Lo sviluppo del sistema duale nel nostro Paese Quaderni di Tecnostruttura

Il 24 settembre 2015 è stato sottoscritto, in sede di Conferenza Stato/Regioni l’Accordo sul progetto sperimentale recante “Azioni di accompagnamento, sviluppo e rafforzamento del sistema duale nell’ambito dell’Istruzione e Formazione Professionale”, proposto dal MLPS e successivamente perfezionato nel corso di diversi incontri tecnici e politici con le Regioni e le Province autonome.

continua a leggere: Quaderno del 30 settembre 2016 – Quaderni di Tecnostruttura

Una semplice proposta per ridurre la disoccupazione dei laureati e il costo dell’università

Una semplice proposta per ridurre la disoccupazione dei laureati e il costo dell’università

E’ noto che le tasse universitarie coprono solo una parte dei costi totali dell’università. La parte restante viene finanziata dallo Stato e in ultima analisi la pagano i cittadini (quelli che non evadono le tasse) attraverso la tassazione ordinaria.

Per anni nella mia attività di orientamento ho incontrato neolaureati in discipline in cui le possibilità di occupazione erano minime.

Propongo un sistema molto semplice per ridurre la disoccupazione dei laureati e il costo delle università:

sovvenzionare solo i corsi di laurea per cui si prevede ci sarà richiesta di mercato, e solo per un numero di laureati pari o leggermente superiore all’occupazione stimata futura.

Chi vuole iscriversi ai corsi di laurea per cui non c’è richiesta di mercato o chi si iscrive in soprannumero rispetto al limite stimato deve pagare il costo pieno del corso di laurea.

Dover pagare il costo pieno (varie migliaia di euro) sarebbe una potente misura di orientamento, con benefici per gli studenti, per le loro famiglie e per il sistema Italia in generale.

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Non credo più all’Oriente

meditazione

Ho scoperto lo yoga e iniziato a praticarlo (per un po’) a 13 anni. In quel periodo leggevo Yogananda e Aurobindo, ho anche scritto ad Auroville, ricordo che mi rispose un fiorentino.

15 anni fa ho fatto il mio primo seminario di tantra yoga. Poi sono stato ospite di un monastero buddista.

L’Oriente mi prometteva il nirvana (la liberazione dal dolore) e l’orgasmo cosmico.

Sono promesse che non possono essere mantenute.

Cosa penseresti di un trainer che ti assicura sotto la sua supervisione diventerai un tennista di livello internazionale con 100 ore di allenamento?  Se hai la struttura fisica adatta (se non ce l’hai non c’è niente da fare) ce ne vogliono almeno 10.000.

I monaci buddisti passano tutta la vita a meditare nei monasteri, e anche i santoni indiani non fanno altro. Eppure, solo alcuni di loro raggiungono i propri obiettivi (gli altri buttano via inutilmente la propria esistenza). Perché dovei riuscirci io, che al massimo, tenuto conto di tutti i miei impegni, potrei raggiungere se mi va bene non più di 1000 ore di pratica da qui al mio fine vita?

In sintesi, pur continuando nella mia ricerca per migliorare il mio benessere psichico e e fisico, scuoto la testa quando il santone di turno mi viene a parlare di Budda, dei Chakra o della Kundalini.

Adesso preferisco un approccio laico.

 

……………………………….

Un altro elemento da considerare è l’estrema eterogeneità e non totale riproducibilità dell’esperienza umana. Alcune persone hanno ad esempio la capacità di riconoscere l’altezza di un suono (cioè le note), altre hanno avuto parti orgasmici, altre hanno una memoria prodigiosa e riescono a ricordare tutti gli eventi di ogni giornata del loro passato, altre ancora ottengono guarigioni inspiegabili. Ma il fatto che qualcuno abbia avuto un’esperienza di un certo tipo, non vuol assolutamente dire che quella esperienza sia alla portata di tutti.

Ad esempio avrebbe l’orecchio assoluto 1 persona su 10.000. Di parto orgasmico, in tutto il mio giro di conoscenze in tutti i miei anni di vita, mi ha parlato 1 sola persona (tutte le altre purtroppo per quel che ne so hanno partorito con dolore o in anestesia). In tutta Italia sono state individuate finora solo 8 persone con una memoria prodigiosa, vale a dire 1 italiano ogni 7 milioni e mezzo. Da quando si sono sviluppati i pellegrinaggi a Lourdes, i miracoli riconosciuti dalla Chiesa sono solo circa 70 su un totale di 700 milioni di visitatori, vale a dire 1 guarigione miracolosa ogni 70 milioni di visitatori (peraltro guarigioni miracolose si verificano anche senza andare a Lourdes o mettersi a pregare).

Un training intenso (per cui bisogna comunque trovare il tempo) può migliorare qualcosa: migliorare la capacità di riconoscere ogni tanto una nota -cosa diversa da riconoscerle sempre esattamente senza sforzo ed errori; ridurre l’ansia e il dolore da parto -cosa diversa da provare un orgasmo durante il parto; facilitare la memorizzazione -cosa diversa da ricordarsi tutto; ridurre la percezione del dolore e migliorare la serenità -cosa diversa dal guarire da malattie ad oggi incurabili (non ero malato, ma anni fa ho fatto anche un corso di autoguarigione). Il training intenso può ottenere qualche risultato, ma sicuramente non l’effetto pieno, che invece è quello che viene descritto nelle presentazioni e che le persone sperano di ottenere quando partecipano a iniziative New Age.

 

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Alle radici del terrorismo islamico: chi diffonde l’ideologia dell’odio

Alle radici del terrorismo islamico: chi diffonde l’ideologia dell’odio

La realizzazione di attacchi terroristici come quelli di Parigi (2015), Dacca e Nizza (2016), Mumbai (2008), oppure gli attentati contro i Musulmani sciti o gli aderenti alla corrente islamica dei Sufi dipende da una serie di condizioni:

  1. l’elaborazione di una ideologia di odio verso i Musulmani moderati o che seguono determinati rami dell’Islam e verso i non Musulmani
  2. la diffusione di questa di ideologia
  3. la presenza di persone disponibili a compire gli attacchi
  4. il reperimento di strumenti atti a uccidere.

Questo breve articolo tratta di come intervenire sui primi due punti.

1. L’elaborazione di una ideologia di odio verso i Musulmani moderati, i Musulmani di determinati rami dell’Islam e i non Musulmani

L’ideologia a cui si richiamano i terroristi islamici è l’interpretazione wahhabita dell’Islam, sviluppata da  Muḥammad ibn ʿAbd al-Wahhāb (1703 – 1792) nella penisola arabica. Il Wahhabitismo supporta una pratica dell’Islam basata sull’interpretazione letterale, astorica, anti modernista, anti intellettualista del Corano e l’applicazione integrale della legge islamica (Sharia) a tutti gli aspetti sociali. La Sharia è ricavata dalle indicazioni di comportamento contenute nel Corano (testo messo a punto da Maometto per istruire i suoi seguaci) e dalla Sunna (una raccolta di aneddoti e detti di Maometto).

Le indicazioni di Maometto (vissuto oltre 1.000 anni fa) sono molto lontane dall’attuale modo di vita occidentale, ad esempio la Sharia prevede la supremazia dell’uomo sulla donna, il taglio della mano e del piede ai rapinatori, la lapidazione delle adultere, la flagellazione, etc..  Un Musulmano può accettare il modo di vita occidentale solo ignorando o relativizzando tutte o alcune  indicazioni di Maometto. Il sistema di vita e i valori occidentali sono ugualmente incompatibili con almeno una parte delle indicazioni contenute nella Bibbia, ma in Occidente già da alcune centinaia di anni si sono diffusi la secolarizzazione, la libertà religiosa, la separazione fra stato e chiese, e una interpretazione della Bibbia basata sul relativismo.

Il Wahhabitismo ritiene apostati e nemici dell’Islam coloro che seguono tutte le altre interpretazioni dell’Islam (quali ad esempio la corrente sciita e il Sufismo) e disprezza il modo di vita occidentale. I fondamentalisti accusano l’Occidente di essere diventato ateo e/o neo pagano, permettendo un gran numero di turpitudini: libertà sessuale, aborto, omosessualità, coppie di fatto… Il Wahhabitismo è stato preso a riferimento da una serie di movimenti islamisti (Salafiti, Al- Qaeda, i Talebani, il Daesh, etc.) nell’ambito del radicalismo islamico (un sinonimo è   estremismo islamico, in Occidente anche fondamentalismo islamico), che praticano l’Islam in modo aggressivo e intollerante.

Il Wahhabitismo è l’ideologia dominante in Arabia Saudita e Qatar, e nel golfo arabico conta circa 5 milioni di seguaci, contro 28 milioni di Sunniti e 89 milioni di Sciiti. Le somiglianze fra l’ideologia dell’ Arabia Saudita e l’ideologia del Daesh sono tali che qualche commentatore si è riferito all’Arabia Saudita come a un ISIS che ha avuto successo.

I movimenti radicali islamici promuovono:

  • l’applicazione integrale della Sharia, il che comporta il rifiuto dei principali diritti umani diffusi in Occidente (parità fra uomo e donna, democrazia, libertà di espressione, libertà religiosa, separazione fra stato e chiese, etc.)
  • la diffusione della propria ideologia anche con l’utilizzo della violenza indiscriminata, sia contro islamici moderati che non islamici
  • la sostituzione dei regimi arabi moderati con regimi fondamentalisti
  • la supremazia dell’Islam sull’Occidente.

Ognuno di noi tende a vivere nel presente, lasciando in secondo piano anche fatti molto eclatanti e ignorando tendenze storiche di fondo. Se ci riferiamo al terrorismo di ispirazione islamica, una ricerca sistematica individua però una impressionante lista di 106 attacchi in Paesi occidentali dal 2009 al luglio 2016 (dei quali 45 solo nel 2015-2016: vedi Islamic terror attacks on the West.

Se consideriamo il mondo nel suo insieme il numero è assai più elevato. In concreto, i fondamentalisti islamici e gli Stati Islamici che li supportano (vedi il prossimo paragrafo) da tempo hanno dichiarato guerra (guerra: una azione coordinata e continuata nel tempo volta a ottenere vantaggi o predominanza di natura politica attraverso uccisioni e distruzione delle infrastrutture del nemico) contro i Paesi Occidentali e i Musulmani non Wahhabiti. E’ una guerra vigliacca, rivolta innanzitutto contro cittadini inermi.

2. La diffusione dell’ideologia dell’odio

2A. La diffusione dell’ideologia dell’odio da parte dei Paesi della penisola arabica

Il Wahhabismo è diffuso principalmente dall’Arabia Saudita e da altri Paesi della penisola araba (Quatar, Kuwait). Si stima che dal 1982 al 2005 l’Arabia Saudita abbia speso oltre 75 miliardi di dollari. In particolare sono stati creati 200 collegi islamici, 210 centri islamici, 500 moschee e 2.000 scuole. Negli anni ’80 in tutte le ambasciate saudite è stato inserito personale specializzato nella diffusione della propaganda religiosa. Inoltre il governo saudita finanzia una serie di organizzazioni internazionali che diffondono il Wahhabismo, fra cui la Muslim World League, la World Assembly of Muslim Youth, la International Islamic Relief Organization, la Popular Committee for Assisting the Palestinian Muhahedeen.

Il ruolo dell’Arabia Saudita e degli altri Paesi della Penisola araba nel finanziamento del terrorismo islamico è ben conosciuto dagli Stati Occidentali e dagli addetti ai lavori (vedi tutte le fonti in doc1, e poi doc2, doc3, doc4, doc5), anche se gli Stati Uniti (gli altri Paesi Occidentali loro alleati) hanno finora deciso, almeno pubblicamente, di ignorare questo dato di fatto, probabilmente in funzione anti iraniana.

Io credo che questa politica vada rivista. E’ necessario:

  1. che il Wahhabitismo sia ufficialmente riconosciuto come l’ideologia alla base del terrorismo islamico e che a livello internazionale sia impedito di operare alle organizzazioni che propagandano il Wahhabitismo
  2. che i Paesi finanziatori vengano apertamente accusati e messi ai margini della comunità internazionale, anche all’interno dell’ONU. Dovrebbero inoltre essere messi in difficoltà, ad esempio non vendendogli più armi e appoggiando gruppi organizzati che li combattono, come i ribelli Huthi nello Yemen
  3. che i Paesi Occidentali (ma anche quelli Musulmani non fondamentalisti: Tunisia, Marocco, Pakistan, Indonesia, Malesia, Bangladesh, etc.) promulghino una legislazione che preveda la confisca delle proprietà di individui e organizzazioni che promuovono il Wahhabitismo e/o finanziano il terrorismo islamico, e che alle istituzioni finanziarie che trasferiscono fondi agli estremisti islamici sia impedito di operare in Occidente
  4. che i Paesi Occidentali e quelli Musulmani non fondamentalisti controllino cosa viene predicato nelle loro moschee, favorendo lo sviluppo di Islam nazionali e moderati, attraverso la formazione di Imam ‘nazionali’, la predicazione nella lingua locale, l’accordo con le associazioni che rappresentano i credenti islamici di ogni Paese
  5. che i Paesi Occidentali controllino maggiormente il flusso dell’immigrazione musulmana, respingendo ad esempio chi non conosce la lingua nazionale, chi col suo abbigliamento e comportamenti mostri l’adesione all’Islam più tradizionale o non riesce o non vuole integrarsi, e evitando che si creino sacche di povertà fra gli immigrati
  6. che i Paesi Occidentali avviino una migliore politica di relazione e favoriscano lo sviluppo economico e democratico dei Paesi Musulmani più vicini, ad esempio quelli mediterranei.

2B. La diffusione dell’ideologia dell’odio da parte di internet e dei media

Internet viene utilizzato dalle organizzazioni terroriste per diffondere in maniera estremamente capillare, rapida ed economica contenuti propagandistici (inclusi video delle proprie azioni: attacchi, esecuzioni) e per comunicare con i propri membri (vedi il contenuto di una azione legale promossa dai familiari di una vittima delle stragi di Parigi contro Twitter, Facebook e Google, accusati di aver supportato ISIS, doc1 e doc2). Senza internet l’efficacia della propaganda fondamentalista sarebbe enormemente ridotta, e il fenomeno dei ‘lupi solitari’ non esisterebbe. Internet si è sviluppato in un periodo in cui, dopo la fine dell’Unione Sovietica e la riunificazione della Germania, sembrava che i Paesi Occidentali si fossero incamminati verso un contesto internazionale caratterizzato da Peace and Love. L’architettura aperta e decentralizzata di internet, su cui una serie di grandi società americane ha costruito il proprio modello di business, va cambiata. In particolare il modello di business delle principali piattaforme esistenti (Twitter, Facebook, YouTube, Istagram) è attirare più utenti possibili mostrando loro pubblicità mentre utilizzano i propri servizi. Il controllo della legittimità dei contenuti (che ha un costo) è inesistente o affidato agli utenti stessi, ad esempio su YouTube sono gli utenti stessi che segnalano le violazioni del copyright o i contenuti violenti; come è facilmente  comprensibile, si tratta di un sistema estremamente inefficace. Questa modalità è opportunamente avallata da una legge americana del 1996, che prevede che le piattaforme non siano responsabili dei contenuti caricati dagli utenti. Recentemente queste piattaforme hanno avviato un minimo, poco efficace controllo sui contenuti violenti. Ridicolo anche l’atteggiamento dei motori di ricerca: in caso di ricerche di termini collegati al terrorismo islamico Bing (il motore di ricerca di Miscrosoft) e  Google, mostreranno, assieme ai risultati cercati dall’aspirante terrorista, anche link a siti di organizzazioni che fanno campagna contro terrorismo. Bing rimuoverà i link a contenuti relativi al terrorismo solo se la rimozione è richiesta espressamente sulla base di una normativa di legge. Google, Bing, Facebook, YouTube non sono miei amici perché contribuiscono a diffondere il fondamentalismo islamico.

Giornali e televisioni occidentali contribuiscono ulteriormente alla diffusione delle imprese terroristiche e dei proclami dando loro estrema risonanza, aumentando così la loro forza d’urto.

E’ necessario:

  1. escludere da internet i provider che permettono il caricamento sui propri server di contenuti legati al terrorismo islamico
  2. impedire la diffusione di software e app che permettono trasmissioni criptate
  3. bloccare le piattaforme (Facebook, Twitter, etc.) e i motori di ricerca incapaci di impedire la diffusione di contenuti legati al terrorismo islamico
  4. produrre linee guida e provvedimenti di legge che impediscano ai media occidentali di contribuire alla diffusione delle imprese terroristiche, vedi ad esempio quelle adottate da Le Monde.

3. La presenza di persone disponibili a compire gli attacchi

Su questo punto vedi l’articolo La rivolta generazionale che alimenta il terrorismo, di Ilvo Diamanti.

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Pensioni in Italia: Un enorme trasferimento di soldi dai più poveri, soprattutto i giovani millennial sotto i 35 anni, ai più ricchi

 

Secondo un articolo su L’Espresso, dal 2001 le pensioni sono stata la voce che è aumentata di più, andando a occupare una parte sempre maggiore della spesa pubblica. Un enorme trasferimento di soldi dai più poveri, soprattutto i giovani millennial.

L’articolo spiega anche che, contrariamente a quello che sostengono alcuni sindacati, facilitare il pensionamento dei lavoratori anziani non porterà benefici ai giovani. Aumenterà solo la diseguaglianza a favore dei più anziani.

Continua a leggere su L’Espresso: Pensioni, sempre più grande il divario tra ricchi e poveri. E una generazione è perduta

Quale strategia dopo le stragi di Parigi

Quale strategia dopo le stragi di Parigi

Scrivo questo articolo perché, dopo le stragi di Parigi, ho letto molti articoli di informazione ma nessun articolo con una visione strategica. Mi scuso con i lettori che seguono il mio sito perché interessati all’orientamento se questo articolo parla di terrorismo, ma la situazione in cui ci troviamo è preoccupante.

Negli ultimi 40 anni molti musulmani (soprattutto arabi) hanno sviluppato un odio verso gli Stati Uniti e i suoi alleati occidentali e hanno costituito dei movimenti di lotta contro di loro, fondamentalmente per due motivi:

  • il sostegno degli Stati Uniti a Israele. Le angherie di Israele verso i palestinesi sono da decenni fonte di esasperazione nel mondo arabo
  • l’ingerenza degli Stati Uniti e dei paesi occidentali nelle vicende politiche del Medio oriente (vedi gli interventi in Iraq e in Afghanistan) e la presenza di eserciti occidentali nei paesi arabi o comunque musulmani. Gli arabi sono nazionalisti. Provate comunque a pensare alla vostra reazione se eserciti arabi fossero stanziati in Europa, anche per fini nobili, a sostenere regimi fantoccio filo arabi.

I movimenti antioccidentali hanno ottenuto un rilevante sostegno finanziario da alcuni dei paesi arabi produttori di petrolio e da alcuni ricchi arabi (vedi ad esempio i finanziamenti ricevuti da Bin Laden). Questi paesi finanziano il terrorismo non solo per odio contro Israele ma anche per odio verso i valori occidentali (la democrazia, le libertà individuali, la parità di genere, l’irreligiosità, che vedono come una minaccia ai propri regimi assolutistici e al proprio stile di vita conservatore).

Questi paesi hanno sovvenzionato lo stanziamento in Occidente di predicatori radicali. I predicatori radicali danno una ragione di vita ai giovani immigrati arabi di seconda e terza generazione male integrati che vivono nelle grandi città europee. Molti terroristi sono piccoli delinquenti comuni.

I Paesi occidentali (in  particolare quelli europei) hanno sviluppato società aperte, rispettose dei diritti individuali, caratteristiche queste che rendono facile l’azione dei terroristi. Quasi tutti i terroristi sono persone già note alle forze dell’ordine ma non è possibile arrestarli finché non ammazzano qualcuno. Il reato di incitamento alla violenza e all’odio razziale sono puniti, quando  vengono puniti, con pene miti. Altri elementi di sconcerto sono la permeabilità delle frontiere europee, e l’utilizzo dei social media come principale canale di reclutamento da parte dell’ISIS. Senza i social media il terrorismo in Europa e il potere di attrazione dell’ISIS sarebbero estremamente ridotti. E’ per me stupefacente che gli account Twitter dei terroristi vengano chiusi solo grazie all’azione di Anonymus, cioè di gruppi di giovani appassionati di informatica. Dovrebbero pensarci i governi occidentali.

Che fare a questo punto?

  1. Risolvere le situazioni che esasperano gli arabi: smettere di sostenere Israele, dare un proprio stato ai sunniti iracheni (l’ISIS è uno stato canaglia, ma la sua esistenza risponde alle aspirazioni di molti sunniti iracheni, è per questo che ha potuto svilupparsi), ritirare gli eserciti occidentali dai paesi musulmani
  2. Sconfiggere militarmente l’ISIS armando i curdi, e/o con interventi di altri paesi musulmani come Turchia e Iran.
  3. Interrompere il finanziamento dei terroristi, prevedendo ad esempio che in Occidente le proprietà degli stati e degli individui riconosciuti come finanziatori dei terroristi vengano confiscate
  4. Mettere sotto controllo le moschee in Occidente, espellere o imprigionare i predicatori radicali
  5. Bloccare la propaganda terrorista sui social media
  6. Aumentare i poteri di indagine, di restrizione della libertà individuale e le pene in caso di incitazione all’odio razziale, religioso e di terrorismo. Ad esempio togliere la cittadinanza e espellere quanti propagandano e supportano il terrorismo
  7. Ridurre la permeabilità delle frontiere dei paesi europei
  8. Rivedere le politiche che regolano l’immigrazione nei paesi europei: chi vuole trasferirsi e abitare in Europa deve adottare i valori e uno stile di vita europeo.

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