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Commenti [3] |
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Da : carlo moretti
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Non conosco a fondo la terapia di Nardone ma in generale dissento da questi metodi "prescrittivi, direttivi, ordinativi" dove è il terapeuta che ti dice cosa devi o non devi fare anche se non vi è nulla da eccepire sul fine da raggiungere. Ma il problema non è tanto. o meglio, non è solo il fine.
La cosa più importante, secondo me, è il processo attraverso cui la persona mette in atto, con l'aiuto sì del terapeuta che però non condiziona o sceglie per il soggetto, strategie personali nel rispetto della unicità e irripetibilità della persona.
Adottare un protocollo per tutte le anoressiche, come nel caso sopra, non tiene conto della soggettività che per definizione è dufferente da persona a persona.
Certo è meno popolare non "predire" nessun cambiamento perchè non si sa cosa il soggetto vorrà di se stesso rispetto a proporre soluzioni concrete.
Ne abbiamo discusso su un altro blog e io, forse a causa di una brutta esperienza, sono diffidente verso tutti coloro che trattano la materia senza considerare che il cliente, e solo lui, è l'unico responsabile della propria vita.
Rimango disponibile per approfondimenti su Nardone.
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Da : Bernardo Paoli
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Buongiorno Carlo,
la terapia strategica – che utilizza un approccio direttivo – nasce dalla constatazione che non si può non influenzare: nell’interazione tra terapeuta e paziente qualsiasi cosa il terapeuta faccia, questo influenzerà il paziente, sia che il terapeuta lo stia molto ad ascoltare facendo solo qualche domanda aperta, sia che conduca un dialogo strategico con domande ad illusione di alternativa e concluda la seduta con delle prescrizioni… e siccome non si può non influenzare, dal nostro punto di vista, è il terapeuta che deve prendersi la piena responsabilità di tutto ciò che accade nell’interazione col paziente; prendersi la responsabilità del cambiamento o del non cambiamento, la responsabilità di essere stato in grado di costruire una relazione proficua e piacevole con il paziente, oppure di non esserci riuscito… comunque sia, è il terapeuta che ha il compito di portare il paziente fuori dal suo problema. Non si tratta di popolarità, ma di etica professionale: il terapeuta non può barricarsi dietro la giustificazione che il paziente è troppo resistente per poter avviare il cambiamento. In tal senso uno dei fondatori della terapia strategica era solito dire una frase molto severa: “Non esistono paziente impossibili, ma solo terapeuti incapaci”, il cambiamento non può essere un fatto casuale, ma inevitabilmente messo in moto dal terapeuta.
Riguardo alla certezza della particolarità e singolarità di ogni persona, questo è uno dei capisaldi che guidano la nostra pratica professionale… contemporaneamente però alla constatazione che i disturbi psicologici hanno delle modalità ridondanti con cui si presentano. Così il terapeuta strategico agisce seguendo contemporaneamente due strade: (1) il protocollo di trattamento, costruito in base alle soluzioni che hanno aiutato migliaia di persone a risolvere un certo tipo di disturbo; (2) la capacità di sintonizzarsi con l’unicità e irripetibilità della persona che si ha davanti, calzando le tecniche terapeutiche alla singolarità della situazione. |
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Da : carlo moretti
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Sono assai convinto della responsabilità del terapeuta, della sua abilità "maieutica, dell' importanza di usare parole ad effetto deduttivo e non induttivo, della "sacralità" ed esclusività della relazione.
Credo, però, che la questione fondamentale, come ho già detto, stia nella autonoma attivazione, con i m ezzi citati sopra, di "strategie" interne e personalizzate che solo il cliente può e, dal mio punto di vista, deve adattare a se stesso.
Il processo di consapevolezza di sè non può richiedere 10 sedute prestabilite, altrimenti ciò significherebbe che siamo tutti uguali e che basta un ricettario ( protocollo) per "guarire" e festa finita.
Ammettere che le persone sono identità uniche e irripetibili significa non sapere prima cosa ne sarà del percorso che si scoprirà strada facendo con tempi e modalità sconosciute al terapeuta e al cliente stesso. Per questo "codificare" la relazione, il metodo e il merito riduce la ricchezza e le potenzialità delle persone a protocolli da ricettario medico.
PS non conosco a fondo la terapia di Nardone e per questo non ne parlo, sono solo considerazioni generiche |
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