Le modifiche al reddito di cittadinanza nella legge di bilancio 2022

Il disegno di legge di bilancio (ddl n. 2448) rifinanzia il Reddito di Cittadinanza (RdC) con alcune modifiche previste nell’art. 21.

Viene previsto il rafforzamento dei controlli preventivi e durante l’erogazione, una maggiore ‘severità’ nella condizionalità, la modifica della disciplina delle offerte di lavoro congrue, una riduzione simbolica dell’indennità mensile per i soggetti occupabili, maggiori sgravi contributivi per le imprese che assumono i percettori del reddito e benefici per gli intermediari.

Il documento, realizzato da Silvia Spattini, analizza nel dettaglio le diverse modifiche che il ddl bilancio n. 2448/2021 intende apportare alla disciplina del RdC, definita dal d.l. 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla l. 28 marzo 2019, n. 26.

Scarica il documento modifiche-RDC.

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Relazione del Comitato scientifico sul Reddito di Cittadinanza

 

La presente Relazione è stata curata dal Comitato Scientifico per la valutazione del Reddito di cittadinanza, di cui all’articolo 10, comma 1-bis, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4., istituito con Decreto Ministeriale n. 49 del 15 marzo 2021.

Dall’introduzione:

Sulla base dei dati, delle audizioni effettuate con ricercatori e operatori sul territorio e dell’insieme delle ricerche disponibili, la commissione in questa prima fase di lavoro ha rilevato cinque tipi di criticità che meritano di essere affrontate per rendere il RdC insieme più equo e più efficace. Esse riguardano:

1) I criteri di accesso alla misura;
2) la difformità nel grado di sostegno al reddito a seconda dell’ampiezza e composizione per età della famiglia;
3) la valutazione, per chi ha i requisiti, delle risorse disponibili (reddito, ricchezza mobiliare e immobiliare) ai fini della determinazione dell’entità del sostegno;
4) l’implementazione dei patti per il lavoro;
5) l’implementazione dei patti per l’inclusione sociale.

Le prime tre criticità sono le principali cause responsabili della disomogeneità e squilibrio nella copertura della popolazione che si trova in povertà rispetto alla composizione della famiglia, all’età, al modo in cui è composto il pacchetto di risorse disponibili (reddito, patrimonio mobiliare e immobiliare). Al netto delle difficoltà del periodo pandemico, che hanno impedito di attuare pienamente quanto previsto dalla legge, inducendo anche a sospendere alcune condizionalità, la quarta e quinta criticità riguardano invece la dimensione non monetaria del RdC, ovvero il processo e i meccanismi di attivazione per quanto riguarda vuoi l’occupabilità e l’occupazione, vuoi l’inclusione sociale, anche senza partecipazione al mercato del lavoro.

A questi cinque gruppi di criticità se ne possono aggiungere altre quattro, la cui analisi non viene ulteriormente sviluppata nelle pagine che seguono.

Una riguarda chi, pur avendone diritto, non fa domanda. La commissione sta svolgendo un’analisi delle caratteristiche e delle possibili motivazioni, per verificare in che misura esistano effettivi ostacoli di tipo informativo o culturale che scoraggiano l’accesso a particolari soggetti o gruppi sociali.

La seconda riguarda l’obbligo/incentivo a spendere tutto il RdC nel mese, salvo vederselo decurtare il mese successivo. Ciò è in contrasto con una gestione del bilancio familiare lungimirante, che prevede di accantonare risorse per far fronte non solo a spese impreviste, ma a spese prevedibili e necessarie che non avvengono tutti i mesi, come il pagamento delle utenze o l’acquisto di abbigliamento.

La terza riguarda il sistema sanzionatorio, che rischia di penalizzare non solo chi mette in atto comportamenti fraudolenti, ma anche altri comportamenti o errori di comunicazione commessi in buona fede. Al riguardo, meritano un approfondimento le modalità di verifica del possesso di requisiti e il sistema dei controlli. Inoltre, dal punto di vista delle sanzioni penali, sembrerebbe squilibrato rispetto ad altre ipotesi di reato.

Infine, ferma restando l’esclusione dalla misura delle persone in stato di detenzione, andrebbe meglio valutata la pena accessoria della esclusione dall’accesso alla misura per 10 anni dalla condanna con riferimento a particolari reati. Essa, infatti, appare in contrasto con il principio della piena re-integrazione sociale di chi ha pagato il proprio debito con la giustizia.

Scarica la Relazione da questo link Relazione-valutazione-RdC-final

Il meccanismo dell’offerta congrua nel reddito di cittadinanza non è mai stato attivato

La legge relativa al reddito di cittadinanza prevedere la perdita del sussidio se il beneficiario rifiuta offerte di lavoro congrue.

Dopo 3 anni dall’avvio del sussidio scopriamo che il meccanismo dell’offerta congrua non è mai stato attivato.

Un articolo de Il Fatto Quotidiano riporta varie testimonianze di ogni parte d’Italia:

L’offerta congrua è rimasta un manifesto alle intenzioni”, dice un navigator dell’Emilia Romagna, che insieme ad altri colleghi ha sgranato gli occhi di fronte a una slide della regione che impone di non notificare ai beneficiari del Reddito offerte “congrue”. Anzi, di specificare nell’apposito sistema informatico che nessuna è da considerarsi tale. Che a norma di legge significa che nessuno può vedersi ridurre o togliere il Reddito perché non è interessato ai lavori offerti dal centro per l’impiego e segnalati dai navigator. La Regione, racconta, “ci ha diffidato dal diffondere queste informazioni”.

Un navigator presso un centro per l’impiego della provincia di Verona. “Nessuno ci ha mai messo nelle condizioni di verificare e segnalare la congruità dell’offerta”

“Quasi tutte le offerte di lavoro che rileviamo dalle aziende non presentano le informazioni utili a determinarne la congruità”, spiega un navigator della Sardegna. E precisa come “questi parametri, anche ci fossero, necessiterebbero della possibilità di incrociare le informazioni di diverse piattaforme, ad oggi preclusa”.

Un navigator del Piemonte precisa: “Nel rendicontare ad Anpal il nostro operato abbiamo la possibilità di indicare il numero delle posizioni aperte dalle aziende (“vacancy”) che abbiamo segnalato ai beneficiari, nulla più. E anche nel sistema regionale o nell’applicazione di Anpal (MyAnpal) la possibilità di segnalare le offerte congrue non esiste, la parola “congruo” non c’è”. E aggiunge: “L’unico che può comunicare la condizionalità è il Centro per l’impiego, ma qui da noi condizionalità legate a rifiuti di offerte di lavoro non sono mai state comunicate”.

Nel Lazio, in calce alle mail indirizzate ai beneficiari alcuni navigator hanno scelto di aggiungere: “La presente non costituisce offerta di lavoro congrua ai sensi della normativa sul Rdc, pertanto in caso di disinteresse non si applicherà alcuna delle sanzioni previste”.

La notizia fa il paio con le sempre più frequenti segnalazioni di abusi.

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Come NON strutturare misure di politica attiva

 

Ho quasi finito di leggere Navigator (a vista) Storia e storie del reddito di cittadinanza, realizzato da ANNA, Associazione Nazionale Navigator.

Il libro è una prova ulteriore, ammesso che ce ne sia ancora bisogno, dell’inefficacia del reddito di cittadinanza per le politiche attive.

Le testimonianze di alcune decine di navigator evidenziano l’ottimismo della volontà, ma in concreto la loro inefficacia e impotenza ai fini del reinserimento lavorativo e del miglioramento dell’occupabilità dei beneficiari.

La cosa non desta meraviglia visto come questo provvedimento (che pure all’art. 1 del DECRETO-LEGGE 28 gennaio 2019, n. 4 è definito misura fondamentale di politica attiva del lavoro) è stato strutturato e applicato:

  1. per motivi ideologici (I contratti delle APL, ha affermato più di una volta (qui al minuto 2:20) Di Maio, molto spesso sono nuovo caporalato) l’incarico di orientare i beneficiari del RDC non è stato assegnato alle APL (che sarebbero state in grado di avviare l’attività in tempi rapidi e intermediano una percentuale di assunzioni maggiore di quella dei centri impiego), né (per sfiducia nei loro confronti o insufficienza di risorse) ai centri per l’impiego. Sono stati assunti operatori senza esperienza (la precedente esperienza in attività di orientamento / politiche attive non è stata considerata nei punteggi della prova selettiva), gli operatori sono stati assunti mesi dopo che il RDC era già stato introdotto : se ricordo bene il RDC ha preso l’avvio a marzo 2019, i navigator sono entrati in servizio a novembre-dicembre 2019 , la formazione è stata generica (un navigator, p. 69, scrive che Nessuno si è preoccupato a sufficienza della nostra formazione).

 

  1. i navigator sono stati imposti alle regioni, a cui spetta, come è noto, la responsabilità della gestione dei servizi per l’impiego a livello locale. Questo ha reso problematico l’inserimento dei navigator nei centri per l’impiego, sia per motivi di spazio che di procedure. Nel libro, un navigator racconta che, mancando sedie e scrivanie, per un periodo gli operatori si sedevano a turno (p.112), altri che non hanno accesso ai database regionali degli iscritti ai centri per l’impiego; la Campania a lungo si è opposta all’assunzione dei navigator ad essa destinati, che tuttora lavorano solo a distanza, senza essere mai entrati fisicamente nei centri per l’impiego (p. 234).

 

  1. il reddito di cittadinanza è stato avviato senza mettere a punto l’infrastruttura informatica necessaria, il promesso sito che avrebbe dovuto segnalare le offerte di lavoro nei cellulari dei disoccupati non è mai stato realizzato, il Garante della privacy ha autorizzato l’INPS a consultare le banche dati di diversi enti pubblici (Anagrafe tributaria, Pra, Regioni, Comuni) solo nel novembre 2020, ma il problema non è ancora risolto. L’INPS fa solo controlli a posteriori e a campione, le truffe sono molto diffuse.

 

  1. diversamente da quanto promesso da Di Maio nei vari talk show televisivi  (vedi dal secondo 59 in poi), il reddito di cittadinanza è stato avviato senza aver messo prima a punto un piano nazionale di misure di politica attiva per i beneficiari, quali ad esempio formazione, tirocini, lavori socialmente utili. Le misure previste nel decreto legislativo per promuovere formazione rivolta ai beneficiari non hanno funzionato, l’organizzazione di lavori socialmente utili (formalmente chiamati progetti di utilità sociale) è assegnata ai comuni che in massima parte hanno mancato delle capacità e dell’interesse ad attivarli. A oggi, formazione dedicata e lavori socialmente utili hanno coinvolto un numero minimo di beneficiari. Su questo punto vedi il mio articolo Operatori politiche attive come medici senza farmaci. L’unico effetto rilevante sembra un aumento delle iscrizioni ai corsi per il conseguimento della licenza media di quanti ne erano sprovvisti: un navigator in Sicilia racconta  (p. 170) che in collaborazione col locale CPIA hanno raccolto 650 iscrizioni a un corso per l’assolvimento dell’obbligo scolastico.

 

  1. I meccanismi per promuovere l’occupazione dei beneficiari previsti dalla legge non sono efficaci: l’offerta congrua è stata strutturata in modo da permettere che il beneficiario rifiuti legittimamente l’80% delle assunzioni con contratto di lavoro interinale, tutti i lavori a tempo parziale, e quei lavori a tempo pieno e indeterminato pagati meno di 858 € mensili lordi. 858 € lordi sono circa lo stipendio mediano (cioè l’importo più comune) di chi lavora nel Sud Italia, e per questo conviene lavorare al nero piuttosto che farsi assumere.

Un navigator toscano descrive così la sua operatività (p. 109): Prima che io possa incontrare un beneficiario l’INPS (sulla propria piattaforma) deve validare la domanda; poi il nominativo viene convocato dal centro per l’impiego e, nella mia realtà territoriale, solo dopo la firma del patto per il lavoro posso contattare il beneficiario. Questa semplice sequenza telematica necessita mediamente di 5 mesi: il beneficiario fa domanda a gennaio e se sono fortunato l’incontro a giugno (ovviamente il beneficiario riceve il beneficio economico da febbraio); sei mesi su 18 persi, e non certo per colpa dei navigator. Molti dispositivi previsti dal testo di legge non hanno trovato attuazione (condizionalità, offerta congrua, incentivi all’autoimprenditorialità) e tutto questo è considerato pacificamente accettabile. Non ho accesso alle principali piattaforme (INPS, My ANPAL, etc.) per acquisire anche la più elementare informazione. Per verificare la data di scadenza dei 18 mesi del reddito di cittadinanza mi trovo costretto a fare dei calcoli su una stringa INPS che è affidabile come il primo prototipo dello shuttle.

Al giugno 2021, il patto per il lavoro era stato stipulato solo  dal 34% dei beneficiari ritenuti abili al lavoro, vale a dire che 758.000 beneficiari  su un totale di 1.150.000 non erano ancora stati convocati presso i centri per l’impiego.

In una intervista rilasciata il giorno dell’approvazione del decreto che istituiva il reddito di cittadinanza Di Maio ha dichiarato che:

In sette mesi abbiamo realizzato le misure centrali del contratto di governo: reddito di cittadinanza e quota 100 sulle pensioni. Adesso abbiamo la dimostrazione con i fatti che tutti gli altri punti del contratto si possano realizzare. A chi diceva fosse fantascientifico dico che la migliore risposta è questa.

La dichiarazione spiega i motivi della fretta. I risultati della fretta, a distanza di 3 anni sono ancora ben evidenti.

Se si voleva semplicemente distribuire 20 miliardi (questo è il costo finora)  a tutti quelli che dichiaravano di averne bisogno (in mancanza di un controllo preventivo sulle banche dati, il reddito è distribuito a chiunque ne fa richiesta, inclusi stranieri mai residenti in Italia) non c’era bisogno di assumere i navigator. Una ipotesi è che i navigator siano stati assunti con quelle caratteristiche (voto di laurea e selezione a quiz) per assicurare rapidamente un posto di lavoro pubblico a 3.000 giovani volenterosi.

Invece che rivoluzionare tutto, il Governo Lega-5 Stelle avrebbe potuto usare il già esistente  REI, Reddito di Inclusione, allargando la platea di beneficiari, ma questa soluzione è stata scartata perché avrebbe voluto dire riconoscere che l’odiato Renzi aveva fatto qualcosa di buono e inoltre sarebbero andati troppi soldi agli stranieri residenti in Italia. Il reddito di cittadinanza invece è stato strutturato in modo da discriminare gli stranieri  e le famiglie numerose (in genere composte di stranieri).

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Di Maio 2015: Chi prende il reddito di cittadinanza sarà impegnato tutti i giorni in formazione e volontariato

Casualmente ho trovato un’intervista di Di Maio a Porta a Porta dove Di Maio dichiara che i beneficiari del reddito di cittadinanza non potranno lavorare al nero perché saranno impegnati tutti i giorni in attività di formazione e volontariato (dal secondo 59 in poi).

Poi abbiamo visto come è andata a finire. Fra il dire e il fare…….. si chiama propaganda.

Se non vedi il video clicca qui.

Patetico anche l’esempio dell’ingegnere che perde il lavoro. L’ingegnere che perde il lavoro verosimilmente lo ritrova al più presto e in ogni caso non avrebbe i requisiti per ottenere il reddito. Non realizzati poi i tagli alle spese prefigurati, per quel che ne so il reddito di cittadinanza viene finanziato a debito.

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Reddito di cittadinanza aggiornamento

Milena Gabbanelli pubblica oggi su Il Corriere della Sera un articolo sul reddito di cittadinanza. Riassumo le cose più importanti:

  1. al momento, a 3 anni dall’avvio del reddito di cittadinanza (RDC), la banca dati dei beneficiari non si parla con le altre banche dati (anagrafe comuni, condanne, proprietà, etc.) perciò è assai difficile individuare chi ha dichiarato il falso e il RDC continua ad essere ottenuto con facilità anche da chi non ha i requisiti
  2. a oggi, solo il 31% dei beneficiari ha fatto il primo colloquio presso il centro per l’impiego
  3. gli importi del RDC sono uguali su tutto il territorio nazionale, ma in questo modo è penalizzato chi abita nel nord Italia mentre al sud il RDC viene distribuito a chi non è povero, più esattamente il 36% di coloro che prendono il reddito non sono poveri secondo i criteri ISTAT.
  4. le famiglie con figli piccoli sono penalizzate, cioè ricevono in proporzione importi di RDC molto più bassi di quelli dei single
  5. il RDC è strutturato in un modo che promuove il lavoro nero
  6. il 25% dei beneficiari di reddito abili al lavoro ha avuto almeno un contratto di lavoro. Una ricerca Caritas mostra però che le «occasioni di lavoro» i percettori di reddito le avrebbero trovate anche cercandole da soli. L’assegno di ricollocazione, cioè i soldi da spendere in servizi di aiuto per trovare un nuovo lavoro, è stato dato solo allo 0,3% dei percettori di reddito abili al lavoro. Da notare: per darlo ai percettori di reddito l’assegno di ricollocazione è stato tolto ai beneficiari di Naspi
  7. la normativa prevede che il beneficiario possa perdere parte del RDC se rifiuta un lavoro. Ma questa disposizione vale solo per offerte di lavoro considerate congrue col profilo di competenze, e con retribuzione superiore a un determinato importo. A oggi in tutta Italia nessun beneficiario ha perso il RDC per questo motivo, perciò il sistema non funziona o non viene in pratica applicato.

Leggi l’articolo.

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Come modificare il reddito di cittadinanza

In queste settimane sento alcuni commentatori affermare di continuo che ‘La gran parte dei beneficiari del reddito di cittadinanza non sono occupabili’, intendendo con questa informazione che le cose vanno lasciate come stanno.

Dissento.

E’ vero che al momento la gran parte dei beneficiari non sono occupabili, ma la norma e la sua applicazione devono essere cambiati in modo che possano diventarlo.

I beneficiari del reddito di cittadinanza dovrebbero essere impegnati tutti i giorni, così taglieremmo fuori anche tutti quelli che lavorano al nero.

Vedi il mio video a riguardo

Se non vedi il video clicca su questo link.

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Si fa presto a dire politiche attive

In questo periodo tutta la stampa evidenzia la necessità di potenziare le politiche attive del lavoro, senza però entrare nel merito.

Affermare che le politiche attive vadano potenziate è altrettanto generico che dire che per guarire è necessario curarsi. In realtà gli esiti della cura dipendono dagli specifici farmici utilizzati e dalle loro modalità di somministrazione. Se mal congegnata la cura può addirittura rivelarsi inefficace o iatrogena.

Lo stesso può accadere alle politiche attive del lavoro: se mal congegnate possono aumentare la disoccupazione incentivando la non ricerca di lavoro e il rifiuto dei lavori offerti.

Per politiche attive si intendono tutte quelle misure introdotte da soggetti pubblici volte a promuovere l’occupazione. Rientrano ad esempio fra le politiche attive le attività formazione, orientamento, gli incentivi all’assunzione, siti e software che facilitano l’incontro fra domanda e offerta.

E’ possibile orientarsi fa le diverse misure tenendo a mente tre parametri: soggetto bersaglio / approccio / beneficio

Soggetto bersaglio

Le misure di politica attiva possono essere indirizzate a disoccupati / imprese. Un altro campo di intervento è quello delle infrastrutture per l’incontro domanda e offerta. Un esempio del primo caso è corso di formazione gratuito rivolto a disoccupati organizzato da agenzie formative sulla base di un bando pubblico, senza contatti con imprese. Un esempio del secondo caso è uno sgravio fiscale rivolto alle imprese che assumono disoccupati che hanno seguito un corso di formazione. Un esempio del terzo caso può essere un portale che linca tutti i corsi gratuiti rivolti a disoccupati organizzati in una determinata regione.

Beneficio monetario o non monetario

Le politiche attive possono portare ai soggetti bersaglio un beneficio di tipo monetario o non monetario. Un esempio di beneficio monetario è classicamente uno sgravio contributivo all’assunzione rivolto alle imprese, o un’indennità rivolta ai disoccupati condizionata alla partecipazione a un corso di formazione. Benefici di tipo non monetario possono essere un miglioramento della propria preparazione (grazie alla partecipazione a un corso di formazione) o della propria capacità di cercare lavoro (grazie alla partecipazione ad attività di orientamento)

Approccio punitivo o premiale

L’approccio delle misure di politica attiva può essere punitivo o premiale. Un esempio di una misura punitiva è la cessazione dell’erogazione del reddito di cittadinanza a chi non accetta un’offerta di lavoro, oppure, lato imprese, l’obbligo di assumere una certa percentuale di persone con disabilità certificata. Un esempio di misura premiale può invece essere una temporanea riduzione della tassazione dei redditi di lavoro per il disoccupato che trova lavoro (in questo modo fra l’altro lavorare al nero diventerebbe meno conveniente) o un premio in denaro (nella forma di una riduzione degli sgravi contributivi) per le imprese che assumono persone con disabilità certificata. All’interno dell’approccio premiale possiamo considerare anche quelle misure che riducono il peso degli adempimenti per le imprese, ad esempio per le assunzioni: una misura di questo tipo è stata l’introduzione delle assunzioni tramite voucher.

L’efficacia reale delle diverse misure

Una considerazione riguardo al tipo di beneficio e al tipo di approccio è che le diverse misure devono essere in strutturate in modo che siano effettivamente operative. Un provvedimento per togliere un beneficio economico (ad esempio il reddito di cittadinanza) strutturato in modo che di fatto sia impossibile proporre offerte di lavoro al disoccupato, o la cui applicazione concreta è posticipata sine die è, in concreto, un provvedimento che non esiste. Lo stesso può valere anche per la concessione di benefici.

Le misure di politica attiva maggiormente efficaci

Quali sono le misure di politica attiva più efficaci? E’ difficile dirlo, perché dipende ad esempio dal tipo di categoria di disoccupati di cui vogliamo favorire l’assunzione, dal tipo di contratto di lavoro che vogliamo incrementare, o dal malfunzionamento del mercato del lavoro che vogliamo ridurre.

In generale possiamo dire che le misure migliori sono quelle basate su un approccio premiale lato imprese. Tutti cercano di evitare o bluffare quando sono soggetti a obblighi che non portano un beneficio diretto. E’ inoltre necessario creare un ecosistema dove tutti gli attori (disoccupati, imprese, servizi pubblici e privati per il lavoro) siano spinti ad adottare comportamenti che, generando un beneficio diretto per ciascuno di essi, portino al risultato complessivo desiderato dal decisore politico (ad esempio aumento e/o durata dell’occupazione).

 

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Lettera a una Navigator: Ambasciator non porta pena

Buongiorno Sandra, ho letto con un po’ di sorpresa il suo messaggio, dove mi rimprovera di pubblicare su LinkedIn post ‘distruttivi’ che ‘demoliscono i Navigator’, e di essere prevenuto nei confronti del reddito di cittadinanza.

Tutte le mattine, per una mezz’ora prima di iniziare a lavorare scorro i titoli dei giornali. Linco su LinkedIn le notizie che mi interessano, pensando di fare una cosa utile a chi come me lavora nel settore delle politiche attive. Non è colpa mia se finora le notizie pubblicate su reddito di cittadinanza e Navigator sono quasi esclusivamente negative. Come avrà visto, io mi limito a lincare articoli di giornale. Dunque dovrebbe rivolgere la sua disapprovazione non a me, ma ai vari giornali (fra gli altri Repubblica, Sole 24 Ore, Corriere, Messaggero) che le pubblicano, e eventualmente a chi per stupidità, imperizia o calcoli elettorali ha inviato 3.000 persone allo sbaraglio. Come si dice: Ambasciator non porta pena. Quando inizieranno a essere pubblicate notizie positive (spero molto presto), lincherò anche quelle.

Relativamente al reddito di cittadinanza, l’obiettivo del mio lavoro è da tanti anni quello che adesso è anche il suo: aiutare persone disoccupate a ricollocarsi, ed è per questo che ancora oggi sono impegnato nell’insegnamento di tecniche operative efficaci (per lo svolgimento di colloqui, di bilanci di competenze, della consulenza a persone in cerca di lavoro, etc.). Per lo stesso motivo parlo positivamente delle politiche attive efficaci e critico quelle che mi sembrano fallate. La forza politica che propone ciascuna misura mi interessa relativamente.

Sul reddito di cittadinanza, si poteva fare meglio? Certo che sì. Le segnalo tre punti:

1 – invece di cestinare il REI e creare un dispositivo nuovo di zecca bastava allargare la platea dei beneficiari del REI; il REI già funzionava e non ci sarebbero state interruzioni. Invece col RDC si è voluto rivoluzionare tutto. Il sito rivolto ai servizi sociali è operativo solo da un mese, ma, per quel che ne so, molti comuni ancora non lo stanno utilizzando. I lavori socialmente utili nei comuni non sono ancora stati avviati. Dunque si sono persi 7 mesi per la stesura di piani di inserimento sociale e altri ancora se ne perderanno.

2 – per l’avvio immediato del RDC bastava coinvolgere nella sua implementazione le agenzie per il lavoro private (APL) e le agenzie formative accreditate per i sevizi per il lavoro. Invece Di Maio anno scorso si scagliò contro le APL definendole ‘i nuovi caporali’, così le APL sono state finora tagliate fuori dal RDC, e anche questo è fonte di ritardo e di inefficacia (come saprà, le APL intermediano una percentuale di assunzioni maggiore di quella dei centri impiego). Ci sono anche altri problemi temporali e sostanziali. Problemi temporali alla data odierna (metà dicembre 2019):

  • del software che doveva segnalare le offerte di lavoro nei cellulari dei disoccupati si sono perse le tracce.
  • Il sito e le istruzioni per godere degli sgravi all’assunzione sono operativi, se ricordo bene, da meno di 1 mese.
  • l’assegno di ricollocazione per i beneficiari del RDC non è ancora stato attivato
  • Le istruzioni su come godere degli sgravi in caso di assunzione di beneficiari del RDC che hanno partecipato a attività formative ancora non sono uscite.
  • Di Maio aveva dichiarato che il RDC sarebbe entrato in funzione nel 2020, per dare modo ai CPI di prepararsi. Invece poi il RDC è stato introdotto a gennaio 2019, stressando così tutto il sistema dei servizi pubblici all’impiego.

Problemi sostanziali:

  • Nel primo anno di applicazione reddito e situazione patrimoniale per calcolare il diritto al RDC sono stati basati sull’autocertificazione, facilitando così le false dichiarazioni (vedi unodue, tre)
  • E’ stato tolto stato tolto l’assegno di ricollocazione a chi non ha il RDC
  • Le caratteristiche dell’offerta congrua (stipendio di almeno 858 mensili lordi, rapporto di lavoro a tempo pieno, durata indeterminata o determinata non inferiore a tre mesi, coerenza con precedenti esperienze lavorative) disincentivano ad accettare il lavoro (vedi  zero, uno, duetre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci).
  • I parametri scelti per la concessione del reddito di cittadinanza sono sballati: il 41,9 per cento degli aventi diritto non rispetta i requisiti per essere classificato come povero dall’Istat. Inoltre i poveri Istat che sono esclusi dal RdC sono pari all’84,8 per cento dei nuclei (poveri e non) che percepiscono il sussidio. Cioè in pratica per ogni percettore del sussidio c’è quasi un povero che non lo percepisce. Fonte: Osservatorio sui conti pubblici dell’Università cattolica di Milano

3 – fra i Navigator ci sono anche persone esperte, ad esempio persone che come lei avevano già lavorato nelle politiche attive in agenzie private (alcune di queste le conosco personalmente e le stimo) o che hanno titoli di studio adeguati come il suo in psicologia del lavoro. Tuttavia concorderà con me che un test a risposta multipla è una modalità di selezione grossolana. Non crede che aggiungere un colloquio avrebbe permesso di valutare meglio le competenze dei candidati? Inoltre nella selezione non è stata considerata in alcun modo l’esperienza pregressa nell’ambito delle politiche attive, e sono state ammesse lauree (giurisprudenza, scienze politiche, etc.) che con lo svolgimento di colloqui con persone in situazione di bisogno hanno poco a che fare. Il risultato è che, se ricordo bene, il 40% dei Navigator assunti non ha mai lavorato o non ha alcuna esperienza nelle politiche attive , mentre molte persone con titoli più adeguati e precedenti esperienze sono state escluse. La formazione in aula dei Navigator mi dicono sia stata assai generica. Si impara anche (soprattutto) sul campo, ma per chi parte da lontano il percorso di apprendimento può essere molto lungo.

Queste cose, gli organi di informazione, le possono scrivere? E quando, a causa di queste scelte sbagliate, emergono fatti di cronaca che gettano cattiva luce sul RDC, i giornali cosa devono fare? Evidenziare i limiti e i cattivi risultati di un provvedimento è uno dei modi per chiederne (e a volte ottenere) delle modifiche. E’ così per tutti i provvedimenti di legge: è stato così per il Jobs Act, per la Buona Scuola, etc. perché per il RDC dovrebbe essere diverso?

Io credo che i Navigator, invece di parlar bene del RDC a prescindere, dovrebbero avere l’onestà intellettuale di riconoscere quelle cose che (almeno per ora) non vanno. Essere stati assunti dal Governo di Di Maio non vi obbliga a esser supporter di Di Maio o fanatici del RDC nella sua forma attuale. Utile anche abbandonare il vittimismo: tutti ci auguriamo che i Navigator diventino presto pienamente operativi e credo che gli operatori dei CPI siano tutti disponibili a darvi una mano.

Le auguro una buona giornata,

Leonardo Evangelista

AGGIORNAMENTO: dopo 3 anni dall’introduzione del RDC si scopre che il meccanismo dell’offerta congrua non è mai stato attivato.

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Tenerli impegnati tutto il giorno: una soluzione per ridurre il lavoro nero dei percettori del reddito di cittadinanza

La corresponsione del reddito di cittadinanza (Rdc) è appena iniziata e già arrivano numerose segnalazioni di percettori impegnati in attività criminali o al nero (l’ultima è di oggi: arrestato un usuraio beneficiario di reddito di cittadinanza che si era recato a riscuotere la rata dalla sua vittima).

Un accorgimento per evitare lo svolgimento di attività al nero o criminali è tenere impegnati tutto il giorno, almeno tutti i giorni feriali, i percettori del Rdc. Ai percettori del Rdc dovrebbe essere richiesto di svolgere attività di lavoro, attività socialmente utili o che comunque aumentino la loro impiegabilità, quali formazione o tirocini, secondo un orario pari a quello di un contratto di lavoro a tempo pieno, con una riduzione forse di mezz’ora o 1 ora al giorno per condurre ricerca di lavoro documentata.

La Legge 26/2019 non sembra particolarmente sensibile su questo punto, nonostante le dichiarazioni del Ministro Di Maio sulla presenza nel provvedimento di norme ‘anti divano’. Vedi anche questa intervista dove Di Maio afferma che (dal secondo 59 in poi) chi prende il reddito di cittadinanza sarà impegnato tutti i giorni in formazione e volontariato.

L’articolo 4 afferma sì che i beneficiari sono tenuti a svolgere le attività indicate nel Patto per il lavoro, e l’art. 7 che la mancata partecipazione alle attività stabilite nel Patto per il lavoro comporta la perdita dell’indennità, tuttavia altre disposizioni della L.26/2019, quali ad esempio le caratteristiche dell’offerta congrua e delle attività di pubblica utilità mostrano lassismo.

La strutturazione dell‘offerta congrua (cioè dell’offerta di lavoro che il beneficiario non può rifiutare, pena la perdita del reddito di cittadinanza, vedi art. 4 e 7) sono tali da permettere che il beneficiario possa rifiutare legittimamente l’80% delle assunzioni con contratto di lavoro interinale, tutti i lavori a tempo parziale, e quei lavori a tempo pieno e indeterminato pagati meno di 858 € mensili lordi. Uno dei motivi dell’attuale strutturazione dell’offerta congrua è evitare che i magri redditi conseguiti dai beneficiari in attività di breve durata, part time o pagate poco li escludano o riducano l’importo del reddito di cittadinanza, ma in questo modo li si tiene lontani dal lavoro regolare e con disponibilità di tempo per lavorare al nero. Una soluzione migliore sarebbe stata stabilire che è obbligatorio accettare qualunque tipo di lavoro, ma che i redditi dei lavori che non rispondono ai requisiti dell’offerta congrua non contribuiscono a calcolare l’importo su cui viene deciso il reddito di cittadinanza.

I lavori socialmente utili (l’art.4 li chiama ‘progetti utili alla collettività’) non saturano il tempo libero dei percettori del reddito di cittadinanza, in quanto l’impegno previsto è di sole 8 ore a settimana, elevabili a 16 solo se il percettore del Rdc è d’accordo. La L.26/2019 inoltre non stabilisce che tutti i percettori del Rdc debbano obbligatoriamente svolgere lavori di pubblica utilità, né che tutti i comuni debbano attivarli; l’impatto così in termini di saturazione del tempo libero sarà estremamente limitato. Per ridurre le possibilità di lavoro nero, e per apportare un beneficio alla collettività, sarebbe stato più opportuno che i lavori di pubblica utilità fossero stati resi obbligatori per tutti i percettori del Rdc non impegnati in altre misure e fossero stati organizzati direttamente dal Ministero del lavoro invece che, come adesso, lasciati alle spesso deboli capacità organizzative dei comuni.

 

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