Le cause della crisi ucraina e gli effetti della crisi ucraina sull’Italia

Le cause della crisi ucraina e gli effetti della crisi ucraina sull’Italia

I recenti sviluppi della situazione Ucraina (questo articolo è pubblicato l’8 settembre 2014) rischiano di portare:

  1. un aumento delle spese militari dell’Italia con un conseguente aumento del deficit pubblico e una riduzione delle risorse pubbliche utilizzabili per lo sviluppo e contro la disoccupazione
  2. una riduzione del commercio con la Russia (per l’Italia ampiamente in attivo) a causa delle sanzioni occidentali verso la Russia e delle corrispondenti sanzioni russe verso l’Occidente.

Inoltre, cosa assai più grave, la crisi ucraina può aprire una nuova stagione di confronto fra Russia e Occidente mettendo a rischio la sicurezza il benessere di tutti i cittadini europei.

L’articolo che segue Why the Ukraine Crisis Is the West’s Fault è stato pubblicato da John Mearsheimer sul numero di September/October 2014, della prestigiosa rivista americana Foreing Affairs, pubblicata dal Council on Foreign Relations e lo segnalo perché fornisce un punto di vista ragionevole e originale sul tema. Quella che segue è una traduzione dei punti principali dell’articolo.

Perché la crisi ucraina è responsabilità dell’Occidente

L’opinione più diffusa in Occidente è che la crisi ucraina dipenda interamente dall’aggressione russa. Secondo questa opinione il presidente russo Vladimir Putin ha annesso la Crimea sulla base di un desiderio di lunga data di resuscitare l’impero sovietico e per questo motivo potrebbe assalire il resto dell’Ucraina e altri paesi nell’Europa dell’est. E ugualmente l’estromissione del presidente ucraino Viktor Yanukovych nel febbraio 2014 ha solo fornito un pretesto per la decisione di Putin di ordinare alle forze russe di occupare una parte dell’Ucraina.

Ma questa visione è sbagliata: sono gli Stati Uniti e i suoi alleati europei i maggiori responsabili della crisi. La crisi è dovuta all’allargamento della Nato, elemento centrale di una strategia più ampia per spostare l’Ucraina fuori dall’orbita russa e integrarla in Occidente. Altri elementi che hanno portato alla crisi sono l’espansione dell’Unione Europea verso Est e il sostegno occidentale al movimento per la democrazia in Ucraina, iniziato con la Rivoluzione Arancione nel 2004. Sin dalla metà degli anni 90 il leader russi si sono fermamente opposti all’allargamento della Nato e in anni più vicini a noi hanno chiaramente dichiarato che non sarebbero rimasti passivi se il loro vicino così importante strategicamente fosse diventato un bastione dell’Occidente. Per Putin l’estromissione illegale del presidente pro-russo Yanukovych democraticamente eletto, che Putin giustamente ha definito un colpo di Stato, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Putin ha risposto occupando la Crimea, una penisola che temeva avrebbe ospitato una base navale Nato e si è attivato per destabilizzare l’Ucraina affinché abbandoni i propri sforzi per associarsi all’ovest.

L’intervento di Putin non dovrebbe destare sorprese. Dopotutto l’Occidente è intervenuto ai confini della Russia e ha minacciato i suoi interessi strategici fondamentali, un punto che Putin ha più volte enfatizzato. Le élite negli Stati Uniti e in Europa sono state incapaci di vedere questo aspetto solo perché hanno una visione errata della politica internazionale. Queste élite credono che la logica del realismo (Realpolitik) sia poco rilevante nel 21º secolo e che l’Europa possa essere tenuta sicura e libera sulla base di una serie di principi liberali quali le leggi, l’interdipendenza economica e la democrazia. Ma questa impostazione ha mostrato i propri limiti con l’Ucraina. La crisi ucraina mostra che il realismo politico rimane rilevante e che gli Stati che ignorano questo fatto lo fanno a proprio rischio e pericolo. Il leader statunitensi ed europei hanno fatto un grossolano errore cercando di trasformare l’Ucraina in una roccaforte dell’Occidente al bordo dei confini russi. Adesso che le conseguenze sono evidenti sarebbe un errore ancora più grande continuare con questa politica.

L’affronto occidentale

Alla fine della guerra fredda il leader sovietici preferirono che le forze americane rimanessero in Europa e che la Nato rimanesse intatta perché pensavano che questo avrebbe mantenuto pacifica una Germania riunificata. Ma essi e loro successori russi non volevano che la Nato crescesse ulteriormente e davano per scontato che i diplomatici occidentali capissero le loro preoccupazioni. L’amministrazione Clinton evidentemente la pensava diversamente e a metà degli anni 90 iniziò a spingere per allargare la Nato. Il primo allargamento prese luogo nel 1999 e portò nella Nato Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia. Il secondo allargamento si verificò nel 2004 con Bulgaria, Estonia, Lituania, Lettonia, Romania, Slovacchia e Slovenia. Mosca protestò fortemente fin dall’inizio. Durante la campagna di bombardamenti della Nato nel 1995 contro i Serbi bosniaci, per esempio, il presidente russo Boris Eltsin disse: “questo è il primo segno di cosa potrebbe accadere se la Nato arrivasse alle frontiere della Federazione Russa. Le fiamme della guerra potrebbero scoppiare in tutta Europa”. Ma i Russi a quel tempo erano troppo deboli per arrestare l’allargamento verso est della Nato che, in ogni caso, non sembrava così minaccioso perché nessuno dei nuovi membri condivideva un confine con la Russia eccetto che per i piccoli Paesi baltici.

Poi la Nato cominciò a guardare ancora più a Est. Nel summit di Bucarest nell’aprile 2008 l’Alleanza prese in considerazione l’ammissione di Georgia e Ucraina. Il presidente George Bush era favore ma Francia e Germania si opposero per la paura di una reazione russa. Alla fine i membri della Nato raggiunsero un compromesso: l’alleanza non iniziò il processo formale per l’adesione, ma produsse una dichiarazione che riconosceva le aspirazioni di Georgia e Ucraina e dichiarava con sfacciataggine che “questi paesi diventeranno membri della Nato”.

Mosca tuttavia non considerò questo risultato come un compromesso. Alexander Grushko, allora Ministro degli esteri della Russia dichiarò: “L’adesione di Georgia e Ucraina alla Nato è un colossale errore strategico che avrà serissime conseguenze per la sicurezza europea.” Putin affermò che l’adesione di questi due paesi alla Nato avrebbe rappresentato una “minaccia diretta” alla Russia. Un giornale russo riportò che Putin, parlando con Bush, “ha dichiarato in maniera molto trasparente che se l’Ucraina fosse ammessa alla Nato, avrebbe cessato di esistere.”

L’invasione della Georgia da parte della Russia nell’agosto 2008 avrebbe dovuto far cadere ogni dubbio sulla determinazione di Putin di impedire che la Georgia e l’Ucraina aderissero alla Nato. Nell’estate del 2008 il Presidente georgiano Mikheil Saakashvili, favorevole all’adesione del suo Paese alla Nato, aveva deciso di riprendere il controllo delle due regioni separatiste Abkhazia e Ossezia del Sud. Ma Putin cercò di mantenere la Georgia debole e divisa e fuori della Nato. Dopo che scoppiarono combattimenti fra il Governo georgiano e i separatisti dell’Ossezia del Sud, forze russe presero il controllo di queste due regioni. Eppure, nonostante questo chiaro avvertimento la Nato non ha mai rinnegato pubblicamente il proprio obiettivo di portare Georgia e Ucraina all’interno dell’Alleanza. Anzi, l’espansione della Nato è proseguita nel 2009 con l’adesione di Albania e Croazia.

Anche l’Unione Europea ha avviato programmi per un’espansione a Est. Nel maggio 2008 ha lanciato l’iniziativa Eastern Partnership, un programma per promuovere lo sviluppo di Paesi come l’Ucraina e integrarli nell’economia europea. Non a caso i leader russi hanno considerato il piano ostile agli interessi del proprio Paese. Lo scorso febbraio prima dell’estromissione di Yanukovych, il Ministro degli esteri russo Sergey Lavrov ha accusato l’Unione Europea di cercare di creare una sfera di influenza nell’Europa dell’Est. Agli occhi dei leader russi l’espansione europea promuove l’espansione della Nato.

Un ulteriore sforzo per allontanare l’Ucraina da Mosca è stato la promozione dei valori occidentali e della democrazia in Ucraina e in altri Paesi ex sovietici, un piano che spesso ha portato a finanziare individui e organizzazioni favorevoli all’Occidente. Victoria Nuland, l’assistente Segretario di Stato degli Stati Uniti per gli affari europei e euro asiatici ha dichiarato nel dicembre 2013 che gli Stati Uniti hanno investito più di 5 miliardi di dollari dal 1991 per aiutare l’Ucraina a raggiungere “il futuro che si merita.” Come parte di questo sforzo il governo americano ha finanziato il NED National Endowement for Democracy.(..) Dopo la vittoria delle elezioni presidenziali ucraine da parte di Yanukovych nel febbraio 2010 il NED ha avviato una campagna a sostegno dell’opposizione e volta a rafforzare le istituzioni democratiche del paese.

Quando il leader russi guardano all’ingegneria sociale attivata in Ucraina dall’Occidente, si preoccupano che il loro paese potrebbe essere il prossimo. E questi timori sono giustificati. Nel settembre 2013 il presidente del NED Gershman ha scritto sul Washington Post “La scelta dell’Ucraina di unirsi all’Europa renderà più rapido l’abbandono dell’ideologia dell’imperialismo russo rappresentata da Putin.” E inoltre: “Anche i Russi sono davanti a una scelta e Putin potrebbe trovarsi dalla parte sbagliata non solo ai confini della Russia ma anche al proprio interno.”

(…)

Le azioni di Putin dovrebbero essere facili da comprendere. L’Ucraina è un grande territorio piatto che è stato di volta in volta attraversato dalle armate della Francia napoleonica, della Germania imperiale, e dalla Germania nazista per attaccare la Russia ed è uno Stato cuscinetto di enorme importanza strategica per la Russia. Nessun leader russo è disponibile a tollerare un’alleanza militare dell’Ucraina con la Nato che fino a poco tempo fa era un nemico mortale di Mosca. E neanche a rimanere inerte mentre l’Occidente foraggia un governo determinato a integrare l’Ucraina nell’Occidente. Washington può non apprezzare la posizione di Mosca, ma deve capire che ha una propria logica. Si tratta di una strategia elementare: le grandi potenze sono sempre estremamente sensibili a possibili minacce ai propri confini. Gli Stati Uniti non tollerano che grandi potenze, anche se collocate grandi distanze, collochino forze militari nell’emisfero occidentale, figuriamoci ai propri confini. Proviamo a immaginare la reazione di Washington se la Cina dovesse costituire un’alleanza militare che includa il Canada o il Messico. Al di là della logica, il leader russi hanno detto in molte occasioni ai leader occidentali che considerano l’allargamento della Nato alla Georgia e all’Ucraina inaccettabile e ugualmente inaccettabile ogni tentativo per volgere questi Paesi contro la Russia, un messaggio che la guerra russo-georgiana del 2008 dovrebbe aver reso estremamente esplicito.

Una via di uscita

L’Occidente sta adottando sanzioni economiche per costringere la Russia a interrompere il proprio supporto all’insurrezione nell’Ucraina orientale. Queste sanzioni hanno scarso effetto. (…) La storia mostra che le nazioni sono in grado di assorbire livelli molto alti di sanzioni pur di continuare a difendere quelli che considerano i propri interessi strategici fondamentali. Non c’è motivo di pensare che la Russia debba comportarsi diversamente. (..) C’è invece un’altra soluzione alla crisi in Ucraina che richiede all’Occidente un cambio di punto di vista. Gli Stati Uniti e i loro alleati devono abbandonare i piani per occidentalizzare l’Ucraina e cercare invece di farne uno Stato cuscinetto neutrale fra la Nato e la Russia, come avvenne per l’Austria durante la Guerra Fredda. I leader occidentali dovrebbero riconoscere che l’Ucraina è molto importante per Putin e non è possibile dare appoggio in Ucraina a un governo anti russo. Questo non vuol dire che un futuro governo ucraino dovrebbe essere a favore della Russia o contro la Nato. Al contrario l’obiettivo deve essere uno Stato ucraino sovrano che non aderisca né al campo russo né a quello occidentale.

Per raggiungere questo risultato, gli Stati Uniti e loro alleati dovrebbero pubblicamente rinunciare all’adesione di Georgia e Ucraina alla Nato. L’Occidente dovrebbe anche promuovere la messa a punto di un piano di aiuto economico assieme all’Unione Europea, al Fondo Monetario Internazionale, alla Russia e agli Stati Uniti. Questa proposta dovrebbe essere ben accetta da Mosca, dato il suo interesse nell’avere ai propri confini uno Stato ucraino prospero e stabile. E l’Occidente dovrebbe limitare considerevolmente i propri sforzi di ingegneria sociale all’interno dell’Ucraina. È tempo di interrompere il supporto occidentale per un’altra Rivoluzione Arancione. In ogni caso gli Stati Uniti e i leader europei dovrebbero incoraggiare l’Ucraina a rispettare i diritti delle minoranze, specialmente i diritti linguistici dei propri cittadini di lingua russa. (..)

Qualcuno potrebbe sostenere che l’Ucraina ha il diritto di scegliere con chi vuole allearsi e che i Russi non hanno diritto di impedire a Kiev di unirsi all’Occidente. Questa posizione è un pericolo per l’Ucraina. La triste verità è che sono i rapporti di forza che decidono cosa è giusto nei rapporti fra superpotenze. I diritti astratti come quello all’autodeterminazione sono in gran parte senza significato quando sorgono dispute fra superpotenze e piccoli Stati. Durante la guerra fredda Cuba aveva il diritto di costituire un’alleanza militare con l’Unione Sovietica? Gli Stati Uniti certamente pensavano di no e i Russi pensano lo stesso riguardo alla possibilità che l’Ucraina si allei con l’Occidente. È interesse dell’Ucraina capire come va il mondo e agire con cautela nei propri rapporti con la Russia. E anche nel caso in cui si consideri che l’Ucraina abbia il diritto di chiedere di far parte dell’Unione Europea e della Nato rimane il fatto che gli Stati Uniti e i suoi alleati europei hanno il diritto di rifiutare queste richieste. Non c’è motivo che l’Occidente accolga l’Ucraina se questo provoca seri problemi a livello internazionale, specialmente se la difesa dell’Ucraina non è un interesse vitale. I sogni di alcuni Ucraini non valgono l’ostilità e il conflitto che possono causare, specialmente per il popolo ucraino nel suo insieme.

Continuare la politica attuale complicherà le relazioni occidentali con Mosca anche su altri fronti. Gli Stati Uniti hanno bisogno dell’assistenza russa per ritirarsi dall’Afghanistan attraverso il territorio russo, arrivare un accordo nucleare con l’Iran, stabilizzare la situazione in Siria. Finora Mosca ha aiutato Washington in tutti e tre i fronti; nell’estate del 2013 è stato Putin che ha tolto le castagne dal fuoco a Obama promuovendo un accordo con la Siria per la distruzione del suo arsenale chimico, in questo modo evitando un attacco americano. Inoltre gli Stati Uniti avranno bisogno prima o poi dell’aiuto della Russia per contenere la Cina. La politica attuale americana invece, sta favorendo un avvicinamento fra i due paesi.

————————————- fine dell’articolo

Sullo stesso numero della rivista (September/October 2014) c’è un altro interessante articolo A Broken Promise? What the West Really Told Moscow About NATO Expansion (Una promessa non mantenuta? Che cosa gli Occidentali dissero realmente ai Sovietici sull’espansione della Nato) di Mary Elise Sarotte. Il tema è interessante perché da vent’anni i Russi sostengono che nei colloqui sulla riunificazione della Germania dell’autunno 1990 i leader occidentali promisero a Gorbachev che non avrebbero allargato la Nato verso Est. L’articolo, scritto sulla base di documenti americani del 1989 e 1990 recentemente desegregati, conferma che i leader e i diplomatici occidentali lasciarono intendere questo ai Russi, anche se niente fu messo per iscritto. Questo è un elemento ulteriore per comprendere la posizione di Putin.

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Un altro elemento da considerare è il Memorandum di Budapest. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991 l’Ucraina possedeva un gran numero di ordigni nucleari. Il Memorandum, firmato da Federazione Russa, Stati Uniti e Regno Unito, assicurava fra le altre cose il rispetto dell’indipendenza e della sovranità Ucraina e la rinuncia a ricorrere all’uso della forza e a pressioni economiche contro l’Ucraina in cambio della consegna degli ordigni nucleari ucraini alla Federazione Russa.

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Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore (eccetto il testo originale delle parti dell’articolo qui riprodotto) © Leonardo Evangelista (www.leonardoevangelista.it). Collocato su internet il 8 settembre 2014. Ultima modifica 8 settembre 2014. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative al copyright.

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