La messa a regime dell’assegno di ricollocazione aumenta le possibilità di lavoro per gli operatori di orientamento

assegno di ricollocazione

Dal 3 aprile entrerà a regime in tutta Italia l’assegno di ricollocazione. Finora l’assegno di ricollocazione è stato attivato in via sperimentale per circa 30.00 persone. Con la messa a regime il Governo pensa di coinvolgere almeno 70.000 persone.

 

L’assegno di ricollocazione è servizio di assistenza intensiva e personalizzata al disoccupato che percepisce la NASPI (indennità di disoccupazione) da almeno 4 mesi. Viene svolto da Centri per l’impiego e altri soggetti accreditati (ad esempio Agenzie per il lavoro e agenzie formative private accreditate). In alcune regioni (per esempio la Lombardia) dispositivi simili sono già in vigore da alcuni anni. Il disoccupato non riceve  indennità aggiuntive alla NASPI; è invece prevista una indennità per il CPI o i soggetti accreditati se il disoccupato trova lavoro.

 

Con l’assegno di ricollocazione il disoccupato viene preso in carico per 6 mesi (prorogabili di altri 6) da un operatore di orientamento che lo aiuta a definire un obiettivo e pianificare una ricerca di lavoro intensiva. A seconda dei casi possono essere previsti colloqui settimanali, quindicinali o mensili.

 

E’ ovvio che con una modalità di questo tipo la richiesta di operatori di orientamento cresce.

 

Enche in Italia è in atto il trend di fornire un sostegno economico alle persone sotto la soglia di povertà o che perdono lavoro, subordinandolo, come in altri Paesi, alla partecipazione ad attività di ricerca di lavoro o di formazione. I Governi Renzi e Gentiloni hanno  aumentato l’importo e la durata dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori dipendenti (la Naspi), previsto una indennità per collaboratori coordinati e continuativi (la DIS-Coll) e un assegno per le famiglie bisognose (il REI, Reddito di Inclusione). Il reddito di cittadinanza promesso dai 5 Stelle prevede un allargamento della platea dei soggetti assistiti a circa 9 milioni di persone; anche il questo caso, come per il REI, il sostegno al reddito è subordinato all’adesione a percorsi di formazione e reinserimento professionale.

 

Poiché in un contesto di questo tipo il ruolo degli operatori di orientamento è fondamentale possiamo prevedere nel breve-medio periodo (anche ammettendo che le promesse elettorali non siano interamente rispettate) un forte aumento della richiesta di operatori di orientamento da parte di Centri per l’impiego, Agenzie per lavoro e Agenzie formative accreditate.

 

In sintesi, sulla base di questi sviluppi  possiamo dire che l’orientamento è al momento un buon settore dove investire per il proprio sviluppo professionale.

 

Nei giorni 3-4-5 Maggio terrò a Milano il corso La Cassetta degli Attrezzi del Consulente di orientamento. Il corso fornisce gli strumenti metodologici e operativi per svolgere attività di orientamento per i disoccupati che utilizzano l’assegno di ricollocazione. Vedi la pagina dedicata al corso.

 

Per approfondimenti vedi:

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

“Il lavoro c’è, eccome, è la manodopera che manca”

Anche Confindustria Trento interviene nel dibattito sull’orientamento alle medie superiori. In una intervista a Il Corriere della Sera il vicepresidente Enrico Zobele inrterviene dicendo che:

“Abbiamo richiamato spesso la necessità di una più solida alleanza tra il mondo della formazione e il mondo del lavoro, per una maggiore corrispondenza tra i percorsi di studio e i fabbisogni del mercato. Le nostre imprese cercano risorse senza trovarle, soprattutto sul territorio. È un grosso problema per le aziende, per alcuni associati addirittura il primo dei problemi, ma è anche un fatto inaccettabile a livello sociale, in una fase in cui la disoccupazione giovanile resta tra le principali emergenze. Troviamo fuori luogo le critiche mosse all’iniziativa di Confindustria Cuneo, che ha soltanto ritenuto di condividere con i giovani e le loro famiglie dati di realtà che spesso vengono ignorati dalle analisi e dal dibattito mediatico.”

Nel dibattito interviene anche una dirigente di ENAIP Trentino, Maria Cristina Bridi:

“La lettera di Cuneo è stata un’iniziativa informativa lodevole e utile, un bel bagno di realtà: i numeri sono quelli, le figure professionali che mancano sono quelle; se avessi il triplo di manutentori industriali da offrire farei felici le aziende del territorio continuamente alla loro ricerca (industrie, caseifici, cantine sociali, cartiere…). C’è una forbice aperta tra necessità e offerta: il lavoro c’è, eccome, è la manodopera che manca. Forse servirebbero più scuole professionali nel territorio e maggior mobilità interregionale, oltre a un orientamento mirato e oggettivo per i ragazzi che stanno per terminare le scuole medie: a quell’età sono ancora piccoli, alcuni hanno bisogno di essere avviati, sulla base anche di prospettive future concrete, alle scuole professionali, nelle quali possono valorizzarsi e trovare soddisfazione, piuttosto che essere indirizzati a percorsi da cui usciranno sconfitti già al primo anno. Ricostruire una carriera scolastica poi è dura, perché subentrano demotivazione, disistima e rabbia.”

Leggi l’articolo de Il Corriere della Sera.

 

Cuneo: gli Industriali alle famiglie: servono tecnici

lettera alle famiglie

Il Presidente di Confindustria Cuneo ha scritto una lettera alle famiglie che assieme ai propri figli devono scegliere le superiori segnalando che mancano figure tecniche. La segnalazione è probabilmente dovuta al fatto che una parte consistente degli studenti sceglie indirizzi che formano figure poco richieste dal mercato del lavoro. La lettera è riprodotta in fondo a questa pagina.

Nella sua rubrica su Il Corriere della Sera il giornalista Aldo Cazzullo racconta che:

Due anni fa sono stato a Saluzzo. È un paese che conosco bene, vi ho abitato tre anni. Ogni estate venivano 600 ragazzi dalle valli povere del Cuneese a raccogliere la frutta. 
Adesso c’è un istituto artistico-pedagogico da 600 allievi e a raccogliere la frutta sono migranti africani. Ma a Saluzzo non ci sono 600 posti da artista e pedagogo. Lunedì scorso sono stato al liceo di Zagarolo. Ho trovato ragazzi attenti e sensibili. Molte domande venivano dalla classe prima, sezione H. Questo significa che il liceo classico di una cittadina di 17 mila abitanti ha otto sezioni. Sarebbe meraviglioso che l’industria culturale riuscisse a trovare lavoro a tutti. Considerato il consumo di giornali, libri, cd, dvd, cinema, teatro da parte dei giovani, la vedo dura (è vero, mancano i soldi; ma neppure l’apericena è gratis).

 

La lettera del Presidente Confindustria dice che:

Lettera alle famiglie cuneesi

Il presidente Mauro Gola scrive una lettera aperta alle famiglie cuneesi che si trovano a scegliere l’indirizzo delle scuole superiori per i propri figli.

Cari genitori,

tanti di voi, si trovano in questi giorni ad affrontare una difficile decisione: la scelta della scuola superiore per il proprio figlio.

Una scelta dalla quale dipenderà gran parte del suo futuro lavorativo, ma che spesso viene fatta dando più importanza ad aspetti emotivi e ideali, piuttosto che all’esame obiettivo della realtà.

Quella realtà, tuttavia, che si imporrà in tutta la sua crudezza negli anni in cui il vostro ragazzo cercherà lavoro ed incontrerà le difficoltà che purtroppo toccano i giovani che vogliono inserirsi nel mondo produttivo.

Ed ecco il consiglio che gli industriali cuneesi vogliono darvi.

Riteniamo che la cosa più giusta da fare sia capire quali sono le figure che le nostre aziende hanno intenzione di assumere nei prossimi anni e intraprendere un percorso di studi che sbocchi in quel tipo di professionalità.

Un atteggiamento che potrete definire squisitamente razionale, ma che sicuramente denota RESPONSABILITA’, sia nei confronti dei nostri figli, che del benessere sociale e del nostro territorio.

Nel 2017 le aziende cuneesi nel loro complesso, presi in considerazione industria, artigianato, commercio, agricoltura e servizi, hanno dichiarato di assumere circa 40.000 nuovi lavoratori.

Di questi, il 38% sono operai specializzati, il 36% tecnici specializzati nei servizi alle aziende, il 30% addetti agli impianti e ai macchinari. Il resto, marginale, sono gli altri ruoli aziendali, che sebbene fondamentali ed irrinunciabili, occuperanno poche unità.

Il nostro dovere è quello di evidenziarvi questa realtà. Perché queste sono le persone che troveranno subito lavoro una volta terminato il periodo di studi.

Poi la scelta sarà vostra e dei vostri ragazzi e qualsiasi percorso scolastico individuerete, avrete fatto una buona scelta perché tutte le scuole della nostra Provincia sono eccellenti e qualificate.

I nostri uffici sono a vostra completa disposizione se vorrete più informazioni sul mercato del lavoro in provincia di Cuneo.

Da parte mia e nostra, vogliamo fare tanti auguri ai vostri ragazzi per il loro futuro, un futuro in cui il lavoro avrà un ruolo fondamentale per il loro essere uomini e donne, componenti consapevoli e responsabili di questa società.

Il Presidente Mauro Gola

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Collocato sul sito il 28 gennaio 2018. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

2018: Cambiano gli sgravi per i nuovi assunti

 

uffici

Nel 2018 le imprese perdono le agevolazioni sugli 1,4 lavoratori assunti a tempo indeterminato nel 2015 (l’esenzione del 2015 era prevista per 3 anni, il risparmio sull’assunzione di ogni lavoratore è stato di circa 24.000 €).

Per il 2018 sono previste nuove agevolazioni, rivolte a giovani e alle regioni del Sud. Le agevolazioni dono pari alla metà dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, per tre anni ed entro i 3mila euro di tetto massimo. Sono riservate alle assunzioni a tutele crescenti di under 30 (soltanto per il 2018 si arriva fino agli under 35) che non siano stati precedentemente occupati stabili. Il bonus può salire al 100% dei contributi dovuti dall’impresa (fermo restando il tetto a 3mila euro massimi all’anno, 250 al mese) qualora il giovane assunto venga da periodi di alternanza scuola/lavoro o abbia svolto periodi di apprendistato nell’azienda.

Nel Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna) grazie ai fondi europei lo sgravio, previsto però solo per il 2018, sale al 100% e riguarda pure gli over 35, purché privi di un impiego regolarmente retribuito negli ultimi sei mesi.

Per maggiori informazioni leggi l’articolo su La Repubblica.

Note: Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Collocato sul sito il 30 novembre 2009. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

 

Troppi studenti liceali, pochi tecnici

operai

Continuano le testimonianze sul mismatch fra domanda e offerta di lavoro relativa ai giovani.

Sembra incredibile che nel Paese dei Neet e con un tasso di disoccupazione giovanile al 32,7% gli imprenditori non trovino giovani da assumere. Eppure capita persino che in Sardegna non si trovino in loco abbastanza diplomati degli istituti alberghieri.

Così un articolo del Corriere della Sera uscito domenica scorsa. L’articolo riporta vari esempi:

In Fruli:

la Friulintagli è la più importante con 500 milioni di fatturato e 2 mila addetti e sta reclutando periti in Puglia e Campania perché nel Nordest non ne trova. Ne ha già inserite alcune decine ma visti i flussi che si annunciano si sta ponendo il problema alloggi. Soluzioni tipo studentato o agevolazioni per calmierare i costi dell’affitto. Problemi analoghi hanno la Tre Bi, la Media Profili e altre imprese limitrofe che, al pari di Friulintagli, non si limitano a fornire mobili a Ikea ma sviluppano soluzioni e nuovi prodotti. Hanno bisogno di personale in grado di condurre il reparto e sovraintendere agli impianti automatizzati e così si sono rivolti, tramite le agenzie private del lavoro, alle scuole della Puglia e della Campania. 

In Emilia:

Racconta Fabio Storchi ex presidente di Federmeccanica: «Solo nel Reggiano manca qualche migliaio di figure tecniche. La mia azienda ne cerca 15 dopo che abbiamo portato l’organico da 190 a 240 in relativo poco tempo. Vogliamo ingegneri e tecnici specializzati, del resto il momento è estremamente positivo e le aziende del territorio esportano alla grande. E sto parlando solo di ampliamento dei vecchi programmi produttivi senza ragionare sui programmi del digitale, che per ora purtroppo riguardano solo le aziende di eccellenza». La Camera di Commercio di Reggio Emilia ha quantificato il mismatch di cui parla Storchi e ne è venuto fuori che il 29,8% delle assunzioni previste dalle imprese reggiane riguarda «figure di difficile reperimento» e questo dato sopravanza le percentuali dell’Emilia Romagna (24,4%) e la stima per l’intera Italia (21,5%). 

Il presidente dell’Anpal Maurizio Dal Conte

ha ben presente le contraddizioni che stanno dietro al mismatch. Ricorda come si faccia fatica a trovare anche figure professionali come i traduttori e i formatori e nella fascia bassa in qualche caso camerieri e cassiere. Assicura che si sta lavorando per avere nuovi strumenti di conoscenza, «miglioreremo l’indagine Excelsior che rimane la previsione più affidabile delle professionalità richieste divisa per territorio». Purtroppo le banche dati regionali non si parlano tra loro e gli stessi confini amministrativi — specie al Nord — lasciano il tempo che trovano nell’economia dei flussi. Subito dopo «c’è la necessità di riorientare la formazione professionale, non possiamo dare al mercato una minestra precotta, dobbiamo sapere cosa ci chiede e agire di conseguenza»

Secondo un recente articolo su La Stampa:

Servono periti e ingegneri, e servono tanti operai. Le nostre imprese hanno ripreso ad assumere ma faticano a trovare personale perché non ci sono i profili professionali giusti o non ce ne sono a sufficienza. Un vero paradosso se si pensa alla disoccupazione, soprattutto quella giovanile, che resta sempre a livelli record.  

Quest’anno su quasi 4,1 milioni di posti di lavoro offerti dalle imprese ben il 21,5%, ovvero quasi 880 mila posizioni, è risultato di difficile reperimento. L’aumento rispetto al 12% del 2016 è netto ma è ancora più marcato nel settore dell’industria dove il mismatch tra domanda e offerta di lavoro è addirittura raddoppiato (passando da 13,3% al 26,6% con ben 317.300 posizioni difficili da coprire. In totale quest’anno le imprese italiane hanno cercato 467mila dottori e 1 milione 415 mila diplomati, segnala l’ultimo rapporto Unioncamere-Anpal.  

Ma una fetta consistente delle professionalità richieste, sia per un gap di offerta che di competenze, risulta di difficile reperibilità: parliamo di un posto su tre destinati ai laureati e di un posto su 5 ad appannaggio di diplomati. In tutto sono ben 441mila posti che risultano introvabili o quasi. 

 

 

 

 

Assunzioni obbligatorie di disabili, ecco le nuove norme

Tutte le aziende oltre i 15 dipendenti devono integrare il personale

Un articolo su la Stampa di oggi è dedicato al fatto che tutte le aziende devono porre attenzione alle proprie quote di assunzioni obbligatorie di disabili. Dal primo gennaio 2018 è infatti in vigore la nuova normativa, che prevede che le aziende che hanno almeno 15 dipendenti devono assumere un disabile. La disposizione va applicata immediatamente e riguarda anche i partiti politici, i sindacati, le onlus. Tutte le aziende che hanno già raggiunto la quota di 15 dipendenti al primo gennaio devono assumere un disabile entro il 1 marzo.

 

Le aziende da 15 a 35 dipendenti devono assumere almeno un disabile. Dai 36 ai 50 dipendenti la quota è di due disabili; oltre i 50 dipendenti, deve riservare almeno il 7% di disabili. Nel momento in cui si raggiungono queste dimensioni, le aziende hanno 60 giorni per mettersi in regola.

 

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Lavoro, più contratti a tempo indeterminato (ma non per i giovani) – Linkiesta.it

Secondo un articolo pubblicato sul sito Linkiesta:

La percentuale di lavoratori a tempo determinato che dopo un anno (tra il 2015 e il 2016 per esempio) ha visto il proprio contratto divenire permanente è cresciuta, ritornando simile a quella degli anni pre-crisi. Si tratta del 21,3%, contro il 16,4% del periodo peggiore, quello tra 2013 e 2014.

C’è una differenza relativa al livello di età. Il miglioramento più grande in questi ultimi anni è stato per i 45-54enni, dal 12,3% del 2013/14, al 20,9% del 2015/16. Più ridotto tra i giovani.

I precari del 2004 divenivano dipendenti a tempo indeterminato nel 2005 più facilmente se giovani. Ce la faceva il 30% dei 15-24 enni. Nel 2016 erano solo il 19,2% nella stessa fascia di età. Solo tra i 35 e i 44 anni la proporzione rimane la stessa, intorno al 24%.

A quanto pare ormai il passaggio da precariato a contratto permanente è più inteso come premio per l’esperienza, come strumento per trattenere il lavoratore esperto che potrebbe andarsene.

Anche perché oggi anche la persona specializzata viene assunta spesso a tempo determinato.

Ritroviamo in queste statistiche anche i cambiamenti di genere nel mondo del lavoro. Ovvero la crisi dell’uomo e l’emergere negli ultimi anni del ruolo della donna, che ha sofferto meno la crisi, avvenuta soprattutto in settori prevalentemente maschili come l’edilizia e l’industria.

E così rispetto a 12 anni fa oggi le differenze tra i sessi a livello di passaggio a tempo indeterminato sono molto diminuite. Erano decisamente maggiori nel 2004/05, con il 30,9% di uomini che riuscivano a fare il salto contro il 21,4% delle donne. Oggi siamo al 22,6% contro il 19,9%.

 

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Vuoi fare il creativo? Qualche possibilità c’è ancora. I lavori digitali del 2018

 

Il Corriere della Sera di oggi segnala una serie di professioni in ambito Design, Moda, Arti Visive, Comunicazione ‘particolarmente richieste e richiederanno un sostanziale aggiornamento professionale nel 2018’

Le professioni sono le seguenti:

  • big data specialist
  • influencer strategist
  • brand extension and licncing manager
  • vintage system specialist
  • retail designer e scenografo degli eventi
  • illustratore grafico
  • curatore di mostre e eventi artistici
  • lighting designer
  • art director

 

L’articolo è reperibile a questo link.

Svolta per gli investimenti sui robot made in Italy. Cina primo mercato – Corriere.it

Quoto da un articolo su Il Corriere della Sera:

Svolta per gli investimenti sui robot made in Italy. Cina primo mercato
Ucimu: la produzione sale del 10,1% a 6,1 miliardi. Il 2017, un anno di svolta per la ripresa degli investimenti. Il presidente Carboniero: «L’imprenditoria italiana si è risvegliata, non solo i grandi gruppi ma anche le pmi»
Stiamo per archiviare il 2017 e possiamo dire tranquillamente che è stato un anno di svolta per la ripresa degli investimenti. Dopo gli anni della Grande Crisi che avevano concentrato le attenzioni degli imprenditori su ristrutturazioni e risparmi nel ’17 si è ripreso a guardare avanti. Un’affermazione così netta si giustifica in virtù dei dati forniti ieri dal presidente di Ucimu-Confindustria, Massimo Carboniero. Si potrà e dovrà discutere se il ritorno all’investimento sia dovuto prevalentemente all’utilizzo degli incentivi previsti dal Piano Industria 4.0 oppure siamo in presenza di un mutamento più profondo, intanto però più di qualcosa si è mosso. Spiega (e brinda) Carboniero: «L’imprenditoria italiana si è risvegliata. Hanno comprato macchine e robot i grandi gruppi che già hanno al loro interno sistemi interconnessi ma si stanno mettendo in gioco anche le Pmi. Stanno ripensando i loro sistemi produttivi e hanno cominciato rinnovando il parco-macchine. Dobbiamo confidare che questa tendenza continui non solo nel ’18 ma anche negli anni successivi».

 

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Lavare i piatti da Mc Donald è utile, soprattutto a chi fa il liceo

Chi segue il percorso liceale e lo proseguirà, poi, all’università rischia di fare l’ingresso nel mondo del lavoro molto tardi e senza aver mai fatto alcuna esperienza lavorativa prima della laurea. Non è un caso se le imprese si lamentano di aver «difficoltà nel reperire personale capace di inserirsi velocemente in un contesto organizzativo e dunque dotato di competenze trasversali o soft skills».

Questa frase, ma è solo un esempio, la trovate scritta nel Piano Strategico della zona omogenea dell’Eporediese (p.31) ed è una delle principali “lamentele” che le imprese canavesane rivolgono alla scuola. Sono sicuro, però, che non si tratti di un caso isolato, vero? È, purtroppo, vero. I nostri studenti, spesso, non sono autonomi, hanno poca fiducia in loro stessi, non sono flessibili, reagiscono male alle difficoltà e allo stress, non sono capaci di pianificare e organizzare il proprio tempo, non sono puntuali nelle consegne, non comprendono e accettano il loro ruolo in un’organizzazione e non lavorano bene in gruppo. La scuola italiana (e includo anche l’università) non riesce a far acquisire agli studenti queste competenze, anzi. A volte è addirittura di ostacolo. Questo fa sì che non sia raro trovare uno studente, bravissimo, che arrivato al termine del suo percorso di studi si trovi totalmente spaesato all’interno di un contesto lavorativo.

A scuola i ragazzi apprendono in modo forzato e assistito (il docente dice loro cosa studiare e poi verifica se lo hanno fatto), nel mondo del lavoro la formazione deve essere continua e autonoma, a scuola hai sempre una seconda chance, nel lavoro non è detto, a scuola il mancato rispetto di una scadenza non ha conseguenze, nel lavoro sì, etc.

Ecco quindi spiegato lo scopo dei percorsi di alternanza. Non vai da McDonald per imparare a lavare piatti. Ci vai per fare esperienza, in un contesto protetto, di competenze indispensabili nel mondo del lavoro e che difficilmente si apprenderanno a scuola. Ci vai perché sarà anche vero che chi frequenta il Liceo Classico e vuole laurearsi in Lettere non andrà mai a lavorare da McDonald (ma ne siamo sicuri?), però la capacità di lavorare in gruppo, pianificare e organizzare le proprie attività e riuscire a lavorare per ore mantenendo la concentrazione sono tutte competenze che deve avere il lavoratore di McDonald tanto quanto qualsiasi altro lavoratore.

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