Le ADA: un’altra inutile complicazione nei dispositivi regionali di certificazione delle competenze

Un altro elemento di inutile complessità in alcuni dispositivi regionali di certificazione delle competenze è l’utilizzo delle ADA Aree di Attività (sui altri limiti dei dispositivi di certificazione delle competenze vedi anche l’altro mio articolo Certificazione delle competenze: in Italia ci piace farla complicata).

La certificazione delle competenze è un procedimento, attivato dai centri per l’impiego, che serve a riconoscere qualifiche professionali a persone che hanno imparato una determinata attività in maniera informale (ad esempio lavorando al nero), senza frequentare corsi di qualifica.

Le qualifiche sono descritte in appositi repertori regionali. Nei repertori sono elencate le principali attività tipiche di ogni qualifica. Per un formatore ad esempio alcune delle attività principali saranno verosimilmente progettare l’intervento formativo e valutare l’intervento formativo.

Per mettere a punto dispositivi efficaci di certificazione delle competenze, le attività principali vanno descritte seguendo due accorgimenti:

1.Vanno indicati solo verbi relativi ad attività osservabili. Ad esempio, Analizzare, Comprendere, Riflettere non sono attività osservabili perciò difficili da valutare e per questo non è utile inserirle fra le attività.

  1. le attività vanno indicate secondo una gerarchia (o un diagramma ad albero), distinguendo quelle riferite all’obiettivo principale dell’attività da quelle relative a singole fasi del processo. In concreto, si tratta di fare una job analysis per ogni qualifica professionale, secondo lo schema qui sotto.

Ad esempio, Svolgere un bilancio di competenze in modalità individuale è una attività principale. Al contrario

  • Ricostruire il percorso formativo e professionale,
  • Aiutare l’utente a identificare le proprie capacità e aspirazioni,
  • Aiutare l’utente a definire un obiettivo professionale,
  • Aiutare l’utente a mettere a punto un piano d’azione per il raggiungimento dell’obiettivo professionale

sono attività di secondo livello riferite a singole fasi (cioè sotto obiettivi) del processo che rendono possibile il raggiungimento dell’obiettivo generale Svolgere un bilancio di competenze in modalità individuale.

A sua volta, ognuna di queste attività riferite a fasi può ulteriormente scomposta in fasi ulteriori di terzo livello. Così ad esempio Aiutare l’utente a identificare le proprie capacità e aspirazioni può essere a sua volta suddiviso in

  • Aiutare l’utente a identificare i propri valori professionali,
  • Aiutare l’utente a identificare i propri interessi professionali,
  • Aiutare l’utente a identificare le proprie capacità trasferibili,
  • etc.

Le attività principali sono quelle che vanno certificate.

L’analisi per la certificazione va invece focalizzata sulle attività relative alle singole fasi di secondo livello. Vale a dire che il candidato otterrà la certificazione per svolgere bilanci di competenze (ammettiamo che Svolgere bilanci di competenze in modalità individuale sia una delle attività principali di una determinata qualifica professionale di una determinata regione) se in fase di analisi riuscirà a mostrare in modo convincente di saper aiutare gli utenti a bilancio a Ricostruire il percorso formativo e professionale, Identificare le proprie capacità e aspirazioni, Definire un obiettivo professionale, Mettere a punto un piano d’azione per il raggiungimento dell’obiettivo professionale con utenti singoli.  

Le attività di terzo livello possono essere ugualmente esaminate per approfondire determinati aspetti della modalità di svolgimento delle attività di secondo livello, ma hanno solo una funzione di supporto. Concentrarsi solo su una o due attività di terzo livello invece che sull’attività di secondo livello che la ingloba facilita errori di valutazione.

Mettere tutte sullo stesso piano le attività principali, di secondo ed eventualmente quelle di terzo livello è un errore non solo logico, ma anche operativo. L’analisi delle modalità operative del candidato è infatti più efficace se le attività della qualifica professionale sono descritte secondo una corretta gerarchia operativa.

A questo punto possiamo affrontare il tema del titolo dell’articolo.

In alcune regioni (ad esempio in Toscana, ma non in Lombardia) i repertori indicano in prima battuta non le attività principali, ma le ADA, vale a dire il tipo di attività svolte.

La differenza è che le attività principali sono espresse con verbi d’azione, mentre le ADA sono espresse con dei sostantivi.

Il ricorso a sostantivi è poco utile, perché è più facile verificare che il candidato sia in grado di Svolgere bilanci di competenze in modalità individuale (descrizione secondo il modello delle attività principali) che ‘presidiare’ l’ADA Aiuto all’identificazione dell’obiettivo professionale (descrizione secondo il modello delle ADA). E’ certamente possibile scrivere le ADA con un richiamo preciso all’attività principale corrispondente, ad esempio l‘ADA potrebbe essere Svolgimento di bilanci di competenze in modalità individuale. L’utilizzo di sostantivi invece che di verbi d’azione rende però più facile la messa a punto di ADA scollegate dall’attività principale corrispondente.

Vediamo adesso alcuni esempi pratici, tenendo presente che anche l’approccio basato sulle attività principali non sempre è applicato correttamente.

Nel Repertorio Regione Toscana la qualifica di Addetto all’informazione, accompagnamento e tutoraggio nei percorsi formativi e di orientamento e inserimento al lavoro è descritta ricorrendo alle seguenti ADA:

  • Accompagnamento e tutorato per l’orientamento al lavoro e l’inserimento/reinserimento lavorativo
  • Assistenza nella ricerca e gestione delle informazioni
  • Reperimento di informazioni e gestione di sistemi integrati di documentazione
  • Tutoraggio, monitoraggio e prevenzione del disagio

Non è chiaro quali siano le attività sottostanti alle diverse attività: quali sono le attività concrete per svolgere accompagnamento e tutorato? Ad esempio colloqui individuali? Attività in piccoli gruppi? Comunicazione via email o social? E quali sono le attività concrete che permettono la prevenzione del disagio? Se non conosco le attività, non posso fare una verifica efficace.

Nel sistema toscano, e in altri sistemi regionali simili, troviamo le attività a un livello più basso. Ad esempio, l’attività principale relativa all’ADA Tutoraggio, monitoraggio e prevenzione del disagio (chiamata Indicatore di performance) è descritta come:

Svolgere azioni di monitoraggio e tutoring nei percorsi di istruzione e formazione, sostenendo docenti e formatori nel processo di ottimizzazione e integrazione del percorso formativo e promuovendo azioni per la prevenzione e il recupero delle situazioni di disagio.

Qui troviamo finalmente verbi di azione, ma siamo ancora nel generico. In quali modi si svolgono azioni di monitoraggio? E azioni di tutoring? E in che modo vengono sostenuti docenti e formatori? E che tipo di attività sono sottintese a Promuovere azioni per la prevenzione e il recupero delle situazioni di disagio?

Le attività specifiche sono indicate invece col nome di capacità, a un livello ancora inferiore; eccone alcune relative a Tutoraggio, monitoraggio e prevenzione del disagio:

  • Analizzare e comprendere i bisogni di orientamento, monitoraggio e tutoring dei potenziali utenti e contesti di riferimento (scuole, enti/agenzie formative)
  • Condurre colloqui nell’ambito di percorsi e azioni di monitoraggio e/o tutorato
  • Definire e attivare interventi specialistici per situazioni di difficoltà e disagio
  • Gestire rapporti con interlocutori del contesto di riferimento (famiglie, scuole, agenzie formative, servizi sociali ecc.)
  • Identificare eventuali situazioni di disagio nell’ambito del percorso di sviluppo scolastico-formativo concordato
  • Pianificare e realizzare azioni di tutoring e di monitoraggio per accompagnare momenti di transizione in ambito scolastico e formativo
  • Progettare e monitorare percorsi orientativi/formativi integrati

La riproduzione della scheda rende più chiara la comprensione:

Per arrivare finalmente alle attività che possono essere facilmente verificate siamo dovuti ‘scendere’ di due livelli, arrivando a quelle che nel dispositivo toscano sono chiamate Capacità (in realtà si tratta in genere di attività di livello 2 e 3). Sarebbe stato tutto più agevole se le ADA fossero state abolite e l’attività principale (nel dispositivo toscano chiamato indicatore di performance) fosse stata descritta con verbi dal significato non ambiguo.

Peraltro, vediamo nella tabella come alcune delle attività non siano osservabili (ad esempio Analizzare, e comprendere) e che attività di livello diverso sono messe sullo stesso piano. Ad esempio, Analizzare e comprende i bisogni di orientamento è una fase di Progettare percorsi orientativi.

Vediamo adesso come un sistema basato sulle attività principali risulti più chiaro. Prendiamo la qualifica di Orientatore dal repertorio della Regione Lombardia. E’ una figura simile a quella del repertorio toscano decritta sopra, anche se con un raggio d’azione più limitato.

Le attività principali (in Lombardia chiamate competenze) per la figura simile dell’Orientatore sono:

  • Effettuare colloqui di orientamento
  • Effettuare il monitoraggio del piano d’azione individuale per l’inserimento lavorativo
  • Elaborare un piano d’azione individuale per l’inserimento lavorativo

Vediamo come qui la descrizione sia immediatamente intellegibile e assai più operativa.

La critica è semmai che anche qui non è stato rispettato il principio di gerarchia: Elaborare un piano d’azione individuale per l’inserimento lavorativo sta all’interno di Effettuare colloqui di orientamento, perché è una cosa che si fa durante il colloquio.

L’altra critica è che l’azione Effettuare colloqui di orientamento è troppo generale. L’operatore di orientamento può fare colloqui informativi, e poi colloqui di consulenza a supporto della ricerca di lavoro, colloqui di bilancio di competenze, conduzione di gruppi sulle tecniche di ricerca attiva di lavoro, etc. Tutte queste attività sono state indicate fra le abilità (cioè sono soggette a un possibile esame durante il colloquio di certificazione, ma non così approfondito come per le attività principali da certificare. Per questo motivo il profilo risulta poco efficace per individuare operatori competenti.

Da notare anche l’errore logico di considerare Applicare tecniche di gestione di gruppi di orientamento come una delle abilità necessarie per Effettuare colloqui di orientamento.

Un elenco delle ADA nazionali (per fortuna in genere ben ancorate alle attività principali corrispondenti) è reperibile sul sito Atlante del Lavoro e delle Qualificazioni.

 

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I risultati dell’Assegno per il lavoro in Veneto

La Regione Veneto ha pubblicato pochi giorni un nuovo Report relativo all’Assegno per il lavoro in Veneto.

Come è noto, l’Assegno per il lavoro consiste in un bonus, fino a un valore massimo di 5.796 euro, che i cittadini possono spendere presso i servizi per l’impiego accreditati in cambio di servizi personalizzati di assistenza alla ricollocazione, quali orientamento, counseling, formazione, rafforzamento delle competenze, supporto all’inserimento o reinserimento lavorativo tramite l’incrocio domanda-offerta di lavoro.

In Veneto, l’Assegno per il lavoro può essere richiesto da disoccupati di età superiore ai 30 anni, residenti o domiciliati in Veneto, beneficiari e non di prestazioni di sostegno al reddito (Naspi) e indipendentemente dall’anzianità della disoccupazione.

I dati del Report indicano che alla data del 30 settembre 2019 sono stati conclusi circa 17.000 Assegni e circa 16.000 persone hanno stipulato un contratto di lavoro. Il 35% delle occupazioni trovate sono di durata superiore a 6 mesi.

 

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Arriva l’orgoglio navigator!

Una nostra Collega Navigator scrive oggi su Linkedin

Un fenomeno nuovo e per certi versi inaspettato (ma comprensibilissimo utilizzando gli insegnamenti della psicologia sociale) è l’ORGOGLIO NAVIGATOR emerso nell’ultimo mese, di cui anche questo post è espressione.

Va anche bene (sicuramente è meglio essere orgogliosi che depressi), eccetto quando l’orgoglio navigator porta a negare fatti difficilmente confutabili quali i gravi limiti del dispositivo del reddito di cittadinanza, gli enormi ritardi nella sua implementazione, l’inadeguatezza della procedura di selezione dei navigator, la superficialità della loro formazione iniziale (su quest’ultimo punto mi ha scritto una mia collega a cui la sua direzione dei servizi per il lavoro ha chiesto di organizzare una formazione aggiuntiva).

Al di là di tutti i limiti iniziali, anche i navigator impareranno il mestiere, come abbiamo imparato tutti, perciò benvenuti/e e avanti.

 

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I ritardi nell’attivazione delle politiche attive del Reddito di cittadinanza

Il Reddito di cittadinanza, normato dalla Legge 26/2019, si pone come una misura di politica attiva del lavoro. In particolare l’art.1 della Legge afferma che:

È istituito, a decorrere dal mese di aprile 2019, il Reddito di cittadinanza (…)
quale misura fondamentale di politica attiva del lavoro a garanzia del diritto al lavoro, di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale.

Come è noto, le politiche del lavoro si dividono in passive e attive.

In estrema sintesi, sono politiche passive i contributi diretti in denaro o il prepensionamento a chi perde il posto di lavoro.

Fanno parte delle politiche attive interventi quali:

  • attivazione o promozione di servizi di orientamento
  • attivazione e promozione di apprendistato, tirocini, alternanza scuola lavoro, lavori socialmente utili
  • attivazione e promozione di formazione
  • servizi e sgravi per la promozione dell’imprenditoria
  • promozione di servizi per l’incontro fra domanda e offerta di lavoro
  • sgravi all’assunzione.

 

Le politiche passive risolvono il problema immediato della mancanza di un reddito a seguito della perdita del lavoro o della inoccupazione, mentre le politiche attive cercano di aiutare le persone a trovarsi un  lavoro.

Il reddito di cittadinanza è una misura che vuole coniugare assieme politiche attive e passive, secondo una logica di condizionalità: l’ottenimento e il mantenimento nel tempo del contributo economico è subordinato alla partecipazione, da parte del beneficiario e dei membri della sua famiglia, a una serie di attività di politica attiva.

In questa fase iniziale del Reddito di cittadinanza è stata avviata la distribuzione del contributo economico, mentre la quasi totalità delle politiche attive sono in ritardo. In particolare, al momento sono in ritardo:

  • Mancano le due piattaforme web di supporto agli operatori coinvolti nel sistema (in  una delle due vanno anche pubblicate le offerte di lavoro riservate ai beneficiari del Reddito di cittadinanza)
  • INPS al momento non trasmette o trasmette ai centri per l’impiego l’elenco di solo alcuni beneficiari del Rdc e con file csv
  • Manca il modello su cui redigere il Patto per il lavoro
  • Mancano le modalità operative e l’importo dell’Assegno di ricollocazione
  • Nessuna Regione ha finora autorizzato i soggetti privati accreditati per i servizi al lavoro alla redazione del Patto per il lavoro
  • Mancano le linee guida per attivazione progetti utili alla collettività
  • Le Regioni non hanno bandito i concorsi per l’assunzione di personale aggiuntivo per i Centri per l’impiego (manca il decreto attuativo del Governo per la ripartizione delle risorse fra le Regioni)
  • Il concorso Navigator ANPAL (inizialmente previsto a marzo/aprile) è in svolgimento adesso.

 

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Caratteristiche e efficacia dell’offerta di lavoro congrua

Il concetto di offerta di lavoro congrua è di primaria importanza per l’applicazione dei meccanismi di condizionalità nella Naspi Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego e del Rdc Reddito di cittadinanza. I meccanismi di condizionalità sono norme di legge che condizionano la concessione di sussidi o di altri benefici al disoccupato all’adozione da parte del disoccupato di determinati comportamenti.

Nello specifico, l’ottenimento di Naspi e Rdc è subordinato a una serie di comportamenti da parte dei beneficiari, fra cui l’accettazione di una proposta di lavoro congrua. Che cosa significa esattamente ‘congrua’?

Le caratteristiche dell’offerta di lavoro congrua sono definite:

  • Per i percettori della Naspi, dal DM 10 aprile 2018 n.42
  • Per i percettori del Rdc dal DM 10 aprile 2018 n.42 e dalla L.26/2019.

L’offerta di lavoro congrua per i percettori della Naspi

Secondo il DM 42/2018, è congrua quell’offerta che risponde alle seguenti caratteristiche:

1. Coerenza con le esperienze e competenze maturate (art.4)

La coerenza viene calcolata sulla base delle ADA che compongono la mansione professionale precedente ricoperto dal disoccupato. Il termine ADA sta per aree di attività; le aree di attività sono un modo per mappare le principali aree di attività di ogni profilo professionale.

Il livello di coerenza varia al variare della durata della disoccupazione, secondo la seguente tabella:

Come si vede, con l’allungarsi della disoccupazione le ADA considerate congrue aumentano di numero e così aumenta la distanza dell’occupazione che è ‘obbligatorio’ accettare rispetto a quella svolta in precedenza.

2. Tipologia contrattuale (art.5)

E’ considerata congrua quella offerta di lavoro che:

  1. a) si riferisce a un rapporto di lavoro a tempo indeterminato oppure determinato o di somministrazione di durata non inferiore a tre mesi;
  2. b) si riferisce a un rapporto di lavoro a tempo pieno o con un orario di lavoro non inferiore all’80% di quello dell’ultimo contratto di lavoro;
  3. c) prevede una retribuzione non inferiore ai minimi salariali previsti dai contratti collettivi di cui all’articolo 51 del decreto legislativo n. 81 del 2015.

L’offerta di lavoro deve inoltre contenere, al momento della sua presentazione, le seguenti informazioni minime:

  1. a) la qualifica da ricoprire e le mansioni;
  2. b) i requisiti richiesti;
  3. c) il luogo e l’orario di lavoro;
  4. d) la tipologia contrattuale;
  5. e) la durata del contratto di lavoro;
  6. f) la retribuzione prevista o i riferimenti al contratto collettivo nazionale applicato.
3. Distanza del luogo di lavoro dal domicilio e tempi di trasferimento (art.6)

La distanza viene considerata congrua con riferimento alla durata della disoccupazione. Sono presi in considerazione i kilometri dal domicilio o il tempo per raggiungere il luogo di lavoro con mezzi pubblici. Vedi la tabella al punto 5 al termine di questa sezione. Nel caso in cui il luogo di lavoro non sia raggiungibile con i mezzi di trasporto pubblici, le distanze si considerano ridotte del 30%.

4. Soglia della retribuzione offerta per i percettori di misure di sostegno al reddito (art.7)

Per chi riceve la Naspi, l’offerta di lavoro è congrua se l’entità della retribuzione, al netto dei contributi a carico del lavoratore, è superiore di almeno il 20 per cento dell’indennità percepita nell’ultimo mese precedente.

5. In sintesi

I vari parametri sono riassunti sinteticamente nella tabella qui sotto

6. Conseguenze del rifiuto di accettare una offerta di lavoro congrua

Secondo il DM 42/2018 la mancata accettazione di una offerta di lavoro congrua comporta (vedi art.8) la perdita della Naspi e dello stato di disoccupazione (D.Lgs 150/2015).

 

L’offerta di lavoro congrua per i percettori del Rdc

Per i percettori del Rdc i criteri per la definizione dell’offerta di lavoro congrua sono gli stessi, con le seguenti eccezioni.

1. Diversi criteri di calcolo della distanza (art. 4 §9)

La distanza viene calcolata in maniera diversa, sulla base dei mesi di fruizione del Rdc e del numero progressivo di offerte congrue ricevute:

Nei primi 12 mesi della fruizione del Rdc:

  • la prima offerta entro 100 km o 100 minuti con mezzi pubblici
  • la seconda offerta entro 250 Km
  • la terza offerta su tutto il territorio nazionale

Dopo 12 mesi:

  • La prima e la seconda offerta entro 250 km
  • la terza offerta su tutto il territorio nazionale

In caso di rinnovo del Rdc

  • su tutto il territorio nazionale

Sono previsti criteri meno rigidi per nuclei familiari con persone disabili e con figli minori.

2. Diversa soglia della retribuzione del lavoro offerto (art.4 §9-bis)

Per i percettori del Rdc la retribuzione del lavoro offerto deve essere superiore di almeno il 10 per cento rispetto al beneficio massimo fruibile da un solo individuo, inclusivo della componente ad integrazione del reddito dei nuclei residenti in abitazione in locazione. In pratica la retribuzione offerta deve essere superiore a 780 € + 10% = 858 € mensili.

3. Diverse conseguenze del rifiuto di accettare un’offerta congrua (art.7 § e)

Innanzitutto la sanzione scatta alla mancata accettazione della terza offerta congrua, con la sola eccezione del caso di rinnovo del Rdc, in cui la sanzione scatta al rifiuto della prima offerta congrua. La sanzione comporta la perdita del reddito di cittadinanza.

Efficacia del meccanismo di condizionalità basato sull’accettazione dell’offerta congrua

La sanzione basata sul rifiuto dell’offerta congrua è possibile solo se:

  • l’impresa o l’agenzia per il lavoro interessata ad attivare un contratto di assunzione in somministrazione, a seguito dello svolgimento di un processo di selezione, formuli una proposta di assunzione a un beneficiario di Naspi o di Rdc
  • l’impresa o l’agenzia per il lavoro comunichi al centro per l’impiego il diniego all’assunzione del beneficiario di Naspi o di Rdc.

Entrambi le condizioni appaiono di difficile realizzazione, per due motivi principali:

il beneficiario può volutamente svolgere le prove e i colloqui di selezione con un comportamento scostante o mostrandosi poco motivato, in modo da non farsi selezionare come la persona da assumere. Se il beneficiario si mostra scostante, può eventualmente ricevere una proposta di assunzione solo per mansioni elementari e/o in quei mercati locali del lavoro dove determinate figure professionali scarseggiano.

L’impresa o l’agenzia per il lavoro non hanno un incentivo a segnalare al centro per l’impiego il diniego all’assunzione del candidato individuato per l’assunzione. L’unico motivo per la segnalazione può essere una sorta di ritorsione verso il candidato per il tempo che ha fatto perdere.

Alla luce di queste considerazioni,  l’efficacia del meccanismo dell’offerta congrua per scoraggiare comportamenti opportunistici nei percettori di sussidi ( evitare di farsi assumere e mantenere il sussidio) appare limitata.

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Quali attività di orientamento all’interno della legge 26/2019 (Reddito di cittadinanza)?

Quali sono le attività di orientamento all’interno della Legge 26/2019, relativa al reddito di cittadinanza? Ricordiamo che per attività di orientamento intendiamo attività di informazione, consulenza, presa in carico volte a favorire l’inserimento e il miglioramento della propria vita professionale.

All’interno della L.26/2019 possiamo individuare due servizi che hanno caratteristiche di servizi di orientamento: il Patto per il lavoro (art.4 §7) e Il servizio di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro (art.9).

Il Patto per il lavoro

Secondo l’art. 4 § 7:

I beneficiari [del reddito di cittadinanza] (…) non esclusi o esonerati dagli obblighi [connessi al ricevimento del Reddito di cittadinanza], stipulano presso i centri per l’impiego ovvero, laddove previsto da provvedimenti regionali, presso i soggetti accreditati ai sensi dell’articolo 12 del decreto legislativo n. 150 del 2015 [si tratta dei soggetti privati accreditati per i sevizi al lavoro], un Patto per il lavoro, che equivale al patto di servizio personalizzatodi cui all’articolo 20 del medesimo decreto legislativon. 150 del 2015. Il Patto per il lavoro deve contenere gliobblighi e gli impegni previsti dal comma 8, lettera b).

Il §8b stabilisce che i beneficiari di cui al comma 7 sono tenuti a:

  1. registrarsi sull’apposita piattaforma digitale di cui all’articolo 6, comma 1, anche per il tramite di portali regionali, se presenti, e consultarla quotidianamente quale supporto nella ricerca attiva del lavoro
  2. svolgere ricerca attiva del lavoro, verificando la presenza di nuove offerte di lavoro, secondo le ulteriori modalità definite nel Patto per il lavoro, che, comunque, individua il diario delle attività che devono essere svolte settimanalmente;
  3. accettare di essere avviato alle attività individuate nel Patto per il lavoro;
  4. sostenere i colloqui psicoattitudinali e le eventuali prove di selezione finalizzate all’assunzione, su indicazione dei servizi competenti e in attinenza alle competenze certificate;
  5. accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue, ai sensi dell’articolo 25 del decreto legislativo n. 150 del 2015, come integrato al comma 9; in caso di rinnovo del beneficio ai sensi dell’articolo 3, comma 6, deve essere accettata, a pena di decadenza dal beneficio, la prima offerta utile di lavoro congrua ai sensi del comma 9.

Appare evidente che la definizione del Patto richiede:

  1. la ricostruzione delle pregresse esperienze di formazione e lavoro
  2. l’esplicitazione delle aspirazioni e vincoli personali
  3. una valutazione da parte dell’operatore dell’impiegabilità dell’utente
  4. una analisi delle conoscenze dell’utente relative alle tecniche di ricerca del lavoro e un eventuale controllo del curriculum vitae
  5. la definizione, concordata fra utente e operatore, di uno o più profili professionali obiettivo della ricerca di lavoro e eventualmente di attività di formazione, tirocinio, progetti utili alla collettività (ciò lavori socialmente utili organizzati dai comuni) volti ad aumentare l’impiegabilità
  6. la scelta congiunta operatore utente dei canali su cui condurre la ricerca di lavoro.

il colloquio per la stipula del Patto è così (in particolare per le attività svolte ai punti 4, 5 e 6) un colloquio di orientamento.

Una parte degli utenti conoscerà a sufficienza le tecniche di ricerca di lavoro e come preparare gli strumenti per la ricerca; quegli utenti che non li conoscono approfondiranno questi temi durante l’assistenza intensiva nella ricerca di lavoro di cui all’art.9.

Un punto da considerare è che non tutti i disoccupati hanno una impiegabilità sufficiente per essere immediatamente impiegati. Se l’impiegabilità è bassa la ricerca di lavoro sarà probabilmente inefficace, ed è più opportuno che il disoccupato si dedichi ad attività di formazione o tirocinio per aumentarla. Il § 7 tuttavia non prevede la possibilità che soggetti con scarsa impiegabilità ma senza le condizioni di ‘particolari criticità in relazione alle quali sia difficoltoso l’avvio di un percorso di inserimento al lavoro’ di cui all’art. 4 §5-quater (le ‘particolari criticità’ si riferiscono ad esempio a dipendenze da sostanze, disturbi psichici, o emarginazione sociale) possano evitare di condurre una ricerca di lavoro.

Il servizio di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro

Secondo l’art.9 §1:

Al fine di ottenere un servizio di assistenza intensiva nella ricerca del lavoro, il beneficiario del Rdc tenuto, ai sensi dell’articolo 4, comma 7, a stipulare il Patto per il lavoro con il centro per l’impiego, decorsi trenta giorni dalla data di liquidazione della prestazione, riceve dall’ANPAL l’assegno di ricollocazione (AdR) (…)  da spendere presso i centri per l’impiego o presso i soggetti accreditati ai sensi dell’articolo 12 del medesimo decreto legislativo [si tratta dei soggetti privati accreditati per i sevizi al lavoro].

Secondo il §2:

A pena di decadenza dal beneficio del Rdc, i soggetti di cui al comma 1 devono scegliere, entro trenta giorni dal riconoscimento dell’AdR, il soggetto erogatore del servizio di assistenza intensiva, prendendo appuntamento sul portale messo a disposizione dall’ANPAL, anche per il tramite dei centri per l’impiego o degli istituti di patronato convenzionati. Il servizio ha una durata di sei mesi, prorogabile di ulteriori sei mesi qualora residui parte dell’importo dell’assegno (…).

Perciò i soggetti obbligati alla stipula del Patto per il lavoro sono obbligati anche all’utilizzo dell’assegno di ricollocazione. Inoltre il servizio è continuato nel tempo. Il numero delle attività (colloqui individuali ma eventualmente anche incontri in piccolo gruppo) dipende dall’importo dell’assegno di ricollocazione, che varia ‘in funzione del profilo personale di occupabilità’ (§1) e il cui importo deve essere deciso da ANPAL (§5).

Secondo il §3:

Il servizio di assistenza alla ricollocazione deve prevedere:

  • a) l’affiancamento di un tutor soggetto di cui al comma 1
  • b) il programma di ricerca intensiva della nuova occupazione e la relativa area, con eventuale percorso di riqualificazione professionale mirata a sbocchi occupazionali esistenti nell’area stessa;
  • c) l’assunzione dell’onere del soggetto di cui al comma 1 di svolgere le attività individuate dal tutor;
  • d) l’assunzione dell’onere del soggetto di cui al comma 1 di accettare l’offerta di lavoro congrua ai sensi dell’articolo 4;
  • e) l’obbligo per il soggetto erogatore del servizio di comunicare al centro per l’impiego e all’ANPAL il rifiuto ingiustificato, da parte della persona interessata, di svolgere una delle attività di cui alla lettera c), o di una offerta di lavoro congrua, a norma della lettera d), al fine dell’irrogazione delle sanzioni di cui all’articolo 7;
  • f) la sospensione del servizio nel caso di assunzione in prova, o a termine, con eventuale ripresa del servizio stesso dopo l’eventuale conclusione del rapporto entro il termine di sei mesi.

La descrizione delle attività del servizio è poco dettagliata, tuttavia il fatto che si tratti di ‘assistenza intensiva alla ricerca di lavoro’ è sufficiente per classificare tale servizio come un servizio di orientamento.

Anche in questo caso vale quanto detto sopra sul fatto che non tutti i disoccupati hanno una impiegabilità sufficiente per essere immediatamente impiegati.

Differenze e complementarietà fra Patto per il lavoro e l’assistenza intensiva nella ricerca di lavoro resa possibile dall’assegno di ricollocazione

 

Sia il Patto per il lavoro che l’attività di assistenza intensiva alla ricerca di lavoro sono già presenti con caratteristiche molto simili o esattamente simili nel D.Lgs. 150/2015.

Il Patto per il lavoro può essere stipulato presso gli operatori privati accreditati per il lavoro solo in quelle Regioni che lo prevedano espressamente tramite un proprio provvedimento, mentre l’assegno di ricollocazione può essere speso presso gli operatori privati accreditati sic et simpliciter.

Il Patto per il lavoro va stipulato entro 30 giorni dalla comunicazione di concessione del Rdc (§7 coordinato con §5, 5-bis, 5-ter). L’assegno di ricollocazione viene ricevuto dal beneficiario ‘decorsi 30 giorni dalla data di liquidazione’ del Rdc (art.4 §1) e la scelta del soggetto presso cui ottenere l’assistenza intensiva va fatta entro ulteriori 30 giorni (art.4 §2). Il soggetto erogatore del servizio di assistenza deve attivarsi entro 30 giorni dalla scelta (art.4 §2).

Il Patto per il lavoro viene stipulato con un solo incontro mentre l’assistenza intensiva alla ricerca di lavoro prevede più attività in un arco di 6 mesi, eventualmente prorogabili (art.9 §2)

Nel Patto per il lavoro il beneficiario del Rdc si impegna a una serie di obblighi (fare ricerca di lavoro, accettare di partecipare a talune attività formative o socialmente utili, accettare offerte di lavoro congrue). La ricerca di lavoro e la partecipazione al programma di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro sono rese obbligatorie dal Patto per il lavoro.

 

Mercoledì prossimo interverrò a Bologna al Convegno Reddito di Cittadinanza: l’impatto sul sistema dei servizi organizzato da Maggioli Editore. Il programma e le modalità per iscriversi sono spiegate a questa pagina.

 

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I navigator non lavoreranno direttamente né con i disoccupati né con le imprese

Inizialmente il termine navigator è stato utilizzato per indicare quelli che l’articolo 9 comma 3 del decreto sul reddito di cittadinanza  chiama tutor e che sono incaricati di assistere i beneficiari del reddito di cittadinanza nella ricerca intensiva di lavoro. Inizialmente il Governo prevedeva di farne assumere 6.000 dalla controllata ANPAL Servizi e di mandarli a lavorare nei centri per l’impiego.

Dunque in questa fase il termine navigator era un sinonimo, usato perlopiù da giornalisti e politici, per indicare quelle figure che nei centri per l’impiego sono chiamate operatori di orientamento e nelle agenzie per il lavoro addetti alle politiche attive del lavoro,

Successivamente, a seguito della trattativa fra il Ministro del Lavoro e il coordinamento delle Regioni, è stato concordato che ANPAL assumerà solo 3.000 persone e che gli assunti ANPAL non svolgeranno attività né con disoccupati né con le imprese.

Dunque il termine navigator viene adesso ad assumere un significato più preciso ed esclusivo: il termine indica solamente il personale assunto dal Ministero del lavoro tramite ANPAL Servizi per supportare i centri per l’impiego nell’assistenza ai beneficiari del reddito di cittadinanza. Supportare in che modo?

Le mansioni dei navigator sono indicate all’articolo 2 dell’avviso per la loro assunzione. Dopo una iniziale affermazione di principio, nello specifico le mansioni indicate sono le seguenti:

  1. supporta gli operatori dei CPI nella definizione e qualificazione del piano personalizzato previsto dalla norma;
  2. svolge una funzione di assistenza tecnica agli operatori dei CPI impiegati nel supporto ai beneficiari del Reddito di cittadinanza nel percorso di inclusione socio‐lavorativa improntato alla reciproca responsabilità per garantire che il beneficiario porti a termine con successo il programma e raggiunga la propria autonomia;
  3. supporta i CPI nel raccordo con i servizi erogati dai diversi attori del mercato del lavoro a livello locale o regionale in relazione alle esigenze dei beneficiari, valorizzando tutte le opportunità offerte dai servizi nel territorio ‐ a partire dalle esigenze espresse dalle imprese e dalle opportunità offerte dal sistema di istruzione e formazione ‐ per permettere ai beneficiari di individuare e superare gli ostacoli che incontrano nel percorso verso la realizzazione professionale, l’autonomia economica e la piena integrazione sociale nella
    propria comunità;
  4. collabora con gli operatori dei CPI al fine di garantire la realizzazione delle diverse fasi.

Colpisce la genericità delle mansioni indicate. Come si può vedere, non sembra previsto il contatto diretto coi disoccupati. E ugualmente non sembrano previsti contatti diretti con le imprese; l’espressione gli ‘attori del mercato del lavoro’ che erogano ‘servizi’ esclude le imprese e si riferisce invece a nostro avviso ai soggetti pubblici e privati che fanno parte della rete dei servizi per il lavoro: agenzie formative, comuni, agenzie per il lavoro.

Sui social media vedo in questi giorni molte discussioni sul fatto se i navigator avranno o no competenze sufficienti per supportare direttamente i disoccupati, ma in realtà questa mansione non è prevista.

L’assistenza ai beneficiari del reddito di cittadinanza sarà svolta dal personale ordinario dei centri per l’impiego, di cui è previsto il raddoppio (dagli attuali circa 5.000 a 11.000) grazie ad assunzioni fatte direttamente per concorso pubblico dalle singole regioni.

Poiché, almeno nella fase iniziale (per il futuro non si può mai dire) i navigator non lavoreranno direttamente né con disoccupati né con imprese, come passeranno il tempo? La mia impressione è che avranno poco da fare. Ma allora perché assumerne 3.000?

Una mia collega mi ha scritto che una volta i Governi, per accrescere il consenso, assumevano postini, oggi, visto che la corrispondenza su carta si è ridotta, assumono navigator.

 

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Abbiamo davvero bisogno di raddoppiare il personale dei Centri per l’Impiego?

L’introduzione del reddito di cittadinanza richiede un aumento degli operatori che assistono i beneficiari nella ricerca intensiva di un lavoro. Governo e Regioni hanno concordato l’assunzione nei prossimi 2-3- anni di circa 14.000 operatori, dei quali 3.000 da parte di ANPAL Servizi (una società controllata dal Ministero del Lavoro) e i rimanenti da parte delle Regioni. Poiché al momento gli operatori dei centri per l’impiego sono circa 8.000, si avrà quasi un raddoppio del personale.

L’aumento degli operatori di orientamento è sicuramente positivo (non so dire se ci sia bisogno di un numero così elevato), ma è opportuno che tutti questi operatori vengano assunti dai centri per l’impiego e, tramite ANPAL, dal Ministero del lavoro?

Non credo.

Abbiamo bisogno che il numero degli operatori aumenti, in modo da assicurare una assistenza maggiormente personalizzata ai disoccupati, ma abbiamo anche bisogno che i servizi siano erogati in maniera efficiente. In genere gli ecosistemi basati sulla competizione di mercato sono da preferire rispetto a sistemi non concorrenziali, perché la competizione assicura una migliore allocazione delle risorse.

I centri per l’impiego, al momento, non sono esposti alla concorrenza, nel senso che anche se intermediano percentuali minime non ci sono conseguenze. Il personale dei centri, in particolare quello che si occupa di intermediazione, è come un team di atleti che si allena ma non gareggia mai: come fa a diventare competitivo? Sarebbe stato molto meglio, per l’orientamento e la ricollocazione dei beneficiari del reddito di cittadinanza maggiormente impiegabili, puntare maggiormente sulle agenzie per il lavoro, che invece sono abituate a stare sul mercato, hanno rapporti più stretti con le imprese e se non sono efficaci ed efficienti chiudono.

Al contrario, una volta che le Regioni avranno assunto 11.000 dipendenti a tempo indeterminato, se il numero si rivelerà eccessivo o se saranno incapaci di ricollocare un numero significativo di disoccupati sarà impossibile licenziarli e assai difficile destinarli ad altro incarico.

Più in generale, anche i centri per l’impiego dovrebbero essere esposti alla competizione, e per questo motivo finanziati almeno in parte con risorse condizionate al loro tasso di successo, allo stesso modo delle agenzie per il lavoro che svolgono attività di orientamento con risorse pubbliche quali ad esempio la Dote Unica Lavoro Lombardia.

Il Governo, che destina ingenti risorse sul servizio pubblico per l’impiego e riassegna al servizio pubblico un ruolo centrale a scapito degli operatori privati, ripristina un’architettura di sistema che in molte regioni italiane è stata superata da anni senza rimpianti.

Ovviamente è positivo che i centri per l’impiego pubblici siano dotati di strutture adeguate e che il personale che manca o va in pensione sia rimpiazzato, ma le assunzioni previste dal Governo vanno molto oltre queste necessità

 

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Bando ANPAL navigator aggiornamento n. 3

Vedi anche gli ultimi aggiornamenti.

A che punto sono le procedure per l’assunzione dei navigator, cioè dei tutor (questo è il nome corretto, usato nel decreto sul reddito di cittadinanza) che, presso i centri per l’impiego e presso le agenzie per il lavoro private assisteranno i beneficiari del reddito di cittadinanza nella loro ricerca di lavoro?

Finalmente abbiamo i primi numeri precisi sulle assunzioni di navigator (i 549 di cui parlo nel titolo previsti per la Puglia, leggi i dettagli più in basso).

Tieni conto che il navigator non è l’unica possibilità per chi vuole lavorare nel settore dell’orientamento. Tutte le possibilità di lavoro e formazione nel settore dell’orientamento (incluso quello che sappiamo sul bando navigator, ma anche esempi di altri concorsi pubblici recenti per figure simili e esempi di offerte di lavoro per orientatori nel settore privato) sono descritte in dettaglio nel mio seminario a Milano sabato 16 Marzo 2019.

Allora riassumo quello che sappiamo finora sull’assunzione dei navigator.

A gennaio esponenti del Governo avevano dichiarato che sarebbero stati assunti circa 10.000 navigator, dei quali 6.000 da parte di ANPAL Servizi e 4.000 da parte delle Regioni. ANPAL Servizi è una società di diritto privato controllata dal Ministero del lavoro e, poiché formalmente è un soggetto privato, può assumere con procedure più rapide di quelle che devono seguire le Regioni.

Sulla stampa erano anche usciti una serie anticipazioni sulle caratteristiche del bando di ANPAL Servizi, in particolare relativi alle lauree (aree psicologica, pedagogica, sociale, giuridica, economica, etc.), alla forma del contratto di incarico (di collaborazione, di durata biennale, con l’assicurazione del ministro Di Maio che allo scadere del contratto biennale i navigator sarebbero stati assunti dalle Regioni), al compenso annuo (30.000 € lordi).

TROPPO BELLO PER ESSERE VERO.

A oggi il bando ANPAL non è ancora uscito e non si sa se uscirà; il bando ANPAL per navigator POTREBBE CIOE’ NON USCIRE MAI.

In Italia, le competenze in materia di politiche del lavoro sono suddivise fra Ministero del Lavoro e Regioni, e la gestione dei centri per l’impiego è competenza regionale. Per questi motivi i provvedimenti relativi alle politiche del lavoro e che impattano sull’operatività dei centri per l’impiego devono essere concordati con le Regioni.

Il coordinamento delle Regioni ha bloccato l’uscita del bando ANPAL Servizi per una serie di motivi:

  1. Le Regioni vogliono selezionare direttamente il personale che andrà a lavorare presso i centri per l’impiego, e non far fare la selezione a ANPAL
  2. Nella maggioranza dei centri per l’impiego non ci sono spazi fisici a sufficienza per 6.000 o 10.000 persone aggiuntive. Il numero dei nuovi navigator va ridotto e vanno inseriti gradatamente
  3. Non è chiaro in che modo i nuovi 6.000 precari ANPAL saranno assunti dalle Regioni al termine dell’incarico biennale e con quali fondi saranno pagati se diventano dipendenti regionali. Fra l’altro il compenso promesso ai navigator ANPAL è assai superiore a quello dei dipendenti dei centri per l’impiego che svolgono le stesse mansioni.

 

I rappresentanti delle Regioni hanno dichiarato che vogliono PROCEDERE DIRETTAMENTE ALLA SELEZIONE E ALL’ASSUNZIONE del personale aggiuntivo di cui avranno bisogno per fare orientamento ai beneficiari del reddito di cittadinanza. L’assunzione diretta potrebbe essere fatta sia con nuovi concorsi banditi ad hoc, sia scorrendo graduatorie di concorsi che già sono stati fatti.

Al momento la trattativa fra Di Maio e il coordinamento delle Regioni è ancora in corso.

Sulla base delle notizie raccolte finora sembra che:

  1. NON CI SARA’ ALCUN BANDO ANPAL NAVIGATOR O SE CI SARA’ IL NUMERO DEGLI ASSUNTI DA ANPAL SERVIZI SARA’ ESTREMAMENTE MINORE
  2. LE REGIONI PROCEDERANNO DIRETTAMENTE AD ASSUMERE I NAVIGATOR DI CUI HANNO BISOGNO
  3. SE LE ASSUNZIONI SARANNO FATTE DALLE REGIONI, OGNI BANDO REGIONALE SARA’ UN BANDO A SE STANTE, CON CRITERI CHE POSSONO ESSERE SIMILI, MA ANCHE IN PARTE DIVERSI.

 

Un esempio di nuovo concorso bandito ad hoc è quello di cui ha parlato ieri Sebastiano Leo, l’assessore al Lavoro, alla Formazione e all’Istruzione della regione Puglia. La regione Puglia, al pari di quanto fatto da molte altre regioni, ha conferito tutti i centri per l’impiego in una apposita società che in Puglia si chiama Agenzia Regionale per le Politiche Attive del Lavoro (ARPAL). L’assessore Leo ha dichiarato che saranno avviate le procedure concorsuali per l’assunzione diretta di 549 navigator. Ecco la dichiarazione dell’assessore:

“Nella giornata di ieri abbiamo approvato l’atto di organizzazione e la dotazione organica, secondo cui l’Agenzia dovrà dotarsi di personale pari a 941 unità. Ad oggi l’Agenzia può contare sulle prestazioni di 392 dipendenti con una carenza di personale pari a 549 unità, indispensabili per rendere l’ARPAL efficiente ed efficace tanto nella erogazione delle prestazioni di politiche attive per il lavoro quanto nel mantenimento dei servizi minimi essenziali. Nelle prossime settimane inizieremo il percorso per avviare suddetto potenziamento, tutti questi aspetti sono inoltre oggetto di continuo confronto con le parti sociali”.

Anche la Regione Toscana ha annunciato un concorso pubblico per l’assunzione di navigator.

Una notizia relativa allo scorrimento di graduatorie già esistenti è quella relativo al ricorso alla Corte costituzionale preannunciato dalla Regione Toscana. La Regione toscana ha preannunciato ricorso alla Corte costituzionale contro una norma della legge finanziaria del 2018 che vieta di scorrere graduatorie.

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Vedi gli altri articoli sul reddito di cittadinanza:

  1. Fonte ANPAL: probabili criteri di valutazione dei curricula e temi dell’orale
  2. Arriva il reddito di cittadinanza (e il potenziamento dei servizi per il lavoro)
  3. La messa a regime del reddito di cittadinanza aumenta le possibilità di lavoro per gli operatori di orientamento
  4. Quali strategie per lavorare come Navigator sul reddito di cittadinanza
  5. Di Maio: I navigator (nei prossimi anni) saranno stabilizzati
  6. “I Navigator vanno formati, non li troviamo al supermercato. Rischio Tsunami sui centri per l’impiego”
  7. I navigator lavoreranno anche presso le agenzie accreditate
  8. Il Navigator per la gestione del reddito di cittadinanza
  9. 000 assunzioni per i centri per l’impiego
  10. App e psicologi per i nuovi centri per l’impiego
  11. Reddito di cittadinanza: cosa ne pensano le Regioni
  12. Psicologi e orientatori le figure più necessarie per i nuovi centri per l’impiego
  13. Possibilità formative per aspiranti operatori di orientamento

 

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