Tecnica del bilancio di competenze: come valutare nuove possibilità professionali

Tecnica del bilancio di competenze: come valutare nuove possibilità professionali

progetto professionale

Il licenziamento è anche un’occasione per i nostri clienti per valutare e eventualmente ri-indirizzare il proprio percorso professionale verso professioni e settori che li attirano ma che non hanno mai svolto in precedenza.

 

Così durante il bilancio di competenze i nostri clienti possono chiederci di aiutarli a esplorare altre possibilità professionali, e a mettere a punto dei percorsi di inserimento professionale verso direzioni nuove.

 

Questa richiesta arriva al termine della prima fase del bilancio di competenze, che è quella della costruzione della propria ‘fotografia professionale’.

 

In che modo nel bilancio di competenze possiamo valutare la fattibilità di obiettivi professionali verso professioni e settori dove il nostro cliente? In generale è utile tenere a mente questi principi:

 

Quando una persona desidera cambiare, il cambiamento è più facile se:

 

1. La persona cambia settore economico ma continua a svolgere la stessa professione: ad esempio può passare da impiegato amministrativo in una compagnia assicurativa a impiegato amministrativo in un hotel

 

2. La persona cambia professione ma rimane all’interno del settore economico di cui ha già esperienza: ad esempio passa da impiegato amministrativo a addetto al controllo di gestione in una compagnia assicurativa (può essere la stessa compagnia o una compagnia diversa)

 

Il cambiamento è invece assai più difficile se la persona desidera cambiare nello stesso momento sia professione che settore, ad esempio da impiegato amministrativo in una compagnia assicurativa a cuoco.

 

Se vuoi fare il tuo bilancio di competenze vai a questa pagina. Se invece sei un consulente di orientamento e vuoi imparare a svolgere bilanci di competenze vai a questa pagina.

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

Cuore o testa nelle scelte professionali?

 

Il cuore come sappiamo rappresenta le emozioni, la testa la razionalità. Quale dei due dobbiamo usare nelle nostre scelte professionali o, meglio, come integrarli?

Il rischio di scegliere solo in base a considerazioni razionali è trovarci poi al lavoro in ruoli che non ci interessano, con tutti i problemi conseguenti: mancanza di motivazione, scarso rendimento, desiderio di far altro, mancata espressione delle nostre capacità.

Le emozioni sono espressione della parte più profonda di noi, perciò sono loro che devono indicarci la strada. Un senso di repulsione, fastidio o noia verso una determinata professione (sia nel caso in cui la svolgiamo veramente sia se pensiamo a svolgerla) oppure, al contrario, un senso di soddisfazione e gioia ci indicano la strada da seguire.

Tuttavia le emozioni hanno alcune caratteristiche che rendono pericoloso seguirle senza basare le nostre scelte anche sul ragionamento. Le emozioni:

  • possono basarsi su una conoscenza incompleta o errata delle mansioni e sul contesto che caratterizzano una determinata professione, oppure su elementi ininfluenti (ad esempio, sul nostro atteggiamento verso l’unica persona che conosciamo che svolge quella determinata professione)
  • possono essere di breve durata. E’ noto che le emozioni possono essere volubili
  • possono avere una intensità spropositata rispetto al fattore che le ha scatenate (ad esempio forti reazioni emotive possono essere provocate anche da piccolo insuccessi o delusioni in ambito lavorativo o formativo)
  • possono spingerci verso mete irrealistiche e irraggiungibili, proprio perché non ‘temperate’ da un’analisi razionale del contesto
  • spingono all’azione immediata.

Per questi motivi è pericoloso scegliere solo sulla base di un’emozione immediata, si rischiano quelli che impropriamente sono chiamati ‘colpi di testa’, ma in realtà sono ‘colpi di cuore’.

Solo se l’emozione è continua nel tempo allora va ascoltata, ma anche le decisioni verso cui l’emozione ci spinge devono essere ponderate per evitare di danneggiarci. Tornando a quanto detto all’inizio di questo articolo, le emozioni (quelle costanti nel tempo), devono indicarci la strada, ma poi sta alla testa definire con precisione la meta (scartando quelle irrealistiche) e scegliere come arrivarci.

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Su quali criteri possiamo basare le scelte relative alla nostra vita personale e professionale?

Ci sono momenti della nostra vita personale e professionale in cui ci sentiamo confusi e non sappiamo in che direzione dirigerci. E ugualmente, come consulenti, facciamo fatica ad accompagnare nella presa di decisioni alcuni dei nostri clienti.

Prendiamo il caso di Marta, marchigiana, 26 anni. Dopo la laurea in gestione del personale, e un periodo di 6 mesi passato viaggiando in America Latina, da 3 mesi ha trovato un buon lavoro a Milano fino a dicembre nel settore risorse umane di una grande azienda, ma non è contenta. Non è particolarmente contenta del lavoro che svolge (si occupa della selezione di neolaureati e neodiplomati) che pure è coerente coi suoi studi, né di abitare a Milano dove fa fatica a crearsi una rete di amici a causa dei lunghi orari lavorativi e del rimpianto per gli amici che ha lasciato nella sua cittadina di origine. Alla fine del lavoro a termine, Marta dice che tornerà per un mese in America Latina a insegnare l’inglese a dei bambini poveri. Dice che adesso le sue priorità sono cambiate, che non le interessa ‘crescere’ sul lavoro, e che dopo il prossimo soggiorno in America Latina si cercherà un lavoro di scarso impegno nelle Marche, in modo da stare vicina a amici e genitori. Fra 1 mese rientrerà a Milano un ragazzo con ci ha avuto una storia in America Latina e con cui ha continuato a sentirsi spesso da quando è tornata in Italia.

Quali temi possiamo individuare nella storia di Marta? E quali indicazioni possiamo darle? I principali temi:

-la fatica di passare dal tempo dello studio (in genere piacevole, con molto tempo dedicato alle relazioni, senza rapporti gerarchici) a quello del lavoro (rapporti gerarchici, tempo libero limitato)

-la difficoltà di adattamento al lavoro è aumentata dalla precedente esperienza in America Latina, che, per un giovane europeo, è una specie di Paese dei Balocchi. C’è il rischio (da un punto di vista professionale) che una volta tornata in America Latina Marta decida di prolungare ulteriormente il suo soggiorno, impegnandosi in lavori dequalificati lontani dal settore dove ha sviluppato finora la propria impiegabilità

-la necessità che prima dei 29-30 anni Marta abbia acquisito una professionalità significativa attraverso esperienze lavorative qualificanti. A 26 anni è relativamente facile trovare imprese che  decidono di investire su giovani neolaureati, assai più difficile a 29-30 anni

-la possibilità che Marta abbia scelto un corso di laurea che le interessava poco o di cui conosceva poco gli sbocchi professionali. Se ha un interesse di lungo periodo per lavorare coi bambini (Marta ha già svolto volontariato in una scuola materna e in un orfanatrofio) avrebbe dovuto laurearsi in scienze dell’Educazione primaria.

In generale, quali possono essere i criteri per le nostre scelte in ambito personale e professionale? Ne indico tre:

1. Migliorare costantemente la propria impiegabilità, la propria posizione gerarchica e/o il proprio reddito in ambito lavorativo. Le persone per cui questo criterio è predominante accettano trasferimenti geografici e adattano la propria vita personale alle necessità lavorative. Il loro obiettivo è avere un’occupazione che assicuri l’indipendenza economica e la soddisfazione sul lavoro. Nella nostra società individualizzata questo criterio è diventato sempre più importante, ed è quello che compare più spesso nelle storie professionali che leggiamo sui giornali. Questo criterio è utilizzato anche da chi abita in zone particolarmente povere e sceglie di emigrare per avere un reddito e condizioni di vita migliori.

2. Risiedere in luogo specifico. Si basano su questo criterio quelle persone che scelgono innanzitutto una città o regione dove vorrebbero vivere, e solo successivamente un lavoro fra quelli disponibili nella zona prescelta. La scelta di una determinata città può dipendere da specifiche caratteristiche climatiche, artistiche, culturali, o dalla presenza di persone significative (amici, parenti o genitori), o di un’abitazione di proprietà. Può trattarsi della città dove si è cresciuti o di un luogo diverso, come ad esempio per Marta potrebbe essere l’America Latina. La gran parte delle persone sceglie di rimanere nella città o nella regione dove è cresciuta, in alcuni casi perché non ha gli strumenti (ad esempio la buona conoscenza di una lingua straniera) per spostarsi all’estero.

3. Abitare con una persona specifica, nell’ambito di un rapporto di coppia. Si basano su questo criterio le persone che fanno scelte di vita (dove abitare, lavorare o no, che tipo di lavoro) e professionali (che tipo di lavoro) subordinate alla convivenza col proprio compagno o compagna. E’ una scelta rischiosa perché oggi la maggioranza delle unioni finisce in un divorzio.

Questi tre criteri si si influenzano a vicenda, tuttavia per ogni persona è possibile individuare qual è il criterio predominante e come si combina con gli altri.  Il peso relativo dei diversi criteri può cambiare nel tempo, ad esempio il peggioramento della salute di un familiare o la presenza di figli piccoli può bloccare o ridurre fortemente la mobilità geografica.

Tornando al caso specifico, come potremmo accompagnare Marta nella sua scelta?

Una variabile importante è la relazione col ragazzo conosciuto in America Latina, che, se prosegue, potrebbe spingere Marta a rimanere a Milano, perciò è necessario aspettare un paio di mesi, del resto il suo contratto scade a dicembre (in ogni caso se crede che il contratto non le sarà prolungato, Marta dovrà iniziare la ricerca di un nuovo posto di lavoro verso ottobre). Al di là di questo, la consulenza con Marta  la inviterà a riflettere su:

  • quali sono i motivi dell’avvenuto passaggio dal criterio 1 al criterio 2
  • vantaggi e svantaggi di una scelta sulla base dei criteri 1 e 2
  • che tipi di lavoro potrebbe trovare seguendo il criterio 2 e quanto le sembrano desiderabili
  • cosa pensa della sua scelta universitaria e del lavoro nel settore delle risorse umane, quali altri settori lavorativi le sembrano desiderabili, quanto tempo e risorse economiche sono necessarie per riqualificarsi in altri settori
  • sui rischi di trasferirsi stabilmente in America Latina svolgendo lavori dequalificati. Se desidera stabilirsi in America Latina, Marta potrebbe cercare lavori nel settore delle risorse umane.

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L’approccio cognitivo comportamentale per il supporto a persone che hanno perso il lavoro

Se perdi il lavoro non perdere la testa

Il supporto psicologico a persone licenziate o da tempo in cerca di lavoro è una delle maggiori sfide per chi svolge orientamento. A causa dell’evento traumatico del licenziamento o della ricerca di lavoro infruttuosa le persone si demoralizzano e smettono di cercare lavoro, ma senza una ricerca attiva di lavoro le possibilità di trovarlo sono pressoché inesistenti.

Il libro Se perdi il lavoro non perdere la testa, di Robert L. Lehai, pubblicato in Italia a cura di IPSICO Istituto di Psicologia e Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva dalla Casa editrice Eclipsi è molto al di sopra di quanto è stato pubblicato finora innanzitutto perché segue coerentemente un approccio, quello Cognitivo comportamentale, da anni validato come efficace e relativamente rapido, e inoltre contiene un percorso strutturato di supporto e motivazione composto da decine di esercizi (alcuni dei quali, vedo con piacere, a cui ero arrivato da solo).

Una presentazione del libro ripresa dal sito dell’Editore è la seguente (dalla stessa pagina è anche possibile scaricare una parte del libro):

La disoccupazione affligge milioni di persone, giovani e meno giovani, magari con famiglie a carico e mutui da pagare. Tale condizione aumenta il rischio di andare incontro a problemi di salute mentale, a una riduzione della qualità di vita e del benessere fisico. Sopravvivere alla disoccupazione è possibile, ma occorre utilizzare tutte le capacità che si hanno, e acquisirne di nuove, per adattarsi alla stessa e trasformarla in un periodo positivo della propria vita. Questo volume non spiega come trovare lavoro, ma illustra gli strumenti psicologici utili ad affrontare al meglio il proprio periodo di disoccupazione e a reagire nel modo più efficace durante quello che potrebbe essere il periodo più difficile della propria vita. Illustra semplici strategie che il lettore può utilizzare immediatamente per sentirsi meglio e agire nel migliore dei modi, così come per incrementare la propria autostima e non lasciarsi abbattere dallo scoraggiamento, dall’ansia e dalla depressione.

Robert L. Leahy. Direttore dell’American Institute for Cognitive Therapy di New York e professore associato di psicologia clinica presso il Dipartimento di Psichiatria del Weill Cornell Medical College, sempre a New York. Past-president dell’Association for Behavioral and Cognitive Therapies, dell’International Association for Cognitive Psychotherapy e dell’Academy of Cognitive Therapy.

Consigliato a tutti coloro che svolgono consulenza di orientamento con persone adulte.

Un nuovo servizio: supervisione a distanza di operatori di orientamento

Supervisione a distanza di operatori di orientamento

La consulenza di orientamento è un’attività impegnativa, spesso svolta dal consulente in completa solitudine, all’interno della relazione individuale con l’utente. La supervisione è un’attività obbligatoria in molte professioni di aiuto perché permette di rendersi conto della qualità del proprio lavoro e di eventuali spazi di miglioramento.

In concreto, nella supervisione un operatore presenta e discute un caso con un operatore esperto che agisce da supervisore. Operatore e supervisore esaminano la domanda iniziale dell’utente del servizio di orientamento, le caratteristiche dell’utente come rilevate dall’operatore, l’obiettivo e il piano d’azione concordato fra utente e operatore, eventuali problemi incontrati dall’utente nella messa in atto del piano d’azione, le difficoltà incontrate dall’operatore che ha richiesto la supervisione nelle diverse fasi della consulenza all’utente.

La supervisione è particolarmente utile per chi inizia a lavorare nell’orientamento, ma anche consulenti orientamento di lunga esperienza possono trovarsi davanti a casi problematici o desiderare un feedback sulle modalità di svolgimento della propria attività.

In generale, la soluzione migliore è organizzare incontri di supervisione democratica (cioè supervisione reciproca: ogni operatore presenta a turno uno o più casi) nella propria equipe di lavoro. In alternativa è possibile utilizzare la supervisione a distanza.

Il servizio di supervisione che proponiamo è erogato attraverso colloqui via Skype in due diverse modalità:

  1. Analisi di casi che l’operatore racconta ed esamina con il supervisore. La discussione è condotta via Skype con un colloquio di circa 1 ora. L’analisi di ogni caso può richiedere mediamente circa 30 minuti, si prevede di esaminare due casi per sessione. Prima della sessione Skype l’operatore deve inviare al supervisore i CV degli utenti su cui richiede supervisione (senza il nome, contatti telefonici e indirizzo, fatta eccezione per il Comune di domicilio) e per ciascun utente riempire la griglia in questa pagina. Il costo del servizio è di 60 € l’ora più Iva 22%, (totale 73 €).
  2. Analisi di un colloquio. Analisi preliminare da parte del supervisore di un colloquio registrato svolto dall’operatore con l’utente e poi discussione via Skype fra supervisore e operatore sulle modalità e il contenuto del colloquio registrato. La durata dell’incontro Skype è di circa 40 minuti. Anche in questo caso l’operatore deve inviare al supervisore, oltre alla registrazione del colloquio, il CV dell’utente e riempire la griglia in questa pagina. Il costo del servizio è di 90 € più iva 22% (110 €). I colloqui possono essere registrati direttamente con un pc o smartphone o con apparecchi appositi quale ad esempio Sony IC Recorder. Raccomandiamo di far compilare all’utente una liberatoria che autorizza la registrazione dei colloqui e il loro ascolto da parte di terzi per fini di supervisione.

E’ possibile scegliere l’una o l’altra modalità. La seconda modalità permette di ottenere una valutazione anche delle proprie modalità di conduzione dei colloqui di consulenza di orientamento.

Entrambi i servizi sono svolti da Donatella Allori (che può essere contattata direttamente via email a tre chiocciola guidalavoro.net), una consulente di orientamento con oltre 18.000 ore di attività svolta.

A richiesta Donatella Allori può svolgere anche attività di supervisione presso la sede del Committente.

Una griglia per l’analisi e la supervisione di casi di persone adulte

Quali sono i parametri maggiormente significativi nell’analisi di casi di persone adulte in cerca di lavoro? In una attività di supervisione di casi presentati da consulenti di orientamento, quali sono i parametri da cui far partire l’analisi?

Ecco una serie di parametri significativi

  1. All’interno di quale struttura/servizio viene erogato il servizio di consulenza orientativa
  2. Quanto tempo è stato dedicato finora ed è possibile dedicare alla persona in futuro
  3. Quali servizi di supporto esistono per eventuali rinvii mirati
  4. Nome di battesimo dell’utente
  5. Età
  6. Residenza
  7. Vincoli personali o familiari (es: problemi di salute, figli piccoli, etc.)
  8. Motivo della richiesta del servizio di consulenza di orientamento
  9. Durata della disoccupazione (se disoccupato)
  10. Obiettivo professionale (se presente)
  11. Titolo di studio / anno
  12. Altre eventuali esperienze formative
  13. Precedenti esperienze di lavoro / anni
  14. Principali capacità (o, se mancanti, principali conoscenze) di natura tecnica
  15. Livello generale dell’insieme delle capacità trasversali (a giudizio del consulente, punteggio da 1 –minimo- a 5 –massimo-)
  16. Elenco delle capacità trasversali sotto o sovradimensionate (a giudizio del consulente)
  17. Aspetto fisico + abbigliamento (da 1 a 5)
  18. Livello di autoefficacia percepita dal consulente (da 1 a 5)
  19. Eventuali facilitazioni di legge per l’assunzione
  20. Autonomia economica (mesi)
  21. Se sta cercando lavoro ambito territoriale della ricerca di lavoro, numero di contatti ultimo mese con possibili datori di lavoro (in valore assoluto e in % dell’universo dei possibili datori di lavoro)

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Crisi occupazionale e strategie di ricerca di lavoro: da ‘Un po’ di tutto’ a ‘Preparazione approfondita in un settore specifico’

(Se lo desideri puoi ottenere consulenza di orientamento a distanza, vedi a questa pagina)

In che modo la crisi economica e occupazionale degli ultimi 5 anni  ha cambiato le modalità di ricerca di un lavoro qualificato?

 

Un effetto della crisi è che sono diminuiti i posti di lavoro disponibili e che probabilmente il numero delle persone in  cerca di lavoro è aumentato (dico probabilmente perché potrebbero essere aumentati anche gli scoraggiati che hanno smesso di cercare lavoro).

 

Per chi fa ricerca di  lavoro, cioè, il mondo è diventato più selettivo. Commentavamo ieri con una mia collega che in una situazione di questo tipo ogni singolo datore di lavoro riceve mediamente un numero maggiore di richieste di assunzione, e perciò quando ha necessità di personale, rispetto a prima  riesce a trovare candidati con una preparazione migliore.

 

In una situazione di questo tipo la strategia di imparare un po’ di tutto per proporsi con qualifiche diverse e in settori diversi risulta poco efficace. Imparare un po’ di tutto per proporsi in qualifiche e settori diversi è una strategia che può avere successo quando l’economia tira, ci sono settori in cui gli imprenditori fanno fatica a trovare personale qualificato, e sono giocoforza disponibili ad assumere persone da formare. In questo caso avere un’infarinatura aiuta ad essere preferiti a quelli che non ce l’hanno e averla in più di un settore aumenta le probabilità di essere assunti. Ma in una situazione in cui sono aumentate le persone in cerca di un lavoro qualificato questa strategia perde efficacia, e si rischia di arrivare sempre secondi (o decimi, o centesimi, dipende dalle proprie caratteristiche, dalle dimensioni dell’impresa e dalla zona in cui cerca lavoro, ad esempio nelle grandi città la competizione è maggiore).

 

Imparare un po’ di tutto può anche dipendere non da una scelta deliberata, ma da una mancata individuazione del proprio obiettivo professionale, da mancanza di creatività e intraprendenza al termine di un percorso di studi specifico, da una scarsa considerazione o conoscenza delle svariate possibilità di apprendimento informale (vedi il mio articolo Come promuovere e supportare l’apprendimento in autonomia).

 

In una situazione di questo tipo una strategia più efficace è specializzarsi per un settore professionale o, ancora meglio, una figura professionale specifica. Per settore professionale si intendono un gruppo di professioni che hanno caratteristiche comuni, ad esempio è un settore professionale quello dell’orientamento; al suo interno troviamo figure professionali quali consulente di orientamento e operatore di prima accoglienza. Una volta che ci siamo specializzati, il nostro profilo risulterà ai primi posti fra tutti quelli che si propongono.

 

La mia collega, che lavora tutti i giorni su vari sportelli di orientamento all’interno dei Centri per l’Impiego di Firenze e provincia, mi diceva che le persone che riescono a essere assunte per lavori qualificati hanno seguito una strategia di questo tipo. Nel contesto attuale è diventato così ancora più importante, se si desidera svolgere un lavoro qualificato, scegliere un settore o una figura professionale coerente con le proprie capacità e aspirazioni e con i dati disponibili sulle professioni più richieste attuali e future (vedi il mio articolo Consulenza alla scelta dell’obiettivo professionale: che peso dare alle statistiche?).

 

Meglio scegliere un settore o una figura professionale? Meglio una figura, perché solo scegliendo una figura specifica possiamo diventare molto qualificati. Tuttavia la conoscenza approfondita di un settore è il solo modo per capire quali sono le figure professionali al suo interno e che tipo di formazione richiedono, perciò iniziare a conoscere e a formarsi in un settore anche senza aver scelto con sicurezza una figura specifica è un buon primo passo di un percorso di specializzazione.

 

Una volta che abbiamo scelto una figura specifica e stiamo portando avanti un percorso di professionalizzazione mirato (con corsi, tirocini, affiancamento, studio individuale, etc., vedi il mio articolo Come promuovere e supportare l’apprendimento in autonomia) conviene comunque continuare a guardarsi intorno e essere pronti, se ci capitano delle occasioni lavorative, ad accettare anche lavori in figure limitrofe.

 

Nota bene: Queste considerazioni sono di tipo generale, e possono non valere per singoli settori, singole zone geografiche o, per la singola persona, a causa di eventi casuali e fortuiti. Inoltre buone capacità relazionali (socievolezza, simpatia, assertività, etc.) possono compensare almeno in parte una preparazione solo nella media, se si riesce a farsi conoscere di persona dal possibile datore di lavoro, vedi il mio articolo Ho inviato 1000 curricula e non mi ha risposto nessuno. Lista di controllo e direzioni di lavoro con i nostri utenti.

 

Se anche voi lavorate come consulenti di orientamento (o siete in cerca di lavoro) qual è la vostra esperienza?

 

Un caso reale: Marco, 30 anni, laurea specialistica in lettere, grande passione per la scrittura, esperienze (e ricerca di lavoro condotta fino ad oggi) come:

  1. operatore in biblioteca,
  2. scrittura testi- redazione e editing per una rivista mensile di un’associazione turistica,
  3. operatore con coop sociale (supporto scolastico e insegnamento dell’italiano a giovani stranieri),
  4. docente supplente nelle scuole medie (oltre a cameriere, commesso in negozio di dischi etc…).

E’ una persona intraprendente, con ottime abilità sociali. Proprio per questo su qualsiasi lavoro abbia fatto dal 2008 ad oggi ha riscontrato apprezzamenti e interesse. Non di meno, nella ricerca che va conducendo da febbraio non riesce ad avere risultati… non c’è dubbio che il periodo è complicatissimo ma proprio per questo deve alzare l’asticella nella sua strategia di attivazione.

 

L’errore che Marco può continuare a fare è quello di stare su tutti i 4 settori (per quanto su tutto abbia un po’ di esperienza). Una ricerca di lavoro efficace implica che definisca una (max due) priorità e su quelle investa più possibile (in termini di ricerca informazioni puntuali su posizioni e requisiti richiesti /autoformazione/ contatti diretti). Se, come è emerso dal colloquio, la cosa che più gli interessa è l’ambito della comunicazione, su quello deve concentrarsi. Marco può continuare ad inviare cv  a case editrici e redazioni (con quasi nessun risultato), ma soprattutto deve cercare di capire:

  • oltre a quei soggetti quali altri interlocutori potrebbero essere per lui interessanti (per esempio consorzi sociali o associazioni che hanno un’area comunicazione;  grandi aziende impegnate in campagne di comunicazione con al loro interno un ufficio comunicazione esterna ..)
  • cercare contatti diretti – anche se in quell’azienda al momento non c’è bisogno di collaboratori –  per farsi conoscere (e uscire da quel colloquio con una mail diretta del titolare/responsabile RU con il quale ha parlato e che potrà ricontattare a distanza di qualche mese)
  • cercare occasioni di formazione/autoapprendimento per aumentare le competenze in quell’ambito (solo su una specifica mansione potrebbe essere riduttivo) e quindi può starci il migliorare tecniche di copywriting,  o studiare/ricercare progetti e iniziative nei new media per portare anche idee all’interlocutore che avrà davanti, o migliorare le conoscenze di WordPress e forse anche di un programma di grafica perché non può sapere in specifico su quali mansioni potrebbero aver bisogno di lui…

 

Se Marco invece che nel settore comunicazione decidesse di investire prioritariamente nell’insegnamento dovrebbe concentrare le sue energie su altro rispetto a quanto indicato sopra. Per esempio:

  • Conoscere a quali classi di insegnamento potrebbe accedere con la sua laurea
  • cercare di accedere al TFA Tirocinio Formativo Attivo in maniera da conseguire l’abilitazione scolastica
  • verificare se deve sostenere alcuni esami che non ha sul curriculum universitario per accedere a più di una classe di insegnamento
  • candidarsi direttamente presso scuole di recupero scolastico
  • prendere la certificazione DITALS per insegnare italiano a stranieri,
  • provare a contattare agenzie formative per docenze sui moduli di cultura generale all’interno dei corsi di formazione professionale per giovani in diritto – dovere
  • approfondire le sue conoscenze sulla didattica attiva rivolta a giovani a rischio di dispersione
  • continuare a proporsi a coop e associazioni che intervengono sul sostegno extrascolastico

 

Come è facile capire definire l’obiettivo professionale a cui si vuole dare priorità porta a costruire un piano di azione piuttosto che un altro e consente, a distanza di mesi (non di settimane!) di caratterizzare e specializzare il proprio bagaglio personale, aumentando le possibilità di affermazione in un mdl fortemente competitivo. Va da sé che può valer la pena restare anche aperti al caso e, se il nostro giovane intercettasse l’informazione di una cooperativa di servizi bibliotecari che ha necessità di un operatore per attività in una nuova biblioteca sulla quale ha vinto l’appalto, rifletterà se candidarsi o meno. Certo è che se assieme a Marco si candida qualcuno che ha impostato sul settore biblioteche e coop culturali una strategia come quella da lui impostata sul settore comunicazione (o insegnamento nel nostro esempio) probabilmente gli sarà preferito il concorrente.

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Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista (www.leonardoevangelista.it). Collocato su internet il 5 ottobre 2013. Ultima modifica 6 febbraio 2014. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica.

Consulenza alla scelta dell’obiettivo professionale: che peso dare alle statistiche?

orientamento scelta scolastica

Consulenza alla scelta dell’obiettivo professionale: che peso dare alle statistiche?

(Se lo desideri puoi ottenere consulenza di orientamento a distanza, vedi a questa pagina)

Per 15 anni è stato online il mio sito www.guidalavoro.net, indirizzato alle persone in cerca di lavoro. E’ un sito statico, nel 2009 ho fatto aggiornare la grafica e ritoccato leggermente alcuni testi, poi non me ne sono più occupato. Mi è capitato recentemente di leggere il capitolo che avevo dedicato all’utilizzo delle previsioni occupazionali e mi sono reso conto che aveva bisogno di modifiche sostanziali. Il testo era stato scritto nel 1998, perciò in una situazione assai diversa da quella attuale; è di oggi la notizia che la disoccupazione giovanile in Italia ha raggiunto il record storico del 40% http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2013/10/01/Disoccupazione-giovani-balza-40-1-record-storico-_9387536.html

Il capitolo si intitolava Un mito del nostro tempo: “I settori dove c’è lavoro”, e affermava che i dati statistici sulle professioni maggiormente richieste non erano affidabili, che per la singola persona c’è lavoro in ogni settore, e che conveniva scegliere settori o professioni ‘dove pensi che, grazie ai tuoi interessi, caratteristiche personali, conoscenze riuscirai a correre più veloce degli altri.’ L’articolo invitava cioè a scegliere basandosi sui propri punti forti e ignorando i dati allora disponibili sui fabbisogni professionali. Nella revisione del 2009 avevo poi aggiunto in fondo all’articolo una serie di link a siti sui fabbisogni professionali (‘Se poi non sei convinto, trovi dati statistici in:’ seguivano una serie di link).

15 anni dopo, con l’Italia in una grave emergenza occupazionale, e con la disponibilità di dati maggiormente affidabili di quelli del 1998, penso che le statistiche sui fabbisogni professionali siano un elemento fondamentale nella consulenza alla scelta dell’obiettivo professionale e nel bilancio di competenze e che vadano considerate fin dall’inizio.

Qui di seguito sono riportati il testo del 1998 e quello attuale.

La versione del 1998

1.f. Un mito del nostro tempo: “I settori dove c’è lavoro”

Molte persone chiedono di sapere in quali settori c’è o ci sarà lavoro, per poter così indirizzare in quella direzione la loro ricerca e la loro autovalorizzazione.

  • Purtroppo l’unico settore che è possibile indicare con sicurezza è quello dei lavori manuali e manuali a contenuto tecnico – dal manovale all’operaio specializzato – che di solito molte persone rifiutano a priori.
  • Per gli altri settori è assai difficile dare risposte precise:
    – le rilevazioni statistiche di cui disponiamo non sono abbastanza disaggregate e aggiornate, e i dati raccolti non sono utilizzabili per indicazioni di questo tipo;
    – il nostro sistema economico cambia rapidamente. Alcune professioni in passato molto richieste, in pochi anni sono diventate obsolete, e alcune previsioni si sono rivelate sbagliate;
    – le notizie girano molto velocemente. I settori di cui più parlano giornali e televisione possono “intasarsi” rapidamente. Seguire i risultati delle inchieste giornalistiche o televisive può rivelarsi controproducente.

Per sapere se in un settore ci sono possibilità di lavoro, l’unico modo è approfondirne direttamente la conoscenza, fare passaparola, guardarsi gli annunci, chiedere a persone che ci lavorano, in sintesi, avviare una ricerca di lavoro.

  • Le risposte possono variare da semestre a semestre, da professione a professione, da provincia a provincia.
  • In ogni caso per la singola persona (cioè per te), c’è lavoro in ogni settore. In ogni settore, cioè, ci sono in ogni momento persone che vanno in pensione o si mettono a fare qualcos’altro lasciando dei posti liberi, aziende che aprono o si espandono e hanno bisogno di nuovi dipendenti e collaboratori. In ogni momento, perciò, in ogni settore ci sono possibilità di lavoro.
  • Quando un settore va bene, i posti disponibili possono essere più numerosi, ma questo non vuol dire che ci sarà posto per tutti. Ci sarà sempre posto solo per i più motivati, i più capaci, per quelli che fanno ricerca nel modo migliore. In ogni caso dovrai correre.
  • E allora qui torniamo al punto di partenza: piuttosto che affidarti a un oracolo, fai bene la tua ricerca di lavoro e scegli un settore o una professione dove pensi che, grazie ai tuoi interessi, caratteristiche personali, conoscenze, pensi che riuscirai a correre più veloce degli altri.
  • Per un numero limitato di professioni (esempio: attori di teatro in compagnie e teatri stabili, oppure giornalista professionista) il numero dei candidati può essere veramente molto grande rispetto ai posti effettivamente disponibili (ad esempio si calcola che ogni anno in Italia si liberino in compagnie e teatri stabili non più di 30 posti come attore). Se stai cercando una professione dove ci sono moltissimi candidati rispetto ai posti disponibili, devi essere in grado di correre veramente molto bene.

In ogni caso, non andare per sentito dire. Fatti sempre un’idea diretta delle possibilità reali di impiego che esistono nelle professioni che desideri.

 La versione del 2013

1.f. I settori dove c’è lavoro

Molte persone chiedono in quali settori c’è o ci sarà lavoro, per poter così indirizzare in quella direzione la propria ricerca e/o autovalorizzazione.

E’ possibile farsi un’idea delle professioni al momento maggiormente richieste utilizzando i siti dei soggetti che fanno intermediazione di lavoro quali ad esempio Centri per l’impiego e Agenzie per il lavoro. Vedi inoltre www.cliclavoro.gov.it/, i  siti regionali che riportano offerte di lavoro (dovrebbe essercene uno per ogni regione, hanno un formato del tipo www.borsalavoro.nomeregione.it, ad esempiowww.borsalavoro.toscana.it) e i siti dedicati a lavoro e professioni gestiti da quotidiani quali ad esempio http://miojob.repubblica.it/ (area notizie e servizi)

Ci sono inoltre alcuni siti che hanno previsioni dei fabbisogni futuri, vedi ad esempio:

  • http://excelsior.unioncamere.net/web/index.php (ma attenzione, si riferisce solo alle imprese, non sono considerati liberi professionisti e settore pubblico –Amministrazione centrale dello Stato, Regioni, Province, Comuni, altri enti pubblici)
  • http://fabbisogni.isfol.it/
  • http://www.almalaurea.it/ (prospettive occupazionali dei laureti)

In generale, le professioni con buone possibilità di lavoro che è possibile indicare con relativa sicurezza sono i lavori manuali e i lavori manuali a contenuto tecnico – dal manovale all’operaio specializzato, e tutte le professioni in area sociale (badante, operatore socio assistenziale, medico, infermiere). Ugualmente richieste sono in genere le professioni a cui si accede con lauree tecniche e scientifiche (ingegnere, chimico, una eccezione è biologo) o corsi di studio a numero chiuso. Se vuoi ridurre i rischi di disoccupazione o di bassi redditi e contratti precari cercati un lavoro in uno di questi settori.

Tieni presente che anche nelle professioni più richieste le persone in cerca di lavoro sono in genere più dei posti disponibili, perciò per essere assunti è comunque necessario avere una buona preparazione, l’età giusta, e una buona motivazione (quella che una volta si chiamava ‘voglia di lavorare’). Preparazione e motivazione dipendono da attitudini e interessi professionali, perciò fra tutte le professioni maggiormente richieste scegli quelle per cui sei più portato e che ti piacerebbe maggiormente svolgere.

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Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Collocato su internet il 1 ottobre 2013. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica.

Ho inviato 1000 curricula e non mi ha risposto nessuno. Lista di controllo e direzioni di lavoro con i nostri utenti

(Se lo desideri puoi ottenere consulenza di orientamento a distanza, vedi a questa pagina)

Periodicamente qualcuno dei nostri utenti ci dice che sta facendo o ha fatto una ricerca intensiva di lavoro basata sull’invio di CV ma senza ottenere risultati (1). Qui di seguito indico una possibile lista di controllo e le relative direzioni di lavoro col nostro utente da utilizzare in questi casi.

Nell’ordine:

1. Il CV è stato inviato a un indirizzario di soggetti che non utilizzano il profilo per cui ci si candida (capita anche questo). SOLUZIONI: rinnovare l’indirizzario, ad esempio utilizzando il sito www.infoimprese.it

2. Il CV è scritto male perché contiene errori di battitura, cattiva formattazione, foto brutta, etc. SOLUZIONI: correggere e/o sostituire foto

3. Il CV utilizza un formato che non valorizza le caratteristiche personali. Ad esempio le esperienze lavorative sono in ordine cronologico ma così risulta che la persona è disoccupata da tempo, che le esperienze sono frammentarie, che l’ultima esperienza è dequalificata. SOLUZIONI: utilizzare un formato funzionale. Se le esperienze  sono poche o nulle utilizzare il formato Europass oppure non scrivere il CV ma solo una lettera di presentazione Su entrambi i punti vedi https://www.orientamento.it/indice/curriculum-vitae-cv-europeo-perche-non-piace-alle-imprese/

4. Il CV è scritto correttamente ma il profilo personale risulta poco qualificato per la posizione desiderata. SOLUZIONI: cercare un lavoro più alla propria portata o migliorare le proprie capacità attraverso percorsi formativi o esperienze. Una ottima qualificazione permette anche di ridurre l’impatto di altri fattori che riducono l’appetibilità del candidato quali età avanzata, sesso femminile, residenza lontana dal luogo di lavoro, etc.

5. Il CV è scritto correttamente ma evidenzia competenze nella media per la posizione desiderata.  Per questo motivo viene dimenticato o cestinato assieme alle dozzine di CV dello stesso livello che (nelle imprese di maggiori dimensioni) arrivano ogni settimana. Se continuamente arrivano CV, i datori di lavoro prendono in considerazione solo chi ha competenze  superiori alla media, oppure le persone che hanno incontrato o con cui hanno parlato direttamente e che hanno fatto loro una buona impressione. Il CV riporta dati biografici, ma dice poco o niente su capacità relazionali importanti quali socievolezza, simpatia, assertività, etc. Queste caratteristiche sono rilevabili solo attraverso un contatto diretto e possono compensare almeno in parte una preparazione solo nella media e farvi preferire a parità di altre caratteristiche. SOLUZIONI: oltre a inviare il proprio CV, utilizzare modalità che assicurano un contatto diretto coi possibili datori di lavoro, quali porta a porta (quando possibile, ad esempio in piccole imprese, oppure come camerieri e commessi), passaparola, intervista informativa. Utile inoltre la strategia descritta al punto precedente.

6. Il CV è scritto correttamente e evidenzia competenze superiori alla media per la posizione desiderata. In questo caso non si ottiene risposta semplicemente perché l’impresa in questo momento non ha necessità di personale. Utile rinviare il CV ogni 3 mesi e cercare un contatto diretto coi possibili datori di lavoro, per i motivi descritti al punto precedente (se oltre ad avere competenze superiori alla media fate anche una buona impressione con le vostre capacità relazionali, è fatta).

 

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(1) Un caso di questo tipo è stato ad esempio riportato ieri da Giuseppe Severgnini nel suo blog Italians http://italians.corriere.it/2013/09/29/ho-mandato-piu-di-1000-curriculum-invano/

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica.