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Commenti [52] |
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Da : Lorenzo barbagli
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Mi piace aggiungere utili informazioni, essendo sia Orientatore che Counselor-Trainer.
Ritengo opportuno dare alcune informazioni specifiche sulla realtà del counseling per coloro che hanno intenzione di formarsi a questa interessante professione:
1) attualmente l'unica forma di riconoscimento per i counselor è l'inserimento presso la banca dati del CNEL, a cui si accede tramite il sostenimento di un esame presso le seguenti associazioni: FAIP, AICO, REICO, ANCORE, SICOOL, SICO, CNCP.
2) ad ottobre ( per info: www.faipnet.it), nel convegno promosso da PREPOS è stato stipulato un protocollo di riconoscimento reciproco tra le associazioni FAIP, Sicool, AICO, Reiko che definisice standard formativi internazionali (in linea con i parametri dell'NBCC - International) per i counselor, ove non rispettati, non si accede al registro CNEL. E' stata inoltre fondata la FIC (Federazione italiana Counseling).
3) il registro delle professioni atipiche CNEL è in via di parficazione agli ordini professionali
4) A livello internazionale il counseling non richiede la laurea in psicologia ma è primo step per il raggiungimento del diploma da psicoterapeuta (counselor - conselor/trainer - psicoterapeuta). In italia ancora la questione è controversa.
5) L'unica forma di accreditamento (non dunque di "License") sul counseling è offerta da NBCC - International, partecipe del protocollo di cui sopra
6) per gli orientatori: le abilità di counseling nell'orientamento osno molto importanti soprattutto se si ha intenzione di attivare processi di O. formativo, meno necessarie se ci si muove nell'area informativa (L. Barbagli, Counseling di orientamento, 2006 - www.prepos.it)
6) per comprendere i processi di cambiamento citati è utile anche consultare di Norcross e Prochanska, Changing for Good, autori del modello.
Buon lavoro a tutti!
Lorenzo Barbagli |
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Da : Leonardo Evangelista
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Ciao Lorenzo,
ti ringrazio molto per il tuo messaggio. Le informazioni che ho riguardo al riconoscimento della professione del counselor sono un po’ diverse. Provo a scriverle, correggimi se sbaglio. Il CNEL è un ente pubblico il cui scopo è censire e studiare le nuove professioni. A questo fine tiene una banca dati su tutte le associazioni professionali italiane relative a nuove professioni di cui ha notizia. La registrazione presso il CNEL avviene semplicemente mandando una domanda con una serie di dati (nome, obiettivi, sede, numero iscritti, etc.). L’inserimento nella banca dati del CNEL non comporta nessun riconoscimento di legittimità o di serietà dell’associazione o della professione, ad esempio potremmo senza difficoltà costituire una Associazione per la cura delle nevrosi col volo degli aquiloni e farla registrare nella banca dati del CNEL. La banca dai del CNEL inoltre non raccoglie i nomi degli associati, ma solo il loro numero. Alla luce di tutto questo, mi sembra non esatto affermare che i counselor vengono inseriti nella banca dati del CNEL e che tale inserimento costituisce un riconoscimento (punto 1 del tuo messaggio). Ugualmente non è esatto che senza l’adesione al protocollo di riconoscimento reciproco non si accede alla banca dati del CNEL (punto 2 del tuo messaggio). Non è assolutamente esatto che il registro delle professioni atipiche costituisca il primo step verso la parificazione con gli ordini professionali (sulla base di quale normativa lo affermi?) né che il counseling costituisca il primo step per la professione di psicoterapeuta. In Italia la questione di quali siano i requisiti per svolgere l’attività di psicoterapeuta non è affatto controversa. La legge italiana stabilisce chiaramente che per svolgere la professione di psicoterapeuta sono necessari laurea in psicologia o medicina più 4 anni di scuola di psicoterapia pubblica o riconosciuta, e per le attività di sostegno psicologico è necessaria l’iscrizione all’albo degli psicologi. Controverso è piuttosto se persone che non hanno seguito questo iter formativo possano svolgere psicoterapia o sostegno psicologico. Secondo me non possono e non dovrebbero. Come sai l’intervento nell’area del disagio psicologico da parte di persone incompetenti può arrecare gravi danni e pertanto è necessario tutelare i cittadini. Tale tutela avviene oggi, in Italia, con la normativa appena richiamata. Tale normativa può sicuramente essere migliorata, ma in ogni caso al momento è l’unica che abbiamo e credo che tutti dovremmo seguirla. (ho finito lo spazio, continuo nel post successivo)
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Da : Leonardo Evangelista
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| In sintesi personalmente ritengo molto utile che tutte le figure professionali che lavorano in ambito sociale abbiano un formazione alle abilità di counseling, ma che quelle attività che all’estero vengono indicate col termine counseling (cioè le attività di supporto psicologico e di psicoterapia) vengano svolte in Italia da figure che hanno seguito un training appropriato e definito per legge (psicologi e psicoterapeuti). Mi spiace anche che talune associazioni che formano al counseling diano una immagine falsata riguardo al riconoscimento della professione del counselor. Cordialmente, Leonardo Evangelista |
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Da : lorenzo barbagli
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In effetti non ero stato troppo preciso. Volevo semplificare e dare informazioni pratiche. Meglio spiegarsi, l'unica fonte di qualità è la chiarezza e la precisione.
Al registro CNEL, in via di parificazione tramite l'accesso al COLAP delle associazioni di C. con il decreto Mantini del 25 (o forse 24, non mi ricordo con estrema precisone, ma due giorni dopo avevamo il convegno internazionale di counseling a Roma e se n'è parlato con tutte le associazioni italiane di C., L'EAC con il suo vicepresidente Mika H.Fatouru, l'EAP - non mi ricordo il nome della persona, l'NBCC Europra - A.Szilagy, International e USA - T.Clawson e la PPL - V.Makarov, lega russa per la psicoterapia, Lupoi del COLAP tranne la SICO, che aveva rifiutato di partecipare perchè interessata solo all'italia, me lo disse il presidente Monformoso il mese precedente) ottobre 2007 (attenzione alle informazioni falsate in circolazione, ce ne sono tante), in effetti si accede con relativa semplicità. Però se vuoi un diploma da Counselor e con esso accedervi devi averlo preso presso una scuola di C. Alcune hanno accesso a tale registro, altre no. Se non sbaglio quelle autorizzate in italia sono 7 (Faip, Ancore, Sico, Sicool, Reico, CNCP, AICO), e queste, tranne la SICO, si sono accordate per definire standard condivisi di formazione nel rispetto della normativa europea e internazionale (quella che prevede il C. come primo step, anche se prevede parimenti la laurea in psicologia come utleriore percorso- questa normativa infatti differenzia la preparazione operativa necessaria ad counselor o uno psicoterapeuta - a differenti livelli e specifiche - dalla preparazione universitaria di una laurea in psicologia, purtroppo molto più teorica, salvo eccezioni) che è differente da quella italiana. da un punto di vista prettamente giurispridenziale però sai che quando una normativa nazionale è inserita in un quadro internazionale (come quello della C. E.) per la logica gerarchica del diritto quella nazionale è sottomessa. In sostanza in italia entrambe le normative restano valide.
per di più le suddette regole del protocollo di intesa sono quelle che in USA ed in Europa vengo recepite come standard di qualità per l'accreditation del C. (in USA sono previsti due livelli: license e accreditation).
Il vero problema è che con tutte queste strutture e sovrastrutture è un pò complesso da comprendere. La sostanza? Che comunque in sè nessuna alternativa può garantire la qualità della formazione, come del resto non la garantisce l'università. Se non le persone e la loro onestà.
Almeno, finchè il mercato resterà aperto, lavorerà chi sa fare qualcosa!
Agli specchietti per le allodole delle università non credo più, salvo le eccezioni delle persone di buona volontà, chi proviene da una laurea in psicologia sa fare poco e nulla con le persone. Spesso sono più più preparati gli orientatori.
prochanska è stato tradotto 10 anni fa e alle università nemmeno si cita spesso.
Cordialmente, Lorenzo Barbagli |
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Da : Leonardo Evangelista
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Ciao Lorenzo,
come operatori di orientamento il nostro lavoro è cercare di essere più chiari possibile riguardo ai percorsi di accesso alle diverse professioni, è ed in questa prospettiva che ti scrivo ancora. Non esiste al momento un ‘decreto Mantini’. Mantini è il relatore di una delle due commissioni che si sta occupando della riforma delle professioni in Italia, ma tale riforma, che viene discussa ormai 10 anni, non è ancora stata approvata e non si quando lo sarà. Ne parla un articolo di Italia Oggi del 2 gennaio 2008 reperibile in http://www.colap.it/files/iTALIA%20OGGI%2002%2001%2008.pdf Il registro dei counselor e il diploma di counselor a cui ti riferisci non sono tenuti o rilasciati dal CNEL (ente pubblico) ma da un gruppo di semplici associazioni di diritto privato che hanno concluso un accordo fra di loro e perciò al momento tale registro non ha nessuna rilevanza legale. La normativa europea a cui ti riferisci è probabilmente la direttiva 36/2005, che ho descritto in un articolo in http://www.orientamento.it/orientamento/6l.htm Tale direttiva tutela pienamente le professioni riconosciute a livello nazionale (nel nostro caso psicologi e psicoterapeuti) e perciò in nessun caso una professione non riconosciuta (il counselor) potrà arrivare a svolgere o costituire la base di partenza per lo svolgimento di attività riservate per legge a professioni riconosciute. Ciao Leonardo Evangelista
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Da : lorenzo barbagli
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Infatti non volevo sostenere che fosse il CNEL a riconoscere i counselors. Solo che abilita all'esercizio della libera professione. E che per accedere come counselor si deve ottenere un titolo che ha una solida struttura formativa. Non tutte le scuole di counseling rispettano tali parametri. Rispetto alla proposta di Mantini (che esiste, ti invierò le specifiche) non vedo dove possa essere il problema, a dicembre c'è stato un'incontro tra associazioni di counseling e il COLAP propiro per questo.
del resto in italia siamo da molto tempo un pò indietro, e su tante cose! figuriamoci se non eravamo in ritardo con il counseling!
Se per riconosciuta intendi formalmente definita e istituzionalmente rappresentata hai senza dubbio ragione. Se intendiamo che è una professione che si può svolgere con una corretta abilitazione ho ragione anche io. tanto più che già in italia tante perosne lavorano come counselor, e senza infrnagere nessuna legge. Solo con le difficoltà dello svolgimento delle libere professioni e con le resistenze del mondo ufficiale universitario che snobba tutto ciò che è competitivo e non si prostra al suo tronfio fragore.
Non ho paura dell'impreparazione eventuale dei counselor, è improbabile che possano fare più danno della folta schiera di imprerati pedagogisti, psicologi, orientatori, psichiatri, medici e simili.
rispetto al riconsocimento degli psicologi ad esempio c'è da dire che per essere formalmente precisi, solo in italia hanno possibilità di esercitare counseling senza apposita ulteriore formazione.
a presto,
Lorenzo |
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Da : leonardo evangelista
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Per avere le idee chiare ho scritto al CNEL la seguente lettera:
Empoli, 5 gennaio 2008
Spett.
CNEL
Viale Davide Lubin N°2
00196 - ROMA
Buongiorno, vi scrivo perché su vari siti leggo informazioni come queste:
Il “Counselor” è una figura professionale emergente riconosciuta dal CNEL (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro) (dal sito http://www.aspu.it/pagine/counseling/counseling.htm# )
Il corso rilascia un attestato AICO (Associazione Italiana Counselling), che a sua volta, fa parte della Consulta del CNEL (Consiglio Nazionale Economia del Lavoro) ed ha quindi valenza internazionale. http://www.emagister.it/corso_percorso_di_counselling-ec2252951.htm
La Scuola Superiore Europea di Counseling Professionale Master Esperienziale organizzata dall'Associazione l'A.S.P.I.C. di Firenze consente di ottenere un titolo internazionale riconosciuto dall'E.A.C. (European Association for Counseling - www.eacnet.org ) e dal C.N.E.L. (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro) che dà la possibilità di svolgere la professione di Counselor (professione censita in Italia dal 2000) come libero professionista. (dal sito http://www.aspicfirenze.it/counseling1.htm)
Vorrei sapere se il CNEL ha il potere di riconoscere figure professionali (caso 1), o di dare 'valenza internazionale' ad attestati di partecipazione a corsi di formazione (caso 2) o di riconoscere titoli che permettono di svolgere la professione del counselor come libero professionista (caso 3). (...)
Dal CNEL ho ottenuto la seguente risposta (16-1-2008):
Gentile dottore,
con riferimento alla Sua lettera inviata al CNEL il 5 gennaio 2008, La informo che il CNEL possiede una banca dati delle associazioni professionali, aggiornata al 31 dicembre 2004. La banca dati è da sempre uno strumento conoscitivo del fenomeno delle associazioni non regolamentate, e l'iscrizione è stata vincolata alla presentazione di una documentazione indicata dal CNEL (ad esempio: statuto, codice deontologico, lista degli iscritti).
Essa pertanto non ha alcuna efficacia giuridica e/o vincolante, nè può operare una distinzione di alcun genere tra associazioni che vi sono ricomprese e le altre che non lo sono. La lista delle associazioni censite è consultabile sul portale del CNEL (sotto la voce "documenti", all'interno del "V° Rapporto di monitoraggio sulle professioni", inserito nell'anno "2005")
Inoltre, sono ad informarLa altresì che la Consulta del CNEL sulle associazioni è un organo non più costituito dal 2000, e che il CNEL non riconosce alcun titolo rilasciato dalle associazioni.
Per quanto riguarda le attività delle associazioni di professioni non regolamentate, infine, Le ricordo che esse operano attualmente in base a quanto è consentito dal codice civile .
Cordiali saluti
Massimiliano Boni
(funzionario responsabile del gruppo di lavoro sulle professioni intellettuali)
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Da : Quattro Stracci
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Dopo aver letto l'interessante carteggio mi sembra opportuno effettuare alcune precisazioni e smentire alcune inesattezze:
1) L'essere iscritti ad una associazione censita (censita, non riconosciuta) dal CNEL non implica alcun riconoscimento di tipo giuridico.
2) Leggo in un intervento di Lorenzo Barbagli che: "il registro delle professioni atipiche CNEL è in via di parificazione agli ordini professionali". Tale notizia è assolutamente falsa e priva di fondamento, in qualunque modo la si voglia interpretare. In particolare ricordo che anche l'ultima proposta di Legge di riforma delle professioni intellettuali (dello scorso 7 novembre 2007 che raggruppa e elabora le proposte C. 867 Siliquini, C. 1216 Mantini, C. 1319 Vietti, C. 1442 Laurini, C. 2160 Governo e C. 2331 Naccarato) non prevede affatto la parificazione (tra professioni regolamentate e professioni non regolamentate). Naturalmente tutti speriamo che in futuro l'orientamento del Parlamento cambi, ma allo stato attuale parlare del fatto che l'elenco depositato presso il CNEL è in "via di parificazione" è assolutamente fuorviante.
3) Leggo sempre in un intervento del Barbagli di un "decreto Mantini". Come giustamente già precisato da Evangelista non esiste alcun decreto Mantini. L'On. Mantini è stato uno dei (tanti) relatori di una delle (tante) bozze di legge per la riforma delle professioni intellettuali.
4) Nessuno al momento è autorizzato a fare più di quanto stia già facendo. Infatti il così detto D. Lgs. "Qualifiche" (ovvero il D. Lgs. 206/2007) offre la possibilità alle associazioni strutturate di iscriversi, se in possesso di particolari requisiti, ad un apposito registro presso il competente Ministero (per il counselign si ipotizza il Ministero della Giustizia). Al momento non esiste nessuna associazione iscritta a tale elenco, non foss'altro perché i Ministeri non hanno ancora predisposto niente. A dirla tutta, non esistendo precedenti, non si può stabilire a priori neppure quali associazioni allo stato attuale abbiano i requisiti validi. Lo si può solo ipotizzare.
5) Leggo inoltre che: "il CNEL abilita all'esercizio della libera professione". E' assolutamente falso: non esiste nessun tipo di rapporto tra l'essere un professionista iscritto ad un'associazione censita dal CNEL e il poter esercitare la libera professione.
Ricordo a mero titolo informativo che allo stato attuale della Legislazione italiana i riconoscimenti (accreditamenti, autorizzazioni - date loro pure il nome che volete) esteri (europei e non) non hanno alcun valore in Italia poiché ancora, in tema di formazione professionale e regolamentazione delle professioni, ogni Stato membro della CEE è sovrano nel legiferare su tali materie.
Il D. Lgs. 206/2007, a dire il vero, stabilisce quali siano i criteri con cui i professionisti esteri possano vedersi riconosciuto il loro titolo in Italia. Tali criteri si riferiscono ovviamente alle sole professioni regolamentate e non certo a quelle non regolamentate.
Pertanto, essendo il counseling attualmente in Italia una professione non regolamentata, chiunque può esercitarla in qualunque forma. Lo stesso, ovviamente, vale per cittadini non italiani, in quanto non vi è nessun vincolo.
Nella sostanza - come si suol dire - "quoto" tutto quanto scritto dal funzionario CNEL.
Questa materia è molto complessa e bisogna stare molto attenti sia alla terminologia che si utilizza sia alle informazioni che si diffondono. |
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Da : Quattro Stracci
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Faccio seguito all'ultimo post di Leonardo Evangelista. Mi sono un po' "divertito" a girare la rete e, con mia sorpresa, ho trovato che la quasi totalità delle istituzioni che si occupano di counseling scrivono cose molto sbagliate (molte al limite della pubblicità ingannevole).
Forse un po' ingenuamente continuo a nutrire il dubbio seguente: ci sono o ci fanno? Vale la pena riportare alcuni punti fermi:
1) Il counseling è una professione non regolamentata e dunque chiunque può esercitarla senza bisogno di alcuna autorizzazione da parte di nessuno.
2) Il CNEL (allo stato attuale) funge semplicemente da osservatorio sulle nuove professioni per conto del Governo: fotografa la realtà italiana così com'è e come tale la riporta. Il CNEL non riconosce nessuno e tantomeno non autorizza nessuno a fare niente.
3) I riconoscimenti "incrociati" tra associazioni italiane ed estere (europee e non) hanno solo una valenza culturale e politica. Non hanno alcuna valenza legale o giuridica. La valenza culturale consiste nel portare avanti una piattaforma comune, quella politica nel fare "pressione" al legislatore affinché si allinei su posizioni maggiormente europeiste rispetto alla liberalizzazione delle professioni.
4) Stando all'ultima bozza di riforma delle professioni (bozza anch'essa naufragata, ahimé) l'intento era quello di aprire in Italia la strada del doppio binario: associazioni di categoria da una parte, ordini professionali dall'altra.
5) Tutte le scuole di formazione (enti, istitui, etc.) che vantano "fantomatici" riconoscimenti vendono solo fumo in quanto: a) la figura professionale non è riconosciuta; b) al massimo possono avere il corso accreditato (non riconosciuto) da un'associazione di categoria. Tutto ciò con valenza puramente culturale e non legale.
6) Gli unici Enti che allo stato attuale vantano un riconoscimento della figura professionale sono quelle Regioni presso le quali è depositato il profilo professionale del counselor. In quel caso le scuole - agenzie formative accreditate - che erogano corsi riconosciuti dalla Regione, rilasciano un titolo di qualifica professionale e dunque un titolo pubblico a tutti gli effetti.
7) Nessun ente (privato o pubblico) può rilasciare un titolo riconosciuto "a livello europeo" in quanto ogni stato membro ligifera ancora singolarmente in tema di professioni. Ergo per sapere a priori se io posso esercitare il counseling nello stato X devo preventivamente informarmi di quali titoli richiede lo stato X per esercitare. Non posso presentarmi dicendo: "Ho il titolo Y riconosciuto dall'associazione europea Z". Lo stesso vale per le professioni regolamentate. Provate a fare l'Ingegnere in Germania con la laurea in Ingegneria italiana...
8) Le federazioni di associazioni di counseling sono un non-senso in quanto le associazioni non dovrebbero fare cartello, ma essere concorrenziali tra di sé, stando almeno alla logica di riforma del sistema, così come avviene nel resto dell'Europa. |
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Da : PaoloGiovanni Monformoso
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In riferimento al post dal titolo: "riconoscimento professionale counselor " di Lorenzo Barbagli, con la presente desidero solo rettificare quanto in essa contenuto, laddove sono citato.
Durante l'incontro avvenuto in provincia di Arezzo domenica 23 settembre 2007 (incontro non programmato) avevo comunicato che la SICo non avrebbe partecipato al Convegno di ottobre organizzato da CIC in quanto non condivide la finalità di tale protocollo di reciproco riconoscimento.
La SICo è un'Associazione Professionale di Categoria con lo scopo di far riconoscere la figura professionale del Counselor e l’attività professionale del Counseling in Italia, perchè è in Italia che operano i professionisti iscritti e ne sono cittadini, ma non è interessata solo all'Italia, com'è comprovato dall'appartenza all'EAC; dell'ECA, inoltre, due importanti rappresentanti sono stati altresì presenti, e relatori, al Congresso che SICo medesima aveva organizzato in Roma 15 giorni prima del Convegno promosso da CIC.
Quanto sopra è solo per completa informazione.
Saluti, PaoloGiovanni Monformoso |
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Da : Sonia Cocchi
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In quanto orientatrice junior, interessata al ruolo del counsellor in Italia, vi ringrazio per le informazioni che avete messo a disposizione di tutti coloro che operano nel settore,
Sonia C. |
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Da : carmela cibelli
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Da : leonardo evangelista
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| Sono capitato casualmente sul sito di FAIP Federazione delle Associazioni Italiane di Psicoterapia. Alla pagina http://www.faipnet.it/ leggo che 'La FAIP ha pertanto deciso di istituire al suo interno una Commissione Counseling al fine di gestire l'iscrizione del Registro dei Counselor presso il CNEL. Nel frattempo sono nati altri registri di counselor presso il CNEL'. Alla luce delle informazioni raccolte finora, fra cui la comunicazione del CNEL stesso riportata in questa pagina, possiamo dire che presso il CNEL non esiste alcun Registro dei Counselor, cioè nessun elenco unico, consultabile dall'esterno, che abilita allo svolgimento della professione del counselor. Ulteriori elementi di informazione sono acquisibili dal dibattito fra le varie associazioni di counseling riportato in fondo alla pagina http://www.faipnet.it/News.htm |
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Da : Quattro Stracci
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Caro Leonardo, hai centrato il punto. Presso il CNEL non esiste alcun registro. Quando parliamo di argomenti come questi è opportuno che tutti sappiano che il linguaggio normativo-tecnico-giuridico è assai diverso da quello quotidiano.
Il fraintendimento (voluto o meno, questo non lo so...) sta dietro l'angolo. Le associazioni di categoria possono istituire al proprio interno un registro di professionisti X con requisiti Y. Dopodiché le associazioni possono trasmettere questo elenco al CNEL dicendo, nella sostanza, che presso di loro sono iscritti il Sig. Rossi, il Sig. Bianchi e il Sig. Verdi. Il CNEL riceve il tutto e ne prende atto.
STOP: qui ci fermiamo, però. Tutte le informazioni volte a far credere (più o meno velatamente) che il CNEL dia una sorta di imprimatur (riconoscimento, accreditamento, etc.) a quei nominativi trasmessi di cui sopra... è semplicemente falso.
L'inghippo sta proprio qui... all'interno di un settore come questo, termini come registro, accreditamento, riconoscimento, etc., hanno una valenza ben precisa e sono termini non sovrapponibili ai medesimi termini calati all'interno di un gergo quotidiano e colloquiale.
Il link che hai postato (http://www.faipnet.it/News.htm) è estremamente chiarificatore...
Già l'incipit è sbagliato: "Le associazioni che riuniscono i counselor iscritti al registro del C.N.E.L. [...]". Come spiegato sopra tale messaggio è assolutamente ambiguo in quanto sembra che il CNEL detenga un registro... e non è affatto così. Ma ripetiamolo: il CNEL prende semplicemente atto che presso una certa associazione X sta iscritto il Sig. Y.
Si prosegue con la "polemica" relativa a cosa faccia o non faccia il CNEL... Anche qui si tende a dare informazioni ambigue: citando un articolo di Legge si tende a far credere che il CNEL possa legiferare in materia di professioni... invito tutti a leggersi questa voce di Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/CNEL che è espressa in un linguaggio molto chiaro e comprensibile a tutti. Si possono evincere chiaramente i limiti del CNEL, nato con intenti assai nobili, ma smantellato un pezzo alla volta, giorno dopo giorno, dai vari di Governi di turno...
Poi si prosegue citando fantomatici accreditamenti internazionali... tutto bene: è importante però che l'utenza sappia che tali reciproci accreditamenti in Italia (e così negli altri paesi CEE) hanno un valore legale pari alla carta straccia. Ripetiamolo: ogni Stato membro della CEE è sovrano quando legifera in tema di professioni, specialmente se quella professione ha una regolamentazione statale.
Questo, per amore di chiarezza. |
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Da : Carlo Moretti
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| grazie le informazioni sono assai utili |
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Da : sandro artini
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| A quanto già detto da altri voglio aggiungere che le associazioni che segnalano la loro esistenza al CNEL, possono farlo una sola volta, perciò l'elenco degli iscritti trasmesso al CNEL comprende solo coloro iscritti al momento della segnalazione presso il CNEL. Di tutti coloro che si iscrivono alle associazioni dopo che queste si sono segnalate al CNEL il CNEL non ha nessuna conoscenza. |
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Da : Carlo Moretti
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Vorrei chiedere a voi esperti in orientamento cosa deve fare un aspirante counselor per iscriversi ad una scuola "onesta" appartenente ad associazione altrettanto proba. cito Barbagli secondo intervento: "...comunque in sè nessuna alternativa può garantire la qualità della formazione, come del resto non lo garantisce l'università. Se non le persone e la loro onestà."
Come possiamo difenderci da chi diffonde informazioni ambigue e, in realtà, dovrebbe orientare nel giusto senso? |
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Da : Quattro Stracci
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Caro Sig. Moretti, mi ci vorrebbe meno di 30 secondi per dirle da quali associazioni tenersi ben alla larga... ma non credo che questo sia il posto adatto né che sia troppo corretto dare giudizi così pesanti (i miei sarebbero molto pesanti) su un blog.
Le posso consigliare di rileggersi bene fin dall'inizio questa pagina di commenti: vedrà che non le sarà difficile orientarsi.
Le associazioni di categoria "oneste" sono quelle che riportano i fatti così come sono, senza alterarli a fini promozionali. Per le scuole "oneste" è già più un terno al lotto... le scuole di counseling in Italia sono alcune centinaia e non è sempre facile orientarsi.
E quand'anche sia possibile orientarsi sul comportamento "formale" della scuola (tipologia dei contratti, rispetto del programma, etc.), non lo è invece sul piano "sostanziale" ovvero della qualità della formazione.
Mi spiace, forse avrebbe voluto informazioni più rassicuranti ma, realmente, è improbabile poterle dare senza cadere nei gusti e nelle conoscenze personali delle realtà formative.
Quello che le posso dire è vagliare attentamente il prestigio dell'ente, la qualità dei suoi docenti (qualità che non sempre va di pari passo con "fama"), i feedback che può trovare in internet dati da ex allievi. Può valutare il tipo di programma e - ma non ultimo in termini di rilevanza - il modello teorico proposto dalla scuola.
Si accerti che la scuola proponga un programma, che per ogni materia vi sia un programma del docente, una bibliografia, delle dispense. Si accerti della modalità con cui viene erogata la formazione personale (individuale, di gruppo, etc.).
Si accerti anche di "come" la scuola pubblicizza e promuove il corso: se legge i commenti dall'inizio avrà capito qual è lo stato dell'arte del counseling in Italia: diffidi da chi promuove i propri corsi facendo leva su fantomatici riconoscimenti, strampalati accreditamenti, mirabolanti promesse di prestigio e di lavoro. |
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Da : Carlo Moretti
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Caro quatro stracci ci intendiamo alla perfezione e, siccome, ho consultato il sito della Faip, così, per amor di chiarezza, ho scoperto che i membri della commissione counseling sono gli stessi direttori delle scuole accreditate dalla Faip stessa. E' normale? Non c'è un leggero conflitto d' interesse? Ma già la Faip non è nè centralizzata nè burocratizzata... è liberale!
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Da : Quattro Stracci
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Pur non esistendo dei precisi criteri normativo-giuridici che regolamentano in Italia le associazioni di categoria (la strada è stata da poco intrapresa lo scorso 26 febbraio quando è stato varato il Decreto attuativo al D.Lgs. 206/07), possiamo comunque dire che gli indirizzi e gli orientamenti dati dalla CEE e da organi autorevoli (nonché dettati dal buon senso...) sono molto chiari:
- le associazioni di categoria devono occuparsi esclusivamente della parte "professionale" di una professione (mi scuserà il gioco di parole) e non della formazione, se non entro il limite di fissare dei criteri generali sugli standard formativi minimi; questo in soldoni significa che non ci deve essere legame alcuno (entro ragionevoli limiti, ovviamente) tra associazione di categoria e scuole di formazione; superato il "ragionevole limite" si rischia di sconfinare nella connivenza e, dunque, nel conflitto d'interessi;
- le associazioni di categoria, poiché ne possono esistere più di una, devono essere direttamente concorrenziali le une con le altre (nell'erogazione dei servizi, nella definizione degli standard, dei requisiti, etc.): questo in soldoni significa che "inventarsi" comitati e federazioni di associazioni che si occupano della stessa professione è andare nella direzione del fare il così detto "cartello";
- le associazioni di categoria non devono essere confuse con le associazioni culturali; per queste ultime, infatti, quando detto sopra non vale.
La logica è chiara: chiunque può esercitare una professione non regolamentata, tuttavia vi è la possibilità di intraprendere un percorso di certificazione delle proprie competenze presso un'associazione professionale di categoria. Possono esistere più associazioni e dunque più enti certificatori: questa logica dovrebbe garantire la concorrenza e l'elevazione degli standard.
Alle scuole di formazione è demandata la parte culturale del processo, alle associazioni la parte di certificazione delle competenze.
La scuola deve dire: bravo, sai cos'è il counseling e ti rilascio il diploma. L'associazione, invece, deve dire: bravo, sai FARE counseling e dunque ti iscrivo e ti rilascio un attestato di competenza.
In Italia il panorama è desolante... la logica seguita da molte sedicenti associazioni di categoria, che poi di fatto tali non sono, è quella della così detta imbarcata: pigliamo dentro tutti e poi si starà a vedere. Secondo il criterio del "più siamo meglio è".
Tale criterio, seppur in parte corrisponde a verità (una buona negoziazione la si fa quando si rappresentano molte persone), in larga parte corrisponde solo ad una logica economica e di potere. Non certo fa l'interesse del counseling, specialmente in questo momento storico in particolare dove, più che mai, gli standard qualitativi dovrebbero essere eccellenti. |
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Da : Carlo Moretti
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| Nell'articolo di Lupoi del 6 /03 si auspica che venga interrotto il binomio Università- Professione in favore di un reale acertamento delle competenze. In sè il ragionamento non è sbagliato perchè sappiamo tutti che una laurea spesso ( ma non sempre! ) non prepara alla professione ma, sembra di capire, che è vero solo l'esatto contrario e cioè che per saper fare bisogna essere iscritti ad associazioni di professionisti. Forse Lupoi ha in mente associazioni di vario tipo ma, secondo me, per fare il counselor sono necessarie oltre che le specifiche abilità anche una profonda conoscenza di materie generaliste che riguardano la psicologia, la pedagogia, sociologia ecc. In sostanza credo che i counselors migliori sono quelli che svolgono già un'attività precisa come psicologo, insegnante, operatore sociale ecc. data la delicatezza e l'importanza della materia ( umana) che si tratta. Il fiorire di scuole accreditate da associazioni di cui è "nota" la fama, che tendono ad imbarcare più o meno tutti come fa ad essere garanzia di professionalità? Ma non viene in mente a nessuno che certi marpioni riescono ad improvvisare delle fantomatiche scuole, dove la bibliografia è basata su testi scritti da loro e dove gli insegnanti hanno un curriculum che basta uno uscito dalle superiori con una buona parlantina e una cultura media per essere all'altezza degli insegnamenti? A me viene il sospetto del business fine a se stesso ma forse sono un burocrate all'antica! Mi auguro che se la riforma va in porto, per il bene della professione di counselor e,( soprattutto) di chi ne usufruisce si avvalorino scuole serie in grado di fornire una preparazione "onesta". |
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Da : Quattro Stracci
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In realtà la questione è un po' diversa. L'Italia dovrebbe allinearsi con il resto dell'Europa sulla logica del doppio binario. All'Università (o chi per essa) è demandato il compito di verificare le competenze teoriche acquisite (sapere). Agli ordini e alle associazioni di categoria le competenze pratiche (saper fare).
Non ci vuole essere dunque una contrapposizione tra formazione e professione, ma anzi un raccordo all'interno del quale ognuna delle parti in causa gioca il suo ruolo senza invadere il campo dell'altra (il che tradotto significa che le associazioni di categoria NON devono fare formazione).
Allo stato attuale invece non è così: la laurea, che ahimé in Italia ancor oggi è un titolo legale, è il requisito sufficiente per iscriversi all'ordine. E qui tralascio volutamente il tirocinio e l'esame di Stato in quanto li ritengo, così come sono impostati oggi, né più né meno di una mera formalità.
Altra cosa sarebbe infatti sostenere un vero esame di certificazione delle competenze.
Facciamo un esempio (volutamente) semplice e (all'apparenza) fuori contesto: il muratore. L'Università ti dovrebbe interrogare su cosa sono i mattoni, il cemento, su come si fa il cemento, sulle differenze tra i vari materiali, etc. Poi l'associazione di categoria, invece, ti dovrebbe mettere di fronte a una pila di mattoni e del cemento e chiedere: tirami su un muro.
Le due cose non sono così automaticamente l'una conseguenza dell'altra. Qualcuno di cui non ricordo il nome diceva: chi non sa fare, insegna.
Venendo invece alla seconda parte del suo intervento: non può che trovarmi daccordo. A chi giova tanta incertezza normativa? A chi giova tenere nel limbo le nuove professioni opponendosi in tutti modi ad una loro ufficializzazione? Da una parte alle professioni ordinistiche ché altrimenti perderebbero il loro dominio. Ma dall'altra, sicuramente, ai tanti ciarlatani (per usare un eufemismo) che di questa incertezza hanno fatto un business. Ed ecco che quello che lei dice trova applicazione: mi invento una scuola, mi invento una associazione e... il gioco è fatto! Non solo: giova anche a chi in malafede sa, ad esempio, di non fare counseling (ma qualcos'altro); ed ecco che trova nel termine counseling un "contenitore" buono da riempire con i "contenuti" più disparati.
La cosa è semplice: so di fare un qualcosa che non posso fare, questo qualcosa lo chiamo counseling visto che il counseling lo può fare chiunque e... il gioco è fatto! |
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Da : Carlo Moretti
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Voglio raccontare la mia esperienza con una delle scuole di cui sopra. I lettori perdoneranno la volontà di anonimato ma, come è stato detto sopra, il blog non è luogo per denuncie o infamie.
Mi auguro che quanto sto per dire faccia ulteriore chiarezza su un mondo assai facile all’inganno.
Alcuni anni fa partecipai ad un incontro propedeutico per l’apertura di un corso di counseling. Un weekend( escuso il sabato mattina) di lezioni teoriche su un argomento inerente al counseling.
La lezione fu sanza lode e sanza infamia ( voto 6/ 6-) nel senso che furono introdotti argomenti solo in superficie ma, forse, questo, in parte fu dovuto al fatto che era una specie di promozione e, del resto, non si può pretendere tutto il prodotto senza pagarlo.
La cosa che invece destò scandalo in me fu il fatto che ciascuno ricevette da parte di Mr. Imbonitore un certificato che attestava una frequenza per 16 ore, quindi due giorni interi, valido come credito formativo per l’eventuale iscrizione alla scuola, pur avendo assistito soltanto a 5 / 5 ore e mezza di una specie di “ lezione”. Tale certificato venne concesso come fosse un “regalo”, un favore, della serie alla mia scuola è più facile, non stiamo a pesare le ore e i minuti, se vieni da noi ce la farai! Bando alla burocrazia, noi siam liberali!
Il metodo è semplice: si crea una rete di “ rapporti umani” basati su una fantomatica amicizia, in modo da esercitare un implicito sottile ricatto psicologico. Se io sono amico tuo perché ti “regalo” delle ore che non ti faccio pagare, tu non puoi rifiutarti di iscriverti alla mia scuola, di comprare i miei libri che, tranne in sparuti casi, devo pubblicarmi da solo perché nessuno mi si fila. Una volta “dentro” non puoi non venire ai convegni che organizzo da solo o con l’associazione anche se pensi che i relatori sono da anni sempre gli stessi e che sei stufo di assistere ad un bla bla bla che non dice essenzialmente niente di nuovo.
Specificato che nessuno può obbligare nessun altro e che l’adesione alla trafila di cui sopra è libera e ciascuno sceglie per sé e fa ciò che vuole la domanda è ma come fanno a non accorgersene e pensare che questo significhi qualità?
Non ci dimentichiamo che per ogni Vanna Marchi c’è un folto gruppo di sostenitori che è pronto a giurare sulla sua buona fede è onestà della sua professione. E allora… si hanno i politici che ci meritiamo! Saluti
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Da : Quattro Stracci
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Caro Carlo, che vuole che le dica? Il mondo è bello perché è vario, diceva un tale. Ma alle volte, dico io, invece è proprio brutto. Possiamo solo confidare nell'intelligenza di chi, come lei, riflette compiutamente.
Certo è che in questo particolare momento storico (incertezza, precarietà, etc.) è sicuramente più facile abbindolare la gente. |
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Da : caterina crociani
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Ho letto con molto interesse gli interventi di questo blog. Certo c'è di che spaventarsi se coloro che, in quanto a doti " umane" e professionali, dovrebbero essere dei "maestri" sono in realtà dei ciarlatani e dei cialtroni. Il sig. Moretti attribuisce una certa responsabilità anche a tutti quelli che, in certo senso, si fanno abbindolare ma egli dovrebbe tenere presente che chi si avvicina a questo mondo lo fa, in primis, perchè soffre e cerca per se stesso una soluzione. Il rapporto, in questi casi, non è mai alla pari perchè chi si fa abbindolare è mosso da bisogni, da carenze, da sofferenza e quant'altro. Mi pare che la responsabilità unica sia di coloro che si giovano delle debolezze e problemi altrui per vendere fumo, come abbiamo visto, e per arricchirsi.
Navigando in internet si scoprono convegni in cui i relatori principali sono psicologi o psicoterapeuti che, con la scusa di parlare del counseling, in realtà promuovono le proprie scuole o i propri corsi per counselors. Tenendo conto della annosa diatriba che esiste fra le professioni ordinistiche e le associazioi di categoria, non è strano che i principali " danneggiati" da questa nuova professione siano poi coloro che la difendono a spada tratta? Le potenzialità del Dio Danaro sono infinite. |
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Da : Carlo Moretti
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Rispondo con piacere alla Sig.ra Crociani dicendole che sono perfettamente d'accordo con lei su chi siano i veri responsabili ma che se le persone, loro malgrado, non sono consapevoli dei menzogneri che hanno di fronte o, peggio, ne sono consapevoli e se ne servono, da questa situazione è difficile uscire con penalizzazione di chi vuol fare le cose sul serio.
E' un'annosa questione italiana di mafia, bianca in questo caso, dove vige il do ut des ( sopratttutto il des) a scapito di una preparazione vera, seria e profonda per chi dovrebbe andare a fare un mestiere importante, ma alquanto delicato e difficile per la materia trattata.
Mi auguro comunque di poter leggere su questo blog anche interventi della controparte (strano il silenzio) per poter intavolare una discussione interessante e istruttiva (siamo molto democratici e abbiamo fatto nostro il motto "non la penso come te ma difenderò anche le tue idee) e ovviare a questa mortale noia! |
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Da : lucia Di Napoli
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Da : liliana cristali
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| Colpisce molto..pensare di essere in mafia bianca. Sono rea-confessa, partecipo in qualità di allieva ad un corso per diventare counselor e sono consapevole che ho di fronte dei gran volponi, che lavorano sulla costruzione delle relazioni all'interno del gruppo, con l'occhio benevolo al numero dei partecipanti e al profitto della giornata di lavoro. non so se consapevolmente me ne servo, se i bisogni e senz'altro le carenze mi chiudono gli occhi. Tutti noi prendiamo quello che c'è, non sempre potendo scegliere il meglio, ma comunque cercando di avvicinarci a quel che desideriamo: come far spese all'outlet perchè non si può spendere nel negozio del centro, sperando però di poter essere noi stessi il valore aggiunto, l'onestà intellettuale, pur contraffatta da un vizio d'origine. Lo stato di carenza legislativa fa il resto. W wanna Marchi! |
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Da : antonio rossi
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Salve,
ho letto con vivo interesse tutto quello che c'è da sapere sul counseling in Italia.
Alla fine ho inteso che tutti possono dire faccio counseling, o meglio fare intendere che si occupano di counseling visto che in italia non esiste nessun Ente che sia in grado di santificare chi può o non può esercitare questa professione. Allora mi chiedo perchè in uno stato civile si consente a scuole o istituti di poter offrire un prodotto che in realtà non ti da la possibilità di farne uso??? Mi spiego sono fermamente convinto che la formazione erogata da alcuni istituti sia il top che si possa ricevere, ma se la formazione non è seguita da un riconosciemnto legale a cosa serve??? Quale potrebbe essere un modo per sanare questa situazione??Vi ringrazio per la serie di info rilasciate sul blog, ma visto che siete orientari xchè non si concorre per orientare una azione solutiva????E' sempre la stessa storia del parco trovato sporco e ci si lamenta...ma non sarebbe meglio iniziare a raccogliere qualche carta invece di lamentarsi ed attendere che arrivi la manna dal cielo???
Grazie...
Attendo indicazioni su cosa nel pratico bisogna fare
Per i counselor la creatività è la base del cambiamento... |
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Da : Stefania Melotti
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Innanzittutto grazie per le informazioni così preziose. Sto concludendo i miei studi universitari (scienze della formazione).
Vorrei lavorare come counsellor e mi sto informando sulle scuole presenti: una marea... tutte riconosciute, accreditate, certificate.... da nessuno scopro ora!
Se non ho capito male tutti lo possono fare e per assurdo non servirebbe nemmeno la scuola in linea di massima. In realtà solo uno psicologo sarebbe "accreditato" per fare counselling.
Vi sarei grata se mi deste un consiglio su cosa fare..
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Da : lorenzo barbagli
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Il counseling non si impara in nessuna laurea universitaria (come purtroppo nessun mestiere nella realtà delle nostre università). Non è pedagogia, non è psicologia (figuratevi ad esempio che negli usa i corsi di counseling e di psicologia sono separati nelle università), non è sociologia ma è capacità di sostegno e aituo e orientamento a perosne in moenti di difficoltà. anche se da queste e da altre mateire prende spunti per costruire soluzioni.
E nessun titolo o riconoscimento effettivamente può certifcare la qualità di ciò che si insegna o dei servizi che si offrono alle persone.
Senza scivolare in tetre discussioni in burocratese avanzato, preferisco dire a chi si interessa di imparare a valutare la realtà che si incontra.
In realtà non è davvero questione di titoli, ma semmai (e gli orientatori credo possano capire) di competenze reali.
Come? dai vissuti che si percepiscono negli altri.
Dalle invidie, dai "rosicamenti", dalle artificiose strategie impeccabili e sempre-in-piedi che molti paventano.
Dagli impliciti e dalla trasparenza, che non è garantita da formale logica e belle forme.
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Da : Quattro Stracci
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Invito tutti a leggersi i post dall'inizio... mi pare che questa questione della regolamentazione non sia molto chiara. Partiamo dalla formazione: in un periodo storico in cui si sta fortemente cercando di abolire il valore legale dei titoli di studio pubblici (leggi: laurea) suonerebbe un po' anacronistico richiedere la legalizzazione del titolo di studio di counseling...
Per quanto riguarda la regolamentazione professionale la cosa è altrettanto chiara: nessuna delle associazioni di categoria attualmente operanti in Italia (né formazioni di altro genere) ha intenzione di richiedere la regolamentazione della professione intesa come istituzione di albo professionale.
Bisogna però fare attenzione: da un punto di vista concettuale "professione non ordinata" non significa professione senza regole. Semplicemente le regole -che ancora in Italia non ci sono- devono essere trovate al di fuori dal sistema ordinistico classico (titolo di studio, tirocinio, esame di Stato, ordine professionale). Ed è su questo che molti organi, enti, associazioni, stanno lavorando.
Il percorso è ancora lungo, anche se negli ultimi due anni sono stati fatti notevoli passi in avanti.
Delle diverse associazioni di counseling operanti in Italia già una è in possesso dei requisiti previsti dal c.d. decreto legislativo "Qualifiche" ed ha già effettuato domanda di accreditamento presso il Ministero competente. Le altre si spera riescano a mettersi in regola quanto prima per poter cominciare una vera concorrenza sul modello dell'accreditamento anglosassone.
Come già detto però in un post sopra -onde evitare che "roboanti" sigle internazionali facciano distogliere l'attenzione dal nocciolo del problema- ricordo a tutti che ogni Stato è sovrano nel legiferare in tema di professioni. Ergo, pur non tralasciando ciò che accade nel mondo, occupiamoci con attenzione di quello che succede in Italia. |
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Da : caterina crociani
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Mi pare che finora l'interesse principale dei nostri bloggers sia stato dibattersi sull'importanza del "saper fare".
Niente da eccepire sul fatto che sia fondamentale, oltre la teoria, acquisire delle competenze precise in merito alla professione che si intende svolgere. Ma la professione del counselor è tale se "le tecniche" sono supportate anche dai valori.
Riprendendo l'esempio semplice ma efficace del muratore, è ben vero che so fare il mio mestiere se conosco i materiali, la loro preparazione e la pratica ( tirare su un muro) ma nessuno mi può controllare se al posto del vero cemento ho messo una sostanza meno costosa che dopo un po' potrebbe far crollare la casa.
Ciò che intendo dire è che non si "fa" il counselor ma si "è" counselor e che oltre al saper fare è fondamentale il saper essere.
Io posso essere un abilissimo comunicatore, possedere una eccellente padronanza di tutte le tecniche di comunicazione che mi vengono insegnate in conformità con tutti gli standard del mondo ma se non opero secondo un etica coerente fra ciò che dico e come lo dico la comunicazione è ambigua e il counselor anzichè essere un modello positivo di riferimento, uno specchio che consente all'altro di aggiustare il tiro per capire meglio rischia di imporre la propria visione del mondo ( che potrebbe anche essere strumentale).
E' pieno di esperti della comunicazione che sanno usare il linguaggio in modo assai seduttivo ma spesso inconsistente o, peggio, manipolatorio e la sfida più "alta" e più dura per tutti gli organi, gli enti e le associazioni che da due anni stanno lavorando per trovare delle regole condivise è la questione morale.
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Da : antonio rossi
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Salve,
è con vivo interesse ke riscrivo su questo blog.
Bene l'importanza del saper fare è strettamente collegata al saper essere come detto su queste colonne e da me pienamente condiviso.
Ma questo saper essere comporta la forte consepevolezza di ki si è per se stessi e come si è nel mondo. Mi spiego, non mi è mai capitato di trovare un medico un avvocato o un qualsivoglia professionista ke debba in qualke modo dimostrare ke sappia esercitare la propria professione.
Un metro di discernimeto potrebbe essere il numero di casi o di incarichi portati a temine con esito positivo, intendendo per tale il raggiungimento degli obbiettivi concordati col cliente, ma diverso da ciò non vi è nulla, nessuna regola nessun codice e nessuna associazione può aprioristicamente asserire il saper essere e fare di un dato professionista.
Ebbene mi viene d'aggiungere ke in potenza tutti quelli ke si formano in una data professione possono saper fare e saper essere, ma nel concreto non tutti siamo in grado di portare a compimento degli incariki a cui siamo kiamati.
Credo quindi, che un buon metro per comprendere se so essere e fare potrebbe essere quello di Rollo May che diceva un buon counselor si vede dal grado devozione verso il cliente.
Vi invito a guardare l'etimo della parola, non come ki si sacrifica e quindi votato alla morte, anche se per fare un buon counseling, bisogna far tecere ogni proprio tumulto intimo, ma questo si spera che ogni professionista abbia il buon senso di affrontare con un cammino di crescita personale.
Dicevo una devozione uno "stare accanto" al cliente. Questo potrebbe in qualche modo essere anke il metro personale che ci potrebbe far ascoltare quanto siamo efficaci ed efficienti nella nostra professione...il punto è siamo disposti a farlo???
O ci fa stare bene e a posto con la coscienza e soprattutto verso il nostro cliente il numero di tessera dell'associazione o dell'albo di riferimento???
Grazie per avermi letto
Un colorato e caloro abbraccio
Gabbiano Antonio |
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Da : adelaide tartaglia
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Da : carlo moretti
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Torno ancora, visto che chiarezza non è stata fatta, sulla questione dell'orientamento in merito alla scelta di scuole di counseling.
Se, com'è giusto, la teoria deve essere associata alle competenze reali e nessun titolo può realmente certificare la qualità degli insegnamenti come si fa a scegliere una buona scuola?
Qual è il criterio che consente di scegliere una buona formazione reale?
Se già sapessimo cogliere i vissuti negli altri, distinguere tra gli imbonitori e i professionisti onesti, se fossimo in grado di capire chi agisce per invidia e rosica e se, con più difficoltà, potessimo intendere il linguaggio vuoto privo di corporeità, abbuffato e abusato, le parole lontane dall'esperienza e dal fatto compiuto usate a scopo commerciale saremmo dei perfetti counselors senza bisogno di nessuna scuola.
Cordialissimamente Carlo Moretti
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Da : Quattro Stracci
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Salve Carlo, ancora una volta provo a risponderle, anticipando tuttavia che una soluzione univoca al problema che lei pone - almeno al momento - non esiste.
Innanzitutto i presupposti formali. Una scuola di formazione in counseling è, di fatto, un'azienda come un'altra. Innanzitutto è dunque bene vedere il lato formale: la scuola ha una segreteria funzionante, una biblioteca, un contratto chiaro e leggibile? La scuola ha una biblioteca, una sede decorosa? La scuola offre servizi aggiuntivi agli allievi (gruppi di studio, tirocinio, etc.)? La scuola possiede una certificazione di qualità? La scuola è una agenzia formativa accreditata? La scuola rilascia regolare fattura dei compensi che chiede? La scuola è accreditata presso un'associazione di counseling? La scuola è inserita in un circuito più ampio del proprio (italiano o magari europeo o internazionale)?
Poi il lato sostanziale (più complicato da valutare). Quanti sono i docenti che vi insegnano? E' una specie di corso monografico (ho visto tante scuole con 3 docenti che fanno tutto dove, magari, uno è anche il presidente e l'altro è il direttore...) o vi è una pluralità di docenti? Qual è la qualità dei docenti? Hanno pubblicazioni consultabili? I loro programmi di studio sono visibili in anticipo? Tra i docenti vi sono dei counselor? La struttura opera effettivamente la pratica del counseling sul territorio (sportelli di ascolto, consultori, etc.)?
Valutiamo anche il modello formativo: l'orientamento teorico, la quantità delle lezioni frontali, della supervisione, del tirocinio, della formazione personale, della modalità con cui si fanno gli esami, etc.
Un po' di inventiva e di iniziativa...: oggi le nuove tecnologie rendono più facile l'accesso alle informazioni. Utilizziamole! Facciamo ricerche su internet, incrociamo i risultati, valutiamo ciò che ne esce... La scuola A è riconosciuta dall'associazione B che, a sua volta, è affiliata all'associazione europea C. Molto spesso capita che il legale rappresentante di A è lo stesso di B e, in casi "tragicomici", anche di C. E' il così detto giochino delle scatole cinesi... ma ora è abbastanza facile smascherarlo: basta ad esempio vedere attraverso un banale WHOIS a chi corrisponde un dominio internet...
Poi riflettere, paragonare scuole diverse e diverse offerte formative. E, non per ultimo, anche un po' di fortuna...
Mi rendo conto che non sia facile, ma questo va anche un po' nella direzione di diventare consumatori un po' più consapevoli... |
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Da : carlo moretti
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| Quindi se io frequento un corso presso la scuola di counseling A che per farsi pubblicità e acquistare credibilità è riconosciuta dall'associazione B che a sua volta si serve del numero delle scuole associate da se medesima per vantare la propria supremazia fra le associazioni di categoria e per dichiararsi idonea a rilasciare montoni di certificazioni e l'associazione B che per i soliti motivi precedentemente elencati si fa affiliare ad una associazione europea C io, come counselor, sono "esaminato" sostanzialmente dalla stessa persona o, nel migliore dei casi, potrei non essere esaminato affatto tanto controllato e controllore sono la stessa cosa! Giusto? |
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Da : Quattro Stracci
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Uno dei punti cardine della logica delle associazioni di categoria (doppio binario ordini professionali / associazioni) è quello dell'assenza del conflitto di interessi. Nelle intenzioni del legislatore europeo la parte formativa deve essere nettamente diversificata dalla parte di verifica professionale.
Cioè quello che NON accade ora con gli ordini e l'università: il professore A insegna alla facoltà di Psicologia la materia Psicologia Generale. Il professore A è anche in commissione esame di Stato e valuta come io svolgo la prima prova d'esame ovvero il tema sulla Psicologia Generale. Il professore A è anche membro della commissione dell'Ordine degli Psicologi che deve accettare la mia domanda di iscrizione a seguito del superamento dell'esame. In alcuni casi il professore A è anche docente della Scuola di Psicoterapia XY che mi dovrà formare post lauream e sarà sempre lui, in qualità di membro del consiglio dell'Ordine, a dover accettare la mia richiesta di riconoscimento della Psicoterapia presso l'Ordine stesso...
Questo vale anche per le associazioni di categoria: è inaccettabile che un dirigente di una scuola di formazione in counseling sia anche un dirigente di una associazione di categoria... infatti alla scuola è demandata la verifica dei titoli formativi, mentre all'associazione di categoria la verifica dei titoli professionali.
Le associazioni infatti non dovrebbero "iscrivere" tra i propri soci le scuole, ma accreditare i loro percorsi formativi, che è cosa ben diversa.
La verità è che oggi, nel migliore dei casi, le scuole si associano in associazioni volte a tutelare principalmente i loro interessi. Intendiamoci, non c'è niente di male, ma l'associazione che tutela prevalentemente gli interessi delle scuole non dovrebbe essere "spacciata" per associazione professionale di categoria.
L'associazione di categoria deve essere indipendente, e valutare la qualità professionale del singolo soggetto che intende iscriversi all'associazione, indipendentemente da quale scuola egli provenga.
Recentemente è stato istituito presso il Ministero della Giustizia un elenco a cui potranno accedere VERE associazioni di categoria. Al momento l'elenco è vuoto, ma presto - spero in un imminente futuro - cominceranno ad esserci i primi accreditamenti e allora il potenziale allievo/counselor avrà un altro importante parametro a disposizione per valutare la qualità sia della formazione che dell'associazione.
In sostanza: controllato e controllore non devono essere la stessa persona. |
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Da : carlo moretti
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Nella differenza fra forma e sostanza, credo, che un ruolo determinante spetti al linguaggio, o meglio, all'uso che si fa di esso.
E' infatti assai difficile giudicare "la qualità" dall'eleganza della sede, dalla presenza o meno di una biblioteca o, addirittura dal numero degli insegnanti. Tutti parametri validissimi, s'intende, ma variabili di un'azienda, quella del counseling, che non produce beni concreti facilmente valutabili con riscontri "oggettivi". Se io compro un divano posso dire se la seduta è buona o meno e fare il dovuto confronto qualità prezzo e poi scegliere. Quando si tratta, però, di professioni "intellettuali" il criterio di selezione si complica ed più difficile distinguere fra vero e falso grazie all'abilità indiscussa dei "parolai magici".
IL PAROLAIO MAGICO usa un linguaggio pleonastico, ambiguo, ridondante, con iperboli; parlare per lui è nominare, dare esistenza ,cioè, con la forma ad una sostanza che non esiste.Basta dire, per affermare. Concentrato sul vocabolo solenne. usa la parola per raggiungere il bersaglio che, colpito, cede alla lusinga e si arrende per il proprio bisogno di appartenere.
La parola è snaturata, non sente il corpo, non accende fuochi ma cortine di fumo.
Il counselor che vorrei è colui che parla di affettività, amore e umanità senza nominarle, è uno che costeggia, che tocca da lontano e la sua grandezza sta proprio nel mancare il bersaglio. |
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Da : carlo moretti
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Il mio professore di storia e filosofia del liceo ci interrogava mentre noi tenevamo il libro aperto e leggevamo pari pari la lezione.Il voto più basso era 7. La maggioranza otteneva 8 o 9 senza troppa difficoltà, bastava saperlo ingannare facendogli credere di avere realmente studiato.
Studenti giovani ci approfittavamo della situazione per alzare o mantenere la media, a seconda dei casi. Ma non eravamo soddisfatti. L'inganno alla lunga non paga. Ci sentivamo inferiori ai compagni delle sezioni parallele che ci raccontavano come i loro proff., fossero esigenti ma erano in grado di fare delle lezioni affascinanti, approfondite e interessanti.Loro potevano andare fieri della loro preparazione, la loro fatica li ripagava nello sforzo di "conquistare" personalmente un sapere prezioso per la propria formazione scolastica ma soprattutto umana.
Ho navigato in internet e ho trovato che i counselor di una associazione debbono svolgere un percorso di aggiornamento di tot. ore per avere il diritto a mantenere la propria iscrizione al registro della associazione di cui fanno parte attraverso la partecipazione a seminari, convegni,workshops ecc.
Ineccepibile.Formalmente.Burocraticamente.
Scopro,poi,che il seminario tenuto da un membro di una scuola di counseling sulle tecniche e metodologie della propria scuola presso la sede di un' altra scuola facente parte della medesima associazione di categoria vale "...come aggiornamento professionale per i counselor iscritti Faip/Cnel".
Cioè: noi siamo due scuole che fanno parte della stessa associazione. Io vengo "a casa tua" e spiego ai tuoi allievi qual è il mio metodo e poi, magari, sarai tu a fare lo stesso con i miei.
Cioè : io formo e aggiorno i tuoi allievi e tu farai lo stesso con i miei, e poi ci diciamo quanto siamo bravi reciprocamente ma non ci basta perchè pretendiamo che questo valga come formazione e aggiornamento indiscutibilmente riconosciuto.
Ma che c' entra tutto questo con l'accreditamento della formazione e l'aggiornamento per l'attività di counselor? COLAP, EAC dove siete? Ma che è questo sistema autoreferenziale dove si vogliono spacciare per assoluti valori etici e professionali che fanno l'interesse di chi riscuote la parcella per la propria relazione al seminario con tanto di pubblicità alla propria scuola?
Beh, certo... se il dirigente della scuola è anche dirigente dell'associazione e le regole le fa lui...già...
A casa mia questo si chiama abuso di potere e conflitto d'interesse,ma a casa mia però,e i counselor sanno che la verità è relativa, ognuno ha la propria.
Faccio appello ai counselor iscritti alla Faip perchè considerino che tutto ciò fa del male a loro per primi e, prima o poi, finiranno per sentirsi inappagati e delusi da questo sistema "facile" e truffaldino e mancheranno la gioia dello sforzo nobile e valoroso che porta alla conquista del divenire dei valenti professionisti.
PS 2: noto che si continua ancora a parlare di iscritti Faip/Cnel... |
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Da : Quattro Stracci
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| Segnalo che, a fare un po' di chiarezza (finalmente!) nel panorama del counseling e delle professioni non regolamentate, è nata una nuova associazione di categoria. Si chiama AssoCounseling e, pur essendo neonata, sempre lavorare con serietà ma, quel che più conta, con trasparenza e chiarezza. Il sito web è www.assocounseling.it |
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Da : Quattro Stracci
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Segnalo a tutti questo "illuminante" articolo dal titolo "Counseling professionale e dintorni" che finalmente fa un po' di chiarezza su molti dei temi che abbiamo dibattuto nei posti precedenti.
Ecco il link: http://www.assocounseling.it/approfondimenti/articolo.asp?cod=89&cat=APPRO&titlepage=Approfondimenti |
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Da : laura evangelista
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Da : giovannella giorgetti
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Finalmente si comincia a parlare delle scuole di counseling!
Credo che sia giunto il momento di fare chairezza su un punto tanto importante come la formazione. Mi sono accorta da tempo, dal tempo della mia formazione (che data 1999) che la maggior parte delle scuole di C. affiancano scuole di psicoterapia. Inizialmente mi sentivo lusingata da questo "affiancamento" credendo che questo potesse garantire maggio valore alla mia formazione. In realtà ho compreso, con il tempo e tanta più esperienza, che il C. in un certo senso, spesso permette la sopravvivenza delle scuole di psicoterapia in quanto queste ultime hanno molti costi determinati dai docenti, libri, pubblicazioni ecc... e che gli iscritti sono molto inferiori di numero rispetto a quelli delle scuole di C.
Seguendo questo filo del ragionamento mi posso spiegare perchè le scuole di C. sono " malate" di diploma facile: avere classi con molti iscritti per almeno tre anni, garantisce sicuramente una buona e sicura entrata e come non diplomare un allievo a cui si e' richiesto denaro non solo per il corso ma anche per training, workshop, libri (spesso firmati dai presidenti o direttori delle stesse scuole),tutto oltre il costo deciso dal contratto iniziale.
Inoltre esistono scuole che offrono possibilità di approfondimento su tematiche inerenti la psicologia (come l'approccio funzionale, i disturbi dell'alimentazione ecc..) attraverso costosi corsi post diploma. Va da sè che tali competenze acquisite a suon di euro (con percorsi personali di terapia a seguito, naturalmente tenuti dagli stessi direttori o presidenti (sic!)) non potranno essere attivate perchè interessano tematiche psiocogiche e psicoterapeutiche...
Scusate la foga ma parlo con cognizione di causa e credo veramente che sia ora di far brillare maggiore onestà in questo campo, anche perchè gli allievi sono spesso persone che fanno sacrifici per intraprendere questa formazione. E ci credono.
Grazie dello spazio a disposizione. |
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Da : franca baldi
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L'inevitabilità del fare scelte, in epoca post-moderna, ha a che fare con l'autonomia dei soggetti ed un loro ruolo attivo nella costruzione della propria esistenza.
L'individualizzazione ( la conoscenza del sè) è il processo che tende alla emancipazione dell'individuo in quanto titolare di libertà e di giudizio.
Il valore è l'attribuzione di significato a ciò che ci accade che ci consente di esercitare un certo grado di controllo sugli eventi imprimendo una qualche direzione al nostro futuro.
Valore come libertà conquistata e capacità di ciascuno di saper svolgere un'ermeneutica del valore.
L'unica universalità attribuibile, oggi, al valore è la misura del rapporto con l'altro.
Le "scorrettezze" (eufemismo) lette sopra rimangono insieme alla responsabilità di chi le ha commesse ma la "scelta" di valore la compie l'utente: propaganda o informazione, ambiguità o trasparenza, trucco o verità. |
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Da : lorenzo barbagli
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Fino al 2004 il CNEL ha censito i professionisti non regolamentati tra cui un certo numero di Counselor.
Il recepimento della Direttiva Qualifiche Art. 26, D.Lgs. n. 206/2007, Attuazione della dir. 2005/36/CE, ha fatto sì che il Ministero abbia individuato un percorso istituzionale per inserire le associazioni professionali in un elenco volto all’individuazione delle associazioni rappresentative a livello nazionale delle professioni per le quali non esistono ordini, albi o collegi.
Le associazioni professionali che vogliano far parte di questo elenco devono inviare al Ministero di grazia e Giustizia apposita documentazione (che comprende anche i registri dei professionisti).
Il ministero, qualora ravvisi corretta questa documentazione provvede ad inviarla al CNEL. La II^ Commissione Lavoro del CNEL provvede a deliberare in tal senso (accettazione o rifiuto).
Pertanto gli elenchi dei professionisti delle ass. prof. che hanno richiesto di essere inseriti nell’apposito elenco debbono essere vagliati dalla II^ Comm. Lavoro del CNEL .
A logica, questo dovrebbe significare che il CNEL qualcosa conta.
Linko una pagine utile:
http://asscouns.unicouns.it/StatoArteRiconoscimento.htm
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Da : Annamaria Mancuso
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Con riferimento alla richiesta di informazioni, si conferma che il CNEL, in
attuazione dell'art. 26 del D.L.vo 206/2007, esprime una valutazione in
merito alle Associazioni di professioni non regolamentate per cui essa è
stata richiesta dal Ministero della giustizia. Tale valutazione ha valore
endoprocedimentale ai sensi dell'art. 26, fermo restando ogni competenza
del Ministero.
Si conferma altresì che presso il CNEL non è istituito alcun registro di
associazioni no regolamentate, né che in passato il CNEL abbia mai
istituito tale registro.
Cordialmente,
Massimiliano Boni
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Da : Tommaso Valleri
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Esatto Annamaria! Presso il CNEL non è MAI esistito un registro nè di associazioni nè tantomeno di singoli professionisti. Il CNEL, la cui funzione principale è quella di osservatorio, raccoglieva semplicemente dei dati da utilizzarsi a fini statistici (che poi inserirva infatti nei suoi così detti "rapporti").
Peraltro il CNEL oggi non censisce neppure più le associazioni, e questo proprio in ragione del D. Lgs. 206/2007 (ex art. 26). E comunque, una cosa è certa, non ha MAI censito singoli professionisti (chiedeva solo alle associazioni il numero di iscritti che avevano, dato peraltro che poi non veniva mai aggiornato).
Venendo alla tua domanda nello specifico: la rilevanza del CNEL è, per così dire, altalenante, e va di pari passo con la rilevanza che il Governo di turno vuole che abbia...
Attualmente, dall'ultimo Governo Prodi in poi, il CNEL ha poca voce in capitolo rispetto a tali tematiche, proprio perché il Governo ha investito il Parlamento (nonostante tutto sia ancora un po' bloccato) sul trovare una soluzione all'annosa questione Ordini/Associazioni - Professioni ordinate/Professioni non ordinate.
Peraltro, proprio in ragione delle nuove proposte di legge, ancora non si sa bene se presto il Decreto Legislativo di cui sopra verrà sorpassato. Di certo, ad oggi, è l'unico atto legislativo che abbiamo.
Ti invito a visitare il nostro sito web www.assocounseling.it aggiornato in tempo reale con news, rassegna stampa, articoli di approfondimento e tutte le PdL depositate in Parlamento.
Cordiali saluti (anche a tutti i partecipanti del forum)
Dr. Tommaso Valleri
valleri@assocounseling.it
Segretario Generale di AssoCounseling
Consiglio di Presidenza Nazionale |
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Da : maria madda
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Credo che la persona che più mi abbia aiutato a capire, in barba al nome, sia Quattro Stracci, purtroppo oggi siamo tempestati di errata informazione, non è facile districarsi. Avevo l'idea e il forte desiderio di fare un corso di counsellor, ma a questo punto forse è meglio lasciar perdere e formarsi da autodidatta confrontandosi con altri per crescere e maturare.
Grazie Quattro Stracci!!! |
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Da : Carlo Moretti
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No, Maria non deve abbattersi! Non lasci cadere la motivazione a realizzare un percorso che le interessa. Provi, invece, a districarsi nel labirinto della "errata informazione" come le suggerisce Quattro Stracci nel post "Orientarsi tra le varie scuole".La formazione da autodidatta e il confronto con gli altri sono momenti che fanno sempre parte del percorso personale e professionale di ciascuno.
Non sarà facile ma di certo da questo Blog potrà trarre qualche utile informazione, e la discussione ,se non altro, ha avuto il merito di far luce su alcuni punti oscuri.
Come in ogni situazione la difficoltà è discernere fra bello e brutto, buono o cattivo ma il valore aggiunto alla fin fine lo mettiamo noi.
Scegliere non è competenza facile e implica la mediazione fra i nostri interessi, valori ,motivazioni e attitudini ma siamo chiamati a farlo, speriamo, nel modo più consapevole possibile.
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Da : giovannella giorgetti
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| La professione di Counselor è una bellissima professione. Ci dà l'opportunità di crescere come persone e di aiutare in modo autentico chi si rivolge a noi. E' l'umano che incontra e aiuta l'umano. Tutto ciò non è insegnato certamente dalle scuole, è frutto di un cammino che ci rende consapevoli che essere Counselor è "un modo di essere". Detto questo non alleggeriamo la responsabilità delle Scuole rispetto a quella parte del percorso che si impara anche dai direttori, presidenti e docenti. I primi , spesso, predicano bene e razzolano molto male, i secondi altrettanto spesso non insegnano ciò che è alla base di questo approccio: la relazione. Ci sono Scuole (per ovvi motivi non farò nomi...ma li ho proprio sulla punta della lingua e sarei anche abbastanza arrabbiata per farmi sfuggire qualche nome!!!) che non fanno quasi mai pratica pensando che molta teoria sopperisca alla mancanza di lavoro sul campo: bisogna diffidare di questo perchè significa che il presidente/direttore non ha molta esperienza nella materia ma si improvvisa counselor senza averne le reali competenze. Altrettanto se c'è poca teoria. Come sempre l'equlibrio e l'integrazione rappresentano la giusta strada. E' bene, quindi informarsi sulla organizzazione dei corsi e richiedere ciò che non viene poi mantenuto durante il percorso formativo. Ciao! |
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