Nuovo corso europrogettazione a distanza: come partecipare in progetti presentati da altri

La strategia più semplice per ottenere finanziamenti europei è partecipare come partner in progetti presentati da altri. In questo modo puoi ottenere finanziamenti di decine di migliaia di euro con un investimento di tempo ridotto e conoscenze limitate.

Il corso ti spiega:

  • in che modo individuare organizzazioni che presentano progetti,
  • come proporre la tua candidatura,
  • come negoziare la tua partecipazione.

Il corso è basato sulla mia pluriennale esperienza nella progettazione europea.

Trovi maggiori informazioni sul corso a questa pagina.

Effetti positivi della globalizzazione: la riduzione della diseguaglianza fra nazioni

Un recente articolo di Gavazzi e Alesina apparso su Il Corriere della Sera riassume i vantaggi della globalizzazione. Secondi gli autori:

Quarant’anni fa il reddito pro capite degli Stati Uniti era 24 volte maggiore di quello indiano, e questo anche tenendo conto del fatto che in India la maggior parte dei prodotti costa molto meno che in America. Oggi, nonostante l’India continui a restare relativamente povera, la distanza con gli Stati Uniti si è molto ridotta. La differenza nel reddito pro capite tra un cittadino statunitense e uno indiano si è dimezzata: da 24 a 12 volte. Il risultato è ancora più straordinario per la Cina: da 24 volte a 5

La riduzione della distanza fra paesi ricchi e paesi poveri è dovuta al miglioramento del reddito pro capite nei paesi poveri.

Un altro sviluppo degli ultimi 20 anni è la crescita delle diseguaglianze all’interno dei Paesi:

E’ molto aumentato il reddito dell’1 per cento più benestante dei cittadini, il cosiddetto «top 1 per cent». Negli Stati Uniti quarant’anni fa il 10 per cento del reddito nazionale prima delle tasse andava al top 1 per cent, oggi quella quota è salita al 20 per cento (sebbene la tassazione la riduca al 16 per cento). Il reddito della metà più povera della popolazione nello stesso arco di tempo è aumentato solo dell’un per cento (sebbene tasse e redistribuzione abbiano fatto salire quella quota al 21%.)

In Europa l’aumento della diseguaglianza è stato molto inferiore: in quarant’anni, prima di tasse e redistribuzione, la quota dei top 1 per cent è salita dal 7,5 per cento all’11 per cento. In Italia l’effetto è stato trascurabile: la quota di reddito nazionale che va all’1% più ricco è passata dal 7,5 al 9,4 per cento; i dati come appena detto si riferiscono a prima di tassazione e trasferimenti, che, una volta considerati, annullano l’aumento.

In Italia invece si è accentuata e continua a crescere la diseguaglianza fra generazioni:

Sistemi pensionistici sbilanciati ridistribuiscono reddito dai giovani che lavorano agli anziani che ricevono una pensione senza avervi concorso a sufficienza con i loro contributi.

La misura conosciuta come Quota 100 accentua questo fenomeno.

Leggi l’articolo su Il Corriere della Sera.

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I risultati dell’Assegno per il lavoro in Veneto

La Regione Veneto ha pubblicato pochi giorni un nuovo Report relativo all’Assegno per il lavoro in Veneto.

Come è noto, l’Assegno per il lavoro consiste in un bonus, fino a un valore massimo di 5.796 euro, che i cittadini possono spendere presso i servizi per l’impiego accreditati in cambio di servizi personalizzati di assistenza alla ricollocazione, quali orientamento, counseling, formazione, rafforzamento delle competenze, supporto all’inserimento o reinserimento lavorativo tramite l’incrocio domanda-offerta di lavoro.

In Veneto, l’Assegno per il lavoro può essere richiesto da disoccupati di età superiore ai 30 anni, residenti o domiciliati in Veneto, beneficiari e non di prestazioni di sostegno al reddito (Naspi) e indipendentemente dall’anzianità della disoccupazione.

I dati del Report indicano che alla data del 30 settembre 2019 sono stati conclusi circa 17.000 Assegni e circa 16.000 persone hanno stipulato un contratto di lavoro. Il 35% delle occupazioni trovate sono di durata superiore a 6 mesi.

 

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NUOVO: Google inizia a segnalare e offrire offerte di lavoro

Da ieri Google Italia raccoglie e elenca offerte di lavoro. Ad esempio digitando nella barra di ricerca ‘contabile a Milano’, la pagina dei risultati restituisce una serie di offerte (raccolte da Google direttamente o di altre società).

 

 

E’ possibile salvare le offerte che interessano e settare avvisi per profili di interesse. E’ possibile anche pubblicare offerte direttamente da questa pagina (la pagina al momento è in inglese).

La ricerca di offerte di lavoro raccolte da terze parti era già disponibile su siti di motori di ricerca specializzati, quali ad esempio Indeed, e ugualmente esistono molti siti che permettono di pubblicare gratuitamente offerte di lavoro (ad esempio Subito.it), tuttavia il nuovo servizio di Google potrebbe essere migliore di quanto già esistente.

Il nuovo servizio di Google ha provocato la protesta dei motori di ricerca già esistenti e l’apertura di una indagine da parte della Commissione Europea.

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Arriva l’orgoglio navigator!

Una nostra Collega Navigator scrive oggi su Linkedin

Un fenomeno nuovo e per certi versi inaspettato (ma comprensibilissimo utilizzando gli insegnamenti della psicologia sociale) è l’ORGOGLIO NAVIGATOR emerso nell’ultimo mese, di cui anche questo post è espressione.

Va anche bene (sicuramente è meglio essere orgogliosi che depressi), eccetto quando l’orgoglio navigator porta a negare fatti difficilmente confutabili quali i gravi limiti del dispositivo del reddito di cittadinanza, gli enormi ritardi nella sua implementazione, l’inadeguatezza della procedura di selezione dei navigator, la superficialità della loro formazione iniziale (su quest’ultimo punto mi ha scritto una mia collega a cui la sua direzione dei servizi per il lavoro ha chiesto di organizzare una formazione aggiuntiva).

Al di là di tutti i limiti iniziali, anche i navigator impareranno il mestiere, come abbiamo imparato tutti, perciò benvenuti/e e avanti.

 

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La mia personale odissea con gli aggiornamenti cumulativi di windows

Circa ogni 6 mesi, windows rilascia gli aggiornamenti cumulativi, adesso ad esempio è in arrivo l’aggiornamento 1903. Alcune parti degli aggiornamenti risolvono dei bug, ma altre aggiungono nuove funzionalità a cui in genere non sono interessato. Preferirei continuare a ricevere singoli aggiornamenti dei bug e poter scegliere quali funzionalità aggiuntive voglio installre, perché nella mia esperienza questi aggiornamenti cumulativi mi bloccano il pc.  Per installare l’aggiornamento cumulativa precedente ho dovuto reinstallare windows, ricordo che per diversi giorni la mia attività lavorativa fu bloccata.

Adesso ci sono di nuovo. Provo a raccontare le mie vicende:

Fine settembre: il mio pc principale (un tower pc con caratteristiche hardware niente male per l’uso che ne faccio, 8 giga di RAM e 3.20 GHz di clock) mi dice che è tutto pronto per istallare l’aggiornamento cumulativo 1903. Fiducioso, do l’OK. Dopo circa 1 ora il pc si pianta. Lo spengo e riaccendo, riprende l’istallazione e si pianta di nuovo. Spengo di nuovo. A questo punto il pc ritorna alla condizione precedente. Il tutto richiede circa 2 ore, durante le quali la mia attenzione è concentrata sul pc e riesco a sbrigare solo attività che non richiedono concentrazione, tipo rispondere alle email utilizzando un pc portatile.

Dell’aggiornamento farei volentieri a meno, ma, per quel che ne so, è obbligatorio istallarlo. Gli aggiornamenti importanti come questo possono essere solo posticipati. La volta precedente cercai di rinviare l’aggiornamento il più possibile, poi alla fine partì da solo mentre stavo lavorando al pc. Stavolta temo che accadrà lo stesso, perciò cerco di risolvere il problema prima del riavvio automatico.

Riprovo a fare l’installazione altre 3-4 volte, senza successo. Tempo perso: 6-8 ore.

A questo punto cerco rimedi su internet. Per correggere eventuali errori di registro eseguo più volte i programmi DISM.exe /Online /Cleanup-image /Restorehealth e sfc / scannow. Per ogni programma, ogni volta ci vogliono circa 20 minuti. I due programmi si bloccano a metà esecuzione, perciò mi rassegno all’idea di reinstallare windows. Tempo perso: fra ricerca su internet e esecuzione circa 2 ore.

Provo la 5 volte reinstallazione di windows mantenendo i file personali, ma ogni volta la procedura si blocca a metà e il pc viene riportato nella condizione precedente. Anche in questo caso, ogni volta ci vogliono 2 ore. Tempo perso: 10 ore.

Leggendo su internet, mi rassegno all’idea che devo fare una reinstallazione pulita di windows. Leggo che l’installazione pulita di windows cancella tutti i programmi aggiuntivi e tutti i file personali. Mi preparo facendo una lista di tutti i programmi aggiuntivi che utilizzo nel mio pc (ad esempio acrobat reader, whatsapp, etc) e salvando in una cartella i file di installazione e le password di attivazione. Salvo inoltre la posta e la rubrica contatti della posta (utilizzo windows mail). Nel mio pc, ho tre partizioni: una per windows e altri programmi, una per i file più utilizzati (20 giga), un’altra con file archiviati (100 giga, più circa 30 giga di archivio di posta). I file più utilizzati sono sul cloud onedrive, ma ho letto che l’istallazione pulita di windows cancella anche le partizioni. Penso così che posso caricare su onedrive anche i 130 giga di file archiviati; li sposto allora nella partizione dei file più utilizzati. Nonostante per internet abbia la fibra, il processo è estremamente lento, lo lascio andare tutta la notte, poi il giorno successivo e poi la notte successiva, ma ha caricato poco. Continuo a lavorare sul pc ma il pc risponde lentamente ai comandi, in più sono distratto. Devo anche intervenire sui miei altri pc (un laptop e un notebook) cambiando i settaggi di archiviazione onedrive (lo spazio di archiviazione sul notebook si è esaurito); altro tempo perso. Tempo perso: circa 5 ore.

Mi rendo conto che forse onedrive non è in grado di archiviare un così gran numero di file, perciò interrompo il processo, e copio una parte (l’archivio email) su un disco esterno. Il processo richiede alcune ore.

Finalmente (passano un altro paio di giorni con one drive che continua a caricare i file rimasti) ho onedrive sincronizzato. A questo punto procedo all’istallazione pulita di windows che per fortuna va a buon fine.  Mi sento  contento e sollevato. Tempo perso: altre 2 ore.

A questo punto procedo a reinstallare i programmi che l’installazione di windows ha cancellato: office, chrome, whatsapp, kindle, camtasia, logitech, primo PDF, etc.). Provo varie volte, ma il pc mi impedisce di seleziona chrome come programma predefinito per il browser. Come programma di posta decido di utilizzare outlook, dal momento che windows mail non è più supportato; lo installo, perdo un po’ di tempo per farlo funzionare. Tempo perso: 2 ore.

3 ottobre: Il pc mi chiede dove voglio istallare onedrive. Fortunatamente le partizioni non sono state cancellate, perciò ho tutti i file di onedrive già sul pc. Perciò  installo onedrive sulla partizione dove erano i file del vecchio onedrive. Il pc mi dice che le cartelle saranno unite, penso che così risparmierò tempo. In realtà dopo circa 2 ore che onedrive sta lavorando mi rendo conto che onedrive sta cancellando tutti i vecchi file e scaricando i nuovi, anche se sono identici. I file da scaricare sono 120 giga, ci vorranno giorni. Allora interrompo il processo e sposto onedrive sulla terza partizione che a questo punto è vuota. Decido di scaricare solo i 20 giga dei file che utilizzo più di frequente, gli altri li copierò dall’altra partizione dove sono rimasti i vecchi file. In realtà copiare i vecchi file di onedrive è impossibile. Cerco su internet ma non trovo soluzioni. Allora scrivo all’assistenza di onedrive segnalando il problema, ci scambiamo 3-4 email ma non sanno risolverlo. Tempo perso: 2 ore

Nel frattempo mi rendo conto che windows è stato sì reinstallato, ma alla versione 1607 (credo risalga al settembre 2017, è una versione addirittura precedente a quella che avevo sul pc prima di tutto questo ambaradan) e che l’aggiornamento alla versione 1903 non sta funzionando:

Sto pensando che alla fine dovrò portare il pc in assistenza o comprarne uno nuovo, comunque per il momento tengo duro aspettando gli eventi.

4 ottobre: cerco su internet come trasferire i vecchi messaggi da windows mail a outlook, ma apparentemente non è possibile. Leggo invece che è possibile importare i contatti e faccio la procedura consigliata. Provo a scrivere una mail ma i vecchi contatti non vengono richiamati. In più ogni volta che apro outlook un messaggio mi dice che il certificato del provider non è firmato (?) e devo confermare di voler proseguire. Lo stesso ogni volta che voglio inviare un messaggio. Decido allora di abbandonare outlook e di tornare a windows mail. Provo a istallare windows mail ma mi dice che è necessario installare NET framework 3.5. Avvio il download, ma dopo 2 ore sta ancora cercando i file necessari. Nel frattempo leggo su internet come abilitare il pc all’installazione  di NET framework e lo faccio. A questo punto mi rendo conto che sta diventando un’odissea, perciò decido di scrivere questo articolo. Nel frattempo outlook non si apre. Cancello il download di NET framework. Tempo perso: 3 ore.

In sintesi, finora ho perso varie giornate di lavoro, sono circa 10 giorni che non riesco a lavorare con concentrazione, e i problemi non sono ancora stati risolti.

Il 4 ottobre ho portato il pc a riparare, mi è stato restituito il 14 ottobre. Il tecnico ha sostituito la scheda wifi che secondo lui era responsabile delle difficoltà di istallazione.

14 ottobre: comincio a reinstallare i programmi e poi a scaricare i file su one drive. One drive ha un bug, nonostante la partizione dove lo voglio istallare sia vuota, mi dice che c’è un conflitto perché ci sono cartelle con lo stesso nome, e devo cambiare i nomi. Formatto la partizione, cambio etichetta e lettera ma continua a dare messaggio di errore. Allora cambio i nomi delle cartelle, ma il messaggio di errore continua. Scrivo all’assistenza di Microsoft, mi dicono che è un problema mio perché onedrive va tenuto in C: (cosa non vera, prima della reinstallazione di windows one drive era in una partizione e funzionava bene). Faccio vari tentativi di settaggio, alla fine casualmente trovo un modo per evitare il conflitto. Il pc comincia a scaricare i file. Tempo perso: 5 ore.

15 ottobre: continuo a installare i vari programmi. Mi accorgo che ieri, durante i miei tentativi con onedrive, ho cancellato una delle mie cartelle principali di documenti e 10 anni di foto. Cerco su onedrive online ma non c’è. In una unità esterna che mi serviva da archivio trovo una versione del dicembre 2018. Nel frattempo onedrive deve essere aggiornato anche negli altri 4 pc che ho sincronizzati. Comincio dal laptop, altro tempo perso. Installo windows mail e comincio a inviare e ricevere messaggi. A fine giornata mi rendo conto che non mi salva i messaggi spediti, nonostante nel settaggio abbia selezionato la casella ‘salva i messaggi spediti’. Cerco soluzioni su internet senza successo. Tempo perso: 3 ore.

16 ottobre: risolvo il problema delle email. One drive non si avvia automaticamente all’accensione del pc, anche se la relativa casella (avvia one drive all’avvio del pc) è selezionata. Per evitare cancellazioni accidentali, faccio una copia di tutti i documenti in un’altra partizione del pc. Tempo perso: 1 ora.

21 ottobre. A oggi rimangono i seguenti problemi: la data e l’ora non si aggiornano in automatico (sì, ho selezionato aggiorna in automatico, ma non funziona); onedrive non si avvia da solo (sì, ho selezionato avvia onedrive quando si avvia il pc, ma non funziona); spesso quando si avvia il pc va in boot e devo selezionare manualmente come partizione di prima lettura quella dove c’è windows (sì, all’uscita dalla procedura seleziono ogni volta ‘salva ed esci’ ma non funziona).

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Novità: disponibili le trascrizioni dei miei corsi

Da oggi sono disponibili le trascrizioni dei miei corsi.

Per tutti i miei corsi in aula e a distanza sono cioè disponibili fascicoli che riportano le slides utilizzate e il mio commento alle slides. Qui di seguito riporto alcune copertine e una vista dell’interno:

Le trascrizioni  (in totale, alcune centinaia di pagine) si basano sui video dei corsi a distanza, il cui contenuto e le slides corrispondono grossomodo alle slides e ai miei commenti in aula.

Trascrivere tutti i video è stato un lavoro lungo (ci vogliono 4 ore per trascrivere un video di 1 ora) ma credo che le trascrizioni possano rendere molto più facile e rapido l’apprendimento.

Per chi acquista i corsi a distanza le trascrizioni permettono di studiare e annotare i contenuti dei video in maniera più rapida, senza ogni volta dover riavviare i video.

Per chi  partecipa ai corsi in aula le trascrizioni permettono di rivedere e approfondire i contenuti dei corsi anche a distanza di mesi.

Per alcuni corsi le trascrizioni sono gratuite, per altri a pagamento; informazioni dettagliate sono disponibili nelle pagine che parlano di ciascun corso. Vedi il catalogo dei miei corsi.

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Potenzialità e limiti dell’effetto placebo

Questo articolo è basato sul libro L’effetto placebo, breve viaggio fra mente e corpo, di Fabrizio Benedetti, da cui sono riprese le citazioni. I numeri si riferiscono alle pagine del libro. Una trattazione più approfondita, per specialisti, è nell’altro libro di Benedetti Effetti placebo e nocebo. Dalla fisiologia alla clinica.

Definizione di effetto placebo

L’effetto placebo si ha quando un trattamento privo di qualsiasi proprietà terapeutica intrinseca provoca un miglioramento delle condizioni del paziente. Il miglioramento è dovuto alle aspettative di guarigione del paziente, aspettative dovute al significato simbolico attribuito ad uno o più elementi del trattamento 23.

Non rientrano nell’effetto placebo miglioramenti dovuti a fattori di altro tipo quali la remissione spontanea della malattia (il nostro sistema immunitario è in genere efficace contro tutte le malattie, altre malattie -ad esempio le allergie al polline- hanno un andamento ciclico), non è dovuta alla regressione verso la media, non è l’effetto di un trattamento concomitante, non dipende da errori o distorsioni nel rilevare un sintomo 31, 32.

L’effetto placebo può essere promosso dalla somministrazione di un finto medicinale, da altri atti diversi (ad esempio incidere una parte del corpo, spalmare il corpo di argilla, recitare formule magiche, uccidere un animale per fare un’offerta a una divinità, rivolgere parole rassicuranti al paziente), addirittura dal semplice recarsi presso un luogo dove avvengono guarigioni (ospedale 42 o santuario). Il termine placebo indica l’elemento (ad esempio uno di quelli appena indicati) che innesca l’effetto placebo.

Speculare all’effetto placebo è l’effetto nocebo, che si ha quando aspettative negative portano a un peggioramento clinico o a una ridotta efficacia di un farmaco che test scientifici hanno dimostrato efficace 15.

I meccanismi che rendono possibile l’effetto placebo

Secondo Benedetti, l’effetto placebo può essere innescato da quattro meccanismi diversi.

  1. Riduzione dell’ansia. L’aspettativa di un evento doloroso crea ansia, che a sua volta amplifica il dolore 40. Il placebo avrebbe un effetto positivo perché riduce l’aansia del paziente.
  2. Aspettativa di ricompensa. L’aspettativa di ricevere un beneficio (nel nostro caso il beneficio è relativo alle condizioni di salute o alla riduzione del dolore ed è ottenuto tramite una terapia) stimola il rilascio di dopamina nel cervello; la dopamina è una sostanza che attiva vie biochimiche che riducono il dolore 40.
  3. Apprendimento associativo (condizionamento) diretto. ‘Una compressa di aspirina contiene acido acetilsalicilico ma è anche tonda e bianca. Somministrare ripetutamente un’aspirina significa associare ripetutamente la forma tonda e il colore bianco con gli effetti antidolorifici dell’acido acetilsalicilico al suo interno. Dopo ripetute associazioni, qualsiasi compressa tonde bianca produrrà effetti simili a quelli dell’acido acetilsalicilico, anche se al suo interno c’è solo zucchero. Il cervello del paziente impara cioè ad abbinare la forma tonda e il colore bianco alla scomparsa del dolore, per cui dopo che tale apprendimento è avvenuto, la forma il colore sono di per sé in grado di ridurre il dolore’ 41.
  4. L’apprendimento a rispondere a un placebo può avvenire anche osservando altre persone (apprendimento associativo vicario). Ad esempio secondo Benedetti ‘una persona può guardare la seguente scena in un ospedale: un medico si avvicina con una grossa siringa rossa ai suoi pazienti in preda a un forte attacco emicranico e dopo una puntura nella coscia li fa sdraiare su un lettino e chiede loro quanto dolore sentono. Il soggetto che osserva questa scena nota che dopo qualche minuto i pazienti invariabilmente si alzano dal lettino e, ringraziando il medico, escono euforici dalla stanza dicendo che il dolore è totalmente scomparso. È stato dimostrato che osservare tale situazione è di per sé sufficiente a indurre una potente risposta placebo. Infatti se ora l’osservatore ha un forte attacco emicranico e il medico gli pratica una puntura sulla coscia con una grossa siringa rossa che contiene solo acqua, l’attacco emicranico può scomparire completamente’ 42.

Secondo Benedetti sarebbe più opportuno parlare non di effetto placebo, ma di effetti placebo, così da sottolineare il coinvolgimento di molteplici fenomeni psicobiologici e di molteplici fattori e meccanismi in differenti condizioni 42.

La reattività a terapie placebo dipende anche da variazioni genetiche e tratti della personalità 46. Variazioni genetiche determinano maggiori o minore efficacia dei circuiti dopaminergici, e così una diversa suggestionabilità al placebo 46.

Persone con tratti di personalità pessimisti hanno maggiori risposte al nocebo rispetto agli ottimisti, e viceversa. In uno studio effettuato in cui venivano somministrate compresse inerti a soggetti che credevano fossero potenti sonniferi, si è osservato che l’effetto placebo (misurato col numero ore passate a dormire) era maggiore nelle persone ottimiste 47.

 

Imprevedibilità e incostanza dell’effetto placebo

Un punto importante è che non tutte le persone rispondono al placebo. Inoltre la stessa persona può rispondere molto bene al placebo in una circostanza e in un’altra non rispondere affatto.

La risposta al placebo, cioè, non è di solito prevedibile, mentre la risposta ai farmaci è molto più costante 34. Ad esempio, somministrare un placebo dicendo al paziente che è un potente farmaco antidolorifico può produrre una riduzione del dolore oppure no, a seconda delle circostanze, mentre la riduzione del dolore in seguito alla somministrazione di un antidolorifico efficace, come la morfina, è molto più frequente 34.

Secondo Benedetti: ‘Il placebo, così come lo conosciamo oggi, è incostante non predicibile, proprio perché entrano in gioco un gran numero di fattori psicologici, sociali e biologici. Al contrario, la risposta un farmaco è in genere più costante. Se vogliamo ridurre il dolore in un paziente che ha subito un difficile intervento chirurgico, è possibile farlo, nella maggior parte dei casi, utilizzando opportune dosi di morfina. Se invece si vuole somministrare un placebo, in genere solo una parte, a volte piccola, dei pazienti risponderà, e per di più non sapremo mai in anticipo che risponderai chi no’ 48.

Mancano inoltre studi che confermino che l’effetto placebo dura nel tempo 48.

Alcuni esempi di effetto placebo

Secondo Benedetti ‘Un farmaco somministrato all’insaputa del paziente è meno efficace e in alcuni casi del tutto inefficace se il paziente non sa di riceverlo. Per esempio l’efficacia di farmaci potenti come la morfina è ridotta quando la loro somministrazione è fatta di nascosto 50. Altri antidolorifici che a determinate dosi sembrano essere efficaci, diventano totalmente inefficaci se somministrati di nascosto. E ciò vale non solo per i farmaci ma anche per terapie non farmacologiche. Per esempio la stimolazione elettrica del cervello per il trattamento di alcune patologie che colpiscono i movimenti risulta essere meno efficace se viene effettuata senza che il paziente lo sappia.’ 50.

‘Nei tossicodipendenti le aspettative di ricevere una droga sono determinanti. Il tossicodipendente prova più gusto e più piacere se sa di ricevere un farmaco psicostimolante come l’anfetamina. Al contrario, se l’anfetamina gli viene somministrata di nascosto, quindi senza l’aspettativa di sballo, il suo effetto è di gran lunga ridotto. Il suo stesso cervello risponde in maniera ridotta: la risposta metabolica di alcune regioni del cervello del tossicodipendente è diminuita del 50% (una riduzione enorme!) se l’anfetamina gli viene somministrata a sua insaputa.’ 51.

‘Un farmaco antidolorifico la cui somministrazione è interrotta dal medico di fronte al paziente [Il medico toglie la flebo] produce un veloce peggioramento, mentre la stessa interruzione all’insaputa del paziente [ad esempio un computer interrompe l’inserimento dell’antidolorifico nella flebo senza che il paziente possa accorgersene] non ha lo stesso effetto indesiderato. 51.

‘Ci sono pazienti portatori di uno stimolatore elettrico per il trattamento di alcuni disturbi dei movimenti. A volte è successo che questi pazienti passano vicino a una centrale elettrica che, a causa di interferenze elettromagnetiche, spegne lo stimolatore. Molti di questi pazienti, non sapendo che lo stimolatore che indossano si è spento, non mostrano alcun peggioramento. Al contrario, se lo stimolatore viene spento dal medico in ambulatorio, le aspettative negative provocano un rapido peggioramento dei loro movimenti.’ 52.

‘Questi dati dimostrano chiaramente che le aspettative di miglioramento e di guarigione svolgono un ruolo essenziale nella risposta a una terapia. Se le aspettative non ci sono, l’effetto terapeutico è ridotto. E dimostrano anche che l’effetto placebo, cioè l’effetto dell’aspettativa, è sempre presente nella pratica medica, anche se non si somministra alcun placebo. Cioè, la componente psicologica è sempre presente quando si somministra qualsiasi tipo di trattamento sia esso farmacologico o non farmacologico, e quando questa viene a mancare la terapia può anche non funzionare affatto’ 50.

La medicina alternativa si basa sull’effetto placebo

‘Di trial clinici che hanno testato l’efficacia di terapie alternative ce n’è una miriade, e la grandezza dell’effetto placebo non è dissimile da quella della medicina convenzionale. Per esempio, dopo la somministrazione di un placebo, dicendo ai soggetti che si tratta di un’erba con proprietà particolari che aumentano le capacità mentali, molti soggetti effettivamente riportano un migliore tono dell’umore, migliore memoria, aumentata attenzione e percezione, nonché maggior vigore ed energia. Inoltre, se si suggestionano i soggetti dicendo loro che ci potranno essere possibili effetti collaterali, molti riferiscono eccessiva sensibilità alla luce, bocca secca, mal di testa, facile affaticamento e disturbi intestinali.’ 61

E’ interessante notare che spesso i miglioramenti sono in stretta relazione con il numero di visite che vengono effettuate, cioè il numero di incontri fra medico e paziente. In tal senso, i medici alternativi sicuramente dedicano più tempo al contatto umano con il malato, secondo il classico approccio della medicina olistica. Se si paragonano i minuti dedicati all’interazione del medico con il paziente, la durata media di una visita di un medico alternativo è di quasi un’ora, mentre quella di un medico convenzionale è di pochi minuti. 62. Interazione col paziente significa parlargli e soprattutto ascoltarlo, instillargli fiducia, aspettativa e speranza di beneficio.’ 62

La chimica dell’effetto placebo

il placebo rivolto alla riduzione del dolore ‘attiva gli oppioidi endogeni, soprattutto endorfine, cioè sostanze simili alla morfina prodotte dal nostro cervello. (…) Un passo importante nella comprensione di questi meccanismi e stato fatto quando si è osservato che, bloccando le sostanze oppioidi endogeni prodotte dal nostro cervello con un farmaco, il naloxone, l’analgesia da placebo scompare. (..) Il naloxone blocca l’analgesia da placebo quando si effettua un precondizionamento con morfina, mentre la risposta placebo non è bloccata dal naloxone se il precondizionamento è effettuato con un farmaco non oppioide, per esempio il ketorolac. In quest’ultimo caso, la risposta analgesica al placebo è dovuta all’attivazione degli endocannabinoidi, sostanze prodotte dal nostro cervello simili alla cannabis (contenuta nella marijuana). Se si bloccano gli endocannabinoidi con un farmaco il rimonabant, si blocca anche questa risposta placebo. Per riassumere, quando al paziente viene somministrato un placebo con suggestioni verbali di beneficio terapeutico, il suo cervello comincia a rilasciare almeno due sostanze: le endorfine e di endocannabinoidi.’ 84. Nonché la dopamina 90.

Al contrario, l’aspettativa di peggioramento clinico, così importante nell’effetto nocebo, attiva in particolare un neurotrasmettitore, la colecistochinina, la quale ha un effetto amplificante sulla percezione del dolore. Allo stesso tempo viene deattivata la dopamina.’ 90.

Il placebo nelle diverse patologie

L’effetto placebo non si verifica in egual misura in tutte le patologie e terapie. Esistono differenze sostanziali sia di grandezza dell’effetto sia dei meccanismi che ne sono alla base. In alcune condizioni l’effetto placebo è enorme e dimostra come la componente psicologica giochi un ruolo determinante, mentre in altre condizioni l’effetto placebo è insignificante può persino totalmente assente. 65

L’effetto placebo nel dolore

Becher, un medico americano che lavorò sul campo di battaglia durante la Seconda guerra mondiale, si trovò di fronte al problema della mancanza di antidolorifici per alleviare il dolore ai soldati in prima linea, soprattutto quelli con gravi lesioni quali ferite devastanti e amputazione agli arti. Non avendo farmaci a disposizione, decise allora di provare a trattare gli sventurati con placebo, principalmente iniezioni di acqua distillata o soluzione salina, e osservò che, sebbene il placebo non funzionasse sempre, circa un terzo dei soldati ne traeva sorprendenti benefici.’ 66.

Studi recenti dimostrano che l’effetto placebo di riduzione del dolore è attivato sulla quasi totalità dei pazienti, sia in ambito clinico che sperimentale, perché la percezione del dolore è estremamente soggetta alle condizioni psicologiche.

‘Nella percezione del dolore non è solo importante il segnale che proviene da una lesione in qualche parte del corpo, bensì anche lo stato psicologico, cognitivo ed emotivo dell’individuo. Fattori come l’attenzione, la distrazione, l’ansia, la paura, la depressione modulano la percezione dolorifica con meccanismi molto complessi.’ 91.

Sono anche presenti numerosi effetti nocebo riferiti al dolore, alcuni provocati dai mass media. ‘Per esempio diversi studi sono stati eseguiti al fine di stabilire se le cefalee spesso associate all’uso dei telefoni cellulari fossero dovute alle onde elettromagnetiche oppure ha un effetto psicologico. Utilizzando l’approccio sperimentale classico dei trial clinici, ad alcuni soggetti è stato chiesto di riferire la severità della cefalea in presenza di un telefono cellulare. Tuttavia, mentre alcuni soggetti venivano esposti realmente alle onde elettromagnetiche poiché il cellulare era acceso, altri credevano che il cellulare forse acceso ma in realtà era spento. Ambedue i gruppi hanno riferito cefalee di diversa gravità, il che dimostra chiaramente e ci si trova di fronte a un effetto nocebo.’ 67.

I foglietti nelle confezioni di medicinali che illustrano fra le altre cose gli effetti negativi dei farmaci possono provocare effetti nocebo, tipicamente dolore e nausea. 68

L’effetto placebo nelle malattie psichiatriche

‘Grandi risposte a terapie placebo si hanno anche in diverse malattie psichiatriche. Per esempio, in un’analisi effettuata su farmaci antidepressivi è emerso che l’effetto farmacologico è molto limitato mentre l’effetto psicologico è enorme. Infatti, l’effetto specifico dei farmaci antidepressivi è stato calcolato intorno al 25% e l’effetto placebo è risultato di circa il 50%. Il restante 25% è attribuibile alla remissione spontanea dei sintomi della depressione.’ 68.

L’effetto placebo nel Parkinson

‘I pazienti col morbo di Parkinson in genere mostrano ottime risposte a un trattamento placebo che consiste nel somministrare una sostanza inerte accompagnata da suggestioni verbali di miglioramento della performance motoria. Le evidenze sperimentali mostrano comunque che in genere in questi casi la risposta placebo e di breve durata, anche se non si sa il perché.’ 68

Effetto placebo, ormoni e sistema immunitario

‘Le aspettative di beneficio da sole non bastano per indurre cambiamenti immunitari o ormonali. Per esempio, sei un medico dice al paziente: ‘Ora ti somministra un farmaco che farà aumentare la secrezione del tuo ormone della crescita’ queste parole di per sé non producono alcun effetto. Se invece si somministra un farmaco che fa aumentare l’ormone della crescita il lunedì, il martedì, e si sostituisce con un placebo il mercoledì, il placebo in questo caso ha effetto e induce un aumento della produzione di ormone della crescita. (…) La stessa cosa vale per ii sistema immunitario.’ 69.

‘Dopo ripetute associazioni fra una bevanda dal gusto particolarmente forte e un farmaco immunosoppressore che inibisce le risposte immunitarie, la bevanda è da sola in grado di produrre gli stessi effetti immunosoppressori del farmaco.’ 87.

L’effetto placebo nelle malattie cardiache

‘Se si somministra una pillola anti-aritmica placebo oppure se si impianta un pacemaker placebo, gli effetti sono diversi. Un pacemaker placebo è più potente di una pillola placebo, probabilmente perché i pazienti credono che l’impianto di un pacemaker risolva i loro problemi di cuore più efficacemente rispetto a una pillola.’ 70.

Effetto placebo e cancro

‘Non esiste per ora alcuna evidenza che la somministrazione di un placebo possa in qualche modo influire sulla crescita di un tumore. (…) Anzi, a questo proposito è bene ricordare che alcuni studi in cui è stata descritta una risposta placebo riguardavano tumori che molto spesso regrediscono spontaneamente, come per esempio quelli del rene.’ 72.

Gli effetti placebo e nocebo sono invece ben presenti se si considerano sintomi come dolore, nausea, vomito. Le risposte anticipatorie alla chemioterapia oncologica dimostrano come l’effetto nocebo sia ben presente. Ad esempio consideriamo la seguente situazione. ‘Un paziente oncologico, colpito da un tumore che necessita di chemio terapia, si reca ogni giorno in ospedale per effettuare il ciclo terapeutico. Il paziente, sdraiato sulla poltrona, comincia a ricevere l’infusione della miscela di farmaci, ed è noto che purtroppo la chemio terapia oncologica ha numerosi effetti collaterali, come la nausea e il vomito. I giorni successivi, al ritorno in ospedale, si può sviluppare quella che è appunto nota come risposta anticipatoria alla chemioterapia. Cioè il paziente ha imparato ad associare l’ambiente ospedaliero, l’odore dei farmaci, la poltrona su cui è seduto con la nausea e il vomito, e quindi vomita ben prima che i farmaci vengono infusi endovena. (…) A volte è possibile effettuare una procedura cosiddetta di decondizionamento, in cui la chemio terapia viene associata a uno stimolo particolare, per esempio una bevanda con sapore molto forte. In tal modo, è più probabile che l’associazione avvenga non tanto fra vomito e ambiente ospedaliero, quanto fra vomito e bevanda forte. Di conseguenza, il vomito avviene solo se viene somministrata a tale bevanda, e non alla semplice vista dell’ospedale, della poltrona e all’odore del farmaco.’ 72.

Altre osservazioni

E’ curioso che negli esempi manchino disinfettanti, antibiotici e vaccini.

 

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Tenerli impegnati tutto il giorno: una soluzione per ridurre il lavoro nero dei percettori di reddito di cittadinanza

La corresponsione del reddito di cittadinanza (Rdc) è appena iniziata e già arrivano numerose segnalazioni di percettori impegnati in attività criminali o al nero (l’ultima è di oggi: arrestato un usuraio beneficiario di reddito di cittadinanza che si era recato a riscuotere la rata dalla sua vittima).

Un accorgimento per evitare lo svolgimento di attività al nero o criminali è tenere impegnati tutto il giorno, almeno tutti i giorni feriali, i percettori del Rdc. Ai percettori del Rdc dovrebbe essere richiesto di svolgere attività di lavoro, attività socialmente utili o che comunque aumentino la loro impiegabilità, quali formazione o tirocini, secondo un orario pari a quello di un contratto di lavoro a tempo pieno, con una riduzione forse di mezz’ora o 1 ora al giorno per condurre ricerca di lavoro documentata.

La Legge 26/2019 non sembra particolarmente sensibile su questo punto, nonostante le dichiarazioni del Ministro Di Maio sulla presenza nel provvedimento di norme ‘anti divano’.

L’articolo 4 afferma sì che i beneficiari sono tenuti a svolgere le attività indicate nel Patto per il lavoro, e l’art. 7 che la mancata partecipazione alle attività stabilite nel Patto per il lavoro comporta la perdita dell’indennità, tuttavia altre disposizioni della L.26/2019, quali ad esempio le caratteristiche dell’offerta congrua e delle attività di pubblica utilità mostrano lassismo.

La strutturazione dell‘offerta congrua (cioè dell’offerta di lavoro che il beneficiario non può rifiutare, pena la perdita del reddito di cittadinanza, vedi art. 4 e 7) sono tali da permettere che il beneficiario possa rifiutare legittimamente l’80% delle assunzioni con contratto di lavoro interinale, tutti i lavori a tempo parziale, e quei lavori a tempo pieno e indeterminato pagati meno di 858 € mensili lordi. Uno dei motivi dell’attuale strutturazione dell’offerta congrua è evitare che i magri redditi conseguiti dai beneficiari in attività di breve durata, part time o pagate poco li escludano o riducano l’importo del reddito di cittadinanza, ma in questo modo li si tiene lontani dal lavoro regolare e con disponibilità di tempo per lavorare al nero. Una soluzione migliore sarebbe stata stabilire che è obbligatorio accettare qualunque tipo di lavoro, ma che i redditi dei lavori che non rispondono ai requisiti dell’offerta congrua non contribuiscono a calcolare l’importo su cui viene deciso il reddito di cittadinanza.

I lavori socialmente utili (l’art.4 li chiama ‘progetti utili alla collettività’) non saturano il tempo libero dei percettori del reddito di cittadinanza, in quanto l’impegno previsto è di sole 8 ore a settimana, elevabili a 16 solo se il percettore del Rdc è d’accordo. La L.26/2019 inoltre non stabilisce che tutti i percettori del Rdc debbano obbligatoriamente svolgere lavori di pubblica utilità, né che tutti i comuni debbano attivarli; l’impatto così in termini di saturazione del tempo libero sarà estremamente limitato. Per ridurre le possibilità di lavoro nero, e per apportare un beneficio alla collettività, sarebbe stato più opportuno che i lavori di pubblica utilità fossero stati resi obbligatori per tutti i percettori del Rdc non impegnati in altre misure e fossero stati organizzati direttamente dal Ministero del lavoro invece che, come adesso, lasciati alle spesso deboli capacità organizzative dei comuni.

 

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I ritardi nell’attivazione delle politiche attive del Reddito di cittadinanza

Il Reddito di cittadinanza, normato dalla Legge 26/2019, si pone come una misura di politica attiva del lavoro. In particolare l’art.1 della Legge afferma che:

È istituito, a decorrere dal mese di aprile 2019, il Reddito di cittadinanza (…)
quale misura fondamentale di politica attiva del lavoro a garanzia del diritto al lavoro, di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale.

Come è noto, le politiche del lavoro si dividono in passive e attive.

In estrema sintesi, sono politiche passive i contributi diretti in denaro o il prepensionamento a chi perde il posto di lavoro.

Fanno parte delle politiche attive interventi quali:

  • attivazione o promozione di servizi di orientamento
  • attivazione e promozione di apprendistato, tirocini, alternanza scuola lavoro, lavori socialmente utili
  • attivazione e promozione di formazione
  • servizi e sgravi per la promozione dell’imprenditoria
  • promozione di servizi per l’incontro fra domanda e offerta di lavoro
  • sgravi all’assunzione.

 

Le politiche passive risolvono il problema immediato della mancanza di un reddito a seguito della perdita del lavoro o della inoccupazione, mentre le politiche attive cercano di aiutare le persone a trovarsi un  lavoro.

Il reddito di cittadinanza è una misura che vuole coniugare assieme politiche attive e passive, secondo una logica di condizionalità: l’ottenimento e il mantenimento nel tempo del contributo economico è subordinato alla partecipazione, da parte del beneficiario e dei membri della sua famiglia, a una serie di attività di politica attiva.

In questa fase iniziale del Reddito di cittadinanza è stata avviata la distribuzione del contributo economico, mentre la quasi totalità delle politiche attive sono in ritardo. In particolare, al momento sono in ritardo:

  • Mancano le due piattaforme web di supporto agli operatori coinvolti nel sistema (in  una delle due vanno anche pubblicate le offerte di lavoro riservate ai beneficiari del Reddito di cittadinanza)
  • INPS al momento non trasmette o trasmette ai centri per l’impiego l’elenco di solo alcuni beneficiari del Rdc e con file csv
  • Manca il modello su cui redigere il Patto per il lavoro
  • Mancano le modalità operative e l’importo dell’Assegno di ricollocazione
  • Nessuna Regione ha finora autorizzato i soggetti privati accreditati per i servizi al lavoro alla redazione del Patto per il lavoro
  • Mancano le linee guida per attivazione progetti utili alla collettività
  • Le Regioni non hanno bandito i concorsi per l’assunzione di personale aggiuntivo per i Centri per l’impiego (manca il decreto attuativo del Governo per la ripartizione delle risorse fra le Regioni)
  • Il concorso Navigator ANPAL (inizialmente previsto a marzo/aprile) è in svolgimento adesso.

 

Mercoledì prossimo interverrò a Bologna al Convegno Reddito di Cittadinanza: l’impatto sul sistema dei servizi organizzato da Maggioli Editore. Il programma e le modalità per iscriversi sono spiegate a questa pagina.

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