Come migliorare il senso civico in Italia

Come migliorare il senso civico in Italia

1. L’importanza del senso civico

Il senso civico può essere definito come un atteggiamento di fiducia negli altri orientato alla disponibilità a cooperare per il miglioramento della società in cui si vive. La fiducia effetti benefici a tutta la società. In particolare il livello di benessere è più alto (Fukuyama, 1995. Putnam, 1993:176-190), le istituzioni (comuni, province, regioni) funzionano meglio (Putnam, 1993:73-96), la sanità (e in generale i servizi pubblici) funzionano meglio (Cartocci, 2007:103-107), i cittadini sono mediamente più soddisfatti della propria esistenza (Putnam,1993:132). La sfiducia al contrario provoca indifferenza e in alcuni casi addirittura atteggiamenti predatori verso gli altri e le risorse pubbliche.

Ogni società è inoltre caratterizzata da reti di comunicazione e di scambio interpersonali, formali e informali. Alcune di queste reti sono orizzontali, nel senso che mettono in contatto tra loro persone su base egalitaria e facilmente possono diventare veicolo di reciproca solidarietà. Sono reti di questo tipo ad esempio quelle fra i genitori degli alunni di una scuola, le relazioni fra vicini, le relazioni fra i componenti di un’associazione sportiva o culturale. L’insieme delle reti orizzontali in una determinata comunità viene chiamato capitale sociale.

Altre reti sono verticali, formate cioè da persone legate fra loro da rapporti asimmetrici di dipendenza. Sono reti di questo tipo ad esempio le relazioni del semplice cittadino col politico della sua circoscrizione a cui assicura il sostegno suo e dei suoi familiari in cambio di possibili favori, o le relazioni costituite con lo stesso scopo con altre autorità formali o informali (ad esempio col capo mafioso locale o col capo di un ufficio pubblico). (Putnam, 1993:168 e 203). (NOTA 1 )

Senso civico e reti sociali orizzontali si rafforzano a vicenda. La fiducia negli altri favorisce società con un elevato numero di relazioni orizzontali, la sfiducia invece una penuria di relazioni orizzontali e il predominio delle relazioni verticali.

In società dove la fiducia è scarsa alcuni comportamenti tendono ad essere più frequenti.

Tabella 1. Indicatori di società con bassi livelli di fiducia

  • Strade e altri luoghi pubblici sporchi a causa di rifiuti gettati per strada, muri imbrattati da graffiti
  • Mancato rispetto di semafori, dell’obbligo del casco e della cintura di sicurezza, del codice stradale in generale, del divieto di fumare in luoghi pubblici
  • Ostruzione e/o occupazione di luoghi pubblici di passaggio (strade, accessi al mare, ingressi dei negozi, passi carrabili, parcheggi riservati a disabili, corridoio dei treni)
  • Indifferenza per gli obblighi relativi al lavoro: impegno scarso o altalenante, assenze non giustificate, scarso rispetto degli orari.
  • Furbizia nei rapporti con gli altri
  • Cose pubbliche (arredo dei treni, panchine, lampioni, arredi scolastici, etc.) in cattivo stato perché usate senza attenzione o per scarsa manutenzione
  • Mancato pagamento di condominio, utenze domestiche, bollo e assicurazione auto, biglietti treno, imposte
  • Appropriazione o utilizzo non autorizzato di beni privati poco sorvegliati e beni pubblici
  • Bambini e ragazzi rumorosi e agitati non tenuti a freno dai genitori in luoghi pubblici
  • Fonti di rumore (es: CD, televisione) ad alto volume senza preoccupazione dei vicini
  • Violenza (minacce, percosse, omicidio) come modalità occasionale di risoluzione dei conflitti, anche per motivi futili (es: precedenze stradali, diritto di parcheggio, liti condominiali, etc.)
  • Violenza (minacce, percosse, stupro) come modalità occasionale di interazione con le donne
  • Furti, scippi, omicidi / delinquenza organizzata
Auto private sulla spiaggia delle Pergole, a Realmonte in provincia di Agrigento (Repubblica TV)
Auto private sulla spiaggia delle Pergole, a Realmonte in provincia di Agrigento (Repubblica TV)

Senso civico e reti hanno un effetto anche sulla ricerca di lavoro. In una società dove predomina la sfiducia e le reti verticali una quota maggiore di posti di lavoro viene assegnata per raccomandazione, e perciò chi è escluso o non vuole utilizzare reti verticali compete per un numero di posti di lavoro minore (ad esempio se in una società con un maggior livello di fiducia i posti di lavoro assegnati per raccomandazione sono ammettiamo il 20%, in una società con bassi livelli di fiducia possiamo immaginare una percentuale del 60%. Se si considerano singoli settori economici (ad esempio il settore pubblico oppure singole enti pubblici o ex pubblici – poste, ferrovie, etc.) la percentuale può anche essere più alta (NOTA 2). In questo modo il mercato del lavoro risulta desertificato (Evangelista, 2006a). Nelle società dove la raccomandazione è diffusa una quota rilevante dei posti di lavoro non viene assegnata in base al merito, e questo scoraggia l’investimento in istruzione e provoca servizi pubblici poco efficienti e una minore competitività complessiva (Abravanel, 2008). (NOTA 3)

2. La situazione dell’Italia

Putnam (1993:115), Sabatini (2005:7) e Cartocci (2007:101) hanno provato a misurare senso civico e capitale sociale in Italia. Putnam utilizza l’espressione del voto di preferenza (nelle elezioni dove era possibile esprimerlo), affluenza ai referendum, diffusione dei quotidiani non sportivi, numero di associazioni sportive e culturali. Cartocci la diffusione dei quotidiani non sportivi, la partecipazione elettorale, le donazione del sangue, la partecipazione ad associazioni sportive. Sabatini utilizza invece 52 variabili riprese da indagini ISTAT (Sabatini 2005:7). Le tre misurazioni permettono di ottenere una mappa del capitale sociale (‘la mappa del tesoro’) a livello regionale:

sensocivico1

3. La genesi del senso civico

I sociologi e gli psicologi (fra gli altri Jervis (2003), Putnam (trad it.1993), Banfield (1958) ci dicono che gli atteggiamenti di fiducia o sfiducia hanno radici storiche ed economiche, ad esempio l’atteggiamento di sfiducia nel prossimo è proprio di società dove non conviene o non è possibile cooperare con gli altri, società cioè estremamente povere e/o dove le istituzioni sono organizzate in modo da scoraggiare la cooperazione. Ad esempio in una società latifondista sovrappopolata ogni bracciante è in competizione con tutti gli altri per ottenere giornate di lavoro (Tarrow, 1967, p. 43) cit. in Putnam (trad. it.1993, p.167). Secondo Banfield, che nel primo dopoguerra studia le relazioni sociali in un piccolo paese della Basilicata, la principale legge che guida il comportamento degli individui in società di questo tipo è quella del ‘familismo amorale’, vale a dire: ‘Fregatene degli altri, cerca di ottenere in ogni modo i maggiori vantaggi immediati per te e la tua famiglia, e comportati come se tutti gli altri si comportassero in questo modo.’ (Banfield 1958:83, nostra traduzione).

Una volta appresa, la sfiducia negli altri può perpetuarsi nel tempo, ed essere trasmessa fra generazioni al pari di altri valori culturali, anche se la situazione economica circostante o le modalità di funzionamento delle istituzioni non la giustificano più (Putnam R., trad it.1993, p. 208-212). In molti individui i valori culturali familiari possono comunque modificarsi a seguito di esperienze personali significative di segno opposto.

Il potere dei comportamenti individuali nel creare fiducia o sfiducia nel prossimo è ben evidenziata da Jervis:

‘Supponiamo che io abiti al pianerottolo di un vecchio edificio; sul mio pianerottolo c’è un’altra porta dove abita un altro inquilino. Non lo conosco. Ogni tanto sento che esce di casa o che rientra a tarda sera ma non so neppure che faccia abbia. L’amministratore è latitante, non c’è il portiere. Il problema è chi debba pulire il pianerottolo. Posso scegliere fra alcune alternative: a. non occuparmene lasciando che questo spazio diventi nell’arco di 2-3 mesi impresentabile; b. pulire solo davanti alla mia porta sperando che lui pulisca davanti alla sua, ma se lui non lo farà il pianerottolo continuerà ad essere quasi impresentabile e la cosa mi seccherà molto c. il prossimo sabato mattina pulire tutto il pianerottolo, e magari anche l’androne, sperando che la settimana successiva lui afferri l’idea e prenda a sua volta il secchio e strofinaccio.’ (Jervis, 2003: 224)

Se il mio atteggiamento generale verso gli altri è di diffidenza penso che il mio vicino non pulirà il suo pianerottolo e perciò eviterò di pulire la mia parte e la parte comune. Se il mio atteggiamento invece è di fiducia verso gli altri allora pulirò (almeno le prime volte) tutto il pianerottolo e magari anche l’androne. Il mio comportamento ha anche un effetto di stimolo dell’altro. Se non pulisco la mia parte né la parte comune tendo a provocare anche nell’altro una reazione di fiducia o sfiducia dello stesso tipo. Se, di mia iniziativa, pulisco il pianerottolo, il mio vicino si rende conto che non sono un tipo ostile, e può concludere che con me una qualche cooperazione è possibile. Dalla mancata cooperazione nella pulizia del pianerottolo può dipendere tutto il resto: l’impossibilità di ottenere un po’ di caffè se mi sono dimenticato di acquistarlo, di farmi comprare il latte se sono malato, di riparare assieme la luce delle scale se non funziona, di farmi chiamare quando sono assente e nel mio appartamento c’è qualcosa che non va. (Jervis, 2003: 225-230)

Ma l’atteggiamento individuale, oltre che dai valori cultuali assorbiti dalla propria famiglia di origine e dai comportamenti degli altri nei nostri confronti dipende anche dagli accadimenti della nazione in cui viviamo, di cui ci facciamo un’idea soprattutto tramite giornali e televisione. Gli accadimenti nazionali, come riportati dai mass media, hanno un forte potere nel creare o distruggere senso civico, perché rendono manifeste le ‘regole del gioco’ a cui tutti i cittadini sono assoggettati.

Ad esempio distruggono senso civico l’osservare inefficienza e corruzione degli amministratori pubblici, la prevalenza degli interessi particolari sugli interessi generali, la sistematica violazione delle norme (Cartocci, 2007:125), la scarsa equità delle istituzioni verso i cittadini (ad esempio carico fiscale troppo elevato o favoritismi verso determinate categorie di cittadini), l’immigrazione non regolata (Putnam 2007). Il ricorso generalizzato alla raccomandazione distrugge senso civico e reti orizzontali, mentre le attività di orientamento al contrario valorizzano l’istruzione e riducono l’importanza delle reti verticali: una persona che grazie alla propria preparazione e all’utilizzo delle tecniche di ricerca attiva di lavoro riesce a trovare lavoro da sola non ha bisogno di rivolgersi a un padrino (Evangelista, 2006b).

4. Come migliorare senso civico e reti orizzontali ?

In quali modi possiamo promuovere il senso civico e le reti orizzontali?

Abbiamo detto che a livello individuale il senso civico e capitale sociale sono maggiori quanto più una persona:

1. È cresciuta in un contesto familiare caratterizzato da fiducia e disponibilità a collaborare verso con gli altri
2. Ritiene di poter soddisfare i propri bisogni di vita (lavoro, abitazione, assistenza sanitaria, etc.) attraverso l’iniziativa personale e/o la collaborazione con gli altri
3. E’ oggetto di atteggiamenti di rispetto e cooperazione da parte degli altri e verifica che chi viola le regole paga pegno
4. Ritiene di poter influire sulla gestione della cosa pubblica e/o che la cosa pubblica sia bene amministrata.

Per ottenere questi risultati è possibile agire su più livelli. Come singoli cittadini possiamo:

  • A. Manifestare un atteggiamento di gentilezza e cooperazione verso gli altri e rifiutare la violenza come modo per risolvere i conflitti. In pratica si tratta di adottare nella nostra vita quotidiana comportamenti opposti a quelli indicati nella tabella 1 (questa indicazione si rifà al punto 3 dell’elenco precedente)
  • B. Rifiutare di essere parte di sistemi clientelari. In pratica evitare di ricorrere a padrini e di comportarci da padrini qualora la nostra posizione sociale lo permetta (punto 2)
  • C. Sostenere quelle forze politiche e associazioni che condividono questi valori. (punto 4)
  • D. Se lo desideriamo possiamo anche utilizzare una parte del nostro tempo libero per intervenire a livello individuale (ad esempio scrivendo ai giornali quando accade qualcosa che non va bene), e/o impegnarci assieme ad altri in attività di volontariato e/o educative e/o politiche in senso stretto.

Senza un intervento a livello sociale e politico (il gioco politico determina le modalità di distribuzione delle risorse economiche, che abbiamo visto influenzano pesantemente la diffusione di comportamenti di fiducia o sfiducia) può però essere difficile ottenere risultati incisivi e duraturi. Per promuovere il senso civico a livello generale è infatti necessario creare un ecosistema sociale dove l’individuo può farsi valere per le proprie capacità (e non per la sua appartenenza a reti verticali) e la partecipazione a reti orizzontali permette di ottenere risultati positivi. Per questo è necessaria un’azione da parte degli attori che gestiscono o influenzano la gestione dei servizi e la distribuzione delle risorse pubbliche: politici, dirigenti pubblici, dirigenti sindacali, dirigenti di associazioni di categoria, gruppi organizzati di cittadini. Ognuno di essi, nel proprio ambito, dovrebbe adoperarsi per:

  • A. Istituzioni pubbliche il cui funzionamento (inclusa la gestione del personale e l’assegnazione di risorse pubbliche) sia basato sul merito e reso trasparente, anche attraverso il coinvolgimento degli utenti
  • B. Sanzioni efficaci con chi non assicura il rispetto o non rispetta le regole e regole facili da comprendere e rispettare (ad esempio senza cestini sulla spiaggia la quantità di spazzatura abbandonata è maggiore)
  • C. Attività educative che evidenzino i vantaggi del senso civico, del capitale sociale e della meritocrazia
  • D. Assicurare possibilità di avanzamento sociale ai meno abbienti, fra i quali spesso la mancanza di senso civico è particolarmente diffusa.
  • E. Una valutazione preventiva di tutte le scelte politiche e delle normative sulla base di questi criteri.

Due esempi di ecosistema che favorisce il senso civico, ripresi/ispirati dal libro di Ricolfi L. (2′ ediz 2012) Il sacco del Nord (pp.187-188):

A Milano esiste un’organizzazione criminale che dietro un compenso in denaro, aiuta a prendere possesso illegalmente di alloggi popolari, cui invece si dovrebbe accedere in base a una graduatoria di bisogno. In un caso come questo è chiaro che l’occupante pur essendo spesso un poveraccio, sta comunque sottraendo l’alloggio qualcuno che ha più diritto di lui, che spesso sta diligentemente in lista d’attesa da anni, quando non da decenni. Il punto non è solo se sgomberare a non sgomberare gli abusivi [vanno sgomberati], ma fare una legge che esclude per un certo periodo di tempo [ammettiamo 10 anni] gli abusivi dall’assegnazione.

Sappiamo che la piaga dei falsi invalidi sottrae alle casse dello Stato circa 8 milioni di euro l’anno. Sappiamo anche che il nostro Stato sociale fondamentalmente incompleto: mancano asili nido, ammortizzatori sociali universalistiche selettivi, politiche di sostegno per gli indigenti non autosufficienti. È chiaro che se ci si limitasse a togliere l’assegno milioni di falsi invalidi ci sarebbero proteste, manifestazioni, resistenze sindacali. Ma che cosa succederebbe se per ogni 100 falsi invalidi scoperti si inaugurasse solennemente un nuovo asilo nido?

Io imoegnato nella raccolta di rifiuti a Porto Cesareo
Io impegnato nella raccolta di rifiuti a Porto Cesareo

Note

Nota 1. Un repertorio di definizioni ed esempi di relazioni verticali è in Piattoni (2007:4-5) (riportati qui con alcune modifiche). Favoritismo: un paziente riesce a evitare di fare la fila per una visita specialistica non urgente perché conosce l’addetto alle prenotazioni. Raccomandazione: una persona in posizione di potere (es: un dirigente o impiegato pubblico, un politico, un direttore di banca, etc.) fa assumere una persona nell’azienda di un cliente o fornitore. Clientelismo politico: un politico scambia denaro, assunzioni o altri benefici contro voti. Patronage: distribuzione di posti nella pubblica amministrazione e nel parastato a individui direttamente legati ai partiti e insediati grazie a pressioni partitiche. Tali individui poi nello svolgimento delle loro funzioni privilegiano gli appartenenti al partito che li ha fatti nominare e scambiano favori contro voti. Esempio: il direttore di un’agenzia di una banca locale concede prestiti a condizioni di favore a imprenditori segnalatigli dal politico che l’ha fatto nominare direttore. Corruzione: un imprenditore edile paga una tangente al capo dell’Ufficio concessioni edilizie del comune per ottenere una concessione edilizia. Secondo Piattoni (op. cit.5), in ognuno di questi esempi, motivazioni legittime a livello individuale distorcono decisioni che, perché assegnano a un individuo beni a cui avrebbero diritto anche altri, hanno carattere pubblico. (..) Per ognuna di queste decisioni si configurano due ingiustizie: una relativa alla sfera di chi decide e l’altra relativa alla sfera di chi è oggetto di decisione. Chi decide abusa del proprio ruolo pubblico (non si attiene a regole di comportamento appropriate al ruolo) perché spera, così facendo, di averne dei vantaggi. Chi è oggetto della decisione abusa della propria particolare relazione col decisore per accaparrarsi benefici ai quali probabilmente non avrebbe diritto se venissero applicati criteri appropriati. A farne le spese sono gli altri, coloro che vengono esclusi da questo rapporto.

Nota 2. Ad esempio L’Espresso del 15 settembre 2005 ha segnalato l’esistenza presso la sede centrale delle Poste Italiane di un database informatizzato per la gestione delle raccomandazioni contenente migliaia di segnalazioni, delle quali circa 1/4 conclusesi con l’assunzione. L’articolo è al momento ancora disponibile su internet, vedi http://espresso.repubblica.it/dettaglio-archivio/1095199). In questo caso la percentuale di lavori assegnati tramite raccomandazione alla Poste Italiane potrebbe essere stata vicina al 100%.

Nota 3. Secondo Jervis (op. cit., 239-241). ‘La percezione dell’importanza di una selezione basata sul merito è molto recente. ‘Di fatto, essa appartiene soltanto alla cultura della modernità, e anche all’interno di questa ha faticato ad affermarsi. Ancora nell’800 non tutte le nazioni avevano capito che gli eserciti non andrebbero affidati ai nobili ma invece, come faceva Napoleone, a quei graduati che avevano dimostrato sul campo le capacità migliori; l’incapacità di selezionare gli alti comandi fu una delle cause delle sconfitte dell’esercito italiano nella seconda guerra mondiale; tuttora esistono imprenditori che (..) mandano a picco la fabbrica affidandola ai figli anche quando sono meno bravi di altri. (..) Il rapporto fra l’accesso al potere e la selezione delle competenze non è semplice, e se è lasciato a se stesso tende a diventare disfunzionale.(..) occorrono accorgimenti particolari perché la meritocrazia sia operante. Se lasciamo andare le cose secondo il loro svolgimento naturale, accade che il diritto di guidare la caccia (..) non vada a chi è più bravo nello svolgere questa attività ma solo a chi è più prepotente, a chi è parente o alleato del capo, oppure a chi ha saputo creare le migliori coalizioni per assicurarsi le mansioni desiderate. (..) In molte nazioni non occidentali (oppure collocate ai margini del mondo occidentale, come il Libano) una sostanziale assenza di democrazia si accompagna al fatto che i ruoli di comando e di responsabilità nell’amministrazione, nell’esercito e nel governo sono appannaggio di un numero limitato di famiglie. Anche nel mondo occidentale vi sono Paesi come l’Italia all’interno dei quali persistono strutture sociali dove la cooptazione attraverso il clientelismo e i legami attinenti alla vita privata continuano a prevalere: prevalgono, dunque, sull’attribuzione degli incarichi mediante una valutazione sistematica delle capacità. Una di queste strutture è, inutile nasconderselo, l’università: qui la fedeltà vene premiata più del talento. Un altro sistema è quello sanitario: un numero sproporzionato di figli di grandi medici accede a cariche elevate nello stesso ambito professionale. Nel mondo dello spettacolo e della televisione il nepotismo è considerato, per lo più, cosa normale. All’intero di due corporazioni, quella dei farmacisti e quella dei notai, è regola comune la trasmissione familiare dei privilegi di bottega. Altrove valgono particolari criteri antimeritocratici: per esempio in una parte non piccola delle istituzioni italiane, come le banche o altri enti, ancora oggi si ritiene e naturale che quando un funzionario va in pensione un suo figlio o parente stretto venga favorito nel prenderne il posto.’

Bibliografia e indicazioni per ulteriori approfondimenti

  • Abravanel, R. (2008). Meritocrazia. Milano: Garzanti
  • Banfield, E. C. (1958). The Moral Basis of a Backward Society. New York: The Free Press.
  • Cartocci, R. (2007). Mappe del tesoro. Atlante del capitale sociale in Italia. Bologna: Il Mulino.
  • Durante R., Labartino G., Perotti R.  (2012) Academic Dynasties: Decentralization and Familism in the Italian Academia. Uno studio che conferma la relazione fra basso civico e nepotismo nelle università italiane nepotism in italian univesities
  • Evangelista, L. (2006). La desertificazione del mercato del lavoro italiano.
  • Evangelista, L. (2006). Multicultural career guidance, mimeo
  • Fukuyama, F. (1996). Fiducia. Come le virtù sociali contribuiscono alla creazione della prosperità. Milano: Rizzoli. Trad. it. di (1995). Trust. The social Virtues and the Creation of Prosperity. New York: Simon & Shuster Inc.
  • Jervis, G. (2003). Individualismo e cooperazione. Psicologia della politica. Roma-Bari: Laterza.
  • Piattoni S. (2007). Le virtù del clientelismo. Una critica non convenzionale. Roma-Bari: Laterza
  • Putnam, R. D. (2004). Capitale sociale e individualismo. Crisi e rinascita della cultura civica in America. Bologna: Il Mulino. Trad. it. di (2000) Bowling alone.The collapse and Revival of American Community. New York: Simon & Schuster
  • Putnam, R. D. (1993). La tradizione civica nelle regioni italiane. Milano: Arnoldo Mondadori Editore. Trad. it. di Making Democracy Work (1993) Princeton University Press
  • Putnam, R. D. (2007). ‘E Pluribus Unum: Diversity and Community in the Twenty-first Century’. The 2006 Johan Skytte Prize Lecture, Scandinavian Political Studies 30 (2), 137–174. , doi:10.1111/j.1467-9477.2007.00176.x
  • Sabatini, F. (2005). ‘Un atlante del capitale sociale italiano’. Terzo Forum Annuale per Giovani Ricercatori. Bologna.
  • Tarrow, S. (1967). Peasant Communism in Southern Italy. New Haven, Conn.: Yale University Press.
  • Tullio-Altan, C. (2000). La nostra Italia. Clientelismo, trasformismo e ribellismo dall’Unità al 2000. Milano: Egea.

 

Collocato in rete il 31 agosto 2007. Ultima modifica 31 ottobre 2014. Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Rispondi