Il gap fra aspettative e impiegabilità personale

I media sono ricchissimi di spunti divertenti per la formazione sull’orientamento. Qui vediamo uno spezzone ripreso da una serie televisiva che mostra un esempio di gap fra aspettative e impiegabilità personale e una modalità comunicativa del consulente inadeguata.

 

 

Ho appena aggiunto questo spezzone (c’è tutta una parte a seguire che non è mostrata qui) nei miei corsi a distanza

e nel corso in aula La Cassetta degli Attrezzi dell’Addetto politiche attive / Orientatore / Career Coach 

 

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L’orientamento e la Cometa di Halley

Dicevo sabato scorso ai partecipanti al seminario Come formarsi e lavorare nell’orientamento che le oltre 10.000 assunzioni previste dalle Regioni (più le 3.000 da parte di ANPAL Servizi) e il previsto Piano di potenziamento dei Centri per l’impiego sono un evento eccezionale, al pari del passaggio della Cometa di Halley. Un evento della stessa importanza negli ultimi 50 anni si è verificato solo un’altra volta, a fine degli anni ’90, quando i vecchi uffici di collocamento furono trasformati nei centri per l’impiego, con l’obbligo di fornire attività di orientamento a tutte le persone in cerca di lavoro e la risultante diffusione delle figure del consulente di orientamento e dell’addetto alle politiche attive. Da fine anni ’90 l’orientamento è forse la principale attività dei centri per l’impiego, e in molte regioni viene anche erogato in convenzione da soggetti privati quali Agenzie per il lavoro e Agenzie formative accreditate per i servizi di orientamento. Ogni giorno migliaia di disoccupati si rivolgono ai consulenti di orientamento / addetti politiche attive che lavorano all’interno dei centri per l’impiego, delle Agenzie per il lavoro e delle agenzie formative per chiedere supporto su come scegliere un obiettivo professionale, migliorare la propria impiegabilità o rendere più efficace la propria ricerca di lavoro. Nei Centri per l’impiego la soddisfazione per questo servizio è elevata, contrariamente a quella per l’incontro domanda e offerta di lavoro su cui i Centri per l’impiego faticano a ritagliarsi una quota di mercato significativa.

Le 10.000 assunzioni da parte delle Regioni permetteranno di ridurre il numero di disoccupati in carico a ogni operatore dei Centri per l’impiego (in alcuni Centri ogni operatore ha fino a 300 disoccupati in carico) con un netto miglioramento del servizio. Grazie alle nuove assunzioni ogni operatore di orientamento potrà seguire ogni disoccupato in modo molto più puntuale, mentre adesso l’accompagnamento personalizzato in genere non è possibile.

Ovviamente le assunzioni e le nuove attrezzature non basteranno per ridurre la disoccupazione in modo significativo. Ai miei corsisti spiego che l’orientamento è un ingranaggio di un macchinario (quello delle politiche attive) fatto di vari altri ingranaggi (ad esempio la formazione professionale, la possibilità di attivare tirocini, la possibilità di concedere borse lavoro, etc.) e che produce risultati quando anche tutti gli altri ingranaggi girano e le imprese sono incoraggiate ad assumere personale. L’attuale piano di assunzioni straordinario nei Centri per l’impiego, se manca il potenziamento delle altre misure di politica attiva e non si facilitano le assunzioni da parte delle imprese rischia di ridursi a uno spreco di risorse: se nel mulino che gira non si butta grano (posti di lavoro) dalla macina esce solo polvere.

Le previste 10.000 assunzioni da parte delle Regioni (e le 3.000 previste da ANPAL Servizi) avranno anche un impatto eccezionale sulle opportunità di lavoro nel settore.  Sono decenni che nella pubblica amministrazione non si vedeva un piano di assunzioni di queste dimensioni. Le opportunità occupazionali sono ottime anche per chi non ha i requisiti, non supererà i concorsi pubblici o non vuole diventare un dipendente pubblico: immagino che le Regioni preferiranno assumere persone che abbiano già esperienza, vale a dire persone che adesso lavorano nel settore privato presso Agenzie per il lavoro e Agenzie formative accreditate. Se, ammettiamo, 7.000 dei 10.000 nuovi assunti dalle Regioni proverranno dal settore privato, si scatenerà la caccia al consulente di orientamento / addetto alle politiche attive del lavoro anche nel privato.

Dunque, cosa aspetti a iniziare a formarti o, se già lavori nel settore, a migliorare le tue competenze?

Ti segnalo i miei corsi in partenza a breve:

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Ma perché i selezionatori non danno un feedback ai candidati non idonei?

Chi lavora nel settore il perché lo capisce bene, ma è utile spiegarlo alle persone in cerca di lavoro, convinte che molti selezionatori siano ‘cattive persone’.

In una discussione su LinkedIn Roberta, una consulente di orientamento fa un esempio:

Ammettiamo un selezionatore che fa 100 assunzioni in un anno (media molto scarsa di una filiale di agenzia per il lavoro).  Supponiamo che per ogni posizione si candidino in 50 (e sono stata bassa!) – 49 non idonei * 100 posizioni= 4.900. Se dedichiamo solo 15 minuti ciascuno per dare un feedback = 1225 ore di lavoro, più del 50% delle ore annue di un recruiter e circa 30.000 euro di costo per l’azienda all’anno.  La consulente conclude che dare feedback non è economicamente sostenibile.

Un selezionatore interviene nel dibattito:

I numeri di cui parla Roberta, sono reali, anzi si è tenuta anche bassa. Io ora sono nella sala di attesa di un cliente, e sa che sta succedendo nella mia casella email che non vedo da un’ora?… Sono arrivati 25 CV. Pensi a quanti ne arriveranno durante il fine settimana. E lunedì mattina sono in Formazione, lunedì pomeriggio ho 8 colloqui fissati, l’ultimo alle 19. Come faccio a dare il feedback a tutti?

E un altro:

Una mia collega che lavorava in Rinascente ha raccontato che per la ricerca di 1 Receptionist avevano ricevuto 2.100 candidature….. Vi immaginate chiamare 2.099 persone personalizzando il feedback?

Chiude la discussione un’altra selezionatrice:

Secondo me un feedback è doveroso (anzi, dovrebbe essere obbligatorio!) per tutti coloro che entrano nel processo di selezione, cioè fanno almeno un colloquio. Ritengo invece inattuabile e privo di senso un sistema di feedback personalizzati per tutti coloro che inviano una candidatura, sia perché tale feedback sarebbe, nella migliore delle ipotesi, incredibilmente superficiale, sia perché, almeno per la mia esperienza diretta, in media i 2/3 delle candidature ricevute sono prive dei requisiti (anche obbligatori) indicati negli annunci oppure del tutto non centrate.

Dunque, hai capito? Nessuno ce l’ha con te, e i selezionatori non sono cattivi come pensi.

 

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A cosa servono i centri per l’impiego? Non solo incrocio domanda e offerta

A cosa servono i centri per l’impiego? Questa domanda è tornata ricorrente adesso che si parla di reddito di cittadinanza e delle nuove assunzioni dei navigator che lavoreranno presso i centri. I centri per l’impiego, si dice, intermediano mediamente appena il 5% del totale delle assunzioni del settore privato.

Ma il contributo all’occupazione dei centri per l’impiego non può essere misurato concentrandosi solo sulle assunzioni fatte dalle (relativamente poche) imprese che si rivolgono ai centri in cerca di personale. Faccio degli esempi:

  • una persona trova lavoro presso una agenzia per il lavoro (ex interinale) perché l’operatore del centro per l’impiego a cui si è rivolto gli ha consegnato un elenco di agenzie per il lavoro e suggerito di presentare anche a loro la sua candidatura
  • una persona trova lavoro perché, dopo aver partecipato presso il centro per l’impiego a un corso breve sulle tecniche di ricerca attiva di lavoro, ha migliorato il contenuto e la veste grafica del proprio CV (che prima veniva scartato nell’80% dei casi, mentre adesso viene preso in considerazione) e aumentato sostanzialmente il numero di autocandidature
  • Una persona trova lavoro come magazziniere perché ha fatto un corso per ottenere il patentino del muletto seguendo il consiglio dato 6 mesi prima da un operatore del centro per l’impiego, che gli ha anche indicato dove andare a farlo
  • Una persona sa adesso usare meglio Office rispetto a 3 mesi fa perché l’operatore del centro per l’impiego le ha suggerito un corso a distanza gratuito
  • Una persona ha scelto di fare un master perché grazie all’operatore del centro per l’impiego ha trovato una borsa di studio
  • Una persona demoralizzata ha acquistato un po’ più di fiducia perché ha fatto un bilancio di competenze con l’operatore del centro per l’impiego e ha capito che ha più competenze di quelle di cui era consapevole e in quale settore potrebbe spenderle.

Queste assunzioni e miglioramenti non compaiono nelle statistiche, ma sono dovute all’attività del centro per l’impiego (in maggior dettaglio all’attività del servizio di orientamento che opera pressi tutti i centri per l’impiego).

Nella mia esperienza il servizio di orientamento è molto più efficace del servizio di incontro domanda offerta di lavoro e così, la soddisfazione degli utenti dei servizi di orientamento è maggiore.

Se rileviamo il livello di soddisfazione di 100 persone che hanno usato il servizio di incontro domanda offerta e di altre 100 che hanno usato il servizio di consulenza di orientamento la percentuale di soddisfazione del servizio di consulenza di orientamento sarà incomparabilmente più alta.

La qualità del servizio di incontro domanda offerta prestato da soggetti privati è migliore di quello del centro per l’impiego (anche per i vincoli che il centro per l’impiego ha), mentre  l’orientamento offerto dai consulenti dei centri per l’impiego è, in  molte regioni, di qualità comparabile a quello offerto dai privati convenzionati.

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Reddito di cittadinanza: cosa ne pensano le Regioni

In una conferenza stampa del 17 gennaio Cristina Grieco, Coordinatrice della Commissione Istruzione e Lavoro della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, manifesta alcune perplessità sui Navigator (cioè gli operatori di orientamento coinvolti nel reddito di cittadinanza) e sulle procedure di assunzione di personale da parte delle regioni prevista nella Legge finanziaria 2018.

Riguardo ai Navigator la Grieco lamenta che le regioni non sono state coinvolte:

[sui Navigator] noi non siano stati coinvolti. Si tratterebbe di personale contrattualizzato da Anpal servizi su cui insistono altre perplessità. Ci si domanda: questo personale dove presterà la propria opera? Nei centri per l’impiego? In questo caso occorre ricordare che le strutture non sono certo adeguate.

Qui la Grieco sembra riferirsi alla mancanza di locali e attrezzature per il personale aggiuntivo.

Riguardo ai 4.000 orientatori da assumere direttamente dalle regioni, la Grieco dice che:

Avevamo chiesto di accelerare le procedure per mettere in grado le Regioni di procedere per tempo alle selezioni e alle assunzioni del personale, invece stiamo ancora attendendo i decreti.

In generale, secondo la Grieco un grosso limite del provvedimento sul reddito di cittadinanza è che il Governo non si è preventivamene confrontato con le Regioni. I rappresentanti delle Regioni incontreranno Di Maio solo il 21 gennaio.

Avremmo preferito un metodo diverso per costruire insieme questo provvedimento, come ci aveva prospettato lo stesso Ministro. (…) L’assenza di un confronto preventivo pesa anche perché esistono già importanti esperienze regionali di sostegno al reddito che avrebbero potuto essere tenute in considerazione e che molto probabilmente avrebbero potuto evitare criticità nell’attuazione del provvedimento.

Oltre al capitolo assunzione di personale, Grieco segnala altre criticità:

Prima di tutto non sono chiari i flussi di presa in carico. Chi potrà fruire di questo reddito, dovrà stipulare un patto per il lavoro o un patto per l’inclusione sociale? (…)

Poi c’è da costruire – spiega Grieco – la fase di transizione: quando cioè dovrà cessare il meccanismo di presa in carico con il reddito di inclusione, Rei. Noi vorremmo evitare che ci siano delle fratture fra gli istituti precedenti, che comunque hanno dato buoni frutti, ed i nuovi. Ecco perché stiamo sottolineando la centralità dell’interscambio fra le diverse piattaforme informatiche.

Siamo indubbiamente favorevoli ad ogni strumento di lotta alla povertà, ma vorremmo che questi interventi fossero indirizzati in modo oculato verso l’obiettivo. Temiamo, cioè, che si possa incentivare il lavoro irregolare e non si crei, invece, un meccanismo virtuoso di ricerca del lavoro. Potremmo trovarci di fronte ad una misura puramente assistenziale, con strumenti non consoni alla gestione di questo genere di azioni.

Se vuoi ricevere gli ultimi aggiornamenti sui navigator e temi collegati direttamente nella tua casella di posta inserisci la tua mail nello spazio newsletter che si trova in fondo in fondo alla pagina.

Dove trovare ulteriori informazioni

Per saperne di più sulle possibilità di lavoro nel settore dell’orientamento puoi partecipare al mio seminario Come formarti e lavorare nell’orientamento, a Milano il 9 febbraio 2019.

Vedi la pagina dedicata a materiali gratuiti per lo svolgimento di attività di orientamento.

Vedi gli altri articoli sul reddito di cittadinanza:

  1. Arriva il reddito di cittadinanza (e il potenziamento dei servizi per il lavoro)
  2. La messa a regime del reddito di cittadinanza aumenta le possibilità di lavoro per gli operatori di orientamento
  3. Di Maio: I navigator (nei prossimi anni) saranno stabilizzati
  4. I navigator lavoreranno anche presso le agenzie accreditate
  5. Il Navigator per la gestione del reddito di cittadinanza
  6. 4.000 assunzioni per i centri per l’impiego
  7. App e psicologi per i nuovi centri per l’impiego
  8. Psicologi e orientatori le figure più necessarie per i nuovi centri per l’impiego
  9. Possibilità formative per aspiranti operatori di orientamento

Leggi il resoconto dettagliato delle dichiarazioni della Grieco.

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La professione del terminologista

Il terminologista è una persona specializzata nella creazione e traduzione di vocaboli di natura tecnica. La traduzione di termini tecnici è una nicchia nel più generale lavoro del traduttore.

Presso la Commissione Europea c’è un servizio che supporta i traduttori nella traduzione di termini tecnici.

La Commissione ha realizzato una serie di interviste con alcuni terminologisti; la pubblicazione può essere scaricata da questo link.

Un sito interessante sull’attività di terminologista è Terminologia etc.

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I miei clienti sono una bestia sempre affamata

Così mi ha risposto quest’estate un architetto a cui ho chiesto come mai avesse scelto un periodo così breve di vacanza (cioè di assenza dallo studio di progettazione).

La frase mi sembra chiarisca molto bene  un aspetto della condizione di consulenti e free lance: la necessità di alimentare costantemente il rapporto con clienti e possibili clienti.

Le persone che cercano un lavoro dipendente non sono le uniche a doversi preoccupare della creazione e del mantenimento di una rete; per consulenti e free lance l’impegno è ancora più gravoso.

 

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Continua la scarsità di manodopera nel Nord Italia

Un articolo pubblicato su Il Corriere della Sera segnala la scarsità di manodopera segnalata da un’azienda di Oderzo, in provincia di Treviso.

Secondo l’articolo,

Bepi Covre, proprietario a Oderzo, nella grassa provincia trevisana, di un’azienda metalmeccanica che fa componenti per l’arredamento e di un’altra che fa tavole e sedie (soprattutto per Mondo Convenienza, «roba buona perché alla prima “carega” che si rompe, nel nostro settore, hai chiuso»), dice di avere cercato a lungo personale da assumere. «Ne abbiamo 250, ce ne servivano quaranta. Non sono poche, quaranta assunzioni a tempo indeterminato. Con un stipendio di partenza intorno ai 1.300 o addirittura 1.500 euro. Niente da fare. Alla fine, dopo il “decreto dignità” di Di Maio ne ho presi una decina qui della zona e una trentina di varia provenienza. Rumeni, moldavi, indiani, bosniaci, africani… Residenti in Italia, magari nati in Italia, scolarizzati in Italia. Gente che non fa problemi a spostarsi e andar a lavorare dove c’è il lavoro. Gli diamo anche una mano a trovar casa…».

Covre, il titolare, segnala di non aver trovato disoccupati meridionali disponibili a spostarsi:

Ma, dispiace dirlo, non troviamo giovani meridionali disposti a venir su. Non solo io, anche tanti colleghi. C’è un mio amico, importante fornitore di Ikea, oltre 1.200 dipendenti, che ha incaricato le agenzie interinali di fare scouting al Sud per cercare lavoratori disposti a trasferirsi in provincia di Pordenone. Non per lavori in miniera… Soprattutto periti, tecnici, operai specializzati… Niente da fare. Pensi che siamo arrivati a “prenotare” ragazzi che vanno ancora a scuola…».

L’unico ‘meridionale’ viene da Norcia, in provincia di Terni.

Covre, visto che i disoccupati meridionali non sono disponibili a spostarsi, è anche perplesso sull’applicazione del reddito di cittadinanza.

Leggi l’articolo su Il Corriere della Sera.

 

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I profili che mancano in Italia secondo Manpower

profili mancanti

Secondo una indagine condotta nel 2018 da Manpower, le professioni che le aziende faticano maggiormente a reperire in Italia sono le seguenti:

  • Operai Specializzati
  • Ingegneri Elettronici e Ingegneri specializzati in diversi campi tra cui Verification and Validation, Optical, PLC, Computer Vision e Machine Learning
  • Tecnici
  • Addetti Vendita
  • Data Scientists
  • programmatori Java/PHP
  • specialisti Cybersecurity
  • Cloud Architects
  • eCommerce Manager
  • sistemisti Linux.

Vedi l’indagine. Leggi anche il mio articolo Quali sono i settori dove c’è lavoro?

Perdere tempo e denaro. I rischi del multilevel marketing

i rischi el multilevel marketing

Le attività di vendita (incluse le vendite a domicilio) sono a prima vista molto invitanti: si svolgono in autonomia, non serve un titolo di studio, possono portare notevoli guadagni. La diffusione dei social media ha aumentato le possibilità di vendita perché adesso le vendite possono essere svolte online (secondo quanto afferma qualche impresa del settore, nel proprio tempo libero e comodamente da casa). I social media hanno inoltre facilitato il reperimento di venditori.

 

Internet permette a chiunque di predisporre negozi online (siti web o pagine Facebook) dove pubblicizzare i propri prodotti. Per Amazon, Mediaworld o Apple è molto facile farsi trovare online e i prodotti venduti appartengono a marche ben conosciute o comunque i compratori sono rassicurati dalla possibilità di restituire i prodotti acquistati e dalle recensioni di altri consumatori.

 

Assai più difficile è vendere quando il proprio sito, pagina Facebook e prodotto non sono conosciuti. Far arrivare visitatori sul proprio sito o pagina Facebook richiede consistenti investimenti pubblicitari e/o la produzione continua di contenuti (centinaia di articoli) che i motori di ricerca possano indicizzare. Lo stesso problema esiste anche per le vendite porta a porta: nessuno di noi normalmente acquista volentieri da uno sconosciuto che suona alla porta di casa, a meno che, forse, non si tratti di una scatola di cerotti o di fazzoletti di carta (ma in questo caso, solo per compassione o perché siamo intimiditi).

 

Questi problemi possono essere ridotti reclutando venditori (online e/o porta a porta) che indirizzino i propri sforzi di vendita alla propria cerchia di contatti, amici e conoscenti. Purtroppo, la vendita richiede caratteristiche personali molto particolari (saper instaurare rapidamente una comunicazione con altre persone, saper ascoltare e convincere gli altri, facilità e scioltezza di parola, sapersi organizzare, resistere alla demoralizzazione), che solo mediamente 1 o 2 persone su 100 hanno in quantità adeguata. Per questo motivo la gran parte dei venditori, una volta esaurita la propria cerchia di contatti, lascia perdere perché si rende conto che vendere è difficile e il guadagno non compensa gli sforzi fatti.

 

Le vendite multilivello (multilevel marketing, network marketing) sono vendite dove la rete di vendita è strutturata in maniera piramidale: ogni venditore versa una percentuale dei suoi ricavi al venditore che l’ha arruolato, al venditore che ha arruolato il venditore che l’ha arruolato, e su su a ritroso fino ai gradi più alti. La struttura a piramide è funzionale al continuo reperimento di nuovi venditori, il cui unico criterio di selezione è la disponibilità a pagare per il proprio inserimento nella rete di vendita e la gran parte dei quali abbandona dopo aver esaurito la propria rete di contatti.

 

Chi sta ai vertici della rete e i livelli intermedi in genere guadagnano non solo prendendosi una percentuale sulle vendite delle persone che hanno arruolato ma anche:

  • Dal pagamento di una quota per l’ingresso nella rete di vendita
  • Dalla vendita del campionario o dei prodotti da vendere (se vendo coperte e copriletto, sarò obbligato ad acquistare quelli che utilizzo per fare le presentazioni a domicilio o addirittura, anticipatamente, quelle che voglio vendere)
  • Dalla partecipazione obbligatoria, a pagamento, a corsi di formazione e eventi.

 

In alcuni casi i ricavi derivanti dalla vendita dei prodotti e dalla partecipazione a corsi di formazione e eventi costituiscono una voce rilevante dei ricavi di chi sta ai vertici della rete e ai livelli intermedi: in questo modo i ‘clienti principali’ di chi sta ai vertici e ai livelli intermedi non sono i potenziali consumatori dei prodotti, ma gli ignari aspiranti venditori.

 

In articolo apparso su La Stampa Online il 23 Maggio 2018 Ciro Sinatra, il presidente di Univendita, una associazione che raccoglie alcune delle principali imprese di vendita diretta a domicilio condanna:

  • la promessa di guadagni stratosferici
  • il reclutamento indiscriminato di venditori
  • il pagamento di una quota per poter entrare e rimanere nella rete di vendita.

 

Un articolo apparso su La Stampa edizione su carta del 14 Maggio 2018 riporta alcune testimonianze di persone (sono la maggioranza) che non ce l’hanno fatta:

 

Viviana: ‘Io ero incinta del secondo figlio, il mio compagno in cassa integrazione. Vedendo su Facebook i risultati ottenuti da un amico, ho provato. Ho speso 700 € di integratori, poi la mia up liner [cioè supervisora] mi ha fatto entrare in un gruppo segreto dove si spiegava come si vendono i kit. Devi essere incalzante, non lasciare il tempo di pensare troppo. Per qualsiasi esigenza alimentare dovevamo consigliare lo stesso programma. Dopo due anni di frustrazione e scarsi guadagni ho lasciato perdere. Anche perché ho scoperto che c’era chi pubblicava foto di belle case e macchine di lusso chieste in prestito agli amici’.

 

Rosanna: ‘Dopo un paio di mesi avevo già esaurito tutti i contatti. Quando mi hanno consigliato di organizzare una cena con i miei compagni di elementari per piazzare altri integratori ho lascito perdere.’

 

Alessandro: ‘In sei anni non ho guadagnato praticamente nulla. Mi avevano convinto che la colpa era solo mia, che non mi impegnavo abbastanza. Ci ho messo un po’ a capire in che cosa mi ero cacciato.’

 

L’articolo cita il caso di una società che offriva il noleggio gratuito per due anni di auto di lusso con 390 € di adesione e il reclutamento di altre due persone disposte a pagare la stessa cifra e reclutarne altre due ciascuna. L’offerta è stata sottoscritta da 23.000 persone ma le somme raccolte non erano sufficienti per acquistare un numero adeguato di auto, così la società è stata condannata per truffa.

Il multilevel marketing è vietato dalla legge 173/2005.

Leggi l’articolo su La Stampa Online con l’intervista al Presidente di Univendita.

Leggi una testimonianza (datata ma sempre attuale) sul multilevel marketing.

 

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