‘Ho scelto l’università per passione’

«I miei genitori mi volevano dottoressa in Economia con un piede già in una grande azienda. Mi sono ribellata iscrivendomi a Lingue». Difende a denti stretti la sua decisione Veronica Giobbi, studentessa milanese di 19 anni. Per lei, una volta terminato il liceo linguistico, l’idea di spendere la vita curva su rendiconti e bilanci era un incubo. «Non si può chiedere a un giovane di rinunciare alle passioni per un contratto — racconta —. So che trovare lavoro sarà un dramma con una preparazione umanistica. Ma conta più essere soddisfatti di sé o avere il portafoglio gonfio? Io la risposta me la sono data». L’approccio romantico di Veronica non le impedisce di vedere gli ostacoli all’orizzon-te. Tra tutti, il precariato. «Se non avessi un tetto sopra la testa forse avrei abbandonato l’ambizione di fare l’interprete. Avere una famiglia alle spalle rende l’eventuale periodo di disoccupazione meno angosciante. Trovo però triste che in Italia sognare sia diventato un lusso per pochi». Insomma il diritto a realizzarsi vince su tutto. Con un «ma»: fantasticando si rischia di arrivare con la testa tra le nuvole alla prova del primo impiego. «Del mercato del lavoro ammetto di sapere poco e niente. A scuola non ci hanno mai preparato — confessa Veronica —, ho un curriculum abbozzato che fa la polvere sul comodino». Unica, magra, consolazione nel rincorrere i sogni all’università? Poter dire ancora per qualche anno: «Alla carriera pensiamoci domani».

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Mi è capitato di avere in consulenza neolaureati in lettere antiche o in architettura che venivano da me sconsolati o aspettandosi la bacchetta magica. Dopo purtroppo è tardi. Enfatizzando un po’, posso dire che pensare alla carriera ‘domani’ è come ignorare qualsiasi attività di prevenzione e preoccuparsi del tumore solo quando è conclamato.

Dunque, che peso dare alle passioni? Conviene seguirle se sono molto sviluppate e se si ha una situzione economica che permette di sostenere lunghi periodi di precariato. In caso contrario è meglio scegliere, fra tutti gli indirizzi di studio che facilitano l’inserimento nel mondo del lavoro, quelli che ci interessano maggiormente e per cui siamo maggiormente portati, anche se per essi non abbiamo passioni travolgenti.

Non tutte le persone hanno passioni travolgenti per specifici lavori o indirizzi di studio.

Sorgente: Corriere della Sera  Continua a leggere

Amazon.it: Trovare lavoro da timidi. Tecniche e comportamenti per introversi, solitari, misantropi e imbranati – Nicola Giaconi – Libri

Nel settore della ricerca di lavoro è difficile leggere cose nuove. In genere le stesse informazioni e concetti ricorrono sempre in tutti gli articoli che capita di leggere. Questo invece è un libro diverso dagli altri, che dice, finalmente, alcune cose nuove e utili. Un ottimo libro, consigliato.

 

 

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Occupazione, al via 30 mila assegni per ritrovare un posto di lavoro – Corriere.it

Partiranno questa settimana poco meno di 30 mila lettere ad altrettanti disoccupati. Scelti tra i 400 mila che in Italia possono contare sulla Naspi, l’indennità di disoccupazione. L’obiettivo è trovare loro un lavoro entro sei mesi. Al massimo dodici. Nominativi e indirizzi ci sono già. Mancano solo i francobolli. «Questa sperimentazione su larga scala ci permetterà di mettere a punto l’assegno di ricollocazione per tutti i disoccupati — spiega il presidente dell’Anpal Maurizio Del Conte —. Per il nostro Paese si tratta di un radicale cambio di visuale. L’assegno non è un sussidio della disoccupazione, ma viene speso per aiutare a risolvere il problema alla radice, trovando un lavoro». In realtà la partenza dell’assegno è complicata perché — soprattutto dopo la vittoria del «no» al referendum costituzionale — sono molti gli attori costretti a collaborare su questa partita. Si va dall’Anpal, l’agenzia nazionale per le politiche attive, alle singole Regioni passando per Inps, agenzie private per il lavoro, sindacati.

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L’affare della formazione: un miliardo l’anno per i disoccupati, ma senza controlli – Repubblica.it

Di cosa vorremmo accertarci prima di iscriverci a un corso di formazione finanziato da soldi pubblici ed europei con l’obiettivo di trovare lavoro? Che l’ente formatore sia serio, ovviamente. Che sia accreditato dalla nostra Regione. Ma c’è una cosa ancora più importante: se in passato corsi simili si siano tradotti in nuovi posti di lavoro, e in che misura. Ma tutto è affidato al caso, e dopo la bocciatura del referendum costituzionale, che avrebbe trasferito allo Stato la competenza esclusiva nel definire le “disposizioni generali e comuni” della formazione, le Regioni restano padrone assolute, con venti legislazioni diverse.

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AVVIO SPERIMENTALE DELL’EROGAZIONE DELL’ASSEGNO DI RICOLLOCAZIONE. Pietro Ichino

Una buona notizia: per la prima volta nella storia del nostro Paese una nuova misura di politica del lavoro viene adottata passando attraverso una sperimentazione rigorosa, secondo il metodo del confronto tra un “campione trattato” composto da 20.000 disoccupati estratti a sorte, e un campione statisticamente identico “di controllo”, come si fa per i farmaci e come si dovrebbe fare sempre per tutte le misure di politica del lavoro. È quello che sta facendo l’ANPAL per il lancio su scala nazionale dell’assegno di ricollocazione, cioè del voucher che consentirà al lavoratore disoccupato di scegliere tra le agenzie pubbliche e private accreditate quella che preferisce per farsi assistere e guidare nella ricerca della nuova occupazione, la quale sarà pagata a risultato conseguito. Una notizia meno buona: questa sperimentazione avrebbe dovuto partire al più tardi nel marzo 2014, cioè tre anni fa: essa infatti era già prevista e finanziata in una norma del dicembre 2013, che è stata abrogata di fatto da un vero e proprio rifiuto di attuarla da parte dell’apparato ministeriale.

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Idraulico re del web. E le altre 9 professioni che hanno fatturato di più andando online

Si rompe la caldaia. Bisogna chiamare l’idraulico. Difficile che un giovane nato fra il 1980 e il 2000, appartenente della cosiddetta generazione dei Millennials, si metta a sfogliare le Pagine gialle. Potrebbe rivolgersi a qualcuno che ha un contatto valido, un amico, per esempio. Il passaparola è un metodo antico e sempre funzionale. Ma con tutta probabilità il soggetto in questione digiterà su Internet una ricerca come “idraulico” seguita dal nome del quartiere e della città in cui abita.

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Mister Zushi: «Offro stipendi veri e 3 su 10 neanche si presentano»

Verona, l’imprenditore racconta i colloqui di lavoro: «I giovani? Sembra non sentano il problema della disoccupazione»

VERONA «Buonasera, chiamo per dire che non posso più venire a lavorare da voi. Avrei dovuto iniziare domani, ma mio padre mi ha regalato un appartamento e sarò impegnata ad arredarlo». Oppure: «Dov’è che dovrei lavorare? A un chilometro da casa? No, scusi, troppo lontano». Succede davvero, in Veneto, nel 2017. A raccontarlo è l’imprenditore Cristiano Gaifa. Veronese, proprietario e fondatore della catena di ristoranti giapponese fusion Zushi, ventuno locali sparsi per tutto il Nord Italia, di cui sei in Veneto, oltre alle prossime aperture a Villafranca di Verona, Roma e Miami Beach. Nella ristorazione il turnover è particolarmente veloce, i colloqui di lavoro sono frequenti. Ma gli aspiranti mancano all’appello. Si è sfogato su Facebook: «Se sento ancora parlare di disoccupazione giovanile racconto gli ultimi colloqui che abbiamo fatto».

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