L’ultima volta che ho parlato a mia madre ed era lucida

L’ultima volta che ho parlato a mia madre ed era lucida

Il 13 gennaio 2015 abbiamo festeggiato gli 86 anni di mia madre andando al ristorante ad Anghiari con zio Alberto e zia Mary, Flavia e Donatella. Abbiamo fatto delle foto, tutti assieme.

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C’eravamo stati tante volte, passando tante giornate in allegria. Il 13 gennaio era un giorno feriale, c’era poca gente, un po’ triste, anche se era una bella giornata di sole. Il pensiero dominante, almeno per me, era per Alberica, Attilio, Tommaso, che venivano di solito con noi ad Anghiari e che adesso non ci sono più.

Poi a fine gennaio e anche a marzo, giugno e luglio 2015 mia madre è stata ricoverata in ospedale. Una volta per insufficienza cardiaca (fibrillazione atriale e liquido nei polmoni), le altre volte per un falso allarme per dolore al petto, che faceva temere un infarto. Fino a marzo Silvana ha vissuto da sola, faceva la spesa, mandava avanti casa con l’aiuto di una persona che andava da lei un po’ di ore al giorno.

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Dopo il primo ricovero le ho messo un passamano per tenersi nel percorso dalla camera al bagno, e le ho comprato un roller per aiutarsi quando camminava fuori di casa. Durante il secondo soggiorno in ospedale ha iniziato a sragionare; così tornata a casa abbiamo cercato una badante, perché non poteva più stare sola. A casa era tornata fondamentalmente lucida, anche se a volte era convinta che l’appartamento avesse una stanza in più, che avesse due sorelle che si occupavano di lei, che il bagno fosse nello sgabuzzino in fondo al corridoio (e a volte camminava fino a lì, per poi rendersi conto dell’errore e tornare indietro un po’ ridendo). Di notte ha sempre rifiutato il pannolone continuando ad alzarsi più volte, anche se malferma, per andare da sola in bagno. Dopo il ricovero di marzo faceva pochi passi e si stancava subito, così ho rivenduto il roller e le ho comprato una sedia a rotelle per portarla in giro fuori, non siamo più stati a casa di Loredana per via delle molte scale. A settembre o ottobre un giorno si è messa a stirarmi un paio di camicie perché la badante era in  arretrato, anche se però mi ha detto che ha dovuto fermarsi perché non ce la faceva. Fino a ottobre nei fini settimana abitava ancora sola, io andavo solo a dormire e qualche volta a mangiare da lei, e la controllavo con due telecamere che avevo istallato in casa. A metà ottobre ha parlato al telefono con una sua vecchia amica che non sentiva da tempo, le ha raccontato la sua situazione, le ha detto che la sua paura più grande era perdere la testa.

Poi il 24 ottobre le si è rotto il femore destro ed è stata ricoverata di nuovo e operata. L’operazione è andata bene, in ospedale era piena di energia e ottimista ed è rimasta lucida quasi sempre.

Tornata a casa le abbiamo trovata una seconda badante per i fini settimana. Si è resa conto che il soggiorno in ospedale l’aveva resa molto debole, non ce la faceva ad alzarsi. Non ha protestato per il pannolone tutto il giorno. Certe sere è così stanca che fa fatica a parlare. In piedi riesce a stare solo pochi secondi, così non siamo più usciti di casa, perché la sedia a rotelle aperta non sta nell’ascensore. Ha cambiato la voce, prima era più bassa e profonda, adesso parla in una specie di falsetto. Ha un po’ perso la speranza di riprendersi. Le abbiamo messo un letto coi cancelli, e comprato un deambulatore e un materasso anti decubito. Ha iniziato a passare le giornate sulla sedia a rotelle, ha smesso di leggere e di interessarsi alla televisione. Ha avuto un momento di grande felicità quando un giorno le ho fatto vedere la foto della nuova lapide della tomba di mio padre, dove mia madre ha fatto mettere una foto che li ritrae assieme, e ha fatto lasciare spazio vuoto per mettere anche il suo nome. E’ rimasta incantata a guardarla col sorriso sulle labbra per quasi 1 minuto.

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Abbiamo fatto venire una fisioterapista tutti i giorni, ma una sera a fine novembre ha parlato a me e Donatella dicendo che la riabilitazione era troppo accelerata, che lei non ce la faceva e che stavamo chiedendo troppo da lei, così abbiamo rallentato. Le notti le passava in preda agli incubi, chiedeva aiuto e chiamava la sorella, il fratello, il marito. Il giorno era stanca anche perché la notte non dormiva.

Domenica 30 novembre mia madre ha chiamato Angela per complimentarsi della nascita di Sofia. Le ha parlato bene, in maniera molto appropriata, meglio di quanto sarei riuscito a fare io, dentro di me ho pensato ‘Che brava’. Il 1 dicembre mattina sono passato rapidamente a salutarla, forse le ho portato un farmaco che le serviva, e poi la sera l’ho chiamata dalla stazione di Firenze mentre ero in partenza per Brindisi.

La sera del 2 dicembre, da Brindisi ho provato a parlarci ma era così stanca che non aveva voce. Mi ha risposto a sospiri, mi si è stretto il cuore. La sera del 3 dicembre, mentre ero all’aeroporto e stavo tornando a casa, l’ho  chiamata alle 18,52, dal cellulare vedo che la conversazione è stata breve (42 secondi), ma non ricordo cosa mi ha detto.

Tornato a Empoli, il 4 dicembre, nel primo pomeriggio, sono andato a trovarla e sragionava. Non rispondeva alle domande, in quel momento parlava di don Vasco e don Divo, diceva che c’era un posto che avevano riservato a me, che era mio. Adesso sono vari giorni che è sempre così, e non si vede miglioramento.

Adesso quando chiamo parlo con la badante, poi la badante le mette il telefono accanto all’orecchio e io le dico poche cose (chi sono, che dopo passo a trovarla), parlo solo io. Quando sono con lei di persona e le faccio delle domande non risponde, ogni tanto di rimando mi guarda, forse è imbarazzata, mi sorride con un’aria un po’ complice e serena, è un bel sorriso, non ha mai sorriso così.

Nel frattempo le abbiamo cambiato cura. Adesso la gran parte della notte dorme.  Poi si sveglia e continua a sragionare. Ha iniziato a tossire mentre mangia, le abbiamo cambiato la dieta, togliendo gli alimenti difficili da ingoiare. Le ho vuotato il portafoglio e la borsa, tengo io il suo bancomat e la sua carta d’identità.

Quando qualcuno dei suoi vecchi conoscenti la chiama la badante dice che non sta bene e non può parlare, poi il giorno dopo li chiamo io spiegando la situazione. Passate le feste di natale farò staccare il telefono.

E’ stata ricoverata di nuovo l’ultimo dell’anno 2015. Un farmaco le ha provocato l’aumento del potassio nel sangue, e poi aveva insufficienza renale.

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E’ stata dimessa il 6 (?) gennaio, dopo alcuni giorni di crisi che non si sapeva se avrebbe superato. E’ tornata a casa più lucida. Uno degli ultimi giorni di ricovero, quando mi sono accorto che ragionava meglio ho chiamato varie sue amiche e parenti per farglieli salutare. E’ rimasta abbastanza lucida anche a casa, così non ho staccato il telefono. Mi ha chiesto (e io le ho ridato), la borsa, un po’ di soldi per il portafoglio e le chiavi di casa. Pochi giorni dopo ho anche invitato a trovarla alcune delle sue amiche, ma purtroppo quella mattina di nuovo non era lucida e non ci ha fatto conversazione. Da metà gennaio sono iniziate crisi respiratorie, mediamente una ogni 4-5 giorni. Il 25 gennaio è stata ricoverata di nuovo per difficoltà respiratorie per liquido nei polmoni, poi è venuto fuori che aveva anche un focolaio di polmonite.

Febbraio e inizio marzo 2016 è stato un bel periodo. E’ tornata abbastanza lucida, era di buon umore, se messa in piedi riusciva a muovere qualche passo col deambulatore. Un giorno mi sono sorpreso a pensare che erano già passate 3 settimane e non l’avevano ancora ricoverata. Poi dal 7-8 marzo è tornata di nuovo assente ed ha cominciato a declinare. Ha fatto l’ultimo pasto completo il 13, poi ha smesso di mangiare e di bere. Inghiottiva con fatica. Nell’ultimo mese è diventata sempre più magra. Il 15 e 16 abbiamo deciso di tenerla a letto perché sulla sedia a rotelle penzolava, io ho spostato il mio pc a casa sua in maniera di starle più vicino. Stava tutto il giorno imbambolata, con gli occhi chiusi. Apriva gli occhi e si scuoteva solo quando le cambiavamo posizione. In quei momenti cercavo subito di dargli da bere o qualche cucchiaino di yogurt. Ha fatto in tempo a sorridere a mio zio e a Lorenzo. In quei due giorni il respiro è diventato breve e affannoso, poi la notte fra il 16 e 17 ancora più rapido e rumoroso. Siamo corsi alle 4 e mezza di mattina perché ci ha chiamato la badante.

Mia madre ci ha lasciati la mattina del 17 marzo 2016 alle 6.

Mio padre e mia madre in un momento felice.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista.  Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.