Pensioni e politiche attive del lavoro: due doverose modifiche alla Costituzione

Pensioni e politiche attive del lavoro: due doverose modifiche alla Costituzione

Questo articolo riporta due disposizioni a nostro avviso doverose per ristabilire l’eguaglianza fra tutti i cittadini italiani (occupati e disoccupati, giovani e anziani) e ridurre il deficit pensionistico. Vanno inserite nella Costituzione perché si tratta di due disposizioni alla base della convivenza civile e del patto generazionale in Italia. Vedi il nostro articolo Contro i giovani. La discriminazione dei giovani in Italia.

Art.1. A tutti i cittadini sono assicurati una tutela e una integrazione del reddito dignitosa in caso di disoccupazione. La tutela e l’ammontare dell’integrazione del reddito sono le stesse per tutti i cittadini, indipendentemente dal tipo di rapporto di lavoro precedente. Il trattamento di disoccupazione può essere integrato attraverso forme di assicurazione individuale.

  • Che significa: viene assicurato un sostegno del reddito uniforme a tutti i cittadini, mentre al momento alcune categorie di lavoratori ce l’hanno ed altre no. Sono vietati trattamenti di favore per i dipendenti di particolari imprese come ad esempio quelli periodicamente attivati a favore dei dipendenti Fiat o Alitalia; se devono esistere una cassa integrazione o un trattamento di mobilità, questi devono esistere per tutti, non solo per i lavoratori dipendenti o per i dipendenti di grandi imprese. I singoli cittadini possono aumentare l’importo del proprio trattamento di disoccupazione stipulando assicurazioni private.

Art.2. Il sistema di calcolo delle pensioni è lo stesso per tutti i cittadini ed è il sistema contributivo. Fatte salve le differenze dovute a caratteristiche socio-anagrafiche, a contributi dello stesso ammontare corrispondo pensioni di anzianità dello stesso ammontare. Le pensioni attualmente corrisposte in base al sistema retributivo vengono ricalcolate col sistema contributivo. I prepensionamenti sono vietati.

  • Che significa: esistono in Italia alcuni milioni di fortunati che, a spese di tutti gli altri, incassano dallo Stato assai più di quanto hanno versato in contributi. Questo articolo abolisce questo privilegio. Questo articolo elimina inoltre la possibilità che vadano in pensione a spese della collettività persone che non hanno maturato i requisiti minimi validi per tutti gli altri. ‘Ma allora i diritti acquisiti?’ I diritti acquisiti vengono dopo il diritto all’eguaglianza fra i cittadini.

Volendo, è possibile immaginare altre norme che, con legge ordinaria, riducono alcune delle maggiori storture del nostro sistema economico e politico.

Norme relative al trattamento fiscale dei redditi

Art.1. Tutti i redditi, inclusi quelli finanziari e fondiari, sono sottoposti allo stesso prelievo fiscale. Nel calcolo del prelievo fiscale si considerano anche i contributi previdenziali e le assicurazioni obbligatorie.

  • Che significa: oggi, in Italia, il trattamento fiscale favorisce le rendite finanziarie (cioè gli utili derivanti dagli investimenti in titoli e in immobili) a scapito dei redditi da lavoro e da impresa. Il sistema attuale riduce la competitività e la mobilità sociale a favore della ricchezza ereditaria e della rendita.

Norme relative alle cariche elettive

Art.1. E’ vietata l’elezione alla stessa carica pubblica per più di due mandati, anche non consecutivi.

  • Che significa: questa proposta riduce il fenomeno dei parlamentari a vita e più in generale dei ‘politici di professione’

Norme relative al sostegno alle imprese e alle imprese pubbliche

Art.1. Sono vietati contributi pubblici a fondo perduto alle imprese.

Art.2. Le imprese pubbliche o a partecipazione pubblica maggioritaria che chiudono i bilanci in perdita per più di tre esercizi consecutivi sono poste in liquidazione.

Art.3. Gli amministratori e i membri del consiglio di amministrazione di imprese pubbliche o a maggioranza pubblica che chiudono un esercizio in perdita sono automaticamente dichiarati decaduti nonché non reincaricabili a ruoli dello stesso tipo in imprese pubbliche o a partecipazione pubblica maggioritaria per un periodo di 5 anni.

  • Che significa: in due parole, basta sperperi. Un certo numero di imprese private riceve contributi pubblici a fondo perduto la cui efficacia è assai dubbia. Molte imprese pubbliche o a capitale a maggioranza pubblica sperperano denaro pubblico o utilizzano denaro pubblico (cioè di tutti) per fornire servizi a prezzo di favore a determinate categorie di cittadini. Questa proposta impedisce situazioni di questo tipo. I cittadini in situazioni di bisogno devono ricevere sostegni al reddito, ma il costo di produzione dei servizi che utilizzano deve essere chiaro. Ogni cittadino deve avere un ‘conto del welfare’ che permette di quantificare in maniera trasparente il suo costo per la collettività.

Norme relative agli incarichi universitari

Art.1. Nelle università che ricevono finanziamenti pubblici gli incarichi di docenza universitaria sono assegnati a termine e per ciascun docente hanno la durata massima di 4 anni. Il limite dei quattro anni complessivi vale anche nel caso in cui gli incarichi siano assegnati in più soluzioni e da università diverse.

Art.2. Una volta raggiunti i quattro anni di incarico, per un periodo minimo di due anni il docente non può più ottenere incarichi da università che ricevono finanziamenti pubblici.

Art.3. Trascorsi i due anni di cui all’art.2 il docente può di nuovo ricevere incarichi da università che ricevono finanziamenti pubblici con i limiti di cui all’art.1.

Art.4. Sono in ogni caso esclusi dalla possibilità di incarico e reincarico quei docenti la cui produzione scientifica, negli ultimi 4 anni di incarico, ha ricevuto un numero di citazioni inferiori a un limite prestabilito a cadenza quadriennale dal Ministero all’Università.

  • Che significa: l’università italiana è nota per nepotismo, inamovibilità dei docenti, scarso contatto con il mondo della produzione, localismo e scarsa qualità della produzione scientifica. Questa proposta contrasta questa situazione: i due anni di assenza periodica dall’università costringono i docenti a cercare, in questo periodo, incarichi da università straniere o da imprese. L’utilizzo del fattore di impatto (impact factor) esclude dal reincarico quei docenti con una produzione scientifica esigua o di scarsa qualità.

Norme relative ai cittadini Extra-Ue

Art.1. In Italia, nessun cittadino extra-UE deve avere un trattamento economico e di welfare migliore di un qualunque cittadino italiano, eccetto nel caso in cui esistano accordi di reciprocità col Paese extra-UE che assicurino un eguale trattamento al cittadino italiano nel Paese extra-UE.

Norme relative alle prestazioni di lavoro

In fase di elaborazione.

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Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista (www.leonardoevangelista.it). Collocato su internet inizialmente nel 2006. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative al copyright.

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