Occupazione, al via 30 mila assegni per ritrovare un posto di lavoro – Corriere.it

Partiranno questa settimana poco meno di 30 mila lettere ad altrettanti disoccupati. Scelti tra i 400 mila che in Italia possono contare sulla Naspi, l’indennità di disoccupazione. L’obiettivo è trovare loro un lavoro entro sei mesi. Al massimo dodici. Nominativi e indirizzi ci sono già. Mancano solo i francobolli. «Questa sperimentazione su larga scala ci permetterà di mettere a punto l’assegno di ricollocazione per tutti i disoccupati — spiega il presidente dell’Anpal Maurizio Del Conte —. Per il nostro Paese si tratta di un radicale cambio di visuale. L’assegno non è un sussidio della disoccupazione, ma viene speso per aiutare a risolvere il problema alla radice, trovando un lavoro». In realtà la partenza dell’assegno è complicata perché — soprattutto dopo la vittoria del «no» al referendum costituzionale — sono molti gli attori costretti a collaborare su questa partita. Si va dall’Anpal, l’agenzia nazionale per le politiche attive, alle singole Regioni passando per Inps, agenzie private per il lavoro, sindacati.

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Agenzie del lavoro come TripAdvisor Voti più alti se trovano collocamento

Dal prossimo mese di novembre saranno mappati i centri più efficienti per il rilancio del collocamento: la cartina online indicherà quelli più vicini e per ogni ufficio un punteggio mostrerà quante volte è riuscito a trovare un lavoro a chi lo cercava

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«Faccio hi-tech con gli elettricisti»

«Cerchiamo periti elettronici ma non li troviamo», dice il 27enne Giordano Riello, figlio d’arte, laureando in economia: «La laurea da sola non basta»

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Semplice semplice: come impostare la propria ricerca di lavoro e perché

Semplice semplice: come impostare la propria ricerca di lavoro e perché

I venditori sanno che il volume delle vendite dipende dal numero di possibili clienti contattai. Nell’ambiente delle vendite si dice che ‘Più contatti più contratti’. Questo come puoi immaginare vale anche nella ricerca di lavoro: se tutti i datori di lavoro che cercano dipendenti si rivolgessero al CPI, una volta inserito il proprio curriculum (CV) nel database del CPI non ci sarebbe bisogno di mettersi a cercare lavoro, perché se un datore di lavoro cerca uno con le tue caratteristiche esce fuori il tuo CV, danno i tuoi dati al datore di lavoro e lui ti chiama per un colloquio. Purtroppo varie ricerche ci dicono che il CPI intermedia mediamente solo il 5% delle assunzioni nel settore privato, perciò, oltre a guardare tutte le settimane se sul sito del CPI ci sono offerte di lavoro interessanti vanno utilizzati anche altri canali.

Un altro 15% delle persone trova lavoro tramite le agenzie per il lavoro (APL) (quelle che si chiamavano agenzie di lavoro interinale) trovi un elenco di quelle della tu zona chiedendo al CPI o con una ricerca su internet. Compito n.1: procurati un elenco delle APL della tua zona e mandagli il tuo CV, senti anche se si accontentano di un invio via email oppure preferiscono vederti di persona, in questo caso vai a fare un colloquio. Se vuoi posso aiutarti a trovare le APL della tua zona). Il canale più utilizzato per le assunzioni è il passaparola (cioè un datore di lavoro sparge la voce che sta cercando un dipendente / collaboratore o una persona in cerca di lavoro sparge la voce che sta cercando un lavoro di un certo tipo) e poi un altro 20%  delle persone trova lavoro tramite autocandidature, contattando cioè di persona (via email o andando direttamente presso la ditta/negozio) del possibile datore di lavoro.

Dunque riassumendo: se vuoi trovare lavoro in tempi più rapidi devi far sapere a più datori di lavoro possibile che ci sei e che stai cercando lavoro. Per questo motivo devi utilizzare tutti i canali disponibili (CPI, APL, autocandidature, passaparola) e contattare un elevato numero di datori di lavoro.

  • Domanda 1: quali canali hai utilizzato nell’ultimo mese?
  • Domanda 2: quanti possibili datori di lavoro sanno che stai cercando lavoro?

Scusa l’esempio, ma è come a 18 anni cercare una ragazza (o un ragazzo). Se non vai in discoteca e non metti la voce in giro è difficile che qualcuna si accorga di te. Ci sono alcuni luoghi pensati per far incontrare ragazzi e ragazze (le discoteche, che per chi cerca lavoro sono il CPI e le APL), ma la gran parte delle ragazze trova ragazzi con altri sistemi (ad esempio perché qualcuno attacca bottone alla fermata dell’autobus (questo corrisponde alle nostre autocandidature) oppure perché un’amica gli segnala un ragazzo interessante e libero (questo corrisponde al nostro passaparola). Fra l’altro il CPI è come una discoteca in cui vanno poche ragazze e bruttarelle, perciò anche se può valer la pena di farci un giro ogni tanto (ogni tanto ci capita anche qualche ragazza carina), conviene non limitarsi al CPI e utilizzare anche gli altri canali. All’interno di molti CPI è attivo un servizio di consulenza sulle tecniche di ricerca di lavoro, spesso di buon livello, che è utile utilizzare.

La tua ricerca è più facile se sai che tipo di ragazza (di lavoro) cerchi. Se ad esempio ti interessano solo quelle bionde dai 16 ai 18 anni risparmi tempo ed energia se ti dedichi solo a queste, lasciando perdere i luoghi che le ragazze 16-18 non frequentano; e inoltre ti aiuta vestirti e chiacchierare in modo che possa interessare alle ragazze 16-18 (questo nel nostro caso corrisponde a preparare CV e messaggi di autocandidatura mirati al lavoro specifico per cui ti candidi). Devi perciò scegliere 2-3 lavori che ti piacerebbe svolgere e che sei già adesso in grado di fare (se ti piace un lavoro che non sei in grado di fare perché ad esempio ti mancano le conoscenze o l’esperienza i tempi si allungano perché prima devi acquisire quello che ti manca, se cerchi lavoro subito devi scegliere qualcos’altro; compito numero 2: scegliere 2-3 professioni adatte a te). Perciò quello che devi fare (se ancora non l’hai fatto) è individuare chi sono i tuoi possibili datori di lavoro  (se ad esempio vuoi fare l’autista di pulmino immagino siano alberghi e tour operator che si occupano di incoming, aziende di trasporti; per individuare possibili datori di lavoro, oltre che passaparola, prova a usare il sito www.infoimprese.it. Compito n.3: fare un elenco di almeno 20 datori di lavoro da contattare (se vuoi posso aiutarti a trovarle). Compito n. 4: scrivi un CV e un  messaggio di autocandidatura mirato per il lavoro per cui ti candidi (vedi gli esempi in questa pagina).

Molte offerte di lavoro sono pubblicizzate su internet. Ci sono dei motori di ricerca specializzati in offerte di lavoro, per esempio:

Compito n.5: iscriviti a tutti i motori di ricerca elencati.

Un modo per contattare un possibile datore di lavoro è inviare via email un CV con un messaggio di accompagnamento. Entrambi si possono compilare in vari modi, trovi degli esempi sul mio sito http://www.orientamento.it/indice/curriculum-vitae-cv-europeo-perche-non-piace-alle-imprese/ Compito n.6: se non l’hai già fatto, prepara il tuo CV  e il tuo messaggio di accompagnamento (se vuoi posso aiutarti a compilarli).

Dunque a questo punto dovresti avere chiare le regole del gioco, e in 2-3 giorni mettere a punto un elenco di APL, di possibili datori di lavoro da contattare e il CV e il messaggio di accompagnamento per contattarli, perciò questa settimana puoi già metterti a giocare. Altre cose le aggiungiamo /perfezioniamo poi. Anche qui un esempio ‘leggero’: come nelle partite di calcio, anche nella ricerca di lavoro la gran parte delle azioni non va a goal, ottiene cioè risposte negative. Per ottenere risultati è necessario essere costanti e contattare molti datori di lavoro. Prima cominci più breve sarà il tempo per trovare lavoro.

Stai già facendo ricerca di lavoro e non hai ottenuto risultati? Vedi il mio articolo Ho inviato 1000 curricula e non mi ha risposto nessuno. Lista di controllo e direzioni di lavoro

NOTA: la consulenza sui vari compiti da 1 a 6  è un servizio a pagamento. per informazioni è possibile scrivermi utilizzando il modulo qui in basso.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

L’approccio cognitivo comportamentale per il supporto a persone che hanno perso il lavoro

Se perdi il lavoro non perdere la testa

Il supporto psicologico a persone licenziate o da tempo in cerca di lavoro è una delle maggiori sfide per chi svolge orientamento. A causa dell’evento traumatico del licenziamento o della ricerca di lavoro infruttuosa le persone si demoralizzano e smettono di cercare lavoro, ma senza una ricerca attiva di lavoro le possibilità di trovarlo sono pressoché inesistenti.

Il libro Se perdi il lavoro non perdere la testa, di Robert L. Lehai, pubblicato in Italia a cura di IPSICO Istituto di Psicologia e Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva dalla Casa editrice Eclipsi è molto al di sopra di quanto è stato pubblicato finora innanzitutto perché segue coerentemente un approccio, quello Cognitivo comportamentale, da anni validato come efficace e relativamente rapido, e inoltre contiene un percorso strutturato di supporto e motivazione composto da decine di esercizi (alcuni dei quali, vedo con piacere, a cui ero arrivato da solo).

Una presentazione del libro ripresa dal sito dell’Editore è la seguente (dalla stessa pagina è anche possibile scaricare una parte del libro):

La disoccupazione affligge milioni di persone, giovani e meno giovani, magari con famiglie a carico e mutui da pagare. Tale condizione aumenta il rischio di andare incontro a problemi di salute mentale, a una riduzione della qualità di vita e del benessere fisico. Sopravvivere alla disoccupazione è possibile, ma occorre utilizzare tutte le capacità che si hanno, e acquisirne di nuove, per adattarsi alla stessa e trasformarla in un periodo positivo della propria vita. Questo volume non spiega come trovare lavoro, ma illustra gli strumenti psicologici utili ad affrontare al meglio il proprio periodo di disoccupazione e a reagire nel modo più efficace durante quello che potrebbe essere il periodo più difficile della propria vita. Illustra semplici strategie che il lettore può utilizzare immediatamente per sentirsi meglio e agire nel migliore dei modi, così come per incrementare la propria autostima e non lasciarsi abbattere dallo scoraggiamento, dall’ansia e dalla depressione.

Robert L. Leahy. Direttore dell’American Institute for Cognitive Therapy di New York e professore associato di psicologia clinica presso il Dipartimento di Psichiatria del Weill Cornell Medical College, sempre a New York. Past-president dell’Association for Behavioral and Cognitive Therapies, dell’International Association for Cognitive Psychotherapy e dell’Academy of Cognitive Therapy.

Consigliato a tutti coloro che svolgono consulenza di orientamento con persone adulte.

Gruppi di autoaiuto fra persone in cerca di occupazione

Un’esperienza di gruppi di autoaiuto fra persone in cerca di occupazione

Accompagnare chi ha perso il lavoro significa anzitutto ascoltare e dare coraggio, anche con la propria testimonianza; un mondo delle politiche attive che nella corsa a proporre “azioni”, spesso scoordinate, sembra aver rimosso la cultura della presa in carico vera, che parte dalla relazione con chi in qualche modo vive un lutto; la schizofrenia di un sistema in cui i centri per l’impiego non hanno rapporti con le aziende. Intervista a Paola Fontana, Alida Franceschina, Sergio Bevilacqua

Paola Fontana, ex dipendente della sede di Pregnana Milanese di Agile-ex Eutelia, oggi è coordinatrice di un progetto sperimentale nell’ambito delle politiche attive del lavoro, che prevede la creazione di gruppi di auto aiuto tra persone senza occupazione. Alida Franceschina svolge attività di counseling individuale e di formazione collettiva, spe- cializzata nel sostegno alla ridefinizione di progetti professionali femminili. Sergio Bevilacqua, consulente di direzione, è esperto di cambiamento organizzativo, di gestione dei conflitti nelle organizzazioni e di politi- che attive del lavoro.

Oggi fai la “facilitatrice” in alcuni gruppi di auto aiuto per persone senza lavoro, dopo essere passata anche tu per la stessa esperienza. Puoi raccontare?

Paola. Ho avuto una vita lavorativa stabile, fin troppo, fino al 2010; laureata in lingue, nel 1986 avevo cominciato a lavorare in un’azienda che allora si chiamava Honey- well Bull, ditta di computer poi diventata multinazionale francese, nel sito di ricerca e sviluppo di Pregnana Milanese. Ho co- minciato facendo traduzioni e localizzazioni di software dall’inglese all’italiano, poi sono passata a scrivere documentazione tecnica, fino a diventare responsabile di questo gruppo fino al 2003. Rimasta a casa per un anno in maternità, quando sono rientrata ho cambiato funzioni, ho fatto un po’ di marketing, attività commerciale e supporto tecnico alla vendita. È stata una vita lavorativa bella, in cui ho investito molto, ci te- nevo al mio lavoro, fino a che, nel 2006, la casa madre ha deciso di vendere la filiale italiana alla famiglia Landi, proprietaria e fondatrice di Eutelia, che qualche mese pri- ma aveva acquisito anche la Getronics Ita- lia. Da lì è cambiato tutto: banalmente sia- mo passati da una multinazionale a un’azienda padronale; ci siamo subito resi conto che non erano interessati a questo business. All’inizio non abbiamo reagito, anche perché c’era veramente un clima di terrore, provvedimenti disciplinari, lettere di richiamo, rappresentanti sindacali licenziati…

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Pillole di saggezza per orientatori: atteggiamenti o comportamenti?

L’enfasi sugli atteggiamenti o sui comportamenti nelle nostre interazioni con gli utenti

Nel discutere casi orientativi o i comportamenti dei nostri utenti possiamo concentrarci sugli atteggiamenti o sui comportamenti. Così coi nostri utenti possiamo evidenziare che una ipotetica Franca o una partecipante al corso di orientamento sulle tecniche attive di ricerca di lavoro ha trovato  lavoro perché ‘E’ motivata’, ‘Ha un elevato senso di autoefficacia’, ‘Ha voglia di fare’ etc. (enfasi sugli atteggiamenti). Oppure possiamo dire che Franca ha trovato lavoro perché ‘Ha fatto molti contatti’, ‘Ha fatto bene il colloquio di selezione’ ‘Ha seguito un corso di formazione e così ha aumentato il proprio valore sul mercato’ (enfasi sui comportamenti).

Coi nostri colleghi è legittimo descrivere i nostri utenti anche in termini di motivazione, ma con gli utenti stessi l’enfasi sugli atteggiamenti può essere controproducente. Se il conduttore di un gruppo o un consulente in un colloquio si concentra sugli atteggiamenti di Franca (‘E’ motivata’, ‘Ha un alto senso di autoefficacia’) le persone che  sono in aula o a colloquio e hanno atteggiamenti di altro tipo (scarsa autoefficacia e scarsa motivazione) vedranno il comportamento di Franca come lontanissimo da loro (‘Fa così perché si sente motivata, beata lei, ma io non mi sento come lei, perciò non seguirò il suo comportamento’).

Gli atteggiamenti non si modificano prescrivendoli (‘Devi messere più motivato’, ‘Devi essere più ottimista’, etc.), ma concentrandosi sui comportamenti. ‘Come puoi vedere, Franca ha trovato lavoro perché ha fatto molti contatti e grazie alla formazione era più qualificata degli altri, dunque se vuoi trovare lavoro puoi fare come lei’. L’aumento della motivazione e del senso di autoefficacia si hanno in questo caso perché i nostri utenti si rendono conto che esistono strategie alla loro portata che permettono di modificare la propria condizione di disoccupati.

In sintesi, i nostri utenti si motivano perché si convincono dell’efficacia di determinati comportamenti, e non perché qualcuno gli parla dell’importanza di essere motivati (o di avere un locus of control interno, o un approccio ottimista alla vita).

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright