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L'esercizio abusivo della professione di psicologo
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tutto degli psicologi?
Da : lorenzo barbagli
Come pedagogista e formatore sono piuttosto perplesso da questa sentenza. Pur comprendendo la necessità e la legittimità di una difesa della professione dello psicologo e dello psicoterapeuta, che in alcuni casi ha prodotto sentenze giuste e compensibili, in questo caso la posizione mi pare eccesiva.
Accolgo la valutazione sull'interpretazione dei sogni ed anche sull'interpretazione psicosomatica dei malesseri che richiede indubbiamente un approccio psicologico (ma anche medico, e tanti psicologi che se ne occupano non sono anche medici!) ma obietto circa la pertinza di alcune altre motivazioni addotte:
- i problemi inerenti allo stato emotivo sono infatti pertinenza diretta anche delle professioni educative (dall'insegnante, all'allenatore, al catechista, all'orientatore, al sociologo), artistiche (il cantante, l'attore, il poeta) organizzative (il manager, il coach) e commerciali (il venditore, il commesso) o in generale del benessere (dal massaggiatore al fisioterapista fino all'estetista).
- Obietto anche rispetto ai fini: credo che il fine dell'operatore fosse il benessere del cliente. Ed il benessere della perosna non può essere appannaggio solo degli psciologi.
Il timore è che si diffonda una linea esagerata che porterà a doversi laureare in psicologia anche gli infermieri, gli insegnanti, i pedagogisti e tutti coloro che svolgono una professione che abbia a ache fare con le eozioni ed il benessere della perosna (perchè no, anche le parrucchiere e le estetiste!).
oppure, ad essere denunciato per esercizio abusivo della professione di psicologo anche il salumiere sotto casa che ti cheide "come stai?" e poi commenta che il problema è che un momento di crisi....
psicolgi
Da : Giandomenico Busti
Caro Leonardo,
la segnalazione doveva essere fatta su uno spazio dedicato alla professione dello psicologo, non dell'orientatore.
Ciao,
psicologi
Da : leonardo evangelista
Caro Giandomenico,

il mio sito si chiama orientamento.it, ma riporta informazioni che non si limitano all'orientamento. Ad esempio da alcuni anni esiste una sezione dedicata all'esame di stato per psicologo, in cui è inserito l'articolo in questione. Recentemente avrai visto ho inserito anche una sezione dedicata alla psicoterapia, che amplierò nei prossimi mesi. In generale il sito parla di cose di cui mi occupo. Ho pubblicato l'articolo perché la settimana scorsa a un seminario una delle partecipanti mi ha chiesto quali sono le attività riservate a psicologi, e così sono andato a ricercarmi la sentenza, poi ho pensato che poteva avere un interesse più generale.

Ciao,
tutti psicologi?
Da : leonardo evangelista
Ciao Lorenzo,

ti ringrazio per la tua mail, provo a risponderti. Premetto che, come ho già scritto in altri articoli riportati in questo sito, secondo me lo svolgimento di attività di orientamento non dovrebbe essere subordinato al possesso di lauree specifiche, anche se riconosco che alcune lauree (in area psicologica, pedagogica, sociale, giuridica ed economica) rendono più facile acquisire la competenza per svolgerle.
Riguardo al tuo messaggio, ‘pertinenza’ significa ‘spettanza’ (vedi il dizionario online del Corriere della sera). Se è questo il significato che intendi usare, considera che la legge 56/1989 afferma invece che tale spettanza è degli psicologi (art.1) ‘la professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende inoltre ‘le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.' Questo lo dice la legge.
Se invece volevi dire che esistono altre professioni (citi cantante, attore, poeta, insegnante, allenatore, catechista, orientatore, sociologo, parrucchiera, etc.) che possono avere una influenza sul benessere anche psicologico della persona, sono d’accordo, ma la legge 56/1989 dice secondo me un’altra cosa. Dice che chi vuole migliorare il benessere psicologico di qualcuno focalizzandosi direttamente sulla psiche (psiche come sai significa insieme di funzioni e di processi mentali, sensitivi e affettivi che costituiscono la personalità dell'individuo) utilizzando il corpus di conoscenze messo a punto negli ultimi 100 anni dalla psicologia deve essere psicologo. Le figure professionali che citi non sono psicologi perché la loro attività non è direttamente focalizzata sulla psiche (ma aiuta piuttosto a seconda dei casi ad avere un aspetto gradevole, a imparare qualcosa, a mantenersi in forma, a trovare un lavoro, ad andare in paradiso) e perché, quando emergono problematiche di natura psicologica non ci lavorano sopra, ma si limitano tutt’al più a dare qualche consiglio basato sul buonsenso e a suggerire di rivolgersi a uno psicologo.

Ciao,
Da : lorenzo barbagli
capsico ciò che dici, ma la prefessione ad esempio dell'educatore o del pedagogista non si basa sul dare qualche consiglio basato dal buonsenso.
Le scienze dell'educazione esistono da prima della psicologia!
Spettanza o pertinenza, comunque le emozioni non sono campo elettivo dello psicologo.
Da : leonardo evangelista
Ciao Lorenzo,

anche se possiamo discutere delle attribuzioni di varie possibili figure professionali, credo che poi dobbiamo attenerci a quanto prescrive la normativa. Delle attribuzioni dello psicologo ho già detto nel mio articolo. Le attribuzioni dell’educatore professionale sono stabilite dal Decreto del Ministero della Sanità n. 520/1998 http://www.giuliorossi.info/sanita/profsan/dm520-1998.html. Il pedagogista, come figura professionale, da un punto di vista legale non esiste, la figura come sai non è normata. Da chi si definisce ‘pedagogista’ci si aspetterebbe comunque una attività su progetti educativi e difficoltà di apprendimento. Due anni fa ho seguito un corso in sessuologia clinica. Il corso era finalizzato a svolgere attività di consulenza sessuologica con persone con problemi sessuali. Vi partecipavano anche due pedagogiste. Puoi dirmi che legame vedi fra la pedagogia e la consulenza sessuologica a persone con problemi sessuali? E, secondo te, sulla base della normativa corrente, quali figure possono o dovrebbero occuparsi di consulenza sessuologica?
Gli psicologi sono obbligati a seguire un impegnativo iter di studi, a svolgere un anno di tirocinio e a superare un esame di stato costituito da varie prove. La loro attività è soggetta al controllo di un Ordine (pensa che se voglio farmi pubblicità, devo prima far controllare dall’Ordine che il testo della mia pubblicità non sia ingannevole). Se poi vogliono definirsi psicoterapeuti gli psicologi devono seguire altri 4 anni di specializzazione, con un tirocinio annuale e in genere seguire una terapia individuale e una supervisione. Il sistema è pensato per assicurare che chi lavora sulla dimensione psicologica abbia un livello adeguato di professionalità. Al contrario è possibile scrivere sul proprio biglietto da visita pedagogista, counselor, o naturopata senza aver fatto un’ora di formazione o aver letto un solo libro di psicologia. Per quei cittadini che, in situazione di difficoltà esistenziale o anche solo per affrontare meglio la vita cercano un aiuto psicologico la presenza di figure di questo tipo mi sembra estremamente rischiosa. Ciao,
Per il dott. Lorenzo Barbagli, pedagogista
Da : Alessandro Venturi
Sono un modesto neolaureato in Scienze dell’Educazione e della Formazione epperciò le osservazioni che mi accingerò a scrivere costituiranno un umile intervento di un laureato triennale, non specialista: umile, dunque senza presunzione e arroganza. Mi scuso subito con il dott. Evangelista, in quanto uso i suoi “spazi telematici” per osservazioni critiche anche provocatorie. Anzi, lo ringrazio per l’occasione concessa.
Sono in genere d’accordo con quanto Lei (dott. Barbagli) sostiene, in particolare quando scrive che l’operatore sociale deve avere come obiettivo – sempre e comunque – il benessere del “cliente” (al termine rogersiano preferisco “utente”, ma ha poca importanza…). Siccome sono ancora intriso di nozionismo universitario, correggo, se mi permette, un suo errore: non sono le scienze dell’educazione ad essere più antiche della psicologia, in quanto si sono affermate nel XX secolo; è semmai la pedagogia che affonda le sue radici nella filosofia greca e quindi precede di gran lunga la psicologia scientifica. Ma anche questo non ha importanza…
L’argomento su cui voglio discutere è invece l’annosa questione dell’educatore/pedagogista e, di riflesso, ciò che dovrebbe rappresentare il suo campo di saperi: le scienze dell’educazione e della formazione.
La posizione del dott. Evangelista, a mio avviso, è grave (per noi educatori e pedagogisti, intendo), in quanto sembra suggerire un “annientamento” della nostra professione. Mi spiego. Secondo Evangelista, della psiche si possono occupare solo gli psicologi. Ma educatori, pedagogisti e insegnanti, di fatto, lavorano sulla psiche degli educandi (l’apprendimento e lo sviluppo di conoscenze, abilità, competenze non hanno a che fare con la psiche e coi comportamenti?).
Sostenere che tali professioni non lavorano sulla dimensione psicologica è un’affermazione un po’ ingenua e sono sicuro che non è ciò che veramente pensa il dott. Evangelista. Ma ipotizziamo per assurdo che tale ragionamento sia corretto: se la psiche diventasse ambito di esclusiva competenza degli psicologi (pertinenza, spettanza, chiamatela come vi pare!), ciò significherebbe che il nostro lavoro di educatori/pedagogisti dovrebbe essere ricoperto esclusivamente da chi esce dalle Facoltà di Psicologia, in quanto a noi non sarebbe concessa tutta una serie di attività che vanno dall’analisi dei bisogni educativi/formativi alla valutazione degli apprendimenti: attività che presuppongono, di fatto, “indagini” sulla mente, a cui fan seguito suggerimenti, indicazioni ecc. inquadrabili all’interno di una relazione di aiuto, la quale, se definita come “basata sul buon senso” (come scrive Evangelista), non è professionale.
Oppure, al contrario, ammettiamo pure, come fa Evangelista, che il pedagogista (figura prevista da alcune norme nazionali e regionali) possa essere ricoperta da chiunque, anche da chi non ha mai studiato (non tanto la psicologia, come scrive Evangelista, la quale non esaurisce da sé la sfera delle conoscenze necessarie alle professioni educative, quanto) la pedagogia e le scienze dell’educazione.
Be’, Signori, in entrambi i casi si avrebbe un “annientamento” della professionalità educativa cui farebbe riflesso, da un punto di vista epistemologico, un “annientamento” o una svalutazione dei suoi saperi: sono dunque la pedagogia e le stesse scienze dell’educazione ad essere tirate in ballo!
In verità, e qui concludo, ciò che urge è, prima ancora di una normativa che regoli le professionalità pedagogiche, la diffusione sul piano culturale e sociale della dignità professionale delle scienze dell’educazione/formazione: a partire dal mondo accademico e da quello delle professioni collegate (psicologi, in primis!). Solo così, si può evitare da un lato l’assorbimento dell’educativo nella psicologia (e nelle mansioni dello psicologo) e, dall’altro, la svalutazione, se non il dissolvimento del sapere pedagogico, conseguente all’affidamento di mansioni educative a chiunque, a prescindere dalla sua formazione. Se si verificasse l’uno o l’altro caso, sarebbe bene disattivare le Facoltà di Scienze della Formazione e smettere di illudere persone che sudano sui libri e pagano le tasse universitarie, e che credono che quella dell’educatore/formatore/pedagogista non sia una professione di ripiego, soprattutto oggi, nello stato critico di “emergenza educativa” in cui riversa il Paese.
Inserisco di seguito, come “post scriptum” tre osservazioni diverse, ma in linea con quanto ho scritto.
Distinti saluti
3 Osservazioni
Da : Alessandro Venturi
1. OSSERVAZIONE SULL’ORIENTAMENTO. A mio avviso, l’orientamento come professione non presuppone necessariamente l’indagine psicologica (cioè quella propria dello psicologo). Esso si delinea innanzitutto come INTERVENTO EDUCATIVO, fondato sull’ascolto, l’informazione, la conoscenza del sistema scolastico e professionale, nonché l’educazione alla capacità di muoversi in modo autonomo e costruttivo nella “liquidità” contemporanea. Tra l’altro, la mansione dell’“orientare” la si intravede anche nell’etimologia stessa del termine “pedagogista”. Tale mansione dovrebbe dunque rientrare nell’area delle professioni pedagogiche e più esattamente nelle competenze del pedagogista o dello psicologo dell’educazione.

2. OSSERVAZIONE SUL SITO www.PROFESSIONI.INFO. Tale sito è dedicato all’orientamento professionale e il dott. Evangelista ne è coautore. Vorrei osservare che tra i profili professionali elencati non ve n’è uno per cui sia richiesta o consigliabile la laurea (di primo livello o magistrale) nell’area delle scienze dell’educazione e della formazione. Per questo, nel mio caso, il sito è stato di poca o nessuna utilità! Non sono riportate né la figura dell’Educatore (fatta eccezione per quello sanitario, che – per motivi discutibili - segue un iter formativo sui generis) né la figura del Pedagogista, e neppure quella del Formatore progettista o tutor (è riportata la figura del “Formatore docente”, ma essa prevede necessariamente percorsi formativi variabili a seconda delle discipline insegnate e dei profili professionali cui formare).
In compenso, nel sito, sono considerate altre figure il cui esercizio, come nel caso del Pedagogista, non è “normato” (come scrive Evangelista). Per esempio, troviamo il Sociologo, per cui viene indicato come percorso formativo la laurea in sociologia (meno male!) e quella ancor più difficilmente esercitabile dell’Etnografo, che io indicherei con il termine Antropologo (a dire il vero, il sito propone anche questo secondo profilo professionale, intendendolo in senso generale ed inglobando al suo interno anche lo specialista in antropologia fisica o biologica). Pedagogista e Formatore non ci sono: evidentemente tra l’universo delle professioni non regolamentate non sono frequenti come le precedenti, o come il Croupier e il Politologo.
Sinceramente: come sito non mi piace e ne consiglio altri, meno labirintici e più efficaci.

3. Infine, un’osservazione provocatoria (ma non per questo completamente priva di fondamento). Senza generalizzare, penso che per l’aver perseguito a lungo (e solo in parte con successo) il modello medico (nei suoi aspetti organizzativi, di sistema di potere e di privilegi innanzitutto), gli psicologi – ALCUNI psicologi – hanno finito per assorbirne anche gli aspetti “antipatici”, come una certa e non rara arroganza professionale e la chiusura “settaria” in un sistema organizzativo rigido (i sociologi, forse, avrebbero qualcosa in più da dirci a riguardo…).
(continuo "3 osservazioni")
Da : Alessandro Venturi
Ora, mi pare che molti pedagogisti, per ovvie ragioni, mirino a sua volta al modello dello psicologo. Come ho osservato una volta parlando con studenti in Facoltà, l’istituzione di un Ordine dei Pedagogisti e un’eccessiva “medicalizzazione” (leggi: “avvicinamento al modello medico”) della pedagogia, oltre agli indiscussi privilegi, potrebbe comportare un irrigidimento professionale e una riduzione della pedagogia ad una scienza applicata secondo una “logica dei protocolli” sancita rigorosamente dall’Ordine. In questo caso, a difesa del nostro territorio professionale, ci ritroveremmo a condannare – sempre e comunque – qualsiasi procedimento pedagogico “eretico”, anche qualora sortissero – in alcuni casi, in alcune persone – effetti positivi.
Con l’eventuale istituzione di un Ordine dei Pedagogisti non si verificherebbe forse il rischio, per la pedagogia, di ridursi a tecnicismo, con il conseguente soffocamento del suo congenito spirito critico, che è poi la sua anima più squisitamente filosofica? Pedagogia critica e Ordine risulterebbero compatibili? Non è che la normativizzazione del procedere pedagogico impoverirebbe la nostra professione, anziché arricchirla?
Da : lorenzo barbagli
Bravo Alessandro. davvero sono contento di leggere una riflessione seria di filosofia dell'educazione. Da pedagogista.
E da pedagogista come te non posso che farti i complimenti. Anche se devo correggerti su un aspetto del tuo ultimo commento ma che forse proviene semplicemente dal modello pedagogico della tua formazione universitaria. La pedagiogia non è una scienza che si fonda sulla criticità ma sulla costruzione dei percorsi pedagogici. O almeno, quella pedagogia che non si è persa per la strada della filosofia (nulla contro essa, utilissima per costruire senso, debole però per l'individuazione delle pratiche educative).
Comunque bravo. Concordo sul senso di quello che scrivi.
Del resto è palese che io e te, pedagogisti, sosteniamo il ruolo del nostro mestiere nei settori educativi (orientamento ed altri) come Leonardo, psicologo se non mi sbaglio, difende il suo.
Per ciò che mi riguarda ho un etica: non voglio toglier nulla a nessuno, ma non mi piace quando con la scusa delle leggi, delle scatole burocratiche e dei poteri costituti mi si vuole togliere qualcosa rifiutando riflessioni sul senso.
E ribadisco: sarò d'accordo con alcune (poiche altre sono corrette oggettivamente)delle sentenze quando saprò che ance Vasco Rossi, oppure un insegnante, oppure un papà, oppure un prete o altri saranno denunciati per abuso di professione di psicologo poiche si sono occupati ed hanno avuto a che fare con emozioni o dinamiche prettamente psicologiche.
In realtà, se questo fosse vero, il solo chiedere ad un amico "come stai" sarebbe occuparsi della sua interiorità emotiva e psichica. In effetti lo è. Ma è dunque abuso?
domando: come mai il mio medico non mi denuncia se metto un cerotto a mio figlio senza prima la sua prescrizione?
perchè è un medico dotato di buon senso.
scusate se conta poco.
Il Pedagogista, tra voglia di riconoscimento e chiarezza dei propri limiti
Da : Alessandro Venturi
Grazie, Lorenzo, per il feedback positivo. Volevo aggiungere che la tua correzione è giusta. Il mio ragionamento “filosofeggiante” è in parte dovuto a posizioni personali (che sono “in formazione”, non ancora completamente definite) di fronte ad una situazione epistemologica a me (come a molti altri) non chiara attorno al tema della pedagogia scientifica e di riflesso alla figura professionale del Pedagogista.
Le mie osservazioni talvolta pungenti erano finalizzate soprattutto a rivendicare i “diritti” professionali delle professioni educative, in particolare quelli dei laureati nelle discipline pedagogiche (categoria di cui tu ed io facciamo parte), nonché a promuovere la dignità della pedagogia come scienza applicata, reclamandone gli spazi di intervento nell’universo delle pratiche professionali.
Tutto questo a causa di un deficit di riferimenti normativi nazionali, legato, a mio avviso, ad una situazione culturale in cui il settore educativo e formativo non è percepito come un campo “strategico” su cui investire.
Ma se proprio devo essere sincero, il mio punto di vista sulla questione “pedagogia/pedagogista” non è completo se non faccio riferimento ai limiti dell’agire professionale dell’operatore pedagogico. Non ho intenzione di dar luogo ad un altro intervento acceso (questa volta contro i pedagogisti - ALCUNI pedagogisti), ma una punzecchiatura la voglio dare: anche in questo caso lo faccio con l’umiltà di un “non specialista”; ed è più per la voglia di capire che per spirito di polemica. Ci sono alcuni aspetti tra le “rivendicazioni” dei pedagogisti che non condivido. Per esempio, in alcuni siti leggo che, tra le funzioni del Pedagogista, vi è anche quella di fare diagnosi (“diagnosi, trattamento e sostegno ai disturbi dello sviluppo” ecc.). Ma, in base alla L.56/1989, non si tratta di una mansione propria dello psicologo? Insomma, diciamo la verità, se gli psicologi “invadono” il settore educativo, a me pare che anche i pedagogisti facciano la sua parte, con l’aggravante di andare contro una legge. Su questo aspetto come non dare ragione al dott. Evangelista e agli psicologi infuriati?
Penso che sarebbe opportuna una spiegazione da parte delle associazioni dei pedagogisti. Gli psicologi ne hanno tutto il diritto. E anche i pedagogisti desiderosi di chiarezza.
Un saluto.
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