Una semplice proposta per ridurre la disoccupazione dei laureati e il costo dell’università

Una semplice proposta per ridurre la disoccupazione dei laureati e il costo dell’università

E’ noto che le tasse universitarie coprono solo una parte dei costi totali dell’università. La parte restante viene finanziata dallo Stato e in ultima analisi la pagano i cittadini (quelli che non evadono le tasse) attraverso la tassazione ordinaria.

Per anni nella mia attività di orientamento ho incontrato neolaureati in discipline in cui le possibilità di occupazione erano minime.

Propongo un sistema molto semplice per ridurre la disoccupazione dei laureati e il costo delle università:

sovvenzionare solo i corsi di laurea per cui si prevede ci sarà richiesta di mercato, e solo per un numero di laureati pari o leggermente superiore all’occupazione stimata futura.

Chi vuole iscriversi ai corsi di laurea per cui non c’è richiesta di mercato o chi si iscrive in soprannumero rispetto al limite stimato deve pagare il costo pieno del corso di laurea.

Dover pagare il costo pieno (varie migliaia di euro) sarebbe una potente misura di orientamento, con benefici per gli studenti, per le loro famiglie e per il sistema Italia in generale.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

La stabilizzazione dei precari della scuola

Perché non siamo un paese normale (1). La stabilizzazione dei precari della scuola

E’ di questi giorni la notizia che una circolare del Ministero dell’Istruzione ha di fatto bloccato i trasferimenti in altre province di una parte dei precari della scuola che devono essere assunti in pianta stabile nella scuola.  La norma dovrebbe applicarsi solo quest’anno, ma vogliamo scommettere che per i docenti interessati i trasferimenti fuori provincia non ci saranno neanche il prossimo anno scolastico?

Nei Paesi normali (Germania, Svizzera, Finlandia, Danimarca, Stati Uniti, ma forse anche Francia, Polonia, Lituania e molti altri) si fanno le leggi e si applicano. Nei Paesi sgarrupati come il nostro prima si fanno le leggi, poi se disturbano qualcuno che fa la voce grossa (in questo caso i supplenti stabilizzati che non vogliono trasferirsi a Nord) se ne rinvia l’applicazione. E’ già accaduto tante volte, vedi ad esempio la vicenda delle quote latte, oppure la depenalizzazione del reato di banda armata (qui si è addirittura abolita la legge).

Il fine primario della scuola (mi fa strano doverlo specificare, dovrebbe essere scontato) è dare una buona preparazione agli studenti. Tutte le procedure e la struttura organizzativa della scuola dovrebbero esser subordinate a questo scopo. Il fine primario della scuola non è assicurare un reddito a insegnanti che per motivi vari (indolenza, carichi familiari, acciacchi vari, scarsa convenienza economica) non vogliono prendere servizio in pianta stabile nelle province dove c’è bisogno di loro.

Le migliaia di diplomati poco preparati e disoccupati che affollano gli sportelli di orientamento chiedendo agli operatori soluzioni che, considerato il loro basso livello di preparazione,  purtroppo non esistono o sono palliativi sono vittime di un sistema che non considera prioritari i loro bisogni/diritti di  studenti, quelli delle loro famiglie e più in generale non è interessato alla competitività italiana.

La preoccupazione per l’occupazione degli insegnanti è ugualmente alla base della mancata riduzione di 1 anno della durata delle medie superiori, che ci allineerebbe a gran parte dei paesi europei.

Ma perché e quanto l’Italia è un paese sgarrupato? Vedi il mio articolo Come migliorare il senso civico in Italia. Vedi anche Lo sviluppo del benessere in Occidente 1500-2014.

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Italians – ISSNAF – Italian Scientists and Scholars in North America Foundation

Un sito con varie testimonianze di scienziati e ricercatori italiani negli stati uniti. Vedi ad esempio quella di Walter Longo, andato negli Stati Uniti per fare il musicista rock, passato poi alla biochimica http://www.issnaf.org/italians/valter-longo-interview.html

ISSNAF (Italian Scientists and Scholars in North America Foundation) is a 501c(3) not-for- profit organisation whose mission is to promote scientific, academic and technological cooperation amongst Italian researchers and scholars active in North America and the world of research in Italy..

Sorgente: Italians – ISSNAF – Italian Scientists and Scholars in North America Foundation

Invalsi, il boicottaggio del Sud Il test rifiutato da due licei su tre – Corriere.it

Invalsi, il boicottaggio del Sud

Le scuole italiane del Centrosud si sono rifiutate in grandissima parte di farsi fotografare dall’Invalsi lo scorso maggio.

(Senza parole)

Sorgente: Invalsi, il boicottaggio del SudIl test rifiutato da due licei su tre – Corriere.it

Concorsi, la rivolta degli atenei

Coro di no contro l’emendamento che “pesa” la laurea in base all’università in cui si è conseguito il titolo. I rettori: non esiste una valutazione oggettiva. Il Pd: strada in salita, opportuno un ripensamento (titolo di Repubblica.it)

Il mio commento: Meno una società è basata sul merito e meno l’orientamento è efficace (se per assurdo tutti o la gran parte dei posti di lavoro fossero assegnati solo per raccomandazione, non ci sarebbe bisogno di insegnare alle persone a fare ricerca di lavoro, ma solo come si ricercano raccomandazioni).

Una società poco basata sul merito è una società ingiusta; se il benessere individuale e l’ascesa sociale dipendono dall’essere ‘figli di’ o ‘amici del politico x’, e non sulle capacità individuali una gran parte dei cittadini ne sono esclusi (caso 1) o (caso 2) sono costretti a umiliarsi per ottenere qualcosa.

Infine una società poco basata sul merito è una società poco competitiva. I servizi pubblici sono di cattiva qualità e hanno un costo esagerato, merci e servizi non sono competitivi rispetto a quelli prodotti all’estero, situazione poco invidiabile quando si è inseriti, come lo è l’Italia, all’interno di un libero mercato internazionale.

Per questi motivi sono pienamente d’accordo con la proposta del Governo che fra i criteri per valutare i candidati all’impiego pubblico si valuti anche l’ateneo in cui la laurea è stata conseguita.

Sappiamo tutti che allo stesso titolo di studio spesso corrispondono livelli di preparazione molto diversi (sulle degenerazioni dell’Università italiana c’è ormai una bibliografia molto estesa, vedi fra gli altri l’articolo Academic Dynasties: Decentralization and Familism in the Italian Academia) , perciò è corretto non considerare equivalenti lauree conseguire in università diverse.

Il provvedimento sarebbe inoltre un’enorme spinta al miglioramento didattico in tutte le università, assai più potente del blando sistema in essere.

Il fuoco di sbarramento subito iniziato contro il provvedimento dà un’idea di quante siano,  nel nostro paese (e anche all’interno del partito di Renzi) le resistenze contro una società maggiormente meritocratica. A riguardo, vedi anche il recente sciopero degli insegnanti e il sabotaggio contro le prove di valutazione della preparazione degli studenti delle medie superiori.

Lo stesso fuoco di sbarramento ci dà anche un esempio di un ben noto artificio dialettico contro il cambiamento: la valutazione del diverso peso delle lauree conseguire in atenei diversi non va fatta perché è ‘difficile’, ‘complicata’,  ‘discutibile sul piano metodologico’. Quando non si vuole fare una cosa, si ingigantiscono sempre le difficoltà a scapito dei benefici.

Leggi l’articolo di Repubblica: Concorsi, la rivolta degli atenei – Repubblica.it

Gli italiani hanno pagato 7,4 miliardi per salvare l’Alitalia – Repubblica.it

Dal 1974 ad oggi, visti i calcoli di Mediobanca, ogni italiano – bambinie pensionati inclusi – ha pagato 125 euro di tasca propria per vedere volare in cielo la livrea tricolore di Alitalia

Sorgente: Gli italiani hanno pagato 7,4 miliardi per salvare l’Alitalia – Repubblica.it

Academic Dynasties: Decentralization and Familism in the Italian Academia

Academic Dynasties: Decentralization and Familism in the Italian Academia

Ruben Durante, Giovanna Labartino, Roberto Perotti (2012)

ABSTRACT

Decentralization can lead to “good” or “bad” outcomes depending on the socio-cultural
norms of the targeted communities. We investigate this issue by looking at the evolution
of familism and nepotism in the Italian academia before and after the 1998 reform, which
decentralized the recruitment of professors from the national to the university level. To
capture familism we use a novel dataset on Italian university professors between 1988
and 2008 focusing on the informative content of last names. We construct two indices
of “homonymy” which capture the concentration of last names in a given academic department
relative to that in the underlying general population. Our results suggest that
increased autonomy by local university officials resulted in a significant increase in the
incidence of familism in areas characterized by low civic capital but not in areas with
higher civic capital.
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