Bilancio di competenze, fine di un mito

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Recensione a Ruffini C., Sarchielli V. (a cura di), Il bilancio di competenze – Nuovi sviluppi, Franco Angeli 2001,

I nuovi sviluppi a cui si riferisce il titolo sono quelli della sperimentazione del bilancio condotta negli anni 1998/2000 dalla Regione Emilia Romagna in collaborazione con lo Studio Meta di Bologna. Il libro segue idealmente Il bilancio di competenze pubblicato nel 1999 a cura di Selvatici A., e D’Angelo M.G. che dava conto delle attività svolte nel periodo 1996/1997.

Il libro (a cui ci riferiamo d’ora in avanti come Nuovi Sviluppi) contiene una versione rivista e abbreviata (cap.1.) del percorso di bilancio strutturato già apparso ne Il bilancio di competenze, e una miscellanea di saggi dedicati a vari aspetti della sperimentazione 98/2000: l’utilizzo del bilancio nelle imprese (cap.2), l’utilizzo dell’Analisi Transazionale nel procedimento di bilancio (cap.3), indicazioni per la supervisione dei consulenti di bilancio (cap.3), un’esperienza di bilancio con un gruppo operatori della formazione professionale (cap.4), l’utilizzo dell’analisi delle competenze e delle risorse psicosociali ai fini dell’incrocio fra domanda e offerta di lavoro (cap.4).

La parte più importante del libro (a parte il percorso di bilancio strutturato, utile a chi cerca dei materiali da utilizzare praticamente nella sua pratica di bilancio), è senz’altro l’introduzione di Bresciani, di Studio Meta.
Dall’introduzione sembra infatti di capire che (finalmente!) anche in Emilia Romagna si comincia a riconoscere la legittimità dell’utilizzo di percorsi di autovalutazione a fini orientativi e solo orientativi. E diciamo finalmente perché questa posizione, che può sembrare scontata, nell’impostazione iniziale non lo era affatto.

Come è noto, le attività di orientamento con soggetti giovani e adulti in cerca di lavoro non possono limitarsi all’insegnamento delle tecniche di ricerca di lavoro. Nel mercato del lavoro attuale i soggetti sono costretti a una continua manutenzione della propria impiegabilità, e questo richiede un obiettivo e un progetto professionale. L’individuazione di un obiettivo e la costruzione del progetto professionale non può prescindere da un’analisi di sé, delle proprie capacità e aspirazioni. Tale analisi risulta più facile se svolta con l’aiuto di un consulente di orientamento, e molto più facile se il consulente utilizza strumenti strutturati appositamente costruiti per rendere più agevole il processo di analisi di sé e di costruzione di un progetto. Questi strumenti consistono non in test, che tendono a produrre soggetti passivi, le cui scelte devono essere indirizzate da specialisti, ma in semplici schede (come quelle pubblicate anche su Nuovi Sviluppi) che hanno appunto lo scopo di facilitare la riflessione. Si tratta di strumenti semplici, ma non di meno di grande utilità.

Schede di questo tipo sono utilizzate anche nel mondo anglosassone (nell’ambito del self assessment, si parla di personal inventories e self assessment exercises, self assessment activity sheets, self assessment tools), dove hanno da anni ampia diffusione e facile reperibilità (addirittura su internet, si vedano i classici Career Development Manual della canadese Waterloo University – o, fra tutti quelli su carta, Open University, A Portfolio Approach to Personal and Career Development, 1992, Hopson B., Scally M., Build your own rainbow, 1′ edizione 1984) e vengono considerate per quello che sono (strumenti di supporto all’attività di orientamento) senza grandi teorizzazioni o drammatizzazioni.

In Italia strumenti di questo tipo vengono invece indicati col termine bilancio, probabilmente perché l’utilizzo di un percorso di autovalutazione strutturato a fini orientativi è stato inizialmente diffuso in Italia dall’associazione francese Retravailler e in francese questa pratica è chiamata bilan.

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