Corsi a Cagliari e Empoli, date aggiuntive

bandiera sardegna

A richiesta di gruppi di operatori, ho messo a calendario date aggiuntive dei miei corsi. In particolare:

Sono inoltre confermati:

Tutte le informazioni sono nelle pagine lincate.

Svolti di recente:

  • Genova 6-7 Ottobre Laboratorio
  • Torino 29-30 Settembre Laboratorio
  • Empoli 8-9 Settembre Laboratorio
  • Milano 16-17 Giugno Laboratorio
  • Milano 4-6 Maggio Cassetta
  • Milano 13-15 Aprile Cassetta

Qual è il titolo migliore per lavorare nell’orientamento?

orientamento scelta scolastica

Periodicamente qualche operatore o persona interessata mi scrive chiedendomi  qual è il titolo migliore per lavorare nell’orientamento. La domanda si riferisce non tanto a come acquisire le conoscenze e capacità per lavorare nel settore, ma piuttosto  se c’è e quale sia nel caso un titolo abilitante.

 

Ad esempio se, dopo una laurea, convenga frequentare un master universitario relativo all’orientamento, oppure corsi di specializzazione universitari relativi all’orientamento, oppure corsi non universitari quali ad esempio master non universitari, corsi di qualifica o generici corsi di formazione che non rilasciano una qualifica.

 

Per quel che ne so in Italia non esiste ancora una normativa a livello nazionale relativa alle figure professionali dell’orientamento, perciò per chi lavora come libero professionista offrendo i suoi servigi a singole persone non esistono requisiti. Requisiti sono invece fissati dalle pubbliche amministrazioni che finanziano attività di orientamento, ma ogni pubblica amministrazione si regola come meglio crede. Qualche anno fa ho scritto una panoramica della situazione che ti invito a leggere.

 

Ieri  ero a Genova con Barbara Grillo e un gruppo di colleghi e mentre ascoltavo le loro esperienze formative e strategie professionali mi è venuto in mente che al momento la cosa migliore è forse prendersi una qualifica  regionale relativa all’orientamento. Ad esempio in Lombardia esistono le qualifiche regionali di Orientatore (vedi a p. 627) e Esperto inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati (p.630). Nel medio-lungo periodo mi sembra ovvio che le Amministrazioni regionali chiederanno agli operatori che lavorano nei servizi di orientamento da loro finanziati la qualifica regionale; questo è quello che sta accadendo ad esempio in Emilia Romagna.

 

Fra l’altro, in quelle regioni dove funziona già il dispositivo per la certificazione delle competenze acquisite in contesti non formali (ad esempio Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia), la qualifica può essere presa semplicemente sostenendo un esame, senza necessità di frequentare un corso di formazione. Prendere una qualifica professionale è assai  più agevole ed economico che frequentare ad esempio un master universitario o un master non universitario, i cui costi superano il migliaio di euro (una delle consulenti presenti ci raccontava di un master non universitario del costo di oltre 4.000 €). Al costo va poi aggiunta la scomodità delle trasferte.

 

I dispositivi di certificazione delle competenze acquisite in contesti non formali valorizzano il saper fare e questo aumenta l’utilità, anche ai fini dell’ottenimento del ‘titolo’, di corsi molto operativi come sono i miei.  Inoltre, anche gli attestati rilasciati dai miei corsi possono essere inseriti nel portfolio presentato per l’accertamento di qualifica.

 

Dove trovare i profili professionali relativi all’orientamento? Questo sito li contiene tutti. A chi rivolgersi per la certificazione delle competenze acquisite in contesti non formali?  Al centro per l’impiego o, meglio, all’assessorato regionale alla formazione professionale. Tutto il tema della certificazione delle competenze è spiegato in dettaglio sul mio sito, nella pagina che si apre scorri l’elenco degli articoli.

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni e le informazioni in possesso dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Arriva il reddito di cittadinanza (e il potenziamento dei servizi per il lavoro)

Un recente articolo di Carlo Cottarelli (per un periodo commissario alla spending review nel Governo Letta e attualmente direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano) fornisce alcuni dati per confrontare il reddito di cittadinanza recentemente approvato in Italia con quello esistente in altri Paesi europei. Mancano dettagli sulla strutturazione finale del reddito di cittadinanza, Cottarelli prende perciò a riferimento la legge sul reddito di cittadinanza presentata dai 5 Stelle nel 2013. Cito dal documento di Cottarelli:

Nella proposta contenuta nel programma di governo, il reddito di cittadinanza spetterebbe a tutti i cittadini italiani che si trovino in condizione di povertà e abbiano più di 18 anni. La soglia di povertà viene individuata nel disegno di legge in un reddito di 780 euro mensili, indipendentemente dal livello della ricchezza (totale delle attività detenute). Chi percepisse un reddito inferiore riceverebbe dallo Stato un’integrazione fino al raggiungimento di tale soglia. In cambio, verrebbe richiesto una disponibilità ad accettare offerte di lavoro. 

In Italia un reddito minimo è stato introdotto nel 2017 con il nome di “reddito di inclusione” (REI); nel 2016 era stata introdotta una misura transitoria, il Sostegno all’Inclusione Attiva (SIA). Quello che differisce da paese a paese è la generosità delle regole che riguardano tale reddito minimo. Se il reddito di cittadinanza fosse introdotto nei termini finora considerati dai suoi proponenti sarebbe il più generoso in Europa in termini monetari e uno dei meno stringenti in termini di obblighi per il beneficiario.

La soglia individuata dal disegno di legge corrisponde a quella di povertà che era stata prevista per il 2014, così come definita da Eurostat, pari a 780 € mensili per una persona singola (con i dati 2016, questa si è alzata a 812 €). Nel disegno di legge si prevede che tutte le persone che percepiscono un reddito netto inferiore a tale soglia raggiungano attraverso un trasferimento dallo stato un reddito di 780 €. Quindi, se una persona dichiara un reddito di 400 €, altri 380 € gli verrebbero versati dallo Stato. Nel caso di un nucleo familiare composto da più di una persona, viene preso in considerazione il reddito percepito dalla famiglia in totale, diviso per il numero dei componenti della famiglia; se questo non raggiunge la soglia, viene integrato dallo Stato. Il reddito di cittadinanza non è poi sottoposto a tassazione.

In nessun paese UE esiste un trattamento simile. L’Italia sarebbe l’unico paese in cui il reddito garantito sarebbe uguale alla soglia di povertà. In tutti i Paesi europei è minore. Si noti che i principali paesi europei garantiscono un reddito molto più basso di quello del reddito di cittadinanza: circa 530 euro in Francia, circa 400 euro in Germania e meno di 400 nel Regno Unito.

Questa relativa generosità del reddito di cittadinanza proposto in Italia, oltre ad avere notevoli conseguenze di costo per le finanze pubbliche, ha dei riflessi anche sull’offerta di lavoro. Difatti, il rischio che una persona rimanga inattiva cresce al crescere del reddito ricevuto in assenza di lavoro. Inoltre, non parametrando l’importo del sussidio rispetto alla zona di residenza, il reddito di cittadinanza risulta più generoso per il Sud del paese dove il costo della vita è, secondo alcune stime, di circa il 16 per cento più basso che nel resto del paese. In termini di costo per le casse dello Stato, questo problema diventa ancor più rilevante se si osserva che la maggioranza dei percettori del reddito di cittadinanza risiederebbe nelle regioni meridionali.

Oltre a un livello di sussidio relativamente elevato, il rischio di un effetto perverso sull’offerta di lavoro proviene anche dal minore collegamento previsto in Italia tra il beneficio e la partecipazione in programmi di attivazione e/o accettazione dell’offerta di lavoro.

Tutti i paesi europei richiedono ai percettori di redditi minimi garantiti di essere disposti a lavorare e nella gran parte questo comporta l’obbligo di adesione e partecipazione a un programma di integrazione sociale e formazione lavorativa, che, se disatteso, comporta la perdita del reddito minimo.
In 10 paesi è obbligatorio accettare qualsiasi offerta di lavoro pena la perdita del beneficio, in 11 qualsiasi offerta appropriata, e in Francia si può rifiutare soltanto una offerta. Altri impongono l’obbligo di svolgere lavori socialmente utili nell’attesa di trovare un’occupazione (ad esempio Lussemburgo e Romania). Questo vuol dire che in 22 paesi è concesso di rifiutare al massimo una offerta di lavoro ritenuta appropriata, e almeno altri due richiedono di accettare obbligatoriamente di svolgere lavori di pubblica utilità durante il periodo di inattività.

In alcuni paesi si perde diritto al sussidio nel momento in cui il cittadino è scoperto svolgere attività in nero oppure il beneficiario si licenzia senza giustificazione (ad esempio in Ungheria). Inoltre, diversi paesi prevedono che i requisiti per accedere al reddito minimo siano rivisti periodicamente: questo implica che al termine del periodo per cui il sussidio è stato garantito, per rimanerne titolari i beneficiari devono dimostrare agli enti preposti (spesso gli stessi centri per l’impiego) che le condizioni reddituali e di ricchezza necessarie per averne diritto permangono.

Invece, il disegno di legge presentato alla Camera prevede come cause di decadenza dal beneficio il rifiuto della terza offerta di lavoro ritenuta congrua (o il fallimento volontario di tre colloqui di lavoro), o la recessione dal lavoro per due volte nell’arco dell’anno solare (il che vuol che una volta accettato un lavoro è concesso di potersi licenziare almeno una volta senza giustificazione non incorrendo nella perdita del beneficio). Quindi, il sistema risulterebbe molto meno stringente di altri omologhi europei.

Il nuovo redditto di cittadinanza richiede l’ampliamento e l’ulteriore miglioramento dei servizi per l’impiego. Un punto interessante è se il reddito di cittadinanza sarà gestito solo dai servizi pubblici per l’impiego oppure, come già accade nella gran parte delle regioni italiane per le politiche del lavoro esistenti, anche da agenzie private accreditate per l’orientamento e i servizi al lavoro. Secondo un articolo apparso oggi su Corriere della Sera Online:

[finora] non sono state minimamente coinvolte le agenzie per il lavoro, come Adecco, Manpower, Gi Group e Randstad e la stessa associazione di rappresentanza, Assolavoro, denuncia di non aver ancora incontrato il ministro del Lavoro Luigi Di Maio.

Formazione per operatori di orientamento

formazione orientamento

Per migliorare le tue competenze nel settore dell’orientamento puoi iscriverti  a uno dei miei corsi in aula o a distanza:

 

 

 

 

Maggiori informazioni alle pagine lincate.

Temi e servizi sottovalutati nello sviluppo dei servizi per il lavoro

 

In un post molto interessante pubblicato qualche giorno fa, il mio collega Sergio Bevilacqua, che da 30 anni collabora con Lombardia lavoro e con altri servizi pubblici per l’impiego, ripercorre lo sviluppo dei servizi per l’impiego, passati da una logica assistenziale all’approccio attuale basato su vari strumenti di politica attiva per il lavoro.

Dal suo osservatorio privilegiato, Bevilacqua si interroga anche sulle occasioni perdute, su servizi e approcci che cioè non sono stati finora sviluppati come avrebbero dovuto. Bevilacqua segnala in particolare:

  • i servizi di orientamento
  • la valutazione dell’efficacia dei servizi per il lavoro
  • l’integrazione fra servizi per il lavoro e servizi sociali e fra servizi per il lavoro e servizi per lo sviluppo economico.

 

L’articolo è disponibile sul sito di SLO Sviluppo Lavoro Organizzazione

Formazione sull’orientamento Settembre-Novembre 2018

formazione orientamento

Buongiorno, ti ricordo i miei corsi in aula previsti nei prossimi mesi:

a MILANO: 26, 27, 28 Ottobre 2018. Leggi le valutazioni dei partecipanti alle ultime edizioni

I miei corsi a distanza

ALTRA FORMAZIONE a richiesta e presso il Committente

 

Per contatti puoi inviarmi un a mail a l.evangelista* orientamento.it o chiamarmi al *38.4640.194 (metti un 3 al posto dell’asterisco).

Nuova grafica del sito Orientamento.it

Ciao, ti segnalo la nuova grafica del mio sito orientamento.it

Il sito adesso è maggiormente ottimizzato per la navigazione da cellulare (la gran parte dei visitatori accede da cellulare)

La foto in primo piano rappresenta una metafora della nostra vita professionale.

Ho inoltre inserito in prima pagina un link alla mia ultima iniziativa, il Registro dei consulenti di carriera italiani, che ti invito a visitare e in cui puoi iscriverti.

 

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

 

Le cause culturali e genetiche della riduzione della violenza

Le cause culturali e genetiche della riduzione della violenza

love not war

 

Nel libro Il declino della violenza Steven Pinker (uno scienziato cognitivo canadese, docente ad Harvard)  sostiene in maniera convincente che il tasso di violenza della nostra epoca è enormemente minore di quello in epoche passate. Ad esempio in Inghilterra dal XIII al XX secolo il tasso annuale di omicidi su 100.000 persone è calato da 110 omicidi a meno di 1. I livelli più alti si hanno nelle società primitive, dove manca uno re o uno stato che monopolizzi la violenza. Altri elementi che hanno ridotto la violenza sono un cambiamento del ‘sentire comune’, la diffusione del commercio e addirittura una modifica stabile della personalità umana. Ma vediamo in dettaglio.

Leggi tutto “Le cause culturali e genetiche della riduzione della violenza”

L’uso delle costellazioni familiari nelle attività di consulenza di carriera

L’uso delle costellazioni familiari nelle attività di consulenza di carriera

 

costellazioni familiari

Come ricercatore e operatore del settore sono interessato a tecniche nuove che migliorino o espandano le possibilità di intervento delle attività di consulenza di carriera, d’altra parte mi preoccupo che le tecniche che segnalo siano validate scientificamente. In questo caso invece abbiamo una tecnica (quella delle costellazioni familiari) che:

  1. non possiamo provare che funzioni. Ci sono solo alcuni operatori e alcuni loro utenti che dicono di averne tratto beneficio.
  2. ammesso che la tecnica funzioni, non ci sono spiegazioni affidabili del perché funzioni. Non è possibile cioè spiegarne il funzionamento con un ragionamento causale basato su teorie scientifiche.

Dunque, il rischio che la tecnica sia inefficace o addirittura dannosa è estremamente alto. Perciò parlerò delle costellazioni familiari per la consulenza di carriera solo a fini informativi (che cos’è, come è strutturata) ma non ne raccomando l’utilizzo.

 

Come funziona la tecnica delle costellazioni familiari per la consulenza di carriera

In estrema sintesi, la tecnica delle costellazioni familiari è basata sull’ipotesi che i problemi personali siano dovuti a relazioni disarmoniche sviluppate nella famiglia di origine (intesa in senso ampio, a comprendere anche parenti e antenati). Ad esempio, i genitori possono avere aspettative che contrastano con le aspirazioni dei figli. Il trattamento consiste nello svelare le relazioni fra i membri della famiglia di origine attraverso il role playing. Una persona che rappresenta la persona che ha il problema (cosiddetto ‘costellato’) si mette in piedi al centro di una stanza e altre persone che impersonano gli altri membri della famiglia le si dispongono intorno in posizioni e distanze variabili (la vicinanza indica vicinanza affettiva, e viceversa). Altre persone impersonano concetti astratti, quali ad esempio il Problema, l’Affetto, la Violenza Familiare, etc. La tecnica ipotizza che i sostituti dei familiari possano avere accesso alla coscienza di chi rappresentano, e per questo motivo vengono interrogati dal conduttore su ciò che sentono verso il costellato. Un conduttore di costellazioni familiari scrive a riguardo (vedi Clemente C. (2012) Il Lavoro dei tuoi sogni. Trovalo, inventalo, vivilo con le costellazioni familiari. p.14.) che ‘Il fenomeno è difficilmente spiegabile, ma l’esperienza ha dimostrato che funziona sempre’. La collocazione fra i diversi partecipanti viene modificata sulla base dei contenuti che emergono.

Anche i problemi lavorativi dipenderebbero da relazioni familiari problematiche. Ad esempio, un manager può proiettare su un subalterno un fratello minore o un figlio, e per questo tenderà a occuparsi di lui come ci si occupa di un familiare e non di una persona. Per questo sarà incapace di sanzionarlo quando necessario. Grazie alla pesa di coscienza ottenuta svolgendo la costellazione familiare il manager potrà modificare la percezione del dipendente vedendolo solo come un dipendente e non un figlio a cui badare. (Clemente, p.17).

Quando la costellazione familiare viene svolta in impresa, utilizzando i colleghi di lavoro come soggetti impersonanti, la metodologia cambia in maniera sostanziale. Le modalità operative rimangono le stesse ma non viene più rappresentata e indagata la famiglia di origine, solo concetti astratti e riferiti al lavoro (Clemente, p. 15).

 

Un esempio di trattamento (ripreso dal libro di Clemente, p.22-25)

Fabiano è un fotografo freelance di lunga esperienza e molto apprezzato nel suo ambiente, tuttavia è insoddisfatto perché ha l’impressione di sabotare il suo successo, mandando a monte incarichi importanti; rimane così in una situazione economica precaria.

Il padre, bancario, ha sempre creduto nella necessità di un lavoro sicuro e per questo è sempre stato insoddisfatto della scelta di Fabiano. Dalla costellazione emerge che da una parte Fabiano preferisce la situazione attuale, dall’altra,  per amore del padre, sabota inconsciamente la propria affermazione professionale.

Durante la costellazione vengono messi nello spazio un rappresentante di Fabiano, uno del padre e uno che rappresenta il successo professionale.

(citato dal libro) Il rappresentante di Fabiano si dirige subito da una parte e si mette a guardare fuori dalla finestra. Quello del padre rimane all’estremo opposto a guardare il figlio. L’obiettivo resta ai margini e dopo un po’ si siede. In sostanza Fabiano si comporta come se il padre non ci fosse e cerca di escluderlo  emotivamente dalla sua  vita e  dalle sue decisioni. Contemporaneamente, però, si sente debole. Ciò che risulta evidente è che più cerca di allontanarlo, più la sua debolezza aumenta e Fabiano si comporta in modo tale da confermare le convinzioni della famiglia: più il padre è tenuto a distanza, più le convinzioni del padre sembrano corrette. Ho chiesto a Fabiano di avvicinarsi al padre e, per quello che gli era possibile, di appoggiarsi a lui e ho chiesto al rappresentante del padre di dire: «Non condivido le tue scelte ma sono tuo padre, per quello che posso ci sono per te e ti supporto». È importante far notare che fino a quando Fabiano è stato distante, il suo obiettivo si è sentito debole e di poca importanza, quasi evanescente. Fabiano non vedeva né il padre né, tantomeno, l’obiettivo. Quando, invece, si è avvicinato al genitore, anche l’obiettivo ha iniziato a sentirsi più forte e consistente. È lo stesso rappresentante dell’obiettivo che si è rialzato e ha detto: «Ora sento di avere un posto in questa costellazione» (…) Come ulteriore strumento gli propongo di immaginare che, ai futuri colloqui con clienti, il padre sia insieme a lui e di riconnettersi alle stesse sensazioni che ha avuto nella costellazione quando il padre lo sosteneva da dietro.

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Come funzionano i ‘concorsi su misura’ nelle università

Come funzionano i ‘concorsi su misura’ nelle università

aula universitaria

Un articolo pubblicato oggi su Il Corriere della Sera spiega in che modo le commissioni vi valutazione riescono ad aggirare le procedure e ad  assumere candidati che sono già stati scelti. Ad esempio (cito dall’articolo):

‘Nel 2015 l’Università di Roma 3 bandisce un concorso di II fascia (professore associato) nel settore di filosofia morale. La cosiddetta legge Gelmini sul reclutamento permette di specificare il profilo del docente esclusivamente tramite uno o più settori disciplinari. Se vuoi assumere un traduttore, non puoi cioè specificare «deve aver tradotto Guerra e pace» ma soltanto la lingua richiesta. Filosofia morale, dicevo. All’articolo 1 del bando, però, spunta il «particolare riguardo» alla cittadinanza, al confine, allo spazio e perfino al potere della filosofia francese, tedesca e italiana contemporanea (sic). L’università è un microcosmo e i settori disciplinari sono dei quartieri in cui più o meno si conoscono tutti o è facile risalire ai residenti. Tra gli abilitati, ce n’è uno che ha pubblicato libri come Topografie politiche. Spazio urbano, cittadinanza, confini in Walter Benjamin e Jacques Derrida e Italian Theory. Dall’operaismo alla biopolitica. Suonano familiari? L’autore è il predestinato. Il concorso è stato cucito su di lui. Alcune settimane più tardi, trionferà sugli altri sventurati che hanno fatto domanda.’

 

L’autrice dell’articolo suggerisce, vista la situazione, di permettere la chiamata diretta abolendo i concorsi (semplice ‘perdita di tempo e soldi’) e creare meccanismi punitivi per università che reclutano personale inadeguato.

Una soluzione è abolire il valore legale del titolo di studio, il fatto cioè che una laurea presa alla Bocconi valga a fini legali quanto una laurea presa  in una università agli ultimi posti per qualità dell’insegnamento. E ugualmente, subordinare la gran parte dei finanziamenti pubblici a ogni università alla qualità della didattica e della produzione scientifica.

Leggi l’articolo su Il Corriere della Sera.