Come inserire la formazione fatta con me nella sezione Licenze e certificazioni di LinkedIn

Una delle sezioni del tuo profilo di LinkedIn è relativa a Licenze e certificazioni. Ci arrivi cliccando su Aggiungi sezione al profilo (per farti vedere gli esempi utilizzo il mio profilo LinkedIn)

Cliccando sul segno + appare un form dove puoi inserire i dati relativi alla formazione fatta con me.

Cosa scrivere 

Se hai seguito i miei corsi indicati qui sotto (per i corsi a distanza, mi hai inviato i file con gli esercizi svolti e hai ottenuto l’attestato di partecipazione) sei abilitato all’uso dei materiali distribuiti nei corsi. I corsi che ti permettono di avere un’abilitazione sono questi:

In questo caso il form va compilato in questo modo (ti mostro il caso in cui hai frequentato Cassetta degli attrezzi, e sei stato abilitato all’utilizzo dei miei materiali sia per lo svolgimento di Bilanci di competenze che Consulenza su ricerca di lavoro):

Questo è il risultato finale sul tuo profilo:

Se hai partecipato ai Laboratori

  • Laboratorio sul Bilancio di Competenze per la Consulenza di Carriera in aula o a distanza
  • Laboratorio sulle tecniche espressive per l’orientamento e il career coaching in aula o a distanza

e successivamente mi hai inviato due Bilanci realizzati o hai condotto almeno un gruppo sulle tecniche di ricerca attiva di lavoro allora sei accreditato allo svolgimento di Bilanci di competenze o alla conduzione di gruppi sulle tecniche di ricerca di lavoro. In questo caso il form va compilato in questo modo (ti mostro l’esempio relativo al Bilancio):

Questo è il risultato finale sul tuo profilo:

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

 

Le ADA: un’altra inutile complicazione nei dispositivi regionali di certificazione delle competenze

Un altro elemento di inutile complessità in alcuni dispositivi regionali di certificazione delle competenze è l’utilizzo delle ADA Aree di Attività (su altri limiti dei dispositivi di certificazione delle competenze vedi anche l’altro mio articolo Certificazione delle competenze: in Italia ci piace farla complicata).

La certificazione delle competenze è un procedimento, attivato dai centri per l’impiego, che serve a riconoscere qualifiche professionali a persone che hanno imparato una determinata attività in maniera informale (ad esempio lavorando al nero), senza frequentare corsi di qualifica.

Le qualifiche sono descritte in appositi repertori regionali. Nei repertori sono elencate le principali attività tipiche di ogni qualifica. Per un formatore ad esempio alcune delle attività principali saranno verosimilmente progettare l’intervento formativo e valutare l’intervento formativo.

Per mettere a punto dispositivi efficaci di certificazione delle competenze, le attività principali vanno descritte seguendo due accorgimenti:

  1. Vanno indicati solo verbi relativi ad attività osservabili. Ad esempio, Analizzare, Comprendere, Riflettere non sono attività osservabili perciò difficili da valutare e per questo non è utile inserirle fra le attività.
  2. le attività vanno indicate secondo una gerarchia (o un diagramma ad albero), distinguendo quelle riferite all’obiettivo principale dell’attività da quelle relative a singole fasi del processo. In concreto, si tratta di fare una job analysis per ogni qualifica professionale, secondo lo schema qui sotto. [rml_read_more]

Ad esempio, Svolgere un bilancio di competenze in modalità individuale è una attività principale. Al contrario

  • Ricostruire il percorso formativo e professionale,
  • Aiutare l’utente a identificare le proprie capacità e aspirazioni,
  • Aiutare l’utente a definire un obiettivo professionale,
  • Aiutare l’utente a mettere a punto un piano d’azione per il raggiungimento dell’obiettivo professionale

sono attività di secondo livello riferite a singole fasi (cioè sotto obiettivi) del processo che rendono possibile il raggiungimento dell’obiettivo generale Svolgere un bilancio di competenze in modalità individuale.

A sua volta, ognuna di queste attività riferite a fasi può ulteriormente scomposta in fasi ulteriori di terzo livello. Così ad esempio Aiutare l’utente a identificare le proprie capacità e aspirazioni può essere a sua volta suddiviso in

  • Aiutare l’utente a identificare i propri valori professionali,
  • Aiutare l’utente a identificare i propri interessi professionali,
  • Aiutare l’utente a identificare le proprie capacità trasferibili,
  • etc.

Le attività principali sono quelle che vanno certificate.

L’analisi per la certificazione va invece focalizzata sulle attività relative alle singole fasi di secondo livello. Vale a dire che il candidato otterrà la certificazione per svolgere bilanci di competenze (ammettiamo che Svolgere bilanci di competenze in modalità individuale sia una delle attività principali di una determinata qualifica professionale di una determinata regione) se in fase di analisi riuscirà a mostrare in modo convincente di saper aiutare gli utenti a bilancio a Ricostruire il percorso formativo e professionale, Identificare le proprie capacità e aspirazioni, Definire un obiettivo professionale, Mettere a punto un piano d’azione per il raggiungimento dell’obiettivo professionale con utenti singoli.  

Le attività di terzo livello possono essere ugualmente esaminate per approfondire determinati aspetti della modalità di svolgimento delle attività di secondo livello, ma hanno solo una funzione di supporto. Concentrarsi solo su una o due attività di terzo livello invece che sull’attività di secondo livello che la ingloba facilita errori di valutazione.

Mettere tutte sullo stesso piano le attività principali, di secondo ed eventualmente quelle di terzo livello è un errore non solo logico, ma anche operativo. L’analisi delle modalità operative del candidato è infatti più efficace se le attività della qualifica professionale sono descritte secondo una corretta gerarchia operativa.

A questo punto possiamo affrontare il tema del titolo dell’articolo.

In alcune regioni (ad esempio in Toscana, ma non in Lombardia) i repertori indicano in prima battuta non le attività principali, ma le ADA, vale a dire il tipo di attività svolte.

La differenza è che le attività principali sono espresse con verbi d’azione, mentre le ADA sono espresse con dei sostantivi.

Il ricorso a sostantivi è poco utile, perché è più facile verificare che il candidato sia in grado di Svolgere bilanci di competenze in modalità individuale (descrizione secondo il modello delle attività principali) che ‘presidiare’ l’ADA Aiuto all’identificazione dell’obiettivo professionale (descrizione secondo il modello delle ADA). E’ certamente possibile scrivere le ADA con un richiamo preciso all’attività principale corrispondente, ad esempio l‘ADA potrebbe essere Svolgimento di bilanci di competenze in modalità individuale. L’utilizzo di sostantivi invece che di verbi d’azione rende però più facile la messa a punto di ADA scollegate dall’attività principale corrispondente.

L’utilizzo delle ADA fa fare un ragionamento contorto: Certifico la tua competenza nello svolgere bilanci di competenza se dimostri di saper ‘presidiare’ l’ADA Svolgimento bilanci di competenze. Per dimostrare di presidiare l’ADA Svolgimento bilanci di competenze devi dimostrare di saper svolgere bilanci di competenze.

Con l’utilizzo delle sole attività principali il ragionamento è invece assai più lineare: Certifico la tua competenza nello svolgere bilanci di competenza se dimostri di saper svolgere bilanci di competenze.

Vediamo adesso alcuni esempi pratici, tenendo presente che anche l’approccio basato sulle attività principali non sempre è applicato correttamente.

Nel Repertorio Regione Toscana la qualifica di Addetto all’informazione, accompagnamento e tutoraggio nei percorsi formativi e di orientamento e inserimento al lavoro è descritta ricorrendo alle seguenti ADA:

  • Accompagnamento e tutorato per l’orientamento al lavoro e l’inserimento/reinserimento lavorativo
  • Assistenza nella ricerca e gestione delle informazioni
  • Reperimento di informazioni e gestione di sistemi integrati di documentazione
  • Tutoraggio, monitoraggio e prevenzione del disagio

Non è chiaro quali siano le attività sottostanti alle diverse attività: quali sono le attività concrete per svolgere accompagnamento e tutorato? Ad esempio colloqui individuali? Attività in piccoli gruppi? Comunicazione via email o social? E quali sono le attività concrete che permettono la prevenzione del disagio? Se non conosco le attività, non posso fare una verifica efficace.

Nel sistema toscano, e in altri sistemi regionali simili, troviamo le attività a un livello più basso. Ad esempio, l’attività principale relativa all’ADA Tutoraggio, monitoraggio e prevenzione del disagio (chiamata Indicatore di performance) è descritta come:

Svolgere azioni di monitoraggio e tutoring nei percorsi di istruzione e formazione, sostenendo docenti e formatori nel processo di ottimizzazione e integrazione del percorso formativo e promuovendo azioni per la prevenzione e il recupero delle situazioni di disagio.

Qui troviamo finalmente verbi di azione, ma siamo ancora nel generico. In quali modi si svolgono azioni di monitoraggio? E azioni di tutoring? E in che modo vengono sostenuti docenti e formatori? E che tipo di attività sono sottintese a Promuovere azioni per la prevenzione e il recupero delle situazioni di disagio?

Le attività specifiche sono indicate invece col nome di capacità, a un livello ancora inferiore; eccone alcune relative a Tutoraggio, monitoraggio e prevenzione del disagio:

  • Analizzare e comprendere i bisogni di orientamento, monitoraggio e tutoring dei potenziali utenti e contesti di riferimento (scuole, enti/agenzie formative)
  • Condurre colloqui nell’ambito di percorsi e azioni di monitoraggio e/o tutorato
  • Definire e attivare interventi specialistici per situazioni di difficoltà e disagio
  • Gestire rapporti con interlocutori del contesto di riferimento (famiglie, scuole, agenzie formative, servizi sociali ecc.)
  • Identificare eventuali situazioni di disagio nell’ambito del percorso di sviluppo scolastico-formativo concordato
  • Pianificare e realizzare azioni di tutoring e di monitoraggio per accompagnare momenti di transizione in ambito scolastico e formativo
  • Progettare e monitorare percorsi orientativi/formativi integrati

La riproduzione della scheda rende più chiara la comprensione:

Per arrivare finalmente alle attività che possono essere facilmente verificate siamo dovuti ‘scendere’ di due livelli, arrivando a quelle che nel dispositivo toscano sono chiamate Capacità (in realtà si tratta in genere di attività di livello 2 e 3). Sarebbe stato tutto più agevole se le ADA fossero state abolite e l’attività principale (nel dispositivo toscano chiamato indicatore di performance) fosse stata descritta con verbi dal significato non ambiguo.

Peraltro, vediamo nella tabella come alcune delle attività non siano osservabili (ad esempio Analizzare e comprendere) e che attività di livello diverso sono messe sullo stesso piano. Ad esempio, Analizzare e comprende i bisogni di orientamento è una fase di Progettare percorsi orientativi.

Vediamo adesso come un sistema basato sulle attività principali risulti più chiaro. Prendiamo la qualifica di Orientatore dal repertorio della Regione Lombardia. E’ una figura simile a quella del repertorio toscano descritta sopra, anche se con un raggio d’azione più limitato.

Le attività principali (in Lombardia chiamate competenze) per la figura simile dell’Orientatore sono:

  • Effettuare colloqui di orientamento
  • Effettuare il monitoraggio del piano d’azione individuale per l’inserimento lavorativo
  • Elaborare un piano d’azione individuale per l’inserimento lavorativo

Vediamo come qui la descrizione sia immediatamente intellegibile e assai più operativa.

La critica è semmai che anche qui non è stato rispettato il principio di gerarchia: Elaborare un piano d’azione individuale per l’inserimento lavorativo sta all’interno di Effettuare colloqui di orientamento, perché è una cosa che si fa durante il colloquio.

L’altra critica è che l’azione Effettuare colloqui di orientamento è troppo generale. L’operatore di orientamento può fare colloqui informativi, e poi colloqui di consulenza a supporto della ricerca di lavoro, colloqui di bilancio di competenze, conduzione di gruppi sulle tecniche di ricerca attiva di lavoro, etc. Tutte queste attività sono state indicate fra le abilità (cioè sono soggette a un possibile esame durante il colloquio di certificazione, ma non così approfondito come per le attività principali da certificare. Per questo motivo il profilo risulta poco efficace per individuare operatori competenti.

Da notare anche l’errore logico di considerare Applicare tecniche di gestione di gruppi di orientamento come una delle abilità necessarie per Effettuare colloqui di orientamento.

Un elenco delle ADA nazionali (per fortuna in genere ben ancorate alle attività principali corrispondenti) è reperibile sul sito Atlante del Lavoro e delle Qualificazioni.

 

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Certificazione delle competenze: in Italia ci piace farla complicata

Qualche giorno fa ero in aula e a un certo punto, rispondendo alla domanda di un corsista, mi sono messo a parlare brevemente del sistema nazionale di certificazione delle competenze.

Come è noto, il sistema permette di conseguire una qualifica anche a chi ha imparato sul campo, senza dover frequentare un corso di formazione.

Come funziona? In estrema sintesi, nei repertori regionali delle qualifiche professionali per ogni qualifica sono descritte le principali attività tipiche (per un formatore ad esempio alcune delle attività principali saranno progettare l’intervento formativo e valutare l’intervento formativo).

La certificazione avviene attraverso un esame dove una commissione composta da almeno un esperto di settore verifica che il candidato sappia effettivamente svolgere tutte le attività principali. Se il risultato è positivo la persona ottiene la qualifica. Se il candidato dimostra di saper svolgere solo alcune delle attività tipiche riceverà un certificato con l’elenco di queste attività. Il padroneggiamento delle diverse attività principali viene in genere dimostrato attraverso l’esame di documentazione preparata dal candidato e lo svolgimento di prove pratiche (simulazioni).

Sul mio sito sono disponibili vari articoli (percorso di lettura 3). La strutturazione del sistema nazionale di certificazione delle competenze (dato in realtà dalla somma dei sistemi regionali) è descritta anche nel corso INAPP, accessibile da questo link, da cui è ripresa la slide con la descrizione del processo riprodotta in questo articolo.

Logica vorrebbe che il processo di certificazione delle competenze si articolasse in solo due fasi principali:

  • una prima fase dove la persona interessata alla certificazione, con l’aiuto di un consulente, mette a punto il dossier delle evidenze, vale a dire attesti, dichiarazioni di terzi, risultati della propria attività lavorativa etc., che dimostrano il padroneggiamento delle attività principali e
  • una seconda fase dove il candidato viene esaminato da una commissione.

Purtroppo in Italia ci piace fare le cose complicate. Fra la preparazione del dossier delle evidenze (fase di individuazione) e l’esame per ottenere la certificazione (fase di certificazione) è stata inserita una fase intermedia, quella della validazione, con relativo esame.

L’obiettivo della fase di valutazione è ‘confermare l’effettivo possesso delle competenze apprese in contesti formali e informali’ (vedi l’immagine in questo articolo), cioè, da un punto di vista sostanziale, esattamente quello della fase di certificazione.

L’esame della fase di validazione si basa sull’esame della documentazione presentata e su un colloquio tecnico. L’esame della fase di certificazione si basa su un colloquio tecnico e una ‘prova prestazionale’. Sfugge perché non sia stato possibile inserire le 3 diverse modalità all’interno dello stesso esame.

Una mia collega mi ha spiegato che:

[l’inserimento della fase di validazione] è uno step di garanzia sul processo: non si porta chiunque a prova di certificazione (dispendiosa in termini organizzativi e di costo) ma solo coloro che, da prove documentali e un colloquio tecnico con un soggetto terzo rispetto al consulente che ha aiutato a preparare il dossier delle evidenze, ha raggiunto la copertura delle conoscenze e capacità di almeno una delle attività principali.

Trovo l’affermazione discutibile: il consulente che aiuta a preparare il dossier delle evidenze è perfettamente in grado di valutare se il candidato può padroneggiare almeno una delle attività principali e dargli il via libera per la partecipazione alla fase di certificazione. La possibilità di inviare all’esame di certificazione persone che non padroneggiano nessuna attività principale con una procedura strutturata in due sole fasi è solo ipotetica, mentre il tempo perso nella fase intermedia è reale, e, oltre ai costi, aumenta la durata e la complessità della procedura.

Leggi anche Le ADA: un’altra inutile complicazione nei dispositivi regionali di certificazione delle competenze

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NUOVO: abilitazione, accreditamento e certificazione per gli operatori che partecipano ai miei corsi

Da oggi gli operatori che frequentano i miei corsi possono ottenere 3 diversi tipi di riconoscimento. Possono fare richiesta anche gli operatori che hanno frequentato i miei corsi a partire dal 2016 compreso.

Maggiori informazioni sono a questo articolo.

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Certificazione delle competenze e bilancio di competenze

 

Che relazioni possono esserci fra il sistema nazionale di certificazione delle competenze acquisite in contesti formali e non formali e il bilancio di competenze?

Il sistema nazionale di certificazione delle competenze è stato introdotto da vari provvedimenti legislativi, in particolare i Commi 56 e 68 della legge 92/2012, il D.Lgs 13/2013, il Dl 30-6-2015. In estrema sintesi, il  sistema permette di ottenere una qualifica professionale senza frequentare un corso  di formazione (per chi è interessato, maggiori informazioni possono essere richieste al Centro per l’impiego, ad agenzie formative accreditate, all’assessorato regionale alla formazione professionale, oppure col corso INAPP  Vali.Co).

Il processo di certificazione è strutturato in 4 fasi:

1. Accoglienza. Il candidato alla certificazione è informato sul processo e si valuta se gli conviene farlo.

2. L’individuazione delle competenze. Con l’aiuto di un operatore, il candidato individua le proprie competenze fra quelle indicate sul sito Atlante del lavoro e mette a punto un dossier delle evidenze che provano il possesso delle competenze individuate.[rml_read_more]

3. Validazione. Un operatore diverso da quello che ha aiutato il candidato nella fase precedente riesamina tutta la documentazione. Se una o più delle competenze non è sufficientemente dimostrata, l’operatore, assieme ad un esperto di settore, può far svolgere al candidato una prova di verifica.

4. Certificazione. Il candidato svolge una simulazione davanti a una commissione composta anche da un rappresentante della Regione dove viene svolto il processo di certificazione. La commissione rilascia la qualifica (se l’utente ha fornito evidenza del padroneggiamento di tutte le competenze che compongono la qualifica) oppure un documento che dichiara quali sono le singole le competenze padroneggiate.

Nell’orientamento, il bilancio di competenze è una tecnica che  con opportuni strumenti (schede pedagogiche, test psicoattitudinali, etc.)  rileva e rende manifeste al soggetto quelle  caratteristiche personali utilizzabili sul lavoro (una ‘fotografia’ della persona)  al fine di definire un obiettivo professionale e mettere a punto un piano d’azione per raggiungerlo.

Dunque ambedue i dispositivi rilevano le competenze. Quali rapporti ci sono fra i due dispositivi?  Il bilancio di competenze può essere utilizzato nella fase di individuazione o validazione delle competenze?

Nella fase di validazione sicuramente no, perché il bilancio di competenze orientativo si limita a rilevare le competenze, non le misura. Il dispositivo di certificazione delle competenze del sistema nazionale di certificazione invece rileva che le competenze del candidato raggiungano uno standard minimo prestabilito prima della prova di valutazione.

La risposta relativa alla fase di individuazione è più articolata. Nel bilancio di competenze usato nell’orientamento si analizzano una serie di fattori personali legati alla buona prestazione lavorativa e alla scelta dell’obiettivo professionale, quali ad esempio capacità trasferibili,  atteggiamenti, valori professionali, conoscenze e capacità di natura tecnica (si usa cioè l’approccio americano alla competenza, vedi il mio articolo). Nel sistema nazionale di certificazione l’analisi è invece focalizzata sulla prestazione, vale a dire a come il candidato alla certificazione svolge i compiti tipici della qualifica di cui chiede il rilascio (si usa cioè l’approccio inglese alla competenza). I due dispositivi analizzano così elementi in buona parte diversi.

L’unica area di analisi comune è l’analisi delle capacità di natura tecnica (e delle conoscenze collegate) svolta nel bilancio. In questa fase si chiede alla persona quali sono le attività principali delle esperienze lavorative più recenti e se la persona era in grado di svolgerle a un livello accettabile. Queste attività principali corrispondono alle sotto attività della ADA Aree di Attività utilizzate nel sistema nazionale di certificazione. Perciò, con l’aiuto dell’Atlante del lavoro, il bilancio di competenze orientativo può essere utilizzato per individuare le Aree di Attività su cui poi chiedere la certificazione.

Abbiamo così due casi:

  • DAL BILANCIO ALLA CERTIFICAZIONE. Il candidato ha già svolto un bilancio di competenze orientativo in cui il consulente di orientamento l’ha aiutato anche a individuare le ADA di possibile certificazione. In questo caso la procedura di individuazione delle competenze durante il processo di certificazione andrà comunque ripetuta con un diverso operatore, perché l’operatore del processo di certificazione vorrà esaminare direttamente quali sono le ADA certificabili. Inoltre la procedura del processo di certificazione prevede anche passaggi specifici diversi da quelli del bilancio orientativo e una modulistica specifica diversa da quella utilizzata nel bilancio (che in genere non prevede una modulistica standard o, nelle  regioni dove è standardizzata , come la Lombardia, prevede una modulistica diversa).
  • DALLA CERTIFICAZIONE AL BILANCIO. Il candidato ha già svolto un processo di certificazione e ha ottenuto una qualifica o la certificazione di alcune aree di competenza. In questo caso durante il bilancio di competenze il consulente di orientamento farà di nuovo analizzare le esperienze lavorative, perché nel bilancio si esaminano anche le capacità trasferibili sviluppate / utilizzate nelle varie esperienze lavorative.

Il bilancio di competenze e la certificazione delle competenze potrebbero essere svolte allo stesso tempo dallo stesso operatore? In teoria sì, ma va considerato che non tutte le persone che chiedono una certificazione delle competenze hanno necessità di un bilancio di competenze. Ad esempio una persona può richiedere una certificazione relativa a una qualifica del settore informatico perché già lavora o vuole lavorare in questo settore; poiché l’obiettivo professionale è chiaro, non ha necessità di un bilancio di competenze. Il tempo e la documentazione aggiuntiva dedicati al bilancio di competenze non sarebbero così giustificati. Un altro punto da considerare è che l’operatore della certificazione può non essere in grado di svolgere un bilancio di competenze, e viceversa.

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Suggerito: Corso INAPP Individuazione Validazione Competenze

In Italia da qualche anno le Regioni stanno mettendo a regime sistemi di certificazione delle competenze acquisite in contesti non formali e informali.  In concreto si tratta di dispositivi che permettono di ottenere una qualifica professionale senza dover frequentare un corso di formazione.

Per un dettaglio sulla certificazione delle competenze vedi il mio articolo Che cosa certifichiamo esattamente quando certifichiamo le competenze? e gli altri articoli lincati nell’articolo. [rml_read_more]

E’ previsto che in ogni regione vi siano figure specializzate nell’accompagnare alla certificazione i cittadini che ne fanno richiesta; è un nuovo settore di attività, contiguo a quello dell’orientamento.

Segnalo il corso a distanza MOOC Vali.Co Individuazione Validazione Competenze.

Il corso INAPP, gratuito (è necessaria la registrazione) è indirizzato a tutti coloro che si occupano o sono interessati al al tema della individuazione, validazione e certificazione delle competenze

Il corso si rivolge a quanti già svolgono o intendono partecipare a vario titolo alle attività e ai servizi dei sistemi di validazione e certificazione così come sono stati strutturati nel nostro Paese a partire dal Decreto Legislativo 13/2013 e nel Quadro Nazionale delle Qualifiche Regionali (QNQR), D.l. 30 giugno 2015.

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Qual è il titolo migliore per lavorare nell’orientamento?

orientamento scelta scolastica

Periodicamente qualche operatore o persona interessata mi scrive chiedendomi  qual è il titolo migliore per lavorare nell’orientamento. La domanda si riferisce non tanto a come acquisire le conoscenze e capacità per lavorare nel settore, ma piuttosto  se c’è e quale sia nel caso un titolo abilitante.

 

Ad esempio se, dopo una laurea, convenga frequentare un master universitario relativo all’orientamento, oppure corsi di specializzazione universitari relativi all’orientamento, oppure corsi non universitari quali ad esempio master non universitari, corsi di qualifica o generici corsi di formazione che non rilasciano una qualifica.

 

La normativa relativa alle figure professionali dell’orientamento è complicata e varia a seconda del tipo di servizi erogati e dei soggetti che finanziano questi servizi. Su Come formarti e lavorare nel settore dell’orientamento ho messo a punto il seminario Come formarti e lavorare nell’orientamento che ti invito a frequentare.

 

Ieri  ero a Genova con Barbara Grillo e un gruppo di colleghi e mentre ascoltavo le loro esperienze formative e strategie professionali mi è venuto in mente che al momento la cosa migliore è forse prendersi una qualifica  regionale relativa all’orientamento. Ad esempio in Lombardia esistono le qualifiche regionali di Orientatore (vedi a p. 627) e Esperto inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati (p.630). Nel medio-lungo periodo mi sembra ovvio che le Amministrazioni regionali chiederanno agli operatori che lavorano nei servizi di orientamento da loro finanziati la qualifica regionale; questo è quello che sta accadendo ad esempio in Emilia Romagna.

 

Fra l’altro, in quelle regioni dove funziona già il dispositivo per la certificazione delle competenze acquisite in contesti non formali (ad esempio Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia), la qualifica può essere presa semplicemente sostenendo un esame, senza necessità di frequentare un corso di formazione. Prendere una qualifica professionale è assai  più agevole ed economico che frequentare ad esempio un master universitario o un master non universitario, i cui costi superano il migliaio di euro (una delle consulenti presenti ci raccontava di un master non universitario del costo di oltre 4.000 €). Al costo va poi aggiunta la scomodità delle trasferte.

 

I dispositivi di certificazione delle competenze acquisite in contesti non formali valorizzano il saper fare e questo aumenta l’utilità, anche ai fini dell’ottenimento del ‘titolo’, di corsi molto operativi come sono i miei.  Inoltre, anche gli attestati rilasciati dai miei corsi possono essere inseriti nel portfolio presentato per l’accertamento di qualifica.

 

Dove trovare i profili professionali relativi all’orientamento? Il sito INAPP Fabbisogni Professionali (al momento non  attivo) li contiene tutti. A chi rivolgersi per la certificazione delle competenze acquisite in contesti non formali?  Al centro per l’impiego o, meglio, all’assessorato regionale alla formazione professionale. Tutto il tema della certificazione delle competenze è spiegato in dettaglio sul mio sito, nella pagina che si apre scorri l’elenco degli articoli.

 

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Linee guida per la descrizione di profili e ruoli professionali

operaio

Da qualche anno è in corso in Italia un processo che sta portando allo sviluppo di un repertorio nazionale dei profili professionali e delle relative qualifiche. Ma quali sono i principi che devono guidare la descrizione dei profili professionali? Qui di seguito descrivo una serie di linee guida.

  1. per ogni profilo o ruolo professionale vanno indicate le attività principali (cioè più importanti) che caratterizzano il profilo o ruolo professionale.
  2. A. per ogni attività principale vanno descritte le sotto attività principali che rendono possibile lo svolgimento di ciascuna attività principale. B. ogni sotto attività può comparire in una sola attività principale
  3. attività principali e sotto attività devono riferirsi a azioni osservabili e vanno descritte con verbi di azione, utilizzando una terminologia la più comprensibile possibile
  4. nella descrizione di attività e sotto attività non vanno utilizzati termini qualitativi relativi alla prestazione quali ad esempio ‘adeguato’, ‘consapevole’, ‘efficace’ perché si tratta di termini generici, non misurabili. Lo standard minimo relativo allo svolgimento di attività principali e sotto attività sarà definito successivamente in un documento apposito che descriverà indicatori osservabili e misurabili.

Alcuni esempi [rml_read_more]

Per un consulente di orientamento, le attività principali possono essere 1. Svolgere colloqui individuali, 2. Svolgere attività di orientamento con piccoli gruppi 3. Aiutare i propri clienti a definire un obiettivo professionale e un piano d’azione per raggiungerlo, 4. Aiutare i propri clienti a svolgere una ricerca di lavoro, etc.

Le sotto attività di 1. Svolgere colloqui individuali possono essere 1.1. Avviare il colloquio 1.2. Svolgere l’analisi della domanda del cliente 1.3. Rinviare il cliente ad altro servizio 1.4. Verificare assieme al cliente di aver compreso gli elementi più importanti della situazione, etc.

Alcuni esempi di espressioni che non vanno utilizzate e dei motivi per cui non vanno utilizzate:

  • Essere consapevole –> non è un verbo d’azione
  • Gestire efficacemente –> entrambi sono termini generici
  • Contribuire attivamente –> entrambi sono termini generici
  • Capacità di apertura collaborativa –> linguaggio inutilmente elaborato, non è un verbo di azione
  • Stringere la mano al cliente –> è un’azione che fa parte dell’attività principale 1. Svolgere colloqui individuali, ma è una sotto attività della sotto attività 1.1. Avviare il colloquio (il suo codice identificativo sarebbe 1.1.1.) e pertanto non si indica. Per gli scopi di una semplice, generica descrizione di un profilo o ruolo professionale il terzo livello (sotto sotto attività) è un livello di dettaglio troppo elevato
  • Condividere le decisioni –> termine generico
  • Comprendere le motivazioni –> non è un verbo d’azione
  • Essere collettori di –> linguaggio troppo elaborato, non sembra essere un verbo d’azione.

 

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Certificazione delle competenze e QNQR, lo stato dell’arte Quaderni di Tecnostruttura

Il percorso di attuazione del decreto legislativo n. 13/2013 e del decreto interministeriale del 30 giugno 2015 negli ultimi mesi è entrato nel vivo. Il Gruppo tecnico nazionale Competenze (GT), composto dai ministeri del Lavoro e dell’Istruzione, dalle Regioni e Province autonome, con il supporto di Isfol e Tecnostruttura, dopo avere completato il lavoro metodologico propedeutico alla realizzazione del Sistema Nazionale di Certificazione delle Competenze, ha dato concretamente avvio alla realizzazione del Quadro nazionale delle qualificazioni regionali (QNQR) e delle relative competenze.

Continua a leggere: Quaderno del 30 settembre 2016 – Quaderni di Tecnostruttura

Alcuni limiti dei sistemi regionali di certificazione delle competenze

Nelle ultime settimane ho tenuto alcuni seminari sulle normative regionali per la certificazione delle competenze presso agenzie formative. I sistemi regionali sono destinati ad amalgamarsi nei prossimi pochi mesi dando vita a un sistema nazionale di certificazione, così come stabilito dall’accordo in Conferenza Stato-Regioni del 22/1/2015 e seguendo quanto richiesto dalla Raccomandazione del Consiglio europeo sulla validazione dell’apprendimento non formale e informale del 20/12/2012.

Le competenze a cui si riferiscono i dispositivi regionali sono le attività principali che caratterizzano ciascuna professione (in molte regioni sono attività principali omogenee sono raggruppate in ADA Aree di attività); la certificazione è un processo che prevede l’esame di come la persona svolge tali attività principali e, al termine del processo, il rilascio di un documento avente valore legale che descrive i risultati. La certificazione può essere richiesta da tutte le persone che vogliono veder riconosciuta la propria capacità di svolgere una determinata professione, ad esempio al termine di un corso di formazione, ma anche dopo un tirocinio o un periodo di lavoro al nero o regolare, o dopo un periodo di studio in autonomia basato ad esempio su risorse disponibili su internet. [rml_read_more]

La certificazione delle competenze è focalizzata sulla prestazione invece che sulle conoscenze, e valorizza quello che la persona ha imparato a fare indipendentemente dal percorso di apprendimento seguito. L’adozione di questo approccio porta cambiamenti rilevanti nel settore della formazione professionale:

  • I profili professionali vengono riscritti in termini di attività lavorative principali
  • I corsi di formazione vengono focalizzati non sui contenuti disciplinari, ma sull’imparare a svolgere le attività lavorative principali di ogni qualifica
  • L’esame finale dei corsi di qualifica è focalizzato non più sulla verifica della conoscenza dei contenuti disciplinari ma sulla verifica dell’effettiva capacità di svolgere le attività lavorative principali di ogni qualifica
  • E’ possibile conseguire una qualifica professionale anche senza aver frequentato un corso di qualifica.

Nei seminari abbiamo esaminato le motivazioni dietro allo sviluppo di un sistema nazionale di certificazione delle competenze comunque acquisite e la filosofia dell’approccio adottato. Abbiamo inoltre fatto varie simulazioni di esami per la certificazione delle competenze. Siamo partiti dalla job analysis per l’identificazione delle attività principali delle diverse figure professionali, poi abbiamo scelto il tipo di prove per l’analisi della prestazione, infine abbiamo definito gli indicatori per la valutazione della prestazione (ad esempio la mancata conoscenza del sito Click lavoro può essere considerato un indicatore di insufficiente performance in un consulente di orientamento che lavori con adulti) e in alcuni casi simulato l’esame.

Qui di seguito vorrei evidenziare brevemente alcuni punti deboli degli attuali sistemi di verifica:

La gran parte dei dispositivi descrive le attività principali, ma non gli indicatori. La scelta degli indicatori è lasciata alle commissioni esaminatrici. La scelta di indicatori efficaci (che cioè riescano a discriminare le persone capaci di una buona prestazione da quelle incapaci) richiede nella commissione valutatrice A. la conoscenza approfondita della professione le cui attività principali sono da certificare e B. la capacità di organizzare prove di valutazione efficaci. In molti casi una o addirittura entrambe le condizioni, nelle commissioni a cui i miei corsisti avevano partecipato, erano assenti.

Nei pochi dispositivi regionali che descrivono gli indicatori (ad esempio quello della Regione Lombardia, per una minoranza di profili) la descrizione degli indicatori contiene termini come ‘corretto’ o ‘adeguato’ la cui interpretazione è lasciata ogni volta ai valutatori.  Questi termini vanno sostituiti con criteri oggettivi.

Ad esempio un generico indicatore ‘realizzazione corretta di una fattura’ andrebbe sostituito con:

  • Contenuto della fattura:. Devono essere presenti tutti gli elementi previsti dalla normativa fiscale indicati nella check list allegata
  • Format della fattura: Carattere classico, font da 10 a 14. Dati ordinati in blocchi dall’altro verso il basso: dati emittente (a sinistra o centrato), dati cliente ( a destra), data e numero fattura, descrizione prodotto venduto o prestazione incluso importi (importi a destra), modalità e istruzioni di pagamento, normative di legge di riferimento.

La job analysis permette di identificare le attività principali e, per ciascuna di esse, le sotto attività che la rendono possibile, secondo uno schema ad albero (vedi il mio articolo Job description, job analysis, task analysis, profili professionali: cosa sono e a cosa servono). Per permettere l’individuazione di indicatori efficaci è importante che per ogni attività principale vengano elencate anche le sotto attività. In molti dispositivi regionali l’identificazione delle sotto attività non è stata rigorosa e compaiono spesso capacità trasversali, la cui verifica è più difficoltosa. Ad esempio è molto più facile verificare se un venditore di call centre ha informato il cliente del diritto di recesso (indicatore ancorato alla sotto attività Comunicare al cliente le possibilità di recesso) rispetto a Mostra efficacia nella comunicazione (indicatore ancorato a una capacità trasversale).

Perché il sistema di certificazione delle competenze sia efficace, la competenze DOVREBBERO ESSERE ESAMINATE DALLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA, NON DALLE AGENZIE FORMATIVE. Cioè ad esempio l’esame per ottenere la qualifica di idraulico dovrebbe essere svolto da idraulici presso un’associazione professionale che rappresenta gli idraulici, non da docenti presso l’agenzia formativa che ha organizzato il corso da idraulico. In alcuni casi i docenti dell’agenzia formativa possono essere operatori del settore, ma non sempre è così. In alcune regioni è previsto che all’esame partecipi un esperto di settore, ma spesso si tratta di funzionari di associazioni professionali (es: associazioni di artigiani) che professionalmente svolgono compiti di natura amministrativa. Le agenzie formative hanno inoltre l’interesse a promuovere (qualificare) più corsisti possibili. Le associazioni professionali invece a tenere alto lo standard professionale. Solo lo svolgimento degli esami presso le associazioni professionali assicura che le certificazione di competenze sia obiettiva.

Lo svolgimento dell’esame presso le (poche) associazioni professionali esistenti avrebbe inoltre l’effetto molto importante di ridurre l’attuale variabilità dei criteri di valutazione. Col sistema attuale ogni esame è un caso a sé e lo stesso candidato può ottenere risultati diversi a seconda dell’agenzia presso cui lo svolge. Se tutti i candidati alla qualifica di idraulico svolgessero l’esame presso una o due associazioni professionale di idraulici i valutatori sarebbero sempre gli stessi e potrebbero così assicurare una uniformità di giudizio.

Per richieste di formazione sui dispositivi regionali di certificazione delle competenze presso la sede del Committente è possibile contattarmi utilizzando il modulo in fondo alla pagina.

Programma di massima: definizioni: competenza, competenze, riconoscimento, validazione, certificazione, aree di attività, job description,aree di attività, unità di competenza. Approcci al riconoscimento e alla certificazione della competenza: per caratteristiche personali e per prestazione. L’analisi della competenze nei dispositivi regionali: l’analisi per mansioni; la scelta e la valutazione delle evidenze, la costruzione degli indicatori, lo svolgimento delle prove di verifica. Durante il seminario saranno effettuate una serie di prove pratiche riferite alla figura del consulente di orientamento e/o del formatore e/o del progettista FSE. Bibliografia: vedi tutti i miei articoli sul tema delle certificazione delle competenze accessibili da questa pagina (tema 4).

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.