza, li prendi e ti passa la malattia).
  • Se hai intenzione di praticare strategie di autovalorizzazione, devi prima chiederti, fra tutte le cose che puoi imparare, quelle che aumenteranno maggiormente il tuo valore sul mercato.

Mentre fai autovalorizzazione, continua pure a cercare lavoro, contattando più datori di lavoro possibile. Il modo migliore di imparare è infatti imparare mentre si lavora, e, anche se è difficile, ogni tanto qualcuno riesce a farsi assumere e farsi insegnare un mestiere sul lavoro.

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1.5. Cosa offri quando cerchi lavoro?

Cosa offri quando cerchi lavoro? Ci sono tre diverse strategie; le indico con le frasi che si usano di solito per ciascuna di esse:

1. “Cerco lavoro…” Cerchi cioè un lavoro qualsiasi, e ti presenti senza valorizzare le tue capacità e conoscenze. Cosa offri in pratica? Due braccia, in senso reale o metaforico. Quanti concorrenti hai? Tutte le migliaia di persone che utilizzano questo approccio. Funziona soprattutto per lavori dequalificati e/o per lavori pesanti che pochi vogliono fare.

• 2. “Sono uno specialista in… Cerco lavoro come…”. Qui offri un saper fare specifico. Quanti concorrenti hai? Un numero molto minore, a seconda del tuo livello di specializzazione. Oggigiorno purtroppo il solo titolo di studio o una preparazione poco approfondita non sono più sufficienti per adottare questa strategia (con un titolo o una preparazione poco approfondita rischi di continuare a offrire solo due braccia). Per diventare un vero specialista oggi devi autovalorizzarti (vedi uno dei prossimi capitoli).

• 3. “Ho un progetto/un’idea di cui vorrei parlare con lei…”. Qui offri un progetto specifico. Grazie alla tua specializzazione, hai individuato una possibilità di ampliare o migliorare le attività del tuo possibile datore di lavoro, e gliela presenti. Concorrenti: se non ci ha già pensato qualcun altro, nessuno. Va molto bene, purché l’idea sia valida e il tuo interlocutore sia quello giusto. Molto efficace, anche se per specialisti, perché non è facile suggerire qualcosa di sensato a chi già opera in un certo settore. Un approccio di questo tipo può anche essere utile per differenziarti da tutti gli altri candidati e arrivare a un contatto diretto (es.: sei un agrotecnico, hai studiato tutto su una nuova varietà di piante e ne proponi la coltivazione a un’azienda florovivaistica; non se ne fa di niente, ma in questo modo sei riuscito a parlare direttamente col titolare che alla fine ti propone una collaborazione perché è rimasto ben impressionato dalla tua preparazione), oppure, se decidi di sfruttare la tua idea direttamente, per metterti in proprio. Attenzione a non presentare una proposta troppo dettagliata che il datore di lavoro possa utilizzare senza la tua collaborazione rubandoti l’idea.

La strategia 1 va bene per farti un po’ di soldi, se esempio sei giovane e non hai grandi necessità di reddito. Va meno bene quando le tue esigenze di reddito crescono o le tue condizioni di salute non ti permettono di fare lavori pesanti. In questi casi sarai costretto ad accettare una vita di ristrettezze e/o precariato oppure seguire le strategie 2 e 3.

Se vuoi seguire la strategia 1 (se ti va bene cioè accettare qualunque lavoro) devi solo contattare più datori di lavoro possibile utilizzando i vari canali di ricerca, come già spiegato al capitolo 1.2. Quanti contatti ogni mese?).

In che modo invece seguire la strategia 2?

I datori di lavoro privati (aziende, studi professionali, società di servizi, etc.) che vogliono assumere un dipendente possono cercare:

  • qualcuno che sa già fare un mestiere (vantaggi: il nuovo assunto non ha bisogno di un periodo di formazione, può portare in azienda un nuovo patrimonio di conoscenze; svantaggi: chiederà uno stipendio più alto, può pretendere di continuare a lavorare coi propri metodi) oppure
  • qualcuno che può imparare rapidamente un mestiere (vantaggi: il nuovo assunto costa meno, impara i metodi seguiti in azienda; svantaggi: ha bisogno di un periodo di formazione).

Nel primo caso sarà assunto, a parità di altre condizioni (età, genere maschile o femminile, pretese retributive, abilità sociali, etc.) il candidato con le maggiori capacità tecniche. La variabile fondamentale è in questo caso sono le capacità tecniche, sviluppate con l’esperienza.

Nel secondo caso, sarà assunto, a parità di altre condizioni, il candidato che ha le maggiori conoscenze teoriche richieste da quella determinata mansione, perché il possesso di una preparazione teorica accorcia i tempi di apprendimento, e questo significa un risparmio per il datore di lavoro. Per fare un esempio, se un commercialista ha bisogno di un aiuto contabile, preferirà una persona che ha un diploma in discipline aziendali (istituto tecnico commerciale o istituto professionale per il commercio), e fra tutti i diplomati in discipline aziendali, quelli che conoscono meglio la materia. La variabile fondamentale è in questo caso la preparazione teorica.

In conclusione, se vuoi aumentare le tue possibilità di trovare lavoro presentandoti come uno specialista (strategia 2) devi migliorare le tue conoscenze tecniche e/o le tue capacità tecniche.

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1.4. Cercare lavoro è come farsi i muscoli o perdere peso andando in palestra: devi fare migliaia di esercizi (purtroppo)

Se vuoi sviluppare i pettorali, farti gli addominali a tartaruga oppure appiattire la pancia devi purtroppo andare in palestra almeno due volte alla settimana per almeno 6 mesi e fare ogni volta varie decine di esercizi; raggiungerai l’obiettivo desiderato solo se in totale arrivi a ripetere gli stessi esercizi migliaia di volte.

Purtroppo per trovare lavoro devi comportarti allo stesso modo: contattare ogni settimana decine di possibili datori di lavoro, per mesi.

Nella mia esperienza, mediamente per trovare lavoro è necessario rispondere ad almeno 200 inserzioni o fare almeno 3.000 autocandidature, passaparola con 300 persone o sostenere almeno 30 colloqui.

Cosa ne pensi? E’ un bel problema? A chi lo dici! I miei clienti vengono da me mi pagano per essere aiutati a trovare lavoro e io li devo convincere a fare almeno 3000 autocandidature. Non sai la fatica (mia e loro).

Mi trovo nelle stesse condizioni di un personal trainer / istruttore di palestra: se il suo cliente in palestra non fa almeno 30 addominali al giorno tutti i giorni per 6 mesi che gli venga la tartaruga è impossibile. E gli esercizi (cioè la ricerca di lavoro) non posso farli io per lui / lei.

Se il lavoro che cerchi è coerente con le tue caratteristiche, se fai una ricerca di lavoro efficace e se cerchi lavoro in un settore /area geografica dove c’è richiesta puoi trovare lavoro anche con numeri minori, spero che questo sia il tuo caso, ma è difficile dirlo a priori.

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1.3. Cercare lavoro è come giocare a calcio: la gran parte delle azioni non va a goal (purtroppo)

Giocare a calcio e cercare lavoro hanno un importante punto in comune: in entrambe le attività la gran parte delle azioni non porta risultati. Per fare 1 goal ci vogliono mediamente circa 200 azioni, per trovare un lavoro moltissimi contatti. Per ottenere risultati è necessario persistere. Una squadra che rinuncia ad attaccare molto difficilmente farà goal. E ugualmente se rinunci a una ricerca sistematica difficilmente troverai lavoro.

La gran parte delle azioni di una partita non va a goal, però se i giocatori non cercassero per tutta la partita di fare goal, i goal non arriverebbero. Perciò ogni squadra, se vuole vincere, cerca di fare molte azioni sperando che almeno una arrivi al goal. Qualche volta i goal arrivano nei primi minuti di gioco, ma anche purtroppo nella seconda metà del secondo tempo o addirittura allo scadere del novantesimo minuto. Le squadre che continuano ad attaccare hanno più probabilità di vittoria.

I goal arrivano anche a causa di eventi fortuiti (ad esempio un rimbalzo inaspettato o una distrazione del portiere o di un difensore) tuttavia ci sono anche delle attività specifiche che aiutano a fare goal e che ogni squadra si impegna a fare.

Aumentano ad esempio le probabilità di fare goal:

1. Portare e tenere il più possibile la palla nella metà campo avversaria
2. Portare un numero sufficiente di giocatori nella metà campo avversaria
3. Far sì che i propri giocatori siano in superiorità numerica nella metà campo avversaria
4. Disporre alcuni dei propri giocatori in buona posizione di tiro
5. Far arrivare la palla ai propri giocatori che sono davanti alla porta avversaria
6. Evitare di far finire i propri giocatori in fuorigioco
7. Fare molti tiri in porta
8. Fare tiri in porta sul lato o angolo più distante dal portiere

In media in ogni partita ogni squadra fa circa 200 azioni, di queste, solo 1 o 2 arrivano a goal.

La ricerca di lavoro ha molti aspetti simili al calcio. Innanzitutto, la gran parte delle azioni di ricerca di lavoro non dà risultati, colleziona solo dei no oppure addirittura nessuna risposta.

Anche trovare lavoro dipende da eventi fortuiti, tuttavia, anche nella ricerca di lavoro ci sono vari modi di aiutare la fortuna. Provo ad elencare i principali:

1. Cercare un lavoro adeguato alle tue caratteristiche. Questo corrisponde, nel calcio, ad assegnare a ogni giocatore ruoli di gioco coerenti con la sua conformazione fisica
2. Migliorare costantemente le tue capacità frequentando corsi di formazione (lingue, informatica, cose più specifiche legate al lavoro cercato) o facendo tirocini. Questo corrisponde, nel calcio, ad allenarsi per avere una buona forma fisica
3. Monitorare le offerte di lavoro veicolate dagli intermediari (Centro impiego e Agenzie per il lavoro)
4. Contattare molti datori di lavoro facendo autocandidature
5. Segnalare la tua disponibilità alle agenzie per il lavoro
6. Mettere a punto un profilo LinkedIn adeguato
7. Mettere a punto un CV adeguato
8. Fare simulazioni di colloqui di selezione.

Monitorare le offerte di lavoro, contattare molti datori di lavoro con autocandidature, segnalare la propria disponibilità alle Agenzie per il lavoro, migliorare le proprie capacità, sono tutte azioni che vanno fatte continuativamente. Una squadra che va in attacco 3 o 4 volte all’inizio della partita e poi si ferma molto difficilmente arriverà a fare goal. E ugualmente se inizi la tua ricerca di lavoro con un buon numero di contatti ma poi lasci perdere troverai lavoro con difficoltà.

Quanti contatti è necessario fare per trovare un lavoro? Il numero dipende ovviamente dalla tua flessibilità, dalle cose che sai fare, dalla qualità degli strumenti e delle azioni della tua ricerca. Io ho qualche dato a riguardo, te lo dico nel prossimo capitolo.

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Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.