Come si fa a fare goal / a trovare lavoro?

IN BREVE: Giocare a calcio e cercare lavoro hanno un importante punto in comune: in entrambe le attività la gran parte delle azioni non porta risultati. Eppure per ottenere risultati è necessario persistere. Una squadra che rinuncia ad attaccare molto difficilmente farà goal. E ugualmente un disoccupato che rinuncia a una ricerca sistematica difficilmente troverà lavoro.

IN DETTAGLIO: La gran parte delle azioni di una partita non va a goal, però se i giocatori non cercassero per tutta la partita di fare goal, i goal non arriverebbero. Perciò ogni squadra, se vuole vincere, cerca di fare molte azioni sperando che almeno una arrivi al goal. Qualche volta i goal arrivano nei primi minuti di gioco, ma anche purtroppo nella seconda metà del secondo tempo o addirittura allo scadere del 90 esimo. Le squadre che continuano ad attaccare hanno più probabilità di vittoria.

I goal arrivano anche a causa di eventi fortuiti (ad esempio un rimbalzo inaspettato o una distrazione del portiere o di un difensore) tuttavia ci sono anche delle attività specifiche che aiutano a fare goal e che ogni squadra si impegna a fare.

Aumentano ad esempio le probabilità di fare goal:

  1. Portare e tenere il più possibile la palla nella metà campo avversaria
  2. Portare un numero sufficiente di giocatori nella metà campo avversaria
  3. Far sì che i propri giocatori siano in superiorità numerica nella metà campo avversaria
  4. Disporre alcuni dei propri giocatori in buona posizione di tiro
  5. Far arrivare la palla ai propri giocatori che sono davanti alla porta avversaria
  6. Evitare di far finire i propri giocatori in fuorigioco
  7. Fare molti tiri in porta
  8. Fare tiri in porta sul lato o angolo più distante dal portiere

 

In media in ogni partita ogni squadra fra circa 200 azioni, di queste, solo 1 o 2 arrivano a goal.

La ricerca di lavoro ha molti aspetti simili al calcio. Innanzitutto, la gran parte delle azioni di ricerca di lavoro non dà risultati, colleziona solo dei no oppure addirittura nessuna risposta.

Anche trovare lavoro dipende da eventi fortuiti, tuttavia, anche nella ricerca di lavoro ci sono vari modi di aiutare la fortuna. Provo ad elencare i principali:

  1. Cercare un lavoro adeguato alle proprie caratteristiche. Questo corrisponde, nel calcio, ad assegnare a ogni giocatore ruoli di gioco coerenti con la sua conformazione fisica
  2. Migliorare costantemente le proprie capacità frequentando corsi di formazione (lingue, informatica, cose più specifiche legate al lavoro cercato) o facendo tirocini. Questo corrisponde, nel calcio, ad allenarsi per avere una buona forma fisica
  3. Monitorare le offerte di lavoro veicolate dagli intermediari (centro impiego e agenzie per il lavoro)
  4. Contattare molti datori di lavoro facendo autocandidature
  5. Segnalare la propria disponibilità alle agenzie per il lavoro
  6. Mettere a punto un profilo Facebook e LinkedIn adeguato
  7. Mettere a punto un CV adeguato
  8. Fare simulazioni di colloqui di selezione.

 

Monitorare le offerte di lavoro, contattare molti datori di lavoro con autocandidature, segnalare la propria disponibilità alle agenzie per il lavoro, migliorare le proprie capacità, sono tutte azioni che vanno fatte continuativamente. Una squadra che va in attacco 3 o 4 volte all’inizio della partita e poi si ferma molto difficilmente arriverà a fare goal. E ugualmente un disoccupato che inizia con un buon numero di contatti ma poi lascia perdere troverà lavoro con difficoltà. Quanti contatti è necessario fare per trovare un lavoro? Il numero dipende ovviamente dall’impiegabilità della persona e dalla qualità degli strumenti e delle azioni di ricerca. Ai nostri disoccupati comunque suggerisco di dire numeri molto alti, perché stabilire un obiettivo numerico e tenerlo alto aumenta la motivazione (se dico un numero basso, ad esempio che è necessario fare 50 contatti, quando poi  il disoccupato arriva a 50 senza aver trovato lavoro si  demotiva). Perciò dico che mediamente per trovare lavoro è necessario rispondere ad almeno 500 inserzioni o fare almeno 3.000 autocandidature. La grande maggioranza, se il lavoro cercato è coerente con le loro caratteristiche e fanno una ricerca di lavoro efficace per fortuna trova lavoro con numeri molto minori.

 

I temi della ricerca di lavoro efficace e del supporto alla motivazione delle persona in cerca i lavoro sono affrontati nei miei corsi:

 

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Come aumentare il tuo valore su LinkedIn grazie alla mia formazione

Qualche giorno fa il responsabile di un’agenzia formativa mi ha contattato via LinkedIn chiedendomi se potevo segnalargli  operatori di orientamento che si erano formati con me residenti nella sua zona.

Valorizzare i miei corsisti, creare per loro occasioni di lavoro, aiutarli a fare rete è una delle mie priorità, ma anche i miei corsisti possono aiutarsi. Il ritorno dell’investimento di tempo e soldi fatto per partecipare ai miei corsi può essere maggiore con i semplici accorgimenti spiegati qui di seguito.

Se anche tu hai seguito una delle mie formazioni (a Milano o in altre sedi, anche nel caso che la formazione sia stata richiesta dal tuo datore di lavoro o sia avvenuta molti anni fa) il modo più semplice per farlo sapere su LinkedIn è inserire la formazione con me nella sezione ‘Formazione’.

Ti spiego come si fa:

  1. Nel tuo profilo LinkedIn apri il box per inserire una nuova esperienza formativa

2. Nel box, digita Leonardo Evangelista Formazione, poi scrivi il tipo di corso che hai frequentato e l’anno

 

3. Inserisci una descrizione del tema generale del corso e del corso specifico

 

4. inserisci il link al corso che hai frequentato, seleziona ‘Condividi’ e premi invio

 

A questo punto il tuo profilo indicherà l’esperienza formativa con me. Scrivimi pure se incontri difficoltà.

Collegamento con me su LinkedIn

Se ancora non l’hai fatto, non dimenticare di collegarti con me su LinkedIn. Questa è la mia pagina personale.

Inoltre sempre su LinkedIn ti puoi iscrivere a questi due gruppi:

Se invece utilizzi Facebook:

Registrati sul mio sito www.consulentidicarriera.it

Su www.consulentidicarriera.it ognuno dei miei corsisti può inserire il proprio profilo, una propria foto, una descrizione delle proprie attività, i propri riferimenti di contatto, l’indicazione se è disponibile per svolgere consulenza di orientamento a distanza o in studio. L’iscrizione, che avviene da questa pagina, richiede pochi minuti ed è gratuita.

Il sito è linkato da un link collocato in ottima posizione nella home page di www.orientamento.it

Certificazione di operatori di orientamento

Sempre per rispondere ai desideri di riconoscimento dei miei corsisti, ho messo a punto un sistema di certificazione delle competenze degli operatori che utilizzano il mio approccio e i miei materiali. Ne darò notizia la prossima settimana.

 

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A cosa servono le domande aperte

Arrivo a Riccione per tenere un seminario. C’è un bel sole, ma tira parecchio vento freddo. Cammino dalla stazione all’hotel contento di aver portato il mio piumino pesante. La sera a cena alcuni corsisti mi chiedono se la mattina alle 7 voglio andare a camminare sulla spiaggia con loro. Io li ringrazio ma dico di no: non sono particolarmente salutista, tira vento e soprattutto quando faccio aula non devo avere distrazioni.

 

Vado a dormire, ho una camera vista mare e tutta la notte sento il vento fischiare. La mattina incontro a colazione Miriam, una delle camminatrici.

 

  1. Se le chiedo: ‘Allora siete andate a camminare? Vi ha fatto freddo?’ Miriam mi risponderà: ‘Sì, c’era vento, ma ci siamo coperte bene’.

 

  1. Se invece le chiedo: ‘Allora siete andate a camminare? Com’è stata la camminata?’ Miriam mi risponderà: ‘Splendida, c’era una luce bellissima’. (è vero, l’ho notato anch’io, ma nella realtà le ho fatto la domanda 1 perché avevo sentito il freddo del vento camminando verso l’hotel e perché il vento non mi aveva fatto dormire).

 

Dunque, se voglio conoscere l’esperienza di Miriam su un aspetto che IO ritengo rilevante (in questo caso il vento) farò una domanda chiusa su quello (la n.1). Se invece voglio conoscere l’aspetto più rilevante della passeggiata PER MIRIAM dovrò usare una domanda aperta (la n.2).

 

A cosa servono e come formulare e esercitarsi nelle domande aperte è uno dei temi del mio corso La Cassetta degli Attrezzi per l’orientamento che tengo a Milano nei giorni 22-23-24 Marzo.

 

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L’orientamento e la Cometa di Halley

Dicevo sabato scorso ai partecipanti al seminario Come formarsi e lavorare nell’orientamento che le oltre 10.000 assunzioni previste dalle Regioni (più le 3.000 da parte di ANPAL Servizi) e il previsto Piano di potenziamento dei Centri per l’impiego sono un evento eccezionale, al pari del passaggio della Cometa di Halley. Un evento della stessa importanza negli ultimi 50 anni si è verificato solo un’altra volta, a fine degli anni ’90, quando i vecchi uffici di collocamento furono trasformati nei centri per l’impiego, con l’obbligo di fornire attività di orientamento a tutte le persone in cerca di lavoro e la risultante diffusione delle figure del consulente di orientamento e dell’addetto alle politiche attive. Da fine anni ’90 l’orientamento è forse la principale attività dei centri per l’impiego, e in molte regioni viene anche erogato in convenzione da soggetti privati quali Agenzie per il lavoro e Agenzie formative accreditate per i servizi di orientamento. Ogni giorno migliaia di disoccupati si rivolgono ai consulenti di orientamento / addetti politiche attive che lavorano all’interno dei centri per l’impiego, delle Agenzie per il lavoro e delle agenzie formative per chiedere supporto su come scegliere un obiettivo professionale, migliorare la propria impiegabilità o rendere più efficace la propria ricerca di lavoro. Nei Centri per l’impiego la soddisfazione per questo servizio è elevata, contrariamente a quella per l’incontro domanda e offerta di lavoro su cui i Centri per l’impiego faticano a ritagliarsi una quota di mercato significativa.

Le 10.000 assunzioni da parte delle Regioni permetteranno di ridurre il numero di disoccupati in carico a ogni operatore dei Centri per l’impiego (in alcuni Centri ogni operatore ha fino a 300 disoccupati in carico) con un netto miglioramento del servizio. Grazie alle nuove assunzioni ogni operatore di orientamento potrà seguire ogni disoccupato in modo molto più puntuale, mentre adesso l’accompagnamento personalizzato in genere non è possibile.

Ovviamente le assunzioni e le nuove attrezzature non basteranno per ridurre la disoccupazione in modo significativo. Ai miei corsisti spiego che l’orientamento è un ingranaggio di un macchinario (quello delle politiche attive) fatto di vari altri ingranaggi (ad esempio la formazione professionale, la possibilità di attivare tirocini, la possibilità di concedere borse lavoro, etc.) e che produce risultati quando anche tutti gli altri ingranaggi girano e le imprese sono incoraggiate ad assumere personale. L’attuale piano di assunzioni straordinario nei Centri per l’impiego, se manca il potenziamento delle altre misure di politica attiva e non si facilitano le assunzioni da parte delle imprese rischia di ridursi a uno spreco di risorse: se nel mulino che gira non si butta grano (posti di lavoro) dalla macina esce solo polvere.

Le previste 10.000 assunzioni da parte delle Regioni (e le 3.000 previste da ANPAL Servizi) avranno anche un impatto eccezionale sulle opportunità di lavoro nel settore.  Sono decenni che nella pubblica amministrazione non si vedeva un piano di assunzioni di queste dimensioni. Le opportunità occupazionali sono ottime anche per chi non ha i requisiti, non supererà i concorsi pubblici o non vuole diventare un dipendente pubblico: immagino che le Regioni preferiranno assumere persone che abbiano già esperienza, vale a dire persone che adesso lavorano nel settore privato presso Agenzie per il lavoro e Agenzie formative accreditate. Se, ammettiamo, 7.000 dei 10.000 nuovi assunti dalle Regioni proverranno dal settore privato, si scatenerà la caccia al consulente di orientamento / addetto alle politiche attive del lavoro anche nel privato.

Dunque, cosa aspetti a iniziare a formarti o, se già lavori nel settore, a migliorare le tue competenze?

Ti segnalo i miei corsi in partenza a breve:

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Pensarci prima: “La migliore facoltà per trovare lavoro? Statistica batte ingegneria”

Un articolo di oggi su Il Corriere della Sera riporta una serie di dati sulle lauree più richieste che ti invito a leggere.  Le lauree maggiormente richieste sono quelle quelle in area scientifica:

La notizia piacerà poco agli umanisti ma, fatta eccezione per l’insegnamento, ambito in cui si prevedono molti nuovi ingressi, le prime posizioni sono occupate dalle cosiddette materie Stem. Parliamo di matematica, statistica, fisica o informatica. Branche del sapere che storicamente danno la possibilità di inserirsi con facilità nel mondo del lavoro sia in Italia che all’estero perché basate su competenze verticali, fondamentali al tempo del digitale e dei big data. Non si tratta però di un paradiso per tutti. L’indagine di Unioncamere segnala diversi gruppi a rischio disoccupazione. In fondo alla classifica troviamo i laureati del gruppo geo-biologico, in crisi anche più dei colleghi architetti o letterati. A fronte di oltre 45 mila neo-laureati il fabbisogno previsto per queste facoltà è di appena 23.700 posti. Appena lo 0,53 per cento dell’offerta. Nel report si parla di «chiara situazione di eccedenza, e quindi prospettive di occupabilità veramente difficili». Si conferma invece vincente la scelta di studiare Ingegneria, facoltà che presenta una reperibilità alta per i nuovi laureati e che garantisce tassi di occupazione sopra il 90 per cento come certificato anche dall’ultima indagine di Almalaurea a 5 anni dal titolo di studio. Buone chance poi per Medicina e per tutte le professioni sanitarie. E questo per via dei futuri pensionamenti in programma negli ospedali. In difficoltà invece gli iscritti ad Agraria che si collocano in ultima posizione per possibilità di impiego.

Ma se a me l’ambito scientifico non piace? La slide iniziale mostra un possibile criterio di scelta.

Il tema delle scelte professionali, all’interno del bilancio di competenze, è trattato nei miei due corsi:

 

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Ricerca di lavoro: perché monitorare il numero di contatti è indispensabile

Ieri ho pubblicato un post su LinkedIn dove chiedevo ai miei colleghi quali erano le loro evidenze rispetto al numero dei tentativi di ricerca necessari prima di trovare lavoro. Chiedevo di suddividere questo dato in risposta a inserzioni, autocandidature e passaparola.

Ovviamente il numero dipende dalla coerenza del lavoro cercato col profilo personale e dalla qualità degli strumenti e modalità di ricerca utilizzati (inviare CV scritti bene, presentarsi bene, far bene i colloqui, etc.) ma ho immaginato che in disoccupati seguiti da orientatori questi aspetti fossero già a posto. Il numero di tentativi di ricerca dipende poi dal livello di impiegabilità personale e dalla rete personale: a un disoccupato con un’ottima impiegabilità e un’ottima rete per trovare lavoro può bastare un solo contatto di passaparola o una sola risposta a inserzioni. Un’ulteriore variabile è la zona d’Italia dove si cerca lavoro; in molte zone del nord Italia c’è una richiesta costante di figure qualificate. Dunque, non mi aspettavo un dato unico, ma un range: da x contatti per persone con buona impiegabilità a y contatti per persona con impiegabilità medio bassa. Mi aspettavo però una marea di numeri. In realtà quasi nessuno dei colleghi che mi ha risposto ha fornito numeri. A questo punto la mia impressione è che siano molto pochi gli orientatori / operatori politiche attive / coach di carriera che invitano i propri utenti a tenere nota del numero dei contatti e che tengono nota loro stessi dell’andamento dei loro contatti. Tu che mi leggi come ti regoli?

 

A parità delle altre condizioni che ho indicato sopra, il numero dei contatti è fondamentale. Poiché come sappiamo i datori di lavoro, per la loro ricerca, utilizzano i canali più diversi, è compito di chi cerca lavoro attivarsi contattandone il più possibile. Se cerco lavoro da un commercialista e nella zona in cui sono disponibile a spostarmi ce ne sono 30, l’unico modo per essere sicuro di trovare l’unico che in questo momento sta cercando un dipendente è contattarli tutti e 30. Il numero dei contatti è fondamentale perché se il nostro disoccupato fa 30 contatti al giorno (ad esempio invia 30 e-mail) per far sapere a tutti che sta cercando lavoro ci metterà 1 giorno. Se invece fa 5 contatti al mese (la media dei disoccupati che partecipano ai miei corsi) allora per far sapere a tutti che sta cercando lavoro ci vorranno 6 mesi.

 

Le variabili da tenere sotto controllo quando assistiamo una persona impegnata nella ricerca di lavoro sono tre:

  • Il numero assoluto dei contatti
  • La percentuale di saturazione dell’universo dei possibili datori di lavoro. Se contatto tutti e 30 i commercialisti la % di saturazione sarà 100, se ne contatto solo 3 sarà del 10%
  • L’andamento del numero assoluto dei contatti nel tempo.

È importante contattare anche con datori di lavoro che nell’immediato non stanno cercando un dipendente: se dovesse improvvisamente liberarsi un posto nella sua azienda, ho i requisiti richiesti e lui si ricorda di me è probabile che mi chiami per un colloquio.

L’importanza del numero dei contatti, le modalità per monitorare la ricerca di lavoro dei nostri utenti, le tecniche per motivarli alla ricerca sono trattati nei miei due corsi:

 

 

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Quanto incide la fortuna nella ricerca di lavoro?

Uno dei miei disoccupati ha raccontato una volta che ha trovato lavoro perché il padre ha fatto un piccolo incidente d’auto, e chiacchierando mentre aspettavano i vigili è venuto fuori che l’altro conducente era un imprenditore in cerca di un dipendente.

E un’altra mi ha raccontato che ha trovato lavoro perché è andata a fare un’autocandidatura in un’azienda, ma ha sbagliato e ha suonato il campanello a una ditta diversa, che casualmente stava cercando un dipendente.

Sicuramente si sono verificati due eventi fortuiti, ma alla base del risultato positivo ci sono anche due azioni specifiche che hanno aumentato la possibilità di un evento fortunato: nel primo caso FARE PASSAPAROLA, nel secondo FARE PORTA A PORTA.

Per indicare eventi di questo tipo, lo studioso americano John Krumbolz ha creato il termine happenstance, e ha descritto il concetto nel bel libro Luck is not accident.

Come favorire la fortuna nella ricerca di lavoro è uno dei nuovi temi trattati nel mio corso La Cassetta degli attrezzi dell’Addetto alle politiche attive / Career coach / Orientatore che terrò a Milano nei giorni 22-23-24 Marzo 2019 e del Laboratorio sulla gestione dei gruppi previsto a Milano l’11 e 12 maggio 2019.

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“Sono qui perché mi aspetto che mi troviate lavoro”

Una parte dei nostri utenti ha l’aspettativa che cerchiamo lavoro per loro e che se individuiamo un’offerta adatta li chiamiamo e gliela segnaliamo. A volte succede (leggiamo un’offerta di lavoro, ci ricordiamo di qualcuno dei nostri utenti e gli mandiamo una mail), ma di solito questa non è una modalità operativa standard. Il  numero di disoccupati che ogni operatore ha in carico è troppo elevato.

In che modo allora esplicitare le aspettative di ogni utente? In che modo ridimensionarle senza danneggiare la relazione con l’utente se ci accorgiamo che sono irrealistiche?

Questo è uno dei temi della terza giornata del mio corso Cassetta degli attrezzi, che terrò a Milano nei giorni 22, 23, 24 Marzo. Maggiori informazioni a questa pagina.

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Scopri / approfondisci le opportunità di lavoro nell’orientamento

Come formarti e lavorare nell’orientamento (incluso Navigator)

Da un paio d’anni la richiesta di orientatori è aumentata grazie all’introduzione della NASPI e del relativo Assegno di ricollocazione. L’avvio del Reddito di cittadinanza crea ulteriori opportunità, sia nei centri per l’impiego che presso le agenzie private. Il seminario informativo Come formarti e lavorare nell’orientamento, che terrò a Milano il 16 Marzo, ti spiega in dettaglio come formarsi al meglio per lavorare nel settore, chi sono i possibili datori di lavoro, come contattarli. Farò anche un approfondimento sulla figura del navigator. Il seminario è rivolto a neolaureati in discipline psicologiche, pedagogiche, sociali, economiche, giuridiche; oppure persone che hanno un buon livello culturale e una significativa esperienza lavorativa in altri ambiti. Il programma dettagliato e le modalità di iscrizione sono descritti a questa pagina.

Corsi e Laboratori per imparare a lavorare nell’orientamento o migliorare la tua professionalità (se già ci lavori):

La Cassetta degli Attrezzi dell’Addetto politiche attive / Career Coach / Orientatore

Le conoscenze e gli strumenti necessari per svolgere consulenza di orientamento. A MILANO una nuova edizione il 22, 23, 24 Marzo. Vedi per maggiori informazioni.

Laboratorio sul bilancio di competenze per la consulenza di carriera

Il Laboratorio, previsto a Milano il 30 e 31 Marzo 2019, ti permette di esercitarti nel bilancio di competenze. Ogni partecipante svolgerà in aula, sotto la mia supervisione, due bilanci di competenze individuali, uno nel ruolo del consulente e l’altro nel ruolo di utente. Leggi per maggiori informazioni.

 

a MILANO 11-12 Maggio 2019

 

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Tutti i corsi sono tenuti da Leonardo Evangelista Profilo LinkedIn

 

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Conviene formarsi adesso per navigator? E come scegliere la formazione per navigator?

Quali sono le mansioni del navigator?

Innanzitutto, stabiliamo chi è e cosa fa il navigator. Il decreto sul reddito di cittadinanza, all’art. 9, comma 3, fa riferimento a un ‘tutor’ che assiste il beneficiario del reddito di cittadinanza nella ricerca intensiva di un’occupazione. Perciò il nome corretto è ‘tutor’ della ricerca di lavoro; navigator è il nome usato nei talk show televisivi e sui giornali. In quest’articolo userò entrambi i termini, come equivalenti.

Nei centri per l’impiego (le strutture pubbliche che erogano servizi di orientamento e incrociano domanda e offerta di lavoro) e nelle agenzie per il lavoro (le strutture private come ad esempio Adecco, Manpower, Randstad che ugualmente erogano orientamento e incrociano domanda e offerta di lavoro) i tutor della ricerca di lavoro esistono già, da anni. Chi lavora come tutor  della ricerca di lavoro si definisce ‘consulente di orientamento’ o anche ‘addetto alle politiche attive del lavoro’, o anche più in breve ‘orientatore’.

Secondo il Governo, l’introduzione del reddito di cittadinanza porterà a un aumento del fabbisogno dei navigator. Di Maio, in più occasioni, ha fatto riferimento a 10.000 nuovi assunti in 2 anni, dei quali 6.000 assunti dal Ministero del lavoro tramite la sua controllata ANPAL Servizi e 4.000 dalle Regioni. Inoltre altri navigator saranno verosimilmente assunti dalle agenzie per i lavoro che, secondo quanto previsto dal  decreto si occuperanno ugualmente di assistere i beneficiari del reddito della cittadinanza nella loro ricerca di lavoro.

CONCLUSIONE 1: Perciò a questo punto possiamo arrivare a una prima conclusione: L’ORIENTAMENTO È UN SETTORE PROMETTENTE IN TERMINI LAVORATIVI.

Un elemento aggiuntivo da evidenziare è che a seguito del reddito di cittadinanza aumenterà la richiesta anche di altre figure, ad esempio di formatori (perché una parte dei beneficiari del reddito di cittadinanza saranno formati) e di educatori e assistenti sociali (prenderanno in carico i beneficiari del reddito di cittadinanza meno impiegabili). La mia impressione è che la richiesta di assistenti sociali e educatori sarà comparabile a quella degli orientatori.

Vale la pena di formarsi adesso per navigator? E come scegliere la formazione?

Le persone che lavorano nell’orientamento hanno in genere una laurea in psicologia, scienze dell’educazione, sociologia, economia, scienze politiche, giurisprudenza. Le stesse lauree sono state indicate da Tridico, il consigliere economico di Di Maio, come quelle richieste ai navigator per il bando ANPAL Servizi.

CONCLUSIONE 2: Tutto è possibile, ma SE NON HAI UN LAUREA IN UNO DI QUESTI AMBITI, SECONDO ME NON VALE LA PENA DI IMPEGNARTI PER LAVORARE COME NAVIGATOR.

In un concorso pubblico come quello delle Regioni o simil pubblico come quello di ANPAL Servizi i requisiti richiesti sono inderogabili: se non hai uno dei titoli di studio richiesti non puoi partecipare. Le agenzie per il lavoro sono invece strutture private e possono essere più elastiche, in teoria è possibile essere assunti anche con lauree di altro tipo a condizione di seguire una formazione specifica sull’orientamento e fare un tirocinio nell’orientamento di durata significativa (almeno 6 mesi, secondo me). Dunque lavorare come navigator per le agenzie per il lavoro in teoria è possibile ma prima di diventare competitivo ti ci vorrà circa  un anno (6 mesi di tirocinio + 1-2 mesi per formarsi sull’orientamento, poi ci sono di mezzo Natale e le ferie e arrivi a 12 mesi).

Se hai una laurea di quelle che sembra saranno richieste per lavorare come navigator, vale la pena di formarti adesso?

Se ti interessa lavorare nel settore dell’orientamento in generale, prima cominci a formarti e prima sei competitivo, perciò va bene cominciare a formarti adesso. Una volta formato, potrai proporti con le agenzie per il lavoro e eventualmente anche sui bandi pubblici.

CONCLUSIONE 3. SE TI INTERESSA LAVORARE NEL SETTORE DELL’ORIENTAMENTO IN GENERALE (PUBBLICO E PRIVATO) COMINCIARE A FORMARTI ADESSO È UNA BUONA STRATEGIA. Dai un’occhiata ai miei corsi, che sono brevi, molto operativi ed economici.

Se invece sei interessato a lavorare SOLO nel settore pubblico (bandi ANPAL e bandi regionali) tieni conto che NON SAPPIAMO COME SARANNO STRUTTURATI I BANDI PUBBLICI. Ad esempio, oltre alla laurea potrebbe essere richiesto UN PERIODO MINIMO DI ESPERIENZA. Perciò se acquisti adesso corsi di formazione sperando che ti saranno utili per partecipare ai bandi pubblici RISCHI DI BUTTARE VIA TEMPO E SOLDI.

CONCLUSIONE 4: SE TI INTERESSA LAVORARE SOLO NEL PUBBLICO, PRIMA DI COMPRARE CORSI DI FORMAZIONE PER NAVIGATOR ASPETTA I BANDI.

L’unico corso che ti consiglio di seguire già adesso, se sei interessato solo al bando navigator, è quello organizzato da ADAPT. È un corso che tratta solo norme giuridiche, perciò credo sarà un po’ noioso (ma prepararsi su norme giuridiche è in genere noioso). Te lo consiglio perché ADAPT è un’associazione esperta nella normativa giuridica relativa alle politiche attive del lavoro E PERCHE’ È GRATIS, perciò se poi non puoi partecipare all’eventuale bando ANPAL perché non hai i requisiti, se non altro hai perso solo tempo, non soldi.

Che formazione serve per lavorare per navigator?

Che cosa deve esserci nella formazione? Se vuoi lavorare con le agenzie per lavoro, sarà probabilmente molto importante aver seguito una formazione (corsi e eventualmente tirocinio) sull’orientamento. Se invece vuoi passare un concorso pubblico probabilmente ti dovrai formare soprattutto sulle norme di legge relative alle politiche attive del lavoro e sul diritto amministrativo.

Fai anche attenzione a cosa compri. Una rapida ricerca in rete mi fa ad esempio scoprire:

  • Un seminario per superare il colloquio per navigator. Ma le ultime notizie sono che non ci sarà nessun colloquio di selezione, solo un test psicoattitudinale e un test sulla normativa relativa alle politiche attive del lavoro
  • Un corso a distanza sulla didattica orientativa venduto come ‘preparazione di base per i navigator’. La didattica orientativa è una cosa da insegnanti, non è chiara (almeno a me) l’utilità di un corso di questo tipo per chi dovrà orientare disoccupati adulti

CONCLUSIONE 5: NON ACQUISTARE CORSI PER NAVIGATOR A OCCHI CHIUSI.

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