Blog

I giovani Usa non cercano lavoro? Colpa dei videogiochi – Repubblica.it

Uno studio di economisti di tre prestigiosi atenei mostra che negli Stati Uniti una fetta crescente di ragazzi preferisce restare casa davanti a pc e consolle invece di mettersi in cerca di un impiego. Il risultato: il 70 % dei Neet vive ancora con un genitoredi MAURIZIO RICCILo leggo dopoTAG videogiochi, neet, lavoro, occupazioneUn segno sicuro che la  società occidentale gira a vuoto, che i meccanismi tradizionali di sviluppo e progresso si sono inceppati? L’inesorabile aumento dei Neet, gli inattivi, cioè i milioni di giovani che non lavorano, ma neanche studiano. Ma cosa fanno i Neet, visto che non studiano e non lavorano? Per l’Europa non abbiamo risposte o dati, ma quelli che vengono da oltre Atlantico lasciano a bocca aperta. A tenere i ventenni lontani dal mercato del lavoro sarebbero i videogame, talmente luccicanti e travolgenti da creare una sorta di dipendenza. Infatti, gli stessi giovani sono contentissimi così, senza stipendio, ma a carico di mamma, papà o nonna.

Sorgente: I giovani Usa non cercano lavoro? Colpa dei videogiochi – Repubblica.it

All’università  con Ferrari e Lamborghini – Repubblica.it

Fra pochi giorni scadono le iscrizioni alla Motorvehicle University of Emilia-Romagna (MUNER), viaggio nella fabbrica dei migliori talenti motoristici del pianeta Fotodi VINCENZO BORGOMEO19 luglio 2017Ultimi giorni – c’è tempo fino al 28 luglio – per iscriversi ai famosi corsi della Motorvehicle University of Emilia-Romagna (MUNER), l’associazione voluta dalla Regione che vede protagoniste le università di Modena e Reggio Emilia, Bologna, Ferrara e Parma e i miti italiani, ovviamente della zona: Ferrari, Lamborghini ma anche Dallara, Ducati, Haas F1 Team, HPE Coxa, Magneti Marelli, Maserati e Toro Rosso.

Continua a leggere: All’università con Ferrari e Lamborghini – Repubblica.it

Linee guida per la descrizione di profili e ruoli professionali

Linee guida per la descrizione di profili e ruoli professionali

Da qualche anno è in corso in Italia un processo che sta portando allo sviluppo di un repertorio nazionale dei profili professionali e delle relative qualifiche. Ma quali sono i principi che devono guidare la descrizione dei profili professionali? Qui di seguito descrivo una serie di linee guida.

  1. per ogni profilo o ruolo professionale vanno indicate le attività principali (cioè più importanti) che caratterizzano il profilo o ruolo professionale.
  2. A. per ogni attività principale vanno descritte le sotto attività principali che rendono possibile lo svolgimento di ciascuna attività principale. B. ogni sotto attività può comparire in una sola attività principale
  3. attività principali e sotto attività devono riferirsi a azioni osservabili e vanno descritte con verbi di azione, utilizzando una terminologia la più comprensibile possibile
  4. nella descrizione di attività e sotto attività non vanno utilizzati termini qualitativi relativi alla prestazione quali ad esempio ‘adeguato’, ‘consapevole’, ‘efficace’ perché si tratta di termini generici, non misurabili. Lo standard minimo relativo allo svolgimento di attività principali e sotto attività sarà definito successivamente in un documento apposito che descriverà indicatori osservabili e misurabili.

Alcuni esempi

Per un consulente di orientamento, le attività principali possono essere 1. Svolgere colloqui individuali, 2. Svolgere attività di orientamento con piccoli gruppi 3. Aiutare i propri clienti a definire un obiettivo professionale e un piano d’azione per raggiungerlo, 4. Aiutare i propri clienti a svolgere una ricerca di lavoro, etc.

Le sotto attività di 1. Svolgere colloqui individuali possono essere 1.1. Avviare il colloquio 1.2. Svolgere l’analisi della domanda del cliente 1.3. Rinviare il cliente ad altro servizio 1.4. Verificare assieme al cliente di aver compreso gli elementi più importanti della situazione, etc.

Alcuni esempi di espressioni che non vanno utilizzate e dei motivi per cui non vanno utilizzate:

  • Essere consapevole –> non è un verbo d’azione
  • Gestire efficacemente –> entrambi sono termini generici
  • Contribuire attivamente –> entrambi sono termini generici
  • Capacità di apertura collaborativa –> linguaggio inutilmente elaborato, non è un verbo di azione
  • Stringere la mano al cliente –> è un’azione che fa parte dell’attività principale 1. Svolgere colloqui individuali, ma è una sotto attività della sotto attività 1.1. Avviare il colloquio (il suo codice identificativo sarebbe 1.1.1.) e pertanto non si indica. Per gli scopi di una semplice, generica descrizione di un profilo o ruolo professionale il terzo livello (sotto sotto attività) è un livello di dettaglio troppo elevato
  • Condividere le decisioni –> termine generico
  • Comprendere le motivazioni –> non è un verbo d’azione
  • Essere collettori di –> linguaggio troppo elaborato, non sembra essere un verbo d’azione.

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Un commento alle nuove Linee guida per le prestazioni psicologiche via internet e a distanza

Un commento alle nuove Linee guida per le prestazioni psicologiche via internet e a distanza

Questo articolo riporta, con poche modifiche, un commento che ho inviato agli organizzatori del convegno ‘Psicologia innovativa. La tecnologia al servizio della psicologia’, organizzato a Firenze il 23 Giugno 2017 dall’Ordine Psicologi della Toscana. Nel Convegno sono state presentate le nuove ‘Linee guida per le prestazioni psicologiche via internet e a distanza’, disponibili all’interno della pubblicazione ‘Digitalizzazione della professione e dell’intervento psicologico mediato dal web’.

In linea generale, non capisco la preoccupazione per l’erogazione di prestazioni psicologiche attraverso internet, che poi significa principalmente via Skype/ WhatsApp. Come mai finora nessuno ha avuto da ridire o proposto linee guida sulla prestazione di servizi psicologici via telefono? Le prestazioni via Skype sono assai più simili all’interazione fisica che avviene in studio rispetto a quella solo uditiva via telefono, perciò ci sono meno problemi potenziali. Dunque perché questa preoccupazione e necessità di regolare?

Nello specifico, la realizzazione di linee guida ha un valore aggiunto se le indicazioni delle linee guida sono aggiuntive e specifiche rispetto a quelle più generali già esistenti (nel nostro caso il Codice deontologico degli psicologi). Da questo punto di vista le nuove Linee guida presentate nel convegno mi sembrano insoddisfacenti, in quanto la gran parte degli articoli ripete quanto già affermato nel codice deontologico (vedi art.2, 3, 5, 6, 8, 9, etc.).

In generale fra i due approcci: uno che prescrive e descrive in dettaglio ogni aspetto di un’attività e l’altro che elenca solo i comportamenti espressamente vietati, il secondo è da preferire.

Mettendo assieme le due cose, la regolamentazione delle attività psicologiche online sarebbe affrontata assai meglio aggiungendo solo un paio di articoli al Codice deontologico: 1. le prestazioni psicologiche online sono legittime e sono soggette agli stessi principi delle prestazioni svolte in studio 2. lo psicologo che svolge attività online deve darne comunicazione all’ordine territoriale, indicare sul proprio sito il numero di iscrizione all’ordine e lincare il Codice deontologico. STOP.

Alcuni contenuti delle nuove Linee guida presentate al Convegno sono criticabili:

art. 5: ‘Lo psicologo deve (…) dichiarare la propria esperienza nella fornitura di servizi online’. Poiché è un settore nuovo, gran parte degli psicologi che si avvicina a questo ambito di attività dovrebbe scrivere sul proprio sito: ‘Secondo quanto richiesto dalle linee guida, dichiaro di non avere alcuna esperienza nell’erogazione di servizi a distanza’. Che effetto pensate farà sui potenziali clienti? Provate ad applicare lo stesso approccio alla pubblicità dei neopsicologi che aprono studio: ‘Dichiaro di non avere alcuna esperienza nell’erogazione di servizi psicologici in studio’. E se per chi apre studio questa dichiarazione non è richiesta, perché deve essere richiesta per chi eroga servizi online?

art. 10: ‘Lo psicologo deve esplicitare all’utenza che la propria abilitazione consente la prestazione di servizi online’. Come mai questa precisazione? Esistono abilitazioni che non lo consentono?

art. 4: qual è il senso del riferimento al ‘possesso di particolari competenze nel loro uso’? Tutte le attività dello psicologo richiedo il possesso di particolari competenze, acquisite durante il percorso di studi, il tirocinio, la pratica professionale. Non basta quanto già detto all’art. 3 col riferimento all’erogazione di servizi entro i limiti della propria competenza? Gli estensori delle nuove Linee guida stanno pensando a percorsi formativi obbligatori per chi vuole fornire prestazioni con le nuove tecnologie della comunicazione, cioè via Skype? E se sì, come già detto all’inizio, se non ci sono problemi col telefono, perché dovrebbero esserci con Skype?

Riguardo a prestazioni psicologiche non fornite da operatori, ma da app e siti attraverso siti e algoritmi (si tratta di una percentuale minima rispetto al totale delle prestazioni psicologiche via web, che sono basate su email o Skype) basta stabilire che tali app e software, se proposti da psicologi (negli altri casi il problema per i singoli psicologi non si pone, anche se si pone a livello più generale, però il tema esula dalle linee guida di cui stiamo parlando), devono essere validate su base scientifica (del resto, questo vale anche per le gli interventi e le terapie psicologiche).

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

EU Immigration Portal

L’Unione europea ha messo a punto un sito dedicato ai sogetti interessati a trasferirsi nell’Unione Europea.

Vedi il sito: EU Immigration Portal

Nuovo: L’Atlante del Lavoro e delle Qualificazioni

L’Atlante del Lavoro e delle Qualificazioni è l’esito di un lavoro di ricerca intervento condotto dall’Inapp a partire dal 2013. La ricerca è stata condotta con un Gruppo tecnico costituito dal Ministero del lavoro e dalle Regioni, che si è avvalso dell’assistenza tecnica di Tecnostruttura. La ricerca intervento è stata realizzata nell’ambito del più ampio tema relativo al Repertorio Nazionale delle qualificazioni, così come previsto all’Art. 8 del Decreto Legislativo n.13 del 16 gennaio 2013, che mira ad un riordino del “sistema delle qualificazioni” del nostro Paese, inserendo in una stessa cornice qualificazioni rilasciate in diversi ambiti come: scuola, università, istruzione e formazione professionale di primo livello e superiore, le qualificazioni regionali, le qualificazioni acquisite per il tramite di un contratto di apprendistato, le professioni normate a vari livelli e in diversi contesti.

Vai all’Atlante: Home | INAPP

VET toolkit for tackling early leaving | Cedefop

Un nuovo database da CEDEFOP con buone pratiche per ridurre l’abbandono scolastico.

Source of support to policy makers and education and training providers A Europe-wide toolkit inspired by successful VET practices in helping young people to attain at least an upper secondary qualification.

Leggi di più: VET toolkit for tackling early leaving | Cedefop