Tenerli impegnati tutto il giorno: una soluzione per ridurre il lavoro nero dei percettori di reddito di cittadinanza

La corresponsione del reddito di cittadinanza (Rdc) è appena iniziata e già arrivano numerose segnalazioni di percettori impegnati in attività criminali o al nero (l’ultima è di oggi: arrestato un usuraio beneficiario di reddito di cittadinanza che si era recato a riscuotere la rata dalla sua vittima).

Un accorgimento per evitare lo svolgimento di attività al nero o criminali è tenere impegnati tutto il giorno, almeno tutti i giorni feriali, i percettori del Rdc. Ai percettori del Rdc dovrebbe essere richiesto di svolgere attività di lavoro, attività socialmente utili o che comunque aumentino la loro impiegabilità, quali formazione o tirocini, secondo un orario pari a quello di un contratto di lavoro a tempo pieno, con una riduzione forse di mezz’ora o 1 ora al giorno per condurre ricerca di lavoro documentata.

La Legge 26/2019 non sembra particolarmente sensibile su questo punto, nonostante le dichiarazioni del Ministro Di Maio sulla presenza nel provvedimento di norme ‘anti divano’.

L’articolo 4 afferma sì che i beneficiari sono tenuti a svolgere le attività indicate nel Patto per il lavoro, e l’art. 7 che la mancata partecipazione alle attività stabilite nel Patto per il lavoro comporta la perdita dell’indennità, tuttavia altre disposizioni della L.26/2019, quali ad esempio le caratteristiche dell’offerta congrua e delle attività di pubblica utilità mostrano lassismo.

La strutturazione dell‘offerta congrua (cioè dell’offerta di lavoro che il beneficiario non può rifiutare, pena la perdita del reddito di cittadinanza, vedi art. 4 e 7) sono tali da permettere che il beneficiario possa rifiutare legittimamente l’80% delle assunzioni con contratto di lavoro interinale, tutti i lavori a tempo parziale, e quei lavori a tempo pieno e indeterminato pagati meno di 858 € mensili lordi. Uno dei motivi dell’attuale strutturazione dell’offerta congrua è evitare che i magri redditi conseguiti dai beneficiari in attività di breve durata, part time o pagate poco li escludano o riducano l’importo del reddito di cittadinanza, ma in questo modo li si tiene lontani dal lavoro regolare e con disponibilità di tempo per lavorare al nero. Una soluzione migliore sarebbe stata stabilire che è obbligatorio accettare qualunque tipo di lavoro, ma che i redditi dei lavori che non rispondono ai requisiti dell’offerta congrua non contribuiscono a calcolare l’importo su cui viene deciso il reddito di cittadinanza.

I lavori socialmente utili (l’art.4 li chiama ‘progetti utili alla collettività’) non saturano il tempo libero dei percettori del reddito di cittadinanza, in quanto l’impegno previsto è di sole 8 ore a settimana, elevabili a 16 solo se il percettore del Rdc è d’accordo. La L.26/2019 inoltre non stabilisce che tutti i percettori del Rdc debbano obbligatoriamente svolgere lavori di pubblica utilità, né che tutti i comuni debbano attivarli; l’impatto così in termini di saturazione del tempo libero sarà estremamente limitato. Per ridurre le possibilità di lavoro nero, e per apportare un beneficio alla collettività, sarebbe stato più opportuno che i lavori di pubblica utilità fossero stati resi obbligatori per tutti i percettori del Rdc non impegnati in altre misure e fossero stati organizzati direttamente dal Ministero del lavoro invece che, come adesso, lasciati alle spesso deboli capacità organizzative dei comuni.

 

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I ritardi nell’attivazione delle politiche attive del Reddito di cittadinanza

Il Reddito di cittadinanza, normato dalla Legge 26/2019, si pone come una misura di politica attiva del lavoro. In particolare l’art.1 della Legge afferma che:

È istituito, a decorrere dal mese di aprile 2019, il Reddito di cittadinanza (…)
quale misura fondamentale di politica attiva del lavoro a garanzia del diritto al lavoro, di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale.

Come è noto, le politiche del lavoro si dividono in passive e attive.

In estrema sintesi, sono politiche passive i contributi diretti in denaro o il prepensionamento a chi perde il posto di lavoro.

Fanno parte delle politiche attive interventi quali:

  • attivazione o promozione di servizi di orientamento
  • attivazione e promozione di apprendistato, tirocini, alternanza scuola lavoro, lavori socialmente utili
  • attivazione e promozione di formazione
  • servizi e sgravi per la promozione dell’imprenditoria
  • promozione di servizi per l’incontro fra domanda e offerta di lavoro
  • sgravi all’assunzione.

 

Le politiche passive risolvono il problema immediato della mancanza di un reddito a seguito della perdita del lavoro o della inoccupazione, mentre le politiche attive cercano di aiutare le persone a trovarsi un  lavoro.

Il reddito di cittadinanza è una misura che vuole coniugare assieme politiche attive e passive, secondo una logica di condizionalità: l’ottenimento e il mantenimento nel tempo del contributo economico è subordinato alla partecipazione, da parte del beneficiario e dei membri della sua famiglia, a una serie di attività di politica attiva.

In questa fase iniziale del Reddito di cittadinanza è stata avviata la distribuzione del contributo economico, mentre la quasi totalità delle politiche attive sono in ritardo. In particolare, al momento sono in ritardo:

  • Mancano le due piattaforme web di supporto agli operatori coinvolti nel sistema (in  una delle due vanno anche pubblicate le offerte di lavoro riservate ai beneficiari del Reddito di cittadinanza)
  • INPS al momento non trasmette o trasmette ai centri per l’impiego l’elenco di solo alcuni beneficiari del Rdc e con file csv
  • Manca il modello su cui redigere il Patto per il lavoro
  • Mancano le modalità operative e l’importo dell’Assegno di ricollocazione
  • Nessuna Regione ha finora autorizzato i soggetti privati accreditati per i servizi al lavoro alla redazione del Patto per il lavoro
  • Mancano le linee guida per attivazione progetti utili alla collettività
  • Le Regioni non hanno bandito i concorsi per l’assunzione di personale aggiuntivo per i Centri per l’impiego (manca il decreto attuativo del Governo per la ripartizione delle risorse fra le Regioni)
  • Il concorso Navigator ANPAL (inizialmente previsto a marzo/aprile) è in svolgimento adesso.

 

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Caratteristiche e efficacia dell’offerta di lavoro congrua

Il concetto di offerta di lavoro congrua è di primaria importanza per l’applicazione dei meccanismi di condizionalità nella Naspi Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego e del Rdc Reddito di cittadinanza. I meccanismi di condizionalità sono norme di legge che condizionano la concessione di sussidi o di altri benefici al disoccupato all’adozione da parte del disoccupato di determinati comportamenti.

Nello specifico, l’ottenimento di Naspi e Rdc è subordinato a una serie di comportamenti da parte dei beneficiari, fra cui l’accettazione di una proposta di lavoro congrua. Che cosa significa esattamente ‘congrua’?

Le caratteristiche dell’offerta di lavoro congrua sono definite:

  • Per i percettori della Naspi, dal DM 10 aprile 2018 n.42
  • Per i percettori del Rdc dal DM 10 aprile 2018 n.42 e dalla L.26/2019.

L’offerta di lavoro congrua per i percettori della Naspi

Secondo il DM 42/2018, è congrua quell’offerta che risponde alle seguenti caratteristiche:

1. Coerenza con le esperienze e competenze maturate (art.4)

La coerenza viene calcolata sulla base delle ADA che compongono la mansione professionale precedente ricoperto dal disoccupato. Il termine ADA sta per aree di attività; le aree di attività sono un modo per mappare le principali aree di attività di ogni profilo professionale.

Il livello di coerenza varia al variare della durata della disoccupazione, secondo la seguente tabella:

Come si vede, con l’allungarsi della disoccupazione le ADA considerate congrue aumentano di numero e così aumenta la distanza dell’occupazione che è ‘obbligatorio’ accettare rispetto a quella svolta in precedenza.

2. Tipologia contrattuale (art.5)

E’ considerata congrua quella offerta di lavoro che:

  1. a) si riferisce a un rapporto di lavoro a tempo indeterminato oppure determinato o di somministrazione di durata non inferiore a tre mesi;
  2. b) si riferisce a un rapporto di lavoro a tempo pieno o con un orario di lavoro non inferiore all’80% di quello dell’ultimo contratto di lavoro;
  3. c) prevede una retribuzione non inferiore ai minimi salariali previsti dai contratti collettivi di cui all’articolo 51 del decreto legislativo n. 81 del 2015.

L’offerta di lavoro deve inoltre contenere, al momento della sua presentazione, le seguenti informazioni minime:

  1. a) la qualifica da ricoprire e le mansioni;
  2. b) i requisiti richiesti;
  3. c) il luogo e l’orario di lavoro;
  4. d) la tipologia contrattuale;
  5. e) la durata del contratto di lavoro;
  6. f) la retribuzione prevista o i riferimenti al contratto collettivo nazionale applicato.
3. Distanza del luogo di lavoro dal domicilio e tempi di trasferimento (art.6)

La distanza viene considerata congrua con riferimento alla durata della disoccupazione. Sono presi in considerazione i kilometri dal domicilio o il tempo per raggiungere il luogo di lavoro con mezzi pubblici. Vedi la tabella al punto 5 al termine di questa sezione. Nel caso in cui il luogo di lavoro non sia raggiungibile con i mezzi di trasporto pubblici, le distanze si considerano ridotte del 30%.

4. Soglia della retribuzione offerta per i percettori di misure di sostegno al reddito (art.7)

Per chi riceve la Naspi, l’offerta di lavoro è congrua se l’entità della retribuzione, al netto dei contributi a carico del lavoratore, è superiore di almeno il 20 per cento dell’indennità percepita nell’ultimo mese precedente.

5. In sintesi

I vari parametri sono riassunti sinteticamente nella tabella qui sotto

6. Conseguenze del rifiuto di accettare una offerta di lavoro congrua

Secondo il DM 42/2018 la mancata accettazione di una offerta di lavoro congrua comporta (vedi art.8) la perdita della Naspi e dello stato di disoccupazione (D.Lgs 150/2015).

 

L’offerta di lavoro congrua per i percettori del Rdc

Per i percettori del Rdc i criteri per la definizione dell’offerta di lavoro congrua sono gli stessi, con le seguenti eccezioni.

1. Diversi criteri di calcolo della distanza (art. 4 §9)

La distanza viene calcolata in maniera diversa, sulla base dei mesi di fruizione del Rdc e del numero progressivo di offerte congrue ricevute:

Nei primi 12 mesi della fruizione del Rdc:

  • la prima offerta entro 100 km o 100 minuti con mezzi pubblici
  • la seconda offerta entro 250 Km
  • la terza offerta su tutto il territorio nazionale

Dopo 12 mesi:

  • La prima e la seconda offerta entro 250 km
  • la terza offerta su tutto il territorio nazionale

In caso di rinnovo del Rdc

  • su tutto il territorio nazionale

Sono previsti criteri meno rigidi per nuclei familiari con persone disabili e con figli minori.

2. Diversa soglia della retribuzione del lavoro offerto (art.4 §9-bis)

Per i percettori del Rdc la retribuzione del lavoro offerto deve essere superiore di almeno il 10 per cento rispetto al beneficio massimo fruibile da un solo individuo, inclusivo della componente ad integrazione del reddito dei nuclei residenti in abitazione in locazione. In pratica la retribuzione offerta deve essere superiore a 780 € + 10% = 858 € mensili.

3. Diverse conseguenze del rifiuto di accettare un’offerta congrua (art.7 § e)

Innanzitutto la sanzione scatta alla mancata accettazione della terza offerta congrua, con la sola eccezione del caso di rinnovo del Rdc, in cui la sanzione scatta al rifiuto della prima offerta congrua. La sanzione comporta la perdita del reddito di cittadinanza.

Efficacia del meccanismo di condizionalità basato sull’accettazione dell’offerta congrua

La sanzione basata sul rifiuto dell’offerta congrua è possibile solo se:

  • l’impresa o l’agenzia per il lavoro interessata ad attivare un contratto di assunzione in somministrazione, a seguito dello svolgimento di un processo di selezione, formuli una proposta di assunzione a un beneficiario di Naspi o di Rdc
  • l’impresa o l’agenzia per il lavoro comunichi al centro per l’impiego il diniego all’assunzione del beneficiario di Naspi o di Rdc.

Entrambi le condizioni appaiono di difficile realizzazione, per due motivi principali:

il beneficiario può volutamente svolgere le prove e i colloqui di selezione con un comportamento scostante o mostrandosi poco motivato, in modo da non farsi selezionare come la persona da assumere. Se il beneficiario si mostra scostante, può eventualmente ricevere una proposta di assunzione solo per mansioni elementari e/o in quei mercati locali del lavoro dove determinate figure professionali scarseggiano.

L’impresa o l’agenzia per il lavoro non hanno un incentivo a segnalare al centro per l’impiego il diniego all’assunzione del candidato individuato per l’assunzione. L’unico motivo per la segnalazione può essere una sorta di ritorsione verso il candidato per il tempo che ha fatto perdere.

Alla luce di queste considerazioni,  l’efficacia del meccanismo dell’offerta congrua per scoraggiare comportamenti opportunistici nei percettori di sussidi ( evitare di farsi assumere e mantenere il sussidio) appare limitata.

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Quali attività di orientamento all’interno della legge 26/2019 (Reddito di cittadinanza)?

Quali sono le attività di orientamento all’interno della Legge 26/2019, relativa al reddito di cittadinanza? Ricordiamo che per attività di orientamento intendiamo attività di informazione, consulenza, presa in carico volte a favorire l’inserimento e il miglioramento della propria vita professionale.

All’interno della L.26/2019 possiamo individuare due servizi che hanno caratteristiche di servizi di orientamento: il Patto per il lavoro (art.4 §7) e Il servizio di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro (art.9).

Il Patto per il lavoro

Secondo l’art. 4 § 7:

I beneficiari [del reddito di cittadinanza] (…) non esclusi o esonerati dagli obblighi [connessi al ricevimento del Reddito di cittadinanza], stipulano presso i centri per l’impiego ovvero, laddove previsto da provvedimenti regionali, presso i soggetti accreditati ai sensi dell’articolo 12 del decreto legislativo n. 150 del 2015 [si tratta dei soggetti privati accreditati per i sevizi al lavoro], un Patto per il lavoro, che equivale al patto di servizio personalizzatodi cui all’articolo 20 del medesimo decreto legislativon. 150 del 2015. Il Patto per il lavoro deve contenere gliobblighi e gli impegni previsti dal comma 8, lettera b).

Il §8b stabilisce che i beneficiari di cui al comma 7 sono tenuti a:

  1. registrarsi sull’apposita piattaforma digitale di cui all’articolo 6, comma 1, anche per il tramite di portali regionali, se presenti, e consultarla quotidianamente quale supporto nella ricerca attiva del lavoro
  2. svolgere ricerca attiva del lavoro, verificando la presenza di nuove offerte di lavoro, secondo le ulteriori modalità definite nel Patto per il lavoro, che, comunque, individua il diario delle attività che devono essere svolte settimanalmente;
  3. accettare di essere avviato alle attività individuate nel Patto per il lavoro;
  4. sostenere i colloqui psicoattitudinali e le eventuali prove di selezione finalizzate all’assunzione, su indicazione dei servizi competenti e in attinenza alle competenze certificate;
  5. accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue, ai sensi dell’articolo 25 del decreto legislativo n. 150 del 2015, come integrato al comma 9; in caso di rinnovo del beneficio ai sensi dell’articolo 3, comma 6, deve essere accettata, a pena di decadenza dal beneficio, la prima offerta utile di lavoro congrua ai sensi del comma 9.

Appare evidente che la definizione del Patto richiede:

  1. la ricostruzione delle pregresse esperienze di formazione e lavoro
  2. l’esplicitazione delle aspirazioni e vincoli personali
  3. una valutazione da parte dell’operatore dell’impiegabilità dell’utente
  4. una analisi delle conoscenze dell’utente relative alle tecniche di ricerca del lavoro e un eventuale controllo del curriculum vitae
  5. la definizione, concordata fra utente e operatore, di uno o più profili professionali obiettivo della ricerca di lavoro e eventualmente di attività di formazione, tirocinio, progetti utili alla collettività (ciò lavori socialmente utili organizzati dai comuni) volti ad aumentare l’impiegabilità
  6. la scelta congiunta operatore utente dei canali su cui condurre la ricerca di lavoro.

il colloquio per la stipula del Patto è così (in particolare per le attività svolte ai punti 4, 5 e 6) un colloquio di orientamento.

Una parte degli utenti conoscerà a sufficienza le tecniche di ricerca di lavoro e come preparare gli strumenti per la ricerca; quegli utenti che non li conoscono approfondiranno questi temi durante l’assistenza intensiva nella ricerca di lavoro di cui all’art.9.

Un punto da considerare è che non tutti i disoccupati hanno una impiegabilità sufficiente per essere immediatamente impiegati. Se l’impiegabilità è bassa la ricerca di lavoro sarà probabilmente inefficace, ed è più opportuno che il disoccupato si dedichi ad attività di formazione o tirocinio per aumentarla. Il § 7 tuttavia non prevede la possibilità che soggetti con scarsa impiegabilità ma senza le condizioni di ‘particolari criticità in relazione alle quali sia difficoltoso l’avvio di un percorso di inserimento al lavoro’ di cui all’art. 4 §5-quater (le ‘particolari criticità’ si riferiscono ad esempio a dipendenze da sostanze, disturbi psichici, o emarginazione sociale) possano evitare di condurre una ricerca di lavoro.

Il servizio di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro

Secondo l’art.9 §1:

Al fine di ottenere un servizio di assistenza intensiva nella ricerca del lavoro, il beneficiario del Rdc tenuto, ai sensi dell’articolo 4, comma 7, a stipulare il Patto per il lavoro con il centro per l’impiego, decorsi trenta giorni dalla data di liquidazione della prestazione, riceve dall’ANPAL l’assegno di ricollocazione (AdR) (…)  da spendere presso i centri per l’impiego o presso i soggetti accreditati ai sensi dell’articolo 12 del medesimo decreto legislativo [si tratta dei soggetti privati accreditati per i sevizi al lavoro].

Secondo il §2:

A pena di decadenza dal beneficio del Rdc, i soggetti di cui al comma 1 devono scegliere, entro trenta giorni dal riconoscimento dell’AdR, il soggetto erogatore del servizio di assistenza intensiva, prendendo appuntamento sul portale messo a disposizione dall’ANPAL, anche per il tramite dei centri per l’impiego o degli istituti di patronato convenzionati. Il servizio ha una durata di sei mesi, prorogabile di ulteriori sei mesi qualora residui parte dell’importo dell’assegno (…).

Perciò i soggetti obbligati alla stipula del Patto per il lavoro sono obbligati anche all’utilizzo dell’assegno di ricollocazione. Inoltre il servizio è continuato nel tempo. Il numero delle attività (colloqui individuali ma eventualmente anche incontri in piccolo gruppo) dipende dall’importo dell’assegno di ricollocazione, che varia ‘in funzione del profilo personale di occupabilità’ (§1) e il cui importo deve essere deciso da ANPAL (§5).

Secondo il §3:

Il servizio di assistenza alla ricollocazione deve prevedere:

  • a) l’affiancamento di un tutor soggetto di cui al comma 1
  • b) il programma di ricerca intensiva della nuova occupazione e la relativa area, con eventuale percorso di riqualificazione professionale mirata a sbocchi occupazionali esistenti nell’area stessa;
  • c) l’assunzione dell’onere del soggetto di cui al comma 1 di svolgere le attività individuate dal tutor;
  • d) l’assunzione dell’onere del soggetto di cui al comma 1 di accettare l’offerta di lavoro congrua ai sensi dell’articolo 4;
  • e) l’obbligo per il soggetto erogatore del servizio di comunicare al centro per l’impiego e all’ANPAL il rifiuto ingiustificato, da parte della persona interessata, di svolgere una delle attività di cui alla lettera c), o di una offerta di lavoro congrua, a norma della lettera d), al fine dell’irrogazione delle sanzioni di cui all’articolo 7;
  • f) la sospensione del servizio nel caso di assunzione in prova, o a termine, con eventuale ripresa del servizio stesso dopo l’eventuale conclusione del rapporto entro il termine di sei mesi.

La descrizione delle attività del servizio è poco dettagliata, tuttavia il fatto che si tratti di ‘assistenza intensiva alla ricerca di lavoro’ è sufficiente per classificare tale servizio come un servizio di orientamento.

Anche in questo caso vale quanto detto sopra sul fatto che non tutti i disoccupati hanno una impiegabilità sufficiente per essere immediatamente impiegati.

Differenze e complementarietà fra Patto per il lavoro e l’assistenza intensiva nella ricerca di lavoro resa possibile dall’assegno di ricollocazione

 

Sia il Patto per il lavoro che l’attività di assistenza intensiva alla ricerca di lavoro sono già presenti con caratteristiche molto simili o esattamente simili nel D.Lgs. 150/2015.

Il Patto per il lavoro può essere stipulato presso gli operatori privati accreditati per il lavoro solo in quelle Regioni che lo prevedano espressamente tramite un proprio provvedimento, mentre l’assegno di ricollocazione può essere speso presso gli operatori privati accreditati sic et simpliciter.

Il Patto per il lavoro va stipulato entro 30 giorni dalla comunicazione di concessione del Rdc (§7 coordinato con §5, 5-bis, 5-ter). L’assegno di ricollocazione viene ricevuto dal beneficiario ‘decorsi 30 giorni dalla data di liquidazione’ del Rdc (art.4 §1) e la scelta del soggetto presso cui ottenere l’assistenza intensiva va fatta entro ulteriori 30 giorni (art.4 §2). Il soggetto erogatore del servizio di assistenza deve attivarsi entro 30 giorni dalla scelta (art.4 §2).

Il Patto per il lavoro viene stipulato con un solo incontro mentre l’assistenza intensiva alla ricerca di lavoro prevede più attività in un arco di 6 mesi, eventualmente prorogabili (art.9 §2)

Nel Patto per il lavoro il beneficiario del Rdc si impegna a una serie di obblighi (fare ricerca di lavoro, accettare di partecipare a talune attività formative o socialmente utili, accettare offerte di lavoro congrue). La ricerca di lavoro e la partecipazione al programma di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro sono rese obbligatorie dal Patto per il lavoro.

 

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