Pietro Ichino |  ANPAL: CIÒ CHE SI SPERIMENTA NON È LA RIFORMA

Il 3 marzo scorso l’ANPAL ha inviato a 20.000 disoccupati la lettera con cui si offre loro, in via sperimentale, la possibilità di beneficiare di una nuova misura di politica attiva del lavoro che sembra ispirarsi alla riforma del 2015: l’assegno di ricollocazione. In sostanza, si consente loro di scegliersi liberamente, e retribuire con l’assegno a risultato ottenuto, l’operatore specializzato da cui farsi assistere nella ricerca del lavoro. Ora apprendiamo che, a un mese di distanza, hanno aderito a questa iniziativa soltanto 600 disoccupati: il 3 per cento dei destinatari di quella lettera! Come si spiega un interesse così basso? Lo spiega il Vademecum sulla sperimentazione dell’assegno di ricollocazione predisposto dalla stessa ANPAL: dove alle pagine 4 e 5 si legge che il destinatario può – trascrivo parola per parola – “pensarci su e riservarsi di aderire in seguito”. Entro quando? Entro il termine del trattamento di disoccupazione, che può durare fino a 24 mesi. Ora, chiunque si occupi di politiche attive del lavoro sa che la ricollocazione di una persona è tanto più difficile quanto più lungo è stato il suo periodo di disoccupazione. Consentire di “pensarci su” finché dura il sostegno del reddito significa lisciare il pelo a quella pessima cultura che caratterizza i nostri vecchi servizi per l’impiego, e di riflesso i comportamenti opportunistici di troppi disoccupati: quelli che considerano il godimento dell’ammortizzatore sociale come una sorta di prepensionamento, o comunque di vacanza. Ma questo è esattamente il contrario dell’idea cui si ispira la riforma del 2015.

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Un pensiero riguardo “Pietro Ichino |  ANPAL: CIÒ CHE SI SPERIMENTA NON È LA RIFORMA”

  1. Ciao Leonardo,
    il tuo articolo è, come sempre, puntuale.
    Purtroppo la riforma ha fatto “il conto senza l’oste”.
    Prima di tutto non ha considerato che gli attuali servizi per l’impiego, pubblici e privati, non hanno i “numeri” per poter gestire la mole di lavoro che richiede la legge 150/2015 (un preavviso lo avevamo già avuto con Garanzia Giovani).
    Il secondo punto, è che le persone non sono state messe in condizione di cambiare gradualmente una mentalità da politiche passive a quella di politiche attive.
    Ultima analisi … servono tanti soldi da investire (in strutture, in personale, in formazione e in politiche attive) !
    Se non ci sono corsi disponibili, se non ci sono laboratori attivi sull’orientamento e finanziamenti su attività di outplacement, il rischio è, come sta già succedendo, che le persone sono costrette a compilare cumuli di carta senza poter accedere a politiche attive.
    Va da se che anche quei pochi centri per l’impiego che avrebbero la possibilità di svolgere attività di orientamento di qualità, non possono farlo per via della quantità di attività burocratiche che devono svolgere per assecondare la legge.
    Per noi del settore non è una sorpresa vedere che solo una minima parte ha risposto all’invito dell’ANPAL per l’assegno di ricollocazione … considerando che già peniamo per far venire coloro che sono obbligati per legge: i percettori di NASPI.
    Si spera che sia solo una fase di transizione!

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