Gruppi di autoaiuto fra persone in cerca di occupazione

Un’esperienza di gruppi di autoaiuto fra persone in cerca di occupazione

Accompagnare chi ha perso il lavoro significa anzitutto ascoltare e dare coraggio, anche con la propria testimonianza; un mondo delle politiche attive che nella corsa a proporre “azioni”, spesso scoordinate, sembra aver rimosso la cultura della presa in carico vera, che parte dalla relazione con chi in qualche modo vive un lutto; la schizofrenia di un sistema in cui i centri per l’impiego non hanno rapporti con le aziende. Intervista a Paola Fontana, Alida Franceschina, Sergio Bevilacqua

Paola Fontana, ex dipendente della sede di Pregnana Milanese di Agile-ex Eutelia, oggi è coordinatrice di un progetto sperimentale nell’ambito delle politiche attive del lavoro, che prevede la creazione di gruppi di auto aiuto tra persone senza occupazione. Alida Franceschina svolge attività di counseling individuale e di formazione collettiva, spe- cializzata nel sostegno alla ridefinizione di progetti professionali femminili. Sergio Bevilacqua, consulente di direzione, è esperto di cambiamento organizzativo, di gestione dei conflitti nelle organizzazioni e di politi- che attive del lavoro.

Oggi fai la “facilitatrice” in alcuni gruppi di auto aiuto per persone senza lavoro, dopo essere passata anche tu per la stessa esperienza. Puoi raccontare?

Paola. Ho avuto una vita lavorativa stabile, fin troppo, fino al 2010; laureata in lingue, nel 1986 avevo cominciato a lavorare in un’azienda che allora si chiamava Honey- well Bull, ditta di computer poi diventata multinazionale francese, nel sito di ricerca e sviluppo di Pregnana Milanese. Ho co- minciato facendo traduzioni e localizzazioni di software dall’inglese all’italiano, poi sono passata a scrivere documentazione tecnica, fino a diventare responsabile di questo gruppo fino al 2003. Rimasta a casa per un anno in maternità, quando sono rientrata ho cambiato funzioni, ho fatto un po’ di marketing, attività commerciale e supporto tecnico alla vendita. È stata una vita lavorativa bella, in cui ho investito molto, ci te- nevo al mio lavoro, fino a che, nel 2006, la casa madre ha deciso di vendere la filiale italiana alla famiglia Landi, proprietaria e fondatrice di Eutelia, che qualche mese pri- ma aveva acquisito anche la Getronics Ita- lia. Da lì è cambiato tutto: banalmente sia- mo passati da una multinazionale a un’azienda padronale; ci siamo subito resi conto che non erano interessati a questo business. All’inizio non abbiamo reagito, anche perché c’era veramente un clima di terrore, provvedimenti disciplinari, lettere di richiamo, rappresentanti sindacali licenziati…

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COSA NON FA FUNZIONARE GARANZIA GIOVANI | WORK MAGAZINE

COSA NON FA FUNZIONARE GARANZIA GIOVANI

E’ evidente che qualcosa non funziona nel programma Garanzia giovani. I dati di monitoraggio chiariscono come un sistema che non ha servizi pubblici per il lavoro efficaci e funzionali e con servizi privati presenti in poche regioni e poco specializzati per l’accompagnamento al lavoro non riesce a gestire l’attivazione al lavoro. Servono al più presto interventi di riforma che cambino un modello che non ha funzionato e non può funzionare né sui giovani né sui disoccupati.

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Progetto europeo Talent 4

Progetto europeo Talent 4…Europe scopre i talenti e orienta al lavoro

Nel 2012 nasce il progetto di Trasferimento dell’Innovazione ‘Talent 4… Europe’. L’idea si sviluppa dal programma diagnostico ‘Talent 4…’, utilizzato in origine dall’Ente inglese Rideout nel sistema penitenziario britannico per favorire il reinserimento lavorativo dei detenuti.  Come progetto, finanziato nell’ambito del programma Lifelong Learning (settoriale Leonardo da Vinci), Talent4…Europe ha coinvolto sette partner provenienti da tutta Europa, tra cui Euroform RFS per l’Italia.

Si tratta di un programma innovativo, della durata di tre giorni, che utilizza giochi e creatività per far emergere i talenti e le abilità latenti dei partecipanti. Giochi, puzzle, film e momenti di dibattito si alternano per favorire un processo alla fine del quale i facilitatori sono in grado di valutare le capacità e i talenti nascosti di ciascun partecipante e quindi di suggerire, grazie all’ausilio di un software diagnostico, il tipo di occupazione lavorativa più adatta a ciascuno. Alla fine delle tre giornate di corso, a seguito di opportune osservazioni e dell’inserimento dei relativi dati nel software diagnostico, ai partecipanti viene fornito un feedback sugli ambiti lavorativi per cui sarebbero più portati e adatti. Questa metodologia, inizialmente creata per i detenuti, si adatta perfettamente anche alle persone giovani in ricerca di occupazione, per l’individuazione di uno specifico percorso formativo e come attività di orientamento. Beneficiari del progetto sono, infatti, disoccupati, persone in cerca di prima occupazione, neolaureati, persone con bisogni speciali, giovani studenti, persone svantaggiate e detenuti.

Nel corso del 2013 e del 2014, in Italia, presso Euroform RFS, il progetto è stato sperimentato attraverso due fasi di test che hanno visto la partecipazione di giovani in cerca di prima occupazione, immigrati e persone da reinserire nel mercato del lavoro. Nello specifico, i Workshop di test T4 del 2014, tenutisi presso Euroform RFS, sono stati inseriti nella fase di orientamento, formazione e preparazione per 18 giovani disoccupati della provincia di Cosenza che si accingevano a trascorrere un periodo di tirocinio di tre mesi in diversi paesi europei.

L’evento finale del progetto si è tenuto lo scorso 22 e 23 Luglio a Birmingham e ha visto la partecipazione, oltre ai partner europei, di altre personalità interessate ai temi del progetto.

Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito internet http://www.talent4.org/index.aspx.

Il presente progetto è finanziato con il sostegno della Commissione Europea. L’autore è il solo responsabile di questa pubblicazione e la Commissione declina ogni responsabilità sull’uso che potrà essere fatto delle informazioni in esso contenute.