In quali settori c’è lavoro?

Quali sono i settori dove c’è lavoro?

C’è lavoro è un termine vago, se ci riferiamo al totale dei posti di lavoro che si creano ogni anno probabilmente il settore dove c’è più lavoro è quello del lavoro d’ufficio. Il problema è che il lavoro d’ufficio è cercato da un numero molto alto di persone, così magari abbiamo, in una determinata zona geografica, 1000 posti di lavoro che si creano o si liberano in ambito amministrativo ma 10.000 persone che sono in grado di svolgere e sono in cerca di un  lavoro di questo tipo, perciò c’è un rapporto di 1 a 10. In realtà il rapporto è ancora più sfavorevole perché, come ha rilevato ad esempio il sociologo americano Granovetter nel suo libro La forza dei legami deboli, circa la metà dei posti di lavoro vacanti va a persone già al lavoro che cambiano ditta, perciò in questo caso avremmo un rapporto di 1 a 20.

Così quello che è rilevante per chi cerca lavoro in una determinata zona geografica non è in quali settori si creano o liberano ogni anno un numero maggiore di posti di lavoro, ma piuttosto in quali settori il rapporto fra posti di lavoro che si creano o si liberano e persone in cerca di (e in grado di svolgere)  quel determinato lavoro è più alto. Ad esempio un rapporto di 1 a 5 (1 posto di lavoro disponibile ogni 5 persone in cerca) assicura meno competizione di un lavoro per cui il rapporto è 1 a 10. Oltre al tasso di competizione, va considerata la nostra preparazione. Se la nostra preparazione è di alto livello, riusciremo a trovare lavoro anche in un settore a medio-alta competizione e viceversa, se la nostra preparazione è scarsa o nulla, anche in un settore a bassa competizione non otterremo risultati.

Quali saranno nei prossimi 3-5 anni i settori con meno competizione? Abbiamo vari studi e statistiche (ma mi riprometto di essere più preciso appena ho un po’ di tempo o trovo un incarico per una ricerca su questo tema) che ci dicono che alcuni settori promettenti (quelli in cui il rapporto fra posti disponibili e persone in cerca e capaci di svolgere è maggiore) sono i seguenti:

  • Professioni mediche e assistenziali (fra le assistenziali, badante, operatore socio assistenziale)
  • Professioni scientifiche cioè che richiedono lauree o conoscenze approfondite in matematica, statistica, fisica, chimica, geologia, astronomia, scienze della vita (con l’eccezione di scienze biologiche in Italia)
  • Professioni tecniche, cioè che richiedono lauree o conoscenze approfondite in ingegneria (nelle varie sottodiscipline: civile, elettrica, elettronica, etc.), robotica, informatica, ma anche operaio specializzato.

Vedi due articoli (primo e secondo) riferiti agli Stati Uniti.

Questo non significa ad esempio tutti coloro che si laureano in ingegneria troveranno in ogni caso un lavoro da ingegnere, ci sono molti datori di lavoro che preferiscono non espandere la propri attività piuttosto che assumere persone che non hanno una buona preparazione o che non li convincono; così ad esempio, anche in un settore dove c’è meno competizione rispetto ai posti disponibili rischieranno comunque la disoccupazione coloro che, se rimaniamo agli ingegneri, si sono laureati tardi, si sono laureati con voti bassi, non contattano un numero elevato di datori di lavoro, non sanno le lingue, non hanno esperienze nel settore, non sanno fare colloqui di selezione.

La situazione di crisi economica attuale ha portato a rivedere la filosofia delle attività di consulenza di orientamento focalizzate sulla scelta professionale, vedi i miei articoli:

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