COSA NON FA FUNZIONARE GARANZIA GIOVANI | WORK MAGAZINE

COSA NON FA FUNZIONARE GARANZIA GIOVANI

E’ evidente che qualcosa non funziona nel programma Garanzia giovani. I dati di monitoraggio chiariscono come un sistema che non ha servizi pubblici per il lavoro efficaci e funzionali e con servizi privati presenti in poche regioni e poco specializzati per l’accompagnamento al lavoro non riesce a gestire l’attivazione al lavoro. Servono al più presto interventi di riforma che cambino un modello che non ha funzionato e non può funzionare né sui giovani né sui disoccupati.

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Un pensiero riguardo “COSA NON FA FUNZIONARE GARANZIA GIOVANI | WORK MAGAZINE”

  1. Pur considerando di base un buon articolo quello proposto aggiungo alcune considerazioni. I numeri indicati nell’articolo dovrebbero essere contestualizzati al sistema regionale. In Regione Lombardia è previsto che la proposta al giovane venga fatta un mese dopo la sua effettiva presa in carico. Ne discende che, essendo unica ( una e una soltanto) la partecipazione possibile per il ragazzo al programma gg, l’ente accreditato lavora con il giovane ( almeno l’ente che considera seriamente l’opportunità che dovrebbe avere il percorso per il destinatario) prima della presa in carico dello stesso ( da quel momento decorrono i 30 giorni per il raggiungimento dell’obiettivo). I dati quindi sui tempi di presa in carico non sono così facilmente leggibili. La possibilità per l’ente di portare il giovane ad un inserimento ( stage di almeno 90 giorni e/ rapporto di lavoro di almeno 6 mesi) entro un mese non è realistica per il mercato e per il contesto attuale. La richiesta fatta agli enti accreditati mi sembra essere un nuovo ” ostacolo” a lavorare in maniera efficiente per gli stessi; nonostante questo, tale richiesta non mi stupisce molto e mi sembra coerente con un sistema in cui sempre più difficilmente si riconoscono le proprie responsabilità. Di contro, sempre più facilmente le stesse vengono scaricate sugli altri. Una riflessione in tal senso anche rispetto alle famiglie dei ragazzi: non giocano forse anche loro un ruolo importante a rafforzare l’idea che si debba avere “tutto e subito”? Si demanda all’utilizzo della Playstation e di whatsApp la trasmissione di esperienze, il valore della comunicazione e del confronto. Chi propone al proprio figlio una lettura, la fatica di una sana passeggiata verso la conquista di una vetta? Meglio un giochino che riduca il pargolo ad un tutt’uno con il divano? ! Di educazione o di conquista delle cose, non conviene neppure parlare per non essere “tacciati” di soggetti che limitano la libertà dei ragazzi: “siamo nell’era dell’informatica, è tutto cambiato e non vorrai che mio figlio abbia qualche cosa in meno dell’atro”. Ci si stupisce se i ragazzi non si attivano e non rispettano neppure gli appuntamenti? Se non riconoscono i ruoli e le priorità? Non è la nostra società che comunica loro incessantemente la precarietà del futuro? L’inconsistenza della politica ( un mio professore parlava giustamente di “bassa cucina”) ? Eppure gli enti accreditati in Regione Lombardia devono ” spendere ” tre ore gratuite ( ovvero non riconosciute economicamente ) per la presa in carico del giovane; non solo, in Regione Lombardia l’ente accreditato e’pagato per qualsiasi azione solo a risultato.

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