Assegno di ricollocazione e criticità da tenere d’occhio

Assegno di ricollocazione e criticità da tenere d’occhio

Ormai di stanno moltiplicando articoli, post, servizi televisivi che annunciano l’avvio della sperimentazione di questo voucher che proporrà ad una platea di persone senza lavoro, inizialmente 30.000, un voucher che può essere utilizzato per servizi finalizzati ad attivare la persona nella ricerca del lavoro e al suo collocamento nel mercato del lavoro.

La misura è coordinata dall’Agenzia Nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL) di recentissima istituzione che appare per la prima volta tra gli attori dei servizi per il lavoro. Inoltre la misura dovrebbe rilanciare le politiche attive che costituiscono l’altra gamba del Jobs Act, finalizzato a rendere più dinamico il nostro mercato del lavoro che in molti osservatori valutano bloccato e ancorato a vecchie logiche improntate ad una cultura assistenziale  http://www.pietroichino.it/?p=44260

In Lombardia il modello proposto dalla Regione si avvicina ai 4 anni e ha preceduto la logica dell’assegno di ricollocazione proponendo a centri per l’impiego ed agenzie accreditate al lavoro un approccio per cui il servizio proposto alle persone senza lavoro viene retribuito sostanzialmente “a risultato” http://www.bollettinoadapt.it/old/files/document/23127131001_dlu_accom.pdf  In sostanza se l’agenzia è capace e favorisce il collocamento della persona senza lavoro che ha preso in carico ottiene una “premialità”. Se un’agenzia prende in carico e colloca una donna, over 50, senza diploma, da più di un anno fuori dal mercato del lavoro (fascia ad altra intensità di aiuto) avrà una premialità maggiore se prendesse in carico una persona giovane, diplomata con pochi mesi di disoccupazione (fascia a bassa intensità d’aiuto) la premialità sara significativamente minore: 1835 euro per le fasce 3 e 3 plus, contro le 567 per la fascia 1.

Logico e razionale. Efficiente? Un po’ meno. Perché bisogna addentrarsi nell’operatività. Intanto il meccanismo genera dal punto di vista organizzativo una forte richiesta di documentazione amministrativa. Alcuni operatori accreditati segnalano che l’attività di rendicontazione richiesta dalla Regione supera per monte ore, l’attività erogata all’utente. Questo indicatore andrà monitorato con grande attenzione perché una delle storiche critiche alla scarsa efficienza dei CpI è legata al fatto che da erogatori di servizi rivolti a persone ed aziende si sono trasformati in organismo sostanzialmente amministrativi https://slosrl.wordpress.com/2014/09/01/centri-per-limpiego-e-una-questione-di-efficacia-ed-efficienza/

Ma il modello è comunque efficace? I numeri relativi al collocamento delle persone prese in carico sono significativi “il numero di destinatari avviate al lavoro attraverso la Dul è di 30.812 (nel periodo 2013-’15) che corrisponde circa al 63% delle Doti assegnate” https://lavoroeimpresa.com/2015/03/27/dote-unica-lavoro-dalla-regione-lombardia-un-esempio-di-innovazione-da-seguire/  E’ però interessante notare il profilo delle persone prese in carico “Il 67% del campione risulta avere come titolo di studio un diploma. Inoltre il campione è prevalentemente giovane: il 51% ha meno di 34 anni e in generale più del 75% dei destinatari è un under 45 e infine si tratta prevalentemente di disoccupati (più del 70%). In altre parole, l’idealtipo della Dote Unica del lavoro è un giovane Under 45’ disoccupato, con un titolo di studio medio alto (laurea o diploma)”. Questo porta Francesco Giubileo e Simone Cerlini, autori del post, a segnalare un punto di attenzione “è necessario evitare che alcuni enti accreditati (profit, non profit o pubblici) respingano soggetti molto lontani dal mercato del lavoro, come i disoccupati di lungo periodo Over 55’”. Tema ripreso da Stefano Zanaboni “Questo fenomeno, noto come “creaming”, benché sia esplicitamente vietato dalle normative vigenti (dal D.Lgs 276 alle norme regionali sull’accreditamento), è purtroppo riscontrabile nelle aree in cui le regioni hanno impostato con la logica della remunerazione a risultato il proprio sistema di servizi al lavoro, sia che ciò riguardi i soli operatori privati come in Lazio, sia che coinvolga anche gli operatori pubblici come in Lombardia” http://www.workmag.it/2016/09/servizi-per-il-lavoro-come-remunerare-senza-discriminare/  Ed è anche il senso di un richiamo da parte della dirigente Antonella Chiusole, della storica Agenzia del Lavoro di Trento, antesignana delle politiche attive nel nostro paese http://espresso.repubblica.it/attualita/2016/08/11/news/storia-di-antonella-l-unica-dirigente-che-applica-le-sanzioni-1.280201

Quali conclusioni trarre da queste riflessioni? Ben vengano le sperimentazioni, introducono un confronto con un nuovo modo di gestire i servizi per il lavoro. Ben venga l’idea di premiare chi produce risultati. E’ il caso di considerare però se le modalità adottate in Regione Lombardia per la valutazione:

  • tasso di successo inteso come capacità, da parte degli operatori di far raggiungere, ai destinatari dell’intervento, il miglior risultato occupazionale;
  • soddisfazione dei destinatari dell’intervento, misurabile attraverso indagini di customer satisfaction

siano modalità tra le più efficaci o non sia utile affidare ad un’agenzia indipendente l’analisi degli esiti anche in relazione ai profili di disoccupati presi in carico valutando la rappresentatività di quel campione. Traducendo: l’idealtipo della Dote Unica del lavoro, giovane Under 45, disoccupato, con un titolo di studio medio alto rappresenta la media del disoccupato lombardo o una quota minoritaria?

Infine una questione di metodo: sarebbe utile che la sperimentazione dell’ANPAL portasse con sé anche uno spirito diverso nella gestione dei servizi. A lungo ci si è divisi in vista della nascita dell’ANPAL  su quale fosse il modello migliore: quello pubblico o quello orientato al privato? Sarebbe utile un approccio estremamente pragmatico, orientato alle persone (i disoccupati) e anche alle aziende (che non sono solo dispensatori di posti di lavoro), attento alle persone capaci di attivarsi e anche a quelle in grave difficoltà che recenti fatti di cronaca hanno riportato alla ribalta http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2017/02/07/news/non-posso-passare-il-tempo-a-cercare-di-sopravvivere-1.14839837  e la cosa non è impossibile visto quello che si riesce a fare già ora con le persone in difficoltà  Inoltre sarebbe utile favorire l’integrazione fra pubblico e privato come avviene già ora nelle reti che gestiscono i servizi sulla disabilità https://slosrl.wordpress.com/2016/05/16/quando-un-sistema-acquista-consapevolezza/   Infine sarebbe auspicabile che sul tema della riforma dei servizi per il lavoro gli operatori partecipassero attivamente facendo sentire la propria voce e le proprie proposte. E la possibilità offerta dai nuovi social media è una occasione da utilizzare.

Autore: Sergio Bevilacqua

Sergio Bevilacqua è esperto dei servizi per il lavoro, gestisce progetti sulla governance dei servizi con strutture pubbliche e private https://www.linkedin.com/in/sergio-bevilacqua-2b401324/  Segue il tema delle politiche attive del lavoro sul blog di SLO https://slosrl.wordpress.com/

2 pensieri riguardo “Assegno di ricollocazione e criticità da tenere d’occhio

  1. A mio parere l’assegno di ricollocazione avrà successo solo se il servizio pubblico all’impiego, che ne dovrebbe essere il principale protagonista, avesse velocemente la possibilità/volontà di rivedere ed uniformare la propria organizzazione in funzione di una maggiore attenzione alle competenze del lavoratore e alla necessità di un incontro vero e costruttivo con le aziende del territorio.

    1. Il sistema prevede la libera scelta dei lavoratori se rivolgersi al sistema pubblico o privato. Quindi, non è vero che il servizio pubblico è il principale protagonista. Per altro, solo i privati sono messi nelle condizioni di proporre alle aziende una convenienza nel servizio di ricollocazione. Infatti, il premio a risultato che deriva dall’assunzione a tempo indeterminato o determinato per almeno sei mesi da parte dell’azienda intermediata, può essere utilizzato dal privato per praticare uno sconto molto forte sul pagamento del compenso dovuto per l’attività di ricerca e selezione. I servizi pubblici non hanno, invece, modo alcuno di incentivare i datori sul piano finanziario. Sta di fatto, comunque, che se l’AdR è incentivabile prevalentemente (come sicuramente è) dai privati mediante scontistica sui servizi, molto probabilmente le imprese che saranno coinvolte saranno quelle già clienti delle agenzie. Dunque, il “giro” dei datori coinvolto rimarrà limitato a quello già proprio delle agenzie. Questo spiega il perchè dei numeri bassissimi della sperimentazione (20.000, non 30.000 percettori, sui circa 800.000 complessivi).

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