Certificazione delle competenze e bilancio di competenze

Che relazioni possono esserci fra il sistema nazionale di certificazione delle competenze acquisite in contesti formali e non formali e il bilancio di competenze?

 

Il sistema nazionale di certificazione delle competenze è stato introdotto da vari provvedimenti legislativi, in particolare i Commi 56 e 68 della legge 92/2012, il D.Lgs 13/2013, il Dl 30-6-2015. In estrema sintesi, il  sistema permette di ottenere una qualifica professionale senza frequentare un corso  di formazione (per chi è interessato, maggiori informazioni possono essere richieste al Centro per l’impiego, ad agenzie formative accreditate, all’assessorato regionale alla formazione professionale, oppure col corso INAPP  Vali.Co).

 

Il processo di certificazione è strutturato in 4 fasi:

1. Accoglienza. Il candidato alla certificazione è informato sul processo e si valuta se gli conviene farlo.

2. L’individuazione delle competenze. Con l’aiuto di un operatore, il candidato individua le proprie competenze fra quelle indicate sul sito Atlante del lavoro e mette a punto un dossier delle evidenze che provano il possesso delle competenze individuate.

3. Validazione. Un operatore diverso da quello che ha aiutato il candidato nella fase precedente riesamina tutta la documentazione. Se una o più delle competenze non è sufficientemente dimostrata, l’operatore, assieme ad un esperto di settore, può far svolgere al candidato una prova di verifica.

4. Certificazione. Il candidato svolge una simulazione davanti a una commissione composta anche da un rappresentante della Regione dove viene svolto il processo di certificazione. La commissione rilascia la qualifica (se l’utente ha fornito evidenza del padroneggiamento di tutte le competenze che compongono la qualifica) oppure un documento che dichiara quali sono le singole le competenze padroneggiate.

 

Nell’orientamento, il bilancio di competenze è una tecnica che  con opportuni strumenti (schede pedagogiche, test psicoattitudinali, etc.)  rileva e rende manifeste al soggetto quelle  caratteristiche personali utilizzabili sul lavoro (una ‘fotografia’ della persona)  al fine di definire un obiettivo professionale e mettere a punto un piano d’azione per raggiungerlo.

 

Dunque ambedue i dispositivi rilevano le competenze. Quali rapporti ci sono fra i due dispositivi?  Il bilancio di competenze può essere utilizzato nella fase di individuazione o validazione delle competenze?

 

Nella fase di validazione sicuramente no, perché il bilancio di competenze orientativo si limita a rilevare le competenze, non le misura. Il dispositivo di certificazione delle competenze del sistema nazionale di certificazione invece rileva che le competenze del candidato raggiungano uno standard minimo prestabilito prima della prova di valutazione.

 

La risposta relativa alla fase di individuazione è più articolata. Nel bilancio di competenze usato nell’orientamento si analizzano una serie di fattori personali legati alla buona prestazione lavorativa e alla scelta dell’obiettivo professionale, quali ad esempio capacità trasferibili,  atteggiamenti, valori professionali, conoscenze e capacità di natura tecnica (si usa cioè l’approccio americano alla competenza, vedi il mio articolo). Nel sistema nazionale di certificazione l’analisi è invece focalizzata sulla prestazione, vale a dire a come il candidato alla certificazione svolge i compiti tipici della qualifica di cui chiede il rilascio (si usa cioè l’approccio inglese alla competenza). I due dispositivi analizzano così elementi in buona parte diversi.

 

L’unica area di analisi comune è l’analisi delle capacità di natura tecnica (e delle conoscenze collegate) svolta nel bilancio. In questa fase si chiede alla persona quali sono le attività principali delle esperienze lavorative più recenti e se la persona era in grado di svolgerle a un livello accettabile. Queste attività principali corrispondono alle sotto attività della ADA Aree di Attività utilizzate nel sistema nazionale di certificazione. Perciò, con l’aiuto dell’Atlante del lavoro, il bilancio di competenze orientativo può essere utilizzato per individuare le Aree di Attività su cui poi chiedere la certificazione.

 

Abbiamo così due casi:

  • DAL BILANCIO ALLA CERTIFICAZIONE. Il candidato ha già svolto un bilancio di competenze orientativo in cui il consulente di orientamento l’ha aiutato anche a individuare le ADA di possibile certificazione. In questo caso la procedura di individuazione delle competenze durante il processo di certificazione andrà comunque ripetuta con un diverso operatore, perché l’operatore del processo di certificazione vorrà esaminare direttamente quali sono le ADA certificabili. Inoltre la procedura del processo di certificazione prevede anche passaggi specifici diversi da quelli del bilancio orientativo e una modulistica specifica diversa da quella utilizzata nel bilancio (che in genere non prevede una modulistica standard o, nelle  regioni dove è standardizzata , come la Lombardia, prevede una modulistica diversa)

 

  • DALLA CERTIFICAZIONE AL BILANCIO. Il candidato ha già svolto un processo di certificazione e ha ottenuto una qualifica o la certificazione di alcune aree di competenza. In questo caso durante il bilancio di competenze il consulente di orientamento farà di nuovo analizzare le esperienze lavorative, perché nel bilancio si esaminano anche le capacità trasferibili sviluppate / utilizzate nelle varie esperienze lavorative.

 

Il bilancio di competenze e la certificazione delle competenze potrebbero essere svolte allo stesso tempo dallo stesso operatore? In teoria sì, ma va considerato che non tutte le persone che chiedono una certificazione delle competenze hanno necessità di un bilancio di competenze. Ad esempio una persona può richiedere una certificazione relativa a una qualifica del settore informatico perché già lavora o vuole lavorare in questo settore; poiché l’obiettivo professionale è chiaro, non ha necessità di un bilancio di competenze. Il tempo e la documentazione aggiuntiva dedicati al bilancio di competenze non sarebbero così giustificati. Un altro punto da considerare è che l’operatore della certificazione può non essere in grado di svolgere un bilancio di competenze, e viceversa.

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

Suggerito: Corso INAPP Individuazione Validazione Competenze

In Italia da qualche anno le Regioni stanno mettendo a regime sistemi di certificazione delle competenze acquisite in contesti non formali e informali.  In concreto si tratta di dispositivi che permettono di ottenere una qualifica professionale senza dover frequentare un corso di formazione.

Per un dettaglio sulla certificazione delle competenze vedi il mio articolo Che cosa certifichiamo esattamente quando certifichiamo le competenze? e gli altri articoli lincati nell’articolo.

E’ previsto che in ogni regione vi siano figure specializzate nell’accompagnare alla certificazione i cittadini che ne fanno richiesta; è un nuovo settore di attività, contiguo a quello dell’orientamento.

Segnalo il corso a distanza MOOC Vali.Co Individuazione Validazione Competenze.

Il corso INAPP, gratuito (è necessaria la registrazione) è indirizzato a tutti coloro che si occupano o sono interessati al al tema della individuazione, validazione e certificazione delle competenze

Il corso si rivolge a quanti già svolgono o intendono partecipare a vario titolo alle attività e ai servizi dei sistemi di validazione e certificazione così come sono stati strutturati nel nostro Paese a partire dal Decreto Legislativo 13/2013 e nel Quadro Nazionale delle Qualifiche Regionali (QNQR), D.l. 30 giugno 2015.

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Qual è il titolo migliore per lavorare nell’orientamento?

orientamento scelta scolastica

Periodicamente qualche operatore o persona interessata mi scrive chiedendomi  qual è il titolo migliore per lavorare nell’orientamento. La domanda si riferisce non tanto a come acquisire le conoscenze e capacità per lavorare nel settore, ma piuttosto  se c’è e quale sia nel caso un titolo abilitante.

 

Ad esempio se, dopo una laurea, convenga frequentare un master universitario relativo all’orientamento, oppure corsi di specializzazione universitari relativi all’orientamento, oppure corsi non universitari quali ad esempio master non universitari, corsi di qualifica o generici corsi di formazione che non rilasciano una qualifica.

 

La normativa relativa alle figure professionali dell’orientamento è complicata e varia a seconda del tipo di servizi erogati e dei soggetti che finanziano questi servizi. Su Come formarti e lavorare nel settore dell’orientamento ho messo a punto il seminario Come formarti e lavorare nell’orientamento che ti invito a frequentare.

 

Ieri  ero a Genova con Barbara Grillo e un gruppo di colleghi e mentre ascoltavo le loro esperienze formative e strategie professionali mi è venuto in mente che al momento la cosa migliore è forse prendersi una qualifica  regionale relativa all’orientamento. Ad esempio in Lombardia esistono le qualifiche regionali di Orientatore (vedi a p. 627) e Esperto inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati (p.630). Nel medio-lungo periodo mi sembra ovvio che le Amministrazioni regionali chiederanno agli operatori che lavorano nei servizi di orientamento da loro finanziati la qualifica regionale; questo è quello che sta accadendo ad esempio in Emilia Romagna.

 

Fra l’altro, in quelle regioni dove funziona già il dispositivo per la certificazione delle competenze acquisite in contesti non formali (ad esempio Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia), la qualifica può essere presa semplicemente sostenendo un esame, senza necessità di frequentare un corso di formazione. Prendere una qualifica professionale è assai  più agevole ed economico che frequentare ad esempio un master universitario o un master non universitario, i cui costi superano il migliaio di euro (una delle consulenti presenti ci raccontava di un master non universitario del costo di oltre 4.000 €). Al costo va poi aggiunta la scomodità delle trasferte.

 

I dispositivi di certificazione delle competenze acquisite in contesti non formali valorizzano il saper fare e questo aumenta l’utilità, anche ai fini dell’ottenimento del ‘titolo’, di corsi molto operativi come sono i miei.  Inoltre, anche gli attestati rilasciati dai miei corsi possono essere inseriti nel portfolio presentato per l’accertamento di qualifica.

 

Dove trovare i profili professionali relativi all’orientamento? Questo sito li contiene tutti. A chi rivolgersi per la certificazione delle competenze acquisite in contesti non formali?  Al centro per l’impiego o, meglio, all’assessorato regionale alla formazione professionale. Tutto il tema della certificazione delle competenze è spiegato in dettaglio sul mio sito, nella pagina che si apre scorri l’elenco degli articoli.

 

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Linee guida per la descrizione di profili e ruoli professionali

operaio

Da qualche anno è in corso in Italia un processo che sta portando allo sviluppo di un repertorio nazionale dei profili professionali e delle relative qualifiche. Ma quali sono i principi che devono guidare la descrizione dei profili professionali? Qui di seguito descrivo una serie di linee guida.

  1. per ogni profilo o ruolo professionale vanno indicate le attività principali (cioè più importanti) che caratterizzano il profilo o ruolo professionale.
  2. A. per ogni attività principale vanno descritte le sotto attività principali che rendono possibile lo svolgimento di ciascuna attività principale. B. ogni sotto attività può comparire in una sola attività principale
  3. attività principali e sotto attività devono riferirsi a azioni osservabili e vanno descritte con verbi di azione, utilizzando una terminologia la più comprensibile possibile
  4. nella descrizione di attività e sotto attività non vanno utilizzati termini qualitativi relativi alla prestazione quali ad esempio ‘adeguato’, ‘consapevole’, ‘efficace’ perché si tratta di termini generici, non misurabili. Lo standard minimo relativo allo svolgimento di attività principali e sotto attività sarà definito successivamente in un documento apposito che descriverà indicatori osservabili e misurabili.

Alcuni esempi

Per un consulente di orientamento, le attività principali possono essere 1. Svolgere colloqui individuali, 2. Svolgere attività di orientamento con piccoli gruppi 3. Aiutare i propri clienti a definire un obiettivo professionale e un piano d’azione per raggiungerlo, 4. Aiutare i propri clienti a svolgere una ricerca di lavoro, etc.

Le sotto attività di 1. Svolgere colloqui individuali possono essere 1.1. Avviare il colloquio 1.2. Svolgere l’analisi della domanda del cliente 1.3. Rinviare il cliente ad altro servizio 1.4. Verificare assieme al cliente di aver compreso gli elementi più importanti della situazione, etc.

Alcuni esempi di espressioni che non vanno utilizzate e dei motivi per cui non vanno utilizzate:

  • Essere consapevole –> non è un verbo d’azione
  • Gestire efficacemente –> entrambi sono termini generici
  • Contribuire attivamente –> entrambi sono termini generici
  • Capacità di apertura collaborativa –> linguaggio inutilmente elaborato, non è un verbo di azione
  • Stringere la mano al cliente –> è un’azione che fa parte dell’attività principale 1. Svolgere colloqui individuali, ma è una sotto attività della sotto attività 1.1. Avviare il colloquio (il suo codice identificativo sarebbe 1.1.1.) e pertanto non si indica. Per gli scopi di una semplice, generica descrizione di un profilo o ruolo professionale il terzo livello (sotto sotto attività) è un livello di dettaglio troppo elevato
  • Condividere le decisioni –> termine generico
  • Comprendere le motivazioni –> non è un verbo d’azione
  • Essere collettori di –> linguaggio troppo elaborato, non sembra essere un verbo d’azione.

 

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Certificazione delle competenze e QNQR, lo stato dell’arte Quaderni di Tecnostruttura

Il percorso di attuazione del decreto legislativo n. 13/2013 e del decreto interministeriale del 30 giugno 2015 negli ultimi mesi è entrato nel vivo. Il Gruppo tecnico nazionale Competenze (GT), composto dai ministeri del Lavoro e dell’Istruzione, dalle Regioni e Province autonome, con il supporto di Isfol e Tecnostruttura, dopo avere completato il lavoro metodologico propedeutico alla realizzazione del Sistema Nazionale di Certificazione delle Competenze, ha dato concretamente avvio alla realizzazione del Quadro nazionale delle qualificazioni regionali (QNQR) e delle relative competenze.

Continua a leggere: Quaderno del 30 settembre 2016 – Quaderni di Tecnostruttura

Alcuni limiti dei sistemi regionali di certificazione delle competenze

Formazione sui dispositivi regionali di certificazione delle competenze

[per richieste di formazione sui dispositivi regionali di certificazione delle competenze presso la sede del Committente e un programma di massima vedi in fondo a questa pagina]

Nelle ultime settimane ho tenuto alcuni seminari sulle normative regionali per la certificazione delle competenze presso agenzie formative. I sistemi regionali sono destinati ad amalgamarsi nei prossimi pochi mesi dando vita a un sistema nazionale di certificazione, così come stabilito dall’accordo in Conferenza Stato-Regioni del 22/1/2015 e seguendo quanto richiesto dalla Raccomandazione del Consiglio europeo sulla validazione dell’apprendimento non formale e informale del 20/12/2012.

Le competenze a cui si riferiscono i dispositivi regionali sono le attività principali che caratterizzano ciascuna professione (in molte regioni sono chiamate ADA Aree di attività); la certificazione è un processo che prevede l’esame di come la persona svolge tali attività principali e, al termine del processo, il rilascio di un documento avente valore legale che descrive i risultati. La certificazione può essere richiesta da tutte le persone che vogliono veder riconosciuta la propria capacità di svolgere una determinata professione, ad esempio al termine di un corso di formazione, ma anche dopo un tirocinio o un periodo di lavoro al nero o regolare, o dopo un periodo di studio in autonomia basato ad esempio su risorse disponibili su internet.

La certificazione delle competenze è focalizzata sulla prestazione invece che sulle conoscenze, e valorizza quello che la persona ha imparato a fare indipendentemente dal percorso di apprendimento seguito. L’adozione di questo approccio porta cambiamenti rilevanti nel settore della formazione professionale:

  • I profili professionali vengono riscritti in termini di attività lavorative principali
  • I corsi di formazione vengono focalizzati non sui contenuti disciplinari, ma sull’imparare a svolgere le attività lavorative principali di ogni qualifica
  • L’esame finale dei corsi di qualifica è focalizzato non più sulla verifica della conoscenza dei contenuti disciplinari ma sulla verifica dell’effettiva capacità di svolgere le attività lavorative principali di ogni qualifica
  • E’ possibile conseguire una qualifica professionale anche senza aver frequentato un corso di qualifica.

Nei seminari abbiamo esaminato le motivazioni dietro allo sviluppo di un sistema nazionale di certificazione delle competenze comunque acquisite e la filosofia dell’approccio adottato. Abbiamo inoltre fatto varie simulazioni di esami per la certificazione delle competenze. Siamo partiti dalla job analysis per l’identificazione delle attività principali delle diverse figure professionali, poi abbiamo scelto il tipo di prove per l’analisi della prestazione, infine abbiamo definito gli indicatori per la valutazione della prestazione (ad esempio la mancata conoscenza del sito Click lavoro può essere considerato un indicatore di insufficiente performance in un consulente di orientamento che lavori con adulti) e in alcuni casi simulato l’esame.

Qui di seguito vorrei evidenziare brevemente alcuni punti deboli degli attuali sistemi di verifica:

La gran parte dei dispositivi descrive le attività principali, ma non gli indicatori. La scelta degli indicatori è lasciata alle commissioni esaminatrici. La scelta di indicatori efficaci (che cioè riescano a discriminare le persone capaci di una buona prestazione da quelle incapaci) richiede nella commissione valutatrice A. la conoscenza approfondita della professione le cui attività principali sono da certificare e B. la capacità di organizzare prove di valutazione efficaci. In molti casi una o addirittura entrambe le condizioni, nelle commissioni a cui i miei corsisti avevano partecipato, erano assenti.

Nei pochi dispositivi regionali che descrivono gli indicatori (ad esempio quello della Regione Lombardia, per una minoranza di profili) la descrizione degli indicatori contiene termini come ‘corretto’ o ‘adeguato’ la cui interpretazione è lasciata ogni volta ai valutatori.  Questi termini vanno sostituiti con criteri oggettivi.

Ad esempio un generico indicatore ‘realizzazione corretta di una fattura’ andrebbe sostituito con:

  • Contenuto della fattura:. Devono essere presenti tutti gli elementi previsti dalla normativa fiscale indicati nella check list allegata
  • Format della fattura: Carattere classico, font da 10 a 14. Dati ordinati in blocchi dall’altro verso il basso: dati emittente (a sinistra o centrato), dati cliente ( a destra), data e numero fattura, descrizione prodotto venduto o prestazione incluso importi (importi a destra), modalità e istruzioni di pagamento, normative di legge di riferimento.

La job analysis permette di identificare le attività principali e, per ciascuna di esse, le sotto attività che la rendono possibile, secondo uno schema ad albero (vedi il mio articolo Job description, job analysis, task analysis, profili professionali: cosa sono e a cosa servono). Per permettere l’individuazione di indicatori efficaci è importante che per ogni attività principale vengano elencate anche le sotto attività. In molti dispositivi regionali l’identificazione delle sotto attività non è stata rigorosa e compaiono spesso capacità trasversali, la cui verifica è più difficoltosa. Ad esempio è molto più facile verificare se un venditore di call centre ha informato il cliente del diritto di recesso (indicatore ancorato alla sotto attività Comunicare al cliente le possibilità di recesso) rispetto a Mostra efficacia nella comunicazione (indicatore ancorato a una capacità trasversale).

Perché il sistema di certificazione delle competenze sia efficace, la competenze DOVREBBERO ESSERE ESAMINATE DALLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA, NON DALLE AGENZIE FORMATIVE. Cioè ad esempio l’esame per ottenere la qualifica di idraulico dovrebbe essere svolto da idraulici presso un’associazione professionale che rappresenta gli idraulici, non da docenti presso l’agenzia formativa che ha organizzato il corso da idraulico. In alcuni casi i docenti dell’agenzia formativa possono essere operatori del settore, ma non sempre è così. In alcune regioni è previsto che all’esame partecipi un esperto di settore, ma spesso si tratta di funzionari di associazioni professionali (es: associazioni di artigiani) che professionalmente svolgono compiti di natura amministrativa. Le agenzie formative hanno inoltre l’interesse a promuovere (qualificare) più corsisti possibili. Le associazioni professionali invece a tenere alto lo standard professionale. Solo lo svolgimento degli esami presso le associazioni professionali assicura che le certificazione di competenze sia obiettiva.

Lo svolgimento dell’esame presso le (poche) associazioni professionali esistenti avrebbe inoltre l’effetto molto importante di ridurre l’attuale variabilità dei criteri di valutazione. Col sistema attuale ogni esame è un caso a sé e lo stesso candidato può ottenere risultati diversi a seconda dell’agenzia presso cui lo svolge. Se tutti i candidati alla qualifica di idraulico svolgessero l’esame presso una o due associazioni professionale di idraulici i valutatori sarebbero sempre gli stessi e potrebbero così assicurare una uniformità di giudizio.

Per richieste di formazione sui dispositivi regionali di certificazione delle competenze presso la sede del Committente è possibile contattarmi utilizzando il modulo in fondo alla pagina.

Programma di massima: definizioni: competenza, competenze, riconoscimento, validazione, certificazione, aree di attività, job description,aree di attività, unità di competenza. Approcci al riconoscimento e alla certificazione della competenza: per caratteristiche personali e per prestazione. L’analisi della competenze nei dispositivi regionali: l’analisi per mansioni; la scelta e la valutazione delle evidenze, la costruzione degli indicatori, lo svolgimento delle prove di verifica. Durante il seminario saranno effettuate una serie di prove pratiche riferite alla figura del consulente di orientamento e/o del formatore e/o del progettista FSE. Bibliografia: vedi tutti i miei articoli sul tema delle certificazione delle competenze accessibili da questa pagina (tema 4).

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.