L’impero romano e noi

La caduta dell’Impero romano d’Occidente e noi

Le condizioni per lo sviluppo economico ed il benessere

La caduta dell’Impero romano è un esempio interessante di come i livelli di benessere materiale non possano essere considerati garantiti per sempre ma devono essere attivamente mantenuti. Da circa 200 anni l’Occidente (Stati Uniti e Paesi di lingua inglese, Europa occidentale), si trova in una fase di benessere e supremazia rispetto alle altre parti del mondo (non abbiamo più i corsari barbareschi che minacciano i trasporti nel Mediterraneo, né Turchi che minacciano i Balcani; la scomparsa dell’URSS ha per il momento indebolito la Russia) ma non è detto che per il futuro tutto questo sia garantito. Questo è il primo di una serie di 2 articoli (l’altro è Lo sviluppo del benessere in Occidente 1500-2014) sulle cause e sul mantenimento del benessere materiale.

Il dominio romano, e soprattutto la pace romana, significarono per l’Occidente europeo e buona parte dell’area mediterranea livelli di benessere e raffinatezza quali non si erano mai visti prima, e, dopo caduta dell’Impero, non si sarebbero rivisti per molti secoli (215 C, numeri e lettere indicano le fonti, vedi sotto bibliografia). I 400 anni che vanno dalla sconfitta dei pirati da parte di Pompeo nel 67 a.C. all’invasione dei Goti del 376 costituiscono il più lungo intervallo di pace interna (pur con alcune guerre civili e continui combattimenti ai confini) che il Mediterraneo abbia mai conosciuto. Fino al terzo secolo la gran parte delle città romane non era dotata di mura difensive (162 C).

La pace e la stabilità politica sono un requisito fondamentale per lo sviluppo economico e il benessere. La guerra e le rivolte all’interno del proprio territorio riducono il benessere perché riducono la popolazione, distruggono infrastrutture e beni di produzione, scardinano l’ordinario svolgimento delle attività produttive.

Per assicurare il benessere materiale è necessario:

  • assicurarsi risorse (popolazione, risorse naturali, capitali, macchinati, tecnologia). Territori e popolazione più ampie assicurano maggiori risorse e perciò maggiori possibilità di sviluppo
  • utilizzare in maniera efficiente ed efficace le risorse disponibili per produrre alti livelli di reddito
  • destinare una parte significativa del reddito ai cittadini e la parte residua allo Stato per la realizzazione di infrastrutture e il continuo miglioramento del sistema economico
  • organizzare la difesa da nemici esterni e interni che possono provocare la distruzione del sistema.

Il peggioramento del benessere seguito alla caduta dell’Impero romano d’Occidente

Alcuni dati possono darci un’idea del peggioramento delle condizioni di vita in Europa occidentale seguito alla caduta dell’Impero romano d’occidente:

  • La specializzazione economica permette di coltivare le colture più adatte alle condizioni climatiche geologiche locali (176 C). Se gli scambi vengono meno gli agricoltori sono costretti a tornare a un’agricoltura mista e quindi meno produttiva (177 C). Successivamente alla caduta dell’Impero d’occidente si ebbe una brusca caduta della produzione alimentare e, anche a causa delle uccisioni dovute alle continue guerre e di una serie di conseguenti epidemie, una rilevante riduzione della popolazione. Molti insediamenti e alcune città vengono abbandonate, altre si spopolano. Dopo la guerra gotica l’Italia aveva non più di 4-5 milioni di abitanti, contro gli 8-10 milioni di abitanti dell’età augustea. La città di Roma, che aveva ancora tra i 600.000 ed il milione di abitanti nel 300, era scesa a 100.000 abitanti all’inizio del regno di Teodorico (490), e poi intorno al 540 la città fu praticamente abbandonata e avviata alla desolazione: molti dei suoi dintorni si erano trasformati in paludi insalubri, la popolazione ormai non raggiungeva più di 20 000 abitanti, addensati per lo più attorno alla basilica di San Pietro (Caduta dell’Impero romano d’Occidente, Wikipedia)
  • scompare l’uso della moneta (137 C)
  • il volume del commercio mediterraneo nel II secolo d.C. sembra sia stato raggiunto di nuovo solo dalla fine del 1600 (123 C)
  • i livelli dell’inquinamento atmosferico da piombo e rame dell’età romana rilevati nella calotta di ghiaccio della Groenlandia sono stati raggiunti di nuovo solo a partire dai secoli 1500 e 1600 (117 C)
  • un’economia specializzata e un esercito professionale richiedevano la diffusione dell’alfabetismo. Tutti gli ufficiali e una parte dei soldati, i funzionari anche di basso livello, i mercanti e almeno una parte degli artigiani sapevano leggere e scrivere (sulle mura delle abitazioni di Pompei sono stati rinvenuti 11.000 graffiti ). Dopo la caduta dell’Impero la percentuale di persone capaci di leggere e scrivere si riduce enormemente; non si trovano più graffiti sui muri delle abitazioni, sulle merci, sulle stoviglie. La capacità di leggere scrivere rimane confinata al clero e anche molti nobili e re (ad esempio Carlo Magno) erano analfabeti o avevano una capacità di lettura e scrittura limitata. (186 e segg. C).
  • in molte parti d’Europa (ad esempio in Inghilterra) l’abitazione standard torna ad essere di legno invece che di mattoni (133 C) e i pavimenti invece che di pietra tornano a essere di terra battuta (134 C). Le dimensioni medie dei monumenti pubblici (ad esempio delle chiese) diminuiscono (181 C)
  • le abitazioni romane, in molti casi anche le stalle, avevano tetti di tegole. Le tegole offrono un riparo migliore dalla pioggia rispetto alle coperture di legno o paglia, e richiedono minore manutenzione. In Italia le tegole tornarono ad essere comuni solo nel tardo medioevo (118 C)
  • la qualità della ceramica utilizzata per la vita quotidiana peggiora drasticamente. In Italia ritroviamo ceramica di buona qualità solo a partire dal 1300 (109 C)
  • grazie a una migliore alimentazione i bovini e sia pure in misura minore anche altri animali, domestici in età romana presentano dimensioni medie maggiori di quelle del medioevo, in cui le dimensioni tornano a livelli preistorici (177 – 178 C)
  • senza l’attività degli ingegneri idraulici romani, varie zone d’Italia (ri)diventano paludose e malariche. Sugli impaludamenti vedi ad esempio: Pianura Padana (bonificata a partire dal 1500), Agro Pontino (bonificato a partire dal 1900), Val di Chiana (bonificata a partire dal 1700), Maremma  (bonificata a partire dal 1800), Agro Romano. Sulla malaria in Italia vedi La malaria fra passato e presente e Cenni storici sulla campagna di eradicazione della malaria in Italia.

Nei territori dell’Impero romano d’Occidente l’attività economica si riduce drasticamente a causa delle invasioni germaniche e unne del 400. L’attività economica nei territori dell’Impero d’Oriente si riduce successivamente al 600 (in particolare nell’Egeo, a seguito delle invasioni degli Slavi e degli Avari nei Balcani e in Grecia). In Siria, Palestina ed Egitto la contrazione economica è invece ridotta perché la conquista araba avvenne rapidamente con effetti negativi limitati del sistema economico.

‘I Romani producevano beni, comprese merci di uso quotidiano, di altissima qualità, in quantità enormi, e poi li diffondevano in tutti gli strati della società.’ (107 C) ‘L’Impero romano aveva incoraggiato lo sviluppo economico in più di un modo. Lo Stato romano ordinava la produzione e la distribuzione di molte merci, soprattutto raccoglieva e ridistribuiva una gran quantità di denaro mediante la tassazione. La fine dello Stato colpì direttamente duramente molti settori, quando ad esempio l’esercito professionale lungo il Reno il Danubio si disintegrò dopo il 400, scomparve anche il potere d’acquisto di decine di migliaia di soldati nelle zone confinarie (stipendiati con l’oro di ogni parte dell’Impero), come pure le fabbriche, come quelle dell’Italia del Nord, che le avevano equipaggiati. (..) Gli imperatori provvedevano inoltre alle infrastrutture che facilitavano il commercio: soprattutto una moneta unica abbondante diffusa in tutto l’Impero e una imponente rete di porti ponti e strade. Lo Stato romano coniava monete non tanto a vantaggio di sudditi, quanto per facilitare la tassazione; e le strade e ponti erano tenuti in ordine per accelerare i movimenti delle truppe e dei messi imperiali. Ma in realtà le monete passavano per le mani di mercanti, commercianti e semplici cittadini assai più spesso che per quelle dei gabellieri; e i carri degli animali da soma percorrevano le strade molto più spesso delle legioni. Con la fine dell’Impero, gli investimenti in queste infrastrutture cessarono di colpo; nel periodo romano ad esempio, le migliorie e le riparazioni apportate alla rete stradale erano un processo ininterrotto, commemorato dall’erezione di pietre miliari con la data; non c’è alcuna prova che esso continuasse sistematicamente oltre l’inizio del 500.’ (161 C).

La produzione di massa è resa possibile dalla complessità economica, ma la complessità economica ‘rende la gente dipendente, per molti dei suoi bisogni materiali, da specialisti o semi specialisti operanti talora centinaia di kilometri di distanza. Le cose funzionavano perfettamente in epoche di stabilità, ma è consumatori diventavano estremamente vulnerabili se per una ragione qualunque le reti di produzione distribuzione venivano interrotte, o se loro stessi non potevano più permettersi di compensare uno specialista. Se la produzione specializzata veniva meno, non era possibile fare subito ricorso a un efficace fai-da-te.’ (167 C). (…) L’enormità della disintegrazione economica che si verificò alla fine dell’Impero fu quasi certamente il diretto risultato di questa specializzazione. Il mondo post-romano ritornò a livelli di semplicità economica addirittura inferiori a quelli di età preromana, con scarso movimento di merci, abitazioni scadenti e manufatti dei più rudimentali. La raffinatezza del periodo romano, che diffondeva merci di alta qualità in tutta la società, aveva distrutto le capacità e le reti locali che nel periodo preromano avevano garantito una complessità economica di secondo livello. Ci vollero secoli perché gli abitanti dell’antico Impero riacquistassero le capacità e le reti regionali che li riportassero ai livelli di qualità dell’epoca preromana. (167 C).

Le cause della caduta dell’Impero romano d’Occidente

A distanza di 1600 anni e con fonti frammentarie è difficile individuare esattamente le relazioni di causa effetto che spiegano la caduta dell’Impero d’Occidente, anche perché fenomeni come la caduta di un impero non sono soggetti a relazioni lineari (su questo punto vedi Ferguson N. (2011) Civilization. The West and the Rest, 295-303).

Tuttavia possiamo dire che oltre a sfortuna e errori/incompetenza personale (ad esempio la decisione di Valente di attaccare battaglia con i Goti ad Adrianopoli nel 378 senza aspettare rinforzi che sarebbero arrivati in 1 o 2 giorni) la caduta dell’Impero d’Occidente fu dovuta all’incapacità di reagire, a partire dalla fine del 300, alle minacce militari in contemporanea di popoli germanici, degli Unni, e dei Persiani. L’esercito romano, tenuto conto anche di sfortuna e di errori/incompetenza, si rivelò troppo piccolo. La battaglia di Adrianopoli in particolare fu il primo e uno degli eventi più disastrosi (per una descrizione -romanzata- della battaglia, vedi Barbero A. (2005) 9 agosto 378. Il giorno dei barbari).

Nel 376 due gruppi molto numerosi di Goti (200.000 persone, di cui 20.000 guerrieri) passano il Danubio, le frontiere sono sguarnite perché l’esercito rimano è impegnato in Oriente contro i Persiani (227 B). Nel 378 i Goti sconfiggono e uccidono ad Adrianopoli l’imperatore Valente (che nel frattempo per combatterli aveva stipulato una pace disonorevole con la Persia) annientando 2/3 dell’esercito campale romano d’oriente e si stabiliscono come gruppo armato e semiautonomo all’interno dell’Impero. Poi devastano più volte l’Italia, saccheggiando Roma nel 410, passano in Gallia e, alleati dei Romani, combattono contro Vandali, Alani e Sassoni in Spagna, stabilendosi poi in Aquitania (nella Francia occidentale) nel 420 come stato indipendente. Nel 490 gran parte della Gallia e della penisola iberica appartiene ai Goti (501 B).

Le frontiere sul Reno vengono nuovamente sguarnite nel 401 e nel 406 per fronteggiare le invasioni dell’Italia da parte dei Goti. Lo scrittore Claudiano, celebrando un successo romano (non definitivo) del 401 sui Goti scrive ‘Lo crederanno i posteri? Quell’aspra Germania popolata di genti un tempo feroce, alle quali una volta la presenza dei sovrani con tutte le milizie era a stento capace di resistere, ora si sottomette a Stilicone [generale romano] e obbedisce ai suoi comandi; né tenta di porre piede nelle terre, sebbene accessibili attraverso la frontiera sguarnita, non varca il fiume e teme di occupare la riva incustodita’. (50 C). Nel 406 dalle frontiere sguarnite passano invece Vandali, Alani e Svevi (circa 100.000 persone, di cui 20.000 armati 247 B) che devastano la Gallia, più Burgundi e Alemanni. Nel 409 Vandali, Alani e Svevi devastano e si dividono gran parte della penisola iberica. Nel 429 Vandali e Alani si trasferiscono in nord Africa che occupano in gran parte dal 440. Risalito il Tevere con la loro flotta, saccheggiano Roma nel 455. Nel 490 agli Svevi rimane invece solo una parte della Galizia (5012 B ).

‘L’Impero non aveva truppe sufficienti per mantenere in piena efficienza le sue difese confinarie mentre era impegnato in grandi campagne altrove. La perdita dell’Occidente non è una storia di grande battaglie campali, come quella di Adrianopoli eroicamente perduta dai Romani sul campo. L’ultima grande battaglia di questo periodo, quella dei Campi Catalaunici del 451, fu in realtà una vittoria romana soltanto grazie all’aiuto dei Visigoti. L’Occidente andò perduto per la sua incapacità di impegnare con successo e respingere gli invasori. Questa prudenza davanti al nemico, la decisiva impossibilità di ricacciarlo oltreconfine sono spiegate dalla grande difficoltà di raccogliere eserciti abbastanza numerosi da garantire la vittoria. L’evitare le battaglie portò a una lenta erosione della posizione di Roma, ma impegnare il nemico su vasta scala sarebbe equivalso a rischiare la catastrofe immediata in un colpo solo’. (51 C)

La perdita del gettito fiscale

Le continue distruzioni e l’occupazione di territori da parte dei popoli germanici portarono un drastico calo del gettito fiscale dell’Impero, e quindi della spesa e della capacità militare.

‘La perdita delle ricche province nordafricane, che andò ad aggiungersi a una riduzione di quasi sette ottavi del gettito fiscale proveniente dalle altre zone dell’Impero, fu un vero disastro per il bilancio dello Stato romano d’Occidente. Una serie di disposizioni adottate dopo il 440 dimostrano in modo chiaro quanto la situazione finanziaria fosse grave. (…) Con la legge del 24 gennaio 440, si annullarono tutti i precedenti decreti di esenzione o riduzione fiscale emessi dall’imperatore. Con la legge del 4 giugno dello stesso anno si abolì la pratica per cui i funzionari imperiali erano autorizzati a prelevare per se stessi una percentuale extra nella riscossione dei tributi. Il 14 marzo 441 ci fu un ulteriore giro di vite: le terre date in affitto annuale dallo Stato, che godevano di particolari privilegi fiscali, da quel momento in poi avrebbero pagato le tasse ordinarie, e lo stesso valeva per quelle appartenenti alla chiesa’. (361-362 B). Nel 444 Valentiniano III istituì una nuova tassa sulle vendite. ‘Nel suo preambolo a questa legge l’imperatore riconosceva l’urgenza di rafforzare l’esercito con ulteriori spese, ma lamentava la situazione contingente in cui ‘dai contribuenti esausti non si potevano trarre risorse sufficienti a provvedere di vitto e vestiario non solo le nuove reclute, ma lo stesso esercito esistente’. (55 C). ‘La base impositiva dell’Impero d’Occidente diminuì assai sensibilmente proprio nel momento di più urgente bisogno di fondi; lo sgravio di quattro quinti delle tasse che il governo imperiale fu costretto a concedere alle province dell’Italia centrale e meridionale nel 413 ci dà una chiara indicazione dell’entità della perdita’. (54 C). Il buco fiscale provocato dalla perdita del Nordafrica ‘deve aver comportato per l’esercito almeno 40.000 fanti o 20.000 cavalieri in meno. Una riduzione che mediamente andò ad aggiungersi a quella già avvenuta dopo il 405: nel 420 (…) Le gravi perdite subite dall’esercito di campo erano state rattoppate, anziché col reclutamento di nuovi soldati, promuovendo le truppe di guarnigione.’ (363).

Tuttavia il ragionamento sulla perdita di fanti o cavalieri è solo teorico, perché non tiene conto di possibili difficoltà di reclutamento dovute alla riduzione di popolazione provocata dalle devastazioni delle varie zone dell’Impero e del fatto che la formazione di militari da combattimento richiedeva anni. ‘Vegezio, autore di un manuale militare risalente al tardo IV secolo o alla prima metà del V, apriva la sua opera con un capitolo intitolato ‘I Romani vinsero tutti i popoli solo grazie al loro addestramento militare’, e qui sottolinea la tesi che senza addestramento l’esercito romano non sarebbe riuscito a nulla: ‘Cosa potevano fare le esigue forze romane contro le orde dei Galli? E il soldato romano, piccolo di statura, cosa poteva usare contro l’alto Germano?’. (44 C). ‘A differenza dei Romani, che per la loro potenza militare si affidavano un esercito professionale (e quindi alla tassazione), i maschi liberi del mondo germanico consideravano il combattere un dovere, un segno di prestigio e forse anche un piacere. Di conseguenza, un gran numero di loro era esperto di guerra – in una percentuale sulla popolazione molto più alta che Roma. A poca distanza dalle frontiere del Reno e del Danubio vivevano decine di migliaia di uomini educati a considerare la guerra un’occupazione virile gloriosa, e che avevano il fisico giusto dell’addestramento di base per mettere in pratica questi ideali’. (63 C). Per rimpolpare l’esercito nel 406 si arrivò addirittura ad arruolare gli schiavi (55 C). Nel 440 si revocò formalmente la legge che proibiva ai cittadini romani di portare armi (62 C). Tuttavia, in situazioni di emergenza, con le stesse risorse economiche conveniva assoldare soldati mercenari barbari, e in effetti l’esercito romano del 400 era costituito in buona parte da barbari.

Il ruolo delle guerre civili

Fra i molti ulteriori fattori che contribuirono alla caduta dell’Impero d’Occidente le continue guerre civili e gli intrighi di corte per assumere il ruolo di imperatore ebbero un ruolo estremamente rilevante. ‘Da 217 fino al collasso dell’Impero d’Occidente ci furono pochissimi periodi senza guerre civili. Alcuni di questi conflitti furono molto brevi ed altri confinati solo a una zona specifica dell’Impero; in altri casi i conflitti furono combattuti su scala molto grande e per molti anni’ (408 A). Ad esempio ‘Durante l’importantissimo periodo 407 – 413 l’imperatore Onorio (residente in Italia) venne sfidato, spesso contemporaneamente, da una sorprendente schiera di usurpatori: un imperatore marionetta sostenuto dai Goti (Attalo); due usurpatori in Italia (Costantino III e Giovino); uno in Spagna (Massimo) ed un altro in Africa (Eracliano)’. (…) Le guerre civili ‘spesso avevano la precedenza sulla lotta contro i barbari. Come osserva sarcasticamente una fonte contemporanea: ‘L’imperatore [Onorio], pur non avendo successo contro i nemici esterni, ebbe molta fortuna contro gli usurpatori’. Non è difficile dimostrare quanto queste guerre civili compromettessero i tentativi romani di bloccare le incursioni germaniche. Nel 407 Costantino III [un usurpatore] entrò in Gallia dalla Britannia come pretendente al trono. Il risultato di questo colpo di Stato fu che Onorio, quando ebbe da fronteggiare la seconda invasione gotica dell’Italia nel 408, non poté ricorrere agli eserciti del Nord. Benché ottenesse l’aiuto militare del suo collega d’Oriente e di un contingente di mercenari Unni, Onorio con i suoi generali non si sentì mai tanto forte da impegnare i Goti in campo aperto durante i quattro anni della loro permanenza in Italia; e nessun tentativo fu fatto per vendicare l’umiliazione del sacco di Roma nel 410.’ (56-57 C). Questo fenomeno fu aggravato dalla marginalizzazione del Senato romano. Fino al 300 i senatori furono gli unici che potessero assumere comandi militari e amministrativi, e diventare imperatori, ma successivamente incarichi militari e il ruolo di imperatore poterono essere assunti anche da appartenenti all’ordine equestre e più in generale da semplici soldati. (410 A). I senatori erano pochi di numero e dunque molto più semplici da controllare; mentre con la nuova situazione per diventare imperatore non servivano più reti politiche o reputazione familiare, ma semplicemente l’abilità di ottenere supporto dalla propria truppa (409 A).

L’integrazione nell’Impero dei popoli germanici

Nonostante i tentativi dei Goti (matrimonio di Ataulfo con Galla Placidia)  e dei Vandali (matrimonio di Unnerico con Eudocia), i Romani evitarono fino all’ultimo di legittimare gruppi barbari nella leadership dell’Impero. Questo comportamento sembrò cambiare nel 455, quando il Gallo – Romano Avito fu riconosciuto imperatore grazie anche al supporto del Goto Teodorico II (di cui era stato precettore), ma in seguito Avito fu assassinato proprio per il risentimento di senatori e generali d’Italia verso questa politica.

Così, nessuno dei regni che nacque dalle invasioni barbariche fu sufficientemente duraturo. I Goti vennero attaccati e sconfitti nel 535 dall’Impero d’Oriente. I domini italiani dell’Impero d’Oriente vennero attaccati dai Longobardi. I Longobardi guerreggiarono a lungo in Italia con l’Impero d’Oriente e furono poi sconfitti in nord Italia da Carlo Magno, il cui regno si frammentò circa 30 anni dopo la sua morte. I territori che costituivano la Provincia d’Italia sotto Diocleziano (292 d.c.) tornano a far parte di un unico Stato solo dopo 1400 anni (nel 1918, con l’eccezione della Corsica).

Paradossalmente, la situazione economica in Italia e in Europa occidentale si deteriorò così tanto perché non emerse nessuna potenza in grado di assicurare la pace a territori estesi per periodi sufficientemente lunghi. Se grazie all’alleanza coi Romani una stirpe di re germanici fosse riuscita ad assumere il ruolo di imperatore d’Occidente si avrebbe avuto solo un cambio di leadership e un ritorno alla stabilità, e lo stesso se il dominio dell’Impero d’Oriente sull’Italia fosse stato più solido.

Se un tuo vicino ti vuole male, o lo uccidi o trovi modo di fargli cambiare idea. Col senno di poi, possiamo dire che da un certo punto di vista la caduta dell’Impero d’Occidente fu dovuta alla cattiva integrazione nell’Impero dei popoli germanici. Nei 400 anni dallo stabilimento della frontiera sul Reno e sul Danubio, la politica degli imperatori romani verso i popoli germanici fu soprattutto di sterminio e intimidazione, finché, quando si presentò l’occasione, i popoli germanici dilagarono nell’Impero. L’enorme differenziale di ricchezza fra i territori dell’Impero e i territori dei popoli germanici costituì continuamente un potente magnete. Non potendo acquisire livelli significativi di ricchezza con metodi pacifici, l’unica opzione per i popoli germanici rimase la guerra.

Dal 12 a.c., l’Imperatore Augusto provò a inglobare nell’Impero i territori fino all’Elba (e i loro abitanti) ma questa politica ebbe una importante battuta d’arresto con l’annientamento delle legioni di Varo nella selva di Teutoburgo nel 9 d.c.  Da quel momento questa opzione non fu più portata avanti.

Quali indicazioni per il nostro tempo

Dalle vicende dell’Impero romano possiamo trarre alcune conclusioni sulle modalità ottimali di relazionarsi ad altri popoli:

  1. non far crescere troppo le diseguaglianze di tipo economico
  2. includi e condividi, in modo che combattere non sembri conveniente
  3. non esasperare mancando di rispetto
  4. mantieni sempre strutture militari e intelligence efficaci.

La strategia dell’Europa Occidentale è stata finora appropriata verso i Paesi dell’Est europeo, che sono stati inglobati nell’Unione Europea. Meno appropriata è la politica verso Medio Oriente e Sud Mediterraneo, che difetta nei punti 1, 2, 3. Riguardo al punto 3, il sostegno degli Stati Uniti (di cui siamo alleati) a Israele e l’intervento degli Stati Uniti in Iraq (a cui hanno partecipato anche Paesi europei) stanno portando a una radicalizzazione dei popoli del Medio Oriente e del sud Mediterraneo.

In un articolo su Il Messaggero del 6 settembre 2015 Romano Prodi scrive: Mentre è stato possibile organizzare una politica di apertura e di accoglienza dei paesi in precedenza parte dell’Unione Sovietica ( paesi che sembrano dimenticare quanto è stato fatto per loro) non si è mai trovato un accordo per una politica africana, nemmeno  limitata ai paesi della sponda sud del mediterraneo. I leader del Nord Europa si sono sempre opposti allacreazione della Banca del Mediterraneo. Hanno ugualmente respinto il progetto di creare università comuni con professori e studenti europei ed africani. Non è stato nemmeno preso in esame un progetto ( chiamato l’anello degli amici) che prevedeva la possibilità di accordi bilaterali e volontari fra l’Unione Europea e tutti i paesi con essa confinanti, dalla Bielorussia fino al Marocco, passando per l’Ucraina, la Siria, l’Egitto, Israele e la Libia. Il risultato di tutto questo è che di amici attorno a noi ne abbiamo sempre meno, sopratutto a Sud, proprio di fronte alle nostre coste. Occorre quindi un cambiamento radicale della politica europea. Sarà certo complesso e costoso ma costerà sempre meno della gestione di un flusso di migranti senza limiti e senza regole. I tragici avvenimenti di questi giorni ci hanno obbligato a prendere atto della necessità di gestire l’emergenza. Ora bisogna prepararci a costruire il futuro di un mondo ormai irresistibilmente globale.

Valuta questo articolo 1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (2 votes, average: 4,00 out of 5)

Loading...

Cronologia successiva

476 Odoacre, un generale barbaro dell’esercito romano, detronizza l’imperatore Romolo Augustolo e diventa primo re d’Italia.  Con questo evento si considera terminato l’Impero d’Occidente.

493-526 Il Goto Teodorico, col supporto dell’Impero d’Oriente, sconfigge Odoacre e diventa a sua volta re d’Italia. Teodorico era re degli Ostrogoti, una stirpe gota che fino a quel momento era rimasta ai margini dell’Impero (erano stanziati in Pannonia e soggetti agli Unni), da non confondersi coi Goti che dopo aver sconfitto Valente si erano stanziati in Gallia.

535-553 Guerra gotica. Ostrogoti e Bizantini si danno battaglia in Italia per 18 anni. Questo comporta ulteriori gravi distruzioni di gran parte dell’Italia, con rilevante riduzione della popolazione, anche per fame e epidemie, abbandono delle città, sterminio di una parte consistente dei senatori (altri senatori si rifugiano a Costantinopoli).

568 invasione dell’Italia da parte dei Longobardi e conflitti a più riprese con i Bizantini fino al 633. Il Senato romano si scioglie intorno al 580, l’aula del Senato viene trasformata in una chiesa.

774 Intervento di Carlo Magno in Italia, fine del Regno Longobardo nel nord Italia. 800 Fondazione dell’Impero Carolingio sotto Carlo Magno. 843 Divisione dell’Impero carolingio.

Fonti principali sulla caduta dell’Impero romano d’Occidente

  • Goldsworthy A. (2009) How Rome Fell. Nel testo i rimandi a questa fonte sono seguiti dalla lettera A
  • Heather P. (trad. it. 2006) La caduta dell’Impero romano. Nel testo i rimandi a questa fonte sono seguiti dalla lettera B
  • Ward-Perkins B. (trad. it. 2010) La caduta di Roma e la fine della civiltà. Nel testo i rimandi a questa fonte sono seguiti dalla lettera C
  • Wikipedia, varie voci.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Un pensiero riguardo “L’impero romano e noi”

Scrivici cosa ne pensi