Un nuovo servizio: supervisione a distanza di operatori di orientamento

Supervisione a distanza di operatori di orientamento

La consulenza di orientamento è un’attività impegnativa, spesso svolta dal consulente in completa solitudine, all’interno della relazione individuale con l’utente. La supervisione è un’attività obbligatoria in molte professioni di aiuto perché permette di rendersi conto della qualità del proprio lavoro e di eventuali spazi di miglioramento.

In concreto, nella supervisione un operatore presenta e discute un caso con un operatore esperto che agisce da supervisore. Operatore e supervisore esaminano la domanda iniziale dell’utente del servizio di orientamento, le caratteristiche dell’utente come rilevate dall’operatore, l’obiettivo e il piano d’azione concordato fra utente e operatore, eventuali problemi incontrati dall’utente nella messa in atto del piano d’azione, le difficoltà incontrate dall’operatore che ha richiesto la supervisione nelle diverse fasi della consulenza all’utente.

La supervisione è particolarmente utile per chi inizia a lavorare nell’orientamento, ma anche consulenti orientamento di lunga esperienza possono trovarsi davanti a casi problematici o desiderare un feedback sulle modalità di svolgimento della propria attività.

In generale, la soluzione migliore è organizzare incontri di supervisione democratica (cioè supervisione reciproca: ogni operatore presenta a turno uno o più casi) nella propria equipe di lavoro. In alternativa è possibile utilizzare la supervisione a distanza.

Il servizio di supervisione che proponiamo è erogato attraverso colloqui via Skype in due diverse modalità:

  1. Analisi di casi che l’operatore racconta ed esamina con il supervisore. La discussione è condotta via Skype con un colloquio di circa 1 ora. L’analisi di ogni caso può richiedere mediamente circa 30 minuti, si prevede di esaminare due casi per sessione. Prima della sessione Skype l’operatore deve inviare al supervisore i CV degli utenti su cui richiede supervisione (senza il nome, contatti telefonici e indirizzo, fatta eccezione per il Comune di domicilio) e per ciascun utente riempire la griglia in questa pagina. Il costo del servizio è di 60 € l’ora più Iva 22%, (totale 73 €).
  2. Analisi di un colloquio. Analisi preliminare da parte del supervisore di un colloquio registrato svolto dall’operatore con l’utente e poi discussione via Skype fra supervisore e operatore sulle modalità e il contenuto del colloquio registrato. La durata dell’incontro Skype è di circa 40 minuti. Anche in questo caso l’operatore deve inviare al supervisore, oltre alla registrazione del colloquio, il CV dell’utente e riempire la griglia in questa pagina. Il costo del servizio è di 90 € più iva 22% (110 €). I colloqui possono essere registrati direttamente con un pc o smartphone o con apparecchi appositi quale ad esempio Sony IC Recorder. Raccomandiamo di far compilare all’utente una liberatoria che autorizza la registrazione dei colloqui e il loro ascolto da parte di terzi per fini di supervisione.

E’ possibile scegliere l’una o l’altra modalità. La seconda modalità permette di ottenere una valutazione anche delle proprie modalità di conduzione dei colloqui di consulenza di orientamento.

Entrambi i servizi sono svolti da Donatella Allori (che può essere contattata direttamente via email a tre chiocciola guidalavoro.net), una consulente di orientamento con oltre 18.000 ore di attività svolta.

A richiesta Donatella Allori può svolgere anche attività di supervisione presso la sede del Committente.

Una griglia per l’analisi e la supervisione di casi di persone adulte

Quali sono i parametri maggiormente significativi nell’analisi di casi di persone adulte in cerca di lavoro? In una attività di supervisione di casi presentati da consulenti di orientamento, quali sono i parametri da cui far partire l’analisi? [rml_read_more]

Ecco una serie di parametri significativi

  1. All’interno di quale struttura/servizio viene erogato il servizio di consulenza orientativa
  2. Quanto tempo è stato dedicato finora ed è possibile dedicare alla persona in futuro
  3. Quali servizi di supporto esistono per eventuali rinvii mirati
  4. Nome di battesimo dell’utente
  5. Età
  6. Residenza
  7. Vincoli personali o familiari (es: problemi di salute, figli piccoli, etc.)
  8. Motivo della richiesta del servizio di consulenza di orientamento
  9. Durata della disoccupazione (se disoccupato)
  10. Obiettivo professionale (se presente)
  11. Titolo di studio / anno
  12. Altre eventuali esperienze formative
  13. Precedenti esperienze di lavoro / anni
  14. Principali capacità (o, se mancanti, principali conoscenze) di natura tecnica
  15. Livello generale dell’insieme delle capacità trasversali (a giudizio del consulente, punteggio da 1 –minimo- a 5 –massimo-)
  16. Elenco delle capacità trasversali sotto o sovradimensionate (a giudizio del consulente)
  17. Aspetto fisico + abbigliamento (da 1 a 5)
  18. Livello di autoefficacia percepita dal consulente (da 1 a 5)
  19. Eventuali facilitazioni di legge per l’assunzione
  20. Autonomia economica (mesi)
  21. Se sta cercando lavoro ambito territoriale della ricerca di lavoro, numero di contatti ultimo mese con possibili datori di lavoro (in valore assoluto e in % dell’universo dei possibili datori di lavoro)

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Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista (www.leonardoevangelista.it). L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. vedi le indicazioni su Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Crisi occupazionale e strategie di ricerca di lavoro: da ‘Un po’ di tutto’ a ‘Preparazione approfondita in un settore specifico’

(Se lo desideri puoi ottenere consulenza di orientamento a distanza, vedi a questa pagina)

In che modo la crisi economica e occupazionale degli ultimi 5 anni  ha cambiato le modalità di ricerca di un lavoro qualificato?

Un effetto della crisi è che sono diminuiti i posti di lavoro disponibili e che probabilmente il numero delle persone in  cerca di lavoro è aumentato (dico probabilmente perché potrebbero essere aumentati anche gli scoraggiati che hanno smesso di cercare lavoro).

Per chi fa ricerca di  lavoro, cioè, il mondo è diventato più selettivo. Commentavamo ieri con una mia collega che in una situazione di questo tipo ogni singolo datore di lavoro riceve mediamente un numero maggiore di richieste di assunzione, e perciò quando ha necessità di personale, rispetto a prima  riesce a trovare candidati con una preparazione migliore.

In una situazione di questo tipo la strategia di imparare un po’ di tutto per proporsi con qualifiche diverse e in settori diversi risulta poco efficace. Imparare un po’ di tutto per proporsi in qualifiche e settori diversi è una strategia che può avere successo quando l’economia tira, ci sono settori in cui gli imprenditori fanno fatica a trovare personale qualificato, e sono giocoforza disponibili ad assumere persone da formare. In questo caso avere un’infarinatura aiuta ad essere preferiti a quelli che non ce l’hanno e averla in più di un settore aumenta le probabilità di essere assunti. Ma in una situazione in cui sono aumentate le persone in cerca di un lavoro qualificato questa strategia perde efficacia, e si rischia di arrivare sempre secondi (o decimi, o centesimi, dipende dalle proprie caratteristiche, dalle dimensioni dell’impresa e dalla zona in cui cerca lavoro, ad esempio nelle grandi città la competizione è maggiore). [rml_read_more]

Imparare un po’ di tutto può anche dipendere non da una scelta deliberata, ma da una mancata individuazione del proprio obiettivo professionale, da mancanza di creatività e intraprendenza al termine di un percorso di studi specifico, da una scarsa considerazione o conoscenza delle svariate possibilità di apprendimento informale (vedi il mio articolo Come promuovere e supportare l’apprendimento in autonomia).

In una situazione di questo tipo una strategia più efficace è specializzarsi per un settore professionale o, ancora meglio, una figura professionale specifica. Per settore professionale si intendono un gruppo di professioni che hanno caratteristiche comuni, ad esempio è un settore professionale quello dell’orientamento; al suo interno troviamo figure professionali quali consulente di orientamento e operatore di prima accoglienza. Una volta che ci siamo specializzati, il nostro profilo risulterà ai primi posti fra tutti quelli che si propongono.

Una mia collega, che lavora tutti i giorni all’interno di un Centro per l’Impiego, mi diceva che le persone che riescono a essere assunte per lavori qualificati hanno seguito una strategia di questo tipo. Nel contesto attuale è diventato così ancora più importante, se si desidera svolgere un lavoro qualificato, scegliere un settore o una figura professionale coerente con le proprie capacità e aspirazioni e con i dati disponibili sulle professioni più richieste attuali e future (vedi il mio articolo Consulenza alla scelta dell’obiettivo professionale: che peso dare alle statistiche?).

Meglio scegliere un settore o una figura professionale? Meglio una figura, perché solo scegliendo una figura specifica possiamo diventare molto qualificati. Tuttavia la conoscenza approfondita di un settore è il solo modo per capire quali sono le figure professionali al suo interno e che tipo di formazione richiedono, perciò iniziare a conoscere e a formarsi in un settore anche senza aver scelto con sicurezza una figura specifica è un buon primo passo di un percorso di specializzazione.

Una volta che abbiamo scelto una figura specifica e stiamo portando avanti un percorso di professionalizzazione mirato (con corsi, tirocini, affiancamento, studio individuale, etc., vedi il mio articolo Come promuovere e supportare l’apprendimento in autonomia) conviene comunque continuare a guardarsi intorno e essere pronti, se ci capitano delle occasioni lavorative, ad accettare anche lavori in figure limitrofe.

Nota bene: Queste considerazioni sono di tipo generale, e possono non valere per singoli settori, singole zone geografiche o, per la singola persona, a causa di eventi casuali e fortuiti. Inoltre buone capacità relazionali (socievolezza, simpatia, assertività, etc.) possono compensare almeno in parte una preparazione solo nella media, se si riesce a farsi conoscere di persona dal possibile datore di lavoro, vedi il mio articolo Ho inviato 1000 curricula e non mi ha risposto nessuno. Lista di controllo e direzioni di lavoro con i nostri utenti.

…………………………

Un caso reale:

Marco ha 30 anni una laurea specialistica in lettere e una grande passione per la scrittura. Fino a oggi ha esperienze (e sta cercando lavoro) come:

  1. operatore in biblioteca
  2. scrittura testi. Ha lavorato nella redazione e editing per una rivista mensile di un’associazione turistica
  3. operatore con coop sociale. Ha lavorato nel supporto scolastico e insegnamento dell’italiano a giovani stranieri)
  4. docente supplente nelle scuole medie.

Ha inoltre svolto altre attività quali cameriere, commesso in negozio di dischi, etc….

Marco è una persona intraprendente, con ottime abilità sociali. Proprio per questo in qualsiasi lavoro abbia fatto dal 2008 ad oggi ha ricevuto apprezzamenti. Non di meno, nella ricerca che va conducendo da febbraio non riesce ad avere risultati. Non c’è dubbio che il periodo [2013] è difficile ma proprio per questo deve migliorare la sua strategia.

L’errore di Marco è continuare a puntare su tutti i 4 settori. In situazione di crisi di mercato una ricerca di lavoro efficace richiede di definire e investire (in termini di ricerca, di costruzione di una rete e di formazione) su una o massimo due professioni obiettivo. Marco deve concentrarsi sull’ambito della comunicazione, perché dal colloquio è emerso che questo è il settore che gli interessa maggiormente.

Marco può continuare a inviare CV a case editrici e redazioni (cosa che ha fatto finora con scarsi risultati), ma soprattutto deve modificare la sua ricerca di lavoro:

  • individuare altre tipologie di datori di lavoro potrebbero avere un interesse per la sua figura, ad esempio consorzi sociali o associazioni che hanno un’area comunicazione o grandi aziende impegnate in campagne di comunicazione con al loro interno un ufficio comunicazione.
  • cercare contatti diretti con responsabili risorse umane delle imprese di interesse (invece di semplicemente inviare dei CV via email)
  • cercare occasioni di formazione o autoapprendimento per aumentare la propria preparazione in ambito comunicazione, e studiare progetti e iniziative in ambito comunicazione che potrebbe proporre agli interlocutori. Vale la pena di non limitarsi solo alla scrittura di testi, ma anche migliorare le conoscenze di WordPress e di un programma di grafica perché potrebbero essergli richiesti anche questi compiti.

Se invece Marco vuole investire prioritariamente nell’insegnamento dovrebbe concentrare le sue energie su altro. Ad esempio:

  • Conoscere a quali classi di insegnamento potrebbe accedere con la sua laurea
  • verificare se deve sostenere alcuni esami che non ha sul curriculum universitario per accedere a più di una classe di insegnamento
  • cercare di accedere al TFA Tirocinio Formativo Attivo in maniera da conseguire l’abilitazione scolastica
  • candidarsi direttamente presso scuole di recupero scolastico
  • prendere la certificazione DITALS per insegnare italiano a stranieri,
  • provare a contattare agenzie formative per docenze sui moduli di cultura generale all’interno dei corsi di formazione professionale per giovani in diritto – dovere
  • approfondire le sue conoscenze sulla didattica attiva rivolta a giovani a rischio di dispersione
  • continuare a proporsi a coop e associazioni che intervengono sul sostegno extrascolastico

È facile capire che l’obiettivo professionale prioritario porta piani di azione diversi e consente, a distanza di mesi (non di settimane) di specializzarsi maggiormente, aumentando le possibilità in un mercato del lavoro molto competitivo.

Nel caso di Marco, vale la pena restare anche aperti anche ad altre possibilità ad esempio bibliotecario per una cooperativa di servizi bibliotecari. Tuttavia se assieme a Marco si candida qualcuno che ha impostato una strategia di professionalizzazione approfondita in questo settore probabilmente gli sarà preferito il concorrente.

In sintesi, per lavorare in ruoli dove c’è molta concorrenza (perché ci sono molti candidati e/o c’è una crisi di mercato. Come quelli che interessano a Marco) è necessaria una specializzazione elevata. In ruoli dove le imprese fanno fatica a trovare dipendenti / collaboratori o quando l’economia è in fase espansiva si ottengono risultati anche con esperienze o formazione limitate in più di un settore.

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Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Il caso di Marco è stato scritto da una mia Collega. Collocato su internet il 5 ottobre 2013. Ultima modifica 8 gennaio 2020. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica.

Consulenza alla scelta della professione obiettivo: che peso dare alle statistiche?

orientamento scelta scolastica

(Se lo desideri puoi ottenere consulenza di orientamento a distanza, vedi a questa pagina)

Per 15 anni è stato online il mio sito www.guidalavoro.net, indirizzato alle persone in cerca di lavoro. E’ un sito statico, nel 2009 ho fatto aggiornare la grafica e ritoccato leggermente alcuni testi, poi non me ne sono più occupato. Mi è capitato recentemente di leggere il capitolo che avevo dedicato all’utilizzo delle previsioni occupazionali e mi sono reso conto che aveva bisogno di modifiche sostanziali. Il testo era stato scritto nel 1998, perciò in una situazione assai diversa da quella attuale; è di oggi la notizia che la disoccupazione giovanile in Italia ha raggiunto il record storico del 40% http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2013/10/01/Disoccupazione-giovani-balza-40-1-record-storico-_9387536.html

Il capitolo si intitolava Un mito del nostro tempo: “I settori dove c’è lavoro”, e affermava che i dati statistici sulle professioni maggiormente richieste non erano affidabili, che per la singola persona c’è lavoro in ogni settore, e che conveniva scegliere settori o professioni ‘dove pensi che, grazie ai tuoi interessi, caratteristiche personali, conoscenze riuscirai a correre più veloce degli altri.’ L’articolo invitava cioè a scegliere basandosi sui propri punti forti e ignorando i dati allora disponibili sui fabbisogni professionali. Nella revisione del 2009 avevo poi aggiunto in fondo all’articolo una serie di link a siti sui fabbisogni professionali (‘Se poi non sei convinto, trovi dati statistici in:’ seguivano una serie di link).

15 anni dopo, con l’Italia in una grave emergenza occupazionale, e con la disponibilità di dati maggiormente affidabili di quelli del 1998, penso che le statistiche sui fabbisogni professionali siano un elemento fondamentale nella consulenza alla scelta della professione obeittivo e nel bilancio di competenze e che vadano considerate fin dall’inizio.

Qui di seguito sono riportati il testo del 1998 e quello attuale. [rml_read_more]

La versione del 1998

1.f. Un mito del nostro tempo: “I settori dove c’è lavoro”

Molte persone chiedono di sapere in quali settori c’è o ci sarà lavoro, per poter così indirizzare in quella direzione la loro ricerca e la loro autovalorizzazione.

  • Purtroppo l’unico settore che è possibile indicare con sicurezza è quello dei lavori manuali e manuali a contenuto tecnico – dal manovale all’operaio specializzato – che di solito molte persone rifiutano a priori.
  • Per gli altri settori è assai difficile dare risposte precise:
    – le rilevazioni statistiche di cui disponiamo non sono abbastanza disaggregate e aggiornate, e i dati raccolti non sono utilizzabili per indicazioni di questo tipo;
    – il nostro sistema economico cambia rapidamente. Alcune professioni in passato molto richieste, in pochi anni sono diventate obsolete, e alcune previsioni si sono rivelate sbagliate;
    – le notizie girano molto velocemente. I settori di cui più parlano giornali e televisione possono “intasarsi” rapidamente. Seguire i risultati delle inchieste giornalistiche o televisive può rivelarsi controproducente.

Per sapere se in un settore ci sono possibilità di lavoro, l’unico modo è approfondirne direttamente la conoscenza, fare passaparola, guardarsi gli annunci, chiedere a persone che ci lavorano, in sintesi, avviare una ricerca di lavoro.

  • Le risposte possono variare da semestre a semestre, da professione a professione, da provincia a provincia.
  • In ogni caso per la singola persona (cioè per te), c’è lavoro in ogni settore. In ogni settore, cioè, ci sono in ogni momento persone che vanno in pensione o si mettono a fare qualcos’altro lasciando dei posti liberi, aziende che aprono o si espandono e hanno bisogno di nuovi dipendenti e collaboratori. In ogni momento, perciò, in ogni settore ci sono possibilità di lavoro.
  • Quando un settore va bene, i posti disponibili possono essere più numerosi, ma questo non vuol dire che ci sarà posto per tutti. Ci sarà sempre posto solo per i più motivati, i più capaci, per quelli che fanno ricerca nel modo migliore. In ogni caso dovrai correre.
  • E allora qui torniamo al punto di partenza: piuttosto che affidarti a un oracolo, fai bene la tua ricerca di lavoro e scegli un settore o una professione dove pensi che, grazie ai tuoi interessi, caratteristiche personali, conoscenze, pensi che riuscirai a correre più veloce degli altri.
  • Per un numero limitato di professioni (esempio: attori di teatro in compagnie e teatri stabili, oppure giornalista professionista) il numero dei candidati può essere veramente molto grande rispetto ai posti effettivamente disponibili (ad esempio si calcola che ogni anno in Italia si liberino in compagnie e teatri stabili non più di 30 posti come attore). Se stai cercando una professione dove ci sono moltissimi candidati rispetto ai posti disponibili, devi essere in grado di correre veramente molto bene.

In ogni caso, non andare per sentito dire. Fatti sempre un’idea diretta delle possibilità reali di impiego che esistono nelle professioni che desideri.

 La versione del 2013

1.f. I settori dove c’è lavoro

Molte persone chiedono in quali settori c’è o ci sarà lavoro, per poter così indirizzare in quella direzione la propria ricerca e/o autovalorizzazione.

E’ possibile farsi un’idea delle professioni al momento maggiormente richieste utilizzando i siti dei soggetti che fanno intermediazione di lavoro quali ad esempio Centri per l’impiego e Agenzie per il lavoro. Vedi inoltre www.cliclavoro.gov.it/, i  siti regionali che riportano offerte di lavoro (dovrebbe essercene uno per ogni regione, hanno un formato del tipo www.borsalavoro.nomeregione.it, ad esempiowww.borsalavoro.toscana.it) e i siti dedicati a lavoro e professioni gestiti da quotidiani quali ad esempio http://miojob.repubblica.it/ (area notizie e servizi)

Ci sono inoltre alcuni siti che hanno previsioni dei fabbisogni futuri, vedi ad esempio:

  • http://excelsior.unioncamere.net/web/index.php (ma attenzione, si riferisce solo alle imprese, non sono considerati liberi professionisti e settore pubblico –Amministrazione centrale dello Stato, Regioni, Province, Comuni, altri enti pubblici)
  • http://fabbisogni.isfol.it/
  • http://www.almalaurea.it/ (prospettive occupazionali dei laureti)

In generale, le professioni con buone possibilità di lavoro che è possibile indicare con relativa sicurezza sono i lavori manuali e i lavori manuali a contenuto tecnico – dal manovale all’operaio specializzato, e tutte le professioni in area sociale (badante, operatore socio assistenziale, medico, infermiere). Ugualmente richieste sono in genere le professioni a cui si accede con lauree tecniche e scientifiche (ingegnere, chimico, una eccezione è biologo) o corsi di studio a numero chiuso. Se vuoi ridurre i rischi di disoccupazione o di bassi redditi e contratti precari cercati un lavoro in uno di questi settori.

Tieni presente che anche nelle professioni più richieste le persone in cerca di lavoro sono in genere più dei posti disponibili, perciò per essere assunti è comunque necessario avere una buona preparazione, l’età giusta, e una buona motivazione (quella che una volta si chiamava ‘voglia di lavorare’). Preparazione e motivazione dipendono da attitudini e interessi professionali, perciò fra tutte le professioni maggiormente richieste scegli quelle per cui sei più portato e che ti piacerebbe maggiormente svolgere.

 

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Ho inviato 1000 curricula e non mi ha risposto nessuno. Lista di controllo e direzioni di lavoro con i nostri utenti

(Se lo desideri puoi ottenere consulenza di orientamento a distanza, vedi a questa pagina)

Periodicamente qualcuno dei nostri utenti ci dice che sta facendo o ha fatto una ricerca intensiva di lavoro basata sull’invio di CV ma senza ottenere risultati (1). Qui di seguito indico una possibile lista di controllo e le relative direzioni di lavoro col nostro utente da utilizzare in questi casi.

Nell’ordine:

1. Il CV è stato inviato a un indirizzario di soggetti che non utilizzano il profilo per cui ci si candida (capita anche questo). SOLUZIONI: rinnovare l’indirizzario, ad esempio utilizzando il sito www.infoimprese.it

2. Il CV è scritto male perché contiene errori di battitura, cattiva formattazione, foto brutta, etc. SOLUZIONI: correggere e/o sostituire foto [rml_read_more]

3. Il CV utilizza un formato che non valorizza le caratteristiche personali. Ad esempio le esperienze lavorative sono in ordine cronologico ma così risulta che la persona è disoccupata da tempo, che le esperienze sono frammentarie, che l’ultima esperienza è dequalificata. SOLUZIONI: utilizzare un formato funzionale. Se le esperienze  sono poche o nulle utilizzare il formato Europass oppure non scrivere il CV ma solo una lettera di presentazione Su entrambi i punti vedi https://www.orientamento.it/indice/curriculum-vitae-cv-europeo-perche-non-piace-alle-imprese/

4. Il CV è scritto correttamente ma il profilo personale risulta poco qualificato per la posizione desiderata. SOLUZIONI: cercare un lavoro più alla propria portata o migliorare le proprie capacità attraverso percorsi formativi o esperienze. Una ottima qualificazione permette anche di ridurre l’impatto di altri fattori che riducono l’appetibilità del candidato quali età avanzata, sesso femminile, residenza lontana dal luogo di lavoro, etc.

5. Il CV è scritto correttamente ma evidenzia competenze nella media per la posizione desiderata.  Per questo motivo viene dimenticato o cestinato assieme alle dozzine di CV dello stesso livello che (nelle imprese di maggiori dimensioni) arrivano ogni settimana. Se continuamente arrivano CV, i datori di lavoro prendono in considerazione solo chi ha competenze  superiori alla media, oppure le persone che hanno incontrato o con cui hanno parlato direttamente e che hanno fatto loro una buona impressione. Il CV riporta dati biografici, ma dice poco o niente su capacità relazionali importanti quali socievolezza, simpatia, assertività, etc. Queste caratteristiche sono rilevabili solo attraverso un contatto diretto e possono compensare almeno in parte una preparazione solo nella media e farvi preferire a parità di altre caratteristiche. SOLUZIONI: oltre a inviare il proprio CV, utilizzare modalità che assicurano un contatto diretto coi possibili datori di lavoro, quali porta a porta (quando possibile, ad esempio in piccole imprese, oppure come camerieri e commessi), passaparola, intervista informativa. Utile inoltre la strategia descritta al punto precedente.

6. Il CV è scritto correttamente e evidenzia competenze superiori alla media per la posizione desiderata. In questo caso non si ottiene risposta semplicemente perché l’impresa in questo momento non ha necessità di personale. Utile rinviare il CV ogni 3 mesi e cercare un contatto diretto coi possibili datori di lavoro, per i motivi descritti al punto precedente (se oltre ad avere competenze superiori alla media fate anche una buona impressione con le vostre capacità relazionali, è fatta).

 

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Il tema del supporto a persone in cerca di lavoro è spiegato nei corsi:

(1) Un caso di questo tipo è stato ad esempio riportato ieri da Giuseppe Severgnini nel suo blog Italians http://italians.corriere.it/2013/09/29/ho-mandato-piu-di-1000-curriculum-invano/

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