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Ho inoltre inserito in prima pagina un link alla mia ultima iniziativa, il Registro dei consulenti di carriera italiani, che ti invito a visitare e in cui puoi iscriverti.

 

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

 

Le cause culturali e genetiche della riduzione della violenza

Le cause culturali e genetiche della riduzione della violenza

love not war

 

Nel libro Il declino della violenza Steven Pinker (uno scienziato cognitivo canadese, docente ad Harvard)  sostiene in maniera convincente che il tasso di violenza della nostra epoca è enormemente minore di quello in epoche passate. Ad esempio in Inghilterra dal XIII al XX secolo il tasso annuale di omicidi su 100.000 persone è calato da 110 omicidi a meno di 1. I livelli più alti si hanno nelle società primitive, dove manca uno re o uno stato che monopolizzi la violenza. Altri elementi che hanno ridotto la violenza sono un cambiamento del ‘sentire comune’, la diffusione del commercio e addirittura una modifica stabile della personalità umana. Ma vediamo in dettaglio.

Leggi tutto “Le cause culturali e genetiche della riduzione della violenza”

L’uso delle costellazioni familiari nelle attività di consulenza di carriera

L’uso delle costellazioni familiari nelle attività di consulenza di carriera

 

costellazioni familiari

Come ricercatore e operatore del settore sono interessato a tecniche nuove che migliorino o espandano le possibilità di intervento delle attività di consulenza di carriera, d’altra parte mi preoccupo che le tecniche che segnalo siano validate scientificamente. In questo caso invece abbiamo una tecnica (quella delle costellazioni familiari) che:

  1. non possiamo provare che funzioni. Ci sono solo alcuni operatori e alcuni loro utenti che dicono di averne tratto beneficio.
  2. ammesso che la tecnica funzioni, non ci sono spiegazioni affidabili del perché funzioni. Non è possibile cioè spiegarne il funzionamento con un ragionamento causale basato su teorie scientifiche.

Dunque, il rischio che la tecnica sia inefficace o addirittura dannosa è estremamente alto. Perciò parlerò delle costellazioni familiari per la consulenza di carriera solo a fini informativi (che cos’è, come è strutturata) ma non ne raccomando l’utilizzo.

 

Come funziona la tecnica delle costellazioni familiari per la consulenza di carriera

In estrema sintesi, la tecnica delle costellazioni familiari è basata sull’ipotesi che i problemi personali siano dovuti a relazioni disarmoniche sviluppate nella famiglia di origine (intesa in senso ampio, a comprendere anche parenti e antenati). Ad esempio, i genitori possono avere aspettative che contrastano con le aspirazioni dei figli. Il trattamento consiste nello svelare le relazioni fra i membri della famiglia di origine attraverso il role playing. Una persona che rappresenta la persona che ha il problema (cosiddetto ‘costellato’) si mette in piedi al centro di una stanza e altre persone che impersonano gli altri membri della famiglia le si dispongono intorno in posizioni e distanze variabili (la vicinanza indica vicinanza affettiva, e viceversa). Altre persone impersonano concetti astratti, quali ad esempio il Problema, l’Affetto, la Violenza Familiare, etc. La tecnica ipotizza che i sostituti dei familiari possano avere accesso alla coscienza di chi rappresentano, e per questo motivo vengono interrogati dal conduttore su ciò che sentono verso il costellato. Un conduttore di costellazioni familiari scrive a riguardo (vedi Clemente C. (2012) Il Lavoro dei tuoi sogni. Trovalo, inventalo, vivilo con le costellazioni familiari. p.14.) che ‘Il fenomeno è difficilmente spiegabile, ma l’esperienza ha dimostrato che funziona sempre’. La collocazione fra i diversi partecipanti viene modificata sulla base dei contenuti che emergono.

Anche i problemi lavorativi dipenderebbero da relazioni familiari problematiche. Ad esempio, un manager può proiettare su un subalterno un fratello minore o un figlio, e per questo tenderà a occuparsi di lui come ci si occupa di un familiare e non di una persona. Per questo sarà incapace di sanzionarlo quando necessario. Grazie alla pesa di coscienza ottenuta svolgendo la costellazione familiare il manager potrà modificare la percezione del dipendente vedendolo solo come un dipendente e non un figlio a cui badare. (Clemente, p.17).

Quando la costellazione familiare viene svolta in impresa, utilizzando i colleghi di lavoro come soggetti impersonanti, la metodologia cambia in maniera sostanziale. Le modalità operative rimangono le stesse ma non viene più rappresentata e indagata la famiglia di origine, solo concetti astratti e riferiti al lavoro (Clemente, p. 15).

 

Un esempio di trattamento (ripreso dal libro di Clemente, p.22-25)

Fabiano è un fotografo freelance di lunga esperienza e molto apprezzato nel suo ambiente, tuttavia è insoddisfatto perché ha l’impressione di sabotare il suo successo, mandando a monte incarichi importanti; rimane così in una situazione economica precaria.

Il padre, bancario, ha sempre creduto nella necessità di un lavoro sicuro e per questo è sempre stato insoddisfatto della scelta di Fabiano. Dalla costellazione emerge che da una parte Fabiano preferisce la situazione attuale, dall’altra,  per amore del padre, sabota inconsciamente la propria affermazione professionale.

Durante la costellazione vengono messi nello spazio un rappresentante di Fabiano, uno del padre e uno che rappresenta il successo professionale.

(citato dal libro) Il rappresentante di Fabiano si dirige subito da una parte e si mette a guardare fuori dalla finestra. Quello del padre rimane all’estremo opposto a guardare il figlio. L’obiettivo resta ai margini e dopo un po’ si siede. In sostanza Fabiano si comporta come se il padre non ci fosse e cerca di escluderlo  emotivamente dalla sua  vita e  dalle sue decisioni. Contemporaneamente, però, si sente debole. Ciò che risulta evidente è che più cerca di allontanarlo, più la sua debolezza aumenta e Fabiano si comporta in modo tale da confermare le convinzioni della famiglia: più il padre è tenuto a distanza, più le convinzioni del padre sembrano corrette. Ho chiesto a Fabiano di avvicinarsi al padre e, per quello che gli era possibile, di appoggiarsi a lui e ho chiesto al rappresentante del padre di dire: «Non condivido le tue scelte ma sono tuo padre, per quello che posso ci sono per te e ti supporto». È importante far notare che fino a quando Fabiano è stato distante, il suo obiettivo si è sentito debole e di poca importanza, quasi evanescente. Fabiano non vedeva né il padre né, tantomeno, l’obiettivo. Quando, invece, si è avvicinato al genitore, anche l’obiettivo ha iniziato a sentirsi più forte e consistente. È lo stesso rappresentante dell’obiettivo che si è rialzato e ha detto: «Ora sento di avere un posto in questa costellazione» (…) Come ulteriore strumento gli propongo di immaginare che, ai futuri colloqui con clienti, il padre sia insieme a lui e di riconnettersi alle stesse sensazioni che ha avuto nella costellazione quando il padre lo sosteneva da dietro.

 

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Come funzionano i ‘concorsi su misura’ nelle università

Come funzionano i ‘concorsi su misura’ nelle università

aula universitaria

Un articolo pubblicato oggi su Il Corriere della Sera spiega in che modo le commissioni vi valutazione riescono ad aggirare le procedure e ad  assumere candidati che sono già stati scelti. Ad esempio (cito dall’articolo):

‘Nel 2015 l’Università di Roma 3 bandisce un concorso di II fascia (professore associato) nel settore di filosofia morale. La cosiddetta legge Gelmini sul reclutamento permette di specificare il profilo del docente esclusivamente tramite uno o più settori disciplinari. Se vuoi assumere un traduttore, non puoi cioè specificare «deve aver tradotto Guerra e pace» ma soltanto la lingua richiesta. Filosofia morale, dicevo. All’articolo 1 del bando, però, spunta il «particolare riguardo» alla cittadinanza, al confine, allo spazio e perfino al potere della filosofia francese, tedesca e italiana contemporanea (sic). L’università è un microcosmo e i settori disciplinari sono dei quartieri in cui più o meno si conoscono tutti o è facile risalire ai residenti. Tra gli abilitati, ce n’è uno che ha pubblicato libri come Topografie politiche. Spazio urbano, cittadinanza, confini in Walter Benjamin e Jacques Derrida e Italian Theory. Dall’operaismo alla biopolitica. Suonano familiari? L’autore è il predestinato. Il concorso è stato cucito su di lui. Alcune settimane più tardi, trionferà sugli altri sventurati che hanno fatto domanda.’

 

L’autrice dell’articolo suggerisce, vista la situazione, di permettere la chiamata diretta abolendo i concorsi (semplice ‘perdita di tempo e soldi’) e creare meccanismi punitivi per università che reclutano personale inadeguato.

Una soluzione è abolire il valore legale del titolo di studio, il fatto cioè che una laurea presa alla Bocconi valga a fini legali quanto una laurea presa  in una università agli ultimi posti per qualità dell’insegnamento. E ugualmente, subordinare la gran parte dei finanziamenti pubblici a ogni università alla qualità della didattica e della produzione scientifica.

Leggi l’articolo su Il Corriere della Sera.

L’uso del Photolangage nel colloquio d’orientamento

L’uso del Photolangage nel colloquio d’orientamento

photolangage

Il Photolangage (il termine Photolangage è un marchio registrato) è una tecnica sviluppata in Francia a partire dal 1965. Il Photolangage può essere utilizzato negli ambiti più diversi, ad esempio nell’orientamento, risorse umane, abuso di sostanze, relazioni e sessualità, disturbi alimentari, bullismo, etc.

 

La tecnica consiste semplicemente nell’utilizzare set di fotografie (opportunamente scelte per il loro potere evocativo) all’interno del colloquio individuale o durante attività in piccolo gruppo. Agli utenti viene posta una domanda e si chiede di dare scegliere una o più fotografie che simboleggiano una risposta.

 

Nell’ambito di un colloquio di orientamento individuale possiamo ad esempio avere domande del tipo:

  • Quali sono i tuoi punti forti? Scegli due fotografie che li rappresentano
  • Scegli una foto che rappresenta la tua situazione professionale attuale
  • Scegli una foto che rappresenta i vantaggi della scelta A e un’altra che rappresenta i vantaggi della scelta B (lo stessa richiesta può essere fatta con riferimento agli svantaggi di ciascuna delle due scelte).

 

Nel colloquio individuale il Photolangage prevede i seguenti passaggi (1):

  1. Spiegazione al cliente dello strumento e delle modalità del suo utilizzo (circa 10 minuti)
  2. Formulazione della domanda da parte del consulente
  3. Scelta delle foto da parte dell’utente (circa 10 minuti)
  4. Presentazione e commento delle foto da parte dell’utente (10-15 minuti)
  5. Colloquio utente- consulente sul tema del colloquio

 

In un contesto di piccolo gruppo i passaggi sono gli stessi, con la differenza che tutti i partecipanti scelgono le foto allo stesso tempo, e successivamente, seduti in circolo, ognuno condivide con gli altri il motivo per cui la foto che ha scelto lo ha colpito, con riferimento alla domanda formulata dal facilitatore all’inizio dell’attività.

 

Alcune persone incontrano difficoltà a rendersi conto di quello che pensano o sentono e/o a verbalizzarlo. Lo scopo del Photolangage è facilitare l’emersione e la comunicazione al consulente e/o ai pari  di tali pensieri ed emozioni. Il Photolangage è una delle tante tecniche espressive.  Il Photolangage non va usato come un test proiettivo, il consulente/facilitatore non deve interpretare la scelta delle foto.

 

In questo periodo sto preparando un corso per operatori su come utilizzare le tecniche espressive nell’orientamento. Vedi alla pagina dei miei corsi se è già in calendario e/o scrivimi direttamente (l.evangelista chiocc orientamento.it) per segnalare il tuo interesse.

 

Nota 1. Le informazioni sulle modalità del colloquio individuale sono state ricavate da Belise C. (2017) Photolangage pour l’entretien individuel. Orientation et evolution professionelle.

 

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L’uso delle tecniche espressive nell’orientamento

L’uso delle tecniche espressive nell’orientamento

orientamento scelta scolastica

I colloqui e le altre attività di orientamento sono spesso rivolti a far emergere e a discutere pensieri e emozioni  relativi alla vita professionale. Alcuni utenti incontrano difficoltà a rendersi conto di quello che pensano o sentono e/o a verbalizzarlo.

Queste difficoltà possono essere risolte con l’uso delle tecniche espressive. Le tecniche espressive si basano sul linguaggio simbolico, che è una modalità espressiva e comunicativa basata su ‘cose’ o azioni che stimolano l’elaborazione e l’emergenza di pensieri e/o emozioni attraverso la loro rappresentazione. Queste tecniche invitano la persona a riflettere e a comunicare all’operatore quello che pensano o sentono attraverso un mezzo intermedio (un medium).

Può trattarsi ad esempio di:

  • un disegno / un collage. Esempio: disegna il percorso della tua vita professionale fino a questo momento / fai un collage che rappresenti il percorso della tua vita professionale fino a questo momento
  • una Esempio: fra le 20 foto in questo tavolo scegline due che rappresentano la tua vita professionale
  • un manufatto: fai un oggetto di creta / col lego che rappresenti la tua vita professionale fino a questo momento / fra gli oggetti su questo tavolo scegline uno che rappresenti la tua vita professionale
  • una storia: racconta la tua vita professionale come se tu fossi un cavaliere alla ricerca del sacro graal
  • altro a piacere: scegli una canzone che rappresenti la tua vita professionale / se la tua vita professionale fosse un animale, che animale sarebbe? / etc.

 

Possiamo classificare le tecniche a seconda del mezzo intermedio utilizzato. Ad esempio

  • Immagini: foto, disegni, poster, mosaici, etc.
  • Parole o frasi: stimolare la produzione di analogie verbali
  • Oggetti: creare oggetti con materiali vari o scegliere oggetti
  • Storie
  • Altro: musica, danza, teatro, etc.

 

Il mezzo permette di pensare / sentire / parlare di qualcosa che non è chiaro o non si riesce ad esprimere agendo a seconda dei casi come:

  • un catalizzatore di emozioni e pensieri e/o
  • uno spunto di conversazione con l’operatore.

 

L’uso delle tecniche espressive è utile con tutte quelle tipologie di utenti che:

  • hanno difficoltà a riconoscere le proprie emozioni
  • hanno difficoltà a scrivere (per basso livello culturale o scarsa conoscenza dell’italiano)
  • hanno poco tempo a disposizione: le tecniche espressive, se ben utilizzate, permettono di arrivare rapidamente al punto.

 

L’uso delle tecniche espressive richiede sempre che l’operatore abbia chiaro, preliminarmente,  qual è l’obiettivo del colloquio o dell’attività, e che tipo di informazione vuole ottenere dall’utente. Non basta cioè far fare semplicemente un disegno per svolgere un colloquio di orientamento efficace. Lo stesso criterio vale del resto anche per i colloqui condotti nella modalità classica con domande e risposte.

 

In questo periodo sto preparando un corso per operatori su come utilizzare le tecniche espressive nell’orientamento. Vedi alla pagina dei miei corsi se è già in calendario e/o scrivimi direttamente (l.evangelista chiocc orientamento.it) per segnalare il tuo interesse.

 

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Tecnica del bilancio di competenze: strategie di mobilità professionale

Tecnica del bilancio di competenze: strategie di mobilità professionale

bilancio di competenze

 

Il bilancio di competenze è anche un esercizio di problem solving. Il cliente porta la propria insoddisfazione professionale, e il nostro compito è aiutarlo a individuare nuove opportunità professionali e un piano d’azione per raggiungerle.  Spesso la soluzione più semplice è che il nostro cliente continui a svolgere lo stesso ruolo in un’azienda dello stesso settore, ma ci sono due strategie alternative di mobilità professionale che è utile tenere a mente:

 

STESSO RUOLO IN UN SETTORE DIVERSO: il nostro cliente potrebbe continuare a svolgere lo stesso lavoro ma in un settore diverso. Ad esempio un contabile che ha esaurito gli stimoli in una agenzia assicurativa potrebbe cercare lavoro come contabile in una società sportiva, in una azienda di moda o in una NGO. Questa strategia è utile per avvicinarsi a un settore di interesse per cui purtroppo non si è sviluppata una professionalità specifica.

 

RUOLO DIVERSO NELLO STESSO SETTORE: il nostro cliente potrebbe svolgere un lavoro diverso (in alcuni casi a contenuto professionale più elevato) nello stesso settore. Ad esempio un contabile potrebbe riconvertirsi in un addetto al controllo di gestione (ruolo dello stesso livello) o in un responsabile del controllo di gestione (ruolo professionale più elevato). Se questa riconversione avviene all’interno della stessa impresa, meglio, ci sono meno imprevisti.

 

Assai più difficile è arrivare a svolgere immediatamente un RUOLO DIVERSO IN UN SETTORE DIVERSO. Se l’obiettivo è di questo tipo, conviene adottare una strategia di mobilità professionale in due fasi: prima cercare di svolgere lo stesso ruolo nel nuovo settore che interessa e solo dopo cercare di cambiare ruolo.

 

Se vuoi fare il tuo bilancio di competenze vai a questa pagina. Se invece sei un consulente di orientamento e vuoi imparare a svolgere bilanci di competenze vai a questa pagina.

Vedi anche:

  1. Tecnica del bilancio di competenze: come identificare professioni coerenti con le caratteristiche personali
  2. Tecnica del bilancio di competenze: cos’è un obiettivo professionale
  3. Tecnica del bilancio di competenze: come valutare nuove possibilità professionali
  4. Tecnica del bilancio di competenze: come gestire prospettive di analisi conflittuali

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I profili che mancano in Italia secondo Manpower

profili mancanti

Secondo una indagine condotta nel 2018 da Manpower, le professioni che le aziende faticano maggiormente a reperire in Italia sono le seguenti:

  • Operai Specializzati
  • Ingegneri Elettronici e Ingegneri specializzati in diversi campi tra cui Verification and Validation, Optical, PLC, Computer Vision e Machine Learning
  • Tecnici
  • Addetti Vendita
  • Data Scientists
  • programmatori Java/PHP
  • specialisti Cybersecurity
  • Cloud Architects
  • eCommerce Manager
  • sistemisti Linux.

Vedi l’indagine. Leggi anche il mio articolo Quali sono i settori dove c’è lavoro?

Tecnica del bilancio di competenze: come gestire prospettive di analisi conflittuali

Tecnica del bilancio di competenze: come gestire prospettive di analisi conflittuali

Bilancio di competenze

A cosa serve il bilancio di competenze

Nella consulenza di carriera  il bilancio di competenze può essere definito come:

una tecnica che con opportuni strumenti (schede pedagogiche, test psicoattitudinali, etc.) rileva e rende manifeste al soggetto quelle  caratteristiche personali utilizzabili sul lavoro al fine di definire un obiettivo professionale  e mettere a punto un piano d’azione per raggiungerlo.

In genere le persone chiedono di fare un bilancio di competenze perché sono a una svolta (ad esempio sono stati licenziati e non vogliono o non possono più svolgere il lavoro precedente ) o desiderano imprimere una svolta alla propria vita professionale. Per questo motivo è utile aiutare il cliente a immaginare più di un futuro professionale. Questo richiede l’analisi di tutte le competenze personali (comprese quelle che potrebbero  essere utilizzate in lavori diversi e non solo di quelle utilizzate nell’ultimo lavoro), l’esplicitazione degli interessi e dei valori professionali personali, anche se divergenti rispetto al percorso di carriera più recente, e un atteggiamento di creatività e ottimismo nell’individuare nuove professioni o ruoli  professionali su cui valutare se investire.

 

Le fasi del bilancio di competenze

Il bilancio di competenze per la consulenza di carriera prevede tre fasi fondamentali:

 

  1. Foto del cliente. In questa fase si aiuta il cliente a mappare le proprie competenze e a esplicitare i propri interessi, valori e aspirazioni professionali. Si portano alla luce anche esperienze remote nel tempo ed esperienze in ambiti extra lavorativi, quali ad esempio nella vita familiare, nel tempo libero e/o nel volontariato. L’analisi di interessi, valori e aspirazioni professionali cerca di far emergere anche interessi e aspirazioni che il cliente aveva accantonato.

 

  1. Foto del contesto. Questa fase prevede la definizione di uno o più obiettivi professionali e dei piani d’azione per raggiungerli. L’obiettivo professionale può essere riferito a un settore economico (‘Voglio lavorare nel sociale’), a una professione specifica (‘Voglio lavorare come assistente sociale’ –può trattarsi di un lavoro già svolto in passato o di un lavoro mai svolto), a una tipologia diversa di contratto per una professione già svolta ‘Voglio mettermi in proprio’, etc. L’obiettivo e il piano d’azione corrispondente vengono confermati, modificati o abbandonati grazie a un processo iterativo basato sulle informazioni raccolte nella ricerca sul campo. Il processo ricorda la potatura degli alberi. Inizialmente si incoraggia la crescita di vari germogli (cioè di più di un obiettivo professionale coerente con interessi, valori professionali e capacità del cliente), e poi dopo un’analisi attenta di ogni obiettivo professionale si tagliano (cioè si abbandonano o si riformulano) gli obiettivi più difficili da realizzare.

 

  1. Accompagnamento. Questa fase comincia una volta che il cliente ha messo a punto il piano (o i piani) d’azione definitivi. A seconda dei casi l’accompagnamento può prevedere supporto durante la ricerca di lavoro (in questi casi gli incontri saranno in genere previsti a distanza settimanale, in modo da sostenere la motivazione) oppure a intervalli più lunghi (mensili o semestrali) se il piano d’azione prevede percorsi di apprendimento. In questo articolo non mi dilungo su questa fase.

 

Quattro prospettive di analisi potenzialmente conflittuali

Nel nostro lavoro col cliente durante il bilancio di competenze possiamo così individuare quattro prospettive di analisi:

  • L’analisi delle competenze personali (nella fase 1)
  • L’analisi delle modalità di sviluppo delle competenze (nella fase 2, durante la stesura dei piani d’azione)
  • L’analisi di desiderabilità dei possibili obiettivi professionali (nella fase 1, durante l’analisi di interessi e valori professionali)
  • L’analisi di fattibilità dei possibili obiettivi professionali (nella fase 2, durante l’identificazione degli obiettivi professionali e la stesura dei relativi piani d’azione)

 

Alcune di queste prospettive di analisi confliggono fra loro.

 

L’analisi delle competenze personali confligge con l’identificazione di ipotesi di sviluppo delle competenze.

 

Se il cliente, durante la fase di mappatura, analizza le proprie competenze pensando già a quali sviluppare e a come svilupparle svolgerà una mappatura incompleta, trascurando l’identificazione e l’analisi di quelle competenze che ritiene poco utili o difficilmente sviluppabili. Questo atteggiamento è rischioso perché il consulente potrebbe suggerire modalità di utilizzo e sviluppo delle competenze omesse a cui il cliente non aveva pensato. Nella fase di analisi delle competenze è utile invece favorire l’emergere di nuove possibilità (analisi di desiderabilità), chiedendo ad esempio ‘In quali professioni le piacerebbe utilizzare questa sua capacità tecnica?’

 

L’analisi di desiderabilità di possibili obiettivi professionali confligge con  l’analisi di fattibilità.

 

Se il cliente analizza i propri interessi e valori professionali e identifica obiettivi professionali provvisori pensando già alla fattibilità dei possibili obiettivi la sua creatività sarà limitata, e spesso ci proporrà solo obiettivi professionali uguali o molto simili alla sua ultima esperienza lavorativa. Questo atteggiamento è rischioso perché il consulente potrebbe conoscere modalità concrete per il raggiungimento di obiettivi professionali che il cliente non ha esplicitato ritenendoli irrealistici.

 

In generale i nostri clienti hanno informazioni incomplete sulle possibilità professionali  e sui relativi percorsi di professionalizzazione, e spesso utilizzano euristiche inadeguate. Per questi motivi i risultati della loro riflessione professionale sono spesso parziali. Durante il bilancio di competenze dobbiamo perciò  impedire che il cliente faccia da solo e in maniera affrettata i vari passaggi della scelta professionale.

 

La soluzione è tenere distinti i diversi momenti di analisi. Questo viene fatto invitando il cliente a svolgere un passaggio per volta, senza pensare a quelli successivi, e proponendo al cliente attività (e relative schede) che si focalizzano su un punto di analisi per volta. Ad esempio conviene evitare attività che chiedono al cliente di descrivere tutte le sue capacità tecniche e allo stesso tempo identificare già possibili professioni  dove utilizzarle. La domanda sarà perciò In quali professioni le piacerebbe utilizzare questa sua capacità tecnica? (analisi di desiderabilità) e non In quali professioni potrebbe utilizzare questa sua capacità tecnica? (analisi di fattibilità). E ugualmente conviene evitare attività che chiedono al cliente di identificare interessi e valori professionali ‘realistici’.

 

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Tecnica del bilancio di competenze: come identificare professioni coerenti con le caratteristiche personali

obiettivo professionale

Un momento critico dei percorsi di bilancio di competenze è come passare dalla ‘fotografia professionale’ del cliente all’individuazione di professioni che il cliente desidera svolgere e per cui mette a punto dei piani d’azione.

 

La fotografia professionale è una sintesi di tutti gli elementi emersi durante la fase iniziale del bilancio di competenze, ad esempio capacità trasferibili, conoscenze e capacità tecniche, valori e interessi professionali, atteggiamenti. L’obiettivo professionale, cioè risultato che il cliente vuole raggiungere grazie al bilancio di competenze, viene definito sulla base di questi elementi.

 

Alcuni clienti confermano il proprio interesse verso professioni o settori economici in cui hanno già lavorato; altri clienti indicano invece alcune nuove professioni o settori economici di interesse già durante la fase di costruzione della fotografia professionale. Rimane un terzo caso, quello in cui il cliente non è interessato alle professioni e ai settori economici in cui ha già lavorato e non ne ha in mente altri.

 

Come aiutarlo in questi casi?

 

La soluzione è cercare sui repertori professionali professioni coerenti con le caratteristiche del cliente. I repertori professionali sono raccolte di profili professionali cioè di descrizioni di professioni. Per ogni professione viene indicato il nome, le principali mansioni, le capacità personali necessarie, i percorsi formativi ottimali, eventuali abilitazioni richieste dalla legge, i livelli di reddito, le prospettive occupazionali.

 

Come si utilizzano i repertori professionali? Se il cliente è interessato a lavorare nel settore artistico lo si inviterà a scorrere le professioni che nel repertorio sono indicate raggruppate nell’area artistica  (in questo caso il parametro di ricerca sono gli interessi professionali) e a segnalarci quelle che lo attirano maggiormente. Se il valore professionale principale del cliente è lavorare a contatto con la natura allora si inviterà il cliente a fare una ricerca di tutte le professioni svolte in tutto o in parte all’aria aperta (in questo caso il parametro di ricerca sarà quello dei valori professionali). Se il cliente si riconosce buone capacità analitiche allora lo si inviterà a fare una ricerca di tutte le professioni che richiedono buone capacità analitiche e a segnalarci quelle che ritiene più interessanti (in questo caso il parametro utilizzato sarà quello delle capacità trasferibili).

 

Un elenco di repertori professionali è a questa pagina. Il problema è che la gran parte dei repertori professionali permette di fare una ricerca solo sulla base degli interessi professionali. C’è però qualche repertorio professionale (ad esempio lo statunitense 0’ Net) che permette di utilizzare un numero di parametri maggiore.

 

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