Pensarci prima: “La migliore facoltà per trovare lavoro? Statistica batte ingegneria”

Un articolo di oggi su Il Corriere della Sera riporta una serie di dati sulle lauree più richieste che ti invito a leggere.  Le lauree maggiormente richieste sono quelle quelle in area scientifica:

La notizia piacerà poco agli umanisti ma, fatta eccezione per l’insegnamento, ambito in cui si prevedono molti nuovi ingressi, le prime posizioni sono occupate dalle cosiddette materie Stem. Parliamo di matematica, statistica, fisica o informatica. Branche del sapere che storicamente danno la possibilità di inserirsi con facilità nel mondo del lavoro sia in Italia che all’estero perché basate su competenze verticali, fondamentali al tempo del digitale e dei big data. Non si tratta però di un paradiso per tutti. L’indagine di Unioncamere segnala diversi gruppi a rischio disoccupazione. In fondo alla classifica troviamo i laureati del gruppo geo-biologico, in crisi anche più dei colleghi architetti o letterati. A fronte di oltre 45 mila neo-laureati il fabbisogno previsto per queste facoltà è di appena 23.700 posti. Appena lo 0,53 per cento dell’offerta. Nel report si parla di «chiara situazione di eccedenza, e quindi prospettive di occupabilità veramente difficili». Si conferma invece vincente la scelta di studiare Ingegneria, facoltà che presenta una reperibilità alta per i nuovi laureati e che garantisce tassi di occupazione sopra il 90 per cento come certificato anche dall’ultima indagine di Almalaurea a 5 anni dal titolo di studio. Buone chance poi per Medicina e per tutte le professioni sanitarie. E questo per via dei futuri pensionamenti in programma negli ospedali. In difficoltà invece gli iscritti ad Agraria che si collocano in ultima posizione per possibilità di impiego.

Ma se a me l’ambito scientifico non piace? La slide iniziale mostra un possibile criterio di scelta.

Il tema delle scelte professionali, all’interno del bilancio di competenze, è trattato nei miei due corsi:

 

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Certificazione delle competenze e bilancio di competenze

Che relazioni possono esserci fra il sistema nazionale di certificazione delle competenze acquisite in contesti formali e non formali e il bilancio di competenze?

 

Il sistema nazionale di certificazione delle competenze è stato introdotto da vari provvedimenti legislativi, in particolare i Commi 56 e 68 della legge 92/2012, il D.Lgs 13/2013, il Dl 30-6-2015. In estrema sintesi, il  sistema permette di ottenere una qualifica professionale senza frequentare un corso  di formazione (per chi è interessato, maggiori informazioni possono essere richieste al Centro per l’impiego, ad agenzie formative accreditate, all’assessorato regionale alla formazione professionale, oppure col corso INAPP  Vali.Co).

 

Il processo di certificazione è strutturato in 4 fasi:

1. Accoglienza. Il candidato alla certificazione è informato sul processo e si valuta se gli conviene farlo.

2. L’individuazione delle competenze. Con l’aiuto di un operatore, il candidato individua le proprie competenze fra quelle indicate sul sito Atlante del lavoro e mette a punto un dossier delle evidenze che provano il possesso delle competenze individuate.

3. Validazione. Un operatore diverso da quello che ha aiutato il candidato nella fase precedente riesamina tutta la documentazione. Se una o più delle competenze non è sufficientemente dimostrata, l’operatore, assieme ad un esperto di settore, può far svolgere al candidato una prova di verifica.

4. Certificazione. Il candidato svolge una simulazione davanti a una commissione composta anche da un rappresentante della Regione dove viene svolto il processo di certificazione. La commissione rilascia la qualifica (se l’utente ha fornito evidenza del padroneggiamento di tutte le competenze che compongono la qualifica) oppure un documento che dichiara quali sono le singole le competenze padroneggiate.

 

Nell’orientamento, il bilancio di competenze è una tecnica che  con opportuni strumenti (schede pedagogiche, test psicoattitudinali, etc.)  rileva e rende manifeste al soggetto quelle  caratteristiche personali utilizzabili sul lavoro (una ‘fotografia’ della persona)  al fine di definire un obiettivo professionale e mettere a punto un piano d’azione per raggiungerlo.

 

Dunque ambedue i dispositivi rilevano le competenze. Quali rapporti ci sono fra i due dispositivi?  Il bilancio di competenze può essere utilizzato nella fase di individuazione o validazione delle competenze?

 

Nella fase di validazione sicuramente no, perché il bilancio di competenze orientativo si limita a rilevare le competenze, non le misura. Il dispositivo di certificazione delle competenze del sistema nazionale di certificazione invece rileva che le competenze del candidato raggiungano uno standard minimo prestabilito prima della prova di valutazione.

 

La risposta relativa alla fase di individuazione è più articolata. Nel bilancio di competenze usato nell’orientamento si analizzano una serie di fattori personali legati alla buona prestazione lavorativa e alla scelta dell’obiettivo professionale, quali ad esempio capacità trasferibili,  atteggiamenti, valori professionali, conoscenze e capacità di natura tecnica (si usa cioè l’approccio americano alla competenza, vedi il mio articolo). Nel sistema nazionale di certificazione l’analisi è invece focalizzata sulla prestazione, vale a dire a come il candidato alla certificazione svolge i compiti tipici della qualifica di cui chiede il rilascio (si usa cioè l’approccio inglese alla competenza). I due dispositivi analizzano così elementi in buona parte diversi.

 

L’unica area di analisi comune è l’analisi delle capacità di natura tecnica (e delle conoscenze collegate) svolta nel bilancio. In questa fase si chiede alla persona quali sono le attività principali delle esperienze lavorative più recenti e se la persona era in grado di svolgerle a un livello accettabile. Queste attività principali corrispondono alle sotto attività della ADA Aree di Attività utilizzate nel sistema nazionale di certificazione. Perciò, con l’aiuto dell’Atlante del lavoro, il bilancio di competenze orientativo può essere utilizzato per individuare le Aree di Attività su cui poi chiedere la certificazione.

 

Abbiamo così due casi:

  • DAL BILANCIO ALLA CERTIFICAZIONE. Il candidato ha già svolto un bilancio di competenze orientativo in cui il consulente di orientamento l’ha aiutato anche a individuare le ADA di possibile certificazione. In questo caso la procedura di individuazione delle competenze durante il processo di certificazione andrà comunque ripetuta con un diverso operatore, perché l’operatore del processo di certificazione vorrà esaminare direttamente quali sono le ADA certificabili. Inoltre la procedura del processo di certificazione prevede anche passaggi specifici diversi da quelli del bilancio orientativo e una modulistica specifica diversa da quella utilizzata nel bilancio (che in genere non prevede una modulistica standard o, nelle  regioni dove è standardizzata , come la Lombardia, prevede una modulistica diversa)

 

  • DALLA CERTIFICAZIONE AL BILANCIO. Il candidato ha già svolto un processo di certificazione e ha ottenuto una qualifica o la certificazione di alcune aree di competenza. In questo caso durante il bilancio di competenze il consulente di orientamento farà di nuovo analizzare le esperienze lavorative, perché nel bilancio si esaminano anche le capacità trasferibili sviluppate / utilizzate nelle varie esperienze lavorative.

 

Il bilancio di competenze e la certificazione delle competenze potrebbero essere svolte allo stesso tempo dallo stesso operatore? In teoria sì, ma va considerato che non tutte le persone che chiedono una certificazione delle competenze hanno necessità di un bilancio di competenze. Ad esempio una persona può richiedere una certificazione relativa a una qualifica del settore informatico perché già lavora o vuole lavorare in questo settore; poiché l’obiettivo professionale è chiaro, non ha necessità di un bilancio di competenze. Il tempo e la documentazione aggiuntiva dedicati al bilancio di competenze non sarebbero così giustificati. Un altro punto da considerare è che l’operatore della certificazione può non essere in grado di svolgere un bilancio di competenze, e viceversa.

 

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Quanto dura un bilancio di competenze?

La risposta dipende dalle modalità che utilizziamo. Ad esempio possiamo svolgere un bilancio in piccolo gruppo, con 10 persone che compilano le schede del bilancio in parallelo, oppure a livello individuale, oppure in modalità mista, con incontri individuali e in piccolo gruppo.

Un’altra variabile è se le schede del bilancio vengono compilate in presenza del consulente oppure a casa. La presenza del consulente spinge il cliente a fare presto, e la fretta va a scapito della riflessione e dell’approfondimento, così nei bilanci di competenze condotti in modalità individuale preferisco far compilare le schede a casa e utilizzare gli incontri per spiegare come compilare le schede che progressivamente consegno al cliente e discutere gli elementi che via via emergono grazie alla compilazione delle schede. In più preferisco che il cliente mi invii le schede compilate prima dell’incontro per posta elettronica, perché in questo modo posso riflettere meglio sul contenuto e appuntarmi gli aspetti da approfondire nel colloquio. Ricorro alla compilazione delle schede durante il colloquio solo se il cliente ha necessità di essere aiutato a riflettere con domande aggiuntive a quelle contenute nelle schede.

Dunque: quant’è la durata di un bilancio di competenze condotto in modalità individuale e con le schede compilate a casa? Il percorso di bilancio per la consulenza di carriera che distribuisco ai partecipanti del Laboratorio sul bilancio di competenze  è composto di 11 schede base (poi ce ne sono altre opzionali da utilizzare se si ha necessità di approfondire aspetti aggiuntivi) e può essere svolto in 4 incontri. Se invece le schede vengono compilate durante il colloquio allora sono necessari 7 incontri.

Qual è l’articolazione dei 4 incontri? La spiegazione che segue è una sintesi di quella contenuta nella  traccia per la conduzione del bilancio che consegno ai partecipanti del Laboratorio sul bilancio di competenze.

Prima del primo incontro ho inviato al mio cliente la scheda per il consenso informato e la privacy.

Incontro 1

  • Ascolto la storia formativa e professionale del cliente, e gli faccio compilare la scheda 1
  • Spiego come compilare le schede relative a valori, interessi professionali, capacità trasferibili

Incontro 2

  • Commentiamo le schede compilate che il cliente mi ha inviato qualche giorno prima per posta elettronica
  • Spiego come compilare le schede relative alla descrizione delle esperienze e la scheda che riporta una sintesi di tutte le esperienze precedenti lavorative, più eventuali schede opzionali

Incontro 3

  • Commentiamo le schede compilate che il cliente mi ha inviato qualche giorno prima per posta elettronica
  • Commentiamo la bozza della relazione di bilancio di competenze che ho redatto sulla base di tutte le schede compilate finora e che ho inviato al cliente per posta elettronica qualche giorno prima del colloquio.
  • Parliamo di possibili obiettivi professionali delineati sulla base degli elementi che sono emersi finora
  • Spiego come compilare le schede che aiutano ad analizzare una o più figure professionali e i piani d’azione relativi a ogni obiettivo professionale

Incontro 4

  • Commentiamo le schede compilate che il cliente mi ha inviato qualche giorno prima per posta elettronica, in particolare parliamo di come migliorare i piani d’azione
  • Stabiliamo le modalità di accompagnamento

 

Nei giorni successivi invio la versione definitiva della mia relazione di bilancio di competenze.

L’infografica che segue è stata realizzata sulla base della traccia da Donatella Derchi, che ha partecipato a una edizione del Laboratorio.

 

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Corsi a Cagliari e Empoli, date aggiuntive

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A richiesta di gruppi di operatori, ho messo a calendario date aggiuntive dei miei corsi. In particolare:

Sono inoltre confermati:

Tutte le informazioni sono nelle pagine lincate.

Svolti di recente:

  • Genova 6-7 Ottobre Laboratorio
  • Torino 29-30 Settembre Laboratorio
  • Empoli 8-9 Settembre Laboratorio
  • Milano 16-17 Giugno Laboratorio
  • Milano 4-6 Maggio Cassetta
  • Milano 13-15 Aprile Cassetta

Formazione per operatori di orientamento

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Per migliorare le tue competenze nel settore dell’orientamento puoi iscriverti  a uno dei miei corsi in aula o a distanza:

 

 

 

 

Maggiori informazioni alle pagine lincate.

Tecnica del bilancio di competenze: strategie di mobilità professionale

bilancio di competenze

 

Il bilancio di competenze è anche un esercizio di problem solving. Il cliente porta la propria insoddisfazione professionale, e il nostro compito è aiutarlo a individuare nuove opportunità professionali e un piano d’azione per raggiungerle.  Spesso la soluzione più semplice è che il nostro cliente continui a svolgere lo stesso ruolo in un’azienda dello stesso settore, ma ci sono due strategie alternative di mobilità professionale che è utile tenere a mente:

 

STESSO RUOLO IN UN SETTORE DIVERSO: il nostro cliente potrebbe continuare a svolgere lo stesso lavoro ma in un settore diverso. Ad esempio un contabile che ha esaurito gli stimoli in una agenzia assicurativa potrebbe cercare lavoro come contabile in una società sportiva, in una azienda di moda o in una NGO. Questa strategia è utile per avvicinarsi a un settore di interesse per cui purtroppo non si è sviluppata una professionalità specifica.

 

RUOLO DIVERSO NELLO STESSO SETTORE: il nostro cliente potrebbe svolgere un lavoro diverso (in alcuni casi a contenuto professionale più elevato) nello stesso settore. Ad esempio un contabile potrebbe riconvertirsi in un addetto al controllo di gestione (ruolo dello stesso livello) o in un responsabile del controllo di gestione (ruolo professionale più elevato). Se questa riconversione avviene all’interno della stessa impresa, meglio, ci sono meno imprevisti.

 

Assai più difficile è arrivare a svolgere immediatamente un RUOLO DIVERSO IN UN SETTORE DIVERSO. Se l’obiettivo è di questo tipo, conviene adottare una strategia di mobilità professionale in due fasi: prima cercare di svolgere lo stesso ruolo nel nuovo settore che interessa e solo dopo cercare di cambiare ruolo.

 

Se vuoi fare il tuo bilancio di competenze vai a questa pagina. Se invece sei un consulente di orientamento e vuoi imparare a svolgere bilanci di competenze vai a questa pagina.

Vedi anche:

  1. Tecnica del bilancio di competenze: come identificare professioni coerenti con le caratteristiche personali
  2. Tecnica del bilancio di competenze: cos’è un obiettivo professionale
  3. Tecnica del bilancio di competenze: come valutare nuove possibilità professionali
  4. Tecnica del bilancio di competenze: come gestire prospettive di analisi conflittuali

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Tecnica del bilancio di competenze: come gestire prospettive di analisi conflittuali

Bilancio di competenze

A cosa serve il bilancio di competenze

Nella consulenza di carriera  il bilancio di competenze può essere definito come:

una tecnica che con opportuni strumenti (schede pedagogiche, test psicoattitudinali, etc.) rileva e rende manifeste al soggetto quelle  caratteristiche personali utilizzabili sul lavoro al fine di definire un obiettivo professionale  e mettere a punto un piano d’azione per raggiungerlo.

In genere le persone chiedono di fare un bilancio di competenze perché sono a una svolta (ad esempio sono stati licenziati e non vogliono o non possono più svolgere il lavoro precedente ) o desiderano imprimere una svolta alla propria vita professionale. Per questo motivo è utile aiutare il cliente a immaginare più di un futuro professionale. Questo richiede l’analisi di tutte le competenze personali (comprese quelle che potrebbero  essere utilizzate in lavori diversi e non solo di quelle utilizzate nell’ultimo lavoro), l’esplicitazione degli interessi e dei valori professionali personali, anche se divergenti rispetto al percorso di carriera più recente, e un atteggiamento di creatività e ottimismo nell’individuare nuove professioni o ruoli  professionali su cui valutare se investire.

 

Le fasi del bilancio di competenze

Il bilancio di competenze per la consulenza di carriera prevede tre fasi fondamentali:

 

  1. Foto del cliente. In questa fase si aiuta il cliente a mappare le proprie competenze e a esplicitare i propri interessi, valori e aspirazioni professionali. Si portano alla luce anche esperienze remote nel tempo ed esperienze in ambiti extra lavorativi, quali ad esempio nella vita familiare, nel tempo libero e/o nel volontariato. L’analisi di interessi, valori e aspirazioni professionali cerca di far emergere anche interessi e aspirazioni che il cliente aveva accantonato.

 

  1. Foto del contesto. Questa fase prevede la definizione di uno o più obiettivi professionali e dei piani d’azione per raggiungerli. L’obiettivo professionale può essere riferito a un settore economico (‘Voglio lavorare nel sociale’), a una professione specifica (‘Voglio lavorare come assistente sociale’ –può trattarsi di un lavoro già svolto in passato o di un lavoro mai svolto), a una tipologia diversa di contratto per una professione già svolta ‘Voglio mettermi in proprio’, etc. L’obiettivo e il piano d’azione corrispondente vengono confermati, modificati o abbandonati grazie a un processo iterativo basato sulle informazioni raccolte nella ricerca sul campo. Il processo ricorda la potatura degli alberi. Inizialmente si incoraggia la crescita di vari germogli (cioè di più di un obiettivo professionale coerente con interessi, valori professionali e capacità del cliente), e poi dopo un’analisi attenta di ogni obiettivo professionale si tagliano (cioè si abbandonano o si riformulano) gli obiettivi più difficili da realizzare.

 

  1. Accompagnamento. Questa fase comincia una volta che il cliente ha messo a punto il piano (o i piani) d’azione definitivi. A seconda dei casi l’accompagnamento può prevedere supporto durante la ricerca di lavoro (in questi casi gli incontri saranno in genere previsti a distanza settimanale, in modo da sostenere la motivazione) oppure a intervalli più lunghi (mensili o semestrali) se il piano d’azione prevede percorsi di apprendimento. In questo articolo non mi dilungo su questa fase.

 

Quattro prospettive di analisi potenzialmente conflittuali

Nel nostro lavoro col cliente durante il bilancio di competenze possiamo così individuare quattro prospettive di analisi:

  • L’analisi delle competenze personali (nella fase 1)
  • L’analisi delle modalità di sviluppo delle competenze (nella fase 2, durante la stesura dei piani d’azione)
  • L’analisi di desiderabilità dei possibili obiettivi professionali (nella fase 1, durante l’analisi di interessi e valori professionali)
  • L’analisi di fattibilità dei possibili obiettivi professionali (nella fase 2, durante l’identificazione degli obiettivi professionali e la stesura dei relativi piani d’azione)

 

Alcune di queste prospettive di analisi confliggono fra loro.

 

L’analisi delle competenze personali confligge con l’identificazione di ipotesi di sviluppo delle competenze.

 

Se il cliente, durante la fase di mappatura, analizza le proprie competenze pensando già a quali sviluppare e a come svilupparle svolgerà una mappatura incompleta, trascurando l’identificazione e l’analisi di quelle competenze che ritiene poco utili o difficilmente sviluppabili. Questo atteggiamento è rischioso perché il consulente potrebbe suggerire modalità di utilizzo e sviluppo delle competenze omesse a cui il cliente non aveva pensato. Nella fase di analisi delle competenze è utile invece favorire l’emergere di nuove possibilità (analisi di desiderabilità), chiedendo ad esempio ‘In quali professioni le piacerebbe utilizzare questa sua capacità tecnica?’

 

L’analisi di desiderabilità di possibili obiettivi professionali confligge con  l’analisi di fattibilità.

 

Se il cliente analizza i propri interessi e valori professionali e identifica obiettivi professionali provvisori pensando già alla fattibilità dei possibili obiettivi la sua creatività sarà limitata, e spesso ci proporrà solo obiettivi professionali uguali o molto simili alla sua ultima esperienza lavorativa. Questo atteggiamento è rischioso perché il consulente potrebbe conoscere modalità concrete per il raggiungimento di obiettivi professionali che il cliente non ha esplicitato ritenendoli irrealistici.

 

In generale i nostri clienti hanno informazioni incomplete sulle possibilità professionali  e sui relativi percorsi di professionalizzazione, e spesso utilizzano euristiche inadeguate. Per questi motivi i risultati della loro riflessione professionale sono spesso parziali. Durante il bilancio di competenze dobbiamo perciò  impedire che il cliente faccia da solo e in maniera affrettata i vari passaggi della scelta professionale.

 

La soluzione è tenere distinti i diversi momenti di analisi. Questo viene fatto invitando il cliente a svolgere un passaggio per volta, senza pensare a quelli successivi, e proponendo al cliente attività (e relative schede) che si focalizzano su un punto di analisi per volta. Ad esempio conviene evitare attività che chiedono al cliente di descrivere tutte le sue capacità tecniche e allo stesso tempo identificare già possibili professioni  dove utilizzarle. La domanda sarà perciò In quali professioni le piacerebbe utilizzare questa sua capacità tecnica? (analisi di desiderabilità) e non In quali professioni potrebbe utilizzare questa sua capacità tecnica? (analisi di fattibilità). E ugualmente conviene evitare attività che chiedono al cliente di identificare interessi e valori professionali ‘realistici’.

 

Se vuoi fare il tuo bilancio di competenze vai a questa pagina. Se invece sei un consulente di orientamento e vuoi imparare a svolgere bilanci di competenze vai a questa pagina.

 

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Tecnica del bilancio di competenze: come identificare professioni coerenti con le caratteristiche personali

obiettivo professionale

Un momento critico dei percorsi di bilancio di competenze è come passare dalla ‘fotografia professionale’ del cliente all’individuazione di professioni che il cliente desidera svolgere e per cui mette a punto dei piani d’azione.

 

La fotografia professionale è una sintesi di tutti gli elementi emersi durante la fase iniziale del bilancio di competenze, ad esempio capacità trasferibili, conoscenze e capacità tecniche, valori e interessi professionali, atteggiamenti. L’obiettivo professionale, cioè risultato che il cliente vuole raggiungere grazie al bilancio di competenze, viene definito sulla base di questi elementi.

 

Alcuni clienti confermano il proprio interesse verso professioni o settori economici in cui hanno già lavorato; altri clienti indicano invece alcune nuove professioni o settori economici di interesse già durante la fase di costruzione della fotografia professionale. Rimane un terzo caso, quello in cui il cliente non è interessato alle professioni e ai settori economici in cui ha già lavorato e non ne ha in mente altri.

 

Come aiutarlo in questi casi?

 

La soluzione è cercare sui repertori professionali professioni coerenti con le caratteristiche del cliente. I repertori professionali sono raccolte di profili professionali cioè di descrizioni di professioni. Per ogni professione viene indicato il nome, le principali mansioni, le capacità personali necessarie, i percorsi formativi ottimali, eventuali abilitazioni richieste dalla legge, i livelli di reddito, le prospettive occupazionali.

 

Come si utilizzano i repertori professionali? Se il cliente è interessato a lavorare nel settore artistico lo si inviterà a scorrere le professioni che nel repertorio sono indicate raggruppate nell’area artistica  (in questo caso il parametro di ricerca sono gli interessi professionali) e a segnalarci quelle che lo attirano maggiormente. Se il valore professionale principale del cliente è lavorare a contatto con la natura allora si inviterà il cliente a fare una ricerca di tutte le professioni svolte in tutto o in parte all’aria aperta (in questo caso il parametro di ricerca sarà quello dei valori professionali). Se il cliente si riconosce buone capacità analitiche allora lo si inviterà a fare una ricerca di tutte le professioni che richiedono buone capacità analitiche e a segnalarci quelle che ritiene più interessanti (in questo caso il parametro utilizzato sarà quello delle capacità trasferibili).

 

Un elenco di repertori professionali è a questa pagina. Il problema è che la gran parte dei repertori professionali permette di fare una ricerca solo sulla base degli interessi professionali. C’è però qualche repertorio professionale (ad esempio lo statunitense 0’ Net) che permette di utilizzare un numero di parametri maggiore.

 

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Tecnica del bilancio di competenze: cos’è un obiettivo professionale

L’obiettivo professionale è il risultato che il cliente vuole raggiungere grazie alla consulenza di carriera. Può ad esempio trattarsi di:

 

1. Una professione o un ruolo professionale diverso rispetto a quello che sta svolgendo o (se al momento è disoccupato) che ha svolto finora. Ad esempio il cliente ha lavorato finora come impiegato amministrativo ma vuole iniziare a svolgere una professione diversa

 

2. La stessa professione o ruolo professionale che il cliente sta già svolgendo o (se al momento è disoccupato) che ha svolto finora ma in un’altra impresa dello stesso settore. Ad esempio il cliente ha lavorato finora come impiegato amministrativo in una agenzia di assicurazioni e vuole trovare lavoro nello stesso ruolo in una agenzia di assicurazioni diversa

 

3. La stessa professione o ruolo professionale che il cliente sta già svolgendo o (se al momento è disoccupato) che ha svolto finora ma in un’altra impresa appartenente a un settore diverso. Ad esempio il cliente ha lavorato finora come impiegato amministrativo in una agenzia di assicurazioni e vuole trovare lavoro nello stesso ruolo ma in una società sportiva

 

4. La stessa professione o ruolo professionale che il cliente sta svolgendo o (se al momento è disoccupato) che ha svolto finora ma con un contratto di lavoro diverso. Al momento il nostro cliente potrebbe essere precario e vorrebbe ottenere un lavoro dipendente oppure al momento è dipendente ma vorrebbe iniziare a svolgere la sua attività in maniera autonoma.

 

In alcuni casi l’obiettivo non è chiaro fin all’inizio ma viene definito grazie al lavoro col consulente.

 

Nel bilancio di competenze in genere il cliente ha un obiettivo professionale di tipo 1, 3 o 4. Se l’obiettivo professionale è di tipo 2 il cliente ha bisogno solo di un supporto nella ricerca di lavoro. Lo scopo del bilancio di competenze è aiutare i nostri clienti a identificare un obiettivo professionale realistico. Questa problematica può presentarsi quando il cliente per motivi di salute, trasferimenti, saturazione o noia non può o non vuole più svolgere il lavoro svolto fino a quel momento in settore economico specifico. Se il cliente ha fin dall’inizio un obiettivo chiaro, e l’unica necessità è fare ricerca di lavoro, allora non ha bisogno di un bilancio di competenze.

 

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Tecnica del bilancio di competenze: come valutare nuove possibilità professionali

Tecnica del bilancio di competenze: come valutare nuove possibilità professionali

progetto professionale

Il licenziamento è anche un’occasione per i nostri clienti per valutare e eventualmente ri-indirizzare il proprio percorso professionale verso professioni e settori che li attirano ma che non hanno mai svolto in precedenza.

 

Così durante il bilancio di competenze i nostri clienti possono chiederci di aiutarli a esplorare altre possibilità professionali, e a mettere a punto dei percorsi di inserimento professionale verso direzioni nuove.

 

Questa richiesta arriva al termine della prima fase del bilancio di competenze, che è quella della costruzione della propria ‘fotografia professionale’.

 

In che modo nel bilancio di competenze possiamo valutare la fattibilità di obiettivi professionali verso professioni e settori dove il nostro cliente? In generale è utile tenere a mente questi principi:

 

Quando una persona desidera cambiare, il cambiamento è più facile se:

 

1. La persona cambia settore economico ma continua a svolgere la stessa professione: ad esempio può passare da impiegato amministrativo in una compagnia assicurativa a impiegato amministrativo in un hotel

 

2. La persona cambia professione ma rimane all’interno del settore economico di cui ha già esperienza: ad esempio passa da impiegato amministrativo a addetto al controllo di gestione in una compagnia assicurativa (può essere la stessa compagnia o una compagnia diversa)

 

Il cambiamento è invece assai più difficile se la persona desidera cambiare nello stesso momento sia professione che settore, ad esempio da impiegato amministrativo in una compagnia assicurativa a cuoco.

 

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