Il processo dell’attività di coaching

I modelli di processo del coaching

Come impostare il processo di coaching? Cioè, quali sono le fasi più importanti dell’interazione col cliente e su cosa focalizzare ogni fase?

Queste domande si basano sugli assunti che qualunque sia l’approccio seguito dal singolo coach o scuola di coach:

  • tutte le attività di coaching devono seguire un processo
  • l’obiettivo del coaching è favorire la definizione di un obiettivo e il suo raggiungimento.

Il modello GROW 

Un modello di processo molto noto è quello GROW, descritto da John Whitmore, uno dei pionieri del counseling.

Il modello GROW si compone di 4 fasi (nota 1):

  • OBIETTIVO (Goal): coach e cliente stabiliscono l’obiettivo del coaching e di ogni sessione. La domanda generale è: ‘Che obiettivo vorresti raggiungere’?
  • REALTA’ (Reality): viene approfondita la situazione attuale in cui si trova il cliente, inclusi i risultati delle azioni fatte in precedenza e i possibili blocchi interiori e esterni. La domanda è: ‘Qual è la situazione attuale, con riferimento al tuo obiettivo?’
  • OPZIONI (Options): vengono messe a fuoco le possibili alternative d’azione. La domanda è: ‘Quali azioni ti vengono in mente per raggiungere l’obiettivo?’
  • AZIONE (Will) Viene deciso esattamente quale alternativa seguire, come e quando. La domanda è: ‘Che cosa farai come risultato di questa sessione di coaching?’

Modifiche al modello GROW

Al modello GROW sono state proposte modifiche. Ad esempio (nota 2):

  • (T)GROW: in questa impostazione, sviluppata da Miles Downey, coach e cliente discutono innanzitutto il Tema del coaching e solo successivamente l’obiettivo, Le domande iniziali sono perciò del tipo: ‘Di cosa ti piacerebbe parlare?’ ‘Cosa è importante per te?’, ‘Perché questo tema è importante per te?’
  • (RE)GROW: R sta per Review e E per Evaluation. Le due lettere indicano l’opportunità di permettere, durante il processo di coaching, una revisione dell’obiettivo concordato nella prima sessione
  • GROW(TH): questo modello è stato pensato per l’utilizzo in ambito educativo. R indica l’attenzione alle RISORSE possedute dal cliente, la T (TACTICS) pone l’attenzione sull’importanza che il coachee stabilisca in dettaglio come e quando metterà in atto le attività che ha individuato. La H (HABIT) enfatizza l’importanza di far sì che il coachee trovi soluzioni per mantenere l’impegno nel tempo.

Altri modelli

Esistono anche modelli diversi:

OSKAR (nota 3). E’ basato sulle seguenti fasi

  • Outcome: coach e cliente stabiliscono l’obiettivo, sia quello generale che quello della sessione
  • Scaling: coach e cliente verificano quanto manca all’obiettivo utilizzando la tecnica dello scaling. In pratica si chiede al cliente di indicare quanto si sente vicino al raggiungimento dell’obiettivo utilizzando un numero da 1 a 10.
  • Know-How: coach e cliente discutono le risorse che il cliente possiede o può mobilitare per il raggiungimento dell’obiettivo
  • Affirm & Action: in questa fase il consulente enfatizza le risorse del cliente e viene definito un piano d’azione
  • Review: nell’incontro successivo cliente e consulente discutono dei risultato raggiunti e di come proseguire il processo di cambiamento

OSCAR (nota 4). basato sulle seguenti fasi:

  • Outcome: coach e cliente stabiliscono l’obiettivo, sia quello generale che quello della sessione
  • Situation: coach e cliente approfondiscono la situazione corrente
  • Choices and Consequences: coach e cliente analizzano le soluzioni già provate e le altre opzioni disponibili, nonché, per le nuove, le possibili conseguenze di ogni opzione
  • Actions: il cliente sceglie quali azioni vuole mettere in pratica e mette a punto un piano d’azione
  • Review: coach e cliente rivedono il piano d’azione, i suoi possibili effetti sul raggiungimento dell’obiettivo generale e decidono il prossimo appuntamento.

CLEAR (nota 3). E’ basato sulle seguenti fasi:

  • Contracting: coach e cliente stabiliscono le regole di collaborazione e definiscono un obiettivo
  • Listening: il coach utilizza l’ascolto attivo per aiutare il cliente a descrivere la sua situazione
  • Exploring: il coach invita il cliente a riflettere sull’impatto che la situazione ha su di lui e come la situazione potrebbe essere risolta
  • Action: il cliente decide quali azioni intraprendere prima del prossimo incontro
  • Review: coach e cliente analizzano l’andamento della sessione.

PDCA. Il modello Plan-Do-Check-Act (PDCA), raccomandato anche da Whitmore, è stato messo a punto da Edward Demings, un consulente americano attivo in Giappone negli anni ’50 (5). E’ composto di quattro fasi ricorrenti:

  • Plan (Pianifica): coach e cliente definiscono gli obiettivi  e il piano d’azione
  • Act (Fai): il cliente mette in atto quanto concordato
  • Check (Verifica): coach e cliente discutono i risultato ottenuti e come migliorare
  • Act (Fai meglio): il cliente mette in atto quanto concordato nella fase precedente.

Un modello di processo per il career coaching

Personalmente credo che il buon modello di processo di coaching è quello con cui il singolo coach si trova bene, perciò coach diversi possono utilizzare modelli di processi di coaching diversi. E’ un po’ come le scarpe: persone diverse sono confortevoli con modelli diversi. Penso anche che un buon modello non debba avere più di 4 step (l’ideale sarebbe 3). Dai 5 step in poi il modello diventa difficile da ricordare, perciò di scarsa utilità immediata.

Il modello di processo con cui mi trovo bene io e che utilizzo nel mio corso La Cassetta degli attrezzi dell’orientatore / career coach è composto di 3 stadi:

AVVIO/RISULTATI: in questa fase il career coach fa un’analisi della domanda chiedendo ‘Come posso esserti utile?’ e, se non l’ha già fatto in precedenza, concorda le regole di collaborazione col cliente (numero di sedute, durata di ciascuna seduta, consegna e firma della documentazione relativa alla privacy, etc.).  Negli incontri successivi al primo, questa fase è dedicata al racconto sintetico dei risultati ottenuti nel periodo precedente al colloquio.

ESPLORAZIONE: il career coach utilizza l’ascolto attivo per aiutare il cliente a descrivere la sua situazione. Negli incontri successivi al primo, questa fase è dedicata all’approfondimento dei risultati ottenuti nel periodo precedente al colloquio.

OBIETTIVO E PIANO D’AZIONE: career coach e cliente raffinano l’obiettivo emerso nella fase di Avvio, identificano una serie di attività e con le più promettenti definiscono un piano d’azione per raggiungerlo. Negli incontri successivi al primo, questa fase è dedicata all’identificazione di nuove attività promettenti e alla definizione di un nuovo piano d’azione per il periodo successivo.

In un contesto di life o executive coaching è utile inserire uno stadio ulteriore in cui si negozia il tema da trattare in ciascun incontro. Perciò lo schema diventa:

  • AVVIO/RISULTATI
  • TEMA DELL’INCONTRO: ‘Su cosa ci vogliamo concentrare in questo incontro?’ (nei rari casi in cui il tema sia poco congruente con l’obiettivo generale dell’incarico di coaching : ‘In che modo questo aspetto si lega all’obiettivo generale che abbiamo concordato?)
  • ESPLORAZIONE
  • OBIETTIVO E PIANO D’AZIONE

 

NOTE

  1. Whitmore J. (2017, trad. it. 2018) Coaching: Come risvegliare il potenziale umano nella vita professionale e personale
  2. Vedi Nieuwerburgh C. V. ( 2014) An Introduction to Coaching Skills: A Practical Guide
  3. Vedi il sito A Guide To Coaching And Being Coached
  4. Vedi Rogers J. (2016:99-100) Coaching Skills
  5. Vedi Ciclo di Deming su Wikipedia.

 

Vedi tutti i miei corsi previsti per il primo semestre 2019:

Vedi la pagina dedicata a materiali gratuiti per lo svolgimento di attività di orientamento.

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

Laboratorio sulla conduzione di gruppi dedicati alla ricerca attiva di lavoro

impara a fare formazione

Cos’è e a chi è rivolto

Il Laboratorio, in 2 giornate, è rivolto a operatori che che vogliono imparare a condurre gruppi sulla ricerca attiva di lavoro. 

Può trattarsi di operatori di orientamento, consulenti di carriera, coach di carriera  o persone che, anche se non hanno esperienza, hanno seguito una formazione specifica sull’orientamento. Le tecniche di gestione d’aula che sperimenterai nel Laboratorio possono essere utilizzate anche in altri contesti e su altri temi, ad esempio a scuola o nella formazione professionale.

Questo Laboratorio sulla conduzione di gruppi sulla ricerca attiva di lavoro ha un approccio estremamente  pratico: ogni partecipante riceverà prima del corso una traccia strutturata (schede e descrizione del loro utilizzo) che spiega come condurre un corso di 12-30 ore per circa 15 disoccupati dedicato alle tecniche di ricerca attiva del lavoro. La traccia è strutturata in 15 moduli principali (durata circa 12 ore di attività d’aula) più altri 18 moduli opzionali (durata circa 20 ore). Ogni partecipante riceverà un fascicolo di 30 pagine che spiega in maniera molto dettagliata come svolgere ogni modulo più un altro fascicolo con 19 schede (modelli di CV e messaggi di autocandidatura, tracce per la simulazione di colloqui di selezione, etc.) da utilizzare in aula.

Successivamente nelle 2 giornate in aula:

  • Il docente mostrerà come svolgere i tutti i moduli principali
  • ogni partecipante condurrà in aula, sotto la supervisione del docente, una serie di moduli impersonando il ruolo del conduttore. Ogni corsista svolgerà a turno anche il ruolo di disoccupato, in modo da dare agli altri partecipanti la possibilità di sperimentarsi.

Il programma delle due giornate prevede:

  • Una breve introduzione teorica  (1 ora) sulle modalità di gestione d’aula e sulla strutturazione del percorso sulle tecniche di ricerca attiva di lavoro
  • Lo svolgimento in aula di una serie di moduli del percorso da parte del docente e dei partecipanti (tutta la parte restante del Laboratorio).

 

Cosa otterrai partecipando al Laboratorio

  • I due fascicoli con le schede e istruzioni dettagliate per condurre un gruppo sulle tecniche di ricerca attiva di lavoro. Le schede vengono distribuite a ciascun corsista con l’autorizzazione all’uso personale per lo svolgimento di attività di orientamento / career coaching / outplacement con i propri utenti
  • Un miglioramento della tua capacità di gestire gruppi per disoccupati dedicati alla ricerca attiva di lavoro e più in generale un miglioramento della tua capacità di gestire gruppi di orientamento formativo e gruppi educativi.
  • La possibilità di iscriverti gratuitamente al Catalogo dei Consulenti di Carriera (se hai i requisiti richiesti)
  • Ai partecipanti rilascio un attestato; vedi Esempio attestato Laboratorio ricerca attiva

Dove, quando, come puoi iscriverti

Il Laboratorio sulla conduzione di gruppi sulla ricerca attiva di lavoro è previsto in orario 9,30-13,30 e 14,30-17,30  (14 ore totali) a:

  • Milano,  sabato 11 e domenica 12 maggio 2019. Il Laboratorio si terrà in una sede facilmente raggiungibile dalla Stazione Centrale. Il Laboratorio è in fase di organizzazione, le iscrizioni sono aperte, ma non è ancora confermato.

Il costo di partecipazione è 260 €. Se sei interessato a partecipare mandami una mail, ti informerò quando il Laboratorio è confermato. Nel caso il corso vada fatturato a persona giuridica (agenzia formativa, cooperativa, ente pubblico, srl, etc.) tutti gli importi vanno aumentati del 20%.

Attenzione: il Laboratorio è rivolto a consulenti di orientamento, consulenti di carriera, career coach (cioè a persone che già lavorano nel settore) o persone che hanno già seguito una formazione specifica sull’orientamento che vogliono imparare a condurre gruppi orientativi. Se non hai questi requisiti è opportuno che frequenti innanzitutto il mio corso La Cassetta degli Attrezzi del Consulente di Orientamento. Per casi dubbi suggerisco di inviarmi un CV PRIMA di versare la quota di iscrizione.

Se lavori per una organizzazione che tiene o intende tenere corsi per disoccupati posso anche svolgere la mia formazione presso la tua agenzia con un gruppo di disoccupati. Come funziona: andiamo in aula assieme (possono partecipare anche fino a una massimo di 4 tuoi colleghi) e io ti/vi passo gradualmente la conduzione del l’aula, riprendendo direttamente la conduzione ogni volta che ce n’è bisogno. Contattami pure per maggiori informazioni.

Differenze fra il Laboratorio sulla ricerca attiva di lavoro e gli altri miei corsi

I fascicoli trasmessi ai partecipanti sono gli stessi utilizzati anche nei corsi La Cassetta degli Attrezzi del Navigator e nel mio corso a distanza Impara a Lavorare come Navigator. Nel Laboratorio, al contrario dei due corsi precedenti, una buona parte dei materiali viene sperimentata direttamente dai partecipanti nel ruolo di conduttore. Il tema della conduzione d’aula è trattato anche nel mio corso a distanza Impara a Fare Consulenza di Orientamento con Adulti.

Il docente Leonardo Evangelista

Sono uno psicologo del lavoro e ho iniziato a svolgere corsi sulle tecniche di ricerca attiva del lavoro nel 1999. Nel mio percorso professionale per anni ho svolto corsi sulle tecniche di ricerca attiva del lavoro presso i Centri per l’impiego delle province di Firenze e Siena. Da allora ho formato allo svolgimento di attività di orientamento circa 3.000 operatori. Vedi un elenco delle mie attività formative nel settore dell’orientamento e delle risorse umane. Sulle tecniche di ricerca di lavoro ho scritto vari articoli reperibili sul mio sito www.orientamento.it.

Per informazioni è possibile scrivermi all’indirizzo l.evangelista chiocciolina orientamento.it, il mio cell. è *.384.640.194 (sostituire un 3 all’asterisco).

Tutti i miei corsi:

 

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Lavare i piatti da Mc Donald è utile, soprattutto a chi fa il liceo

Chi segue il percorso liceale e lo proseguirà, poi, all’università rischia di fare l’ingresso nel mondo del lavoro molto tardi e senza aver mai fatto alcuna esperienza lavorativa prima della laurea. Non è un caso se le imprese si lamentano di aver «difficoltà nel reperire personale capace di inserirsi velocemente in un contesto organizzativo e dunque dotato di competenze trasversali o soft skills».

Questa frase, ma è solo un esempio, la trovate scritta nel Piano Strategico della zona omogenea dell’Eporediese (p.31) ed è una delle principali “lamentele” che le imprese canavesane rivolgono alla scuola. Sono sicuro, però, che non si tratti di un caso isolato, vero? È, purtroppo, vero. I nostri studenti, spesso, non sono autonomi, hanno poca fiducia in loro stessi, non sono flessibili, reagiscono male alle difficoltà e allo stress, non sono capaci di pianificare e organizzare il proprio tempo, non sono puntuali nelle consegne, non comprendono e accettano il loro ruolo in un’organizzazione e non lavorano bene in gruppo. La scuola italiana (e includo anche l’università) non riesce a far acquisire agli studenti queste competenze, anzi. A volte è addirittura di ostacolo. Questo fa sì che non sia raro trovare uno studente, bravissimo, che arrivato al termine del suo percorso di studi si trovi totalmente spaesato all’interno di un contesto lavorativo.

A scuola i ragazzi apprendono in modo forzato e assistito (il docente dice loro cosa studiare e poi verifica se lo hanno fatto), nel mondo del lavoro la formazione deve essere continua e autonoma, a scuola hai sempre una seconda chance, nel lavoro non è detto, a scuola il mancato rispetto di una scadenza non ha conseguenze, nel lavoro sì, etc.

Ecco quindi spiegato lo scopo dei percorsi di alternanza. Non vai da McDonald per imparare a lavare piatti. Ci vai per fare esperienza, in un contesto protetto, di competenze indispensabili nel mondo del lavoro e che difficilmente si apprenderanno a scuola. Ci vai perché sarà anche vero che chi frequenta il Liceo Classico e vuole laurearsi in Lettere non andrà mai a lavorare da McDonald (ma ne siamo sicuri?), però la capacità di lavorare in gruppo, pianificare e organizzare le proprie attività e riuscire a lavorare per ore mantenendo la concentrazione sono tutte competenze che deve avere il lavoratore di McDonald tanto quanto qualsiasi altro lavoratore.

Leggi tutto l’articolo su Strade verso luoghi non comuni

Corso a distanza ‘Impara a fare orientamento nelle scuole secondarie di 2’ grado (medie superiori).’

 

Il corso Impara a fare orientamento nelle scuole secondarie di 2’ grado (medie superiori) ti insegna a svolgere un percorso di orientamento dalla prima alla quinta classe della scuola media superiore.  I materiali da utilizzare in aula sono contenuti nella Guida Futuro Prossimo che viene fornita a chi si iscrive al corso. La Guida descrive i compiti orientativi a cui deve rispondere la scuola e ti permette di svolgere attività di orientamento in coerenza con quanto fissato dalle Linee guida per l’orientamento permanente trasmesse dal MIUR agli istituti scolastici (Febbraio 2014).  Oltre alla Guida Futuro prossimo – 127 pagine, 14 attività con 52 schede per la loro conduzione, per un totale di 50 ore nei 5 anni, il corso, realizzato da Donatella Allori e Leonardo Evangelista, include un video di 26 minuti, slides e prove di verifica dell’apprendimento.

 

Ecco l’indice della Guida:

0. Introduzione
0.1 Il processo di orientamento nella scuola
0.2 Caratteristiche delle attività di orientamento
0.3 Metodi per la conduzione delle attività di orientamento
0.4 Risorse interne/esterne per la conduzione degli interventi
0.5 La struttura di Futuro prossimo
0.6 La valutazione del percorso
0.7 Informazioni relative al copyright
0.8 Note sull’autrice

1. Primo anno – Accoglienza e monitoraggio dell’esperienza
1.1 Accoglienza – conoscere la nuova realtà scolastica
1.2 Facciamo il punto (sui primi due mesi dell’anno scolastico..)
1.3 Verifica della scelta effettuata
1.4 Ri-orientamento (rivolto agli studenti che ne abbiano necessità)

2. Secondo anno – Riconoscere interessi e capacità
2.1 Imparare a riconoscere caratteristiche significative per la definizione dei propri obiettivi formativi e professionali
2.2 Scelta dell’indirizzo post biennio (per i corsi di studio che hanno il biennio comune a più indirizzi)

3. Terzo anno – Il mondo delle professioni e lo stage
3.1 Conoscere il mondo delle professioni
3.2 Prepariamoci allo stage dell’alternanza scuola-lavoro

4. Quarto anno – Prepararsi alla scelta post diploma
4.1 Come funziona il mercato del lavoro
4.2 Le opportunità formative post diploma (non solo Università..)
4.3 L’Università
4.4 Conoscere le strutture sul territorio utili per le informazioni su formazione e lavoro

5. Quinto anno – Affrontare il futuro
5.1 Bilancio di risorse e progetto post diploma
5.2 La ricerca di lavoro efficace

6. Scheda di rilevazione gradimento studenti

7. Bibliografia

 

Tutti i materiali sono forniti in formato file stampabile.

Come funziona in pratica

  1. leggi il file con gli esercizi e rispondi alle domande preliminari
  2. vedi il video e se necessario riguardi le slides
  3. vedi il file coi materiali (per i moduli per cui è previsto)
  4. leggi il file con gli esercizi e rispondi alle domande riferite al video appena visto

L’impegno totale richiesto per il corso Fare orientamento a scuola è di circa 10 ore.

Ai partecipanti che svolgono tutti gli esercizi previsti in ogni modulo e che inviano la scheda finale di valutazione viene rilasciato un attestato a firma dell’autore del modulo. Scarica un esempio di attestato.

Costo:  iscriviti adesso e paghi solo 130 €.

Il corso è già disponibile. L’importo si intende per persona. Se non hai partita IVA o hai partita IVA forfettaria puoi concludere l’acquisto CLICCANDO QUI  (si apre una pagina dove puoi inserire i tuoi dati e scegliere la modalità di pagamento). Se invece sei una società, un ente pubblico o hai partita IVA ordinaria scrivimi PRIMA di finalizzare l’acquisto che ti invio una fattura con evidenziata la ritenuta d’acconto. Se il corso va fatturato a persona giuridica (agenzia formativa, cooperativa, ente pubblico, srl, etc.) l’importo va aumentato del 20%.

Tutti i miei corsi:

Vedi la pagina dedicata a materiali gratuiti per lo svolgimento di attività di orientamento. Vedi il sito Consulenti di Carriera.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

L’orientamento spiegato semplice semplice (1)

Cos’è l’orientamento formativo?

Ho un bambino di 5 anni e, adesso che è inverno, porta giacche a vento e giubbotti con la cerniera. Ancora non ha la manualità di un adulto, così a mettere assieme i due lati della cerniera e poi a tirarla su fa fatica. A volte abbiamo fretta, e ho la tentazione di tiragliela su io.

Allora: se gliela tiro su io faccio l’equivalente di una consulenza orientativa, gli rendo cioè un servizio personalizzato (tiro su io la sua cerniera). Nell’orientamento questa impostazione potrebbe corrispondere a fare io il curriculum di un utente, chiedendogli i dati necessari. Se invece gli  faccio vedere come si fa, lo invito a tirarla su da solo, e intervengo solo quando non gli riesce (gli insegno cioè a cavarsela da solo, finché gliela tiro su io non impara) anche se tutto questo mi richiede più tempo, allora faccio l’equivalente di un orientamento formativo. Nell’orientamento questa impostazione potrebbe corrispondere a spiegare a un utente come si fa un CV, fargli vedere degli esempi, invitare a farlo da solo intervenendo solo quando fa qualche errore.

Pillole di saggezza per orientatori: atteggiamenti o comportamenti?

L’enfasi sugli atteggiamenti o sui comportamenti nelle nostre interazioni con gli utenti

Nel discutere casi orientativi o i comportamenti dei nostri utenti possiamo concentrarci sugli atteggiamenti o sui comportamenti. Così coi nostri utenti possiamo evidenziare che una ipotetica Franca o una partecipante al corso di orientamento sulle tecniche attive di ricerca di lavoro ha trovato  lavoro perché ‘E’ motivata’, ‘Ha un elevato senso di autoefficacia’, ‘Ha voglia di fare’ etc. (enfasi sugli atteggiamenti). Oppure possiamo dire che Franca ha trovato lavoro perché ‘Ha fatto molti contatti’, ‘Ha fatto bene il colloquio di selezione’ ‘Ha seguito un corso di formazione e così ha aumentato il proprio valore sul mercato’ (enfasi sui comportamenti).

Coi nostri colleghi è legittimo descrivere i nostri utenti anche in termini di motivazione, ma con gli utenti stessi l’enfasi sugli atteggiamenti può essere controproducente. Se il conduttore di un gruppo o un consulente in un colloquio si concentra sugli atteggiamenti di Franca (‘E’ motivata’, ‘Ha un alto senso di autoefficacia’) le persone che  sono in aula o a colloquio e hanno atteggiamenti di altro tipo (scarsa autoefficacia e scarsa motivazione) vedranno il comportamento di Franca come lontanissimo da loro (‘Fa così perché si sente motivata, beata lei, ma io non mi sento come lei, perciò non seguirò il suo comportamento’).

Gli atteggiamenti non si modificano prescrivendoli (‘Devi messere più motivato’, ‘Devi essere più ottimista’, etc.), ma concentrandosi sui comportamenti. ‘Come puoi vedere, Franca ha trovato lavoro perché ha fatto molti contatti e grazie alla formazione era più qualificata degli altri, dunque se vuoi trovare lavoro puoi fare come lei’. L’aumento della motivazione e del senso di autoefficacia si hanno in questo caso perché i nostri utenti si rendono conto che esistono strategie alla loro portata che permettono di modificare la propria condizione di disoccupati.

In sintesi, i nostri utenti si motivano perché si convincono dell’efficacia di determinati comportamenti, e non perché qualcuno gli parla dell’importanza di essere motivati (o di avere un locus of control interno, o un approccio ottimista alla vita).

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright

Formazione allo svolgimento di attività di orientamento in Garanzia Giovani

Corso di formazione allo svolgimento di attività di orientamento in Garanzia Giovani

Come è noto Garanzia Giovani (Youth Guarantee) è un progetto Europeo e nazionale per la lotta alla disoccupazione giovanile. Garanzia Giovani prevede la realizzazione, in gran parte d’Italia, di  politiche attive di orientamento, istruzione e formazione e inserimento al lavoro, a sostegno dei giovani sotto i 30 anni che non sono impegnati in un’attività lavorativa, né inseriti in un percorso scolastico o formativo (Neet – Not in Education, Employment or Training).

In particolare sono previste le seguenti attività:

  • Colloqui di orientamento
  • Reinserimento in un percorso formativo
  • Tirocini
  • Sostegno all’inserimento lavorativo in particolare attraverso l’apprendistato
  • Mobilità professionale in Italia e in Europa
  • Servizio civile
  • Accompagnamento all’avvio di un attività autonoma e imprenditoriale
  • Bonus occupazionali

L’orientamento è l’elemento centrale di Garanzia Giovani, in particolare è preliminare allo svolgimento di tutte le altre attività e ne potenzia l’efficacia.

Il corso, della durata di 5 giornate, fornisce agli operatori metodologie e materiali per poter svolgere attività di orientamento all’interno di Garanzia Giovani. Vengono forniti una serie di materiali (schede e istruzioni per il loro utilizzo, per un totale di circa 100 pagine,) utilizzabili per svolgere attività con utenti sia a livello individuale che con piccoli gruppi.

Da un punto di vista orientativo, la fascia di età 15-29 comprende due target group diversi per livelli di maturità e bisogni orientativi: giovani soggetti all’obbligo di istruzione-formazione 15-18 e giovani in età 19-29. Questi ultimi, in particolare, costituiscono finora circa il 90% degli utenti registrati in Garanzia Giovani. Il corso viene così svolto prendendo i giovani in età 19-29 come target primario di riferimento. Su ogni tema vengono però date anche indicazioni relative ai giovani 15-18 e i giovani 15-18 sono anche oggetto di una unità formativa specifica.

Programma del Corso di preparazione allo svolgimento di attività di orientamento in Garanzia Giovani

Giornata 1

  • Unità Formativa 1: Garanzia giovani e altre Politiche Attive per il lavoro.  Durata: 2 ore
  • UF2: L’accoglienza, l’analisi della domanda di orientamento e  il rinvio ai servizi appropriati. Durata: 6 ore

Giornata 2

  • UF3: La consulenza e l’orientamento formativo sulla scelta dell’obiettivo professionale  (bilancio di competenze e di risorse). Durata: 8 ore

 Giornata 3

  • UF4 La consulenza e l’orientamento formativo sulla ricerca di lavoro  Durata: 8 ore

Giornata 4

  • UF5: La gestione del colloquio di consulenza di orientamento  Durata: 8 ore

 Giornata 5

  • UF6: La gestione di piccoli gruppi per l’orientamento formativo  Durata: 4 ore
  • UF7: Approfondimento sullo svolgimento di attività di consulenza di orientamento e orientamento formativo con giovani in età 15-18  Durata: 4 ore

Organizzazione del Corso

Il corso può essere svolto in ogni parte d’Italia presso la sede del Committente. Il costo di docenza è di 500 € al giorno (2.500 € totali) più rimborso spese di viaggio e soggiorno più IVA se dovuta. E’ possibile anche svolgere singole giornate su argomenti specifici. Il costo di giornate singole è 600 € più rimborso spese di viaggio e soggiorno più IVA se dovuta.

Programma dettagliato del Corso di preparazione allo svolgimento di attività di orientamento in Garanzia Giovani

Giornata 1

UF1: Garanzia giovani e altre Politiche Attive per il lavoro Durata: 2 ore

1. Obiettivi specifici di apprendimento in termini di

Conoscenze:

  • il concetto di politiche attive per il lavoro
  • la situazione occupazionale dei giovani in Italia e in Europa
  • caratteristiche dei giovani NEET Not (engaged) in Education, Employment or Training in Italia
  • la normative italiana e regionale sui NEET
  • cenni sulle politiche per l’occupazione giovanile in Italia e in Europa
  • il contenuto di Garanzia Giovani
  • la collocazione di Garanzia Giovani all’interno delle più generali politiche attive per il lavoro

Capacità:

  • elencare per iscritto i principali concetti relativi all’UF

2. Contenuti formativi

  • I giovani NEET
  • il concetto di politiche attive per il lavoro
  • la situazione occupazionale dei giovani in Italia e in Europa
  • cenni sulle politiche per l’occupazione giovanile in Italia e in Europa
  • il contenuto di Garanzia Giovani
  • la collocazione di Garanzia Giovani all’interno delle più generali politiche attive per il lavoro

3. Metodologie didattiche

  • lezione frontale supportata da slides e materiali scritti
  • lavoro di gruppo

4. Modalità formative (ore)

  • Lezioni 1
  • Esercitazioni/dimostrazioni/analisi di casi 0,5
  • Verifiche 0,5
  • Totale ore 2

 

UF2: L’accoglienza, l’analisi della domanda di orientamento e il rinvio ai servizi appropriati Durata: 6 ore

1. Obiettivi specifici di apprendimento in termini di

Conoscenze

  • i principali bisogni orientativi del giovane (età 15-18)
  • i principali bisogni orientativi dell’adulto (da 19 anni in poi)
  • la gamma dei servizi di orientamento
  • l’accoglienza
  • le modalità di analisi della domanda
  • le modalità ottimali di rinvio
  • i diversi soggetti esterni a cui rinviare

Capacità

  • accogliere l’utente stabilendo una buona relazione
  • leggere la domanda dell’utente
  • individuare i servizi più adatti, sia interni che esterni, per operare un rinvio
  • rinviare l’utente ai servizi di cui ha bisogno
  • collaborare con operatori della propria organizzazione e di organizzazioni esterne

2. Contenuti formativi

  • i principali bisogni orientativi del giovane (età 15-18)
  • i principali bisogni orientativi dell’adulto (da 19 anni in poi)
  • la gamma dei servizi di orientamento
  • le modalità ottimali di accoglienza
  • le modalità di analisi della domanda
  • le modalità ottimali di rinvio
  • i diversi soggetti esterni a cui rinviare

3. Metodologie didattiche 

  • lezione frontale supportata da slides e materiali scritti
  • metodo dei casi
  • lavoro di gruppo
  • simulazioni
  • apprendimento cooperativo

4. Modalità formative (ore)

  • Lezioni 2
  • Esercitazioni/dimostrazioni/analisi di casi 3,5
  • Verifiche 0,5
  • Totale ore 6

Giornata 2

UF3: La consulenza sulla scelta dell’obiettivo professionale Durata: 8 ore

1. Obiettivi specifici di apprendimento in termini di

Conoscenze

  • definizioni di competenze, bilancio di competenze e di altra terminologia collegata (obiettivo professionale, piano d’azione, portfolio, etc.)
  • le teorie alla base della consulenza sulle scelte professionali
  • la consulenza non strutturata sulle scelte professionali
  • la strutturazione dei dispositivi di bilancio di competenze
  • i contenuti di un modello specifico di bilancio di competenze
  • le modalità ottimali di accompagnamento dell’utente che ha svolto una consulenza sulla
  • scelta dell’obiettivo professionale
  • le modalità di svolgimento di attività di orientamento formativo sulle scelte professionali

Capacità

  • riconoscere quando è utile un bilancio di competenze
  • svolgere un bilancio di competenze in modalità individuale e/o in piccolo gruppo seguendo un percorso strutturato
  • fare consulenza sulla scelta dell’obiettivo professionale senza utilizzare un percorso di bilancio di competenze strutturato
  • accompagnare nel tempo l’utente che ha svolto un bilancio di competenze
  • svolgere orientamento formativo con piccoli gruppi sulla scelta dell’obiettivo professionale

2. Contenuti formativi

  • la consulenza per la scelta dell’obiettivo professionale
  • l’orientamento formativo sulle scelte professionali
  • il bilancio di competenze
  • il bilancio di risorse

3. Metodologie didattiche

  • lezione frontale supportata da slides e materiali scritti
  • metodo dei casi
  • lavoro di gruppo
  • simulazioni
  • apprendimento cooperativo

4. Modalità formative (ore):

  • Lezioni 2
  • Esercitazioni/dimostrazioni/analisi di casi 5,5
  • Verifiche 0,5
  • Totale ore 8

Giornata 3

UF4: La consulenza e l’orientamento formativo sulla ricerca di lavoro Durata: 8 ore

1. Obiettivi specifici di apprendimento in termini di

Conoscenze

  • le teorie alla base della consulenza e dell’orientamento formativo sulla ricerca di lavoro efficace
  • strumenti per la ricerca di lavoro: CV, messaggio di autocandidatura, inserzione, social networks, siti web, centro per l’impiego, agenzie per il lavoro, etc.
  • la strutturazione di un percorso di consulenza e orientamento formativo sulle tecniche di ricerca di lavoro
  • le modalità ottimali di accompagnamento dell’utente impegnato nella ricerca di lavoro

Capacità

  • riconoscere quando è utile una consulenza sulle tecniche di ricerca di lavoro
  • svolgere consulenza sulle tecniche di ricerca di lavoro adattando gli strumenti di ricerca al caso specifico
  • svolgere orientamento formativo sulla ricerca di lavoro
  • accompagnare l’utente impegnato nella ricerca di lavoro

2. Contenuti formativi

  • le teorie alla base della ricerca di lavoro efficace
  • strumenti per la ricerca di lavoro: CV, messaggio di autocandidatura, inserzione, social networks, siti, centro per l’impiego, agenzie per il lavoro, etc.
  • la strutturazione e lo svolgimento di un percorso di consulenza sulle tecniche di ricerca di lavoro
  • l’accompagnamento nel tempo dell’utente impegnato nella ricerca di lavoro
  • l’orientamento formativo sulla ricerca di lavoro efficace

3. Metodologie didattiche

  • lezione frontale supportata da slides e materiali scritti
  • metodo dei casi
  • lavoro di gruppo
  • simulazioni
  • apprendimento cooperativo

4. Modalità formative (ore):

  • Lezioni 2
  • Esercitazioni/dimostrazioni/analisi di casi 5,5
  • Verifiche 0,5
  • Totale ore 8

Giornata 4

UF5: La gestione del colloquio di consulenza di orientamento Durata: 8 ore

1. Obiettivi specifici di apprendimento in termini di

Conoscenze

  • l’approccio non direttivo nel colloquio di orientamento
  • le abilità di counseling
  • le fasi del colloquio di orientamento: apertura, esplorazione, definizione dell’obiettivo e del  piano d’azione

Capacità

  • svolgere colloqui di orientamento nelle diverse fasi (apertura, esplorazione, definizione dell’obiettivo e del piano d’azione) utilizzando le abilità di counseling

2. Contenuti formativi

  • l’approccio non direttivo nel colloquio di orientamento
  • le abilità di counseling
  • le fasi del colloquio di orientamento

3. Metodologie didattiche

  • lezione frontale supportata da slides e materiali scritti
  • metodo dei casi
  • lavoro di gruppo
  • simulazioni
  • apprendimento cooperativo

4. Modalità formative (ore):

  • Lezioni 2
  • Esercitazioni/dimostrazioni/analisi di casi 5,5
  • Verifiche 0,5
  • Totale ore 8

Giornata 5

UF6 La gestione di piccoli gruppi per l’orientamento formativo Durata: 4 ore

1. Obiettivi specifici di apprendimento in termini di

Conoscenze

  • la disposizione ottimale d’aula
  • la presentazione ottimale degli argomenti
  • la regolamentazione ottimale delle interazioni

Capacità

  • condurre piccoli gruppi svolgendo attività di orientamento formativo

2. Contenuti formativi

  • la disposizione ottimale d’aula
  • la presentazione ottimale degli argomenti
  • la regolamentazione ottimale delle interazioni

3. Metodologie didattiche

  • lezione frontale supportata da slides e materiali scritti
  • metodo dei casi
  • lavoro di gruppo
  • simulazioni
  • apprendimento cooperativo

4. Modalità formative (ore)

  • Lezioni 1
  • Esercitazioni/dimostrazioni/analisi di casi 3,5
  • Verifiche 0,5
  • Totale ore 4

UF7: Approfondimento sullo svolgimento di attività di consulenza di orientamento e orientamento formativo con giovani in età 15-18 Durata: 4 ore

1. Obiettivi specifici di apprendimento in termini di

Conoscenze

  • i principali bisogni orientativi del giovane (età 15-18)
  • le teorie alla base della consulenza e dell’orientamento formativo sulle scelte formative e scolastiche
  • le modalità ottimali di svolgimento di attività di consulenza e di orientamento formativo per
  • le scelte formative e scolastiche

Capacità

  • integrare i genitori nelle attività di rinvio e consulenza orientativa
  • svolgere colloqui di consulenza di orientamento con giovani 15-18
  • condurre piccoli gruppi con giovani 15-18 svolgendo attività di orientamento formativo

2. Contenuti formativi

  • il colloquio con giovani 15-18
  • la conduzione di gruppi con giovani 15-18
  • strategie di relazione con utenti demotivati
  • strategie di relazione con i genitori

3. Metodologie didattiche

  • lezione frontale supportata da slides e materiali scritti
  • metodo dei casi
  • lavoro di gruppo
  • simulazioni
  • apprendimento cooperativo

4. Modalità formative (ore):

  • Lezioni 1
  • Esercitazioni/dimostrazioni/analisi di casi 3,5
  • Verifiche 0,5
  • Totale ore 4

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Una valutazione degli Standard minimi dei servizi e delle competenze degli operatori di orientamento

Una valutazione del documento Standard minimi dei servizi e delle competenze degli operatori di orientamento approvato il 13 novembre 2014 dalla Conferenza Unificata Stato Regioni

Il documento Standard minimi dei servizi e delle competenze degli operatori di orientamento (d’ora in avanti Documento) è stato realizzato da un gruppo di lavoro che include rappresentanti dei più importanti soggetti pubblici che si occupano di orientamento in Italia (Ministeri del lavoro, dell’istruzione, dell’economia, coordinamento delle Regioni, Associazione dei comuni e Unione delle province, con la consulenza tecnica di ISFOL e di Università di Genova) discusso con le parti sociali e poi approvato nella seduta del 13 novembre 2014 dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni. Il Documento classifica le principali attività di orientamento (ad esempio colloquio di consulenza, incontro informativo, auto-consultazione, etc.) e per alcune di esse definisce gli standard minimi, vale a dire la dotazione strumentale e logistica necessaria, la durata, le modalità di erogazione, i prodotti, le attività principali (aree di competenza), le conoscenze richieste agli operatori che le erogano. E’ un documento molto importante perché è verosimile che tutte le normative regionali sui servizi di orientamento si adegueranno in futuro ai contenuti del Documento. Qui di seguito un commento.

A. A cosa servono gli standard dei servizi e delle competenze degli operatori

Abbiamo bisogno di una classificazione delle principali attività di orientamento per spiegare a noi stessi e agli altri quello che facciamo, e per definire quale debba essere la professionalità degli operatori. Deve essere una classificazione facilmente comprensibile dove le attività sono raggruppate secondo criteri logici e in maniera univoca. La classificazione deve inoltre permettere di correlare logicamente ogni gruppo di attività a ambiti di professionalità specifici.

Ho messo a punto un sistema di questo tipo nei miei 10 anni di attività di formatore grazie al confronto con gli oltre 3000 operatori che hanno partecipato ai miei seminari. La mia classificazione delle attività di orientamento prevede tre grandi tipologie:

  1. orientamento informativo: erogazione di informazioni su formazione e/o lavoro senza approfondire la situazione dell’utente. Si tratta di attività individuali o con grandi e piccoli gruppi, quali ad esempio colloquio informativo, seminari e incontri informativi, erogazione di informazioni a distanza tramite telefono, email, siti web.
  2. consulenza orientativa: attività a supporto della progettazione e messa in atto di progetti professionali e formativi che richiedono una analisi approfondita della situazione dell’utente. Si tratta di attività individuali, quali ad esempio colloquio di orientamento specialistico (se condotto utilizzando le abilità di counseling diventa counseling orientativo), bilancio di competenze per fattori individuale, accompagnamento durante la messa in atto del piano d’azione tramite una serie di incontri.
  3. orientamento formativo: attività per favorire l’acquisizione di capacità di azione autonoma relative ai percorsi formativi e professionali. Si tratta in genere di attività con piccoli gruppi, ad esempio corso su tecniche ricerca attiva di lavoro e corso su scelta dell’obiettivo professionale. Le attività di consulenza condotte con un approccio non diagnostico ma educativo contribuiscono ugualmente a sviluppare, come effetto collaterale, capacità di azione autonoma, anche se la loro funzione principale rimane consulenziale.

La cosiddetta didattica orientativa (cioè l’insegnamento delle discipline scolastiche non solo e non tanto a trasmettere conoscenze, ma in modo da ‘fornire gli strumenti per leggere la realtà, comprendere i diversi fenomeni, intervenire con spirito di iniziativa e spirito di cooperazione’) non è considerata in questo schema perché fornire gli strumenti per leggere e intervenire nella realtà è da sempre compito della didattica, vedi i miei due articoli Socrate operatore di orientamento? e L’orientamento come educazione alla vita e l’orientamento formativo.

Le attività accessorie all’erogazione dei servizi di orientamento (ad esempio la progettazione dei servizi di orientamento, il coordinamento dei servizi di orientamento, la formazione di operatori di orientamento, eccetera) non sono considerate perché la mia attività di formatore è focalizzata sulle attività di erogazione diretta all’utente che sono fra loro assai più omogenee e hanno un impatto più pervasivo sulla qualità del servizio.

La mia classificazione si lega facilmente alle caratteristiche richieste agli operatori. In particolare per tutte le attività è necessario padroneggiare le informazioni orientative (offerta relativa a percorsi scolastici, universitari e formativi, profili professionali, tecniche ricerca di lavoro compreso modalità di selezione del personale, normative del lavoro, andamento e caratteristiche del mercato del lavoro e del contesto locale).

Oltre alla conoscenza delle informazioni orientative, lo svolgimento di attività di orientamento informativo richiede di saper

  • analizzare la domanda dell’utente
  • rinviarlo altri servizi interni o esterni
  • erogare informazioni orientative a singoli gruppi
  • organizzare e tenere aggiornato lo spazio di autoconsultazione e gli altri mezzi di diffusione delle informazioni utilizzati

Oltre alla conoscenza delle informazioni orientative, lo svolgimento di attività di consulenza di orientamento richiede di saper

  • aiutare le persone a: A. scegliere un obiettivo professionale o un percorso di studi, B. migliorare la propria impiegabilità C. fare una ricerca di lavoro efficace
  • gestire colloqui individuali

Oltre alla conoscenza delle informazioni orientative, lo svolgimento di attività di orientamento formativo richiede di saper

  • aiutare le persone a: A. scegliere un obiettivo professionale o un percorso di studi, B. migliorare la propria impiegabilità C. fare una ricerca di lavoro efficace
  • aiutare le persone a sviluppare competenze orientative
  • gestire piccoli gruppi

Per un dettaglio vedi gli articoli sul progetto IMPROVE elencati nella pagina indice.

B. La classificazione delle attività e delle prestazioni

A questo punto passo ad analizzare le caratteristiche del Documento. Sono individuate 5 tipologie (nel Documento sono chiamate ‘funzioni’) (pag.5):

  1. Informativa: riguarda le attività volte a sviluppare la capacità di attivazione della persona e di ampliamento, acquisizione e rielaborazione di conoscenze utili al raggiungimento di un obiettivo formativo/professionale specifico
  2. Consulenza orientativa: concerne le attività di sostegno alla progettualità personale nei momenti concreti di snodo della storia formativa e lavorativa e di promozione all’elaborazione di obiettivi all’interno di una prospettiva temporale allargata e in coerenza con aspetti salienti dell’identità personale e sociale
  3. Educativa: indica le attività per lo sviluppo di risorse/competenze e condizioni favorevoli al processo di auto-orientamento della persona per favorirne il benessere, l’adattabilità ai contesti, il successo formativo e la piena occupabilità
  4. Accompagnamento a specifiche esperienze di transizione: indica le attività di sostegno allo sviluppo da parte della persona di competenze e capacità di decisione e di controllo attivo sull’esperienza formativa e lavorativa in essere, al fine di prevenire rischi di insuccesso
  5. Sistema: le funzioni e le attività dell’orientamento necessitano, inoltre, di essere supportate da funzioni di sistema, quali “assistenza tecnica”, “formazione operatori”, “promozione della qualità” e “ricerca e sviluppo” al fine di assicurare l’efficacia degli interventi

Colpisce innanzitutto la forma contorta delle definizioni, che costringe a rileggerle più volte per capirne il significato e distinguere le une dalle altre. Possiamo comunque identificare le funzioni principali:

  1. raccolta e diffusione di informazioni
  2. consulenza alle scelte
  3. sviluppo delle competenze orientative (orientamento formativo)
  4. accompagnamento durante la messa in atto del proprio piano d’azione
  5. attività accessorie all’erogazione.

Inoltre le definizioni sono tali da sovrapporre alcune tipologie. In particolare lo sviluppo delle competenze orientative compare non solo nella tipologia 3, ma anche nella 1 e nella 4. Le tipologie 1, 3, 4 indicano infatti nel proprio specifico attività per lo sviluppo di:

capacità di attivazione della persona (tipologia 1)
risorse/competenze (…)  favorevoli al processo di auto-orientamento (tipologia 3)
competenze e capacità di decisione e di controllo attivo sull’esperienza formativa e lavorativa in essere (tipologia 4)

L’attivazione personale (tipologia 1) fa parte delle risorse/competenze (…) favorevoli al processo di auto-orientamento (tipologia 2). Le competenze e capacità di decisione e di controllo attivo sull’esperienza formativa e lavorativa in essere fanno ugualmente parte delle risorse/competenze (…) favorevoli al processo di auto-orientamento (tipologia 2); non si capisce quale sia il vantaggio di differenziare fra lo sviluppo tout court e lo sviluppo durante la messa in atto del piano d’azione.

La sovrapposizione fra tipologie è pericolosa prima di tutto perché viene meno l’obiettivo degli standard, che è di raggruppare e definire in maniera univoca le diverse attività dell’orientamento. Inoltre a ogni tipologia corrisponde una serie di competenze specifiche che devono essere possedute dall’operatore; se le tipologie sono sovrapposte, le competenze richieste non sono chiare.

Per ogni tipologia il Documento indica inoltre le attività che le compongono (chiamate ‘prestazioni’). Vediamo in dettaglio (i miei commenti sono riportati fra parentesi quadre):

 Prestazioni comprese nell’ambito della funzione informativa (pag.21)

In ambito extra scolastico:

  1. primo filtro e rinvio ad altre strutture della rete in grado di rispondere ad obiettivi specifici e/o presa in carico dell’utente
  2. informazione sul  sistema  dei  servizi  offerti  dalla  rete  territoriale   per  il  lavoro  e  per  l’offerta  di formazione e relative moda/ita di accesso  (es. saloni, seminari e/o incontri orientativi collettivi)
  3. informazioni sulla  struttura  de/le  professioni  e  sugli  sbocchi  professionali  (ad esempio  i seminari  di sensibilizzazione, gli eventi culturali, le visite guidate, gli incontri con testimoni significativi, ecc.)
  4. consultazione/consultazione guidata delle offerte di lavoro, dell’offerta formativa esistente, di tirocini e stage, di  opportunità   di  mobilita  e  di  informazioni  (banche  dati,   cataloghi, ecc.)  anche  a  livello europeo.

In ambito scolastico:

  1. accoglienza nel contesto scolastico all’inizio di ciascun ciclo (e segmento di ciclo) a gruppi/classi (per facilitare l’ingresso nel contesto vengono date informazioni sulle regale e le prassi, i servizi, le opportunità, il POF e vengono raccolti bisogni e richieste di aiuto)
  2. erogazione di informazioni a singoli o a gruppi a seconda dei bisogni – in itinere [non è chiaro quali possano essere questi bisogni]
  3. realizzazione di incontri informativi sui percorsi formativi e sul mondo del lavoro – in itinere
  4. visite d’istruzione ad alcuni contesti significativi (luoghi di produzione, luoghi di scambio, luoghi di fruizione ecc), previa valorizzazione delle esperienze pregresse – in itinere
  5. esperienze di stage, tirocini, alternanza, apprendistato (scuola secondaria di 2′ grado) [stage, tirocini, alternanza, apprendistato –d’ora in poi attività di alternanza- vanno considerati attività di natura educativa e/o formativa, perché migliorano innanzitutto conoscenze e capacità curriculari. Poiché si svolgono all’esterno della scuola o del centro di formazione, e all’interno di strutture produttive, tali attività non possono essere comprese fra le prestazioni orientative erogate da scuole o centri di formazione. E’ inoltre necessario specificare il ruolo dell’operatore: se ci riferiamo all’attivazione delle esperienze di alternanza allora il ruolo dell’operatore è di natura soprattutto amministrativa –predisposizione e firma della convenzione, etc. Se l’operatore conduce seminari che facilitano l’inserimento dello studente nel contesto organizzativo aziendale o di valutazione dell’esperienza, in itinere e al termine, allora abbiamo attività di orientamento formativo. In ogni caso, la collocazione delle attività di alternanza all’interno della funzione informativa mi sembra inappropriata].

Prestazioni comprese nell’ambito della funzione consulenza orientativa (pag.37)

  1. percorsi di consulenza orientativa (articolati in colloqui individuali e laboratori di gruppo) [non sono indicati i temi su cui si svolge la consulenza. Inoltre nell’orientamento la consulenza (cioè l’attività in cui professionista dà un parere o, in un’ottica educativa, aiuta l’utente a definire un obiettivo e/o un piano d’azione su una questione specifica) è per definizione attività individuale, perché con piccoli gruppi non si riesce a seguire ogni partecipante in maniera approfondita. Con piccoli gruppi di utenti si svolgono bene attività di orientamento formativo]
  2. bilanci di competenze [per alcuni anni non è stato chiaro a molti studiosi il rapporto fra bilancio di competenze orientativo e consulenza di orientamento; qui finalmente si riconosce che il bilancio di competenze orientativo fa parte della consulenza orientativa, anche se tale incertezza rimane evidente in vari punti del Documento. Ad esempio a pag. 38: l’analisi della domanda ‘ (…) evidenzia la necessita di un’azione specialistica di orientamento di secondo livello e/o bilancio di competenze’ E’ un errore, perché il bilancio di competenze è un’azione specialistica di secondo livello. E ugualmente, sempre a pag. 38, nel titolo progettazione di percorsi/azioni di consulenza e/o Bilancio di Competenze. Tuttavia la definizione della consulenza orientativa adottata nel Documento rende  illogica la collocazione all’interno di questa funzione, infatti il bilancio di competenze prevede di seguire l’utente nel tempo, con incontri periodici, durante la messa in atto del suo piano d’azione. Perciò o si chiarisce che tali incontri non fanno parte del bilancio (posizione un po’ azzardata da un punto di vista teorico) oppure si deve riconoscere che il bilancio, che prevede sia consulenza alla scelta che accompagnamento, non rientra in nessuna delle tipologie prescelte.

Prestazioni comprese nell’ambito della funzione educativa (pag.17)

  1. attività di conoscenza di sé e di sviluppo della identità di ciascuno;
  2. attività per l’acquisizione di senso di responsabilità, decisione, consapevolezza, autonomia, di problem solving;
  3. laboratori di orientamento di gruppo sulle professioni e sulla cultura del lavoro [se si tratta di laboratori informativi, allora la loro collocazione qui è sbagliata, vanno nella tipologia 1]
  4. colloqui individuali a supporto della scelta [questo è un errore grave. Il supporto alla scelta è stato in precedenza definito afferente alla consulenza orientativa]
  5. attività/laboratori per l’acquisizione di Career Management Skills [i career management skills comprendono già attività di conoscenza di sé e senso di responsabilità, decisione, consapevolezza, autonomia, di problem solving, perciò le prestazioni 1 e 2 sono ridondanti]
  6. organizzazione di visite e incontri con testimoni del mondo del lavoro [gli incontri con testimoni significativi sono già elencati in tipologia 1. prestazione 3. e, poiché hanno un contenuto soprattutto informativo, rientrano nella tipologia 1]
  7. attività di alternanza scuola – lavoro con finalità orientativa [vedi quanto già detto con riferimento alla tipologia 1.prestazione 9.]

 Prestazioni comprese nell’ambito della funzione accompagnamento (pag. 29)

  1. tirocini formativi e di orientamento [il fatto che si svolgono durante un percorso in itinere non ne cambia la natura. La collocazione qui è illogica. Vedi anche quanto già detto con riferimento alla tipologia 1.prestazione 9.]
  2. stage aziendali [il fatto che si svolgono durante un percorso in itinere non ne cambia la natura. La collocazione qui è illogica. Vedi anche quanto già detto con riferimento alla tipologia 1.prestazione 9.]
  3. percorsi/laboratori di educazione alla scelta [si tratta di un’attività tipica di orientamento formativo, la collocazione qui è illogica]
  4. percorsi/laboratori sul metodo  di studio; [si tratta di una attività non orientativa, ma di natura didattica, l’inclusione nel Documento è inappropriata]
  5. colloqui di orientamento di gruppo/ focus-group [non sono chiariti i temi. Se si tratta di attività per sviluppare le competenze orientative vanno nella tipologia 3]
  6. supporto per  l’integrazione  alla didattica [non è chiaro di che si tratta]
  7. percorsi/laboratori per la prevenzione e/o il recupero della dispersione scolastica/Universitaria; [non sono chiari i contenuti. Se le attività sono legate al potenziamento delle capacità di studio si tratta di un’attività non orientativa, ma di natura didattica; se si tratta di attività di miglioramento delle capacità di fronteggiamento delle difficoltà scolastiche vanno semmai nella tipologia 3 orientamento formativo]
  8. accompagnamento all’inserimento e reinserimento lavorativo (ad  esempio attività  di  tutoring, intervista periodica ex D. Lgs. 297/2002, attività di integrazione per soggetti disabili o con disagio sociale, ecc.) [non è chiaro cosa si intende per attività di integrazione per soggetti disabili o con disagio sociale]
  9. laboratori per il sostegno alla ricerca del lavoro [i laboratori di questo tipo rientrano nell’orientamento formativo]
  10. outplacement / ricollocamento [tutte le attività di outplacement e ricollocamento richiedono consulenza per la scelta dell’obiettivo e la stesura del piano d’azione e durante la messa in atto del piano d’azione, perciò la loro collocazione qui è inappropriata]
  11. Job placement [la facilitazione dell’incontro fra domanda e offerta di lavoro è un’attività esterna all’orientamento; la collocazione di questa prestazione all’interno del Documento è inappropriata]

Prestazioni erogate nell’ambito della funzione di sistema (pag.45)

Nessuna. La funzione di sistema non eroga prestazioni al pubblico.

In sintesi nel Documento:

  1. Le tipologie non sono ben delimitate; in particolare la funzione 3 (educativa) si sovrappone in parte alle funzioni 1 informativa e 4 accompagnamento.
  2. La funzione 4 accompagnamento comprende tutte le prestazioni erogate durante un processo di transizione, ma il momento dell’erogazione riferito al percorso formativo e professionale dell’utente non è sufficiente a cambiarne o caratterizzarne la natura. Una attività di informazione orientativa, orientamento formativo e consulenza rimane sempre tale, sia che sia svolta con un utente in fase di transizione professionale che con un utente non in fase di transizione professionale. Pertanto la funzione 4 non ha una propria ragion d’essere come categoria autonoma (peraltro la stragrande maggioranza degli utenti sono sempre in fase di transizione professionale: i disoccupati sono in cerca di lavoro così da passare dallo stato di disoccupato allo stato di fatto).
  3. Alcune delle prestazioni incluse nel Documento sono esterne all’orientamento, quali ad esempio quelle relative alla didattica e all’incontro domanda offerta; altre prestazioni sono descritte in maniera non chiara; altre ancora sono collocate sotto più di una tipologia, altre ancora sono a cavallo di tipologie diverse. Con riferimento alla funzione educativa, che comprende la cosiddetta didattica orientativa, il Documento rinuncia a definire gli standard di prestazione perché “la tipicità della didattica orientativa merita un’attenzione a se stante.” (pag. 20). Sono d’accordo, e questo conferma quanto detto in apertura sulla natura della didattica orientativa. Sarebbe stato curioso se un gruppo di esperti di orientamento avesse definito gli standard dell’attività di insegnamento.
  4. Gli standard di prestazione della funzione di sistema non sono stati elaborati, con la motivazione (45) che l’attività di coordinamento vanno normata sulla base delle caratteristiche geografiche, demografiche e socio economiche del territorio di competenza. In realtà il gruppo di lavoro ha rinunciato anche a normare altre attività indicate come appartenenti a questa funzione, quali (45) quali “assistenza tecnica”, “formazione operatori”, “promozione della qualità” e “ricerca e sviluppo”. Si tratta di attività importanti ma diverse da quelle di erogazione delle prestazioni di orientamento che costituiscono il nucleo delle attività di orientamento. Anche su questo punto vedi quanto detto in apertura.

C. Le caratteristiche dei servizi

Nell’esperienza mia e della stragrande maggioranza degli operatori di orientamento, il colloquio di informazione orientativa (orientamento di1’ livello) dura da 15 a 30 minuti, mentre il colloquio di consulenza di orientamento dura 60 minuti e per circa il 90% degli utenti che hanno bisogno di consulenza è sufficiente un solo colloquio. I bilanci di competenze individuali vengono inoltre svolti solitamente in un numero di incontri che va da 4 a 6, in un numero di ore corrispondente.

Nei centri per l’impiego le attività di informazione orientativa vengono svolte in genere da personale dipendente, indipendentemente dal titolo di studio. Le attività di consulenza vengono invece svolte da personale esterno laureato, spesso con lauree in discipline affini all’orientamento e specializzazioni ulteriori. Gli esterni sono incaricati direttamente dall’amministrazione pubblica o da agenzie private che hanno vinto bandi per l’erogazione dei servizi di consulenza.

Le indicazioni del Documento relative alla durata dei servizi sono completamente diverse e possono modificare profondamente la situazione attuale.

In particolare la durata del colloquio di primo livello (chiamato colloquio di analisi della domanda, vedi pagina 25) viene stabilita in “fino a 60 minuti con una certa flessibilità in più o in meno”.

Riguardo al colloquio di consulenza, il Documento (vedi pagina 42) afferma che “la durata minima per poter parlare di servizio di consulenza è di almeno 6 ore, e dovrebbe prevedere almeno due incontri individuali.” I termini la durata, minima e 6 ore nel Documento sono indicati in neretto.

Con queste formulazioni il tipo di prestazione erogata non dipende più dal contenuto, ma dalla durata. I parametri fissati, che non hanno alcuna base teorica né erano mai comparsi finora in studi e ricerche sull’orientamento,  hanno il risultato di classificare come attività di informazione la stragrande maggioranza delle attività di consulenza svolte al momento all’interno degli sportelli di orientamento. Poiché la definizione del tipo di prestazione è strettamente collegata alle competenze del personale che le eroga, i limiti temporali contenuti nel Documento permettono di assegnare al personale interno dei servizi pubblici per l’impiego la stragrande maggioranza delle attività finora classificate come consulenziali, senza peraltro stabilire alcun requisito per le competenze di tale personale (su questo punto vedi dopo).

Gli standard fissati nel Documento trasformano così con un artificio la quasi totalità delle attività attualmente classificate come di consulenza, e svolte da personale qualificato esterno, in attività di informazione svolta da personale interno che ha in massima parte una preparazione generica, con la verosimile estromissione del personale che attualmente svolge attività di consulenza.

Un’altra notazione è relativa all’enorme durata del bilancio di competenze: se è svolto solo a livello individuale è impossibile far durare un bilancio di competenze così a lungo. Per raggiungere 24/30 ore è necessario integrare i colloqui individuali con attività di orientamento formativo. Se non altro in questo caso abbiamo un’indicazione solo di massima ma non di minima, anche se verosimilmente anche per i bilanci di competenze individuali sarà richiesto dalle singole Regioni il raggiungimento di un monte ore molto elevato e questo crea un vincolo ingiustificato alle modalità di erogazione del servizio di bilancio di competenze.

D. Le caratteristiche degli operatori

Relativamente alle caratteristiche degli operatori il Documento afferma che (pag. 5)

Alle cinque funzioni non corrispondono necessariamente, e secondo un rapporto  di  reciprocità,  servizi  nel senso  di “strutture  dedicate”  e/o  “profili”  professionali, nel senso di figure professionali specificamente o esclusivamente dedicate. E possibile, infatti, che in alcuni servizi siano erogate solo alcune funzioni  e, quindi, siano  presenti solo  alcune figure  professionali come del resto è possibile  che  in alcuni  contesti  organizzativi  una  stessa  figura  professionale  possa  svolgere più di una funzione.

 Relativamente al problema della certificazione delle competenze degli orientatori:

In relazione a chi già opera nel settore è necessario prevedere un dispositivo di riconoscimento delle funzioni/certificazione delle competenze che tenga canto sia dell’esperienza lavorativa pregressa sia di specifici percorsi formativi dedicati. Per i nuovi ingressi sarà analogamente riconosciuta la competenza professionale, sempre attraverso dispositivi di certificazione ma sarà necessario prevedere due percorsi diversi.

Dunque il Documento, con una scelta condivisibile, prevede che i requisiti richiesti agli operatori per poter erogare le diverse prestazioni siano definiti non in relazione a specifiche figure professionali (quali ad esempio psicologo, consulente di orientamento, educatore, eccetera) ma alle competenze effettivamente possedute. È previsto che tali competenze siano misurate e riconosciute attraverso procedure specifiche, una per chi già lavora nel settore e un’altra per i nuovi entranti, ma non è chiarito chi e quando svilupperà tale procedura, né le sue altre caratteristiche. Probabilmente questo punto è stato lasciato in sospeso perché il gruppo di lavoro che ha elaborato gli standard non ha raggiunto un accordo. Nel Documento manca così uno dei punti fondamentali.

E. Le conoscenze degli operatori

Per le funzioni 1 informativa, 2 consulenza orientativa, 4 accompagnamento sono indicate le conoscenze (e anche qualche capacità) che devono essere possedute dagli operatori che erogano i servizi appartenenti a ciascuna funzione. Le riportiamo qui di seguito:

1. Funzione informazione orientativa

  1. Tecniche di ascolto attivo, di comunicazione e relazione con l’utenza
  2. Metodologie per la conduzione di colloqui individuali e di gruppo
  3. Selezione e raccolta delle informazioni più utili secondo il target di utenza;
  4. Fornire informazioni sulle tipologie d’intervento possibili, sulle azioni orientative offerte dalla struttura in cui opera e nelle altre strutture territoriali;
  5. Raccolta e organizzazione delle informazioni necessarie alla soluzione del problema presentato; capacita di organizzare e personalizzare la risposta informativa;
  6. Raccolta di dati sulle strutture per l’orientamento presenti sul territorio, sulle strutture e gli indirizzi scolastici, sulle offerte formative professionali, sull’apprendistato, sulle possibilità di inserimento lavorativo nel territorio, sul contesto socio-economico, sugli aspetti normativi e giuridici relativi agli interventi di orientamento e alle politiche del lavoro;
  7. Gestione di un sistema informative di supporto orientativo (banche dati, documentazione cartacea, informazioni sugli eventi);
  8. Saper creare un rapporto di fiducia e di collaborazione con l’utente
  9. Caratteristiche delle professioni e dei contesti lavorativi
  10. Principi di organizzazione aziendale
  11. Mercato del lavoro locale, trend produttivi ed occupazionali
  12. Conoscenza del sistema e dell’offerta dell’istruzione secondaria e terziaria e della formazione professionale
  13. Riferimenti normativi in materia di regolazione de! mercato del lavoro, istruzione, Università e formazione professionale
  14. Nozioni di economia e sociologia del lavoro e delle principali tipologie di contratti lavorativi
  15. Modalità per l’avvio e l’esercizio del lavoro autonomo-imprenditoriale
  16. Gestione di reti sociali e istituzionali
  17. Principali software applicativi e servizi web-based, utilizzo di strumenti informatici e creazione di nuovi supporti informatici per la gestione dei servizi di orientamento;
  18. Lingua inglese
  19. Principi comuni e aspetti applicativi della legislazione vigente in materia di sicurezza

2. Funzione consulenza orientativa

  1. Metodologie per la conduzione di colloqui individuali e di gruppo con finalità orientative
  2. Tecniche di ascolto attivo, di comunicazione e relazione con l’utenza
  3. Tecniche di gestione del conflitto
  4. Caratteristiche delle professioni e dei contesti lavorativi
  5. Principi di organizzazione aziendale
  6. Mercato del lavoro locale, trend produttivi ed occupazionali
  7. Conoscenza del   sistema   e  dell’offerta   dell’istruzione   secondaria   e  terziaria   e  della
  8. formazione professionale
  9. Riferimenti normativi  in  materia  di  regolazione  del  mercato  del  lavoro,  istruzione, università e formazione professionale
  10. Nozioni di economia e sociologia del lavoro e delle principali tipologie di contratti lavorativi
  11. Modalità per l’avvio e l’esercizio del lavoro autonomo-imprenditoriale
  12. Gestione di reti sociali e istituzionali
  13. Principali software   applicativi   e   servizi   web-based   per   la  gestione   dei   servizi   di orientamento
  14. lingua inglese
  15. Principi comuni e aspetti applicativi della legislazione vigente in materia di sicurezza

4. Funzione di accompagnamento

  1. Tecniche di ascolto attivo, di comunicazione e relazione con l’utenza
  2. Tecniche di gestione del gruppo
  3. Caratteristiche delle professioni e dei contesti lavorativi
  4. Principi di organizzazione aziendale
  5. Mercato del lavoro locale, trend produttivi ed occupazionali
  6. Conoscenza del  sistema  e  dell’offerta  dell’istruzione  secondaria  e  terziaria  e  della
  7. formazione professionale
  8. Riferimenti normativi  in  materia  di  regolazione  del  mercato  del  lavoro,  istruzione, Università e formazione professionale
  9. Nozioni di economia e sociologia del lavoro Principali tipologie di contratti lavorativi
  10. Modalità per l’avvio e l’esercizio del lavoro autonomo-imprenditoriale
  11. Gestione di reti sociali e istituzionali
  12. Principali software  applicativi   e  servizi   web-based   per   la  gestione   dei  servizi   di orientamento
  13. Principi comuni e aspetti applicativi della Legislazione vigente in materia di sicurezza

F. Le attività principali caratterizzanti ciascuna funzione

Per le funzioni 1 informativa, 2 consulenza orientativa, 4 accompagnamento sono indicate le attività principali (chiamate competenze professionali) propria di ogni funzione. Le indichiamo qui di seguito:

1. Funzione informazione orientativa

  1. Accoglienza e assistenza nella ricerca e gestione delle informazioni
  2. Promozione e allestimento di situazioni o iniziative per l’orientamento sia a livello stabile, in strutture o centri dedicati, sia in stand fieristici
  3. Raccolta di informazioni e gestione di sistemi integrati di documentazione
  4. Partecipazione attiva a reti di strutture dedicate

2. Funzione consulenza orientativa

  1. Analisi dei fabbisogni e progettazione di percorsi/azioni di consulenza e/o Bilancio di Competenze
  2. Consulenza per lo sviluppo delle progettualità e/o delle competenze
  3. Gestione de/la relazione d’aiuto
  4. Integrazione e lavoro in rete

4. Funzione di accompagnamento

  1. Monitoraggio dei percorsi formativi e sostegno a docenti e formatori nel processo di ottimizzazione e integrazione de! percorso formativo
  2. Realizzazione di iniziative finalizzate a/la prevenzione di situazioni di disagio nel fora percorso formativo e/o di inserimento lavorativo.
  3. Svolgimento di azioni di tutoraggio nei percorsi di formazione, di interventi di stage e tirocini nonché di interventi di accompagnamento all’inserimento lavorativo

G. Il monitoraggio e la valutazione dei servizi di orientamento

Il Documento contiene anche una sezione dedicata al monitoraggio e alla valutazione dei servizi di orientamento. La sezione non mostra però un modello specifico di valutazione ma solo alcuni indicatori. Fra quelli di efficacia vengono indicati (pagina 52) l’andamento dell’occupazione giovanile (!) e il grado di assunzione (!). Su questo tema vedi il mio articolo Il Modello a Tre Variabili per l’’assicurazione di qualità nei servizi di orientamento.

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Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista (www.leonardoevangelista.it). Collocato su internet il 22 dicembre 2014. Ultima modifica 26 dicembre 2014. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative al copyright.

Standard minimi dei servizi e delle competenze degli operatori di orientamento

Standard minimi dei servizi e delle competenze degli operatori di orientamento

Nella seduta del 13 novembre 2014 la Conferenza Unificata Stato-regioni ha approvato il documento Standard minimi dei servizi e delle competenze degli operatori di orientamento. E’ un documento importante perché, con un processo condiviso con tutti i principali soggetti che si occupano di orientamento in Italia, sono state classificate le principali attività di orientamento (ad esempio colloquio di consulenza, incontro informativo, auto-consultazione, etc.) e per alcune di esse sono stati definiti gli standard minimi, vale a dire la dotazione strumentale e logistica, la durata, le modalità di erogazione, i prodotti, le attività principali (aree di competenza), le conoscenze richieste agli operatori che le erogano. E’ verosimile che tutte le normative regionali sui servizi di orientamento si adegueranno in futuro ai contenuti del documento. Riporto di seguito la parte iniziale del documento. Per un commento vedi questa pagina.  Il documento segue le Linee guida del sistema nazionale sull’orientamento permanente pubblicate nel novembre 2013.

Premessa

II presente documento si pone l’obiettivo di presentare una proposta di standard minimi delle prestazioni di orientamento erogate da strutture pubbliche e private e delle competenze professionali degli operatori, di cui all’art. 4, comma 1, lettera b) dell’Accordo sull’Orientamento Permanente (20/12/2012 – rep. Atti n. 152/CU), d’ora in avanti Accordo.

Prima di entrare nel merito del documento, si e considerate fondamentale richiamare alcuni riferimenti e note metodologiche che ne hanno sorretto e sostenuto la stesura. In primis la definizione di orientamento, su cui si fonda l’articolazione del documento stesso, cosi come sancita nell’Accordo:

“processo a volto a facilitare  la conoscenza  di se, del contesto formativo,  occupazionale, sociale, culturale ed economico di riferimento, delle strategie messe in atto per relazionarsi ed interagire con tali realtà, al fine  di favorire   lo  maturazione   e   lo  sviluppo   de/le   competenze   necessarie   per   pater   definire   o  ridefinire autonomamente  obiettivi personali  e professionali  aderenti al contesto, elaborare o rielaborare un progetto di vita e di sostenere le scelte relative”

In seguito alla firma dell’Accordo, il 5/12/2013 è stato approvato dalla Conferenza Unificata il documento recante “Linee Guida del sistema nazionale sull’orientamento permanente”, a cura del Gruppo di Lavoro lnteristituzionale, di cui all’art. 4 dell’Accordo sopra richiamato. Le Linee Guida nazionali sull’orientamento fanno riferimento a cinque funzioni finalizzate alla realizzazione del diritto della persona all’orientamento lungo tutto ii corso della vita. Si riporta di seguito, in sintesi, la definizione delle cinque funzioni (per i dettagli si rimanda al documento ufficiale), sottolineando che tutte e cinque le funzioni rientrano nella responsabilità di ogni Soggetto/lstituzione competente:

  1. Educativa: indica le attività per lo sviluppo di risorse/competenze e condizioni favorevoli al processo di auto-orientamento della persona per favorirne ii benessere, l’adattabilità ai contesti, ii successo formative e la piena occupabili
  2. Informativa: riguarda le attività volte a sviluppare la capacita di attivazione della persona e di ampliamento, acquisizione e rielaborazione di conoscenze utili al raggiungimento di un obiettivo formativo/professionale specifico
  3. Accompagnamento a specifiche esperienze di transizione: indica le attività di sostegno allo sviluppo da parte della persona di competenze e capacita di decisione e di controllo attivo sull’esperienza formativa e lavorativa in essere, al fine di prevenire rischi di insuccesso
  4. Consulenza orientativa: concerne le attività di sostegno alla progettualità personale nei momenti concreti di snodo della storia formativa e lavorativa e di promozione all’elaborazione di obiettivi all’interno di una prospettiva temporale allargata e in coerenza con aspetti salienti dell’identita personale e sociale
  5. Sistema: le funzioni e le attività dell’orientamento necessitano, inoltre, di essere supportate da funzioni di sistema, quali “assistenza tecnica”, “formazione operatori”, “promozione della qualità” e “ricerca e sviluppo” al fine di assicurare l’efficacia degli interventi

Le cinque funzioni si realizzano nell’ambito di una più ampia e trasversale macro-funzione orientativa a cui adempiono i sistemi, le strutture e le professionalità in essi operanti quando le loro attività concorrono allo sviluppo e al sostegno della progettualità degli individui con riferimento al proprio percorso scolastico, formative, socio-professionale. Alle cinque funzioni non corrispondono necessariamente, e secondo un rapporto  di  reciprocità,  servizi  nel senso  di “strutture  dedicate”  e/o  “profili”  professionali, nel senso di figure professionali specificamente o esclusivamente dedicate. E possibile, infatti, che in alcuni servizi siano erogate  solo  alcune funzioni  e, quindi, siano  presenti solo  alcune figure  professionali come del resto è possibile  che  in alcuni  contesti  organizzativi  una  stessa  figura  professionale  possa  svolgere  più di una funzione.

Per rendere maggiormente chiari i contenuti nel prosieguo del documento, si fornisce di seguito una breve descrizione  terminologica:

  • per funzione si intende un insieme di aree di attività (ADA) finalizzate ad uno scope omogeneo. In particolare, si definisce “funzione orientativa” (Pombeni,2003) la finalità cui adempie un sistema o una struttura quando le sue attività concorrono allo sviluppo ed al sostegno della progettualità degli individui con riferimento al proprio percorso scolastico, formative, socio-professionale. Le cinque funzioni declinate nelle Linee Guida sono attivabili da istituzioni/enti/strutture attraverso interventi e dispositivi di volta in volta maggiormente rispondenti ai bisogni delle persone;
  • per standard si intende la soglia accettabile della prestazione a cui si uniforma ii soggetto produttore o erogatore, sia pubblico che private accreditato. Gli standard delle prestazioni dei servizi di orientamento, possono riguardare dimensioni diverse, ad esempio:

il tipo di azione orientativa (specifico intervento) che viene garantito al cittadino/utente e quali strumenti si rendono disponibili (le dimensioni della funzione orientativa, le aree di attività, gli obiettivi ai quali e mirata)

le modalità di eroqozione  dell’intervento  di orientamento  ovvero  come  viene realizzata  l’azione stessa, descrivendo le attività che si devono attuare nel corso del processo di erogazione;

le competenze minime indispensabili in capo agli orientatori, per attuare gli interventi di orientamento;

  • per servizio si intende un insieme di macro-aree di attività come classificate dai sistemi regionali e nelle quali si articola la funzione generale di orientamento per ciò che attiene all’erogazione degli interventi. Esse si differenziano secondo le azioni erogate (e quindi, delle competenze necessarie per erogarle);
  • per azione si intende uno specifico tipo di intervento, nel caso dell’orientamento  rivolto ad   individui, gruppi o specifici target. Le azioni orientative si differenziano secondo i diversi contesti nei quali hanno luogo (es. Scuola, Università, Centri per l’impiego) e le diverse funzioni orientative generali.

 

Occorre inoltre sottolineare la necessita di raccordo de/ presente documento con J’esito della definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni (LEP) di cui si sta discutendo a livello nazionale a seguito delle modifiche apportate dalla Legge Fornero al D.Lgs. 181/2000, che ha introdotto i LEP che devono essere erogati dai servizi per ii lavoro, nonché a seguito della legge delega su/ lavoro che considera i LEP come criteri per /’esercizio della delega nella riforma dei servizi per ii lavoro.

Ciò premesso ii documento è articolato in tre parti:

  1. la prima parte, introduttiva, è dedicata  al/a  descrizione  dei diversi contesti, identificati dalle    Linee guida,  legittimati  ad  offrire  servizi  di  orientamento  e  che  concorrono  a  determinare  ii   sistema nazionale;
  1. la seconda parte, specifica per ognuna delle cinque funzioni identificate dalle Linee Guida, è dedicata alla descrizione degli standard di qualità delle prestazioni. Le cinque funzioni sono declinate in:

-una  sezione  in  cui  sono  definiti  tutti  gli  indicatori  di  processo  (finalità,  obiettivi,  tipologià  di prestazioni  e  declinazione  in  specifiche  azioni, strumenti  utilizzabili,  destinatari  e  modalità  di accesso al servizio, risultati per ii beneficiario). A tal proposito è indispensabile precisare che ii documento si propone di prevedere tutte le azioni possibili ma saranno poi gli organi competenti a scegliere quelle possibili, realizzabili e utili nello specifico contesto secondo i bisogni e le peculiarità locali

-una  sezione,  con  riferimento  alle  funzioni  “lnformativa”,  “Accompagnamento  a   specifiche esperienze  di transizione”  e “Consulenza  orientativa”, sintetizzata  in tabella,  in cui viene  presentata una  proposta  di  standard’ dei  servizi  relativamente  alla  dotazione  strumentale  e  logistica,  alla modalità di erogazione delle  prestazioni, agli output possibili e alle competenze  professionali degli operatori dedicati a tale funzione. A tale proposito c’è poi ii problema de/la certificazione de/le competenze degli orientatori. In relazione a chi già opera nel settore e necessario prevedere un dispositivo di riconoscimento delle funzioni/certificazione de/le competenze che tenga canto sia dell’esperienza lavorativa pregressa sia di specifici percorsi formativi dedicati. Per i nuovi ingressi sarà analogamente riconosciuta la competenza professionale, sempre attraverso dispositivi di certificazione ma sarà necessario prevedere due percorsi diversi.

  1. II documento si chiude con un terzo capitolo, trasversale a/le diverse cinque funzioni identificate, sul/e attività di monitoraggio e valutazione dei servizi di orientamento.

Puoi scaricare tutto il documento dal link standard-minimi

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Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista (www.leonardoevangelista.it). Collocato su internet il 20 dicembre 2014. Ultima modifica 21 dicembre 2014. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative al copyright.

Mobility Guidance in Europe

Mobility Guidance in Europe

This page contains a presentation I developed on mobility guidance, that is to say career guidance to European people moving to another country for study, work or internships reasons. As mobility in Europe increased and become substantial, mobility guidance is a relevant issue.

My presentation (you can download the presentation by this link eurodesk-conference-3-Nov-2014-1-participants-protected)

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Nota: Article contained on the website www.orientamento.it. Author © 2014 Leonardo Evangelista (www.leonardoevangelista.it). Published on this website on 27 November 2014. The article can be reproduced quoting Author’s name and article’s URL.