Psicologi e orientatori le figure più necessarie per i nuovi centri per l’impiego

 

Secondo dati ANPAL citati stamani da Il Corriere della Sera Online, psicologi e orientatori sono le figure di cui c’è maggiormente bisogno nei centri per l’impiego. I centri per l’impiego, come è noto, sono principale struttura su cui dovrebbe basarsi il previsto reddito di cittadinanza.

L’articolo de Il Corriere della Sera elenca anche una serie di criticità (oltre alla dotazione di personale preparato) che è necessario risolvere per poter attivare il reddito di cittadinanza, in particolare:

  • una banca dati unica nazionale di tutte le offerte di lavoro
  • la possibilità per i CPI di accedere alle banche dati di inps, Agenzia delle entrate, Miur
  • la riduzione i una serie di procedure burocratiche che al momento assorbono l’attività del 50% dei dipendenti dei centri per l’impiego
  • il rinvio ai centri per l’impiego delle sole persone che sono effettivamente in grado di lavorare. Si stima che le persone immediatamente in grado di lavorare siano solo circa un quarto dei 5 milioni di cittadini che potrebbero risolvere il reddito di cittadinanza.

Leggi l’articolo de Il Corriere della Sera

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Il Navigator per la gestione del reddito di cittadinanza

Il programma dell’attuale Governo prevede com’è noto la concessione di un  reddito di cittadinanza  a tutti i cittadini italiani che si trovino in condizione di povertà e abbiano più di 18 anni.

La concessione del reddito di cittadinanza è subordinata alla partecipazione ad attività di orientamento e/o formazione.

Un punto interessante è se il reddito di cittadinanza sarà gestito solo dai servizi pubblici per l’impiego oppure, come già accade nella gran parte delle regioni italiane per le politiche del lavoro esistenti, anche da agenzie private accreditate per l’orientamento e i servizi al lavoro.

Fino a qualche mese fa sembrava che i soggetti privati fossero esclusi, così ad esempio un articolo apparso su Il Corriere della Sera il 28 settembre 2018 segnalava che il Ministero del Lavoro non aveva contatti con Assolavoro, l’associazione delle Agenzie per il lavoro private (Manpower, Randstad, etc.).

Nella puntata del 5 novembre 2018 della trasmissione televisiva Porta a Porta il Ministro Di Maio ha dato qualche informazione in più sul personale che seguirà le persone col reddito di cittadinanza, ribattezzato Navigator:

“Il Navigator fa parte del programma di assunzioni che faremo. Li selezioniamo con un colloquio per trovare altre persone con alto profilo per seguire i giovani che hanno perso il lavoro. (…) L’importante è che la persona che orienta il disoccupato venga pagato in base al numero delle persone orientate”.

Il Navigator: “formerà e  orienterà [il disoccupato] in modo che l’azienda la possa assumere senza doverla formare (…) La formazione non necessariamente deve essere avvenire nei centri per l’impiego; ma anche in un centro privato, in una azienda”.

Ascoltando l’intervista (vedi un estratto) sembra di capire (al minuto 3:06) che i Navigator possano essere anche personale esterno ai centri per l’impiego, appartenente alle Agenzie per il lavoro private.

Un altra informazione utile è che il 2 dicembre i relatori della legge di bilancio hanno presentato un emendamento che prevede che dal 2019 le Regioni potranno assumere fino a 4000 persone da destinare ai centri per l’impiego.

Secondo un mio collega che lavora all’interno di un centro per l’impiego la misura è riferita almeno in parte a personale precario che già lavora presso i centri e che sarà così stabilizzato.

 

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4000 Assunzioni nei centri per l’impiego

In questi giorni è in discussione in parlamento la legge di bilancio 2019. La legge di bilancio, proposta dal Governo, stabilisce le spese pubbliche e le entrate previste per l’anno successivo.

Ieri 2 dicembre i relatori della legge hanno presentato un emendamento che prevede che dal 2019 le Regioni potranno assumere fino a 4000 persone da destinare ai centri per l’impiego.

Vedi la notizia su Il Corriere della Sera.

 

Linkedin collabora coi Centri per l’impiego liguri

Linkedin ha recentemente concluso un accordo di collaborazione con Alfa Liguria, l’Agenzia regionale per il lavoro, la formazione e l’accreditamento che gestisce i Centri per l’impiego della regione Liguria.

Secondo Gianni Berrino, assessore regionale alle Politiche attive del Lavoro: Linkedin rappresenta un valore aggiunto e soprattutto uno strumento agile e immediato, che può dare un supporto fondamentale all’attività dei Centri, oggi interessati da una profonda trasformazione finalizzata all’erogazione di una più vasta gamma di servizi, ma con l’obiettivo finale di incrociare la richiesta di professionalità da parte delle aziende con l’offerta di lavoro. Auspichiamo che dal progetto pilota avviato possa nascere una sempre più capillare e solida collaborazione per un matching sempre più efficace tra bisogni delle aziende e lavoratori.

Fabio Liberati, direttore generale di Alfa: I quattro Centri coinvolti nel progetto – spiega Fabio Liberati, direttore generale di Alfa – grazie alle soluzioni innovative di Linkedin potranno meglio supportare le aziende del territorio ad entrare in contatto con i lavoratori che rispondono alle proprie esigenze. Al tempo stesso, potranno aiutare i lavoratori nell’utilizzo della piattaforma per la ricerca della giusta opportunità lavorativa.

Leggi l’articolo su Il Secolo IXX.

Continua la scarsità di manodopera nel Nord Italia

Un articolo pubblicato su Il Corriere della Sera segnala la scarsità di manodopera segnalata da un’azienda di Oderzo, in provincia di Treviso.

Secondo l’articolo,

Bepi Covre, proprietario a Oderzo, nella grassa provincia trevisana, di un’azienda metalmeccanica che fa componenti per l’arredamento e di un’altra che fa tavole e sedie (soprattutto per Mondo Convenienza, «roba buona perché alla prima “carega” che si rompe, nel nostro settore, hai chiuso»), dice di avere cercato a lungo personale da assumere. «Ne abbiamo 250, ce ne servivano quaranta. Non sono poche, quaranta assunzioni a tempo indeterminato. Con un stipendio di partenza intorno ai 1.300 o addirittura 1.500 euro. Niente da fare. Alla fine, dopo il “decreto dignità” di Di Maio ne ho presi una decina qui della zona e una trentina di varia provenienza. Rumeni, moldavi, indiani, bosniaci, africani… Residenti in Italia, magari nati in Italia, scolarizzati in Italia. Gente che non fa problemi a spostarsi e andar a lavorare dove c’è il lavoro. Gli diamo anche una mano a trovar casa…».

Covre, il titolare, segnala di non aver trovato disoccupati meridionali disponibili a spostarsi:

Ma, dispiace dirlo, non troviamo giovani meridionali disposti a venir su. Non solo io, anche tanti colleghi. C’è un mio amico, importante fornitore di Ikea, oltre 1.200 dipendenti, che ha incaricato le agenzie interinali di fare scouting al Sud per cercare lavoratori disposti a trasferirsi in provincia di Pordenone. Non per lavori in miniera… Soprattutto periti, tecnici, operai specializzati… Niente da fare. Pensi che siamo arrivati a “prenotare” ragazzi che vanno ancora a scuola…».

L’unico ‘meridionale’ viene da Norcia, in provincia di Terni.

Covre, visto che i disoccupati meridionali non sono disponibili a spostarsi, è anche perplesso sull’applicazione del reddito di cittadinanza.

Leggi l’articolo su Il Corriere della Sera.

 

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App e psicologi del lavoro per i nuovi centri per l’Impiego

Come è noto, il progetto del Governo sul reddito di cittadinanza prevede un potenziamento dei servizi per il lavoro, in particolare dei Centri per l’impiego.

Mimmo Parisi, sociologo e docente universitario alla Mississippi State University negli Usa e direttore del National Strategic Planning and Analysis Research Center, è stato incaricato dal Governo di mettere a punto un piano di riorganizzazione dei Centri per l’impiego. Il piano è stato presentato di recente al Ministero del Lavoro.

Un articolo pubblicato su Il Corriere della Sera fornisce alcune informazioni sul contenuto dello studio di Parisi.

Secondo Il Corriere:

Parisi propone la realizzazione di un software per la gestione delle informazioni relative ai richiedenti e di una applicazione per poter accedere al proprio profilo via smartphone. In sostanza chi vorrà il sussidio potrà gestire — potendo — la pratica direttamente dal telefono: ricevere sms (con tanto di link con eventuali notifiche online), ma non solo. Cruciale nel progetto la funzionalità labor exchange (ossia un «incrocio in tempo reale tra domanda e offerte di lavoro»), che nell’applicazione dedicata permette di cercare direttamente un impiego, oltre ad aggiornare i dati su profilo lavorativo e formativo. Dal telefono si potrà controllare anche l’importo disponibile sul proprio account. 

Il piano di Parisi prevede inoltre l’utilizzo di psicologi del lavoro all’interno dei Centri per l’impiego.

La riorganizzazione dei Centri per l’impiego dovrebbe partire già nel prossimo dicembre.

Leggi l’articolo del Corriere della Sera.

 

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Qual è il titolo migliore per lavorare nell’orientamento?

orientamento scelta scolastica

Periodicamente qualche operatore o persona interessata mi scrive chiedendomi  qual è il titolo migliore per lavorare nell’orientamento. La domanda si riferisce non tanto a come acquisire le conoscenze e capacità per lavorare nel settore, ma piuttosto  se c’è e quale sia nel caso un titolo abilitante.

 

Ad esempio se, dopo una laurea, convenga frequentare un master universitario relativo all’orientamento, oppure corsi di specializzazione universitari relativi all’orientamento, oppure corsi non universitari quali ad esempio master non universitari, corsi di qualifica o generici corsi di formazione che non rilasciano una qualifica.

 

La normativa relativa alle figure professionali dell’orientamento è complicata e varia a seconda del tipo di servizi erogati e dei soggetti che finanziano questi servizi. Su Come formarti e lavorare nel settore dell’orientamento ho messo a punto il seminario Come formarti e lavorare nell’orientamento che ti invito a frequentare.

 

Ieri  ero a Genova con Barbara Grillo e un gruppo di colleghi e mentre ascoltavo le loro esperienze formative e strategie professionali mi è venuto in mente che al momento la cosa migliore è forse prendersi una qualifica  regionale relativa all’orientamento. Ad esempio in Lombardia esistono le qualifiche regionali di Orientatore (vedi a p. 627) e Esperto inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati (p.630). Nel medio-lungo periodo mi sembra ovvio che le Amministrazioni regionali chiederanno agli operatori che lavorano nei servizi di orientamento da loro finanziati la qualifica regionale; questo è quello che sta accadendo ad esempio in Emilia Romagna.

 

Fra l’altro, in quelle regioni dove funziona già il dispositivo per la certificazione delle competenze acquisite in contesti non formali (ad esempio Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia), la qualifica può essere presa semplicemente sostenendo un esame, senza necessità di frequentare un corso di formazione. Prendere una qualifica professionale è assai  più agevole ed economico che frequentare ad esempio un master universitario o un master non universitario, i cui costi superano il migliaio di euro (una delle consulenti presenti ci raccontava di un master non universitario del costo di oltre 4.000 €). Al costo va poi aggiunta la scomodità delle trasferte.

 

I dispositivi di certificazione delle competenze acquisite in contesti non formali valorizzano il saper fare e questo aumenta l’utilità, anche ai fini dell’ottenimento del ‘titolo’, di corsi molto operativi come sono i miei.  Inoltre, anche gli attestati rilasciati dai miei corsi possono essere inseriti nel portfolio presentato per l’accertamento di qualifica.

 

Dove trovare i profili professionali relativi all’orientamento? Questo sito li contiene tutti. A chi rivolgersi per la certificazione delle competenze acquisite in contesti non formali?  Al centro per l’impiego o, meglio, all’assessorato regionale alla formazione professionale. Tutto il tema della certificazione delle competenze è spiegato in dettaglio sul mio sito, nella pagina che si apre scorri l’elenco degli articoli.

 

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Arriva il reddito di cittadinanza (e il potenziamento dei servizi per il lavoro)

Un recente articolo di Carlo Cottarelli (per un periodo commissario alla spending review nel Governo Letta e attualmente direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano) fornisce alcuni dati per confrontare il reddito di cittadinanza recentemente approvato in Italia con quello esistente in altri Paesi europei. Mancano dettagli sulla strutturazione finale del reddito di cittadinanza, Cottarelli prende perciò a riferimento la legge sul reddito di cittadinanza presentata dai 5 Stelle nel 2013. Cito dal documento di Cottarelli:

Nella proposta contenuta nel programma di governo, il reddito di cittadinanza spetterebbe a tutti i cittadini italiani che si trovino in condizione di povertà e abbiano più di 18 anni. La soglia di povertà viene individuata nel disegno di legge in un reddito di 780 euro mensili, indipendentemente dal livello della ricchezza (totale delle attività detenute). Chi percepisse un reddito inferiore riceverebbe dallo Stato un’integrazione fino al raggiungimento di tale soglia. In cambio, verrebbe richiesto una disponibilità ad accettare offerte di lavoro. 

In Italia un reddito minimo è stato introdotto nel 2017 con il nome di “reddito di inclusione” (REI); nel 2016 era stata introdotta una misura transitoria, il Sostegno all’Inclusione Attiva (SIA). Quello che differisce da paese a paese è la generosità delle regole che riguardano tale reddito minimo. Se il reddito di cittadinanza fosse introdotto nei termini finora considerati dai suoi proponenti sarebbe il più generoso in Europa in termini monetari e uno dei meno stringenti in termini di obblighi per il beneficiario.

La soglia individuata dal disegno di legge corrisponde a quella di povertà che era stata prevista per il 2014, così come definita da Eurostat, pari a 780 € mensili per una persona singola (con i dati 2016, questa si è alzata a 812 €). Nel disegno di legge si prevede che tutte le persone che percepiscono un reddito netto inferiore a tale soglia raggiungano attraverso un trasferimento dallo stato un reddito di 780 €. Quindi, se una persona dichiara un reddito di 400 €, altri 380 € gli verrebbero versati dallo Stato. Nel caso di un nucleo familiare composto da più di una persona, viene preso in considerazione il reddito percepito dalla famiglia in totale, diviso per il numero dei componenti della famiglia; se questo non raggiunge la soglia, viene integrato dallo Stato. Il reddito di cittadinanza non è poi sottoposto a tassazione.

In nessun paese UE esiste un trattamento simile. L’Italia sarebbe l’unico paese in cui il reddito garantito sarebbe uguale alla soglia di povertà. In tutti i Paesi europei è minore. Si noti che i principali paesi europei garantiscono un reddito molto più basso di quello del reddito di cittadinanza: circa 530 euro in Francia, circa 400 euro in Germania e meno di 400 nel Regno Unito.

Questa relativa generosità del reddito di cittadinanza proposto in Italia, oltre ad avere notevoli conseguenze di costo per le finanze pubbliche, ha dei riflessi anche sull’offerta di lavoro. Difatti, il rischio che una persona rimanga inattiva cresce al crescere del reddito ricevuto in assenza di lavoro. Inoltre, non parametrando l’importo del sussidio rispetto alla zona di residenza, il reddito di cittadinanza risulta più generoso per il Sud del paese dove il costo della vita è, secondo alcune stime, di circa il 16 per cento più basso che nel resto del paese. In termini di costo per le casse dello Stato, questo problema diventa ancor più rilevante se si osserva che la maggioranza dei percettori del reddito di cittadinanza risiederebbe nelle regioni meridionali.

Oltre a un livello di sussidio relativamente elevato, il rischio di un effetto perverso sull’offerta di lavoro proviene anche dal minore collegamento previsto in Italia tra il beneficio e la partecipazione in programmi di attivazione e/o accettazione dell’offerta di lavoro.

Tutti i paesi europei richiedono ai percettori di redditi minimi garantiti di essere disposti a lavorare e nella gran parte questo comporta l’obbligo di adesione e partecipazione a un programma di integrazione sociale e formazione lavorativa, che, se disatteso, comporta la perdita del reddito minimo.
In 10 paesi è obbligatorio accettare qualsiasi offerta di lavoro pena la perdita del beneficio, in 11 qualsiasi offerta appropriata, e in Francia si può rifiutare soltanto una offerta. Altri impongono l’obbligo di svolgere lavori socialmente utili nell’attesa di trovare un’occupazione (ad esempio Lussemburgo e Romania). Questo vuol dire che in 22 paesi è concesso di rifiutare al massimo una offerta di lavoro ritenuta appropriata, e almeno altri due richiedono di accettare obbligatoriamente di svolgere lavori di pubblica utilità durante il periodo di inattività.

In alcuni paesi si perde diritto al sussidio nel momento in cui il cittadino è scoperto svolgere attività in nero oppure il beneficiario si licenzia senza giustificazione (ad esempio in Ungheria). Inoltre, diversi paesi prevedono che i requisiti per accedere al reddito minimo siano rivisti periodicamente: questo implica che al termine del periodo per cui il sussidio è stato garantito, per rimanerne titolari i beneficiari devono dimostrare agli enti preposti (spesso gli stessi centri per l’impiego) che le condizioni reddituali e di ricchezza necessarie per averne diritto permangono.

Invece, il disegno di legge presentato alla Camera prevede come cause di decadenza dal beneficio il rifiuto della terza offerta di lavoro ritenuta congrua (o il fallimento volontario di tre colloqui di lavoro), o la recessione dal lavoro per due volte nell’arco dell’anno solare (il che vuol che una volta accettato un lavoro è concesso di potersi licenziare almeno una volta senza giustificazione non incorrendo nella perdita del beneficio). Quindi, il sistema risulterebbe molto meno stringente di altri omologhi europei.

Il nuovo redditto di cittadinanza richiede l’ampliamento e l’ulteriore miglioramento dei servizi per l’impiego. Un punto interessante è se il reddito di cittadinanza sarà gestito solo dai servizi pubblici per l’impiego oppure, come già accade nella gran parte delle regioni italiane per le politiche del lavoro esistenti, anche da agenzie private accreditate per l’orientamento e i servizi al lavoro. Secondo un articolo apparso oggi su Corriere della Sera Online:

[finora] non sono state minimamente coinvolte le agenzie per il lavoro, come Adecco, Manpower, Gi Group e Randstad e la stessa associazione di rappresentanza, Assolavoro, denuncia di non aver ancora incontrato il ministro del Lavoro Luigi Di Maio.

Nuova grafica del sito Orientamento.it

Ciao, ti segnalo la nuova grafica del mio sito orientamento.it

Il sito adesso è maggiormente ottimizzato per la navigazione da cellulare (la gran parte dei visitatori accede da cellulare)

La foto in primo piano rappresenta una metafora della nostra vita professionale.

Ho inoltre inserito in prima pagina un link alla mia ultima iniziativa, il Registro dei consulenti di carriera italiani, che ti invito a visitare e in cui puoi iscriverti.

 

 

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Le cause culturali e genetiche della riduzione della violenza

Le cause culturali e genetiche della riduzione della violenza

love not war

 

Nel libro Il declino della violenza Steven Pinker (uno scienziato cognitivo canadese, docente ad Harvard)  sostiene in maniera convincente che il tasso di violenza della nostra epoca è enormemente minore di quello in epoche passate. Ad esempio in Inghilterra dal XIII al XX secolo il tasso annuale di omicidi su 100.000 persone è calato da 110 omicidi a meno di 1. I livelli più alti si hanno nelle società primitive, dove manca uno re o uno stato che monopolizzi la violenza. Altri elementi che hanno ridotto la violenza sono un cambiamento del ‘sentire comune’, la diffusione del commercio e addirittura una modifica stabile della personalità umana. Ma vediamo in dettaglio.

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