Ocse all’Italia, subito Jobs Act e riforma dell’articolo 18. I consigli per frenare disoccupazione e lavoro precario

Ocse all’Italia, subito Jobs Act e riforma dell’articolo 18. I consigli per frenare disoccupazione e lavoro precario

 

L’Italia deve dire addio all‘articolo 18 e approvare al più presto il Jobs act. Il ‘consiglio’ arriva dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo (Ocse) che questa mattina ha presentato a Parigi il rapporto ‘Employment Outlook 2014’. Una fotografia sullo stato di salute del mercato del lavoro nei vari paesi europei. Per quello italiano la diagnosi è allarmante: la disoccupazione è altissima. Si lavora poco e male. E il precariato più che un opportunità è una trappola. Introdurre nuove regole nel mercato del lavoro è perciò, secondo l’Ocse, l’unico modo che il nostro paese ha per uscire dalla crisi occupazionale. “L’Italia – si legge nel rapporto – deve approvare e rendere subito operativo il Jobs act elaborato dal governo Renzi” . In questo modo – scrive – si potrebbe ridurre i costi di licenziamento e, in particolare, porre un freno all’incertezza sull’esito dei licenziamenti economici”. Inoltre, raccomanda Ocse, bisognerebbe procedere a modificare l’articolo 18 nella parte in cui prevede il diritto al reintegro in caso di licenziamento ingiustificato.

Sempre più precari: In Italia, rivela l’Ocse, solo il 20% degli assunti con un contratto precario (il 70% dei neoassunti) riesce ad ottenere, nei tre anni successivi, un posto di lavoro a tempo indeterminato. In particolare il 36,3% degli under 25 italiani occupati resta nel suo posto di lavoro meno di 12 mesi. Percentuale che sale al 40,2% per le giovani donne. “Le imprese – si legge nel rapporto – tendono ancora ad assumere lavoratori giovani e inesperti solo attraverso contratti a tempo determinato”. Inoltre, secondo Ocse, la recente liberalizzazione dei contratti a tempo determinato (decreto Poletti), pur rispondendo al bisogno di aumentare rapidamente l’occupazione, potrebbe accrescere la divisione tra lavoratori di serie A (contratti stabili e tutele) e lavoratori di serie B.

Secondo le stime Ocse il 52,5% dei giovani italiani tra i 14 2 i 25 anni ha un contratto di lavoro precario. Una percentuale molto superiore agli anni pre-crisi (42,3% nel 2007) e quasi doppia rispetto al 2000 (26,2%). Enorme il divario anche con la media ocse che si ferma al 25%.

Disoccupazione: “Il lavoro in italia – scrive l’Ocse – sembra essere caratterizzato da un basso livello di sicurezza a causa dell’elevato rischio di disoccupazione”. Nel 2013, secondo le stime del Rapporto, il nostro paese è salito dal sesto al quinto posto della classifica dei paesi Ocse con il tasso di disoccupazione più elevato: 12,6%. Peggio di noi solo Grecia (25,1%), Spagna (14,3%), Portogallo (13,9%) e Slovacchia. Non solo, l’Italia è anche l’unico paese tra i primi cinque in classifica dove il tasso di disoccupazione rispetto all’anno scorso è aumentato. Come se non bastasse, rivela l’Ocse, “In Italia il tasso di disoccupazione è destinato a salire al 12,9% nel quarto trimestre del 2014 dal 12,6% dell’analogo periodo del 2013, per poi scendere al 12,2% nel quarto trimestre 2015”.

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