COSA NON FA FUNZIONARE GARANZIA GIOVANI | WORK MAGAZINE

COSA NON FA FUNZIONARE GARANZIA GIOVANI

E’ evidente che qualcosa non funziona nel programma Garanzia giovani. I dati di monitoraggio chiariscono come un sistema che non ha servizi pubblici per il lavoro efficaci e funzionali e con servizi privati presenti in poche regioni e poco specializzati per l’accompagnamento al lavoro non riesce a gestire l’attivazione al lavoro. Servono al più presto interventi di riforma che cambino un modello che non ha funzionato e non può funzionare né sui giovani né sui disoccupati.

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Regalo di Natale: fuori tutti consulenti dai servizi pubblici per l’impiego

Regalo di Natale: fuori tutti consulenti dai servizi pubblici per l’impiego

Questo sembra essere il prossimo risultato degli Standard minimi dei servizi e delle competenze degli operatori di orientamento approvati il 13 novembre 2014 dalla Conferenza Unificata Stato Regioni. Il Documento, realizzato dai più importanti soggetti pubblici che si occupano di orientamento in Italia (Ministeri del lavoro, dell’istruzione, dell’economia, coordinamento delle Regioni, Associazione dei comuni e Unione delle province, con la consulenza tecnica di ISFOL e di Università di Genova) e poi discusso con le parti sociali prevede che venga definita consulenza di orientamento solo cicli di colloqui di almeno 6 ore con lo stesso utente, mentre tutti i colloqui di 1 ora vengono definiti colloquio di primo livello.

Nei centri per l’impiego le attività di primo livello vengono svolte in genere da personale dipendente, indipendentemente dal titolo di studio. Le attività di consulenza vengono invece svolte da personale esterno laureato, spesso con lauree in discipline affini all’orientamento e specializzazioni ulteriori. Gli esterni sono incaricati direttamente dall’amministrazione pubblica o da agenzie private che hanno vinto bandi per l’erogazione dei servizi di consulenza.

È evidente che con i nuovi parametri fissati dagli standard, che non hanno alcuna base teorica né erano mai comparsi finora in studi e ricerche sull’orientamento , la stragrande maggioranza delle attività di consulenza svolte presso i centri per l’impiego (in genere della durata di 1 ora per utente) diventano attività di primo livello che può così essere svolta da personale interno o dai dipendenti delle vecchie province in soprannumero. Il Documento può essere scaricato da questa pagina; un commento è disponibile in questa pagina.

Una valutazione degli Standard minimi dei servizi e delle competenze degli operatori di orientamento

Una valutazione del documento Standard minimi dei servizi e delle competenze degli operatori di orientamento approvato il 13 novembre 2014 dalla Conferenza Unificata Stato Regioni

Il documento Standard minimi dei servizi e delle competenze degli operatori di orientamento (d’ora in avanti Documento) è stato realizzato da un gruppo di lavoro che include rappresentanti dei più importanti soggetti pubblici che si occupano di orientamento in Italia (Ministeri del lavoro, dell’istruzione, dell’economia, coordinamento delle Regioni, Associazione dei comuni e Unione delle province, con la consulenza tecnica di ISFOL e di Università di Genova) discusso con le parti sociali e poi approvato nella seduta del 13 novembre 2014 dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni. Il Documento classifica le principali attività di orientamento (ad esempio colloquio di consulenza, incontro informativo, auto-consultazione, etc.) e per alcune di esse definisce gli standard minimi, vale a dire la dotazione strumentale e logistica necessaria, la durata, le modalità di erogazione, i prodotti, le attività principali (aree di competenza), le conoscenze richieste agli operatori che le erogano. E’ un documento molto importante perché è verosimile che tutte le normative regionali sui servizi di orientamento si adegueranno in futuro ai contenuti del Documento. Qui di seguito un commento.

A. A cosa servono gli standard dei servizi e delle competenze degli operatori

Abbiamo bisogno di una classificazione delle principali attività di orientamento per spiegare a noi stessi e agli altri quello che facciamo, e per definire quale debba essere la professionalità degli operatori. Deve essere una classificazione facilmente comprensibile dove le attività sono raggruppate secondo criteri logici e in maniera univoca. La classificazione deve inoltre permettere di correlare logicamente ogni gruppo di attività a ambiti di professionalità specifici.

Ho messo a punto un sistema di questo tipo nei miei 10 anni di attività di formatore grazie al confronto con gli oltre 3000 operatori che hanno partecipato ai miei seminari. La mia classificazione delle attività di orientamento prevede tre grandi tipologie:

  1. orientamento informativo: erogazione di informazioni su formazione e/o lavoro senza approfondire la situazione dell’utente. Si tratta di attività individuali o con grandi e piccoli gruppi, quali ad esempio colloquio informativo, seminari e incontri informativi, erogazione di informazioni a distanza tramite telefono, email, siti web.
  2. consulenza orientativa: attività a supporto della progettazione e messa in atto di progetti professionali e formativi che richiedono una analisi approfondita della situazione dell’utente. Si tratta di attività individuali, quali ad esempio colloquio di orientamento specialistico (se condotto utilizzando le abilità di counseling diventa counseling orientativo), bilancio di competenze per fattori individuale, accompagnamento durante la messa in atto del piano d’azione tramite una serie di incontri.
  3. orientamento formativo: attività per favorire l’acquisizione di capacità di azione autonoma relative ai percorsi formativi e professionali. Si tratta in genere di attività con piccoli gruppi, ad esempio corso su tecniche ricerca attiva di lavoro e corso su scelta dell’obiettivo professionale. Le attività di consulenza condotte con un approccio non diagnostico ma educativo contribuiscono ugualmente a sviluppare, come effetto collaterale, capacità di azione autonoma, anche se la loro funzione principale rimane consulenziale.

La cosiddetta didattica orientativa (cioè l’insegnamento delle discipline scolastiche non solo e non tanto a trasmettere conoscenze, ma in modo da ‘fornire gli strumenti per leggere la realtà, comprendere i diversi fenomeni, intervenire con spirito di iniziativa e spirito di cooperazione’) non è considerata in questo schema perché fornire gli strumenti per leggere e intervenire nella realtà è da sempre compito della didattica, vedi i miei due articoli Socrate operatore di orientamento? e L’orientamento come educazione alla vita e l’orientamento formativo.

Le attività accessorie all’erogazione dei servizi di orientamento (ad esempio la progettazione dei servizi di orientamento, il coordinamento dei servizi di orientamento, la formazione di operatori di orientamento, eccetera) non sono considerate perché la mia attività di formatore è focalizzata sulle attività di erogazione diretta all’utente che sono fra loro assai più omogenee e hanno un impatto più pervasivo sulla qualità del servizio.

La mia classificazione si lega facilmente alle caratteristiche richieste agli operatori. In particolare per tutte le attività è necessario padroneggiare le informazioni orientative (offerta relativa a percorsi scolastici, universitari e formativi, profili professionali, tecniche ricerca di lavoro compreso modalità di selezione del personale, normative del lavoro, andamento e caratteristiche del mercato del lavoro e del contesto locale).

Oltre alla conoscenza delle informazioni orientative, lo svolgimento di attività di orientamento informativo richiede di saper

  • analizzare la domanda dell’utente
  • rinviarlo altri servizi interni o esterni
  • erogare informazioni orientative a singoli gruppi
  • organizzare e tenere aggiornato lo spazio di autoconsultazione e gli altri mezzi di diffusione delle informazioni utilizzati

Oltre alla conoscenza delle informazioni orientative, lo svolgimento di attività di consulenza di orientamento richiede di saper

  • aiutare le persone a: A. scegliere un obiettivo professionale o un percorso di studi, B. migliorare la propria impiegabilità C. fare una ricerca di lavoro efficace
  • gestire colloqui individuali

Oltre alla conoscenza delle informazioni orientative, lo svolgimento di attività di orientamento formativo richiede di saper

  • aiutare le persone a: A. scegliere un obiettivo professionale o un percorso di studi, B. migliorare la propria impiegabilità C. fare una ricerca di lavoro efficace
  • aiutare le persone a sviluppare competenze orientative
  • gestire piccoli gruppi

Per un dettaglio vedi gli articoli sul progetto IMPROVE elencati nella pagina indice.

B. La classificazione delle attività e delle prestazioni

A questo punto passo ad analizzare le caratteristiche del Documento. Sono individuate 5 tipologie (nel Documento sono chiamate ‘funzioni’) (pag.5):

  1. Informativa: riguarda le attività volte a sviluppare la capacità di attivazione della persona e di ampliamento, acquisizione e rielaborazione di conoscenze utili al raggiungimento di un obiettivo formativo/professionale specifico
  2. Consulenza orientativa: concerne le attività di sostegno alla progettualità personale nei momenti concreti di snodo della storia formativa e lavorativa e di promozione all’elaborazione di obiettivi all’interno di una prospettiva temporale allargata e in coerenza con aspetti salienti dell’identità personale e sociale
  3. Educativa: indica le attività per lo sviluppo di risorse/competenze e condizioni favorevoli al processo di auto-orientamento della persona per favorirne il benessere, l’adattabilità ai contesti, il successo formativo e la piena occupabilità
  4. Accompagnamento a specifiche esperienze di transizione: indica le attività di sostegno allo sviluppo da parte della persona di competenze e capacità di decisione e di controllo attivo sull’esperienza formativa e lavorativa in essere, al fine di prevenire rischi di insuccesso
  5. Sistema: le funzioni e le attività dell’orientamento necessitano, inoltre, di essere supportate da funzioni di sistema, quali “assistenza tecnica”, “formazione operatori”, “promozione della qualità” e “ricerca e sviluppo” al fine di assicurare l’efficacia degli interventi

Colpisce innanzitutto la forma contorta delle definizioni, che costringe a rileggerle più volte per capirne il significato e distinguere le une dalle altre. Possiamo comunque identificare le funzioni principali:

  1. raccolta e diffusione di informazioni
  2. consulenza alle scelte
  3. sviluppo delle competenze orientative (orientamento formativo)
  4. accompagnamento durante la messa in atto del proprio piano d’azione
  5. attività accessorie all’erogazione.

Inoltre le definizioni sono tali da sovrapporre alcune tipologie. In particolare lo sviluppo delle competenze orientative compare non solo nella tipologia 3, ma anche nella 1 e nella 4. Le tipologie 1, 3, 4 indicano infatti nel proprio specifico attività per lo sviluppo di:

capacità di attivazione della persona (tipologia 1)
risorse/competenze (…)  favorevoli al processo di auto-orientamento (tipologia 3)
competenze e capacità di decisione e di controllo attivo sull’esperienza formativa e lavorativa in essere (tipologia 4)

L’attivazione personale (tipologia 1) fa parte delle risorse/competenze (…) favorevoli al processo di auto-orientamento (tipologia 2). Le competenze e capacità di decisione e di controllo attivo sull’esperienza formativa e lavorativa in essere fanno ugualmente parte delle risorse/competenze (…) favorevoli al processo di auto-orientamento (tipologia 2); non si capisce quale sia il vantaggio di differenziare fra lo sviluppo tout court e lo sviluppo durante la messa in atto del piano d’azione.

La sovrapposizione fra tipologie è pericolosa prima di tutto perché viene meno l’obiettivo degli standard, che è di raggruppare e definire in maniera univoca le diverse attività dell’orientamento. Inoltre a ogni tipologia corrisponde una serie di competenze specifiche che devono essere possedute dall’operatore; se le tipologie sono sovrapposte, le competenze richieste non sono chiare.

Per ogni tipologia il Documento indica inoltre le attività che le compongono (chiamate ‘prestazioni’). Vediamo in dettaglio (i miei commenti sono riportati fra parentesi quadre):

 Prestazioni comprese nell’ambito della funzione informativa (pag.21)

In ambito extra scolastico:

  1. primo filtro e rinvio ad altre strutture della rete in grado di rispondere ad obiettivi specifici e/o presa in carico dell’utente
  2. informazione sul  sistema  dei  servizi  offerti  dalla  rete  territoriale   per  il  lavoro  e  per  l’offerta  di formazione e relative moda/ita di accesso  (es. saloni, seminari e/o incontri orientativi collettivi)
  3. informazioni sulla  struttura  de/le  professioni  e  sugli  sbocchi  professionali  (ad esempio  i seminari  di sensibilizzazione, gli eventi culturali, le visite guidate, gli incontri con testimoni significativi, ecc.)
  4. consultazione/consultazione guidata delle offerte di lavoro, dell’offerta formativa esistente, di tirocini e stage, di  opportunità   di  mobilita  e  di  informazioni  (banche  dati,   cataloghi, ecc.)  anche  a  livello europeo.

In ambito scolastico:

  1. accoglienza nel contesto scolastico all’inizio di ciascun ciclo (e segmento di ciclo) a gruppi/classi (per facilitare l’ingresso nel contesto vengono date informazioni sulle regale e le prassi, i servizi, le opportunità, il POF e vengono raccolti bisogni e richieste di aiuto)
  2. erogazione di informazioni a singoli o a gruppi a seconda dei bisogni – in itinere [non è chiaro quali possano essere questi bisogni]
  3. realizzazione di incontri informativi sui percorsi formativi e sul mondo del lavoro – in itinere
  4. visite d’istruzione ad alcuni contesti significativi (luoghi di produzione, luoghi di scambio, luoghi di fruizione ecc), previa valorizzazione delle esperienze pregresse – in itinere
  5. esperienze di stage, tirocini, alternanza, apprendistato (scuola secondaria di 2′ grado) [stage, tirocini, alternanza, apprendistato –d’ora in poi attività di alternanza- vanno considerati attività di natura educativa e/o formativa, perché migliorano innanzitutto conoscenze e capacità curriculari. Poiché si svolgono all’esterno della scuola o del centro di formazione, e all’interno di strutture produttive, tali attività non possono essere comprese fra le prestazioni orientative erogate da scuole o centri di formazione. E’ inoltre necessario specificare il ruolo dell’operatore: se ci riferiamo all’attivazione delle esperienze di alternanza allora il ruolo dell’operatore è di natura soprattutto amministrativa –predisposizione e firma della convenzione, etc. Se l’operatore conduce seminari che facilitano l’inserimento dello studente nel contesto organizzativo aziendale o di valutazione dell’esperienza, in itinere e al termine, allora abbiamo attività di orientamento formativo. In ogni caso, la collocazione delle attività di alternanza all’interno della funzione informativa mi sembra inappropriata].

Prestazioni comprese nell’ambito della funzione consulenza orientativa (pag.37)

  1. percorsi di consulenza orientativa (articolati in colloqui individuali e laboratori di gruppo) [non sono indicati i temi su cui si svolge la consulenza. Inoltre nell’orientamento la consulenza (cioè l’attività in cui professionista dà un parere o, in un’ottica educativa, aiuta l’utente a definire un obiettivo e/o un piano d’azione su una questione specifica) è per definizione attività individuale, perché con piccoli gruppi non si riesce a seguire ogni partecipante in maniera approfondita. Con piccoli gruppi di utenti si svolgono bene attività di orientamento formativo]
  2. bilanci di competenze [per alcuni anni non è stato chiaro a molti studiosi il rapporto fra bilancio di competenze orientativo e consulenza di orientamento; qui finalmente si riconosce che il bilancio di competenze orientativo fa parte della consulenza orientativa, anche se tale incertezza rimane evidente in vari punti del Documento. Ad esempio a pag. 38: l’analisi della domanda ‘ (…) evidenzia la necessita di un’azione specialistica di orientamento di secondo livello e/o bilancio di competenze’ E’ un errore, perché il bilancio di competenze è un’azione specialistica di secondo livello. E ugualmente, sempre a pag. 38, nel titolo progettazione di percorsi/azioni di consulenza e/o Bilancio di Competenze. Tuttavia la definizione della consulenza orientativa adottata nel Documento rende  illogica la collocazione all’interno di questa funzione, infatti il bilancio di competenze prevede di seguire l’utente nel tempo, con incontri periodici, durante la messa in atto del suo piano d’azione. Perciò o si chiarisce che tali incontri non fanno parte del bilancio (posizione un po’ azzardata da un punto di vista teorico) oppure si deve riconoscere che il bilancio, che prevede sia consulenza alla scelta che accompagnamento, non rientra in nessuna delle tipologie prescelte.

Prestazioni comprese nell’ambito della funzione educativa (pag.17)

  1. attività di conoscenza di sé e di sviluppo della identità di ciascuno;
  2. attività per l’acquisizione di senso di responsabilità, decisione, consapevolezza, autonomia, di problem solving;
  3. laboratori di orientamento di gruppo sulle professioni e sulla cultura del lavoro [se si tratta di laboratori informativi, allora la loro collocazione qui è sbagliata, vanno nella tipologia 1]
  4. colloqui individuali a supporto della scelta [questo è un errore grave. Il supporto alla scelta è stato in precedenza definito afferente alla consulenza orientativa]
  5. attività/laboratori per l’acquisizione di Career Management Skills [i career management skills comprendono già attività di conoscenza di sé e senso di responsabilità, decisione, consapevolezza, autonomia, di problem solving, perciò le prestazioni 1 e 2 sono ridondanti]
  6. organizzazione di visite e incontri con testimoni del mondo del lavoro [gli incontri con testimoni significativi sono già elencati in tipologia 1. prestazione 3. e, poiché hanno un contenuto soprattutto informativo, rientrano nella tipologia 1]
  7. attività di alternanza scuola – lavoro con finalità orientativa [vedi quanto già detto con riferimento alla tipologia 1.prestazione 9.]

 Prestazioni comprese nell’ambito della funzione accompagnamento (pag. 29)

  1. tirocini formativi e di orientamento [il fatto che si svolgono durante un percorso in itinere non ne cambia la natura. La collocazione qui è illogica. Vedi anche quanto già detto con riferimento alla tipologia 1.prestazione 9.]
  2. stage aziendali [il fatto che si svolgono durante un percorso in itinere non ne cambia la natura. La collocazione qui è illogica. Vedi anche quanto già detto con riferimento alla tipologia 1.prestazione 9.]
  3. percorsi/laboratori di educazione alla scelta [si tratta di un’attività tipica di orientamento formativo, la collocazione qui è illogica]
  4. percorsi/laboratori sul metodo  di studio; [si tratta di una attività non orientativa, ma di natura didattica, l’inclusione nel Documento è inappropriata]
  5. colloqui di orientamento di gruppo/ focus-group [non sono chiariti i temi. Se si tratta di attività per sviluppare le competenze orientative vanno nella tipologia 3]
  6. supporto per  l’integrazione  alla didattica [non è chiaro di che si tratta]
  7. percorsi/laboratori per la prevenzione e/o il recupero della dispersione scolastica/Universitaria; [non sono chiari i contenuti. Se le attività sono legate al potenziamento delle capacità di studio si tratta di un’attività non orientativa, ma di natura didattica; se si tratta di attività di miglioramento delle capacità di fronteggiamento delle difficoltà scolastiche vanno semmai nella tipologia 3 orientamento formativo]
  8. accompagnamento all’inserimento e reinserimento lavorativo (ad  esempio attività  di  tutoring, intervista periodica ex D. Lgs. 297/2002, attività di integrazione per soggetti disabili o con disagio sociale, ecc.) [non è chiaro cosa si intende per attività di integrazione per soggetti disabili o con disagio sociale]
  9. laboratori per il sostegno alla ricerca del lavoro [i laboratori di questo tipo rientrano nell’orientamento formativo]
  10. outplacement / ricollocamento [tutte le attività di outplacement e ricollocamento richiedono consulenza per la scelta dell’obiettivo e la stesura del piano d’azione e durante la messa in atto del piano d’azione, perciò la loro collocazione qui è inappropriata]
  11. Job placement [la facilitazione dell’incontro fra domanda e offerta di lavoro è un’attività esterna all’orientamento; la collocazione di questa prestazione all’interno del Documento è inappropriata]

Prestazioni erogate nell’ambito della funzione di sistema (pag.45)

Nessuna. La funzione di sistema non eroga prestazioni al pubblico.

In sintesi nel Documento:

  1. Le tipologie non sono ben delimitate; in particolare la funzione 3 (educativa) si sovrappone in parte alle funzioni 1 informativa e 4 accompagnamento.
  2. La funzione 4 accompagnamento comprende tutte le prestazioni erogate durante un processo di transizione, ma il momento dell’erogazione riferito al percorso formativo e professionale dell’utente non è sufficiente a cambiarne o caratterizzarne la natura. Una attività di informazione orientativa, orientamento formativo e consulenza rimane sempre tale, sia che sia svolta con un utente in fase di transizione professionale che con un utente non in fase di transizione professionale. Pertanto la funzione 4 non ha una propria ragion d’essere come categoria autonoma (peraltro la stragrande maggioranza degli utenti sono sempre in fase di transizione professionale: i disoccupati sono in cerca di lavoro così da passare dallo stato di disoccupato allo stato di fatto).
  3. Alcune delle prestazioni incluse nel Documento sono esterne all’orientamento, quali ad esempio quelle relative alla didattica e all’incontro domanda offerta; altre prestazioni sono descritte in maniera non chiara; altre ancora sono collocate sotto più di una tipologia, altre ancora sono a cavallo di tipologie diverse. Con riferimento alla funzione educativa, che comprende la cosiddetta didattica orientativa, il Documento rinuncia a definire gli standard di prestazione perché “la tipicità della didattica orientativa merita un’attenzione a se stante.” (pag. 20). Sono d’accordo, e questo conferma quanto detto in apertura sulla natura della didattica orientativa. Sarebbe stato curioso se un gruppo di esperti di orientamento avesse definito gli standard dell’attività di insegnamento.
  4. Gli standard di prestazione della funzione di sistema non sono stati elaborati, con la motivazione (45) che l’attività di coordinamento vanno normata sulla base delle caratteristiche geografiche, demografiche e socio economiche del territorio di competenza. In realtà il gruppo di lavoro ha rinunciato anche a normare altre attività indicate come appartenenti a questa funzione, quali (45) quali “assistenza tecnica”, “formazione operatori”, “promozione della qualità” e “ricerca e sviluppo”. Si tratta di attività importanti ma diverse da quelle di erogazione delle prestazioni di orientamento che costituiscono il nucleo delle attività di orientamento. Anche su questo punto vedi quanto detto in apertura.

C. Le caratteristiche dei servizi

Nell’esperienza mia e della stragrande maggioranza degli operatori di orientamento, il colloquio di informazione orientativa (orientamento di1’ livello) dura da 15 a 30 minuti, mentre il colloquio di consulenza di orientamento dura 60 minuti e per circa il 90% degli utenti che hanno bisogno di consulenza è sufficiente un solo colloquio. I bilanci di competenze individuali vengono inoltre svolti solitamente in un numero di incontri che va da 4 a 6, in un numero di ore corrispondente.

Nei centri per l’impiego le attività di informazione orientativa vengono svolte in genere da personale dipendente, indipendentemente dal titolo di studio. Le attività di consulenza vengono invece svolte da personale esterno laureato, spesso con lauree in discipline affini all’orientamento e specializzazioni ulteriori. Gli esterni sono incaricati direttamente dall’amministrazione pubblica o da agenzie private che hanno vinto bandi per l’erogazione dei servizi di consulenza.

Le indicazioni del Documento relative alla durata dei servizi sono completamente diverse e possono modificare profondamente la situazione attuale.

In particolare la durata del colloquio di primo livello (chiamato colloquio di analisi della domanda, vedi pagina 25) viene stabilita in “fino a 60 minuti con una certa flessibilità in più o in meno”.

Riguardo al colloquio di consulenza, il Documento (vedi pagina 42) afferma che “la durata minima per poter parlare di servizio di consulenza è di almeno 6 ore, e dovrebbe prevedere almeno due incontri individuali.” I termini la durata, minima e 6 ore nel Documento sono indicati in neretto.

Con queste formulazioni il tipo di prestazione erogata non dipende più dal contenuto, ma dalla durata. I parametri fissati, che non hanno alcuna base teorica né erano mai comparsi finora in studi e ricerche sull’orientamento,  hanno il risultato di classificare come attività di informazione la stragrande maggioranza delle attività di consulenza svolte al momento all’interno degli sportelli di orientamento. Poiché la definizione del tipo di prestazione è strettamente collegata alle competenze del personale che le eroga, i limiti temporali contenuti nel Documento permettono di assegnare al personale interno dei servizi pubblici per l’impiego la stragrande maggioranza delle attività finora classificate come consulenziali, senza peraltro stabilire alcun requisito per le competenze di tale personale (su questo punto vedi dopo).

Gli standard fissati nel Documento trasformano così con un artificio la quasi totalità delle attività attualmente classificate come di consulenza, e svolte da personale qualificato esterno, in attività di informazione svolta da personale interno che ha in massima parte una preparazione generica, con la verosimile estromissione del personale che attualmente svolge attività di consulenza.

Un’altra notazione è relativa all’enorme durata del bilancio di competenze: se è svolto solo a livello individuale è impossibile far durare un bilancio di competenze così a lungo. Per raggiungere 24/30 ore è necessario integrare i colloqui individuali con attività di orientamento formativo. Se non altro in questo caso abbiamo un’indicazione solo di massima ma non di minima, anche se verosimilmente anche per i bilanci di competenze individuali sarà richiesto dalle singole Regioni il raggiungimento di un monte ore molto elevato e questo crea un vincolo ingiustificato alle modalità di erogazione del servizio di bilancio di competenze.

D. Le caratteristiche degli operatori

Relativamente alle caratteristiche degli operatori il Documento afferma che (pag. 5)

Alle cinque funzioni non corrispondono necessariamente, e secondo un rapporto  di  reciprocità,  servizi  nel senso  di “strutture  dedicate”  e/o  “profili”  professionali, nel senso di figure professionali specificamente o esclusivamente dedicate. E possibile, infatti, che in alcuni servizi siano erogate solo alcune funzioni  e, quindi, siano  presenti solo  alcune figure  professionali come del resto è possibile  che  in alcuni  contesti  organizzativi  una  stessa  figura  professionale  possa  svolgere più di una funzione.

 Relativamente al problema della certificazione delle competenze degli orientatori:

In relazione a chi già opera nel settore è necessario prevedere un dispositivo di riconoscimento delle funzioni/certificazione delle competenze che tenga canto sia dell’esperienza lavorativa pregressa sia di specifici percorsi formativi dedicati. Per i nuovi ingressi sarà analogamente riconosciuta la competenza professionale, sempre attraverso dispositivi di certificazione ma sarà necessario prevedere due percorsi diversi.

Dunque il Documento, con una scelta condivisibile, prevede che i requisiti richiesti agli operatori per poter erogare le diverse prestazioni siano definiti non in relazione a specifiche figure professionali (quali ad esempio psicologo, consulente di orientamento, educatore, eccetera) ma alle competenze effettivamente possedute. È previsto che tali competenze siano misurate e riconosciute attraverso procedure specifiche, una per chi già lavora nel settore e un’altra per i nuovi entranti, ma non è chiarito chi e quando svilupperà tale procedura, né le sue altre caratteristiche. Probabilmente questo punto è stato lasciato in sospeso perché il gruppo di lavoro che ha elaborato gli standard non ha raggiunto un accordo. Nel Documento manca così uno dei punti fondamentali.

E. Le conoscenze degli operatori

Per le funzioni 1 informativa, 2 consulenza orientativa, 4 accompagnamento sono indicate le conoscenze (e anche qualche capacità) che devono essere possedute dagli operatori che erogano i servizi appartenenti a ciascuna funzione. Le riportiamo qui di seguito:

1. Funzione informazione orientativa

  1. Tecniche di ascolto attivo, di comunicazione e relazione con l’utenza
  2. Metodologie per la conduzione di colloqui individuali e di gruppo
  3. Selezione e raccolta delle informazioni più utili secondo il target di utenza;
  4. Fornire informazioni sulle tipologie d’intervento possibili, sulle azioni orientative offerte dalla struttura in cui opera e nelle altre strutture territoriali;
  5. Raccolta e organizzazione delle informazioni necessarie alla soluzione del problema presentato; capacita di organizzare e personalizzare la risposta informativa;
  6. Raccolta di dati sulle strutture per l’orientamento presenti sul territorio, sulle strutture e gli indirizzi scolastici, sulle offerte formative professionali, sull’apprendistato, sulle possibilità di inserimento lavorativo nel territorio, sul contesto socio-economico, sugli aspetti normativi e giuridici relativi agli interventi di orientamento e alle politiche del lavoro;
  7. Gestione di un sistema informative di supporto orientativo (banche dati, documentazione cartacea, informazioni sugli eventi);
  8. Saper creare un rapporto di fiducia e di collaborazione con l’utente
  9. Caratteristiche delle professioni e dei contesti lavorativi
  10. Principi di organizzazione aziendale
  11. Mercato del lavoro locale, trend produttivi ed occupazionali
  12. Conoscenza del sistema e dell’offerta dell’istruzione secondaria e terziaria e della formazione professionale
  13. Riferimenti normativi in materia di regolazione de! mercato del lavoro, istruzione, Università e formazione professionale
  14. Nozioni di economia e sociologia del lavoro e delle principali tipologie di contratti lavorativi
  15. Modalità per l’avvio e l’esercizio del lavoro autonomo-imprenditoriale
  16. Gestione di reti sociali e istituzionali
  17. Principali software applicativi e servizi web-based, utilizzo di strumenti informatici e creazione di nuovi supporti informatici per la gestione dei servizi di orientamento;
  18. Lingua inglese
  19. Principi comuni e aspetti applicativi della legislazione vigente in materia di sicurezza

2. Funzione consulenza orientativa

  1. Metodologie per la conduzione di colloqui individuali e di gruppo con finalità orientative
  2. Tecniche di ascolto attivo, di comunicazione e relazione con l’utenza
  3. Tecniche di gestione del conflitto
  4. Caratteristiche delle professioni e dei contesti lavorativi
  5. Principi di organizzazione aziendale
  6. Mercato del lavoro locale, trend produttivi ed occupazionali
  7. Conoscenza del   sistema   e  dell’offerta   dell’istruzione   secondaria   e  terziaria   e  della
  8. formazione professionale
  9. Riferimenti normativi  in  materia  di  regolazione  del  mercato  del  lavoro,  istruzione, università e formazione professionale
  10. Nozioni di economia e sociologia del lavoro e delle principali tipologie di contratti lavorativi
  11. Modalità per l’avvio e l’esercizio del lavoro autonomo-imprenditoriale
  12. Gestione di reti sociali e istituzionali
  13. Principali software   applicativi   e   servizi   web-based   per   la  gestione   dei   servizi   di orientamento
  14. lingua inglese
  15. Principi comuni e aspetti applicativi della legislazione vigente in materia di sicurezza

4. Funzione di accompagnamento

  1. Tecniche di ascolto attivo, di comunicazione e relazione con l’utenza
  2. Tecniche di gestione del gruppo
  3. Caratteristiche delle professioni e dei contesti lavorativi
  4. Principi di organizzazione aziendale
  5. Mercato del lavoro locale, trend produttivi ed occupazionali
  6. Conoscenza del  sistema  e  dell’offerta  dell’istruzione  secondaria  e  terziaria  e  della
  7. formazione professionale
  8. Riferimenti normativi  in  materia  di  regolazione  del  mercato  del  lavoro,  istruzione, Università e formazione professionale
  9. Nozioni di economia e sociologia del lavoro Principali tipologie di contratti lavorativi
  10. Modalità per l’avvio e l’esercizio del lavoro autonomo-imprenditoriale
  11. Gestione di reti sociali e istituzionali
  12. Principali software  applicativi   e  servizi   web-based   per   la  gestione   dei  servizi   di orientamento
  13. Principi comuni e aspetti applicativi della Legislazione vigente in materia di sicurezza

F. Le attività principali caratterizzanti ciascuna funzione

Per le funzioni 1 informativa, 2 consulenza orientativa, 4 accompagnamento sono indicate le attività principali (chiamate competenze professionali) propria di ogni funzione. Le indichiamo qui di seguito:

1. Funzione informazione orientativa

  1. Accoglienza e assistenza nella ricerca e gestione delle informazioni
  2. Promozione e allestimento di situazioni o iniziative per l’orientamento sia a livello stabile, in strutture o centri dedicati, sia in stand fieristici
  3. Raccolta di informazioni e gestione di sistemi integrati di documentazione
  4. Partecipazione attiva a reti di strutture dedicate

2. Funzione consulenza orientativa

  1. Analisi dei fabbisogni e progettazione di percorsi/azioni di consulenza e/o Bilancio di Competenze
  2. Consulenza per lo sviluppo delle progettualità e/o delle competenze
  3. Gestione de/la relazione d’aiuto
  4. Integrazione e lavoro in rete

4. Funzione di accompagnamento

  1. Monitoraggio dei percorsi formativi e sostegno a docenti e formatori nel processo di ottimizzazione e integrazione de! percorso formativo
  2. Realizzazione di iniziative finalizzate a/la prevenzione di situazioni di disagio nel fora percorso formativo e/o di inserimento lavorativo.
  3. Svolgimento di azioni di tutoraggio nei percorsi di formazione, di interventi di stage e tirocini nonché di interventi di accompagnamento all’inserimento lavorativo

G. Il monitoraggio e la valutazione dei servizi di orientamento

Il Documento contiene anche una sezione dedicata al monitoraggio e alla valutazione dei servizi di orientamento. La sezione non mostra però un modello specifico di valutazione ma solo alcuni indicatori. Fra quelli di efficacia vengono indicati (pagina 52) l’andamento dell’occupazione giovanile (!) e il grado di assunzione (!). Su questo tema vedi il mio articolo Il Modello a Tre Variabili per l’’assicurazione di qualità nei servizi di orientamento.

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Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista (www.leonardoevangelista.it). Collocato su internet il 22 dicembre 2014. Ultima modifica 26 dicembre 2014. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative al copyright.

Standard minimi dei servizi e delle competenze degli operatori di orientamento

Standard minimi dei servizi e delle competenze degli operatori di orientamento

Nella seduta del 13 novembre 2014 la Conferenza Unificata Stato-regioni ha approvato il documento Standard minimi dei servizi e delle competenze degli operatori di orientamento. E’ un documento importante perché, con un processo condiviso con tutti i principali soggetti che si occupano di orientamento in Italia, sono state classificate le principali attività di orientamento (ad esempio colloquio di consulenza, incontro informativo, auto-consultazione, etc.) e per alcune di esse sono stati definiti gli standard minimi, vale a dire la dotazione strumentale e logistica, la durata, le modalità di erogazione, i prodotti, le attività principali (aree di competenza), le conoscenze richieste agli operatori che le erogano. E’ verosimile che tutte le normative regionali sui servizi di orientamento si adegueranno in futuro ai contenuti del documento. Riporto di seguito la parte iniziale del documento. Per un commento vedi questa pagina.  Il documento segue le Linee guida del sistema nazionale sull’orientamento permanente pubblicate nel novembre 2013.

Premessa

II presente documento si pone l’obiettivo di presentare una proposta di standard minimi delle prestazioni di orientamento erogate da strutture pubbliche e private e delle competenze professionali degli operatori, di cui all’art. 4, comma 1, lettera b) dell’Accordo sull’Orientamento Permanente (20/12/2012 – rep. Atti n. 152/CU), d’ora in avanti Accordo.

Prima di entrare nel merito del documento, si e considerate fondamentale richiamare alcuni riferimenti e note metodologiche che ne hanno sorretto e sostenuto la stesura. In primis la definizione di orientamento, su cui si fonda l’articolazione del documento stesso, cosi come sancita nell’Accordo:

“processo a volto a facilitare  la conoscenza  di se, del contesto formativo,  occupazionale, sociale, culturale ed economico di riferimento, delle strategie messe in atto per relazionarsi ed interagire con tali realtà, al fine  di favorire   lo  maturazione   e   lo  sviluppo   de/le   competenze   necessarie   per   pater   definire   o  ridefinire autonomamente  obiettivi personali  e professionali  aderenti al contesto, elaborare o rielaborare un progetto di vita e di sostenere le scelte relative”

In seguito alla firma dell’Accordo, il 5/12/2013 è stato approvato dalla Conferenza Unificata il documento recante “Linee Guida del sistema nazionale sull’orientamento permanente”, a cura del Gruppo di Lavoro lnteristituzionale, di cui all’art. 4 dell’Accordo sopra richiamato. Le Linee Guida nazionali sull’orientamento fanno riferimento a cinque funzioni finalizzate alla realizzazione del diritto della persona all’orientamento lungo tutto ii corso della vita. Si riporta di seguito, in sintesi, la definizione delle cinque funzioni (per i dettagli si rimanda al documento ufficiale), sottolineando che tutte e cinque le funzioni rientrano nella responsabilità di ogni Soggetto/lstituzione competente:

  1. Educativa: indica le attività per lo sviluppo di risorse/competenze e condizioni favorevoli al processo di auto-orientamento della persona per favorirne ii benessere, l’adattabilità ai contesti, ii successo formative e la piena occupabili
  2. Informativa: riguarda le attività volte a sviluppare la capacita di attivazione della persona e di ampliamento, acquisizione e rielaborazione di conoscenze utili al raggiungimento di un obiettivo formativo/professionale specifico
  3. Accompagnamento a specifiche esperienze di transizione: indica le attività di sostegno allo sviluppo da parte della persona di competenze e capacita di decisione e di controllo attivo sull’esperienza formativa e lavorativa in essere, al fine di prevenire rischi di insuccesso
  4. Consulenza orientativa: concerne le attività di sostegno alla progettualità personale nei momenti concreti di snodo della storia formativa e lavorativa e di promozione all’elaborazione di obiettivi all’interno di una prospettiva temporale allargata e in coerenza con aspetti salienti dell’identita personale e sociale
  5. Sistema: le funzioni e le attività dell’orientamento necessitano, inoltre, di essere supportate da funzioni di sistema, quali “assistenza tecnica”, “formazione operatori”, “promozione della qualità” e “ricerca e sviluppo” al fine di assicurare l’efficacia degli interventi

Le cinque funzioni si realizzano nell’ambito di una più ampia e trasversale macro-funzione orientativa a cui adempiono i sistemi, le strutture e le professionalità in essi operanti quando le loro attività concorrono allo sviluppo e al sostegno della progettualità degli individui con riferimento al proprio percorso scolastico, formative, socio-professionale. Alle cinque funzioni non corrispondono necessariamente, e secondo un rapporto  di  reciprocità,  servizi  nel senso  di “strutture  dedicate”  e/o  “profili”  professionali, nel senso di figure professionali specificamente o esclusivamente dedicate. E possibile, infatti, che in alcuni servizi siano erogate  solo  alcune funzioni  e, quindi, siano  presenti solo  alcune figure  professionali come del resto è possibile  che  in alcuni  contesti  organizzativi  una  stessa  figura  professionale  possa  svolgere  più di una funzione.

Per rendere maggiormente chiari i contenuti nel prosieguo del documento, si fornisce di seguito una breve descrizione  terminologica:

  • per funzione si intende un insieme di aree di attività (ADA) finalizzate ad uno scope omogeneo. In particolare, si definisce “funzione orientativa” (Pombeni,2003) la finalità cui adempie un sistema o una struttura quando le sue attività concorrono allo sviluppo ed al sostegno della progettualità degli individui con riferimento al proprio percorso scolastico, formative, socio-professionale. Le cinque funzioni declinate nelle Linee Guida sono attivabili da istituzioni/enti/strutture attraverso interventi e dispositivi di volta in volta maggiormente rispondenti ai bisogni delle persone;
  • per standard si intende la soglia accettabile della prestazione a cui si uniforma ii soggetto produttore o erogatore, sia pubblico che private accreditato. Gli standard delle prestazioni dei servizi di orientamento, possono riguardare dimensioni diverse, ad esempio:

il tipo di azione orientativa (specifico intervento) che viene garantito al cittadino/utente e quali strumenti si rendono disponibili (le dimensioni della funzione orientativa, le aree di attività, gli obiettivi ai quali e mirata)

le modalità di eroqozione  dell’intervento  di orientamento  ovvero  come  viene realizzata  l’azione stessa, descrivendo le attività che si devono attuare nel corso del processo di erogazione;

le competenze minime indispensabili in capo agli orientatori, per attuare gli interventi di orientamento;

  • per servizio si intende un insieme di macro-aree di attività come classificate dai sistemi regionali e nelle quali si articola la funzione generale di orientamento per ciò che attiene all’erogazione degli interventi. Esse si differenziano secondo le azioni erogate (e quindi, delle competenze necessarie per erogarle);
  • per azione si intende uno specifico tipo di intervento, nel caso dell’orientamento  rivolto ad   individui, gruppi o specifici target. Le azioni orientative si differenziano secondo i diversi contesti nei quali hanno luogo (es. Scuola, Università, Centri per l’impiego) e le diverse funzioni orientative generali.

 

Occorre inoltre sottolineare la necessita di raccordo de/ presente documento con J’esito della definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni (LEP) di cui si sta discutendo a livello nazionale a seguito delle modifiche apportate dalla Legge Fornero al D.Lgs. 181/2000, che ha introdotto i LEP che devono essere erogati dai servizi per ii lavoro, nonché a seguito della legge delega su/ lavoro che considera i LEP come criteri per /’esercizio della delega nella riforma dei servizi per ii lavoro.

Ciò premesso ii documento è articolato in tre parti:

  1. la prima parte, introduttiva, è dedicata  al/a  descrizione  dei diversi contesti, identificati dalle    Linee guida,  legittimati  ad  offrire  servizi  di  orientamento  e  che  concorrono  a  determinare  ii   sistema nazionale;
  1. la seconda parte, specifica per ognuna delle cinque funzioni identificate dalle Linee Guida, è dedicata alla descrizione degli standard di qualità delle prestazioni. Le cinque funzioni sono declinate in:

-una  sezione  in  cui  sono  definiti  tutti  gli  indicatori  di  processo  (finalità,  obiettivi,  tipologià  di prestazioni  e  declinazione  in  specifiche  azioni, strumenti  utilizzabili,  destinatari  e  modalità  di accesso al servizio, risultati per ii beneficiario). A tal proposito è indispensabile precisare che ii documento si propone di prevedere tutte le azioni possibili ma saranno poi gli organi competenti a scegliere quelle possibili, realizzabili e utili nello specifico contesto secondo i bisogni e le peculiarità locali

-una  sezione,  con  riferimento  alle  funzioni  “lnformativa”,  “Accompagnamento  a   specifiche esperienze  di transizione”  e “Consulenza  orientativa”, sintetizzata  in tabella,  in cui viene  presentata una  proposta  di  standard’ dei  servizi  relativamente  alla  dotazione  strumentale  e  logistica,  alla modalità di erogazione delle  prestazioni, agli output possibili e alle competenze  professionali degli operatori dedicati a tale funzione. A tale proposito c’è poi ii problema de/la certificazione de/le competenze degli orientatori. In relazione a chi già opera nel settore e necessario prevedere un dispositivo di riconoscimento delle funzioni/certificazione de/le competenze che tenga canto sia dell’esperienza lavorativa pregressa sia di specifici percorsi formativi dedicati. Per i nuovi ingressi sarà analogamente riconosciuta la competenza professionale, sempre attraverso dispositivi di certificazione ma sarà necessario prevedere due percorsi diversi.

  1. II documento si chiude con un terzo capitolo, trasversale a/le diverse cinque funzioni identificate, sul/e attività di monitoraggio e valutazione dei servizi di orientamento.

Puoi scaricare tutto il documento dal link standard-minimi

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Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista (www.leonardoevangelista.it). Collocato su internet il 20 dicembre 2014. Ultima modifica 21 dicembre 2014. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative al copyright.

ALLARME ROSSO SUI CENTRI PER L’IMPIEGO | WORK MAGAZINE

ALLARME ROSSO SUI CENTRI PER L’IMPIEGO

I tagli della Finanziaria ed i tempi del Jobs Act possono compromettere i centri per l’impiego. Le minori risorse disponibili per città metropolitane e province riducono il finanziamento per il personale dei centri per l’impiego già da gennaio. La mancata attribuzione di circa 450milioni di euro ( questo è il costo oggi dei centri ) può compromettere la Garanzia giovani e l’utilizzo dei cinque miliardi di fondi europei per il lavoro che l’Italia deve spendere entro fine 2015.

La vicenda dei centri per l’impiego costituisce un paradosso italiano davvero illuminante. E’ una storia che illumina le contraddizioni, gli errori e soprattutto la pervicacia di un sistema che fa fatica ad incamminarsi sul percorso più logico e corretto anche quando tutte le indicazioni su quale sia la strada da percorrere sono chiare e forti. La recente affermazione dell’ANCI e dell’UPI del rischio concreto di chiusura dei centri per l’impiego per la mancanza di risorse e per l’impossibilità di provvedere a finanziare quanto non è stabilito come propria competenza dall’ordinamento per questi enti è solo l’esito finale di una vicenda che è utile ripercorrere. Una vicenda che rischia di finire in un pasticcio all’italiana.

via ALLARME ROSSO SUI CENTRI PER L’IMPIEGO | WORK MAGAZINE.

Pubblicate le linee guida del sistema nazionale sull’orientamento permanente

Linee guida del sistema nazionale sull’orientamento permanente

Queste Linee Guida, approvate il 5 dicembre 2013, stabiliscono una tassonomia delle attività di orientamento condivisa da tutti i maggiori soggetti che si occupano di orientamento in Italia. Il passo successivo, nel novembre 2014, è stato la definizione a livello nazionale degli Standard minimi dei servizi e delle competenze professionali degli operatori.

Vedi l’accordo della Conferenza Unificata Stato Regioni che ha creato il Gruppo di lavoro che ha prodotto le Linee Guida. Scarica il documento in pdf.

Definizione delle linee guida del sistema nazionale sull’orientamento permanente  (accordo Governo, regioni e enti locali)

A cura del Gruppo di Lavoro Interistituzionale di cui all’art. 4 dell’Accordo sulla definizione del sistema nazionale sull’orientamento permanente del 20 Dicembre 2012

Sommario
Premessa 2
A) LINEE DI INDIRIZZO STRATEGICO 4
1) Diritto all’orientamento 4
2) Le Funzioni dell’orientamento 5
3) La Governance multilivello 6
B) OBIETTIVI SPECIFICI E AZIONI OPERATIVE 8
1) Contrastare il disagio formativo 8
2) Favorire e sostenere l’occupabilità 9
3) Promuovere l ‘inclusione sociale 1O
NOTA DI CONTESTO 11

Premessa

L’orientamento permanente riveste un ruolo chiave nelle strategie di istruzione e formazione avviate a partire dal 2000 a livello europeo dal Processo di Lisbona. Le indicazioni europee contenute nella Risoluzione del Consiglio del 2008 “Integrare maggiormente l’orientamento permanente nelle strategie di apprendimento permanente” rilevano co me siano necessari costanti sforzi per fornire servizi di orientamento di migliore qualità, offrir e un accesso più equo orientato alle aspirazioni e alle esigenze dei cittadini, coordinare e costruire partenariati tra le offerte di servizi esistenti. Sulla scorta di tali indicazioni, le Comunità locali devono tendere a:

  • favorire l’acquisizione della capacità di orientamento nell’arco della vita;
  • facilitare l’accesso di tutti i cittadini ai servizi di orientamento;
  • rafforzare la garanzia di qualità dei servizi di orientamento;
  • incoraggiare  il  coordinamento  e  la  cooperazione  dei  vari  soggetti  a  livello  nazionale, regionale e locale.

Il documento invita altresì gli Stati a rafforzare il ruolo dell’orientamento nell’ambito delle strategie nazionali di apprendimento permanente.

A livello nazionale, questa esigenza è colmata dall’Accordo tra il Governo, le Regioni e gli Enti locali, concernente la definizione del sistema nazionale  sull’orientamento permanente approvato il 20 dicembre 201 2 in sede di Conferenza Unificata, e finalizzato a promuovere  e condividere una strategia nazionale di Orientamento permanente nel campo dell’educazione, della formazione professionale e dell’occupazione. L’Accordo rappresenta una dichiarazione  di  intenti  con  cui  le parti si impegnano ad assicurare sul territorio l’integrazione dei servizi al cittadino finalizzati alla ricostruzione e documentazione di esperienze e apprendimenti, a rendere più efficaci gli interventi anche attraverso lo sviluppo e l’ottimizzazione dei fabbisogni professionali e di competenze, ad assicurare l’orientamento permanente e a potenziare le azioni dei sistemi integrati di istruzione, formazione e lavoro.

Lo scenario nel quale si sta dando attuazione agli intendimenti dell’Accordo è quello rappresentato dall’attuale legge n. 92 del 28 giugno 2012 sul mercato del  lavoro,  “Disposizioni  in  materia  di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”,  in cui ai commi  51-68 dell’articolo  4 sono stabilite le norme generali in tema di apprendimento  permanente  con  l’obiettivo  di  definire  il diritto d i ogni persona all’apprendimento in ogni  fase della vita, nell’ambito  di un  sistema  integrato che permetta il  collegamento con le strategie per la crescita economica, per l’accesso al lavoro dei giovani, per  la  riforma  del  welfare,  per  l’invecchiamento  attivo  e  l’esercizio  della  cittadinanza attiva, anche da parte degli immigrati. Giova ricordare che il  comma  55 prevede  la costruzione,  in modo condiviso  con  le Regioni  e le autonomie  locali, di “reti territoriali” e nel  comma  56 lettera a) si esplicita che alla realizzazione e allo sviluppo dei sistemi integrati territoriali concorrono anche le università.

Il quadro di contesto è altresì arricchito dal dibattito nazionale che si sta svolgendo sia attorno alla definizione dell’Accordo di Partenariato per la gestione dei fondi strutturali del periodo 2014-2020, in cui l’orientamento assume una dimensione trasversale ai tre Obiettivi tematici n° 8 Occupazione,

n° 9 Inclusione e n° 1O Istruzione e Formazione, sia attorno alla Raccomandazione del Consiglio del 23 aprile 2013 sulla “Garanzia Giovani” ed alla connessa discussione sulla centralità della rete  degli operatori chiamati ad erogare sempre più servizi di orientamento su gruppi target diversi tra loro.

Per la realizzazione delle finalità dell’Accordo concernente la definizione del sistema nazionale sull’orientamento permanente, lo stesso individua una struttura di coordinamento rappresentata Gruppo di Lavoro Interistituzionale sull’orientamento permanente, il quale ha, tra i suoi compiti, anche quello di elaborare Linee Guida nazionali in materia di orientamento e l ‘elaborazione di una proposta per l’individuazione di standard minimi dei servizi e delle competenze professionali degli operatori  dell’orientamento.

Il documento che segue, Linee Guida sul! ‘Orientamento , vuol essere uno strumento operativo nel quale si esplicita il livello di governance attesa con riferimento al coordinamento del complesso degli interventi di orientamento poste in essere a livello territoriale nonché alle azioni e ai risultati attesi.

A) LINEE DI INDIRIZZO STRATEGICO

1) Diritto  all’orientamento

1.1)  Tutela  Costituzionale:   il  diritto  all’orientamento  lungo  tutto  l’arco  della  vita  viene  assicurato in relazione agli articoli 4, 34, 35 comma 2  della  Costituzione  della  Repubblica  Italiana,  agli articoli II/74, 11/75, 11/76, 11/89 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione.  Sulla base di questi principi e delle leggi e delle normative nazionali ed europee che  ne  danno  attuazione,  sono riconosciuti ad ogni  cittadino,  durante  tutto  l’arco  della  vita,  prestazioni  e  servizi  di  orientamento per il pieno sviluppo  della  sua  personalità  nelle  attività  educative,  formative,  professionali, lavorative. A tale fine lo Stato, le Regioni e le Province  Autonome  di  Trento  e  Bolzano,  le Province, i Comuni si impegnano a razionalizzare, potenziare, integrare il sistema pubblico di orientamento con le strategie  dell’apprendimento permanente favorendo altresì la partecipazione  dei cittadini alla definizione degli standard d i qualità e alle attività  di monitoraggio e valutazione dei servizi  di cui usufruisce.

1.2)  Contesti di riferimento:

Il diritto all’orientamento lungo tutto l ‘arco della vita viene assicurato tramite specifiche politiche promosse nell’ambito di un più ampio  quadro  di  interventi  nell’istruzione,  formazione,  alta formazione, educazione degli adulti, lavoro e inclusione sociale, contesti nei quali si sviluppa  il processo  di orientamento  delle persone. (Nota: European lifelong guidance policy network, “Lifelong guidance policy development: A European Resource Kit”. 2012, pag.12 in http://ktl.jyu.fi/img/portal/23229/ELGPN _resource_kit_ 201 1-12_web.pdf)

1.3)  Priorità:

In coerenza con le strategie per l’apprendimento permanente, con gl i obiettivi del nuovo ciclo di programmazione comunitaria e il programma della “European Youth Guarantee” le politiche dell’orientamento, al fine di contrastare  il  disagio  formativo,  di  favorire  l’occupabilità,  di incoraggiare l’inclusione sociale, mettono al centro la persona con  le  sue  esigenze  educative, formative, professionali e lavorative. Le politiche dell’orientamento si attuano nell’ambito delle reti territoriali  previste  dal comma  55 art. 4 legge 92/12 con riferimento  alle seguenti priorità,  trasversali e comuni a tutti  i diversi contesti:

  • favorire  nella  persona  l’acquisizione  della capacità  di  orientamento  al  lavoro  lungo tutto l’arco della vita;
  • facilitare  l’accesso  di tutti  i  cittadini  ai servizi  di orientamento  utilizzando  anche canali  non­ formali e informali (associazioni,  volontariato,  ecc.)  di  comunicazione,  soprattutto  con  i gruppi  più  svantaggiati;
  • rafforzare  la garanzia  di qualità  dei  servizi  di  orientamento  con  un  costante processo  di ricerca ed innovazione attraverso l’utilizzo delle ICT, al fine di assicurare strumenti e prestazioni rispondenti ai mutevoli e diversificati bisogni orientativi delle persone e  di rendere i servizi pubblici più efficaci e più accessibili a tutti i cittadini;
  • assicurare strumenti e prestazioni  rispondenti ai mutevoli e diversificati bisogni orientativi delle persone;

incoraggiare il coordinamento  e  la  cooperazione  dei  vari  soggetti  a  livello  nazionale, regionale e  locale  anche  attraverso  la  condivisione  e  l ‘interoperabilità  d i  strumenti, piattaforme  e servizi (Nota: Risoluzione del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, del 21 novembre 2008 -«integrare maggiormente l’orientamento permanente nelle strategie di apprendimento permanente», Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea 2008/C 319/02)

2)  Le Funzioni dell’orientamento

Per la realizzazione del diritto all’orientamento le istituzioni attivano le seguenti funzioni di supporto allo sviluppo del processo orientativo e all’interno delle quali individuano gli interventi e i dispositivi maggiormente rispondenti ai bisogni delle persone:

2.1)   Funzione Educativa”: indica le attività di accompagnamento e sostegno allo sviluppo di risorse e condizioni favorevoli al processo di auto-orientamento della persona per favorirne il benessere, l’adattabilità ai contesti, il successo formativo e la piena occupabilità. Questa funzione di orientamento assolve al compito di favorire nella persona la maturazione di un atteggiamento e di un comportamento proattivo per lo sviluppo delle capacità di gestione autonoma e consapevole del proprio processo di orientamento. A tal fine promuove l’acquisizione delle competenze orientative generali e trasversali in quanto premesse indispensabili per un efficace auto-orientamento. Le azioni principali di orientamento nella scuola sono responsabilità di ogni docente, a partire dalla scuola primaria e sono inserite nel Piano formativo della scuola e di ogni classe, attraverso la definizione degli standard di competenza di orientamento per ogni livello di istruzione. Strumento principale per favorire l’acquisizione di competenze orientative generali e l’auto-orientamento è la didattica orientativa. Esempi di strumenti d’intervento sono i laboratori orientativi e l’alternanza scuola-lavoro che favoriscono il superamento della separazione tra formazione e lavoro valorizzando l’impresa come luogo di apprendimento;

2.2)   Funzione “lnformativa”:

riguarda le attività volte a sviluppare la capacità di attivazione della persona e di ampliamento, acquisizione e rielaborazione di conoscenze utili al raggiungimento di un obiettivo formativo/professionale specifico; questa funzione assolve al compito di potenziare un insieme di risorse che hanno a che fare con la capacità di attivarsi, confrontarsi, decodificare, interpretare, mettersi in gioco.

2.3)   Funzione Accompagnamento a specifiche esperienze di transizione” :

indica le attività di sostegno allo sviluppo da parte della persona di competenze  e  capacità  di decisione e d i controllo attivo sull’esperienza formativa e  lavorativa  in  essere,  al  fine di  prevenire rischi  di  insuccesso.  Questa  funzione di orientamento  assolve al compito di:

  • favorire una riflessione critica da parte della persona sull’andamento del proprio percorso di studi, al fine di consentire l ‘auto-monitoraggio dell’esperienza formativa;
  • tutorare in itinere i percorsi critici e le esperienze di transizione fra canali formativi, con particolare  riferimento  ai  soggetti  a rischio  di  insuccesso;
  • accompagnare l’inserimento e il reinserimento lavorativo  di  soggetti  in  difficoltà, attraverso un’azione personalizzata di mediazione fra la persona e i contesti sociali di riferimento;

2.4)  Funzione  “Consulenza orientativa”:

concerne le attività di sostegno alla progettualità personale nei momenti concreti di snodo della storia formativa e lavorativa e di promozione all’elaborazione di obiettivi all’interno di una prospettiva temporale allargata e in coerenza con aspetti salienti dell’identità personale e sociale. Questa funzione di orientamento assolve al compito di:

  • sostenere i processi decisionali e le esperienze di cambiamento;
  • sviluppare capacità di analisi e di valutazione delle competenze in funzione di un progetto formativo e lavorativo.

2.5)  Funzioni di “Sistema”:

Le funzioni e le attività dell’orientamento necessitano, inoltre, di essere supportate da funzioni di sistema, quali “assistenza tecnica”, “formazione operatori”, “promozione della qualità” e “ricerca e sviluppo” al fine di assicurare l’efficacia degli interventi rivolti all’utenza e le attività gestionali di analisi, ideazione, pianificazione, coordinamento, monitoraggio, valutazione, in una logica di sviluppo di rete sia intra-sistema sia inter-sistema.

3)   La Governance multilivello

3.1)  Finalità:

coordinare e condividere i processi  decisionali  delle  politiche  di  orientamento,  in  cui  ciascun soggetto si riconosce partner corresponsabile di una strategia che, coinvolgendo sia il l ivello politico-istituzionale sia quello tecnico-operativo, valorizzi la programmazione e la realizzazione di interventi  di orientamento  integrati,  continui e rispondenti  ai bisogni  della persona.

3.2)  Configurazione e articolazione:

livello territoriale: le Regioni, nell’ambito delle priorità nazionali, definiscono specifiche priorità territoriali di concerto con gli altri soggetti di espressione locale dei firmatari dell’Accordo sull’orientamento permanente, programmano e coordinano gli interventi e le politiche  di orientamento con riferimento agli standard comuni di qualità dei servizi, secondo forme e modalità organizzative individuate dalle stesse Regioni, che, con riguardo alle specificità territoriali, valorizzino il ruolo e le competenze degli Enti Locali con il coinvolgimento attivo dei soggetti istituzionali, sociali ed economici del territorio (Università, USR, Parti sociali).

livello nazionale: la collaborazione interistituzionale tra Stato (MIUR, MLPS e MEF), Regioni e coordinamento delle Regioni, UPI e ANCI avviene:

  • con   il  Gruppo  di  lavoro  interistituzionale   sull’orientamento   permanente,   ex  Accordo 20.1 2.201 2, con il compito  di aggiornamento  delle  linee  guida,  di elaborare  quanto  previsto al comma b) art. 4 e di organizzare periodici incontri con le Parti sociali al fine di garantire informazione delle stesse nelle fasi di elaborazione  dei documenti  di cui all’art. 3, par.  I .
  • con la definizione da parte di ciascun soggetto istituzionale di specifiche priorità aderenti al proprio ambito di competenza, da condividere e da adottare di concerto con gli altri soggetti firmatari dell’Accordo e in linea con i principi dello stesso
  • con gli organismi tecnici e istituzionali di seguito individuati: Tavolo lnteristituzionale sull’apprendimento permanente, ex Intesa; Coordinamento della IX Commissione degli Assessori regionali, con funzioni di  coordinamento interregionale delle politiche e degli interventi territoriali.

3.1)  Azioni:

Le azioni di governance multilivello sono definite, nell’ambito della configurazione di cui al punto 3.2, dal MIUR, dal MLPS, dal MEF, dal Coordinamento delle Regioni, da ANCI e da UPI, con il contributo di Unioncamere e delle Parti Sociali, con la finalità di sostenere le funzioni/attività/servizi di orientamento in raccordo e coerenza con le strategie dell’apprendimento permanente, agli Obiettivi 8 Occupazione, 9 Inclusione, 1O Istruzione e Formazione dell’Accordo di Partenariato 2014-2020 e al programma “Garanzia Giovani”. Alla loro realizzazione  concorrono tutti i soggetti operanti nel sistema di orientamento ai vari livelli. Le azioni di governance multilivello riguardano in particolare:

  • a)      coordinamento delle risorse  professionali ed economiche degli interventi e dei progetti  di orientamento ai diversi livelli regionale, nazionale, europeo per superare l’attuale frammentarietà degli interventi;
  • b)     promozione e supporto allo sviluppo delle reti locali, regionali, nazionali finalizzate ali’orientamento
  • c)      condivisione e sviluppo degli strumenti e delle tecnologie per la realizzazione di una rete unitaria di informazione e supporto all’offerta di istruzione, formazione e lavoro;
  • d)     predisposizione d i un sistema  di  monitoraggio  e  di  valutazione  delle  politiche  di orientamento  e del  loro impatto nei  diversi contesti;
  • e)      accreditamento dei servizi di orientamento alla persona e delle competenze professionali degli operatori
  • f)      promozione della accessibilità e della integrazione dei servizi e delle attività erogate nei sistemi della scuola, della formazione, dell’università, del lavoro e delle politiche sociali, attraverso la formalizzazione, attivazione e gestione integrata di reti territoriali;
  • g)     supporto allo sviluppo di un costante processo di ricerca condivisione ed innovazione degli strumenti e delle metodologie d’intervento.

B) OBIETTIVI  SPECIFICI   E AZIONI  OPERATIVE

Al fine d i contribuire alla razionalizzazione e al potenziamento del sistema pubblico e integrato di orientamento,  e in coerenza  con l’Accordo di  Partenariato,  con  il  programma  “Garanzia  Giovani” e con le Strategie dell’Apprendimento permanente,  si  individuano  i  seguenti  obiettivi  specifici  e  le conseguenti  azioni  operative.

I risultati attesi e gli indicatori specifici volti a misurare l’efficacia e l’efficienza delle azioni di orientamento saranno definiti con riferimento ai diversi contesti (scuola, formazione, università, lavoro e inclusione sociale) che concorrono a  determinare  il  sistema  nazionale,  contestualmente  alla individ uazione e all’approvazione del documento sugli standard dei servizi e delle competenze professionali degli operatori (Accordo sull’Orientamento Permanente, art. 4 comma 1/b).

1)   Contrastare il disagio formativo

Contrastare il disagio formativo (dispersione e abbandono scolastico/universitario, ESL e NEET), rafforzando le competenze nei giovani per affrontare autonomi processi di scelta durante le transizioni scuola-scuola, scuola-formazione, scuola-università e scuola-lavoro.

Obiettivi specifici Azioni operative
1. riduzione della dispersione e del fallimento formativo nella scuola, nella formazione, nell’università a)      Progettare azioni formative di operatori specializzati e docenti per favorire l’apprendimento di competenze orientative, in particolare quelle proattive e di fronteggiamento  ( coping)  negli  adolescenti,  nei  giovani,  negli  adulti.b)      Attivare servizi permanenti di tutoraggio e mentoring per l’ingresso nei cicli formativi secondari e terziari.c)      Attivare servizi permanenti di tutoraggio e mentoring per l’inserimento o re­ inserimento nel mercato del lavoro per potenziare, tra l’altro, competenze individuali di monitoraggio attivo rispetto alle esperienze di disoccupazione e svil uppano capacità di auto-promozione sul lavoro e che si affiancano sinergicamente ai dispositivi di facilitazione dell’accesso al mercato del lavoro (incrocio fra domanda e offerta di lavoro, formazione professionale  e continua, apprendistato, tirocini, etc.).d)      Progettare con i servizi sociali interventi preventivi di promozione della scolarizzazione e in target definiti le azioni di counseling orientati voe)      ESL (Early School Leavers ) 15-18 anni – Per quanto riguarda i giovani che fuoriescono precocemente  dalla scuola e dalla formazione gli Uffici  Scolastici, i Servizi Sociali e i Centri per l’impiego realizzano attività condivise di orientamento per il loro reinserimento in percorsi formali e informali di apprendimentot) Attivare servizi di  tutoraggio  mirato  per  studenti  del  I  anno  di  università  che dopo il primo  semestre  non  abbiano   acquisito  il  numero  minimo  di  CFU (Crediti  Formativi   Universitari)

2) Favorire e sostenere l’occupabilità

Favorire l ‘occupabilità e i percorsi di inserimento re-inserimento lavorativo rafforzando nei giovani e negli adulti autonomi processi di conoscenza delle proprie attitudini e competenze e della loro spendibilità nei contesti occupazionali locali, nazionali e europei.

Obiettivi specifici

Azioni operative

1 .   Rafforzare  l’occupabilità delle  persone1 a. Promuovere  percorsi  di autoimpiego  e di  auto­ imprenditorialità    nonchè la  mobilità  geografica;I b. Realizzare percorsi di inserimento I reinserimento dei target che, in considerazione del momento storico e dei diversi territori sono più a rischio di esclusione dal mercato del lavoro: giovani (con particolare  riferimento ai giovani NEET);e donne; over 50;I c.  Realizzare    percorsi  di inserimento/rinseriment o  dei  soggetti disoccupati;I d. Sostenere  percorsi di sviluppo di carriera e di mobilità verticale e orizzontale dei lavoratori; Gli obiettivi  identificati  possono  essere raggiunti,  a seconda del  contesto (scuola, università, formazione e lavoro)  attraverso diverse azioni:-   servizi di informazione orientativa e accogl ienza/filtro finalizzati a facilitare l’accesso del cliente alla struttura dedicata, a presentare l’offerta di  servizi erogati, a decodificare la richiesta di aiuto e a favorire il passaggio a servizi  in grado di rispondere alla domanda espressa da target diversificati di utenti;-  servizi di accompagnamento/ tutorato orientativo/job placement nel  sistema lavoro, da realizzarsi nei centri per l’impiego o nei servizi di orientamento scolastico/universitario. L’azione è  finalizzata  a  gestire  positivamente  un compito istituzionale dei centri per l’impiego garantendo un’assistenza personalizzata in primo luogo ad alcuni  target  specifici  (giovani, donne, ecc.) per uscire dalla situazione di  inoccupabilità e/o disoccupazione.  Si tratta quindi di aiutare la persona disoccupata a valutare ciò che gli/le potrebbe  essere utile per aumentare le proprie opportunità di re-inserimento nel mercato del lavoro (un’attività di formazione professionale,  un’attività  di qualificazione/riqualificazione verso professionalità in linea con la domanda di lavoro, un percorso di bilancio di competenze, un tirocinio, uno stage, ecc.) e di rappresentare per il soggetto una figura di riferimento per tutta la durata della transizione;-   servizi di consulenza alle scelte formative e ai progetti professionali. L’attività consulenziale è final izzata alla definizione/ridefinizione di aspetti dell’identità professionale connessi allo svil uppo della storia individuale delle persone in relazione al diverso ciclo di vita. E’ necessario infatti che il progetto sia elaborato in continuità/coerenza con le risorse e i vincoli presenti nelle diverse sfere di vita del soggetto per identificare strategie concrete di realizzazione dei singoli obiettivi. L’attività si caratterizza come relazione interpersonale di aiuto basata su un ciclo di colloqui e/o laboratori di gruppo o, in alternativa, di un percorso di bilancio di competenze.
2.  Migliorare l’efficacia e la qualità delle azioni di orientamento  nell’ambito dei servizi per il lavoro, con particolare riferimento ai servizi pubblici per l’impiego3.  Favorire lo sviluppo coordinato dei servizi per il lavoro con l’intervento coordinato e unitario di tutti i soggetti e i servizi. –   Monitoraggio costante dell’offerta di metodi e strumenti di orientamento-   Valutazione della tipologia delle attività offerte/popolazione raggiunta-   Individuazione buone pratiche trasferibili-   Migliorare il livello di scambio interdisciplinare tra operatori-   Consolidare  la collaborazione  tra  servizi  e sedi  si  svolgono  in  cui  si  svolgono iniziative orientative

3) Promuovere l’inclusione sociale

Promuovere l’inclusione sociale, contrastando i fenomeni di devianza e di emarginazione dovuti anche a differenze di genere, di razza, a disabilità fisiche e psichiche.

Obiettivi specifici Azioni operative
1. prom uovere la partecipazione delle famiglie alle scelte formative a) Realizzazione di specifici momenti di incontro con le famiglie
2. Prom uovere il lavoro di rete tra servizi finalizzato a progettare e sostenere percorsi individuali integrati a)   Prevedere/rafforzare,  in un’ottica di inclusività, procedure che favoriscano la fruizione dei servizi di orientamento da parte dei soggetti più svantaggiati e a rischio.b)  Neet 19 – 25 sono destinatari di una azione congiunta dei Servizi Sociali, Uffici Scolastici, Centri per l’Impiego per la loro individuazione e inclusione in percorsi di orientamento che li aiutino e li supportino nella scelta di percorsi di studio, formazione, lavoro

C) Risorse umane, finanziarie e strumentali

Per le finalità e le azioni di cui alle presenti linee guida nazionali, sono messe a disposizione le risorse previste nell’ambito di programmi e finanziamenti nazionali, regionali europei ed internazionali, senza ulteriori oneri per la finanza pubblica.

Per le attività di che trattasi dovranno pertanto, salvo ulteriori stanziamenti di spesa, risultare sufficienti le risorse umane, finanziarie e strumentali già stabilite dalla legislazione vigente.

NOTA DI CONTESTO

La proposta per l’individuazione degli standard minimi dei servizi e delle competenze professionali degli operatori di cui all’art. 4, comma 1, lettera b)  dell’Accordo  sull’Orientamento  Permanente verrà elaborata entro il 31.03.2014.

Roma, 18 novembre 201 3