Perché e come certificare l’apprendimento non formale e informale

Perché e come certificare l’apprendimento non formale e informale

1. Utilità dei sistemi di certificazione dell’apprendimento non formale e informale

(in questo articolo per apprendimento non formale e informale si intende Ogni forma di apprendimento che avviene al di fuori della frequenza regolare di un corso concluso col conseguimento del titolo finale. Vedi in fondo all’articolo le definizioni di certificazione, apprendimento formale, non formale, informale).

Esistono vari modi per fornire a una persona le conoscenze di base per aiutarla a inserirsi nella società e/o prepararla a svolgere una determinata professione. Il metodo classico prevede la frequenza di un corso di studi (normalmente presso una struttura formativa accreditata dalle autorità educative, quali ad esempio una scuola pubblica o privata paritaria) e il superamento di un esame finale. Il documento ufficiale rilasciato dopo il superamento dell’esame (chiamato a seconda dei casi diploma, attestato, licenza, etc.) certifica (cioè dichiara per tutti i possibili soggetti interessati) che la persona ha seguito con successo quel determinato percorso formativo raggiungendo gli obiettivi di apprendimento previsti dal programma.

Questo sistema ha vari limiti. Ad esempio richiede normalmente alla persona:

  • di svolgere la gran parte delle attività di apprendimento recandosi fisicamente presso la struttura formativa
  • di impegnarsi nell’apprendimento a tempo pieno per un certo numero di mesi o anni (ad esempio per conseguire il diploma di scuola superiore sono necessari 5 anni di frequenza a tempo pieno)
  • di adattarsi a un insegnamento basato in gran parte sull’acquisizione di concetti teorici in un contesto caratterizzato da banchi / cattedra / lezione frontale / compiti scritti e interrogazioni.

Il metodo classico è poco adatto a chi abita lontano dalla struttura formativa, a chi non è in grado di assicurare un impegno a tempo pieno perché lavora o ha impegni familiari stringenti, a chi preferisce modalità di apprendimento basate su un atteggiamento attivo o su attività pratiche, a chi proviene da paesi le cui qualifiche educative non sono riconosciute nel paese ospite.

Riconoscere gli apprendimenti solo a chi ha completato con successo un corso di studi è parziale perché in concreto le persone imparano anche in molti altri modi quali ad esempio lo studio in autonomia (su libri, internet, DVD), la frequenza ad attività con valenza formativa (es: convegni), la sperimentazione diretta delle attività che si desidera imparare (ad esempio le prove di uno strumento musicale), l’osservazione di altre persone sul lavoro, lo scambio di idee con colleghi o esperti.

L’idea alla base del riconoscimento dell’apprendimento non formale e informale è mettere a punto sistemi per certificare (cioè verificare e dare valore sociale attraverso il rilascio di un documento ufficiale avente valore legale) quello che la persona ha imparato o ha imparato a fare (cioè il risultato), indipendentemente dalle modalità utilizzate (cioè dal percorso di apprendimento seguito).

La certificazione dell’apprendimento non formale e informale risponde al diritto di ogni persona di vedere riconosciuti i propri apprendimenti, comunque acquisiti. D’altra parte facilita la valorizzazione e lo sviluppo del capitale umano, poiché rende esplicito e dà dignità all’apprendimento non formale e informale permettendone così l’ulteriore sviluppo e l’integrazione con l’apprendimento formale.

La certificazione (cioè il rilascio di un documento ufficiale al termine di un processo di analisi) è solo uno dei possibili modi di riconoscere l’apprendimento non formale e informale. Esistono contesti in cui il processo di analisi non si conclude col rilascio di un documento avente valore legale, e altri ancora in cui l’apprendimento addirittura non viene neanche misurato.

Ad esempio nel bilancio di competenze con finalità orientative i risultati dell’apprendimento (sia formale che non formale e informale) vengono solo identificati. La persona, con l’aiuto dell’operatore, elenca le cose che ha imparato e che sa fare, ma conoscenze e capacità non vengono misurate (per un dettaglio vedi Evangelista 2006 e Evangelista 2001). In genere nell’orientamento i processi di analisi dei risultati dell’apprendimento sono basati su procedure dichiarative: la persona, col supporto di un operatore, elenca per iscritto tutte le cose che sa e sa fare e a che livello; l’operatore opera una generica validazione sulla base della rispondenza con gli elementi biografici dichiarati (esperienze di lavoro e di studio e loro esiti, titoli eventualmente posseduti, etc.) e di quant’altro emerge dall’interazione con la persona (soprattutto capacità trasversali: capacità di sintesi, facilità e proprietà di espressione, capacità relazionali, etc., ma anche livello culturale). Il processo di semplice identificazione dei risultati dei propri apprendimenti, anche se non dà risultati ‘oggettivi’ (e così non produce certificazione) può comunque avere un valore rilevante per la persona che in questo modo diventa maggiormente consapevole delle proprie conoscenze e capacità e delle proprie modalità preferite di apprendimento e su questa base progettare ulteriori percorsi di professionalizzazione.

Un altro contesto in cui il processo di analisi non si conclude con la certificazione è la gestione del personale. In tale contesto i risultati degli apprendimenti (sia formale che non formale e informale) oltre ad essere identificati (se ne fa un elenco) possono essere misurati (ad esempio in alcuni processi di selezione e valutazione del potenziale), ma i risultati non vengono normalmente esplicitati su un documento avente valore legale.

La certificazione dei risultati dell’apprendimento non formale e informale si ha invece nei sistemi di analisi e certificazione delle competenze che al momento sono in fase di introduzione in varie regioni italiane (per la toscana vedi ad esempio Evangelista 2010).

In questo articolo ci occupiamo solo dei sistemi di certificazione dell’apprendimento non formale e informale perché in contesti dove non si ha certificazione si usano modalità di valutazione diverse o meno sistematiche (Evangelista 2006).

2. Obiettivi e strutturazione dei sistemi di certificazione dell’apprendimento non formale e informale

I sistemi di certificazione dell’apprendimento non formale e informale possono essere finalizzati a due diversi obiettivi:

  • 1. certificare i risultati dell’apprendimento non formale e/o informale al fine di concedere un titolo di studio (in maniera immediata o tramite l’accorciamento del percorso di studio ordinario, in questo caso viene concesso un credito formativo) e/o permettere il passaggio fra canali di istruzione/formazione diversi
  • 2. certificare che la persona è in grado di svolgere una determinata professione o determinate mansioni secondo un livello ottimale prestabilito pur non avendo seguito il percorso di studi prescritto (se è previsto un percorso di studi specifico) oppure quando un percorso di studi specifico non è previsto.

Quando l’obiettivo è il secondo, è improprio parlare di certificazione (dei risultati) dell’apprendimento non formale e informale (come ad esempio in CEDEFOP 2009) innanzitutto perché lo svolgimento di una determinata professione o mansione secondo un livello ottimale prestabilito è frutto sia degli apprendimenti non formali e informali che di quelli formali, perciò nel caso 2 anche questi ultimi vengono certificati. Ma al di là di questo, quando parliamo di certificare lo svolgimento ottimale di una professione o mansione operiamo un cambio di prospettiva e andiamo ad analizzare e certificare non i risultati degli apprendimenti ma la prestazione (per un inquadramento generale dei sistemi per certificare lo svolgimento ottimale di una professione vedi Evangelista 2008a). L’oggetto e i risultati dell’analisi possono essere gli stessi, ma l’esame ‘dei risultati degli apprendimenti’ è una pratica propria delle organizzazioni che hanno come proprio obiettivo l’insegnamento, e così sono interessate a verificarne i risultati (punto 1). In sintesi, i dispositivi di cui al punto 2 dovrebbero essere indicati non come ‘sistemi di certificazione dell’apprendimento non formale e informale’ ma come ‘sistemi di certificazione della buona professionalità nello svolgimento di mansioni o professioni’.

In alcuni Paesi europei (ad esempio in Gran Bretagna) esistono vari sistemi di riconoscimento dell’apprendimento non formale e informale che permettono di ottenere sia il riconoscimento sociale e l’abilitazione (quando richiesta) a svolgere determinate professioni (obiettivo 2. Wikipedia 2010c) che ai fini del conseguimento di un titolo educativo (obiettivo 1. Quality Assurance Agency for Higher Education (QAA) 2004). In altri Paesi (ad esempio in Francia) il riconoscimento dell’apprendimento non formale e informale è concesso solo ai fini del conseguimento di un titolo educativo (risponde cioè all’obiettivo 1. Sul sistema francese vedi Wikipedia 2010e).

I sistemi messi a punto in varie regioni italiane perseguono gli obiettivi 1 e 2 più un terzo obiettivo che è strutturare i corsi di formazione professionale in modo da far sì che i corsisti acquisiscano una buona professionalità nel profilo professionale di riferimento.

3. Strutturazione dei sistemi di certificazione dell’apprendimento non formale e informale

In generale tutti i sistemi di certificazione dell’apprendimento non formale e informale sono composti da:

  • 1. uno standard di riferimento che la persona deve dimostrare di possedere/padroneggiare
  • 2. una procedura di certificazione standardizzata.

Quando l’obiettivo è certificare al fine di concedere un titolo di studio (caso 1) lo standard di riferimento è dato dagli obiettivi formativi propri dei percorsi educativi e formativi tradizionali. Tali obiettivi sono espressi in conoscenze che la persona deve acquisire e, più di recente, dalle capacità che deve sviluppare durante il percorso formativo. In genere le conoscenze sono riferite a singole discipline (es: storia, lingua straniera) o ad aree disciplinari (ad esempio asse dei linguaggi, asse storico sociale, se vogliamo utilizzare la classificazione introdotta dal DM 139/2007) mentre le capacità (in alcuni casi definite ‘competenze’, ma sui molti malintesi legati all’uso di questo termine vedi Evangelista 2006) sono in genere di tipo cognitivo, specifiche o trasversali a più discipline o aree disciplinari (ad esempio: ricordare, identificare, comparare, sintetizzare, produrre contenuti originali, leggere, calcolare, esporre per iscritto o a voce, etc.).

Quando l’obiettivo è certificare la professionalità (caso 2) lo standard di riferimento è costituito da un repertorio (cioè un elenco) di profili professionali. Per profilo professionale si intende la descrizione di una professione (es: insegnante) secondo una serie di parametri quali ad esempio: principali mansioni, conoscenze e capacità necessarie, percorsi di ingresso nella professione, previsioni occupazioni (vedi alcuni esempi nei siti riportati in Evangelista 2005. Vedi inoltre Evangelista 2007). Per mansione si intende uno dei compiti principali che caratterizzano una determinata posizione lavorativa; ad esempio per l’insegnante possiamo immaginare mansioni quali: progettare unità di apprendimento, spiegare alla classe determinati argomenti; preparare, somministrare e valutare prove di verifica scritte; interrogare, etc. Le mansioni e le conoscenze proprie di ogni profilo costituiscono la base del processo di verifica.

In Italia la certificazione dell’apprendimento non formale e informale avviene di norma all’interno di dispositivi regionali composti da tre parti:

  • 1. un repertorio dei profili professionali. Il repertorio costituisce lo standard di riferimento sia per il riconoscimento dell’apprendimento non formale e informale che per gli obiettivi formativi dei corsi di formazione professionale. In particolare a ciascun profilo corrisponde una qualifica conseguibile attraverso la frequenza di un corso di formazione o tramite la procedura di certificazione dell’apprendimento non formale e informale (o, se preferiamo -vedi quanto detto al paragrafo precedente- della professionalità). Inoltre per ciascun profilo sono elencate le principali mansioni e per ciascuna di esse conoscenze e capacità necessarie per svolgerla. Mansioni, conoscenze e capacità costituiscono la base sia del processo di analisi e validazione della professionalità che della strutturazione dei corsi di formazione professionale.
  • 2. una procedura di analisi e validazione standardizzata a seconda dei casi di conoscenze, capacità e prestazioni. Tale procedura risponde ad entrambi gli obiettivi elencati al paragrafo precedente e permette di ottenere qualifiche professionali, crediti formativi ma anche attestazioni con più debole valore ‘certificativo’ quali ad esempio semplici elenchi di conoscenze e abilità. Ad esempio nel Sistema Toscano delle Competenze vengono rilasciate le seguenti attestazioni (qui elencate dal minore al maggiore valore certificativo): descrizione delle competenze, dichiarazione degli apprendimenti, validazione delle competenze acquisite in contesti non formali e informali, certificazione delle competenze, per un dettaglio vedi Evangelista 2010a).
  • 3. una serie di norme di raccordo coi sistemi educativi e formativi. Tali norme prevedono in particolare che i corsi di formazione professionale siano strutturati in modo da permettere: A. di arrivare a svolgere correttamente le mansioni proprie della figura professionale di riferimento, B. di ottenere un credito formativo nel caso di abbandono del corso o non superamento dell’esame finale, C. di ridurre il percorso formativo a corsisti in possesso di crediti formativi conseguiti attraverso la frequenza di altri corsi o la procedura di analisi dell’apprendimento non formale e informale. Questi tre obiettivi vengono raggiunti strutturando i corsi in unità didattiche autosufficienti, ciascuna delle quali è focalizzata sull’apprendimento di una mansione o di una delle attività che compongono una mansione (vedi un esempio di questo ultimo aspetto in Evangelista 2008b). Per una migliore efficacia complessiva del sistema educativo/formativo, anche i corsi educativi finalizzati allo svolgimento di una professione dovrebbero essere strutturati allo stesso modo.

4. Modalità di valutazione nei sistemi di certificazione dell’apprendimento non formale e informale

Quando l’obiettivo è certificare al fine di concedere un titolo di studio e/o permettere il passaggio fra canali di istruzione diversi le modalità di valutazione sono normalmente basate sugli strumenti che si usano all’interno dei percorsi educativi e permettono di rilevare a conoscenze e capacità di natura cognitiva: interrogazioni e prove scritte (test a risposta multipla, esercitazioni su problemi).

Quando l’obiettivo è certificare la professionalità si usano una serie di strumenti che permettono di verificare direttamente o ricostruire con un certo grado di precisione il livello della prestazione (per un dettaglio vedi Evangelista 2010b):

  • a. l’osservazione della persona sul posto di lavoro,
  • b. simulazioni di compiti e situazioni lavorative,
  • c. la discussione di case studies,
  • d. testimonianze dei colleghi e dei supervisori,
  • e. l’esame di documentazione prodotta durante il lavoro,
  • f. l’esame di capolavori o di prodotti del lavoro organizzati in portfolio,
  • g. l’ intervista basata su come la persona svolge i compiti previsti dalla propria mansione (per un esempio vedi Evangelista 2008b)

5. Elementi di variabilità e qualità nella strutturazione dei sistemi di certificazione degli apprendimenti

I sistemi di certificazione degli apprendimenti descritti al paragrafo 3 sono composti dagli stessi elementi (repertorio professionale, procedura di analisi e validazione standardizzata, norme di raccordo coi sistemi educativi e formativi), tuttavia esistono degli elementi di variabilità che ne determinano l’efficacia finale e che per questo motivo vanno attentamente progettati.

Tali elementi, che affronterò in altri articoli, sono principalmente:

  • 1. le modalità di identificazione e descrizione delle mansioni
  • 2. le modalità di valutazione
  • 3. le modalità di raccordo coi percorsi educativi e formativi.

6. Definizioni

Apprendimento non formale e informale

Se consideriamo le più comuni modalità di apprendimento:

  • 1. lo studio di testi e video in autonomia (su libri, internet, DVD),
  • 2. la frequenza ad attività con valenza formativa (es: convegni)
  • 3. la sperimentazione diretta delle attività che si desidera imparare (ad esempio le prove di uno strumento musicale)
  • 4. l’osservazione di altre persone sul lavoro
  • 5. lo scambio di idee con colleghi o esperti
  • 6. l’esposizione a situazioni che possono produrre apprendimento involontario (ad esempio nella normale vita familiare o ricreativa oppure il turismo in un paese dove si parla un’altra lingua)
  • 7. la frequenza occasionale o interrotta ad attività formative (lezioni, seminari)
  • 8. la frequenza regolare di un corso concluso col conseguimento del titolo finale

possiamo proporre una prima serie di definizioni che rielaborano CEDEFOP 2008:

  • apprendimento formale: l’apprendimento che avviene attraverso la frequenza a corsi e seminari (punti 7 e 8)
  • apprendimento informale: l’apprendimento che avviene in maniera involontaria (punto 6)
  • apprendimento non formale: l’apprendimento che avviene attraverso attività diverse da corsi e seminari ma intraprese dal soggetto con finalità di apprendimento (punti da 1 a 5)

da cui risulta: Apprendimento non formale e informale: ogni forma di apprendimento che avviene al di fuori dalla partecipazione a corsi e seminari.

E’ possibile anche un’altra serie di definizioni che rielaborano Wikipedia 2010a, 2010b, 2010d:

  • apprendimento formale: l’apprendimento che avviene attraverso la frequenza regolare di un corso concluso col conseguimento del titolo finale (punto 8)
  • apprendimento informale: l’apprendimento che avviene al di fuori da corsi e seminari organizzati da organismi educativi/formativi (1-6)
  • apprendimento non formale: l’apprendimento che avviene attraverso la frequenza di corsi e seminari ma senza il conseguimento di un titolo di studio (punto 7)

da cui risulta: Apprendimento non formale e informale: ogni forma di apprendimento che avviene al di fuori della frequenza regolare di un corso concluso col conseguimento del titolo finale.

La differenza fra le due serie di definizioni sta nella collocazione del punto 7 (frequenza occasionale o interrotta ad attività formative (lezioni, seminari). In questo articolo adottiamo la seconda serie di definizioni.

Certificazione dei risultati dell’apprendimento: rilascio di un certificato, un diploma o un titolo che attesta formalmente che un ente competente ha esaminato e convalidato un insieme di risultati dell’apprendimento (conoscenze, know-how, abilità e/o competenze) conseguiti da un individuo rispetto a uno standard prestabilito (modificato da CEDEFOP 2008:41). L’apprendimento di per sé è un processo interno, che perciò non può essere certificato direttamente. Quello che interessa principalmente è il risultato dell’apprendimento (cioè l’acquisizione di conoscenze, capacità, atteggiamenti, etc.) e non il processo in sé. Perciò, anche se spesso i risultati vengono sottintesi (vedi ad esempio CEDEFOP 2009) è più corretto parlare di certificazione dei risultati dell’apprendimento. In questo articolo utilizziamo le due espressioni in maniera intercambiabile.

Competenza / competenze: in questo articolo ho volontariamente evitato di utilizzare tali termini perché si tratta di termini confusivi e perché per facilitare la comprensione conviene sempre utilizzare solo quei termini specialistici di cui non si può fare a meno. Chi desidera approfondire i possibili significati dei due termini può comunque leggere Evangelista 2006.

Bibliografia

CEDEFOP (2008). Terminology of European education and training policy. Luxembourg: Office for Official Publications of the European Communities. Reperito all’indirizzo http://www7.cedefop.europa.eu/EN/Files/4064_en.pdf il 5 maggio 2010.

CEDEFOP (2009). European Guidelines for validating non-formal and informal learning. Luxembourg: Office for Official Publications of the European Communities. Reperito il 5 maggio 2010 all’indirizzo http://www.cedefop.europa.eu/node/6331.

Evangelista L. (2001). Cos’è il bilancio di competenze? Reperito il 5 maggio 2010 all’indirizzo http://www.orientamento.it/indice/cose-il-bilancio-di-competenze/

Evangelista L. (2005). Profili e repertori professionali. Dove trovarli su internet.

Evangelista L. (2006). Le competenze. Cosa sono, come rilevarle, come si utilizzano nell’orientamento. 

Evangelista L. (2007). Job description, job analysis, task analysis e profili professionali: cosa sono e a cosa servono.

Evangelista L. (2008a). Alla ricerca della competenza.

Evangelista L. (2008b). Come analizzare e far riconoscere la propria professionalità: il sistema EAF. 

Evangelista L. (2010a). Il riconoscimento e la certificazione delle competenze nel Sistema Toscano delle Competenze. 

Evangelista L. (2010b). La certificazione delle competenze in pratica. 

Ministero della Pubblica Istruzione (2007). Decreto Ministeriale 22 Agosto 2007, n. 139. Regolamento recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione. Reperito il 5 maggio 2010 all’indirizzo http://www.indire.it/lucabas/lkmw_file/obbligo_istruzione///DM22agosto2007_139_doc_tecnico.pdf

Quality Assurance Agency for Higher Education (QAA) (2004). Guidelines on the accreditation of prior learning, Reperito il 5 maggio 2010 all’indirizzo http://www.qaa.ac.uk/academicinfrastructure/apl/guidance.asp

Wikipedia (2010a), voce Informal learning. Reperito il 5 maggio 2010 all’indirizzo http://en.wikipedia.org/wiki/Informal_learning

Wikipedia (2010b), voce Learning. Reperito il 5 maggio 2010 all’indirizzo http://en.wikipedia.org/wiki/Learning

Wikipedia (2010c), voce National Vocational Qualification. Reperito il 5 maggio 2010 all’indirizzo http://en.wikipedia.org/wiki/NVQ

Wikipedia (2010d), voce Nonformal learning. Reperito il 5 maggio 2010 all’indirizzo http://en.wikipedia.org/wiki/Nonformal_learning

Wikipedia (2010e), voce Validation des Acquis de l’Expérience. Reperito il 5 maggio 2010 all’indirizzo http://en.wikipedia.org/wiki/Validation_des_Acquis_de_l’Experience

Collocato in rete il 8 maggio 2010. Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

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2 pensieri riguardo “Perché e come certificare l’apprendimento non formale e informale

  1. A chi bisogna rivolversi per poter validare e certificare le competenze informali?
    Bisogna rivolgersi al centro dell’impiego della propria città (io sono di Sicilia>Palermo)?
    esistono dei moduli scaricabili da internet e presentabili a chi di dovere ?
    Grazie e buona giornata.

    1. Ciao Gianluca, in teoria all’assessorato regionale alla formazione professionale o al centro per l’impiego, ma tieni presente che al momento la maggioranza delle regioni italiane non ha ancora attivato sistemi di certificazione, anche se tutte si sono impegnate a attivarli entro gennaio 2016. Ciao, Leonardo

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