Promuovere la speranza o l’autoefficacia? Alcune osservazioni a margine del Convegno ‘Life Designing And Career Counseling: Building Hope And Resilience’ tenuto a Padova il 20-21-22 giugno 2013

Questo articolo contiene alcune osservazioni a margine del Convegno ‘Life Designing And Career Counseling: Building Hope And Resilience’ tenuto a Padova il 20-21-22 giugno 2013 di cui ho letto i preatti, scaricabili da http://larios.psy.unipd.it/conference2013/docs/Preatti.pdf

L’enfasi sulla speranza

Innanzitutto mi piace poco il riferimento al concetto di ‘speranza’ contenuto nel titolo. La speranza è un termine che ha una connotazione religiosa, non è un costrutto scientifico. La speranza viene raccomandata spesso ai fedeli durante la messa, e si riferisce alla fiducia in un intervento divino (che è indipendente dalle azioni dei fedeli, ed è dovuto alla sola benevolenza dell’Altissimo, eventualmente propiziata con la preghiera o con la fede) e rimanda spesso a ricompense che arriveranno nell’Aldilà, cioè al di fuori della dimensione terrena. La speranza è così un concetto assai lontano da quello di cui hanno bisogno i nostri disoccupati demoralizzati o demoralizzabili, i quali semmai necessitano di concetti che promuovono la loro attivazione e permettono di ottenere un lavoro. La speranza è ugualmente un concetto assai lontano da quello di cui hanno bisogno gli operatori di orientamento, i quali vogliono basare la propria attività su costrutti validati scientificamente. Costrutti psicologici rilevanti per i nostri disoccupati demoralizzati e demoralizzabili e gli operatori sono invece autoefficacia e stili di attribuzione, che poggiano su solide basi scientifiche e su cui esiste una consolidata tradizione di ricerca. La mia perplessità relativamente al termine speranza aumenta ulteriormente quando nella relazione di Anthony Scioli (vedi pag. 137 del documento con gli abstracts; Scioli apparentemente è lo studioso che per primo ha introdotto il concetto di speranza) leggo che:

The spiritual side of hope includes beliefs and feeling of empowerment, presence, and salvation that are associated with a perceived larger force or presence.

Dunque per migliorare la condizione dei nostri disoccupati dovremmo a quanto pare anche improvvisarci sciamani oppure inviarli in Parrocchia.

L’enfasi sulla resilienza

L’altro termine che compare nel titolo è ‘resilienza’. La resilienza si riferisce alla capacità di affrontare positivamente le situazioni difficili (Campbell-Sills & Stein, 2007). Questo termine, contrariamente all’altro, ha una dimensione psicologica. Nel promuovere comportamenti dobbiamo però distinguere fra ‘variabili originarie’, quelle che sono alla base e determinano tutte le altre, e variabili derivate. Chiaramente la nostra azione, se vogliamo ottenere risultati, dovrà essere indirizzata alle variabili originarie. Un gran numero di abstracts parla invece di come aumentare la speranza (concetto non scientifico) e/o la resilienza (variabile derivata). Gli abstracts che citano autoefficacia e stili di attribuzione (variabili originarie) sono invece una minoranza.

La ridondanza dei costrutti

Un fenomeno a cui assistiamo in psicologia è la moltiplicazione di costrutti che hanno un contenuto molto simile o addirittura identico. Ad esempio autoefficacia, stili di attribuzione, locus of control si riferiscono allo stesso fattore. Sulla sovrapposizione fra autoefficacia e stili di attribuzione vedi il mio articolo in questa pagina. Il problema della ridondanza dei costrutti è stato evidenziato anche da Steven Brown, uno dei relatori al convegno (vedi pag.23 della raccolta degli abstracts) che non a caso si chiede in che misura tutte le nuove variabili di cui si parla al convegno siano determinate da ‘optimism’ (cioè stili di attribuzione) e ‘mastery beliefs’ (cioè autoefficacia).

Quali sono le cause della moltiplicazione dei costrutti? In alcuni casi si tratta di scarsa conoscenza del settore di studi ma, più spesso, tale moltiplicazione è frutto di un’azione di marketing. Adottando un nuovo termine, invece che uno già utilizzato, lo studioso può presentare e promuovere un proprio indirizzo di studi, guadagnandone in notorietà e creando una propria scuola. Ad esempio un’operazione di questo tipo sta secondo me alla base del mancato riconoscimento da parte di Martin Seligman dei molti punti di contatto della sua teoria degli stili di attribuzione con i concetti di locus of control di Julian Rotter http://it.wikipedia.org/wiki/Locus_of_control e quello di autoefficacia di Bandura. Per lo studioso che propone un nuovo ‘marchio’ il processo va bene, meno bene va per tutti gli altri che cercano soluzione a problemi. Ad esempio, nel nostro caso (aiutare i nostri disoccupati a non demoralizzarsi e a riprendersi se demoralizzati) utilizzare i nuovi concetti di speranza e resilienza e ignorare autoefficacia e stili di attribuzione porta a ignorare la miriade di studi già esistenti basati su autoefficacia e stili di attribuzione che offrono soluzioni già pronte e efficaci al nostro problema. Questa ‘reinvenzione della ruota’ risulta ad esempio dal passaggio dell’abstract in cui Salvatore Soresi (pagg.3 e 4) rileva che:

Today, when defining and describing characteristics and needs of persons asking for help in vocational guidance, career education or career counseling, we usually refer to new theoretical models and to constructs different from traditional ones.(…) Additionally, we should also consider that we are still lacking sufficiently validated theoretical models, able to assert the role these variables may play in increasing probability of realizing professional identity and successful work inclusion. There is the crucial need to address these issues with increasing interest and frequency.

Il solito problema: il distacco fra quello che studiamo i ricercatori e quello che fanno gli operatori (cioè fra teoria e pratica)

Credo di non aver letto nessun abstract relativo agli effetti del bilancio di competenze (che è uno degli strumenti migliori che abbiamo per promuovere l’autoefficacia –o la speranza e la resilienza, se preferite-, vedi il mio articolo in questa pagina). E ugualmente nessun abstract sugli effetti sull’autoefficacia (–o sulla speranza e la resilienza, se preferite-) della consulenza basata sulle abilità di counseling o della consulenza di orientamento in generale, e solo 1 abstract sugli effetti delle attività di orientamento in piccolo gruppo. Cioè i ricercatori tendono volare sempre molto in alto, spesso seguendo come in questo convegno la moda del momento, e ignorando quello che fanno quotidianamente gli operatori.

La mancata considerazione del ruolo di facilitatori dell’apprendimento non formale e informale degli operatori di orientamento.

L’enorme disponibilità di contenuti presenti sul web, la diffusione dei dispositivi di certificazione dell’apprendimento non formale e informale, la precarietà di quote significative di persone occupate, la riduzione dei fondi pubblici disponibili per organizzare corsi di formazione gratuita valorizzano il ruolo di learning coach dell’operatore di orientamento. Il learning coach aiuta la persona a definire e perseguire obiettivi di apprendimento, migliorando o mantenendo aggiornata la propria professionalità (su questa figura vedi ad esempio il progetto europeo LICO Learning Coach in Adult Education http://www.lico-project.eu/it e il mio articolo in questa pagina). Oltre allo sviluppo dell’autoefficacia, la manutenzione della propria impiegabilità programmando in autonomia il proprio apprendimento e utilizzando fonti non formali e informali è un’altra delle nuove ‘frontiere’ dell’orientamento nella situazione attuale. Dispiace che il convegno abbia completamente ignorato questa linea di sviluppo (ricordo di aver trovato un solo abstract relativo alla certificazione delle competenze). Sono d’accordo che il tema del convegno era un altro, ma l’enfasi sulla resilienza e la speranza è arrivata con 5 anni di ritardo sullo scoppio della crisi economica nei Paesi occidentali. Spero che per iniziare a studiare e promuovere il ruolo del learning coach nell’orientamento non si debbano aspettare altri 5 anni.

Collocato sul sito il 5 luglio 2013. Ultima modifica 5 luglio 2013. Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

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