All’università  con Ferrari e Lamborghini – Repubblica.it

Fra pochi giorni scadono le iscrizioni alla Motorvehicle University of Emilia-Romagna (MUNER), viaggio nella fabbrica dei migliori talenti motoristici del pianeta Fotodi VINCENZO BORGOMEO19 luglio 2017Ultimi giorni – c’è tempo fino al 28 luglio – per iscriversi ai famosi corsi della Motorvehicle University of Emilia-Romagna (MUNER), l’associazione voluta dalla Regione che vede protagoniste le università di Modena e Reggio Emilia, Bologna, Ferrara e Parma e i miti italiani, ovviamente della zona: Ferrari, Lamborghini ma anche Dallara, Ducati, Haas F1 Team, HPE Coxa, Magneti Marelli, Maserati e Toro Rosso.

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Materiali gratuiti da scaricare, ultime aggiunte

Materiali gratuiti da scaricare, ultime aggiunte

Nella sezione Materiali gratuiti da scaricare ho aggiunto:

ECTS Guida per l’utente. Il Sistema europeo per l’accumulazione ed il trasferimento dei crediti (ECTS) è stato usato  per trasferire i crediti universitari e per accumularli. L’ECTS agevola la progettazione, la descrizione e l’erogazione dei corsi di studio, consente di integrare diversi tipi di apprendimento e facilita la mobilità degli studenti semplificando il processo di riconoscimento dei titoli e dei periodi di studio. Questa Guida per l’utente realizzata con il supporto della Commissione Europea tramite il Progetto CHEER presenta le linee guida per l’adozione dell’ECTS, con i relativi documenti di supporto.

la Guida è scaricabile da questo link http://www.orientamento.it/indice/materiali-gratuiti-da-scaricare-orientamento-educazione-sessuale-e-psicologia/

La crescita zero dei laureati: il primo salario per chi esce dall’università è a 1000 euroLa crescita zero dei laureati: il primo salario per chi esce dall’università è a 1000 euro

Per la prima volta dal 1945 il numero dei laureati disponibili per le imprese sta smettendo di crescere. E chi si laurea scappa: l’Istat stima che negli ultimi anni aveva una laurea circa una persona ogni quattro fra quelle hanno lasciato l’Italia per lavorare altrove

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«Faccio hi-tech con gli elettricisti»

«Cerchiamo periti elettronici ma non li troviamo», dice il 27enne Giordano Riello, figlio d’arte, laureando in economia: «La laurea da sola non basta»

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Una semplice proposta per ridurre la disoccupazione dei laureati e il costo dell’università

Una semplice proposta per ridurre la disoccupazione dei laureati e il costo dell’università

E’ noto che le tasse universitarie coprono solo una parte dei costi totali dell’università. La parte restante viene finanziata dallo Stato e in ultima analisi la pagano i cittadini (quelli che non evadono le tasse) attraverso la tassazione ordinaria.

Per anni nella mia attività di orientamento ho incontrato neolaureati in discipline in cui le possibilità di occupazione erano minime.

Propongo un sistema molto semplice per ridurre la disoccupazione dei laureati e il costo delle università:

sovvenzionare solo i corsi di laurea per cui si prevede ci sarà richiesta di mercato, e solo per un numero di laureati pari o leggermente superiore all’occupazione stimata futura.

Chi vuole iscriversi ai corsi di laurea per cui non c’è richiesta di mercato o chi si iscrive in soprannumero rispetto al limite stimato deve pagare il costo pieno del corso di laurea.

Dover pagare il costo pieno (varie migliaia di euro) sarebbe una potente misura di orientamento, con benefici per gli studenti, per le loro famiglie e per il sistema Italia in generale.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Università utili, le obiezioni e il darwinismo sociale 

Segnalo questo articolo apparso su Il Fatto Quotidiano, scritto da Stefano Feltri

Visto il vivace dibattito che si è aperto dopo alcuni post (‘Il conto salato degli studi umanistici’, ‘Università, studiate quello che vi pare, ma poi sono fatti vostri’, ‘Università, gli studi belli ma inutili e l’ascensore sociale bloccato’) su come vada scelta l’università, ho chiesto a Ilaria Maselli del centro studi Ceps di spiegare in un articolo il tanto criticato studio che ho citato in un mio precedente scritto. Lo trovate oggi in edicola, sul Fatto Quotidiano, ma non ve lo posto qua perché a noi lo stipendio lo pagano le vendite del giornale di carta.

Di questi temi si può – e di deve – discutere a lungo, ringrazio quindi tutti quelli che stanno intervenendo, qui e su altri siti, sia quelli che muovono critiche intelligenti sia i tanti che scrivono rabbiosi commenti sconclusionati.

Vorrei riassumere la questione e valutare alcune obiezioni.

Obiezioni filosofiche: non si può scegliere l’università soltanto in base alle prospettive di lavoro, contano anche le aspirazioni, le vocazioni, l’uomo non può essere ridotto a lavoratore.

Sorgente: Università utili, le obiezioni e il darwinismo sociale – Il Fatto Quotidiano

Concorsi, la rivolta degli atenei

Coro di no contro l’emendamento che “pesa” la laurea in base all’università in cui si è conseguito il titolo. I rettori: non esiste una valutazione oggettiva. Il Pd: strada in salita, opportuno un ripensamento (titolo di Repubblica.it)

Il mio commento: Meno una società è basata sul merito e meno l’orientamento è efficace (se per assurdo tutti o la gran parte dei posti di lavoro fossero assegnati solo per raccomandazione, non ci sarebbe bisogno di insegnare alle persone a fare ricerca di lavoro, ma solo come si ricercano raccomandazioni).

Una società poco basata sul merito è una società ingiusta; se il benessere individuale e l’ascesa sociale dipendono dall’essere ‘figli di’ o ‘amici del politico x’, e non sulle capacità individuali una gran parte dei cittadini ne sono esclusi (caso 1) o (caso 2) sono costretti a umiliarsi per ottenere qualcosa.

Infine una società poco basata sul merito è una società poco competitiva. I servizi pubblici sono di cattiva qualità e hanno un costo esagerato, merci e servizi non sono competitivi rispetto a quelli prodotti all’estero, situazione poco invidiabile quando si è inseriti, come lo è l’Italia, all’interno di un libero mercato internazionale.

Per questi motivi sono pienamente d’accordo con la proposta del Governo che fra i criteri per valutare i candidati all’impiego pubblico si valuti anche l’ateneo in cui la laurea è stata conseguita.

Sappiamo tutti che allo stesso titolo di studio spesso corrispondono livelli di preparazione molto diversi (sulle degenerazioni dell’Università italiana c’è ormai una bibliografia molto estesa, vedi fra gli altri l’articolo Academic Dynasties: Decentralization and Familism in the Italian Academia) , perciò è corretto non considerare equivalenti lauree conseguire in università diverse.

Il provvedimento sarebbe inoltre un’enorme spinta al miglioramento didattico in tutte le università, assai più potente del blando sistema in essere.

Il fuoco di sbarramento subito iniziato contro il provvedimento dà un’idea di quante siano,  nel nostro paese (e anche all’interno del partito di Renzi) le resistenze contro una società maggiormente meritocratica. A riguardo, vedi anche il recente sciopero degli insegnanti e il sabotaggio contro le prove di valutazione della preparazione degli studenti delle medie superiori.

Lo stesso fuoco di sbarramento ci dà anche un esempio di un ben noto artificio dialettico contro il cambiamento: la valutazione del diverso peso delle lauree conseguire in atenei diversi non va fatta perché è ‘difficile’, ‘complicata’,  ‘discutibile sul piano metodologico’. Quando non si vuole fare una cosa, si ingigantiscono sempre le difficoltà a scapito dei benefici.

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