Potenzialità e limiti dell’effetto placebo

Questo articolo è basato sul libro L’effetto placebo, breve viaggio fra mente e corpo, di Fabrizio Benedetti, da cui sono riprese le citazioni. I numeri si riferiscono alle pagine del libro. Una trattazione più approfondita, per specialisti, è nell’altro libro di Benedetti Effetti placebo e nocebo. Dalla fisiologia alla clinica.

Definizione di effetto placebo

L’effetto placebo si ha quando un trattamento privo di qualsiasi proprietà terapeutica intrinseca provoca un miglioramento delle condizioni del paziente. Il miglioramento è dovuto alle aspettative di guarigione del paziente, aspettative dovute al significato simbolico attribuito ad uno o più elementi del trattamento 23.

Non rientrano nell’effetto placebo miglioramenti dovuti a fattori di altro tipo quali la remissione spontanea della malattia (il nostro sistema immunitario è in genere efficace contro tutte le malattie, altre malattie -ad esempio le allergie al polline- hanno un andamento ciclico), non è dovuta alla regressione verso la media, non è l’effetto di un trattamento concomitante, non dipende da errori o distorsioni nel rilevare un sintomo 31, 32.

L’effetto placebo può essere promosso dalla somministrazione di un finto medicinale, da altri atti diversi (ad esempio incidere una parte del corpo, spalmare il corpo di argilla, recitare formule magiche, uccidere un animale per fare un’offerta a una divinità, rivolgere parole rassicuranti al paziente), addirittura dal semplice recarsi presso un luogo dove avvengono guarigioni (ospedale 42 o santuario). Il termine placebo indica l’elemento (ad esempio uno di quelli appena indicati) che innesca l’effetto placebo.

Speculare all’effetto placebo è l’effetto nocebo, che si ha quando aspettative negative portano a un peggioramento clinico o a una ridotta efficacia di un farmaco che test scientifici hanno dimostrato efficace 15.

I meccanismi che rendono possibile l’effetto placebo

Secondo Benedetti, l’effetto placebo può essere innescato da quattro meccanismi diversi.

  1. Riduzione dell’ansia. L’aspettativa di un evento doloroso crea ansia, che a sua volta amplifica il dolore 40. Il placebo avrebbe un effetto positivo perché riduce l’aansia del paziente.
  2. Aspettativa di ricompensa. L’aspettativa di ricevere un beneficio (nel nostro caso il beneficio è relativo alle condizioni di salute o alla riduzione del dolore ed è ottenuto tramite una terapia) stimola il rilascio di dopamina nel cervello; la dopamina è una sostanza che attiva vie biochimiche che riducono il dolore 40.
  3. Apprendimento associativo (condizionamento) diretto. ‘Una compressa di aspirina contiene acido acetilsalicilico ma è anche tonda e bianca. Somministrare ripetutamente un’aspirina significa associare ripetutamente la forma tonda e il colore bianco con gli effetti antidolorifici dell’acido acetilsalicilico al suo interno. Dopo ripetute associazioni, qualsiasi compressa tonde bianca produrrà effetti simili a quelli dell’acido acetilsalicilico, anche se al suo interno c’è solo zucchero. Il cervello del paziente impara cioè ad abbinare la forma tonda e il colore bianco alla scomparsa del dolore, per cui dopo che tale apprendimento è avvenuto, la forma il colore sono di per sé in grado di ridurre il dolore’ 41.
  4. L’apprendimento a rispondere a un placebo può avvenire anche osservando altre persone (apprendimento associativo vicario). Ad esempio secondo Benedetti ‘una persona può guardare la seguente scena in un ospedale: un medico si avvicina con una grossa siringa rossa ai suoi pazienti in preda a un forte attacco emicranico e dopo una puntura nella coscia li fa sdraiare su un lettino e chiede loro quanto dolore sentono. Il soggetto che osserva questa scena nota che dopo qualche minuto i pazienti invariabilmente si alzano dal lettino e, ringraziando il medico, escono euforici dalla stanza dicendo che il dolore è totalmente scomparso. È stato dimostrato che osservare tale situazione è di per sé sufficiente a indurre una potente risposta placebo. Infatti se ora l’osservatore ha un forte attacco emicranico e il medico gli pratica una puntura sulla coscia con una grossa siringa rossa che contiene solo acqua, l’attacco emicranico può scomparire completamente’ 42.

Secondo Benedetti sarebbe più opportuno parlare non di effetto placebo, ma di effetti placebo, così da sottolineare il coinvolgimento di molteplici fenomeni psicobiologici e di molteplici fattori e meccanismi in differenti condizioni 42.

La reattività a terapie placebo dipende anche da variazioni genetiche e tratti della personalità 46. Variazioni genetiche determinano maggiori o minore efficacia dei circuiti dopaminergici, e così una diversa suggestionabilità al placebo 46.

Persone con tratti di personalità pessimisti hanno maggiori risposte al nocebo rispetto agli ottimisti, e viceversa. In uno studio effettuato in cui venivano somministrate compresse inerti a soggetti che credevano fossero potenti sonniferi, si è osservato che l’effetto placebo (misurato col numero ore passate a dormire) era maggiore nelle persone ottimiste 47.

 

Imprevedibilità e incostanza dell’effetto placebo

Un punto importante è che non tutte le persone rispondono al placebo. Inoltre la stessa persona può rispondere molto bene al placebo in una circostanza e in un’altra non rispondere affatto.

La risposta al placebo, cioè, non è di solito prevedibile, mentre la risposta ai farmaci è molto più costante 34. Ad esempio, somministrare un placebo dicendo al paziente che è un potente farmaco antidolorifico può produrre una riduzione del dolore oppure no, a seconda delle circostanze, mentre la riduzione del dolore in seguito alla somministrazione di un antidolorifico efficace, come la morfina, è molto più frequente 34.

Secondo Benedetti: ‘Il placebo, così come lo conosciamo oggi, è incostante non predicibile, proprio perché entrano in gioco un gran numero di fattori psicologici, sociali e biologici. Al contrario, la risposta un farmaco è in genere più costante. Se vogliamo ridurre il dolore in un paziente che ha subito un difficile intervento chirurgico, è possibile farlo, nella maggior parte dei casi, utilizzando opportune dosi di morfina. Se invece si vuole somministrare un placebo, in genere solo una parte, a volte piccola, dei pazienti risponderà, e per di più non sapremo mai in anticipo che risponderai chi no’ 48.

Mancano inoltre studi che confermino che l’effetto placebo dura nel tempo 48.

Alcuni esempi di effetto placebo

Secondo Benedetti ‘Un farmaco somministrato all’insaputa del paziente è meno efficace e in alcuni casi del tutto inefficace se il paziente non sa di riceverlo. Per esempio l’efficacia di farmaci potenti come la morfina è ridotta quando la loro somministrazione è fatta di nascosto 50. Altri antidolorifici che a determinate dosi sembrano essere efficaci, diventano totalmente inefficaci se somministrati di nascosto. E ciò vale non solo per i farmaci ma anche per terapie non farmacologiche. Per esempio la stimolazione elettrica del cervello per il trattamento di alcune patologie che colpiscono i movimenti risulta essere meno efficace se viene effettuata senza che il paziente lo sappia.’ 50.

‘Nei tossicodipendenti le aspettative di ricevere una droga sono determinanti. Il tossicodipendente prova più gusto e più piacere se sa di ricevere un farmaco psicostimolante come l’anfetamina. Al contrario, se l’anfetamina gli viene somministrata di nascosto, quindi senza l’aspettativa di sballo, il suo effetto è di gran lunga ridotto. Il suo stesso cervello risponde in maniera ridotta: la risposta metabolica di alcune regioni del cervello del tossicodipendente è diminuita del 50% (una riduzione enorme!) se l’anfetamina gli viene somministrata a sua insaputa.’ 51.

‘Un farmaco antidolorifico la cui somministrazione è interrotta dal medico di fronte al paziente [Il medico toglie la flebo] produce un veloce peggioramento, mentre la stessa interruzione all’insaputa del paziente [ad esempio un computer interrompe l’inserimento dell’antidolorifico nella flebo senza che il paziente possa accorgersene] non ha lo stesso effetto indesiderato. 51.

‘Ci sono pazienti portatori di uno stimolatore elettrico per il trattamento di alcuni disturbi dei movimenti. A volte è successo che questi pazienti passano vicino a una centrale elettrica che, a causa di interferenze elettromagnetiche, spegne lo stimolatore. Molti di questi pazienti, non sapendo che lo stimolatore che indossano si è spento, non mostrano alcun peggioramento. Al contrario, se lo stimolatore viene spento dal medico in ambulatorio, le aspettative negative provocano un rapido peggioramento dei loro movimenti.’ 52.

‘Questi dati dimostrano chiaramente che le aspettative di miglioramento e di guarigione svolgono un ruolo essenziale nella risposta a una terapia. Se le aspettative non ci sono, l’effetto terapeutico è ridotto. E dimostrano anche che l’effetto placebo, cioè l’effetto dell’aspettativa, è sempre presente nella pratica medica, anche se non si somministra alcun placebo. Cioè, la componente psicologica è sempre presente quando si somministra qualsiasi tipo di trattamento sia esso farmacologico o non farmacologico, e quando questa viene a mancare la terapia può anche non funzionare affatto’ 50.

La medicina alternativa si basa sull’effetto placebo

‘Di trial clinici che hanno testato l’efficacia di terapie alternative ce n’è una miriade, e la grandezza dell’effetto placebo non è dissimile da quella della medicina convenzionale. Per esempio, dopo la somministrazione di un placebo, dicendo ai soggetti che si tratta di un’erba con proprietà particolari che aumentano le capacità mentali, molti soggetti effettivamente riportano un migliore tono dell’umore, migliore memoria, aumentata attenzione e percezione, nonché maggior vigore ed energia. Inoltre, se si suggestionano i soggetti dicendo loro che ci potranno essere possibili effetti collaterali, molti riferiscono eccessiva sensibilità alla luce, bocca secca, mal di testa, facile affaticamento e disturbi intestinali.’ 61

E’ interessante notare che spesso i miglioramenti sono in stretta relazione con il numero di visite che vengono effettuate, cioè il numero di incontri fra medico e paziente. In tal senso, i medici alternativi sicuramente dedicano più tempo al contatto umano con il malato, secondo il classico approccio della medicina olistica. Se si paragonano i minuti dedicati all’interazione del medico con il paziente, la durata media di una visita di un medico alternativo è di quasi un’ora, mentre quella di un medico convenzionale è di pochi minuti. 62. Interazione col paziente significa parlargli e soprattutto ascoltarlo, instillargli fiducia, aspettativa e speranza di beneficio.’ 62

La chimica dell’effetto placebo

il placebo rivolto alla riduzione del dolore ‘attiva gli oppioidi endogeni, soprattutto endorfine, cioè sostanze simili alla morfina prodotte dal nostro cervello. (…) Un passo importante nella comprensione di questi meccanismi e stato fatto quando si è osservato che, bloccando le sostanze oppioidi endogeni prodotte dal nostro cervello con un farmaco, il naloxone, l’analgesia da placebo scompare. (..) Il naloxone blocca l’analgesia da placebo quando si effettua un precondizionamento con morfina, mentre la risposta placebo non è bloccata dal naloxone se il precondizionamento è effettuato con un farmaco non oppioide, per esempio il ketorolac. In quest’ultimo caso, la risposta analgesica al placebo è dovuta all’attivazione degli endocannabinoidi, sostanze prodotte dal nostro cervello simili alla cannabis (contenuta nella marijuana). Se si bloccano gli endocannabinoidi con un farmaco il rimonabant, si blocca anche questa risposta placebo. Per riassumere, quando al paziente viene somministrato un placebo con suggestioni verbali di beneficio terapeutico, il suo cervello comincia a rilasciare almeno due sostanze: le endorfine e di endocannabinoidi.’ 84. Nonché la dopamina 90.

Al contrario, l’aspettativa di peggioramento clinico, così importante nell’effetto nocebo, attiva in particolare un neurotrasmettitore, la colecistochinina, la quale ha un effetto amplificante sulla percezione del dolore. Allo stesso tempo viene deattivata la dopamina.’ 90.

Il placebo nelle diverse patologie

L’effetto placebo non si verifica in egual misura in tutte le patologie e terapie. Esistono differenze sostanziali sia di grandezza dell’effetto sia dei meccanismi che ne sono alla base. In alcune condizioni l’effetto placebo è enorme e dimostra come la componente psicologica giochi un ruolo determinante, mentre in altre condizioni l’effetto placebo è insignificante può persino totalmente assente. 65

L’effetto placebo nel dolore

Becher, un medico americano che lavorò sul campo di battaglia durante la Seconda guerra mondiale, si trovò di fronte al problema della mancanza di antidolorifici per alleviare il dolore ai soldati in prima linea, soprattutto quelli con gravi lesioni quali ferite devastanti e amputazione agli arti. Non avendo farmaci a disposizione, decise allora di provare a trattare gli sventurati con placebo, principalmente iniezioni di acqua distillata o soluzione salina, e osservò che, sebbene il placebo non funzionasse sempre, circa un terzo dei soldati ne traeva sorprendenti benefici.’ 66.

Studi recenti dimostrano che l’effetto placebo di riduzione del dolore è attivato sulla quasi totalità dei pazienti, sia in ambito clinico che sperimentale, perché la percezione del dolore è estremamente soggetta alle condizioni psicologiche.

‘Nella percezione del dolore non è solo importante il segnale che proviene da una lesione in qualche parte del corpo, bensì anche lo stato psicologico, cognitivo ed emotivo dell’individuo. Fattori come l’attenzione, la distrazione, l’ansia, la paura, la depressione modulano la percezione dolorifica con meccanismi molto complessi.’ 91.

Sono anche presenti numerosi effetti nocebo riferiti al dolore, alcuni provocati dai mass media. ‘Per esempio diversi studi sono stati eseguiti al fine di stabilire se le cefalee spesso associate all’uso dei telefoni cellulari fossero dovute alle onde elettromagnetiche oppure ha un effetto psicologico. Utilizzando l’approccio sperimentale classico dei trial clinici, ad alcuni soggetti è stato chiesto di riferire la severità della cefalea in presenza di un telefono cellulare. Tuttavia, mentre alcuni soggetti venivano esposti realmente alle onde elettromagnetiche poiché il cellulare era acceso, altri credevano che il cellulare forse acceso ma in realtà era spento. Ambedue i gruppi hanno riferito cefalee di diversa gravità, il che dimostra chiaramente e ci si trova di fronte a un effetto nocebo.’ 67.

I foglietti nelle confezioni di medicinali che illustrano fra le altre cose gli effetti negativi dei farmaci possono provocare effetti nocebo, tipicamente dolore e nausea. 68

L’effetto placebo nelle malattie psichiatriche

‘Grandi risposte a terapie placebo si hanno anche in diverse malattie psichiatriche. Per esempio, in un’analisi effettuata su farmaci antidepressivi è emerso che l’effetto farmacologico è molto limitato mentre l’effetto psicologico è enorme. Infatti, l’effetto specifico dei farmaci antidepressivi è stato calcolato intorno al 25% e l’effetto placebo è risultato di circa il 50%. Il restante 25% è attribuibile alla remissione spontanea dei sintomi della depressione.’ 68.

L’effetto placebo nel Parkinson

‘I pazienti col morbo di Parkinson in genere mostrano ottime risposte a un trattamento placebo che consiste nel somministrare una sostanza inerte accompagnata da suggestioni verbali di miglioramento della performance motoria. Le evidenze sperimentali mostrano comunque che in genere in questi casi la risposta placebo e di breve durata, anche se non si sa il perché.’ 68

Effetto placebo, ormoni e sistema immunitario

‘Le aspettative di beneficio da sole non bastano per indurre cambiamenti immunitari o ormonali. Per esempio, sei un medico dice al paziente: ‘Ora ti somministra un farmaco che farà aumentare la secrezione del tuo ormone della crescita’ queste parole di per sé non producono alcun effetto. Se invece si somministra un farmaco che fa aumentare l’ormone della crescita il lunedì, il martedì, e si sostituisce con un placebo il mercoledì, il placebo in questo caso ha effetto e induce un aumento della produzione di ormone della crescita. (…) La stessa cosa vale per ii sistema immunitario.’ 69.

‘Dopo ripetute associazioni fra una bevanda dal gusto particolarmente forte e un farmaco immunosoppressore che inibisce le risposte immunitarie, la bevanda è da sola in grado di produrre gli stessi effetti immunosoppressori del farmaco.’ 87.

L’effetto placebo nelle malattie cardiache

‘Se si somministra una pillola anti-aritmica placebo oppure se si impianta un pacemaker placebo, gli effetti sono diversi. Un pacemaker placebo è più potente di una pillola placebo, probabilmente perché i pazienti credono che l’impianto di un pacemaker risolva i loro problemi di cuore più efficacemente rispetto a una pillola.’ 70.

Effetto placebo e cancro

‘Non esiste per ora alcuna evidenza che la somministrazione di un placebo possa in qualche modo influire sulla crescita di un tumore. (…) Anzi, a questo proposito è bene ricordare che alcuni studi in cui è stata descritta una risposta placebo riguardavano tumori che molto spesso regrediscono spontaneamente, come per esempio quelli del rene.’ 72.

Gli effetti placebo e nocebo sono invece ben presenti se si considerano sintomi come dolore, nausea, vomito. Le risposte anticipatorie alla chemioterapia oncologica dimostrano come l’effetto nocebo sia ben presente. Ad esempio consideriamo la seguente situazione. ‘Un paziente oncologico, colpito da un tumore che necessita di chemio terapia, si reca ogni giorno in ospedale per effettuare il ciclo terapeutico. Il paziente, sdraiato sulla poltrona, comincia a ricevere l’infusione della miscela di farmaci, ed è noto che purtroppo la chemio terapia oncologica ha numerosi effetti collaterali, come la nausea e il vomito. I giorni successivi, al ritorno in ospedale, si può sviluppare quella che è appunto nota come risposta anticipatoria alla chemioterapia. Cioè il paziente ha imparato ad associare l’ambiente ospedaliero, l’odore dei farmaci, la poltrona su cui è seduto con la nausea e il vomito, e quindi vomita ben prima che i farmaci vengono infusi endovena. (…) A volte è possibile effettuare una procedura cosiddetta di decondizionamento, in cui la chemio terapia viene associata a uno stimolo particolare, per esempio una bevanda con sapore molto forte. In tal modo, è più probabile che l’associazione avvenga non tanto fra vomito e ambiente ospedaliero, quanto fra vomito e bevanda forte. Di conseguenza, il vomito avviene solo se viene somministrata a tale bevanda, e non alla semplice vista dell’ospedale, della poltrona e all’odore del farmaco.’ 72.

Altre osservazioni

E’ curioso che negli esempi manchino disinfettanti, antibiotici e vaccini.

 

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Tenerli impegnati tutto il giorno: una soluzione per ridurre il lavoro nero dei percettori di reddito di cittadinanza

La corresponsione del reddito di cittadinanza (Rdc) è appena iniziata e già arrivano numerose segnalazioni di percettori impegnati in attività criminali o al nero (l’ultima è di oggi: arrestato un usuraio beneficiario di reddito di cittadinanza che si era recato a riscuotere la rata dalla sua vittima).

Un accorgimento per evitare lo svolgimento di attività al nero o criminali è tenere impegnati tutto il giorno, almeno tutti i giorni feriali, i percettori del Rdc. Ai percettori del Rdc dovrebbe essere richiesto di svolgere attività di lavoro, attività socialmente utili o che comunque aumentino la loro impiegabilità, quali formazione o tirocini, secondo un orario pari a quello di un contratto di lavoro a tempo pieno, con una riduzione forse di mezz’ora o 1 ora al giorno per condurre ricerca di lavoro documentata.

La Legge 26/2019 non sembra particolarmente sensibile su questo punto, nonostante le dichiarazioni del Ministro Di Maio sulla presenza nel provvedimento di norme ‘anti divano’.

L’articolo 4 afferma sì che i beneficiari sono tenuti a svolgere le attività indicate nel Patto per il lavoro, e l’art. 7 che la mancata partecipazione alle attività stabilite nel Patto per il lavoro comporta la perdita dell’indennità, tuttavia altre disposizioni della L.26/2019, quali ad esempio le caratteristiche dell’offerta congrua e delle attività di pubblica utilità mostrano lassismo.

La strutturazione dell‘offerta congrua (cioè dell’offerta di lavoro che il beneficiario non può rifiutare, pena la perdita del reddito di cittadinanza, vedi art. 4 e 7) sono tali da permettere che il beneficiario possa rifiutare legittimamente l’80% delle assunzioni con contratto di lavoro interinale, tutti i lavori a tempo parziale, e quei lavori a tempo pieno e indeterminato pagati meno di 858 € mensili lordi. Uno dei motivi dell’attuale strutturazione dell’offerta congrua è evitare che i magri redditi conseguiti dai beneficiari in attività di breve durata, part time o pagate poco li escludano o riducano l’importo del reddito di cittadinanza, ma in questo modo li si tiene lontani dal lavoro regolare e con disponibilità di tempo per lavorare al nero. Una soluzione migliore sarebbe stata stabilire che è obbligatorio accettare qualunque tipo di lavoro, ma che i redditi dei lavori che non rispondono ai requisiti dell’offerta congrua non contribuiscono a calcolare l’importo su cui viene deciso il reddito di cittadinanza.

I lavori socialmente utili (l’art.4 li chiama ‘progetti utili alla collettività’) non saturano il tempo libero dei percettori del reddito di cittadinanza, in quanto l’impegno previsto è di sole 8 ore a settimana, elevabili a 16 solo se il percettore del Rdc è d’accordo. La L.26/2019 inoltre non stabilisce che tutti i percettori del Rdc debbano obbligatoriamente svolgere lavori di pubblica utilità, né che tutti i comuni debbano attivarli; l’impatto così in termini di saturazione del tempo libero sarà estremamente limitato. Per ridurre le possibilità di lavoro nero, e per apportare un beneficio alla collettività, sarebbe stato più opportuno che i lavori di pubblica utilità fossero stati resi obbligatori per tutti i percettori del Rdc non impegnati in altre misure e fossero stati organizzati direttamente dal Ministero del lavoro invece che, come adesso, lasciati alle spesso deboli capacità organizzative dei comuni.

 

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I ritardi nell’attivazione delle politiche attive del Reddito di cittadinanza

Il Reddito di cittadinanza, normato dalla Legge 26/2019, si pone come una misura di politica attiva del lavoro. In particolare l’art.1 della Legge afferma che:

È istituito, a decorrere dal mese di aprile 2019, il Reddito di cittadinanza (…)
quale misura fondamentale di politica attiva del lavoro a garanzia del diritto al lavoro, di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale.

Come è noto, le politiche del lavoro si dividono in passive e attive.

In estrema sintesi, sono politiche passive i contributi diretti in denaro o il prepensionamento a chi perde il posto di lavoro.

Fanno parte delle politiche attive interventi quali:

  • attivazione o promozione di servizi di orientamento
  • attivazione e promozione di apprendistato, tirocini, alternanza scuola lavoro, lavori socialmente utili
  • attivazione e promozione di formazione
  • servizi e sgravi per la promozione dell’imprenditoria
  • promozione di servizi per l’incontro fra domanda e offerta di lavoro
  • sgravi all’assunzione.

 

Le politiche passive risolvono il problema immediato della mancanza di un reddito a seguito della perdita del lavoro o della inoccupazione, mentre le politiche attive cercano di aiutare le persone a trovarsi un  lavoro.

Il reddito di cittadinanza è una misura che vuole coniugare assieme politiche attive e passive, secondo una logica di condizionalità: l’ottenimento e il mantenimento nel tempo del contributo economico è subordinato alla partecipazione, da parte del beneficiario e dei membri della sua famiglia, a una serie di attività di politica attiva.

In questa fase iniziale del Reddito di cittadinanza è stata avviata la distribuzione del contributo economico, mentre la quasi totalità delle politiche attive sono in ritardo. In particolare, al momento sono in ritardo:

  • Mancano le due piattaforme web di supporto agli operatori coinvolti nel sistema (in  una delle due vanno anche pubblicate le offerte di lavoro riservate ai beneficiari del Reddito di cittadinanza)
  • INPS al momento non trasmette o trasmette ai centri per l’impiego l’elenco di solo alcuni beneficiari del Rdc e con file csv
  • Manca il modello su cui redigere il Patto per il lavoro
  • Mancano le modalità operative e l’importo dell’Assegno di ricollocazione
  • Nessuna Regione ha finora autorizzato i soggetti privati accreditati per i servizi al lavoro alla redazione del Patto per il lavoro
  • Mancano le linee guida per attivazione progetti utili alla collettività
  • Le Regioni non hanno bandito i concorsi per l’assunzione di personale aggiuntivo per i Centri per l’impiego (manca il decreto attuativo del Governo per la ripartizione delle risorse fra le Regioni)
  • Il concorso Navigator ANPAL (inizialmente previsto a marzo/aprile) è in svolgimento adesso.

 

Mercoledì prossimo interverrò a Bologna al Convegno Reddito di Cittadinanza: l’impatto sul sistema dei servizi organizzato da Maggioli Editore. Il programma e le modalità per iscriversi sono spiegate a questa pagina.

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TEST PER NAVIGATOR 18-19-20 GIUGNO

La prova selettiva dell’avviso per l’incarico ai navigator ANPAL si svolgerà in sessioni distinte, dal 18 al 20 Giugno 2019, presso la Fiera di Roma – Via Portuense 1645-1647 – ROMA. I candidati ammessi dovranno utilizzare l’ingresso NORD della fiera e recarsi al Padiglione 9 per il check-in.
Il giorno, l’ora e il punto di identificazione sono indicati, per ciascun candidato nell’elenco degli ammessi, consultabile da questa pagina.

Psicologi non adatti al ruolo di Navigator ANPAL

Alla luce delle mansioni previste per la figura del Navigator prevista dal recente avviso ANPAL, decritte più in basso, la laurea in psicologia non è adatta per lo svolgimento del ruolo di Navigator. E ugualmente non sono adatte le lauree di scienze pedagogiche, servizio sociale e politiche sociali, programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali, scienze dell’educazione degli adulti e della formazione continua, scienze pedagogiche, che pure sono previste nell’avviso ANPAL.

Le mansioni previste dall’avviso Navigator ANPAL sono di natura giuridico / amministrativa, non è previsto il contatto diretto coi  beneficiari del reddito di cittadinanza, perciò per svolgerle non sono richieste competenze in ambito relazionale o formativo.

Le lauree adatte sono invece quelle in ambito giuridico, delle scienze politiche e in seconda battuta economico e sociologico:

 scienze dell’economia (LM‐56 o 64/S)
 scienze della politica (LM‐62 o 70/S)
 scienze delle pubbliche amministrazioni (LM‐63 o 71/S)
 scienze economico aziendali (LM‐77 o 84/S)
 sociologia e ricerca sociale (LM‐88)
 sociologia (89/S)
 giurisprudenza (LMG‐01 o 22/S)
 teoria e tecniche della normazione e dell’informazione giuridica (102/S)

Le mansioni dei navigator sono indicate all’articolo 2 dell’avviso per la loro assunzione. Dopo una iniziale affermazione di principio, nello specifico le mansioni indicate sono le seguenti:

  1. supporta gli operatori dei CPI nella definizione e qualificazione del piano personalizzato previsto dalla norma;
  2. svolge una funzione di assistenza tecnica agli operatori dei CPI impiegati nel supporto ai beneficiari del Reddito di cittadinanza nel percorso di inclusione socio‐lavorativa improntato alla reciproca responsabilità per garantire che il beneficiario porti a termine con successo il programma e raggiunga la propria autonomia;
  3. supporta i CPI nel raccordo con i servizi erogati dai diversi attori del mercato del lavoro a livello locale o regionale in relazione alle esigenze dei beneficiari, valorizzando tutte le opportunità offerte dai servizi nel territorio ‐ a partire dalle esigenze espresse dalle imprese e dalle opportunità offerte dal sistema di istruzione e formazione ‐ per permettere ai beneficiari di individuare e superare gli ostacoli che incontrano nel percorso verso la realizzazione professionale, l’autonomia economica e la piena integrazione sociale nella
    propria comunità;
  4. collabora con gli operatori dei CPI al fine di garantire la realizzazione delle diverse fasi.

Inizialmente i Navigator ANPAL dovevano svolgere attività di orientamenento, ma dopo l’accordo con le Regioni il loro ruolo è stato ridimensionato a compiti solo amministrativi.

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I navigator non lavoreranno direttamente né con i disoccupati né con le imprese

Inizialmente il termine navigator è stato utilizzato per indicare quelli che l’articolo 9 comma 3 del decreto sul reddito di cittadinanza  chiama tutor e che sono incaricati di assistere i beneficiari del reddito di cittadinanza nella ricerca intensiva di lavoro. Inizialmente il Governo prevedeva di farne assumere 6.000 dalla controllata ANPAL Servizi e di mandarli a lavorare nei centri per l’impiego.

Dunque in questa fase il termine navigator era un sinonimo, usato perlopiù da giornalisti e politici, per indicare quelle figure che nei centri per l’impiego sono chiamate operatori di orientamento e nelle agenzie per il lavoro addetti alle politiche attive del lavoro,

Successivamente, a seguito della trattativa fra il Ministro del Lavoro e il coordinamento delle Regioni, è stato concordato che ANPAL assumerà solo 3.000 persone e che gli assunti ANPAL non svolgeranno attività né con disoccupati né con le imprese.

Dunque il termine navigator viene adesso ad assumere un significato più preciso ed esclusivo: il termine indica solamente il personale assunto dal Ministero del lavoro tramite ANPAL Servizi per supportare i centri per l’impiego nell’assistenza ai beneficiari del reddito di cittadinanza. Supportare in che modo?

Le mansioni dei navigator sono indicate all’articolo 2 dell’avviso per la loro assunzione. Dopo una iniziale affermazione di principio, nello specifico le mansioni indicate sono le seguenti:

  1. supporta gli operatori dei CPI nella definizione e qualificazione del piano personalizzato previsto dalla norma;
  2. svolge una funzione di assistenza tecnica agli operatori dei CPI impiegati nel supporto ai beneficiari del Reddito di cittadinanza nel percorso di inclusione socio‐lavorativa improntato alla reciproca responsabilità per garantire che il beneficiario porti a termine con successo il programma e raggiunga la propria autonomia;
  3. supporta i CPI nel raccordo con i servizi erogati dai diversi attori del mercato del lavoro a livello locale o regionale in relazione alle esigenze dei beneficiari, valorizzando tutte le opportunità offerte dai servizi nel territorio ‐ a partire dalle esigenze espresse dalle imprese e dalle opportunità offerte dal sistema di istruzione e formazione ‐ per permettere ai beneficiari di individuare e superare gli ostacoli che incontrano nel percorso verso la realizzazione professionale, l’autonomia economica e la piena integrazione sociale nella
    propria comunità;
  4. collabora con gli operatori dei CPI al fine di garantire la realizzazione delle diverse fasi.

Colpisce la genericità delle mansioni indicate. Come si può vedere, non sembra previsto il contatto diretto coi disoccupati. E ugualmente non sembrano previsti contatti diretti con le imprese; l’espressione gli ‘attori del mercato del lavoro’ che erogano ‘servizi’ esclude le imprese e si riferisce invece a nostro avviso ai soggetti pubblici e privati che fanno parte della rete dei servizi per il lavoro: agenzie formative, comuni, agenzie per il lavoro.

Sui social media vedo in questi giorni molte discussioni sul fatto se i navigator avranno o no competenze sufficienti per supportare direttamente i disoccupati, ma in realtà questa mansione non è prevista.

L’assistenza ai beneficiari del reddito di cittadinanza sarà svolta dal personale ordinario dei centri per l’impiego, di cui è previsto il raddoppio (dagli attuali circa 5.000 a 11.000) grazie ad assunzioni fatte direttamente per concorso pubblico dalle singole regioni.

Poiché, almeno nella fase iniziale (per il futuro non si può mai dire) i navigator non lavoreranno direttamente né con disoccupati né con imprese, come passeranno il tempo? La mia impressione è che avranno poco da fare. Ma allora perché assumerne 3.000?

Una mia collega mi ha scritto che una volta i Governi, per accrescere il consenso, assumevano postini, oggi, visto che la corrispondenza su carta si è ridotta, assumono navigator.

 

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Come fare domanda per partecipare alla selezione per Navigator ANPAL

E’ uscito stamani il bando per partecipare alla selezione per Navigator, la figura che presso i centri per l’impiego contribuirà alla gestione del reddito di cittadinanza. Va evidenziato che i navigator non avranno un contatto diretto con i disoccupati. Sono previste 3.000 assunzioni distribuite per regioni (le graduatorie sono provinciali).

Come e quando fare domanda

E’ possibile presentare domanda per partecipare alla selezione da oggi 18 aprile fino alle ore 12 dell’8 maggio. La domanda può essere fatta solo per via telematica da questo sito.

Quali titoli di studio sono richiesti

E’ possibile accedere alla selezione con le seguenti lauree:

Laurea magistrale/specialistica(LM/LS) in una delle seguenti discipline:

 scienze dell’economia (LM‐56 o 64/S)
 scienze della politica (LM‐62 o 70/S)
 scienze delle pubbliche amministrazioni (LM‐63 o 71/S)
 scienze economico aziendali (LM‐77 o 84/S)
 servizio sociale e politiche sociali (LM‐87)
 programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali (57/S)
 sociologia e ricerca sociale (LM‐88)
 sociologia (89/S)
 scienze dell’educazione degli adulti e della formazione continua (LM‐57 o 65/S)
 psicologia (LM‐51 o 58/S)
 giurisprudenza (LMG‐01 o 22/S)
 teoria e tecniche della normazione e dell’informazione giuridica (102/S)
 scienze pedagogiche (LM‐85 o 87/S)

ovvero diploma di laurea (DL) secondo il “vecchio ordinamento” corrispondente ad una delle predette lauree magistrali ai sensi del decreto 9 luglio 2009 del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Come è strutturata la selezione

La prova di selezione consiste in un test con domanda a risposta multipla costituito da 100 domande così ripartite:

  • 10 quesiti di cultura generale,
  • 10 quesiti psicoattitudinali,
  • 10 quesiti di logica,
  • 10 quesiti di informatica,
  • 10 quesiti sui modelli e strumenti di intervento di politica del lavoro,
  • 10 quesiti sul reddito di cittadinanza,
  • 10 quesiti sulla disciplina dei contratti di lavoro,
  • 10 quesiti sul sistema di istruzione e formazione,
  • 10 quesiti sulla regolamentazione del mercato del lavoro,
  • 10 quesiti di economia aziendale.

Il tempo complessivo a disposizione è di 100 minuti.

Compenso e durata della collaborazione

L’incarico di collaborazione avrà durata fino al 30 aprile 2021 e un compenso lordo annuo pari a euro 27.338,76 (ventisettemilatrecentotrentotto/76), oltre euro 300,00 (trecento/00) lordi mensili a titolo di rimborso forfettario.

Che cosa faranno esattamente i navigator

I compiti del navigator saranno i seguenti:

  1. supporta gli operatori dei CPI nella definizione e qualificazione del piano personalizzato previsto dalla norma;
  2. svolge una funzione di assistenza tecnica agli operatori dei CPI impiegati nel supporto ai beneficiari del Reddito di cittadinanza nel percorso di inclusione socio‐lavorativa improntato alla reciproca responsabilità per garantire che il beneficiario porti a termine con successo il programma e raggiunga la propria autonomia;
  3. supporta i CPI nel raccordo con i servizi erogati dai diversi attori del mercato del lavoro a livello locale o regionale in relazione alle esigenze dei beneficiari, valorizzando tutte le opportunità offerte dai servizi nel territorio ‐ a partire dalle esigenze espresse dalle imprese e dalle opportunità offerte dal sistema di istruzione e formazione ‐ per permettere ai beneficiari di individuare e superare gli ostacoli che incontrano nel percorso verso la realizzazione professionale, l’autonomia economica e la piena integrazione sociale nella
    propria comunità;
  4. collabora con gli operatori dei CPI al fine di garantire la realizzazione delle diverse fasi.

Come saranno ripartiti i navigator fra le diverseprovince

ABRUZZO TOT. 54
CHIETI 15
L’AQUILA 14
PESCARA 14
TERAMO 11

BASILICATA TOT. 31
MATERA 12
POTENZA 19

CALABRIA TOT. 170
CATANZARO 30
COSENZA 60
CROTONE 21
REGGIO CALABRIA 47
VIBO VALENTIA 12

CAMPANIA TOT. 471
AVELLINO 24
BENEVENTO 16
CASERTA 80
NAPOLI 274
SALERNO 77

EMILIA ROMAGNA TOT. 165
BOLOGNA 40
FERRARA 13
FORLI`‐CESENA 14
MODENA 25
PARMA 18
PIACENZA 10
RAVENNA 14
REGGIO EMILIA 18
RIMINI 13

FRIULI VENEZIA GIULIA TOT. 46
GORIZIA 6
PORDENONE 9
TRIESTE 10
UDINE 21

LAZIO TOT. 273
FROSINONE 21
LATINA 30
RIETI 12
ROMA 195
VITERBO 15

LIGURIA TOT. 66
GENOVA 39
IMPERIA 9
LA SPEZIA 8
SAVONA 10

LOMBARDIA TOT. 329
BERGAMO 38
BRESCIA 50
COMO 18
CREMONA 16
LECCO 12
LODI 12
MANTOVA 20
MILANO 76
MONZA BRIANZA 27
PAVIA 22
SONDRIO 10
VARESE 28

MARCHE TOT. 55
ANCONA 17
ASCOLI PICENO 8
FERMO 6
MACERATA 11
PESARO‐URBINO 13

MOLISE TOT. 13
CAMPOBASSO 10
ISERNIA 3

PIEMONTE TOT. 176
ALESSANDRIA 16
ASTI 8
BIELLA 6
CUNEO 16
NOVARA 12
TORINO 107
VERBANO‐CUSIO‐OSSOLA 4
VERCELLI 7

PUGLIA TOT. 248
BARI 78
BARLETTA‐ANDRIA‐TRANI 28
BRINDISI 21
FOGGIA 41
LECCE 45
TARANTO 35

SARDEGNA TOT. 121
CAGLIARI 41
NUORO 12
ORISTANO 12
SASSARI 25
SUD SARDEGNA 31

SICILIA TOT. 429
AGRIGENTO 35
CALTANISSETTA 24
CATANIA 100
ENNA 13
MESSINA 45
PALERMO 125
RAGUSA 21
SIRACUSA 31
TRAPANI 35

TOSCANA TOT. 152
AREZZO 12
FIRENZE 40
GROSSETO 9
LIVORNO 16
LUCCA 16
MASSA‐CARRARA 10
PISA 18
PISTOIA 13
PRATO 9
SIENA 9

UMBRIA TOT. 33
PERUGIA 24
TERNI 9

VAL D’AOSTA TOT. 6 AOSTA 6

VENETO TOT. 142
BELLUNO 4
PADOVA 25
ROVIGO 9
TREVISO 22
VENEZIA 27
VERONA 32
VICENZA 23
TOTALE 2.980

 

Abbiamo davvero bisogno di raddoppiare il personale dei Centri per l’Impiego?

L’introduzione del reddito di cittadinanza richiede un aumento degli operatori che assistono i beneficiari nella ricerca intensiva di un lavoro. Governo e Regioni hanno concordato l’assunzione nei prossimi 2-3- anni di circa 14.000 operatori, dei quali 3.000 da parte di ANPAL Servizi (una società controllata dal Ministero del Lavoro) e i rimanenti da parte delle Regioni. Poiché al momento gli operatori dei centri per l’impiego sono circa 8.000, si avrà quasi un raddoppio del personale.

L’aumento degli operatori di orientamento è sicuramente positivo (non so dire se ci sia bisogno di un numero così elevato), ma è opportuno che tutti questi operatori vengano assunti dai centri per l’impiego e, tramite ANPAL, dal Ministero del lavoro?

Non credo.

Abbiamo bisogno che il numero degli operatori aumenti, in modo da assicurare una assistenza maggiormente personalizzata ai disoccupati, ma abbiamo anche bisogno che i servizi siano erogati in maniera efficiente. In genere gli ecosistemi basati sulla competizione di mercato sono da preferire rispetto a sistemi non concorrenziali, perché la competizione assicura una migliore allocazione delle risorse.

I centri per l’impiego, al momento, non sono esposti alla concorrenza, nel senso che anche se intermediano percentuali minime non ci sono conseguenze. Il personale dei centri, in particolare quello che si occupa di intermediazione, è come un team di atleti che si allena ma non gareggia mai: come fa a diventare competitivo? Sarebbe stato molto meglio, per l’orientamento e la ricollocazione dei beneficiari del reddito di cittadinanza maggiormente impiegabili, puntare maggiormente sulle agenzie per il lavoro, che invece sono abituate a stare sul mercato, hanno rapporti più stretti con le imprese e se non sono efficaci ed efficienti chiudono.

Al contrario, una volta che le Regioni avranno assunto 11.000 dipendenti a tempo indeterminato, se il numero si rivelerà eccessivo o se saranno incapaci di ricollocare un numero significativo di disoccupati sarà impossibile licenziarli e assai difficile destinarli ad altro incarico.

Più in generale, anche i centri per l’impiego dovrebbero essere esposti alla competizione, e per questo motivo finanziati almeno in parte con risorse condizionate al loro tasso di successo, allo stesso modo delle agenzie per il lavoro che svolgono attività di orientamento con risorse pubbliche quali ad esempio la Dote Unica Lavoro Lombardia.

Il Governo, che destina ingenti risorse sul servizio pubblico per l’impiego e riassegna al servizio pubblico un ruolo centrale a scapito degli operatori privati, ripristina un’architettura di sistema che in molte regioni italiane è stata superata da anni senza rimpianti.

Ovviamente è positivo che i centri per l’impiego pubblici siano dotati di strutture adeguate e che il personale che manca o va in pensione sia rimpiazzato, ma le assunzioni previste dal Governo vanno molto oltre queste necessità

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista.  L’articolo rispecchia le opinioni dell’Autore al momento della pubblicazione. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

 

L’orientamento e la Cometa di Halley

Dicevo sabato scorso ai partecipanti al seminario Come formarsi e lavorare nell’orientamento che le oltre 10.000 assunzioni previste dalle Regioni (più le 3.000 da parte di ANPAL Servizi) e il previsto Piano di potenziamento dei Centri per l’impiego sono un evento eccezionale, al pari del passaggio della Cometa di Halley. Un evento della stessa importanza negli ultimi 50 anni si è verificato solo un’altra volta, a fine degli anni ’90, quando i vecchi uffici di collocamento furono trasformati nei centri per l’impiego, con l’obbligo di fornire attività di orientamento a tutte le persone in cerca di lavoro e la risultante diffusione delle figure del consulente di orientamento e dell’addetto alle politiche attive. Da fine anni ’90 l’orientamento è forse la principale attività dei centri per l’impiego, e in molte regioni viene anche erogato in convenzione da soggetti privati quali Agenzie per il lavoro e Agenzie formative accreditate per i servizi di orientamento. Ogni giorno migliaia di disoccupati si rivolgono ai consulenti di orientamento / addetti politiche attive che lavorano all’interno dei centri per l’impiego, delle Agenzie per il lavoro e delle agenzie formative per chiedere supporto su come scegliere un obiettivo professionale, migliorare la propria impiegabilità o rendere più efficace la propria ricerca di lavoro. Nei Centri per l’impiego la soddisfazione per questo servizio è elevata, contrariamente a quella per l’incontro domanda e offerta di lavoro su cui i Centri per l’impiego faticano a ritagliarsi una quota di mercato significativa.

Le 10.000 assunzioni da parte delle Regioni permetteranno di ridurre il numero di disoccupati in carico a ogni operatore dei Centri per l’impiego (in alcuni Centri ogni operatore ha fino a 300 disoccupati in carico) con un netto miglioramento del servizio. Grazie alle nuove assunzioni ogni operatore di orientamento potrà seguire ogni disoccupato in modo molto più puntuale, mentre adesso l’accompagnamento personalizzato in genere non è possibile.

Ovviamente le assunzioni e le nuove attrezzature non basteranno per ridurre la disoccupazione in modo significativo. Ai miei corsisti spiego che l’orientamento è un ingranaggio di un macchinario (quello delle politiche attive) fatto di vari altri ingranaggi (ad esempio la formazione professionale, la possibilità di attivare tirocini, la possibilità di concedere borse lavoro, etc.) e che produce risultati quando anche tutti gli altri ingranaggi girano e le imprese sono incoraggiate ad assumere personale. L’attuale piano di assunzioni straordinario nei Centri per l’impiego, se manca il potenziamento delle altre misure di politica attiva e non si facilitano le assunzioni da parte delle imprese rischia di ridursi a uno spreco di risorse: se nel mulino che gira non si butta grano (posti di lavoro) dalla macina esce solo polvere.

Le previste 10.000 assunzioni da parte delle Regioni (e le 3.000 previste da ANPAL Servizi) avranno anche un impatto eccezionale sulle opportunità di lavoro nel settore.  Sono decenni che nella pubblica amministrazione non si vedeva un piano di assunzioni di queste dimensioni. Le opportunità occupazionali sono ottime anche per chi non ha i requisiti, non supererà i concorsi pubblici o non vuole diventare un dipendente pubblico: immagino che le Regioni preferiranno assumere persone che abbiano già esperienza, vale a dire persone che adesso lavorano nel settore privato presso Agenzie per il lavoro e Agenzie formative accreditate. Se, ammettiamo, 7.000 dei 10.000 nuovi assunti dalle Regioni proverranno dal settore privato, si scatenerà la caccia al consulente di orientamento / addetto alle politiche attive del lavoro anche nel privato.

Dunque, cosa aspetti a iniziare a formarti o, se già lavori nel settore, a migliorare le tue competenze?

Ti segnalo i miei corsi in partenza a breve:

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