Le cause e il trattamento della depressione secondo Martin Seligman

Le caratteristiche della depressione

Martin Seligman è un famoso psicologo americano che ha sviluppato la psicologia positiva, il cui obiettivo è migliorare il benessere personale. Nel suo libro Imparare l’ottimismo (trad.it 1996) Seligman spiega quali sono secondo lui le cause della depressione (tutti i numeri si riferiscono alle pagine di questo libro).

Secondo Seligman esistono tre tipi di depressione: la prima (chiamata depressione normale) è dovuta ad eventi negativi, quali ad esempio la perdita di una persona cara. La depressione di questo tipo è estremamente comune, e tende a passare da sola in un determinato periodo di tempo 78.

La depressione bipolare è quella in cui lo stato di tristezza si alterna con momenti di euforia ingiustificata, senso di onnipotenza, linguaggio comportamento frenetici, autostima amplificata 78. Questa forma è spesso ereditaria, è considerata un disturbo fisico da sottoporre a trattamento medico ed è curata soprattutto con i farmaci 79.

La depressione unipolare (chiamata anche depressione grave) è quella in cui compaiono almeno cinque dei seguenti sintomi per almeno due settimane di tempo 94:

  1. umore negativo
  2. perdita di interesse verso le attività usuali
  3. inappetenza
  4. insonnia
  5. rallentamento psicomotorio (lentezza del pensiero del movimento)
  6. perdita di energia
  7. senso di colpa svalutazione personale
  8. declino dell’abilità di pensiero e scarsa concentrazione
  9. pensiero o azione suicida.

Secondo Seligman la distinzione fra la depressione normale e depressione grave è superficiale. “Credo che il punto cruciale sia il fatto che la depressione normale e la depressione grave si riconoscono esattamente dallo stesso modo. Entrambe implicano gli stessi quattro tipi di cambiamento negativo: del pensiero, dell’umore, nel comportamento e nelle risposte fisiche.” 79. “Personalmente ritengo che si tratti dello stesso disturbo e che l’unica differenza sia data dalla quantità e dall’intensità dei sintomi.” 79.

Le cause sociali della depressione

Vari studi dimostrano che nel nostro secolo si è avuto un incremento della depressione pari circa dieci volte 89, e questo incremento riguarda soprattutto le donne. “È opportuno interrogarci sulle cause della depressione che oggi imperversa nel nostro Paese [gli Stati Uniti, nostra nota]. Ho preso in esame la possibilità che gli esseri umani siano stati sottoposti nel corso del secolo a cambiamenti fisici che potrebbero averli resi più vulnerabili alla depressione, ma tale ipotesi è apparsa molto improbabile. È estremamente dubbio che la nostra chimica cerebrale o i nostri geni possano essere cambiate nel corso di due generazioni: di conseguenza, un incremento di dieci volte di questo disturbo non è spiegabile in termini di fattori biologici.” 91 [In realtà questo cambiamento potrebbe essere l’effetto della diffusione di sostanze prima non esistenti o non di uso comune quali ad esempio certi tipi di plastica; nostra nota].

Secondo Seligman la grande diffusione della depressione nella nostra epoca dipende da un aumento delle persone che sperimentano l’impotenza appresa, definita come quella credenza che le proprie azioni siano inefficaci per cambiare la propria situazione 93. Il ruolo fondamentale delle nostre credenze è spiegato in dettaglio in questo articolo. “La depressione può essere causata dalla sconfitta, dal fallimento, da una perdita e dalla convinzione che le proprie azioni non hanno alcun effetto nel modificare una situazione data. Ritengo che questa credenza sia all’origine dell’epidemia di depressione che colpisce oggi gli Stati Uniti. Il “sé moderno” deve essere più sensibile al problema dell’impotenza appresa.” 96.

“La società in cui viviamo esalta il sé. Essa attribuisce alla gioia e al dolore dell’individuo – ai successi e ai fallimenti – una importanza senza precedenti. La nostra economia prospera sempre più sui desideri dell’individuo. La nostra società riconosce al sé una capacità che non è mai stata considerata: il potere di cambiare, di cambiare perfino il modo di pensare. Per questa ragione la nostra epoca si definisce l’età del controllo personale. Il sé si è espanso ad un punto tale che lo stato d’impotenza dell’individuo viene ritenuto un disturbo da curare, piuttosto che una condizione da accettare passivamente.” 348. “Parallelamente a un’escalation in termini di aspettative materiali si è avuta un’escalation delle aspettative nel lavoro e nella vita sentimentale. Un tempo, il lavoro era considerato degno e accettabile se consentiva di fare la spesa. Oggi non è più così. Deve avere altri significati. Deve prevedere la possibilità di carriera. Deve garantire una buona pensione. I colleghi devono essere congeniale e l’impegno deve avere un significato ecologico. Anche il matrimonio adesso pone maggiori richieste. Non si riduce all’obiettivo della crescita dei figli. Le caratteristiche esteriori del partner devono corrispondere a criteri di snellezza e sensualità, ma gli si richiedono anche capacità colloquiale e doti sportive. Questo eccesso di aspettative è intimamente connesso all’ampliamento delle possibilità di scelta.” 349.

Una situazione di questo tipo ha creato enormi aspettative in un gran numero di individui. Chiaramente nei molti casi in cui le aspettative non vengono soddisfatte le persone si sentono senza potere e diventano vulnerabili alla depressione. Secondo Seligman condizione personale moderna è inoltre stata resa più fragile da altri due fattori: la perdita di fiducia nelle istituzioni quali lo Stato, la Chiesa, la famiglia, e la riduzione della solidarietà interpersonale. Oggi molte persone che sperimentano una sconfitta non riescono ad ottenere solidarietà dagli altri né a relativizzare le proprie vicende 350-353. Tutto questo secondo Seligman rende molto più probabile sperimentare momenti di depressione, anche gravi.

Come prevenzione, Seligman suggerisce di dedicare parte del nostro tempo a svolgere attività altruistiche quali ad esempio fare donazioni o attività a favore di persone che soffrono. 356. L’altro accorgimento è imparare a pensare in maniera più ottimistica a fronte dei nostri inevitabili insuccessi 358. Tuttavia “Non credo che sia sufficiente l’ottimismo appreso per debellare la depressione della nostra società. L’ottimismo è solo un utile sostegno alla saggezza. Da solo non è in grado di dare significato alla vita. È uno strumento che aiuta a raggiungere gli obiettivi personali, ma è in essi che risiede significato della vita. Solo se l’ottimismo si combinerà con un rinnovato impegno per il bene comune, l’epidemia di depressione di vuoto dell’esistenza potranno svanire.” 358.

I meccanismi individuali della depressione

Ma qual è il meccanismo livello individuale, per cui le persone sviluppano impotenza appresa? E come trattare le persone depresse?

Fino agli anni Sessanta sulla depressione c’erano due scuole principali di pensiero. Secondo la scuola biomedica la depressione è una malattia, al pari di tante altre. Secondo la psicoanalisi invece la depressione era il risultato della rabbia rivolta contro se stessi; per questo motivo la terapia freudiana spingeva i depressi ad esprimere le proprie emozioni, con il risultato, dice Seligman, di intensificare lo stato depressivo e la spinta suicida.

Queste impostazioni furono sfidate da alcuni psicoterapeuti. Albert Ellis e Aaron Beck iniziarono a sostenere che la depressione derivava semplicemente da un inadeguato modo di pensare, da pensieri consci negativi “Non c’è alcun disturbo latente profondo da scoprire; non ci sono conflitti infantili irrisolti, né rabbia inconscia, né chimica cerebrale. L’emozione giunge direttamente da ciò che pensiamo.” 103. Lo psichiatra sudafricano John Wolpe, da parte sua, mise a punto una cura breve contro le fobie. “Il potere psicoanalitico sosteneva che la fobia, ovvero la paura intensa irrazionale verso certi oggetti, ad esempio i gatti, era la manifestazione di superficie di un disturbo latente più profondo. La fonte della fobia, si diceva, è la latente paura di castrazione ad opera del padre come vendetta per il desiderio sessuale nutrito dal figlio nei confronti della madre (…). I teorici dell’approccio biomedico, d’altra parte, dichiaravano che il disturbo doveva derivare da un malfunzionamento, ancora oscuro, della chimica cerebrale (…). Wolpe, al contrario, sosteneva che la paura irrazionale di qualcosa non è un sintomo della fobia, ma la fobia stessa. Se la paura poteva essere eliminata (e si poteva, attraverso varie procedure pavloviane), lo sarebbe stata anche la fobia. Se un individuo riusciva a liberarsi dalla paura dei gatti, il problema era risolto. La fobia non sarebbe ricomparsa in altre forme, come invece sostenevano gli psicoanalisti e i teorici dell’approccio biomedico.” 102-103.

“Il nostro ragionamento [Seligman, Beck, Ellis, e altri terapeuti] era chiaro. La depressione deriva da abitudini del pensiero conscio che si formano nel corso della vita. Cambiando tali abitudini, si può curare la depressione. Attacchiamo il pensiero conscio, sostenevamo, ed usiamo ogni mezzo conosciuto per cambiare il modo in cui i pazienti pensano agli eventi negativi. Da queste premesse scaturì il nuovo approccio che Beck definì “terapia cognitiva”. Esso ha l’obiettivo di cambiare il modo in cui il depresso penso alla sconfitta, fallimento, alla perdita e all’impotenza. (…) Il modo in cui pensi ai tuoi problemi può mitigare la depressione o aggravarla. Un fallimento o una sconfitta possono farti sentire impotente, ma l’impotenza appresa produrrà soltanto sintomi temporanei di depressione, a meno che tu non abbia uno stile esplicativo pessimistico. Se è così, un fallimento o una sconfitta possono farti cadere in un grave stato depressivo. Se invece il tuo stile esplicativo è ottimistico, la depressione sarà lieve. Le donne hanno il doppio di probabilità, rispetto agli uomini, di soffrire di depressione perché, in media, pensano i propri problemi in modi che amplificano la depressione. Gli uomini tendono ad agire piuttosto che riflettere, mentre le donne tendono ad avere un atteggiamento “contemplativo” verso la depressione, rimuginano su di essa, tentano di analizzarla di individuare la causa scatenante. Gli psicologi chiamano questo processo di analisi ossessiva ‘ruminazione’. (…) La ruminazione combinata con lo stile esplicativo pessimistico è la formula della depressione grave 104”.

Secondo Seligman è proprio la maggiore tendenza delle donne alla ruminazione che spiega la loro maggior vulnerabilità davanti alla depressione 116-118. “Se una donna viene licenziata, tenta di capirne le ragioni; rimugina rivive gli eventi continuamente. Un uomo, di fronte al licenziamento, agisce: può darsi all’alcol, picchiarsi con qualcuno o distrarsi in altro modo. Può anche cercare subito un altro lavoro, senza preoccuparsi di capire i motivi dell’accaduto.(…) Di fronte a un problema gli uomini bevono, le donne diventano depresse.” 117.

La terapia cognitiva della depressione

Per il trattamento della depressione la terapia cognitiva utilizza cinque strategie:

  1. Si insegna alla persona a riconoscere i pensieri automatici consci che si manifestano in caso di eventi negativi. “I pensieri automatici sono frasi fatte o affermazione molto rapide, tanto comuni da passare spesso inosservate ed arrestare non discusse.” 121. Ad esempio una madre può rendersi conto che ogni volta che minaccia i propri bambini ha un pensiero automatico del tipo “Sono una pessima madre”.
  2. Si insegna poi alla persona a contrastare i pensieri automatici attraverso la verifica dei dati reali. Ad esempio la madre in questione può rendersi conto che in realtà, al di là dei suoi scatti d’ira, dedica ai propri figli molto tempo in maniera per loro appagante. In questo modo la madre può contrastare il pensiero automatico abituale descritto al punto precedente.
  3. Sì invita poi la persona a utilizzare nel proprio dialogo interiore delle frasi più equilibrate. Ad esempio si può suggerire alla madre di ripetersi più volte al giorno: “Anche se ogni tanto ho degli scatti d’ira, nel complesso sono una buona madre”.
  4. Si insegna poi alla persona a distrarsi e a bloccare le ruminazioni. Questo può essere fatto con alcune tecniche specifiche, che saranno descritte in un altro articolo. Ad esempio ogni volta che ci rendiamo conto che siamo impegnati in una ruminazione è possibile alzarsi, battere il palmo della mano contro il muro e dire ”Stop!”, oppure tirare l’estremità di un bracciale che ci si è messi al braccio proprio per questo scopo, oppure ancora scrivere in un foglio qual è il problema che ci tormenta, ma senza approfondirlo 280. In secondo luogo è possibile dirigere l’attenzione altrove in maniera che la ruminazione non riprenda, ad esempio è possibile mettersi a contare a ritroso di tre in tre, oppure avviare un videogioco sul telefonino. Infine è possibile destinare un orario specifico di ogni giornata (ad esempio dalle 14 alle 14:15) all’esame mentale del problema che causa la ruminazione. Per un effetto curioso della nostra mente un comportamento di questo tipo porta spesso all’estinzione delle ruminazioni in pochi giorni.
  5. L’ultima strategia consiste nell’insegnare alla persona a riconoscere e a modificare le credenze assolute che, creandoci uno standard troppo alto, portano alla depressione. Ad esempio la credenza: “Devo essere un’ottima madre” può essere sostituita da quella: “Devo essere una madre passabilmente buona” e “Se non faccio tutto bene, sono una fallita” può essere sostituita da “Il successo è fare del proprio meglio.” 122.

Citando un esperimento a cui ha partecipato, Seligman afferma che sia i farmaci antidepressivi da soli e la terapia cognitiva da sola funzionano bene contro la depressione. “La combinazione dei due trattamenti funzionava ancora meglio, anche se di poco. Il fattore cruciale della terapia cognitiva era ottenere un cambiamento nello stile esplicativo del paziente, che da pessimistico diventa ottimistico. (…) Maggiore è il cambiamento verso l’ottimismo, maggiore è il recupero dalla depressione. I farmaci al contrario, benché guarissero la depressione piuttosto efficacemente, non rendevano i pazienti più ottimisti. (…) I farmaci hanno una funzione di attivazione; spingono il paziente all’azione ma non fanno apparire il modo migliore. La terapia cognitiva cambia il modo di guardare le cose e questo nuovo stile ottimistico dà energia.(…) I farmaci liberano dalla depressione solo temporaneamente; diversamente dalla terapia cognitiva, essi non cambiano il pessimismo soggiacente che è alla radice del problema.” 110-111.

Collocato sul sito il 7 maggio 2013, ultima modifica 7 maggio 2013. Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

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